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Meccanismi dell’intreccio: in Lope troviamo la struttura “a schidionata” (presenza di due

- azioni concomitanti che si ripresentano ciclicamente) mentre in Calderón abbiamo

un’azione a doppia di “cappa e spada” che in quelle eroiche

coppia sia nelle commedie

(nelle prime si iscriverebbe una linea, nelle seconde un quadrato);

- Irrigidimento e stilizzazione dei personaggi;

- Assunzione di un codice simbolico: opposizioni luce/ombra, città/campagna, problema

dell’onore che in realtà allude ad altro (non è una semplice questione di rispettabilità della

donna, ma di purezza di sangue, cioè avere un antenato ebreo o arabo).

Nel teatro classico la tragedia e la commedia erano considerati due generi separati ed erano

utilizzati per argomenti differenti. Durante il Siglo de Oro tragedia e commedia si fusero in un unico

dell’eroe

genere. Il personaggio ha sempre alcune caratteristiche comiche che divertono il pubblico

il tragico convivono all’interno

e che lo rendono più umano: il comico e dello stesso personaggio.

In queste opere la figura del re acquisisce una importanza sempre maggiore. Si tratta di una

strategia di propaganda degli Asburgo, che erano spesso i finanziatori degli autori. Il re viene

presentato come il governante eletto da Dio, ed ha il compito di amministrare la giustizia tra gli

uomini. Il re inizia ad accentrare tutto il potere nelle proprie mani, mettendo da parte la classe dei

nobili e l’aristocrazia.

Uno dei temi più importanti affrontati nelle opere degli autori di questo periodo e del teatro di Lope

tema dell’omaggio, Si tratta dell’onore

de Vega è il strettamente legato al concetto di onore.

appartiene il personaggio dell’opera.

verticale che è legato allo status sociale cui Assieme al tema

dell’onore entra in gioco anche il concetto di virtù, dignità umana e di purezza del sangue.

→ dal 1636 funziona

Il teatro di corte a corte anche un teatro privato con le stesse caratteristiche

del corral, che tuttavia subirà delle modifiche (nel 1629 Cosimo Lotti propone un nuovo tipo di

spazio teatrale, con copertura totale, illuminazione artificiale, sipario, la fossa dell’orchestra che

divide il palco dal pubblico e decorazioni prospettiche dipinte sulle quinte).

Dal 1651 un’importanza sempre maggiore assumerà la musica: influenza operistica italiana +

declamazione dell’attore spagnolo = zarzuela (parti cantate che si alternano a parti recitate).

→ comprende la (prologo), l’entremés

Il teatro breve (o pieza corta) loa (breve farsa dialogata con

personaggi topici), il baile, la jácara, la mojiganga (con personaggi mascherati). Commedia + pieza

corta fusi insieme: la pieza corta può dare voce a problemi che la commedia censura o reprime,

inoltre il linguaggio sarà basso e familiare perché non prevede la presenza di personaggi alti.

Al tempo le commedie venivano vendute dagli autori ai capocomici. Il capocomico veniva chiamato

una volta comprata l’opera, aveva il diritto di

autor e, arrangiarla, tagliarla, manipolarla e adattarla.

Lope de Vega

Félix Lope de Vega y Carpio (1562 1635) è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo spagnolo.

“siglo

Visse nel de oro” spagnolo. Fu incredibilmente prolifico; il suo catalogo contiene oltre

tremila sonetti, tre romanzi, quattro racconti, nove epopee, tre poemi didattici, varie centinaia

di commedie, addirittura 1.800, secondo il catalogo di Juan Pérez de Montalbán, suo allievo e

biografo (Lope parla più modestamente di circa 1.400, a noi ne sono arrivate circa 470).

Lope de Vega coltivò ogni tipo di genere letterario, ad eccezione del romanzo picaresco.

Appena 17enne coltiva i suoi primi amori, rielaborati in forma letteraria nella Dorotea.

