Esame letteratura spagnola II, prof.ssa Cerrón Puga
Programma a.a. 2013-1014
Storia della Spagna (‘500 e ‘600)
‘500 → Ultimi decenni del campo letterario è dominato dal realismo (Lazarillo de Tormes, Alemán con il suo Guzmán). → «Un solo re, un solo impero, una sola spada» sonetto del poeta Hernando de Acuña dedicato a Filippo II che rappresenta molto bene il clima di quell’epoca dominata dall’ortodossia.
In questi secoli gli Asburgo furono la dinastia regnante in Spagna. L’imperatore Carlo V (Carlo I di Spagna) ereditò dai suoi predecessori un enorme complesso territoriale senza paragone nella storia, che si estendeva dalle Filippine al Messico e dai Paesi Bassi allo Stretto di Magellano. Oltre all’espansione oceanica e alla conquista di alcuni territori, come il Ducato di Milano, fu il risultato dell’eredità di quattro casate: quella di Borgogna, Austria, Aragona e Castiglia.
Dopo la morte di Carlo V, quando l’eredità venne divisa tra il fratello Ferdinando e il figlio Filippo II di Spagna, si parla di due rami degli Asburgo, quelli di Spagna e quelli di Austria. Sotto gli Asburgo la Spagna conobbe il suo apogeo politico, militare e culturale, non a caso chiamato poi “Siglo de Oro”.
Grazie alla sua supremazia marittima la Spagna uscì vincitrice a Lepanto nel 1571 contro gli Ottomani, ma alcuni anni più tardi, l’Invincibile Armata uscì decimata dalla spedizione effettuata nelle isole britanniche. Negli anni quaranta del Seicento per la Spagna iniziò un lento declino politico e militare che andò ad aggiungersi a quello economico, già evidente fin dalla fine del secolo precedente.
Tale declino fu evidenziato da alcuni gravi rovesci militari, sollevazioni simultanee in Portogallo, in Catalogna e a Napoli e la perdita di alcuni territori, come i Paesi Bassi d’oltremare, protestanti e il Portogallo. Nei possedimenti, a partire dagli ultimi decenni del ‘500, la Spagna iniziò a combattere la guerra dei pirati inglesi, olandesi e francesi.
Filippo III, re dalla debole personalità, lascia il potere nelle mani di ministri che diventano arbitri della politica spagnola: il duca di Lerma e il duca di Uceda.
Nel 1599, la peste arriva già nel 1596 dalle regioni del Nord, una violenta epidemia esplode in Spagna, inoltre le ripetute crisi monetarie producono il definitivo collasso dell’attività manifatturiera spagnola. La crescita dei prezzi, dovuta all’arrivo dei metalli preziosi dall’America, colpisce soprattutto i piccoli nobili e gli strati più bassi della popolazione.
Vengono così perduti una serie di mercati, a favore di olandesi, inglesi e francesi. Le campagne si spopolano e la plebe disperata si concentra nei grandi centri, come Madrid e Siviglia. La popolazione diminuisce del 25% tra fame, pestilenze e delinquenza.
Nel frattempo la Spagna entra nella Guerra dei Trent’anni; lo scopo degli Asburgo era di mantenere l’egemonia sul papato e sull’impero, ma questo provocherà una nuova bancarotta e la fine dell’egemonia della Spagna. Il paese comincerà a riprendersi solo verso il 1680 con una crescita demografica e la fine delle nuove pestilenze. Soltanto la fine della guerra segnerà anche spese belliche che permetterà una diminuzione dei prezzi e una rivalutazione della moneta.
