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Roma di Augusto magistrale

Appunti di archeologia e storia dell'arte romana sulla Roma di Augusto basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof Slavazzi dell’università degli Studi di Milano - Unimi, della facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze dei beni culturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Archeologia e storia dell'arte romana docente Prof. F. Slavazzi

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l'adeguamento, la modernizzazione dell'edificio stesso attraverso un adeguamento del linguaggio

architettonico e delle forme decorative, che non comporta le operazioni di brutale inserzione dei

edifici nuovi che era stata una scelta compiuta da Cesare.

Inoltre il risultato finale è quello di una piazza che è decisamente doppia nei suoi significati, cioè è

una piazza che ha una parte dedicata alla famiglia, al princeps e a chi gli sta intorno, alla

celebrazione degli eredi, dei personaggi vicini o degli antenati in questo caso, concentrate in questa

zona del foro e dall'altra parte invece la parte più antica e legata alle istituzioni, cioè il luogo del

senato, quindi troviamo senato a sinistra e principe a destra che sono i due fondamenti dello Stato

romano, come li concepisce Augusto nella sua visione del nuovo ordine.

Questo dualismo che però convergere poi in una visione unitaria dello Stato perché questi due

elementi, cioè il principe da una parte con la sua famiglia e il senato come garante delle istituzioni

repubblicane dall'altra, e quindi come simbolo dello Stato Romano, erede di una storia

plurisecolare, intervengono tutte e due a comporsi in un’unità che è rappresentata dall'unità dello

Stato romano spesso; questo dualismo si riproporrà nel programma figurativo del foro di Augusto.

Circa il foro di Augusto…(vedi appunti modulo fori imperiali)

Il campo Marzio è uno dei luoghi dove l'intervento augusteo risulta più consistente e pianificato su

larga scala; per quest'opera le date degli interventi non sono molto sicure… attraverso gli interventi

di personaggi a lui strettamente legati o… quindi le modalità di intervento nel campo Marzio

sono… in particolare tutta l'area del circo Flaminio subisce… perché nella maggior parte dei casi si

tratta di interventi…

Questo ci impedisce di avere una scansione puntuale… quindi è un'opera che copre diversi decenni

e va…

Il campo Marzio è una zona che si trova a nord della città, delimitata dalla grande ansa del Tevere,

zona che è sempre stata legata alla città, ma che si è sempre trovata al di fuori di essa; i suoi confini

non sono facili da definire… in seguito alla suddivisione augustea rientrerà nella IX regione detta

“circo Flaminio”, quindi dal punto di vista amministrativo è una entità abbastanza complessa da

definire…

…è data dal fatto che si tratta di un terreno alluvionale, creato dagli spostamenti del corso del

Tevere, ma questo significa che è un terreno molto basso…

Questa è una caratteristica che ha caratterizzato la storia di questo quartiere da sempre; in origine

questa zona fu di proprietà della famiglia dei tarquini… solo con la cacciata di Tarquinio il superbo

nel 509 la zona divenne di proprietà pubblica. Fino all'età augustea la parte centrale del campo

Marzio era paludosa perché nella zona che poi verrà occupata dalle terme… la palus caprae, cioè la

palude delle capre… laddove verrà fondato il Pantheon (qui secondo una leggenda sarebbe anche

scomparso Romolo)

Il campo Marzio è un territorio molto strano per i romani stessi perché vi avvennero fatti storici

molto importanti… il campo Marzio è la sede di culti antichissimi, addirittura preromani…e il

legame del campo Marzio con la morte è strettissimo perché oltretutto nel campo Marzio veniva

concessa la sepoltura dei personaggi più eminenti della repubblica (Cesare, Silla) …

Quindi è un territorio molto importante per la storia della città dal punto di vista delle sue memorie,

ma anche perché nel campo Marzio si può riunire l'esercito, il popolo in armi, trionfatore che

aspetta di entrare in città… quindi il campo Marzio è lo spazio immediatamente fuori della città

dove si può riunire l'esercito…

Un’altra funzione rilevantissimo nel campo Marzio è quella legata alla vita politica, civile,

amministrativa perché nel campo Marzio si tengono due operazioni… i comizi centuriati… nel

campo Marzio, presso l'ara di Marte, venivano effettuati i censimenti (ara di Domizio Enobarbo)…

L’altro aspetto molto importante è quello della vita religiosa che si svolge nel campo Marzio che,

proprio per la sua… trovano spazio anche culti stranieri che non possono essere ospitati in città

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come il culto di Iside, Serapide, ma inizialmente anche di Apollo, il cui unico tempio sarà vicino al

circo Flaminio fino all'epoca augustea;… poi il campo Marzio è un luogo di culti antichissimi sia

precedenti…

Nel campo Marzio avevano luogo delle cerimonie molto importanti per la vita della società come i

ludi saeculares… mentre si tenevano dei giochi annuali, i ludi plebei… ed erano la versione plebea

dei ludi patrizi che si tenevano in città… il culto più importante era quello di Marte che si svolgeva

presso la sua ara, identificata nell'area di palazzo Venezia e palazzo Grazioli…

Dentro la città non c'erano templi di Marte… Marte, essendo un dio armato, non poteva stare in

città… il fatto stesso di trovarsi fuori dal pomerio permette di… gli stessi culti legati alle divinità

dell'oltretomba non potevano entrare in città…

Inoltre nel campo Marzio potevano trovare posto altre manifestazioni o edifici che… di grandi

dimensioni, ma anche edifici che non potevano essere costruiti in città per legge, come gli edifici di

spettacolo (lo stesso circo Massimo, che è l'edificio di spettacolo più antico della città di Roma…

non si trovava in città, ma a cavallo del pomerio… ) quindi è uno spazio che può essere modellato

in forme diverse proprio perché…

Questa possibilità era già stata capita da Cesare e ancora prima, da Pompeo… il teatro di Pompeo…

era un complesso monumentale importantissimo anche dal punto di vista della propaganda

personale…(il teatro aveva in alto un tempio a Venere vincitrice e la sua altezza complessiva

raggiungeva il Campidoglio)… proponendosi quindi come qualcosa di simile perché in una zona

completamente piana… rivaleggiava in qualche modo proprio con il Campidoglio e i suoi templi…

viene seguita da Cesare che ha dei progetti molto rilevanti per il campo Marzio che… vuole fare

costruire un altro teatro e un edificio per i comizi ( i saepta iulia)

L’altro spazio in cui interviene Cesare… Augusto segue la linea di Cesare in questo, ma attua… un

programma molto più grandioso servendosi non solo di interventi diretti… ma soprattutto di

familiari e di stretti collaboratori… ma soprattutto progetta un grande intervento nella zona del

campo Marzio centrale che era ancora in gran parte libera e Augusto in persona occuperà la zona

settentrionale del campo Marzio…

La prima zona… su ogni area si opera in modo diverso… la zona del circo Flaminio era una zona

che si era trasformata… e quindi è quella dove minori e meno visibili sono i resti antichi…

Oltretutto sono le zone che sono state soggette ai grandi sventramenti dell'epoca fascista… invece il

campo Marzio è… ancora oggi vi sono una serie di incertezze sulla… e posizione…

Il circo Flaminio è uno dei monumenti che ha avuto… anche perché l'edificio è difficile da definire,

anche perché non ha mai avuto una sua fase monumentale; si è capito… proprio perché doveva

essere uno spazio utilizzato per una serie di funzioni diverse… oltretutto non ha lasciato resti

monumentali… senza considerare il continuo riuso della zona dall'epoca romana a quella medievale

e poi nel 700, dato che il quartiere è stato quello più popolata nei secoli…

Il circo Flaminio come tale viene fondato nel 221 a.C. da Caio Flaminio… ludi che prevedevano la

corsa dei carri… ma lo spazio del circo Flaminio era utilizzato… per i ludi plebei, ma anche per

assemblee popolari, per il mercato e come luogo di formazione della cerimonia dei trionfi che era…

tenendo conto che… gli eserciti arrivavano dalla via trionfale…

Tutta la zona del circo Flaminio, a partire dalla metà del II secolo diventa il luogo per… la

conservazione della memoria delle grandi imprese dei trionfatori, che, attraverso i bottini di guerra

potevano costruire dei templi o dei portici… che creano una zona altamente monumentale, dove i

nomi degli edifici…

Quindi alla fine dell'età repubblicana qui vi era una zona fortemente caratterizzata… che avevano

accumulato nel corso dei decenni questi edifici splendidi… la zona era ricca di singoli monumenti

che rimandavano ai fasti di alcune famiglie aristocratiche: la contesa politica si esprimeva lì sotto

forma di architetture… 30

Augusto capisce l'importanza di interventi in questa zona perché… ciascuna delle quali aveva

realizzato monumenti sontuosi… Augusto praticamente se ne impossessa attraverso personaggi a

lui legati e… ricostruendo alcuni edifici in modo da legare i nuovi nomi ad Augusto stesso… tutti i

monumenti verranno rifatti con l'attribuzione di nomi nuovi…

I due templi più antichi in questa zona sono quelli che hanno l'orientamento diverso… il tempio di

Apollo e di Bellona… perché hanno l'orientamento nord­sud… precedente alla creazione del circo

Flaminio che crea un nuovo orientamento… l'orientamento obliquo rispetto a questa maglia risale

all'epoca immediatamente posteriore alla creazione del circo Flaminio… perché il culto arriva in

città…

Il culto di Apollo medico arriva nel IV secolo a.C. e il primo tempio risalirebbe al 431 a.C.; …

