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Saba, Letteratura italiana contemporanea Appunti scolastici Premium

Appunti di Letteratura italiana contemporanea per l'esame della professoressa Salibra su: vita e opere di Umberto Saba. Temi: attaccamento alla sua città natale, ribadito e approfondito nella poesia "Trieste" e "Città vecchia", la tragedia delle leggi razziali, il legame con la nutrice (dalla quale prese anche il cognome), il racconto mitologico ("Il ratto di Ganimede", "Entello", "Ulisse").... Vedi di più

Esame di Letteratura italiana contemporanea docente Prof. E. Salibra

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alle porte") in un'atmosfera mitologica (invocazione alla "Musa"). Quando il buio della

notte incontra il poeta, egli deve trovare le parole, le ultime, è come intraprendere

una missione.

(LEZIONE CON IL PROF. FEBBRARO)

Introduzione del Novecento come un periodo poetico straordinario in cui gli autori,

arrabbiati, scrivono di amicizie e vicinanze che contaminano.

Saba, Umberto è un grande di questo periodo; poeta, prosatore, ma soprattutto

scrittore.

• Partendo dalla sua opera poetica "autobiografica" "Il Canzoniere", libro di una

vita, che raccoglie tutte le sue opere in svariate edizioni (1921, 1945, 1948,

1954, 1963). Il nome della raccolta è altisonante, ma ciò non significa che Saba

si considerasse perfetto: dopo la guerra compone infatti "Storia e Cronistoria del

Canzoniere", un'autocritica, in prosa, alla sua opera, nella quale parla di sé in

terza persona, come fosse un critico di sé stesso.La libertà metrica fa della sua

poesia una poesia oscura, ma di un'oscurità difesa dalla sua limpidezza nella

narrazione, troppo chiara, e per questo complicata, in cui nulla è ovvio ed è

sempre celato qualcosa. Saba sceglie come modello di narrazione il

melodramma, genere classico, per raccontarsi nel suo animo scisso nelle

diverse parti della sua vita: tra madre ebrea e padre ariano (che poi fuggirà), per

la sua bisessualità, per l'angoscia dell'adolescenza, periodo scisso fra la

premessa o la promessa di essere qualcuno, di trovare la propria identità.

Esempio della sua "vita scissa": era sposato e padre, ma nonostante questo

scrive "Ernesto", romanzo nel quale esprime esplicitamente la sua sessualità.

Volutamente pubblicato postumo nel 1975, poiché <<"Ernesto" mi avrebbe

ammazzato il "Canzoniere">>.

• Per quanto riguarda invece la prosa, Umberto Saba trova un'identificazione nella

lingua madre, disprezza infatti Marinetti e il suo "Manifesto" del futurismo, poiché

"uccide" la lingua italiana, la fa a pezzi, la rivoluziona. Non ama inoltre la poesia

pascoliana e quella di Gozzano, troppo ironico (e forse anche troppo intelligente)

per descrivere l'Ottocento, ne fa piuttosto una parodia; Saba vuole reincarnarlo

l'Ottocento, senza ironia né citazioni, solo riviverlo. Nella sua prosa è influenzato

dalla psicanalisi di Freud (Saba era in cura con un analista), e dal fatto di essere

un autore mitteleuropeo (alla maniera di Svevo), che unisce le culture italiana,

austriaca e tedesca, e nonostante questo usa la lingua tradizionale senza paura

di non essere capito. Le sue opere prosaiche iniziano dagli anni dieci del

Novecento con la già citata "Storia e Cronistoria del Canzoniere", segue

"Scorciatoie e Raccontini", raccolta di aforismi in prosa asciutta, inizialmente

sconosciuti. Le sue "Scorciatoie" sono definite <<lampi al magnesio che entrano

nella cultura italiana svelandone i vizi>> fuori dalla cultura raffinata. Il Saba

ottocentesco, con la sua intelligenza freudiana, la limpidezza dello scrivere e

l'influenza della psicanalisi riesce a connettere l'indicibile (argomenti come la sua

bisessualità, la sua nevrosi) con il già detto (descritti in maniera classica).