Eventi fondamentali
- 1524 = Arresto degli alumbrados, o Illuminati, percepiti in Spagna come un’eresia: avevano aderito al cosiddetto “misticismo passivo” che mirava a stabilire un rapporto diretto tra l’anima e Dio e l’accettazione totale del volere divino (avevano aperto anche molti centri di pietà);
- 1547 = Legge sulla limpieza de sangre: per ottenere qualsiasi carica istituzionale bisogna essere di “sangue puro”, ovvero non avere nella propria discendenza antenati arabi o ebrei → legge che rivoluziona anche il concetto di “onore” su cui era basata la società spagnola e che era proprio della nobiltà; da questo momento in poi anche i ceti inferiori possono ribadire le loro origini e ottenere uguaglianza sociale;
Si sottolinea spesso il fatto che la grande fioritura letteraria dei secoli d’oro è avvenuta nel momento della più grave crisi politica ed economica della Spagna, per decadere poi intorno al 1680, momento in cui il paese si riprende. La stessa crisi, insomma, diventa stimolo per la riflessione e produzione letteraria; è anche vero però che in questo periodo la Spagna resta fuori dal panorama della nuova scienza.
- 1561 = La corte che era sempre stata itinerante opta per una capitale fissa, ovvero Madrid, al centro della Castiglia;
- 1566 = Rivolta calvinista nei Paesi Bassi, a cui viene dichiarata guerra;
- 1568-70 = Ribellione morisca delle Alpujarras. Motivi: ordinanza sulla lavorazione della seta (1561) + nuove ordinanze che vietavano di parlare arabo e indossare abiti tradizionali (1566-67); nel 1570 la rivolta viene soffocata e viene deciso che i moriscos di Granada vengano dispersi per tutta la Castiglia;
- 1568 = Anno di lutto per Filippo II: muore il figlio Don Carlos e la sua terza moglie Elisabetta di Valois; si sposa per la quarta volta con Anna d’Austria, che gli darà il suo erede Filippo III;
- 1571 = Vittoria di Lepanto (Spagna VS Ottomani);
- 1576 = Saccheggio di Anversa da parte dell’esercito spagnolo non pagato;
- 1580 = Annessione del Portogallo implica l’espansione dell’impero coloniale; il re Sebastiano era morto in Africa e a capo del paese c’era il vecchio Cardinale Enrico il quale, prima di morire, dichiara successore Filippo II pur senza l’appoggio della popolazione;
- 1588 = Distruzione dell’Invincibile Armata (Spagna VS Inghilterra nel canale della Manica);
- 1591-92 = Rivolta aragonese esemplare del problema della monarchia spagnola: un sovrano identificato con la Castiglia e sempre più lontano dagli altri territori;
- 1598 = Muore Filippo II e comincia il regno di Filippo III (c’erano gli arbitristas, suggeritori di proposte, impegnati nella cosa pubblica);
- 1599 = Violenta epidemia di peste;
- 1609 = Espulsione dei moriscos + tregua dei 12 anni con gli olandesi;
- 1618 = Comincia la Guerra dei Trent’anni;
- 1621 = Comincia il regno di Filippo IV;
- 1648 = Finisce la Guerra dei Trent’anni con la Pace di Vestfalia;
- 1665 = Morte di Filippo IV;
- 1667 = La Spagna riconosce l’indipendenza del Portogallo;
- 1680 = Comincia la ripresa del paese.
Successioni
Carlo V → Ferdinando (fratello)
Filippo II (figlio) → Filippo III → Filippo IV
Il romanzo: El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha
La prima parte del libro appare nel 1605, la seconda nel 1614. È scritto in un momento di delusione generale per la Spagna. Il romanzo è pieno di parabole desengaño, → tutto finisce nell’illusione non può reggere all’urto della realtà.
L’esponente di spicco del “siglo de oro” spagnolo è Miguel de Cervantes Saavedra, uno dei massimi rappresentanti della letteratura spagnola a livello internazionale. Il suo romanzo, El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de La Mancha [Don Chisciotte della Mancia], gli ha aperto le porte dell’immortalità letteraria.
Cervantes nacque ad Alcalà de Henares (Madrid) nel 1547. Il padre era un “hidalgo” (titolo nobiliare appartenente alla bassa nobiltà), probabilmente di origini ebraiche, che si occupava di chirurgia. Iniziò gli studi durante l’infanzia presso i Gesuiti, quasi certamente presso l’Università di Salamanca. In seguito si recò in Italia al servizio di un cardinale.