Gneo Luglio… ma si trattava di un edificio importante perché Apollo arriva a Roma…

l'insediamento di Apollo in questa zona comporta… nel corso dei secoli successivi nasce la

necessità di creare uno spazio per i ludi apollinei, e quindi in stretta connessione con il tempio

verrà… affiancato da un edificio provvisorio che funzioni anche da teatro … ma si tratta di uno

spazio destinato a spettacoli teatrali molto antico che verrà ereditato dal teatro di Marcello…

alla fine dell'età repubblicana… Caio Sosio che era schierato dalla parte di Antonio… e che era un

trionfatore e come tale seguì la tradizione repubblicana… Caio Sosio intervenne sull'edificio più

antico perché… inizia il restauro del tempio, ma nel 31 a.C. si trova dalla posizione sbagliata… ma

viene graziato da Ottaviano e diventerà un magistrato incaricato di vigilare sui culti, incarico che

probabilmente gli permette di proseguire nell'opera di ricostruzione dell'edificio che diventa…

Il tempio è forse quello che conosciamo meglio di tutta la zona… infatti si conserva una parte

dell'alzato del tempio che si trova a ridosso del teatro di Marcello; abbiamo notevoli elementi che

permettono la sua ricostruzione… magnifico tempio in parte costruito in marmo lunense… e le

architetture mostrano soluzioni ricche e ricercate… tutto questo finalizzato a recare un messaggio

simbolico molto specifico e legato ad Ottaviano… tanto che a Apollo non sono viene accolto in

città, ma verrà accolto anche in casa di Augusto perché… 31

Dal punto di vista architettonico il tempio è estremamente interessante, infatti esso segue i dettami

vitruviani… uno degli aspetti più rilevanti… questo è un frontone originale della metà del V secolo

a.C. … oltretutto gli autori del frontone greco sono strettamente vicini… (lo stile è fidiaco, ma non

si tratta della mano di Fidia stesso)

Il soggetto è una amazzonomachia che è una delle fatiche di Eracle… la scelta del frontone… e

quindi di usare un soggetto del genere su un tempio di è strettamente legato alla divinità… le

amazzoni rappresentano l'oriente dei popoli barbari, quindi rappresentano Antonio… perché

Antonio si è accoppiato con Cleopatra che nella propaganda romana era l'ultima delle regine

orientali… tutto questo attraverso l'opera d'arte… che Augusto usa come linguaggio artistico

privilegiato per esprimere i suoi nei messaggi politici, cioè l’Atene di Pericle…

Il fregio è unico in tutta la storia dell'architettura romana… con bucrani legati tra piante di alloro,

con una simbologia apollinea che si ritrova presso la casa di Augusto… l'interno della cella aveva

un importante fregio storico… infatti era la rappresentazione di un trionfo del 29 a.C.

L’interno oltretutto era straordinariamente prezioso e… forse venne rifatto in un'epoca avanzata del

regno di Augusto… dell'interno rimangono alcuni elementi… e alcuni frammenti… cui vediamo

l'uso di marmi colorati e addirittura di fregi dorati…

Accanto al tempio di Apollo vi era un altro edificio… il tempio di Bellona, una divinità… fondato

nel 296 da Appio Claudio Cieco… in questo caso siamo totalmente privi di notizie… i suoi pochi

resti sembrano augustei quindi testimoniano un rifacimento contemporaneo a… e forse fanno

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riferimento a una duplice ristrutturazione insieme al tempio di Apollo… e quindi il gusto è analogo

anche se molto diverse sono le modalità di decorazione dell'interno… è probabile che artefice del

restauro sia un personaggio della stessa famiglia claudia…

Comunque è molto probabile che anche in questo caso Augusto…

L’altra serie di complessi monumentali su cui Augusto interviene… la serie dei portici

monumentali… su un lato luogo del circo Flaminio, con una serie di rifacimenti… qui questi tre

edifici vennero fatti o rifatti completamente… il complesso più grande, noto come porticus

Metelli… Il portico di Metello era stato costruito alla metà del II secolo a.C. da Quinto Cecilio

Metello Macedonico che aveva trionfato sulla Macedonia, che racchiudeva due templi… quello di

Giove Statore (il primo ad essere realizzato in marmo) e il tempio di Giunone regina di cui abbiamo

qualche informazione di carattere archeologico…

La porticus Metelli venne completamente rifatta… con il bottino della guerra in Dalmazia e il

restauro risale probabilmente all'anno… è il risultato dell'operazione fu (fig. 132/133)… in questo

caso sappiamo dalle fonti che nel contesto della porticus Octaviae … che la superficie del portico fu

ampliato enormemente e grazie alla forma urbis si può interpretare l'inserzione tra i templi di un

edificio che potrebbe essere la curia ottavia e di una biblioteca, finanziata dalla sorella di Augusto

Ottavia, e dedicata a Marcello… quindi sostanzialmente questo monumento fu sottratto ai Metelli e

dedicato alla sorella di Ottaviano, per cui anche la porticus prese il nome di Ottavia,… facendone

uno degli celebrativi della famiglia…

La porticus Metelli e poi Octaviae era celebre per la presenza di… opere d'arte che comprendevano

opere dell'epoca di Metello e opere più recenti, tra cui il gruppo dei cavalieri di Granico, opera di

Lisippo fatta trasferire dal santuario di Dioniso in Macedonia… di questo gruppo… che, sulla base

delle indicazioni delle fonti, era diviso… su due basi davanti ai templi; nel monumento erano poi

presenti altre statue famose, in particolare… l'originale del Afrodite di… di Bitinia e vari dipinti

celebri; quindi questo complesso non era solo un importante monumento celebrativo…

… l’altro edificio che subisce un intervento significativo in età augustea… è il tempio di Ercole

delle Muse, che si ricostruisce come una struttura circolare con un pronao… suo alto podio che

continuava ai lati con una serie di avancorpi sui quali probabilmente Marco Fulvio Nobiliore aveva

posto delle statue, che non sono ancora chiare nella loro…

Di questi edifici sappiamo poco dal punto di vista archeologico… perché il risultato

dell'intervento…

Il tempio era poi chiuso a da un un grande portico… la porticus Philippi, costruito in età augustea e

che prende il nome dal fratellastro di Ottaviano che aveva trionfato in Spagna nel 33 a.C.… ancora

una volta quindi l'autore dell'intervento monumentale aveva trionfato e… e nessuno potrà costruire

nel campo Marzio in seguito ad un trionfo, perché in epopea imperiale il trionfo sarà solo

dell'imperatore o di suoi stretti parenti e solo l'imperatore costruirà il campo Marzio…

… quindi le modalità di intervento sono duplici… dall'altro però si cambia completamente la

situazione perché… ma la cerimonia del trionfo completa… è monopolio quasi esclusivo

dell'imperatore, al massimo…

Allora del circo Flaminio succede che, tradizionalmente… ma a un certo punto… questo però

comporta il fatto che nessuno più, se non l'imperatore stesso…

La porticus Octaviae è l'unico edificio che conosciamo relativamente bene perché… è ancora

visibile, però questa struttura appartiene a un rifacimento di età severiana… la parte più

significativa è un pronao monumentale che dava accesso alla piazza… di Giove e Giunone; questa

forma però… si è appurato che è totalmente severiana… 33

Pur essendo un edificio di grande impegno monumentale… la gran parte della struttura è fatta…

L’aspetto attuale è frutto di un importante intervento di età medievale… Sant'Angelo in Peschiera…

Il portico di Ottavio è un altro edificio di cui non siamo sicurissimi relativamente alla

collocazione… fu realizzato da Gneo Ottavio, personaggio che era stato console… nel 165 a.C. per

un trionfo sulla macedonia; perché è interessante questo intervento operato da Augusto? Perché è

l'unico caso… ristrutturato da Augusto, venne mantenuto il nome antico, ben che probabilmente

non si ricordassero i legami parentali e con quell’Ottavio… cioè non ci sono assolutamente

documenti che permettano di collegare… Ottavio ad Ottaviano, ma Ottaviano in pratica si appropria

del personaggio precedente facendone una sorta di antenato… ricostruendo una genealogia

fittizia… e questo comporta il fatto che rimanga il nome antico alla struttura monumentale… non

sappiamo nulla però dell'edificio, se non che fu rifatta il portico nel quale vennero collocate le

insegne delle legioni recuperate a della campagna contro i dalmati.

L’ultimo edificio che ci interessa… e che comporta… la cancellazione di una parte del circo… e dei

templi della Pietà e di Diana nel foro Olitorio, è il teatro di Marcello; il teatro occupa una zona

molto popolata, quindi Cesare quasi sicuramente aveva fatto iniziare le demolizioni… il teatro che è

molto grande rispetto allo spazio disponibile… il teatro è il secondo teatro stabile realizzato in città

dopo il teatro di Pompeo… è un edificio molto grande, non sappiamo a che punto fosse stato portato

in epoca cesariana… ma si pensa che sia stato interamente costruita da Augusto… 34

Noi lo conosciamo parzialmente perché… nell'alto medioevo divenne la sede di una famiglia…

quindi tutto l'interno dell'edificio, ovvero la cavea e la scena sono completamente ignote… quindi

noi dell'edificio conosciamo molto bene l’esterno… e la forma così strana della parte posteriore

dell'edificio la conosciamo in quanto abbiamo dei frammenti della forma urbis… l'edificio era quasi

finito probabilmente nel… 17 a.C. per la celebrazione dei ludi saeculares, ma l’inaugurazione

ufficiale avvenne tra qualche anno dopo, nel 13 o nell'11 a.C. … la struttura che è in parte

ricostruibile attraverso i pochi elementi… poteva ospitare circa 14.000 spettatori; l'articolazione

della scena… è particolare per la presenza di due aule simmetriche ai lati (forse per gli spettatori

durante l'intervallo).

