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Roma e la fase monarchica, Storia romana

Appunti di Storia romana per l'esame del prof. Michelotto. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: la fase monarchica di Roma antica con i comizi centuriati, le tribù territoriali, le classi e le centurie e i re etruschi, le centurie, le classi, etc.

Esame di Storia romana dal corso del docente Prof. G. Michelotto

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comune all’interno dei confini sacri della città così che la neutralità territoriale fosse

assicurata.

2. Mura serviate costruzione (fine VI secolo a.C.)

Furono costruite con delle pietre che si usavano a Roma nel corso del VI secolo,

furono quindi sicuramente costruite da un re di quel periodo.

3. Ripartizione della città in tribù territoriali e la campagna in tribù rustiche

Il re avrebbe ripartito la cttà in 4 tribù territoriali: Platina, Esquilina, Collina e

Sucusana. Esse rappresentano come delle unità distrettuali a base di un nuovo

sistema assembleare (comizi già funzionanti nel V secolo a.C.). Prima la suddivisione

doveva venire da criteri genetici. —> porta alla democratizzazione (la stessa cosa

avvenne ad Atene con le riforme di Solone e Clistene). Dalle quattro tribù fu escluso

il Campidoglio perché area sacra comune per tutta la popolazione di Roma (forse

anche il Foro). Creò anche le tribù rustiche al di fuori delle della città che

aumenteranno di numero e di consistenza mano a mano che Roma conquisterà nuovi

territori. Ogni cittadino romano dovrà essere iscritto ad una tribù perché indica la

cittadinanza romana. Il motivo di questa divisione è il censimento.

4. Bipartizione tributaria dei cittadini in classis e infraclassem

Le classis partecipavano alla vita dell’esercito, mentre le infraclassem stanno sotto

all’esercito. Questa riforma era basata su un criterio censitario ed il compito della

difesa andava ai cittadini più abbienti. Può essere avvenuta nel VI secolo a.C. (nel

Mediterraneo è il secolo delle riforme censitarie, come quella del greco Solone).

Riforme non plausibili (con seri problemi di datazione):

1. Introduzione della moneta

La prima moneta fu l’asse liberale (di rame e bronzo, del peso di una libbra).

I primi esemplari che sostituivano le monete nei pagamenti furono i lingotti (ci

sono stati ritrovamenti) con simboli (ad es spiga) che verosimilmente indicano la

garanzia di colui che paga (dipendendo da peso e purezza del metallo).

Esistevamo perciò delle forme di pagamento pre-monetale già nel VI

secolo a.C., ma non esistevano monete. Questa notizia fu inventata dagli storiografici

antichi.

2. Ordinamento centuriato e nuovo ordinamento dell’esercito

Questa fu la riforma più importante attribuitagli. Per Polibio anche se la società

romana è conservatrice la costituzione romana è in perenne evoluzione, perché il

diritto romano è elastico ed è caratterizzato da istituzioni flessibili. Questa riforma

però, così come è tramandata dalle fonti, non può essere del VI secolo. E’ basata sul

censo, ossia sulla ricchezza. Tutti i cittadini romani hanno pari diritti, ma gli

aristocratici hanno superiori diritti politici e quindi di conseguenza dei doveri verso i

cittadini. La proforma non è plausibile perché si basa sul censo; la popolazione

sarebbe divisa in 5 classi determinate dalla valutazione dei patrimoni dei singoli

cittadini in assi, cioè in moneta che nel VI secolo a.C. non esisteva (questa riforma

doveva essere almeno del IV secolo a.C.).

Elaborazione storiografica

Mastarna due possibilità:

1. Capo militare —> nome di una carica pubblica interpretato dai romani come nome proprio

—> magister populi che nella metà del VI secolo a.C. era il capo del popolo in armi;

era la definizione antica del dictator, un capo militare cioè il re che a volte delegava le

funzioni militari. L’aristocrazia aveva esautorato il re dalle funzioni militari per via

dell’inizio della democratizzazione d a parte dei Tarquini. Nel VI secolo a.C. in tutta

Italia ci fu la comparsa di un capo militare;

2. Nome proprio.

Lex Dificilior —> questa legge vale per gli storici durante la consultazione delle fonti, cioè

bisogna tenere più conto della possibilità più difficile da dimostrare (mastarna legato a

magister, perché è più facile dimostrare che è un nome proprio). Per il lavoro storico è più

vicina alla verità la dimostrazione più difficile, perché la verità storica è un lavoro di

progresso. Bisogna capire i limiti della ricostruzione storica considerando tutti gli elementi in

nostro possesso.

Cneve Tarquinio da Roma (Tomba François a Vulci) due possibilità:

1. Non è Tarquinio Prisco —> Cneve trascrizione etrusca del prenome romano Cneus, ma

tutta la tradizione latina dà ai due Tarquini che hanno reganto su Roma il prenome

Lucius.

2. E’ Tarquinio Prisco se il Lucius della tradizione romana non è un nome proprio, ma indica

una carica, il Laucme (=cao in etrusco) e i romani l’hanno resa un nome proprio.

Sodales di Celio Vibenna (Mastrna nel testo di Claudio):

1. Non ancora utilizzato il termine nel VI secolo a.C.

2. Nella città di Satricum venne trovato un pezzo di pietra con un’iscrizione, di cui si legge

solo la second a parte e in cui troviamo “ i sodales di Poplosio Valesosio (=Valerio

Publicola) dedicano a Marte (520-480 a.C. a cavallo della caduta della monarchia) —

> perciò esisteva in età antichissima la parola sodales (=coloro che facevano parte di

un gruppo che riconosceva l’autorità di un capo). Perciò la notizia del sodales di

Claudio può essere sbagliata, ma nel VI secolo esistevano i sodales.(antistorica

contraddizione).