Esempio: "Ho parlato ad una Capra", scritto contemporaneamente al "Manifesto"

di Marinetti, è la vera novità: la limpidezza quasi eccessiva e il linguaggio basico

rendono la poesia una novità, qualcosa di unico; "Alla moglie", elenca gli animali

(francescanesimo) descrivendo una donna: quasi alla maniera della "Pioggia nel

Pineto" dannunziana, ma meno aulico, più concerto e vero. La moglie si sente

offesa e mal esposta.

• Il rapporto con Palazzeschi è un passo interessante della vita di Saba: si

incontrano per scambiarsi dei libri, Palazzeschi avrebbe prestato dei libri a Saba

perché potesse scrivere un saggio sul futurismo. Palazzeschi comunica al

collega futurista Marinetti quello che il "diffamatore" Saba voleva fare. Inizia qui il

loro rapporto di odio. In realtà Palazzeschi odia Saba poiché quest'ultimo aveva

ben capito il vero IO del futurista, in un certo senso erano simili, per un gran

numero di fattori (uso di pseudonimi, personalità scisse, coetanei, sessualità).

Saba aveva capito che Palazzeschi non era realmente futurista: egli si divertiva

davanti alla gente, in realtà la sua poesia riflette la disperazione, l'angoscia di

fronte al mondo, un mondo falso e crudele. Poesie come "I Fiori" o "La

passeggiata" sono ipocritamente divertenti, sono in realtà dolorose e rivelatrici

del "non detto" (ricordare l'oscurità citata all'inizio che in realtà è chiarissima, in

confronto alla limpidezza sabiana artificiosa e complicata). Palazzeschi si

autodipinge come ridanciano, quando in realtà è malinconico, e futurista, quando

in realtà lo è per un equivoco e Saba questo l'aveva capito (infatti finirà di essere

futurista con una lettera alla "Voce" nel 14), ed è per questo che lo detesta.

Continueranno a scriversi lettere. Epistolario utile per capire il vero Saba, chiave

psicanalitica.

• Saba cita Freud nelle "Scorciatoie". Con la sua terapia fa i conti con sé stesso, "il

piccolo Berto", con le sue angosce e continue scissioni. Grazie a questa

battaglia interiore il poeta sarà capace di scrivere le sue migliori opere.

Metaforicamente Saba è come l'Italia: negli anni peggiori, si ritrova lo spleen, la

cappa Baudeleriana, gli anni migliori del fascismo.

• Incollocabile in una corrente poetica.

• Saba dichiara di non amare la poesia scritta come "imitato Christi", lamentela per

non essere compresi, ma la scrittura come fattore che cambi il mondo, che entri

nella vita degli altri, buona azione che fa produrre buone azioni (poeta

responsabile dei suoi seguaci). La poesia è alla fine un po' di tutti, metafora e

imitazione della vita.

Saba utilizza nella sua poesia archetipi classici come simboli: l'io lirico che si

identifica con altri "io", come Telemaco, Ulisse, Ganimede e Narciso, storie mitiche e

archetipiche, al di là di tempo e spazio, senza prima né dopo, quell'eterno a cui il

poeta si appella. Unendo, come già detto, lo scandaglio psicanalitico, questa

disciplina non poetica scoperta da Freud, alla poesia antica, Saba crea la sua

poetica. Connotata da frammenti, ellissi, detti e non detti, connessioni non esplicite

dove il lettore si fa interprete.

ANALISI: "Amai"

Poesia al centro della raccolta "Mediterranee".

- "Amai trite parole" -> parole colloquiali, ripetute troppe volte, linguaggio essenziale

- "Mi incontrò la rima fiore-amore" -> anche se è una rima facile è in realtà la più

difficile per Saba, perché deve usare piccole parole per dire grandi verità

- "Amai la verità di fondo" -> riferimento al fondo del mare, la metafora dell'isolotto.

Ciò che "sta sotto" cioè sul fondo, appare solo nei sogni, quindi anche in questa

poesia entriamo nella dimensione onirica, una logica diversa e scollegata, un sogno

che però è obliato, la dimenticanza.

- "Che il dolore scopre amica" -> è quel dolore attraverso il quale si trova la verità

ANALISI: "Il ratto di Ganimede"

È all'interno di un dittico, cioè l'unione di due poesie: "Il ratto di Ganimede" +

"Narciso". Ci troviamo sul monte Ida. Il personaggio di Ganimede riflette la

giovinezza e la bellezza di un ragazzo; Giove, di lui innamoratosi, lo rapisce e lo

trasforma nel coppiere degli dèi. Fin dalla trama della narrazione Saba inserisce il

lato della sua bisessualità. La poesia è connotata dalla chiarezza metrica classica

(quartine di endecasillabi) condizionata dalla narrazione e allo stesso tempo

dall'inquietudine interna all'io.