Ha un relazione tumultuosa con Elena Osorio, attrice e figlia di attori, che lo porterà a un

imprigionamento, un processo e l’esilio a Valencia. Ma prima di essere esiliato, riesce a rapire

Isabel de Urbina e sposarla nel 1588. Nello stesso anno si arruola nell’Invincibile Armada e parte

alla volta dell’Inghilterra. A bordo, Lope scrive La hermosura de Angélica [La bellezza di Angelica]

e alcuni romances.

Dopo il disastro dell’Invincibile Armada, l’esilio dura 6 anni, che Lope passa tra Valencia e Toledo.

Nel frattempo Isabel muore, e Lope nel 1598 si sposa con Juana de Guardo, ricca figlia di un

macellaio: probabile matrimonio di interesse che gli impedisce di avere una lunga relazione con

l’attrice Micaela de Lujàn, anch’essa sposata, da cui Lope avrà 7 figli.

1597 → inizia il poema epico La Dragontea, sulle avventure del corsaro inglese Francis Drake;

1598 → La Arcadia, opera pastorale;

1599 → El Isidro, poema dedicato alla vita del santo di Madrid;

1604 → El peregrino en su patria, sorta di romanzo autobiografico;

1609 La Jerusalem Conquistada, poema epico a imitazione tassiana; Arte nuevo de hacer

comedias [Nuova arte di far commedie], una riflessione teorica. Nello stesso anno entra a far parte

della congregazione degli “Esclavos del Santísimo Sacramento” nell’oratorio del Caballero de

Gracia, e compra una casa in Calle de Francos, con un bel giardino che il poeta stesso curava e

Poi entrerà anche in un’altra

che canterà nei suoi versi: in questa casa vivrà fino alla morte.

congregazione, quella dell’ “Oratorio de la calle del Olivar”.

1611 → è l’anno della CRISI ESISTENZIALE. Scrive riflessioni a carattere religioso: i Soliloquios

amorosos de un alma a Dios e i Pastores de Belén [I Pastori di Betlemme].

1614 → Lope de Vega prende gli ordini religiosi dopo la morte di sua moglie Juana de Guardo. Ha

54 anni. Pubblica le Rimas Sacras.

Tra il 1615 e il 1616 viaggia a Toledo e per la Castiglia e nelle sue lettere appare il nome di una

nuova figura di donna chiamata “la loca”. Dal 1616 cominciano invece gli amori con Marta de

Nevares (cantata col nome di Amarilis e di Marcia Leonarda), amori segnati non solo dalla povertà

e dalla senilità del poeta, ma anche dal fatto che lui è sacerdote e lei una donna sposata.

Dopo la morte dell’ultima donna amata, morirà anche lui nel 1635.

Lascia dopo di sé il grande teatro modernamente inteso.

IL TEATRO E LA QUESTIONE TESTUALE

Non tutti i testi pervenutici sono affidabili, infatti sappiamo che Lope de Vega comincia a stampare

direttamente le sue commedie solo nel 1617 e che dovrà smettere nel 1625 a causa di un

emendamento che sospendeva le licenze per stampare in Castiglia libri di intrattenimento.

Saranno da considerare attendibili quindi le Doce comedias de Lope de Vega Carpio, sacadas de

sus originales por él mismo [Dodici commedie di Lope de Vega Carpio, estratte dai propri originali

da lui stesso] e le opere che Lope aveva in allestimento prima di morire e curate postume da suo

genero. Per gli altri testi invece, bisognerà considerare le operazioni di adattamento scenico

effettuate dai vari capocomici nel corso del tempo.

Nei tempi recenti, nemmeno l’edizione accademica curata da Menéndez y Pilayo prima, e poi da

Cotarelo y Mori, può considerarsi critica: infatti non viene effettuata una recensio esauriente, non si

distinguono le parti affidabili da quelle dubbie e non viene proposta una collatio che faccia capire le

linee di trasmissione testuale, né si dà un apparato. Le opere di Lope di Vega continuano ad avere

oggi gravi problemi di tipo filologico.