L’altro elemento molto caratteristico è questa struttura semicircolare… un'ipotesi probabile è che

fosse un muro destinato a contenere le piene del Tevere… e il motivo principale è quasi certamente

quello di creare una zona di salvaguardia…

Che cosa diventa questa zona dopo gli interventi di Augusto? Il circo Flaminio è una struttura

difficile da capire perché sostanzialmente non esisteva: noi naturalmente ci immaginiamo un circo

con una struttura ben definita visto che conosciamo il circo Massimo è tutta un'altra serie di circhi

nel mondo romano; quindi si cercava un circo Flaminio concepito secondo il modello del circo

Massimo, cioè un edificio con una certa struttura, che occupava un certo spazio e che era destinato a

certe funzioni; evidentemente il circo Flaminio non è tale, proprio perché non lo si è trovato come

una struttura con delle gradinate, con una cavea semicircolare, con i carceres per far partire i carri,

con una spina, quindi è evidente che non si trattava di un edificio così come ce lo potevamo

immaginare, cioè non è un circo simile agli altri circhi del mondo romano.

A maggior ragione questo edificio deve essere risultato molto diverso rispetto a un circo

tradizionale dopo gli interventi augustei perché con gli interventi augustei una parte dello spazio

destinato alle funzioni circensi è stata occupata da almeno un importante monumento nuovo, cioè il

teatro di Marcello che, se è giusto immaginare che il lato curvo del circo era collocate in questa

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posizione, gli si sovrappone parzialmente, quindi decurtandolo di una parte non indifferente, che era

molto importante perché era lo spazio dove curvavano i carri.

Questo non è l'unico caso, conosciamo altri monumenti che in epoca posteriore, si inseriscono

all'interno della struttura del circo, che sono sicuramente posteriori e che stanno sicuramente

nell'area del circo Flaminio. Allora noi sappiamo che il circo funziona come tale fino al V secolo

d.C., quindi non è che in età augustea scompaia e venga trasformato in qualcos'altro, ma continua a

esistere come circo Flaminio e l'edificio deve avere una grande importanza tanto che la nuova regio

augustea prende il nome di questo monumento rispetta tutte le altre possibili soluzioni.

Quindi evidentemente, nell'ottica di chi ha denominato le regiones e sicuramente si tratta del

principe, il fatto che venga assegnato il nome di questo particolare monumento deve significare che

questo monumento continua a esistere come tale e soprattutto a un'enorme importanza.

Allora come funzionava questa struttura? È evidente che doveva trattarsi di uno spazio che veniva

utilizzato come circo quando serviva, veniva utilizzato come uno spazio, una piazza, un'area di

mercato, come luogo di riunione per la popolazione, l'area dove si formavano i cortei trionfali a

seconda delle necessità, quindi non esistevano delle strutture fisse, ma potevano essere realizzate a

seconda delle occasioni tutte le strutture diverse.

Durante il I secolo d.C. oltretutto, e purtroppo non siamo in grado di dare per ora una datazione più

precisa, anche se sarebbe assolutamente appropriato che la datazione sia dell'età augustea, l'area

viene lastricata e quindi diventa una vera e propria piazza; bisognerebbe poi spiegare come si

potesse utilizzare una piastra lastricata come circo, probabilmente la si ricopriva di sabbia e questa è

un'ulteriore dimostrazione che evidentemente questo spazio poteva essere trasformato a seconda

delle necessità e delle occasioni, però certamente il fatto che quest'area conservi per almeno sette

secoli il nome di circo Flaminio, significa che la funzione circense era comunque la più importante

tra tutte quelle possibili, perché qui avevano sede una serie di giochi e di manifestazioni di

grandissima importanza che facevano del circo Flaminio il contraltare extraurbano e plebeo del

circo Massimo.

Esso era tral'altro l'altro circo pubblico della città di Roma perché in città esistevano dei circhi

destinati ai giochi ufficiali ed esistevano poi altri circhi privati all'interno di alcune residenze

imperiali, ma che funzionavano come circhi privati, cioè stavano nelle proprietà imperiali; quindi

comunque il ruolo di edificio destinato ai giochi pubblici rimane per tutta la sua storia.

L’operazione augustea in pratica trasforma questo che era un monumento pubblico che per secoli

aveva funzionato come palcoscenico delle grandi famiglie che esibivano qui il loro valore militare e

il loro ruolo all'interno della vita politica romana attraverso l'erezione di monumenti rilevantissimi,

molto lussuosi, aggiornati dal punto di vista architettonico (ognuna di questi edifici era collegato a

una divinità perché erano tutti edifici sacri, quindi anche l'aspetto della scelta di una certa dignità

rispetto a un'altra comportavano sorta di patronato della famiglia), trasforma tutta questa zona

sostanzialmente in un'area monumentale che esalta il principe e la sua famiglia, cioè se ne

appropria, spodestando in certi casi famiglie ancora viventi, rappresentate da personaggi talvolta

ancora viventi o che comunque ricoprono incarichi di importanza, ad esempio i Metelli esistevano

ancora in età augustea e malgrado ciò la porticus Metelli passa sotto il patronato della sorella di

Augusto.

Quindi questo è un esempio tipico dell’agire politico del principe che ha, tra gli altri scopi, quello di

limitare fortemente il potere delle famiglie senatorie che erano state tra l'altro la causa principale

delle guerre civili; con l'età augustea gran parte di queste famiglie scompariranno o verranno

riciclate in altro modo, cioè verranno in qualche modo inglobate nella famiglia imperiale (vedi i

claudi, i domizi enobarbi), però nel giro di un paio di generazioni tutte queste famiglie cesseranno.

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Con l'età augustea scompaiono alcune grandi famiglie del passato, con la fine dell'età giulio claudia

scompaiono i claudi, i domizi enobarbi e tutta l'ultima generazione dell'aristocrazia tardo

repubblicana.

Questo quindi è uno dei segni della perdita del ruolo e del fatto che il potere si è trasformato in un

altro senso, cioè non si tratta solo di un'operazione di restauro o di trasformazione di un quartiere

della città di Roma, ma la scelta di intervenire in questa zona in modo così pesante, tanto da

trasformare quasi completamente l'aspetto e i nomi di riferimento di questi edifici, sostanzialmente

sostituisce una vecchia generazione con una nuova, in un'ottica diversa di gestione del potere.

Oltretutto il circo Flaminio server Augusto come palcoscenico per una parte delle sue operazioni o

comunque per delle adunanze popolari che qui trovano lo spazio adeguato, infatti qui viene

pronunciato il discorso funebre per Druso maggiore, quindi viene scelto il luogo in maniera molto

significativa, con una dimensione identica a quella della tribuna del tempio del divo Giulio nel foro

da cui si erano pronunciati gli elogi funebri di altri membri della famiglia imperiale.

Questo non fa che ribadire l'uso analogo che viene fatto: il tempio del divo Giulio è un tempio

familiare, e anche il circo Flaminio diventa un luogo strettamente legato alla famiglia giulia; l'altra

occasione importantissima per inserire l'intera area nel programma anche di feste augusteo, è che il

circo Flaminio è il luogo nel quale si celebrano le feste per l'inaugurazione del foro di Augusto del

due a.C., quindi ancora una volta si collega quest'area strettamente con un monumento

assolutamente legato al principe.

Inoltre è significativo che qui vengono celebrati i ludi saeculares, cioè una delle manifestazioni più

importanti dell'intero principato augusteo che ricorda il seculum e che Augusto usa dal punto di

vista propagandistico in una maniera straordinaria.

Partendo dalla presenza qui di due edifici di spettacolo, cioè il circo e il teatro, completiamo la

panoramica degli edifici di spettacolo che erano nel campo Marzio e che vengono ampliati in età

augustea: Augusto direttamente o indirettamente fa costruire altri due importanti edifici nell'area del

campo Marzio che sostanzialmente completeranno il panorama di questo genere monumentale a

Roma, fino all'epoca di Vespasiano. Infatti nell'area del campo Marzio vengono costruiti un altro

teatro e sarà l'ultimo in ordine di tempo a essere realizzato in città e il primo anfiteatro in qualche

modo stabile.

teatro di Balbo

Il teatro è il che è un edificio che viene realizzato con le stesse modalità degli altri

interventi nel campo Marzio meridionale perché viene costruito non direttamente dal principe, ma

da un personaggio che gli era direttamente legato, cioè Lucio Cornelio Balbo che fu console e

proconsole d'Africa nel 21 a.C. e che ancora una volta trionfò sui Garamanti nel 19 a.C. e questo

trionfo è eccezionale da tanti punti di vista, prima di tutto perché è l'ultimo trionfo che viene

celebrato che non è il principe e non è un membro della famiglia imperiale e poi si tratta del primo e

unico trionfo celebrato da un personaggio che non era nato a Roma o in Italia, infatti Lucio Cornelio

Balbo era un provinciale in quanto era nato a Cadice e apparteneva a una generazione di uomini di

origine non italica immessi nel senato proprio per creare una nuova leva di personaggi di alto rango

che non appartenessero alle antiche famiglie italiche.