Tarquinio il Superbo

La sua figura ricevette i tipici connotati del Tyramnos greco; cioè colui che si impone come

unico governante appoggiandosi ai ceti inferiori e non ai nobili. Questo termine indica perciò

un modo di governare. Egli era un governante filopopolare come gli altri due re etruschi. Fu

promotore di grandi opere pubbliche e di una politica espansionistica, ma era inviso al

popolo. Seconda la tradizione fu cacciato da una congiura capeggiata da Publio Valerio, detto

Publicola, il “sostenitore del popolo” che avrebbe instaurato il regime repubblicano.

Porsenna, signore di Chiusi, riuscì probabilmente ad impadronirsi per qualche tempo di Roma

dopo aver scacciato i Tarquini. L’interpretazione più verosimile è che Porsenna, dopo essersi

impadronito della città, ne sia stato a sua volta allontanato dall’intervento di Aristodemo di

Cuma e dei Latini intervenuti in soccorso dei Tarquini. Ebbe una pessima fama per via della

propaganda anti-tirannica repubblicana.

Potrebbe aver costruito il tempio di Giove Capitolino e la Cloaca Maxima ed attuato una

riedificazione dell’area di Sant’Omobono (ritrovamenti statua Heracles e Diana).

La fogna canalizzava anche le acque per evitare l’erosione e gli alluvioni.

Per sottrarre importanza alle città latine fa erigere a Roma il tempio di Diana.

La grande Roma dei Tarquini

• Espansionismo romano;

• Per tradizione nel VII secolo a.C. Tullo Ostilio distrutta Alba Longa —> diretto dominio

romano su tutta fascia compresa tra Roma e il mare;

• Località di quest’area (Ficana, Politorium, Tellenae) prese da Anco Marcio —> possesso

delle saline nei pressi della costa;

• Controllo strategicamente decisivo di Roma sul Tevere sugellato da costruzione di un

ponte stabile in legno a valle dell’isola Tiberina.

CLASSI E CENTURIE

Fonti Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso.

Le cifre del censo si riferiscono al valore che l’asse aveva nel III secolo a.C. perciò questo

sistema anacronistico per il VI secolo a.C.

—> sistema censitario potrebbe comunque essere nato in età posteriore

—> scavi archeologici hanno messo in luce uso di lingotti di rame ferroso diffuso in Etruria

e nel Lazio in età arcaica.

—> ipotizzabile che in età serviamo introdotto principio censitario di ripartizione dei

cittadini

—> distinzione tra classis (esercito) e infraclassem (i non mobilitabili perché censo

insufficiente); da frammento di Catone riportato da Aulo Gellio.

—> affermarsi di una nuova tattica di combattimento, oplitica, già presente in Grecia e

penetrata a Roma metà del VI secolo a.C. (superamento precedente forma di armata fornita

dalle gentes).

Servio Tullio suddivise i cittadini in 5 classi di censo:

1. Prima classe > 100.000 assi —> 80 centurie (40 iuniores + 40 seniores)

2. Seconda classe > 75.000 assi —> 20 centurie (10+10)

3. Terza classe > 50.000 assi —> 20 centurie (10+10)

4. Quarta classe > 25.000 assi —> 20 centurie (10+10)

5. Quinta classe > 11.000 (o 12.500) assi —> 30 centurie (15+15)

6. Equites (=cavalieri) —> 18 centurie

Le prime 6 portavano il nome delle antiche tribù gentilizie di ramnes, tities, luceres

priores e posteriores —> aggiunti forse nel III secolo a.C.

7. Artigiani specializzati utili all’esercito (cabri, tibicines, cornicines) —> 4 centurie

8. Capitecensi/proletari—> resto del popolo che possedeva < 5^ classe (per Livio) —> 1

centuria

—> 193 centurie totali

Iuniores < 46 anni (combattevano)

46 < Seniores < 65 anni (di riserva)

• Ciascuno contribuisse in proporzione al proprio patrimonio;

• Fornirsi di armi a proprie spese.

—> Nacque l’esercito centuriato, così chiamato perché aveva come unità di base la centuria

di

100 uomini.

I COMIZI CENTURIATI

Assemblea del popolo in armi che sostituì gradatamente, sul piano delle competenze, i comizi

curiati che però non vennero eliminati., ma persistettero con funzioni limitate.

Nei comizi ogni centuria rappresentava un’unità di voto. Chi era più ricco, doveva

impegnarsi in modo più consistente per la difesa della città e riceveva in cambio maggiori

responsabilità politiche.

Strumento importante per la coesione della civitas romana perché i cittadini raggruppati come

populus e non come gentes.

• Ricchi separati dai poveri;

• Diversa dalla ripartizione tributa di tipo territoriale (ricco e povero insieme, 35 voti con

maggioranza a fine voto);

• Si votava fino al raggiungimento della maggioranza di unità di voto;

• Potere ai nobili proprietari terrieri (prestanome x attività commerciali, non potevano x

legge);

• Votavano per primi 1^classe ed equites che avevano 98 (80+18) voti, le altre classi


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DETTAGLI
Esame: Storia romana
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher beatricebianca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Michelotto Giuseppe.

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