Quando la Spagna entrò a far parte della Lega Santa, Cervantes si arruolò e combatté nella Battaglia di Lepanto. Come molti uomini del suo tempo, cercava di distinguersi per ottenere la gloria e i benefici sociali che ne derivavano. Durante la battaglia, nonostante una febbre che lo tormentava da giorni, si fece notare per il gran valore e il coraggio. A causa delle ferite riportate, perse l’uso della mano sinistra e gli venne dato il soprannome di “El Manco de Lepanto”. In seguito venne catturato dai corsari turchi e tenuto prigioniero ad Algeri per 5 anni.
Nel 1580 i Padri Trinitari, un ordine che aveva il compito di negoziare il rilascio e assistere i prigionieri cristiani, riuscì a liberarlo dalla prigionia e Cervantes, una volta libero, tornò in Spagna. Giunto in patria cercò di farsi riconoscere i meriti ottenuti in battaglia, ma invano. Tentò allora di partire per l’America, ma non riuscì a ottenere i permessi necessari per imbarcarsi. Tutta la sua vita fu una costante ricerca della gloria.
Lavorò come riscossore di tributi e, per motivi che non sono chiari, venne nuovamente condannato al carcere. Il suo matrimonio fu un matrimonio difficile e in questi anni ebbe nuovamente problemi con l’autorità, questa volta di Valladolid, e fu costretto a trasferirsi a Madrid sotto la protezione del Conde de Lemos. Nonostante ciò morì nella povertà più assoluta nel 1616.
Cervantes non si dedicò solo ai romanzi, ma compose anche poesie e opere di teatro. Per quanto riguarda la poesia, egli stesso non si riteneva particolarmente dotato; in realtà pur non raggiungendo il livello dei suoi contemporanei Gongora e Quevedo, la sua opera poetica è di qualità. Il primo romanzo che scrisse fu La Galatea, un romanzo pastorale.
Il suo capolavoro, El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, racconta le avventure di un hidalgo, Don Quijote, che perse il senno a causa dell’ossessione per la lettura dei libri di cavalleria e dei poemi epici. L’hidalgo si fa nominare cavaliere e convince il suo vicino, Sancho, a seguirlo nel suo viaggio alla ricerca della gloria e dell’onore.
Don Quijote combatte per apparire nobile e degno agli occhi di Dulcinea, nome inventato che dà a una sua vicina di El Toboso. Iniziano così le sue avventure da cavaliere errante per la provincia de La Mancha. Il romanzo in questa prima parte narra la storia del protagonista, descritto come un eroe o, meglio, anti-eroe.
Da questo momento in poi l’attenzione si sposta sui fatti avvenuti all’epoca del racconto e funzionali alla trama. Cervantes non dice nulla sulla nascita o sull’infanzia del protagonista, perché queste informazioni non sono rilevanti ai fini dello svolgimento della storia. Non racconta nulla risalente a prima della follia. Ci fornisce, invece, informazioni sul contesto storico in cui si svolge l’azione.
In questo romanzo vengono affrontate, in modo più o meno diretto, tutte le ideologie dell’epoca, come la chiara critica verso i romanzi a tema cavalleresco, responsabili della follia del protagonista. Cervantes visse in un’epoca di grande crisi e cambiamenti che inevitabilmente si ripercossero all’interno della sua opera.
L’invenzione della stampa generò una rivoluzione nella letteratura. Se prima le opere venivano recitate oralmente nei saloni, grazie ai testi stampati ora è possibile leggere in forma più intima e privata. Vi era all’epoca la credenza diffusa secondo la quale questa lettura silenziosa potesse portare alla follia, come avviene a Don Quijote.
Questo romanzo inoltre racchiude tutti i generi letterari del XVI secolo: il romanzo pastorale, la morisca, il tema cavalleresco, ecc. Tutti i generi sono perfettamente legati tra loro e alla trama centrale, diventando indirettamente un trattato letterario dell’epoca.
Il personaggio del Don Quijote rappresenta l’idealismo: è mosso dagli ideali di gloria e di onore, a immagine e somiglianza di Cervantes. Si trattava di un atteggiamento diffuso; nel secoli XVI la Reconquista era conclusa e la penisola iberica si trovò letteralmente piena di soldati senza lavoro.