Come celebrazione di questo onore egli, invece di fare costruire un tempio come tanti suoi

predecessori, realizza un teatro che reca il suo nome e la cripta annessa, cioè il portico costruito

dietro la scena del teatro, che è così chiamata dalle fonti tarde probabilmente perché era molto

profonda e buia, cioè aveva un portico molto ampio ed era in parte sotterranea e quindi era piuttosto

buia dal punto di vista dell'aspetto.

Sta di fatto che questo non è il nome ufficiale, ma quello tardo infatti il nome originale non lo

conosciamo; insieme di teatro più cripta è molto poco noto dal punto di vista archeologico: del

teatro non si sa quasi niente, nel senso che è perfettamente individuato dal punto di vista della

localizzazione, ma era noto fin agli inizi dell'età rinascimentale, poi verrà completamente obliterato

dalla costruzione di un intero isolato che corrisponde alla serie di palazzi realizzati dalla famiglia

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Mattei che praticamente utilizzarono la struttura del teatro come fondamenta degli edifici che via

via vengono realizzati dalla famiglia.

Del teatro le uniche strutture note sono alcuni muri radiali che sorreggevano la cavea che sono

conservati nelle cantine dei palazzi; un po' meglio conosciuta negli ultimi anni è la zona della cripta

Balbi, per una serie di scavi che sono stati effettuati e che sono ancora in parte in corso, però l'intera

struttura ha subito delle enormi trasformazioni delle epoche successive, anche perché, anche in

questa zona, durante l'alto medioevo, vi sono stati degli insediamenti, delle attività industriali che

hanno fortemente trasformato la struttura antica; quindi non è molto semplice ricostruire l'aspetto

originale del primo monumento di Balbo.

Il teatro poteva contenere, secondo i cataloghi regionali, circa 11000 persone, quindi era di

dimensioni ragguardevoli, la pianta è composta dalle pochissime informazioni archeologiche e dalla

pianta conservata in un frammento della forma urbis, che è un documento fondamentale per la

conoscenza dei monumenti di questo settore della città.

Poi il teatro ha una storia molto lunga e complessa di continui rifacimenti, infatti dobbiamo tenere

conto che venne costruito in uno dei punti più bassi del campo Marzio, tanto che nel giorno

dell'inaugurazione, nei 13 a.C., e questo lo sappiamo dalle fonti, il teatro dovette essere raggiunto a

in barca perché era in periodo di piena e il Tevere aveva allagato tutto il quartiere.

L’altro edificio che è l’anfiteatro più antico realizzato almeno in parte in forma stabile, è ancora più

sfuggente perché in questo caso non conosciamo neanche la localizzazione precisa; si tratta

dell'anfiteatro di Statilio Tauro, che è il primo anfiteatro in parte costruito in muratura realizzato a

Roma, quindi può essere definito il primo anfiteatro stabile. 38

Esso venne realizzato nel 29 a.C. da Tito Statilio Tauro, console nel 37 e 26 a.C.; le caratteristiche

di questo edificio erano quelle, prima di tutto di avere un edificio di questo tipo con una sede fissa,

quindi con una struttura in qualche modo stabile, ma soprattutto quello che ne limitò fortemente

l'utilizzo e probabilmente quello che determina anche il fatto che non siano ancora stati in grado di

individuarlo, è che si trattava di un edificio molto piccolo perché era un edificio privato e rimase

sempre privato, cioè non era un edificio pubblico dove si tenevano i grandi giochi ufficiali finanziati

dal senato o dal principe, ma si trattava di un edificio privato e gestito in forma privata.

Nell’anfiteatro di Statilio Tauro non vennero mai tenuti dei giochi ufficiali connessi alle festività

dello Stato, ma perché? I motivi possono essere tanti; il fatto che a Roma non si costruì un

anfiteatro pubblico fino all'età vespasianea è un indice molto preciso del timore che in città si aveva

di un edificio di questo tipo che corrisponde bene a ritardo con cui la città si dotò di un teatro stabile

(il primo teatro stabile è quello di Pompeo che però è più giovane di almeno mezzo secolo rispetto

agli altri teatri stabili e conosciamo in campagna); lo stesso vale per gli anfiteatri: l'anfiteatro di

Pompei si data alla fine del II secolo a.C., l’anfiteatro ufficiale di Roma che è appunto l'anfiteatro

flavio si data all'80 d.C.

L’anfiteatro è un edificio, agli occhi dei conservatori, molto pericoloso perché è un luogo di

assembramento di un numero enorme di persone, dove oltretutto si tengono degli spettacoli che

suscitano delle passioni sfrenate; vi sono poi una serie di motivi legati al traffico, alla

complicazione di avere una struttura del genere dentro o vicino alla città, ma l’altra questione

importante è che un edificio del genere può diventare causa di disordini e di sollevazioni popolari,

proprio per la struttura stessa dell'anfiteatro.

Diverso è il caso del circo perché la situazione del circo era evidentemente, anche agli occhi dei

romani, molto diversa; questo fatto determinò un enorme ritardo nella costruzione di strutture stabili

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destinate agli spettacoli anfiteatrali. Questo non significa che a Roma non esistessero i giochi

gladiatori, anzi era uno spettacolo estremamente gradito e frequente; abbiamo visto che fino all'età

cesariana i giochi gladiatori si tenevano nel foro tanto che Cesare aveva previsto un sistema di

collegamenti sotterranei e proprio per poter favorire lo svolgimento di questi spettacoli.

Il fatto che l'anfiteatro di Statilio Tauro, pur essendo state in qualche modo promosso da Augusto

perché sicuramente rientra in questa politica di sviluppo dell'edilizia legata agli spettacoli che ha

tanti altri esempi nel campo Marzio, viene in qualche modo tenuto in disparte proprio per queste sue

caratteristiche per cui si tratta di un edificio piccolo, poco ingombrante, che non viene mai associato

allo spettacolo ufficiale.

In età augustea gli spettacoli teatrali si tennero principalmente in un altro edificio del campo

Marzio, cioè i saepta; quindi questa visione un po' conflittuale rispetto alla realizzazione di

anfiteatro stabile, malgrado questo enorme impulso della politica edilizia verso edifici legati agli

spettacoli, non viene superata in questo periodo, bisognerà aspettare ancora un bel po'.

L’edificio in realtà non era completamente costruito, doveva avere una parte delle strutture stabile,

ma un'altra parte, e non sappiamo quanta, doveva ancora essere lignea perché noi sappiamo che

l'edificio brucia in maniera disastrosa nell'incendio neroniano, per cui è chiaro che l’edificio doveva

in gran parte avere la struttura delle gradinate in una forma semi provvisoria.

Questa difficoltà da parte nostra di capire la struttura del monumento è associata al fatto che noi, per

ora, non abbiamo tracce sicure dell'anfiteatro, tanto che non sappiamo esattamente dove si trovasse;

l'unica nostra certezza è che l’anfiteatro fosse collocato nel campo Marzio perché questo ce lo

dicono le fonti.

Però, al di là di questa informazione, non abbiamo altre indicazioni topografiche più precise che ci

permettano almeno di immaginare una certa collocazione, quindi si è andati per esclusione:

considerando che del campo Marzio ormai noi conosciamo una quantità di monumenti attraverso i

resti archeologici da una parte e le informazioni desunte dalle fonti letterarie, epigrafiche o altro

dall'altra, in pratica l'anfiteatro doveva essere collocato in uno spazio rimasto libero perché

comunque, seppure piccolo, doveva avere un certo ingombro perché la struttura di un anfiteatro

comunque comporta un’area abbastanza consistente, e soprattutto le strutture dell'anfiteatro, anche

se solo in parte costruito, dovevano avere un minimo di ingombro.

Allora le possibilità non sono molte a questo punto perché gli spazi liberi in età augustea

cominciavano a diventare relativamente pochi, considerando anche che l'anfiteatro ha avuto una

certa vita e che nel frattempo intorno gli si devono essere accumulati altri edifici; le possibili

localizzazioni ad oggi sono sostanzialmente due, una in corrispondenza del monte dei Cenci che

oltretutto, essendo una montagnola dall'apparenza artificiale, quasi sicuramente cela un monumento

antico che però non è ancora stato possibile indagare perché sopra c'è un palazzo antico, medievale

rinascimentale.

L’altra possibilità che è ancora meno supportata anche solo da questo piccolo rialzo del terreno, è

collocare l'anfiteatro di Statilio Tauro in una zona che sicuramente in età augustea era parzialmente

libera, cioè nell'area della villa pubblica che era una struttura in parte a giardino con un edificio

costruito, cioè un edificio che aveva dei compiti particolari di ospitalità nei confronti di personaggi

eminenti, di personalità straniere che giungevano a Roma in qualità di ambasciatori e che venivano

ospitati al di fuori della città. Il giardino della villa pubblica che era utilizzato anche per riunioni di

popolo e così via, poteva essere uno spazio aperto in grado di ospitare una struttura del genere, però

in questo caso non abbiamo nessunissima prova, se non in negativo perché sostanzialmente non

abbiamo altre possibilità da proporre, quindi è un po' debole come argomento.

Quindi l'anfiteatro di Statilio Tauro è ormai uno di quei pochi monumenti di cui conosciamo

l'esistenza nel campo Marzio, ma di cui non possiamo avere la collocazione precisa.

Passiamo e esaminare un'altra area sulla quale si esercitano gli interventi augustei nel campo

Marzio, cioè il settore centrale che fu la sede della grande opera monumentale di Agrippa, perché le

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tre aree che esaminiamo corrispondono a tre nuclei monumentali molto diversi, con modalità di

intervento diversi tra di loro: se nel circo Flaminio abbiamo visto un certo modo di agire del

principe che opera in un caso direttamente in tutti gli altri attraverso persone a lui collegate da

legami famigliari o da vincoli di tipo politico, in questo caso l'unica persona responsabile di un

enorme numero di interventi è Agrippa, che è il braccio destro di Augusto.