IL TEATRO E LA CONSAPEVOLEZZA TEORICA

Lope depositò le sue idee sul teatro nel trattato in versi La nuova arte di fare commedie [El Arte

Nuevo de hacer comedias] del 1609. Il suo trattato è il frutto della sua esperienza sul campo: già

nelle sue commedia Lope aveva stravolto i precetti aristotelici e la tradizione scenica precedente,

mescolando elementi tragici con quelli comici, dati eruditi e colti con quelli popolareschi,

distribuendo metri e versi differenti secondo gli effetti che voleva suscitare sul gusto del suo

riuscì a far confluire nell’azione

pubblico. Grandissimo innovatore di situazioni drammatiche,

cavalleresco, la solennità dell’epica,

teatrale la fabulazione narrativa, la fantasia del romanzo il

sottile soggettivismo della lirica. In ciò la sua funzione e importanza fu analoga a quella di

Shakespeare. → caratteristiche

Il teatro di Lope è una vera e propria esplosione di elementi popolari e nazionali

suo teatro sono l’incrollabile ottimismo, l’interesse per l’azione piuttosto che per i tratti

del

psicologici dei personaggi, il gusto per la naturalezza del linguaggio. A lui si debbono alcune

innovazioni sceniche, come la misura dei tre atti al posto dei cinque della tradizione classicista.

Creò formule teatrali che rimarranno in auge per tutto il XVII secolo: solo con Calderón de la Barca

si avranno nuove essenziali innovazioni.

Oltre al trattato dell’Arte Nuevo, si noterà il tentativo di dare una dignità letteraria al testo per il

teatro nei prologhi di Lope.

RIASSUMENDO:

- Unione di comico e tragico;

Rottura dell’unità di tempo;

- Rispetto dell’unità di azione;

-

- Rispetto del gusto del pubblico;

- Argomenti tratti da ogni repertorio: antichità classica, medioevo spagnolo, narrativa italiana;

Attualizzazione dell’argomento;

-

- Polimetria (che è una caratteristica fondamentale della commedia barocca spagnola).

TEATRO: LA CLASSIFICAZIONE

La produzione di Lope de Vega è talmente vasta che necessita di una classificazione che la renda

leggibile o quantomeno maneggevole:

Menéndez y Pelayo → divide l’opera di Lope di Vega in 7 sezioni, dalle commedie basate

- su argomenti dell’antichità a quelle prese dalla novellistica;

Frida Weber de Kurlat → segue la linea cronologica (difficile perché molte opere non hanno

- una data certa di composizione);

Morley e Bruerton → divide le opere in base alla versificazione di quelle che hanno una

- –

data sicura (nelle prime commedie ci sono metri di origine italiana endecasillabi sciolti,

tezine, ecc mentre nelle ultime i versi tradizionali spagnoli).

Dal 1604 in poi troviamo le opere che possiamo definire della fase matura, e anche le più famose.

Fanno parte di questa fase i cosiddetti “drammi rurali” (Peribáñez, El villano en su rincón, Fuente

5

le commedie “di cappa e spada” “de

Ovejuna), (Los melindres de Belisa), le commedie santos”

(La buena guarda), quelle che attingono alla novellistica italiana (El castigo sin venganza) oppure

al romancero (El bastardo Mudarra).

Esempi: →

Los melindres de Belisa commedia che non risponde alla leggi sociali, le leggi sociali sono

capovolte e i nobili si fingono schiavi. Tutto è guidato dalla FINZIONE. È una commedia degli

inganni: gli schiavi si fingono tali ma lo spettatore sa che si tratta di una nobile coppia.

La hermosa fea analoga commedia degli inganni. Ricardo, principe di Polonia, di passaggio in

Francia, vede Estela, la duchessa di Lorena, e se ne innamora. Ma finge disinteresse e anzi, fa in

modo che le venga riferito che ella è apparsa addirittura brutta. Poi, per poter parlare con lei e

frequentarla, fa finta di essere il segretario di se stesso, col nome di Lauro, di cui poi si innamorerà

Estela (topos della dama di rango che si innamora di un inferiore). Il doppio ruolo che il principe

ricopre, raddoppia il gioco delle coppie.