Molti di loro partirono alla conquista dell’America, un luogo in cui ancora era possibile conseguire gloria e successo. Si dice che molti dei conquistadores fossero in realtà gli ultimi cavalieri erranti. Giunsero nel nuovo continente dopo un pericoloso viaggio e per affrontare pericoli di ogni tipo, malattie, tribù ostili, animali feroci, tutto in nome della gloria e del riconoscimento pubblico al ritorno in patria.
Fino a quel momento i re premiavano i migliori guerrieri concedendogli titoli nobiliari e terre. Prima, però, era necessario conquistare la fama. Questo era l’obiettivo dell’hidalgo che, tra l’altro, era anche originario della regione de La Mancha. Questa regione, infatti, per lungo tempo fu un terra di frontiera dove si ammassarono numerose ricchezze.
Don Quijote però apparteneva alla classe della nobiltà più bassa, come testimonia il suo titolo. È lecito pensare che Don Quijote ereditò dai sui avi il desiderio di migliorare la propria posizione sociale.
Sancho Panza è il fedelissimo scudiero e compagno di avventure, ed è l’unico che tenta di far ragionare l’hidalgo. Ammira il suo signore e proprio per questo tenta di contrastare la follia del cavaliere con la propria razionalità. È proprio lo scudiero che racconta le visioni del suo mentore, e svela che i giganti non sono realmente giganti, ma dei mulini a vento.
Questa sua razionalità si tramuta in ignoranza: nonostante sia consapevole che Don Chisciotte veda cose che non esistono, continua a credere a quello che il suo cavaliere gli dice. La sua fedeltà è legata alla promessa che gli ha fatto Don Chisciotte, di nominarlo governatore di un’isola, proprio come avveniva nei libri di cavalleria che lo avevano portato alla follia.
Gli altri personaggi presentati nel libro sono ben caratterizzati; alcuni si compiacciono dell’infermità mentale di Don Quijote e la maggior parte di loro si fa burla del nobiluomo.
Negli ultimi attimi di vita di Don Chisciotte la storia diventa drammatica: il protagonista rinsavisce ed immediatamente si rende conto che tutto ciò che ha fatto è stato vano. Contemporaneamente Sancho impazzisce e si invertono i ruoli.
Per quanto riguarda la struttura formale dell’opera, l’autore ricorre allo stratagemma del “manoscritto ritrovato”. Racconta infatti di non essere l’autore dell’opera, ma di essersi imbattuto in un manoscritto firmato da un tale Cide Hammete Benengeli → in letteratura gli autori ricorrono spess
2 Col nome di moriscos si indicano i musulmani di al-Andalus dopo che furono costretti ad abbracciare la religione cristiana. Il nome fu usato con connotazione dispregiativa anche per i loro discendenti, fino alla definitiva espulsione dalla Spagna decretata nel quinquennio 1609-1614.
3 La guerra dei Trent’anni fu una serie di conflitti armati dal 1618 al 1648. I combattimenti si svolsero inizialmente nei territori dell’Europa centrale appartenenti al Sacro Romano Impero Germanico, ma coinvolsero successivamente la maggior parte delle potenze europee. Iniziata come conflitto religioso fra cattolici e protestanti, si concluse in lotta politica per l’egemonia tra la Francia e gli Asburgo.
La scintilla che scatenò il conflitto si ebbe nel 1618, quando l’imperatore del Sacro Romano Impero Mattia nominò re di Boemia il cattolico e gesuita Ferdinando II, ricordiamo che in varie aree della Germania oltre al luteranesimo andava sviluppandosi il calvinismo. Questi vietò la costruzione di alcune chiese protestanti provocando una violenta ribellione, che culminò nel celebre episodio della “defenestrazione di Praga”.
-
Appunti di Letteratura spagnola III: teatro romantico e romanzi di recupero della memoria storica
-
Romanzi del primo dopoguerra
-
Romanzi del secondo dopoguerra
-
La rappresentazione del corpo nei romanzi del Settecento francesce (II Parte)