Agrippa è un personaggio un po' particolare tra tutti quelli che girano intorno ad Augusto perché è

un homo novus, cioè rispetto a Mecenate o Appio Claudio Pulcro, non discendeva da una famiglia

nobile; in questo caso Agrippa appartiene al ristretto gruppo di personaggi che si erano fatti da soli,

come Statilio Tauro e Cornelio Balbo, e che erano arrivati ad una posizione di potere anche in

seguito alla situazione della guerra civile.

Certamente Agrippa è il personaggio che è più legato e vicino ad Augusto tanto che ad un certo

punto è tra i candidati a ereditarne la posizione; in realtà morirà molto prima, però genererà i due

nipoti di Augusto, dando una speranza per il futuro della dinastia.

Il fatto di essere un homo novus lo fa agire in un modo un po' diverso rispetto ad altri personaggi

dell’enturage di Augusto; in questo caso le modalità di intervento di Agrippa nella zona centrale del

campo Marzio sono determinate da una situazione che è frutto della guerra civile, che si coniuga

con l'idea di monumentalizzazione del campo Marzio attraverso la realizzazione di importanti

edifici pubblici, che chiaramente aveva Augusto nell'impostazione dell'intero programma di questo

settore della città.

In questo settore del campo Marzio Agrippa agisce la privato perché tutta quest'area del campo

Marzio è di sua proprietà; stiamo parlando della seconda personalità di Roma dopo il principe che

evidentemente aveva accumulato un enorme fortuna; tra l'altro Agrippa aveva ricevuto da Augusto i

beni di Antonio che a sua volta ricevuto, come triumviro, i beni di Pompeo e ci aveva aggiunto del

suo.

Per questo settore della città significa che le proprietà pompeiane che si trovavano in questa zona

intorno al teatro di Pompeo che era stato costruito in parte su un terreno privato e a cui erano

aggregate delle strutture che non facevano parte del complesso del teatro con i portici di Pompeo,

ma che comprendevano una villa (noi lo sappiamo dalle fonti) che comportava la presenza di un

edificio e di un parco, quindi dovevano avere un'estensione considerevole, considerando che

all'epoca di Pompeo gran parte del campo Marzio era libera da costruzioni.

Questi beni erano passati ad Antonio e da Antonio erano passati ad Agrippa; definire la proprietà è

molto difficile, ma sulla base di fonti letterarie e di indicazioni epigrafiche, noi possiamo

immaginare le proprietà di Agrippa più o meno contenute in un'estensione più o meno contenuta in

questi due rettangoli perché Agrippa realizza una serie di opere nel campo Marzio centrale su

terreni suoi, che sono quelle che vengono incluse in questa zona, cioè dall'area delle terme fino alla

zona del presunto monumento funerario di Agrippa. Inoltre egli possedeva delle enormi proprietà in

Trastevere che erano state collegate alle proprietà del campo Marzio attraverso la costruzione del

ponte privato, utilizzato anche per far passare l'acquedotto vergine che Agrippa fa costruire

principalmente per alimentare le terme del campo Marzio.

Quindi è un po' complicato distinguere gli interventi privati da quelli pubblici perché poi tutti gli

interventi privati di Agrippa diventeranno pubblici, quando Agrippa lascerà per eredità i suoi beni al

popolo romano attraverso Augusto e principalmente gli edifici fatti costruire da lui nel campo

Marzio.

Però questo è possibile ed è possibile in una forma così libera e avanzata, proprio perché Agrippa

costruisce come un privato cittadino, con una modalità completamente diversa rispetto a quelle che

abbiamo visto essere fatto nella zona del circo Flaminio che era già una zona monumentalizzata e

quindi c'erano dei vincoli molto diversi.

Questo fatto gli permette di realizzare quindi degli edifici completamente nuovi che a Roma non

avevano confronti, ma che si inseriscono strettamente nel programma che Cesare aveva cominciato

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ad attuare nel campo Marzio: gli interventi di Cesare sia nel foro che nel circo Flaminio, tutto è

concatenato perché ancora una volta, malgrado tutto, ci si riconnette, e questa è almeno una parte

della politica augustea, che si riconnette ai progetti cesariani.

Cesare aveva deciso di intervenire in questa zona per controbilanciare la presenza di Pompeo che si

trovava nel cuore del campo Marzio centrale, con la presenza di questo monumento ingombrante e

aveva pensato di sviluppare due poli diversi: la zona del tempio di Apollo con la

monumentalizzazione del teatro provvisorio del tempio stesso trasformandolo in un teatro stabile e

la zona dell'attività politica nel campo Marzio, cioè la zona intorno alla villa pubblica, dove veniva

esercitatate le votazioni dei comizi, area destinata a questo compito da secoli.

L’intervento cesariano comportava il rifacimento della villa pubblica e la monumentalizzazione dei

saepta, che era il prato nel quale si tenevano le votazioni; inoltre probabilmente a questo programma

bisognava aggiungere la creazione del santuario delle divinità egizia, cioè l’Iseo e il Serapeo.

Si tratta di un polo ben preciso, addossato al complesso pompeiano è limitato per la presenza di

questa palude, cioè di questo stagno, che è la palus caprae, che non era ancora stata bonificata.

L'edificio che probabilmente era più avanzato in questo programma era quello dei saepta, cioè

questa enorme piazza circondata da un quadriportico che aveva uno scopo ben preciso, ciò era

l'edificio utilizzato per le votazioni dei comizi che richiedevano uno spazio enorme, in quanto le

votazioni dei comizi avvenivano con delle modalità ben precise, attraverso dei carri da dove

venivano incanalati tutti i personaggi appartenenti alle singole tribù che dovevano votare secondo

certe modalità.

Il pregio principale dell'operazione cesariana era quello di monumentalizzare uno spazio nel quale

si teneva una delle attività più caratterizzanti della vita politica di Roma, a cui partecipava il

maggior numero di persone possibile perché era la votazione che comprendeva il maggior numero

di molto devota di votanti, quindi era un'operazione principalmente rivolta verso le classi popolari,

era l'operazione edilizia che in qualche modo controbilanciava il rifacimento della curia, cioè il

rifacimento dell'organo più aristocratico e più conservatore della struttura politica romana.

Quindi abbiamo nel foro la curia, da questa parte, cioè nel campo Marzio, vi è lo spazio per la

votazione dei comizi a cui partecipava tutto il popolo; quindi si monumentalizzata sostanzialmente

questa parte delle istituzioni repubblicane con un edificio che, a detta delle fonti, per la prima volta

vede l'uso abbondante del marmo come materiale da costruzione e questo non fa che sottolineare

l'importanza che Cesare attribuiva a questa operazione; i marmo in questa epoca, cioè intorno alla

metà del II secolo a.C. era utilizzato esclusivamente per i templi ed era comunque un materiale

assolutamente eccezionale perché nella maggior parte dei casi era importato da molto lontano.

Nei saepta quali sicuramente per la prima volta viene impiegato in modo sostanziale il marmo

lunense, cioè il marmo delle cave delle Alpi Apuane che poi avrà un enorme successo

nell'architettura romana, però probabilmente la costruzione di un edificio questo genere è quella che

apre la strada all'utilizzo di questo marmo che è certamente più economico perché è molto più

vicino ed è comunque di qualità altrettanto elevata.

Il regio di questo edificio è che le votazioni potevano avvenire al coperto, questo non significa che

l'edificio era coperto ma significa che poteva coperto, tenendo conto della forma e del risultato

dell'operazione, molto probabilmente le zone destinate alle votazioni potevano essere coperte con

dei tendaggi o dei velari, però esisteva una struttura fisica, non era solo uno spazio dove montare

queste corsie provvisorie; però appunto alla di là della realizzazione dell'edificio, c'era anche una

operazione politico propagandistica.

Questo edificio immenso venne iniziato nel 54 a.C. e portato fino a un certo punto; poi l'operazione

fu continuata da Marco Emilio Lepido, uno dei triumviri e venne conclusa solo da Agrippa nel 26

a.C., quindi un edificio che viene realizzata in un tempo molto lungo, ma bisogna tenere conto

dell'enorme dimensione di questa struttura. 42

L’aspetto caratteristico di questo edificio è che sostanzialmente, quando venne compiuto, era ormai

quasi inutile perché venne concluso quando ormai la trasformazione delle istituzioni repubblicane

era portata a buon punto; la conclusione della vicenda politica di questo edificio sarà

sostanzialmente la sua inutilità nel momento in cui Tiberio, non molti anni dopo il compimento di

una struttura colossale di questo genere, trasferirà i poteri dei comizi al senato e quindi renderà

inutili le votazioni che non si terranno più.

Quindi l'edificio ben presto cessò dal punto di vista della sua funzione primaria, però era stato

strutturato in modo tale che venne immediatamente utilizzato subito per altre funzioni, tenendo

conto del tutto che le votazioni dei comizi si tenevano una volta all'anno, quindi era chiaro che la

monumentalizzazione di una fase di questo tipo certamente aveva un significato politico molto

importante, ma l'edificio che ne risultava non poteva essere utilizzate esclusivamente per le

votazioni perché non avrebbe avuto senso.