Fuente Ovejuna inversione dei valori città/campagna. I contadini soggetti al Comendador di

Calatrava, ribelle al potere dei Re Cattolici, decidono di ucciderlo e di assumersi collettivamente la

colpa. Il fine a cui tutte le azioni tendono è il ristabilimento dell’ordine sul disordine provocato dal

Comendador con la sua tiranía verso i vassalli e la sua descortesía verso i sovrani. Perderà quindi

il valore proprio dei cavalieri, la cortesia, meritando una morte esemplare. La campagna invece si

nobilita. → tema dell’amore tragico (o amore impossibile),

Caballero de Olmedo ambientato nel Medioevo.

Gli spettatori già sanno che è un amore condannato.

Castigo sin venganza è tratto dalla novellistica italiana, in particolare su un racconto di Matteo

Maria Bandello. Il dissoluto duca di Ferrara sposa Cassandra, figlia del duca di Mantova. Ma il suo

figliastro Federico si innamora di lei e consumano l’adulterio. Opposizione tra ciò che è giusto e ciò

che è piacevole (justo/gusto) fondamentale nell’opera di Lope.

LA POESIA: metri italiani, modello petrarchista, forma usata più spesso il sonetto.

Romances giovanili → dove racconta i propri amori giovanili: la relazione con Elena Osorio

- Lope comincia a mistificare se stesso. Stampati all’interno del

e il ratto di Isabel de Urbina.

Romancero general (che non avendo nome, aveva già creato problemi di attribuzione)

riappariranno nell’opera della maturità Romancero espiritual.

Lirica popolare → poemetti con accompagnamento in musica che divennero famosissimi.

-

5 Dal nome del mantello usato dai cavalieri nel Medioevo e anche in epoche successive, in letteratura si dicono romanzi

di “cappa e spada” quelli che narrano imprese, avventure e amori di cavalieri, soprattutto ambientati nella Francia del

delle commedie d’intreccio.

16°-17° secolo. Può essere considerato un sottogenere

Poemi →

- La hermosura de Angélica (1602, di tipo italiano e imitazione ariostesca); Rimas

(1604, che comprendono il poema La Dragontea sulle gesta del pirata Drake); La

Jerusalem conquistada (1609, su imitazione di Tasso); Rimas sacras (1614, frutto della sua

crisi spirituale); La Filomena con otras diversas rimas (1619, in cui Lope dà voce al suo

amore per Marta de Nevares nella relazione fra Tereo e Filomena); La Circe con otras

diversas rimas (1624); Corona tragíca (1627, poema epico che in 600 ottave racconta la

vita e la morte di Maria Stuarda, regina di Scozia); Rimas humanas y divinas del licenciado

Tomé de Burguillos (1634, in cui Lope si finge un editore che raccoglie i preziosi manoscritti

di Tomé de Burguillos).

LA PROSA: LA DOROTEA

Le opere in prosa di Lope sono:

- La Arcadia, del 1598, che è classificabile come romanzo pastorale in cui i pastori che vi

appaiono sono in realtà i componenti della corte del duca di Alba, tra cui si cela Lope

stesso. 1604, classificabile nel genere “di peripezia”.

- El peregrino en su patria,

- Pastores de Belén, 1612, dedicato al figlio prediletto Carlos Felix morto precocemente,

racconta gli avvenimenti del Santo Natale.