Subito la prima strofa ci immerge nel racconto classico: "Era sereno / l'Ida", e

aggiunge la presenza degli animali umili, come il cane e il gregge che in una calma

apparente trasmettono inquietudine ("brucavano in pace", "vagava inquieto"). Stesso

effetto all'inizio della seconda strofa, dove "Sul volto del fanciullo le ombre

passavano", reso ancora più intenso dall'attacco anaforico in "Forse". Con

l'introduzione della figura dei "compagni" in gruppo, inizia il coro con uno scalino

metrico; da quel punto inizia il canto corale (segnato con "-"), aperto con la parola

"Ida" e chiuso con "grida", parole in rima. La terza strofa è formata dal canto del coro

ed un finale scenario del cielo. La quarta strofa riprende l'inquietudine del cane e del

gregge, ed il tema importante del sogno e dell'oblio: il pastore non accetta il suo ruolo

("oblioso al suo compito, sognava"), e dal sogno compie un salto verticale.

Improvvisamente all'inizio della quinta strofa appare un animale aulico, l'aquila

contrapposta al cane (che si "sgolava") e le greggi (che "sbandavano"), significato di

presagio, e grazie ad uno scalino tipografico si capisce che siamo passati alla

prospettiva del sogno, dell'inconscio: "Già dell'azzurro il fanciullo / bagnava un'ultima

volta la terra", immagine del rapporto sessuale della divinità col ragazzo; è un

rapimento anche di tipo fisico.

ANALISI: "Entello"

Poesia che apre la raccolta "Mediterranee". Entello è un personaggio classico in cui

Saba si identifica: pugile nell'Eneide, combatte nei giochi in onore di Anchise quando

decide che quello sarà l'ultimo suo combattimento (depone le armi), si sente stanco e

vecchio, capisce di essere alla fine della sua carriera, lo stesso anche Saba, sente la

fine della sua vita, e vorrebbe scrivere le sue ultime poesie (cosa che farà con

"Ultime Cose"). All'inizio del poema descrive la lontananza e la vecchiaia, i ricordi lieti

pensando alle poesie scritte in giovinezza. Si autoinvoca "antico pugile", si sente fuori

dal tempo, quindi eterno. Inizia poi il racconto della vicenda di Entello: lo nomina e

spiega la sua professione, identifica il luogo di provenienza del racconto, "lungo le

amene / spiagge della Sicilia, ospite di Anceste". Anceste era il re di Drepano

(Trapani antica) e in realtà il suo nome era Aceste, ma Saba per indicare la sua

amicizia con Anchise, aggiunge la "n". Descrive il suo cuore coraggioso ("gagliardo")

e la sua saggezza quando apre il discorso diretto : <<Qui […] i cesti, e qui l'arte

depongo>>, (<<Hic victor caestus artemque repono>>), Saba si identifica in questo

gesto coraggioso e saggio.

ANALISI: "Ulisse"


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Appunti di Letteratura italiana contemporanea per l'esame della professoressa Salibra su: vita e opere di Umberto Saba. Temi: attaccamento alla sua città natale, ribadito e approfondito nella poesia "Trieste" e "Città vecchia", la tragedia delle leggi razziali, il legame con la nutrice (dalla quale prese anche il cognome), il racconto mitologico ("Il ratto di Ganimede", "Entello", "Ulisse"). Analisi delle poesie: "Trieste", "Città vecchia", "Più soli". Analisi delle raccolte: "Scorciatoie e raccontini", "Mediterranee" (e delle poesie in essa contenute: "Casa della mia nutrice", "Tre poesie alla mia balia", "Ebbri canti", "Amai", "Entello", "Ulisse").

Lezione di approfondimento del professor Febbraro sulle caratteristiche della poetica di Saba, le sue opere in prosa, il suo rapporto di odio/amore con Aldo Palazzeschi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline dello spettacolo e della comunicazione
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher agna.nya di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Salibra Elena.

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