La struttura che ne risultò era quella di una gigantesca piazza porticata, certamente la più grande

della città, simile a certe piazze ellenistiche tutte omogenee dal punto di vista dell'architettura,

quindi risultò una struttura che poteva essere utilizzate per attività di vario genere (giochi e feste),

era una zona di mercato e divenne immediatamente una zona di commercio di prodotti di lusso e i

lunghissimi portici vennero utilizzati come luogo di esposizione delle opere d'arte, ancora una volta

un edificio di questo tipo divenne famoso per le opere d'arte che vi erano esposte che essi

accumularono e che resero questo, a detta di alcuni autori romani, uno dei monumenti più belli della

città, più lussuosi e più ricchi di opere d'arte.

Immediatamente viene utilizzato sotto Augusto per spettacoli di tipo gladiatorio perché era uno

spazio molto grande che poteva accogliere anche delle gradinate lignee, non solo, ma era anche

fuori della città, in un'area che era facilmente raggiungibile e in gran parte libera nella zona

circostante, quindi anche dal punto di vista dell'afflusso del pubblico era in una situazione ideale;

poi sostanzialmente era in un luogo dove poteva essere collocato un anfiteatro. Esso non venne

utilizzato solo per spettacoli gladiatori, ma venne utilizzato addirittura per naumachie, cioè battaglie

navali finte, in un'epoca in cui questi spettacoli erano di grandissima nota, infatti Giulio Cesare

aveva fatto costruire una naumachia gigantesca in campo Marzio di cui non abbiamo tracce e lo

stesso Augusto farà realizzare una naumachia ancora più grande in un settore di Trastevere,

probabilmente nella zona di Porta Portese.

Nonostante questo, quest'edificio venne utilizzato per battaglie navali che comportavano

l'allagamento dell'intera struttura è la possibilità di svolgere questi spettacoli che poi saranno

caratteristici degli anfiteatri. Questa struttura si completava, nel progetto originario, ma venne

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realizzato molto dopo con un altro edificio che era un edificio vero e proprio, cioè il diribitorium

che era, dal punto di vista funzionale, lo spazio dove si contavano i voti.

Di quest'edificio sappiamo molto poco perché abbiamo solo una serie di informazioni dalle fonti

letterarie e, dal punto di vista dell'indagine archeologica, considerando che in un'area difficilissima

da indagare perché si trova sotto la Chiesa delle stigmate di San Francesco e sotto corso Vittorio

Emanuele; in realtà l'edificio venne completamente trasformato dagli interventi successivi,

soprattutto da quelli di età tardo antica perché questa struttura venne iniziata da Augusto ed era

sicuramente parte del progetto originario perché in qualche modo completava la funzione dei

saepta; però venne iniziata sostanzialmente dopo il completamento dei saepta e venne compiuta

solo dopo la morte di Agrippa nel 7 a.C. da parte di Augusto, però in realtà funzionò per pochissimi

anni e che ha solo vent'anni dopo Tiberio abolì le votazioni.

Quindi questa sala che era interamente coperta venne utilizzata per altri scopi; dal punto di vista

architettonico era caratterizzata da una meraviglia architettonica, cioè da una copertura lignea

realizzata con delle travi di larice, lunghe ciascuna 100 piedi, cioè 30 m, per le quali erano stati

cercati tronchi in tutto l'impero, proprio per poter avere una sala coperta senza sostegni interni, la

più grande possibile.

Quando questo edificio bruciò nell'80 d.C. non fu più possibile ricostruire il tetto, per cui da allora

rimase senza copertura e questo determinò il fatto che non poté più essere usata per gli scopi per i

quali era stata realizzata dopo l'abolizione delle votazioni e ben presto la zona venne occupata da

altre costruzioni, in particolare venne trasformata in un piccolo edificio termale di III secolo; però è

importante immaginarsela nel programma originario cesariano e poi soprattutto nel completamento

di questo programma da parte di Agrippa e poi di Augusto.

Accanto all'edificio dei saepta vi era il grande santuario delle divinità egizie, cioè l’Iseo o Iseo e

Serapeo; questa struttura noi la conosciamo in gran parte dei resti delle lastre della forma urbis e da

alcuni dati archeologici più o meno recenti, ma soprattutto dai ritrovamenti di sculture e di oggetti

egizi che era questa zona provengono da secoli, dal 500 in avanti.

Il santuario è articolato in tre settori diversi: un grande cortile verso nord, un settore centrale

coperto con una sala maggiore e un settore semicircolare che è quello che conosciamo meglio dalla

pianta severiana, con un corridoio intorno cortile sul quale si apre una serie di cappelle, di ambienti

radiali.

L'edificio venne realizzato durante l'età triumvirale, a partire dal 43 a.C. ed è altissimamente

probabile che l'idea di base o addirittura il progetto fossero già cesariani, proprio perché si inserisce

tra un edificio cesariano, i saepta e un edificio a che invece Cesare aveva riprogettato, cioè la villa

pubblica, colmando lo spazio tra i due monumenti. Non sappiano quanto dell'edificio originario sia

rimasto nel rifacimento successivo all'incendio dell’80 d.C. che comporta, da parte di Domiziano, la

ricostruzione completa o comunque sostanziale della struttura; l'edificio venne poi rifatto ancora

durante il regno degli imperatori severiani, per cui considerando che non sono mai stati fatti degli

scavi sistematici è un po' difficile capire che forma avesse nella sua versione originaria.

È però interessante che venga costruito qui un edificio sacro destinato ai culti egizi, quando nel 53

a.C. questi culti erano stati, per un decreto senatorio espulsi, dalla città, cioè dalla zona entro il

pomerio e lo stesso fece poi Augusto che ribadire questo divieto del culto delle divinità egizie

dentro la città di Roma e lo stesso fece Tiberio.

Malgrado ciò il santuario delle divinità egizie nella zona del campo Marzio è uno dei templi più

grandi e continua a prosperare; ancora una volta si ripete una situazione che avevamo già visto per

altre cose analoghe, e cioè dentro la città non si possono fare certe cose, ma appena fuori dalla città,

nel campo Marzio, appena fuori dal pomerio, queste invece sono accettate e si possono insediare dei

culti stranieri sgraditi nell'area definita dal pomerio, tanto il santuario delle divinità egizia avrà

sempre un’enorme importanza anche nelle epoche successive. 44

Da questa zona vengono una serie di elementi legati alle caratteristiche del culto, tra cui diversi

obelischi di dimensioni ridotte, che sono sparpagliati per Roma nella stessa zona del santuario

(piazza del Pantheon e piazza della Minerva); la chiesa di Santo Stefano del Cacco tra l'altro prende

il nome da una delle statue di babbuini che adesso si trovano ai musei capitolini, rinvenute nella

zona e che erano appunto alcune delle sculture egizie vere che erano presenti nel santuario di

Serapide.

Visti i monumenti pubblici o comunque legati al programma cesariano che Agrippa prosegue, fa

completare vediamo ora quali sono gli interventi privati direttamente nell'area di sua proprietà, che

sono interventi di grandissima portata però per l'intera città, cioè Agrippa agisce da privato, ma

ovviamente nell'interesse pubblico di tutte le operazioni che fa (bisogna ricordare che Agrippa fa

realizzare un importante nuovo acquedotto che serve tutta la parte settentrionale di Roma, cioè

l’acqua vergine che viene inaugurato nel 19 a.C. e che permette di alimentare le nuove terme che sta

facendo realizzare in questo punto della città; fino a quel momento non esistevano acquedotti che

raggiungessero i quartieri settentrionali; inoltre l'acquedotto permetteva di alimentare i giardini

delle ville costruite sul Pincio).

Le costruzioni di Agrippa si concentrano nella zona dello stagno: in origine in questa zona si deve

situare la palus caprae, uno degli elementi caratteristici del paesaggio del campo Marzio più antico;

siamo in un terreno evidentemente alluvionale, basso, paludoso, in una zona dove confluivano

alcuni corsi d'acqua di piccola portata che scendevano dai colli e soprattutto dal Quirinale e dal

Pincio; in particolare due corsi che sono considerati nella letteratura (Livio) dei fiumi, ma che in

realtà sono poco più di ruscelli, l’amnis petronia e l’acqua sallustiana che, come dice il nome,

scendeva dal Quirinale passando attraverso gli orti sallustiani.

Questi fiumiciattoli alimentavano la zona paludosa dell'area centrale del campo Marzio che

assolutamente non siano in grado di definire dal punto di vista dello spazio occupato, ma che

possiamo immaginare, a seconda delle varie descrizioni che abbiamo nelle fonti, occupare almeno

questa zona.

Certamente l'ultima parte della palude doveva corrispondere allo spazio che poi venne occupato

dallo stagno di Agrippa perché lo stagno di Agrippa appare come modificato e trasformate in

qualcos'altro dell'antica palude del campo Marzio; tenendo conto che anche dal punto di vista

altimetrico qui siamo nella zona in assoluto più bassa del campo Marzio e quindi è probabile che vi

fosse effettivamente un'area paludosa in questa zona.

Le strutture di Agrippa, le terme, il Pantheon e quello che sta in mezzo e lo stagno, potrebbero

occupare un'area di questo genere che in qualche modo poteva corrispondere all'antico residuo della

palude; certamente si dovette bonificare la zona e l'arrivo dell'acquedotto portò anche alla presenza

di acqua corrente pura, il cui motivo principale era costruire qui un edificio termale, che è il primo

edificio pubblico di dimensioni considerevoli realizzato a Roma. 45

Le terme di Agrippa sono la testa di serie delle terme imperiali, ma sono un edificio complesso da

capire nella sua struttura perché non sono mai state indagate archelogicamente e noi le conosciamo

attraverso questa pianta che si desume da qualche frammento della forma urbis e da alcune

informazioni molto scalze desumibili da ritrovamenti occasionali effettuati nei secoli passati dei due

isolati all'interno dei quali ricadono le terme.