1632, considerato, insieme al Don Chisciotte, il più grande romanzo del ‘600

- La Dorotea,

spagnolo. Racconta i suoi amori giovanili per Elena Osorio rielaborati in forma letteraria, e

la sua preferenza per un ricco amante. La vicenda è contornata di personaggi in cui sono

riconoscibili amici e conoscenti del poeta. Il romanzo racconta quindi gli amori fra Dorotea e

lo studente Don Fernando, e l’intercessione della vecchia Gerarda, mezzana e strega (vedi

La Celestina) che fa sì che la madre della fanciulla preferisca al giovane studente il ricco

Don Bela, che ha fatto fortuna nelle Indie. Tuttavia, Don Bela muore pugnalato e Gerarda

cade dalle scale, in una specie di vendetta letteraria che risponde sempre alle regole de La

Celestina. → famosa commedia di

Peribáñez y el Comendador de Ocaña Lope de Vega. Composta verso il

è il primo della serie dei “drammi dell’onore castigliano” che culmina

1613, in Fuente Ovejuna e

nell’Alcade de Zalamea.Il contadino Peribáñez uccide il nobile quanto odioso Commendatore che

gli ha insidiato la moglie; e il re (che si suppone sia Enrico III), dopo averlo condannato a morte per

rispettare la legge, lo grazia e lo premia. Le scene più belle sono quelle di vita rustica e di amore

coniugale fra Peribáñez e Casilda.

Analisi

È una tragicommedia pubblicata per la prima volta nel 1614 → si pensa che sia stata scritta nello

stesso anno in cui fu pubblicata. È anteriore a Fuente Ovejuna e sono presenti molti temi trattati in

quest’opera.

Nel teatro spagnolo i contadini non sono un elemento nuovo, ma con Lope raggiungono una

dignità → Lope fa parlare ai contadini una lingua rustica, utilizza espressioni tipiche in modo che il

pubblico possa riconoscersi in questa figura.

La figura del Commendatore:

→ è una figura sola, isolata, l’unica cosa che condivide con i suoi domestici è “come conquistare

Casilda”;

→ è identificato come mostro al quale non viene concessa nessuna qualità delicata, sensibile.

Nell’opera c’è unità d’azione, una sola azione che si sviluppa, anche se in realtà ci sono diverse

opposizioni:

→ vita semplice del villaggio VS vita meno semplice del Commendatore

→ armonia coniugale VS amor loco (del Commendatore)

Contenuto della commedia

1° ATTO

La prima scena si apre col matrimonio dei nostri due protagonisti: Peribañez e Casilda, due

labradores. Il matrimonio prosegue con il baile e uno spettacolo di tori e proprio in questo

spettacolo il toro scappa e ferisce Don Fadrique, Commendatore della cittadina di Ocaña. Così il

Commendatore viene portato in casa dei novelli sposi, dove si ritrova da solo con la bella Casilda e

se ne innamora.

La scena si sposta nella casa del Commendatore, dove questi confida al suo servo Lujan di

essersi innamorato della giovane neosposa e chiede consigli per riuscire a conquistarla. Lujan

suggerisce di conquistare dapprima la fiducia del marito, facendogli dei regali. Così, per ordine del

Commendatore, va ad acquistare due mule per Peribañez.

Intanto nella casa dei due giovani fervono i preparativi per la partenza. Peribañez, infatti, aveva

deciso di portare Casilda e le sue cugine a Toledo per la festa dell’Assunzione. Il carro è già

pronto, però mancano il tappeto e la gualdrappa per poterlo ornare, così Peribañez decide di

chiederli in prestito al Don Fadrique e si reca a casa sua. Il Commendatore lo accoglie e gli dà

quanto chiesto, donandogli anche le due mule e gli orecchini per Casilda, come ringraziamento per

l’accoglienza in casa loro il giorno dell’incidente.

l’uscita di scena di Peribañez,

Dopo Don Fadrique ordina al suo lacchè di preparagli il cavallo

perché vuole seguire in segreto la sua innamorata a Toledo. Arrivati qui vede Casilda e ingaggia

un pittore per farle un ritratto, senza naturalmente essere visto.

2° ATTO

La scena si apre ad Ocaña, dove si sta tenendo una riunione per nominare il nuovo priore della

confraternita; viene scelto proprio Peribañez, che è appena arrivato dopo il viaggio a Toledo.

Peribañez accetta e si assume la responsabilità di portare il dipinto del loro patrono San Rocco a

Toledo per essere restaurato prima della processione.