Rispetto a tante altre situazioni simili, però, noi abbiamo la fortuna che una parte dell'edificio è

sempre rimasta visibile: via dell'arco della ciambella è la strada che separa i due isolati

rinascimentali e che taglia a metà l'edificio termale, quindi in questo caso abbiamo comunque un

elemento importante.

La struttura che vediamo dell'edificio è un po' complicata da definire proprio perché ci mancano

tutta una serie di informazioni e soprattutto non sappiamo quanto l'edificio si espandesse verso

nord, perché l'ipotesi è che tutta questa struttura fosse occupata dalle costruzioni di Agrippa, ma di

questo settore centrale non sappiamo assolutamente niente.

Il problema maggiore è costituito dal fatto che noi abbiamo un'immagine delle terme di Agrippa che

degli inizi del III secolo d.C., mentre le terme sono molto precedenti perché vennero inaugurate nel

12 a.C. però la loro costruzione si deve collocare il 25 e il 12 a.C., in quanto già nel 25 noi abbiamo

notizia dell'esistenza di una struttura che in qualche modo è legato a un edificio termale, cioè il

laconicum che è un luogo dove si facevano i bagni di vapore e che è una struttura tipicamente

termale.

Allora tra il 25e il 12 a.C. viene realizzato questo edificio in una forma che noi in questa fase non

possiamo definire; cioè se questa è la pianta originaria, che poi viene mantenuta durante tutti i

rifacimenti successivi, si può interpretare l'architettura in un certo modo, nel senso che si tratta di

un'architettura che usa le forme curve come elemento caratterizzante, soprattutto nel settore

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centrale, infatti vi sono grandi sale giocate su grandi absidi, passaggi radiali e così via, e anche le

forme degli ambienti usano pareti curvilinee.

Queste forme sono molto più comuni in età posteriore, cioè il confronto con una struttura di questo

genere è di età adrianea, in particolare con villa Adriana dove una pianta del genere ci starebbe

benissimo. Noi sappiamo oltretutto che l'edificio venne rifatto in età adrianea perché Adriano

intervenne su tutto l'isolato: rifece il Pantheon, rifece la basilica neptuni e sulla base della presenza

di bolli adrianei sulle strutture architettoniche che sono state solo in parte viste, ma di cui esistono i

bolli, almeno una parte di questo edificio è sicuramente adrianeo.

La questione è ancora aperta perché la struttura visibile è sicuramente di età severiana, cioè

appartiene all'ultimo rifacimento importante dell'edificio termale conseguente all'ennesimo

incendio; allora interpretare le terme di Agrippa sulla base di questa pianta e discutere della loro

forma in età augustea è un po' rischioso. Certamente, al di là del singolo dettaglio della pianta, qui

ci troviamo di fronte al più antico edificio termale, concepito come edificio pubblico della città e

alimentato da un acquedotto realizzato quasi appositamente; tanto più che edificio passò quasi

subito all'uso pubblico perché nello stesso 12 a.C. Agrippa morì e per testamento lasciò il

complesso delle terme e delle proprietà del campo Marzio in eredità al popolo romano attraverso

Augusto, dotandolo tra l'altro in maniera molto lungimirante di un fondo per la manutenzione,

prevedendo il fatto che comunque dovessero esserci delle spese per il funzionamento e la

manutenzione di questi edifici, inserendo questa clausola nel testamento in maniera molto moderna.

In realtà il complesso era sicuramente qualcosa di molto moderno perché si trattava di un edificio di

grandi dimensioni rispetto alle strutture termali che conosciamo di età tardo repubblicana che sono

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normalmente molto piccole, infatti si preferiva avere tanti piccoli bagni privati, dove per entrare si

pagava una quota, ma che servivano dei piccoli quartieri.

In questo caso lo scopo dell'operazione è collocare un grande edificio in un quartiere al di fuori

dell'area più intensamente abitata, ma dov'era possibile avere lo spazio adeguato per costruire una

struttura di questo tipo che va completata con altre strutture, e cioè con lo stagno che deve essere

concepito come la piscina, la natatio dell'edificio termale che nella pianta manca completamente,

cioè come la piscina per nuotare all'aperto, mentre le altre vasche sono collocate al chiuso e sono

quelle dei bagni freddi, tiepidi e caldi. Nelle terme imperiali l'elemento caratteristico è proprio la

piscina all'aperto e in questo caso è quasi certo che la piscina fosse lo stagno che va immaginato

come una piscina rivestita di marmo; che gli fosse una cura per il paesaggio esterno è indubbio

perché aggregato a questo a insieme monumentale vi era anche il nebus di Agrippa, cioè un bosco

che doveva sostanzialmente incorniciare questi nuovi monumenti.

Quindi dobbiamo immaginare un edificio termale in un’area che non era ancora costruita, perché la

zona costruita nel campo Marzio si fermava al teatro di Pompeo, mentre qui siamo in una zona dove

verso nord cominciavano i prati (già il Pantheon era proiettato su un terreno completamente libero).

Allora qui dobbiamo immaginare un edificio lussuossimo , ricco di marmi e di pitture all’interno

perché l'edificio viene ricordato anche dagli autori di età augustea come un edificio veramente

lussuoso, decorato persino negli ambienti caldi da pitture, cosa che è assolutamente fuori luogo

perché negli ambienti di vapore le pitture si deteriorano in tempi velocissimi; malgrado ciò venne

decorato in maniera così lussuosa. Esso era proiettato verso l'esterno dove si trovava una grossa

piscina marmorea, circondata da giardini e da boschi ricchi di opere d'arte perché oltre alle pitture,

noi sappiamo che nell'edificio era conservata una serie di sculture molto importanti, tra cui

l’apoxiomenos di Lisippo che si trovava nell'area delle terme e che non era l'unica opera originale di

Lisippo, ma che era accompagnata da una statua di leone realizzata per la città di Lampsaco, che era

stata trasferita a Roma e che era collocata in maniera molto scenografica nel bosco.

Quindi bisogna immaginare un edificio molto lussuoso, ricco di opere d'arte si all'interno delle

architetture che all'esterno, con una soluzione particolarmente scenografica dove gli interni e gli

esterni erano entrambi curati per allietare la frequentazione del pubblico che doveva però arrivare

appositamente alle terme, non aveva più la piccola terma vicino a casa, ma aveva l'edificio collocato

nel quartiere dei teatri.

Allora questa ulteriore aggiunta alle funzioni del campo Marzio non fa che ribadire la scelta di

collocare qui una serie di attività legate allo svago, all’otium, al divertimento, facendo del campo

Marzio un quartiere destinato a queste attività perché in seguito verranno qui aggiunti altri edifici

termali, in particolare le grandi terme neroniane che in pratica raddoppierà hanno la funzione terme

di Agrippa, in quanto si serviranno ancora dello stagno di Agrippa come natatio, perché anche nel

caso delle terme neroniane non era prevista una piscina all'aperto, in quanto la natatio era ancora

funzionante e sappiamo tra l'altro che venne utilizzata da Tigellino, che era il prefetto del pretorio di

Nerone per farvi delle feste notturne lussuose su isole galleggianti che venivano montate all'interno

della piscina.

Questa vocazione verso gli edifici di spettacolo venne ribadita con la creazione gli ultimi gli edifici

di spettacolo di questa zona, cioè con il complesso di Domiziano che comprendeva lo stadio e il

teatro coperto che è l’odeion, che è l'ultimo dei teatri di Roma, ma in questo caso ha una tipologia

molto diversa per renderlo coperto.

Tutto insieme va completato con la costruzione di una struttura che non è ancora completamente

chiara, l’Euripo, cioè un lunghissimo canale marmoreo, alimentato dall'acqua vergine, cioè

dall'acquedotto di acque pure, che usciva dallo stagno e arrivava fino al Tevere, secondo un

percorso molto lungo, che non è evidentemente quello di far defluire le acque, come un canale di

deflusso perché altrimenti si sarebbe scelto un percorso più breve. 48

Qui viene costruito un canale che attraversa la parte occidentale del campo Marzio in tutta la sua

lunghezza che probabilmente aveva lo scopo di delimitare le proprietà di Agrippa, con una

costruzione estremamente scenografica perché era un canale marmoreo con i ponticelli che lo

attraversavano, quindi era possibile passare da una parte all'altra pedonalmente in un paesaggio che

doveva essere bellissimo perché era un luogo molto ameno, attrezzato con edifici destinati allo

svago.

Lo scopo era quindi di aggiungere alla città un lussuosissimo quartiere monumentale di edifici

destinati allo svago; tutto questo in un paesaggio che è a metà tra il sacro e il profano; in questo

settore c'è questo canale molto scenografico che oltretutto è interessante perché costeggia alcuni dei

monumenti funerari più importanti di questa zona, luogo di transito e di passaggio anche importante

dal punto di vista delle memorie antiche di Roma.

L’Euripo era luogo dove si poteva andare a nuotare perché si trattava di un canale di acqua pura e

limpida molto lussuoso, ameno; esso è stato individuato in alcune zone del suo percorso ed è stato

possibile proporne una ricostruzione: si tratta di un canale rivestito in marmo e dotato, lungo il suo

percorso, di una serie di ponticelli marmorei uno dei quali era stato individuato e quindi è stato

possibile ricostruirlo, proprio per permettere l'attraversamento da una parte all'altra.