Leonardo, l’amico

Intanto a casa del Commendatore arriva fidato a cui aveva chiesto di

compiuto la sua “missione” ed era lì per

conquistare Ines, la cugina di Casilda. Questi aveva

raccontare come si era aggiudicato il cuore della giovane. Intanto però arriva Lujan che, fingendosi

un mietitore, si era fatto assumere da Peribañez e nel frattempo aveva scoperto che era in procinto

di partire per Toledo. Quella notte, avendo pieno accesso alla casa, avrebbe aperto la porta al

Commendatore, così che potesse incontrare con la sua amata.

Perciò, dopo che i mietitori si sono coricati, Lujan fa entrare il Commendatore, che però sveglia

Casilda. Questa allora si mette a parlare con lui, credendolo un contadino. Lui le dice che

l’ha lasciata una notte, mentre se al suo posto ci fosse stato il

Peribañez non la ama poiché

Commendatore di Ocaña questo non sarebbe mai successo. Casilda risponde che il

Commendatore servirà una dama di stima e non una contadina e che comunque lei preferisce

Peribañez, infine gli chiede di andarsene. I contadini, svegliati dalla donna, si alzano per andare a

lavorare e Don Fadrique è costretto a scappare.

Intanto a Toledo Peribañez si reca da un pittore per il restauro della statua e qui scopre il ritratto di

Casilda. Chiede spiegazioni e viene a scoprire che è stato fatto di nascosto su commissione del

di tornare a casa per “salvare” la donna.

Commendatore. Decide così

A Ocaña nel frattempo Don Fadrique riceve una lettera dal re in cui ordina il reclutamento di uomini

valenti per combattere contro i mori di Granada. Il commendatore decide così di arruolare cento

hidalgos e cento villani e di mettere a capo di questi ultimi proprio Peribañez. Arrivato a casa

Peribañez riceve la visita di un messaggero.

3° ATTO

Peribañez passa da casa del Commendatore, il quale lo cinge con la spada, innalzandolo al grado

di capitano e rendendolo suo pari. Poi passa a salutare la sua Casilda, per poi partire verso

Toledo. Intanto Ines e Leonardo si incontrano e questo chiede se il Commendatore quella notte

potrà incontrare Casilda. Ines, innamorata di lui, non sa dire di no e dice di fare un segnale

passando davanti casa in modo che andrà ad aprire loro la porta. Ma mentre quella sera il

Commendatore si sta dirigendo verso casa di Casilda, Peribañez sta facendo ritorno ad Ocaña per

verificare che la sua donna non sia in pericolo.

Ines apre la porta al Commendatore, mentre Peribañez, che era entrato passando da casa di

Anton, sentendo parlare, si nasconde in un sacco di farina. Don Fadrique raggiunge la giovane

donna e la minaccia (o stai con me o dirò di averti sorpresa col lacchè), ma lei non si arrende alle

sue intimidazioni. Peribañez esce così dal nascondiglio e, sguainata la spada, uccide il suo signore

(che però non vuole vendetta poiché ormai Peribañez non è più villano ma Cavaliere).

Dopo poco, alla corte di Toledo giunge la voce che Don Fadrique è stato ucciso per gelosia da un

villano, così il re emette un mandato di cattura su Peribañez ed una taglia sulla sua testa. Ma la

personalmente dal re e spiega tutto l’accaduto. Enrique III, riconoscendo il

coppia di sposi si reca

grado ottenuto da Peribañez, lo assolve e dà a Casilda i soldi (1000 scudi) della taglia sul marito.

Tirso de Molina –1648),

Tirso de Molina (pseudonimo di Gabriele Telléz, 1579 è stato

un religioso, drammaturgo e poeta spagnolo. Viene avviato presto alla carriera ecclesiastica e

comincia ad usare lo pseudonimo a partire dal 1615. La sua sensibilità teologica si riverserà in

tutte le sue opere (e nei pochi generi che egli pratica). un po’ in

Esordisce come autore di autos e commedie agiografiche, che venivano rappresentate

l’uso di strumenti scenografici e macchinari (soprattutto per le commedie

tutte le città iberiche, con

6 Poi s’impegna anche nelle commedie d’intreccio (Marta

de santos). la piadosa, El vergonzoso en

palacio, Quien calla, otorga, El celoso prudente) e nel genere storico o di ispirazione storica (La

gallega Mari-Hernández, El cobarde más valiente).

Il 1616 è un anno importante per Tirso de Molina, che affronta il viaggio transoceanico e va a

Santo Domingo insieme a suo padre per predicare, insegnare teologia e fondare scuole. Vi si

fermerà due anni.

Il suo talento di drammaturgo si esprime in particolare nel famoso Burlador de Sevilla, che

inaugura la lunga tradizione letteraria europea sulla figura del Don Giovanni. Il Don Giovanni di

agli aspetti più bassi e “non nobili” del

Tirso, però, si distingue per una connotazione legata

comportamento, che mai si direbbero di un galantuomo. Avendo condannato il suo protagonista

alla dannazione eterna, l’autore lo spoglia di ogni dignità cavalleresca. Inoltre, se gli autori

successivi inscrivono il personaggio nelle due possibilità della salvezza e della dannazione, per

Tirso il Don Giovanni è condannato non tanto per l’oltraggio all’onore delle donne e per il fatto di

essere un seduttore, ma piuttosto per la sua ambiguità (tradirà anche il suo amico, il Marchese

Mota,e darà molto dolore al padre Don Diego) e soprattutto per la sua superficialità di fronte al

mistero della morte e appunto della salvezza.

Nell’altro dramma famoso, El condenado por desconfiado, la meditazione di T. abbandona ogni

dell’intreccio

gusto e ogni spettacolarità per concentrarsi sul problema teologico del peccato e della

dannazione, del libero arbitrio e della grazia. Queste due opere rappresentano il vertice della

drammaturgia di T., poiché affronta temi di grande peso: la predestinazione, il libero arbitrio, il

problema della Grazia vengono portati dalla diatriba teologica alla scena teatrale. Nonostante

queste opere lo abbiano reso famoso, si è molto dibattuto e dubitato della loro paternità.

un’opera mista di generi e

Nel 1632 porta a termine Deleytar aprovechando [Dilettare utilmente],

stili ispirata al Decameron di Boccaccio: sotto il periodo di Carnevale, alcune dame e cavalieri si

incontrano per leggere novelle, pièces teatrali e riflessioni devote.

Nel 1644 scrive la sua ultima opera conosciuta: La firmeza en la hermosura [La fermezza nella

bellezza]. Muore nel 1648.

Tratti tipici della sua arte: capacità di creare tipi umani, gusto per i meccanismi teatrali ben fatti,

intrecci perfetti, cura assoluta dei personaggi e della lingua, uso degli spazi scenici, predilezione

per i travestimenti e gli scambi di ruolo.

6 I drammi religiosi venivano rappresentati nelle ricorrenze ai santi più venerati e durante la festa del Corpus Domini, per

l’auto sacramental.

iniziativa di confraternite. I drammi religiosi erano di due tipi: la commedia de santos e

commedia de santos, allestita da compagnie itineranti, è l’agiografia drammatica

La della vita di un santo; in essa

particolare importanza riveste l’esperienza mistica della conversione. Il palco è allestito di regola nelle chiese e nelle

Congegni meccanici fanno scendere dall’alto visioni celesti o sollevano

cattedrali. gli attori dal palco. È facile intuire che

tutta l’utilizzazione della scena in senso verticale realizza il concetto di ascensione, nella disposizione per piani:

inferno/terra/cielo.

L’auto sacramental veniva rappresentato per la festa del Corpus Domini ed era la celebrazione del mistero

dell’eucaristia. Lo spettacolo era allestito su carri mobili, che consentivano di ripetere le rappresentazioni in diversi punti

della città.


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture, letterature, traduzione
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A.A.: 2015-2016

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