Dal punto di vista urbanistico un'impresa di questo tipo è assolutamente innovativa, infatti qualcosa

di simile c'è forse solo ad Alessandria dove il quartiere dei palazzi reali doveva avere un aspetto

vagamente simile in quanto era un'area a giardino, a parco reale, ma aperto alla frequentazione del

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pubblico, all'interno della quale erano disseminati i vari palazzi che i vari sovrani avevano fatto

costruire nel corso del tempo, in un museo, cioè la sede di un’importante istituzione culturale di

Alessandria, la biblioteca, le tombe reali, compresa la tomba di Alessandro, il teatro della città, tutto

in un paesaggio idillico meraviglioso.

La soluzione prospettata per questa zona del campo Marzio deve avere come fonte di ispirazione

una soluzione di questo tipo e certamente Alessandria è un modello, anche perché le impronte

egittizzanti sono forti; lo stesso paesaggio caratterizzato dagli obelischi dell’Iseo, dell’orologio, di

quelli che verranno eretti ai lati del mausoleo di Augusto, da un richiamo immediato al paesaggio

egizio.

Delle costruzioni di Agrippa che completano questo settore tra gli edifici compiuti rispetto al

programma cesariano e il settore terme­stagno, mancano due strutture che sono il Pantheon e la

cosiddetta basilica Neptuni; stiamo parlando di questa zona che dopo l'impresa di Agrippa risulta

edificata, mentre prima era sostanzialmente libera da monumenti al punto tale che in questa zona vi

era ancora una parte della palude.

La zona di cui ci stiamo occupando in questo momento è questa:

Qui, per completare questo settore, trovano

posto altri due edifici: il primo è un edificio che

per la fase augustea è molto poco chiaro, nel

senso che noi conosciamo questa struttura nella

ricostruzione di Adriano e la conosciamo

relativamente bene nel senso che l'intera parete

è tuttora conservata ed è visibile, infatti nella

parte posteriore del Pantheon troviamo questa

struttura che non fa parte del Pantheon, ma,

quando percorriamo la strada, ci troviamo

all'interno di un edificio diverso rispetto al

Pantheon, cioè questa struttura che viene

basilica Neptuni,

identificata con la cioè la

basilica di Nettuno.

Si tratta di un grande ambiente di 45 x 20 m

che era coperto da una triplice volta a crociera,

però la fase che noi conosciamo è quella

adrianea; per quello che riguarda il progetto

dell'epoca augustea le nostre informazioni sono

molto poche e molto confuse. Quello che si

riesce a capire dalle fonti è che Agrippa

sicuramente fa costruire un edificio che si

chiama con il nome greco Poseidonion, cioè un

edificio dedicato a Nettuno che evidentemente

deve essere connesso con le sue vittorie navali;

infatti tra gli altri meriti di Agrippa c'era quello

di essere un grande ammiraglio: tutte le vittorie

navali di Augusto sono opere del suo

ammiraglio che ha permesso, attraverso due vittorie fondamentali, cioè quella di Nauloco contro

Sesto Pompeo e quella di Azio contro Antonio e Cleopatra, di risolvere la guerra contro i due

nemici principali di Ottaviano.

Per questo Agrippa ottiene degli onori e viene celebrato come ammiraglio; la costruzione del

Poseidonion evidentemente, anche se non è detto in maniera esplicita nelle poche fonti che ne

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parlano, deve essere certamente connessa con la sua abilità sul mare; al di là di questo noi

sostanzialmente non possiamo dire niente.

Il nome dell'edificio ci dice poco di per sé, perché può essere un tempio, o uno spazio di qualche

genere che viene dedicato alla divinità; qualcuno addirittura ipotizza che il Poseidonion sia il

tempio di Nettuno in circo: noi da altre fonti sappiamo anche che nell'area del circo Flaminio uno

degli edifici sacri era un tempio dedicato a Nettuno che era uno dei templi che oltretutto hanno dei

seri problemi di collocazione, perché è uno di quei templi per cui non siamo ancora sicuri della sua

posizione.

Qualcuno pensa appunto che quest'edificio sia stato rifatto da Agrippa proprio per celebrare le sue

vittorie navali; l'ipotesi più probabile è che invece qualsiasi cosa fosse quest'edificio, si trovasse in

stretta connessione con gli altri due edifici sicuramente costruiti ex novo da Agrippa, cioè le terme e

il Pantheon, anche perché qui in mezzo c'è uno spazio considerevole che per ora non si sa come

riempire, in quanto questo settore non è mai stato indagato in maniera tale da poterne proporre una

ricostruzione.

Di questo settore noi conosciamo solo la fase più tarda; detto questo non siamo ancora in grado di

capire che cosa fosse realtà questo edificio, anche perché la cosiddetta basilica Neptuni di età

adrianea è anch'esso un edificio abbastanza difficile da interpretare dal punto di vista funzionale.

Si tratta dal punto di vista architettonico di una grande, impressionante sala coperta, che non è

connessa con il Pantheon, perché non vi sono collegamenti, quindi è sicuramente qualcosa di

indipendente; però al di là di questo noi non siamo in grado di specificarne la funzione precisa, per

la quale è stata costruita.

Qualcuno ha pensato a una sala di udienze imperiali perché ha un'architettura adatta allo scopo, tra

l'altro la parete principale è caratterizzata da questa grande nicchia posta esattamente al centro, che

ha ancora una base per una statua colossale, era rivestita di marmo, aveva un'architettura interna

particolarmente sontuosa, era caratterizzata da un fregio con delfini e tridenti e questo dà l'idea che

vi sia una continuità di dedica con la stessa divinità del mare; però, al di là di questo, la questione

rimane in sospeso.

Certamente la struttura deve avere preso il posto di qualcosa di precedente perché l'intero isolato

risulta interessato dalle costruzioni e questa realizzazione deve risalire alla fase originaria cioè

all'età degli interventi di Agrippa; quindi quello che bisogna ricordare è che esisteva un edificio

dedicato a Nettuno, certamente connesso con l'attività di ammiraglio di Agrippa, che

presumibilmente va collocato in questa zona, cioè al posto della successiva basilica Neptuni, ma al

di là di questo non possiamo dire niente di sicuro.

Quello su cui abbiamo un minimo di indicazioni in più è il Pantheon perché, anche in questo caso,

la fase più antica dell'edificio è complicata da decodificare; queste incertezze sono dovute anche al

fatto che, oltre che il campo Marzio è una zona intensamente costruita, abitata da secoli e quindi

con grossi problemi di indagini archeologiche mirate, tra la fine dell'800 e gli inizi del 900 intorno

al Pantheon sono stati fatti degli scavi dei quali non è mai stato pubblicata alcuna documentazione,

quindi non si conoscono nel dettaglio i dati e i ritrovamenti.

Vi sono alcuni appunti molto sintetici che già facevano intuire qualcosa riguardo a un'ipotesi di

ricostruzione dell'edificio più antico, precedente alla fase adrianea; per una serie di motivi, nella

letteratura archeologica, il Pantheon augusteo è stato ricostruito in un certo modo; anche in questo

caso pochi elementi hanno generato delle ipotesi che a poco a poco sono diventate delle certezze,

perché nel riferire le posizioni degli studiosi precedenti che erano delle ipotesi, queste ipotesi si

sono consolidate senza ulteriori prove, al punto tale da diventare delle certezze.

Tutta questa zona è stata ricostruita in un certo modo, cioè

avendo la pianta della basilica Neptuni di età adrianea, avendo

qualche labile indizio della forma più antica del Pantheon

perché nelle indagini di piazza della rotonda è stato trovato un 51

muro rettilineo, si è ipotizzato che il Pantheon fosse un edificio

rettangolare, aperto verso sud, e si è immaginato che anche la

basilica arresto l'apertura posta di fronte qui in mezzo ci fosse

una piazza, sulla quale si affacciavano i due edifici che in

qualche modo guardavano l'uno verso l'altro.

Quindi qui avremmo un edificio dedicato a Nettuno e dall'altra parte

avremmo il Pantheon che, come dice il nome, era un edificio dedicato

a tutti gli dei; partendo da questo dato, è stato detto che se il Pantheon

doveva essere in qualche modo corrispondente alla basilica Neptuni

anche dal punto di vista della pianta, sicuramente è un tempio del tipo

a pianta trasversa (cioè di un tipo rarissimo, come il tempio di Veiove

e come il tempio della Concordia) e quindi è stato ricostruito così:

in questo caso facendo un ragionamento che era totalmente sbagliato perché, se questa oltretutto era

una tipologia rarissima di edificio e non avendo nessuna prova, arrivare a ipotizzare un tempio di

questo tipo, di cui si conoscono altri quattro esemplari, senza una motivazione precisa e senza dei

dati precisi, la causa è molto discutibile.

Sta di fatto che questa ipotesi è diventata certezza, per cui nei testi di pochi anni fa si riproponeva

una ricostruzione della prima fase del Pantheon di questo tipo, con l'orientamento, l'apertura verso

sud, cioè affacciato verso le altre costruzioni di Agrippa.

Invece alla fine degli anni 90 sono stati effettuati degli scavi nella piazza della rotonda e per motivi

strettamente pratici all'inizio, cioè per il rifacimento del sistema fognario, poi è stato possibile

allargare l'indagine e lo scavo è esattamente davanti alla facciata dell'edificio.

Questo ha permesso di avere dei risultati chiari, dal punto di vista dell'acquisizione dati

archeologici, che oltretutto hanno consentito di riesaminare i pochi appunti degli scavi degli inizi

del 900; ne è venuta fuori una ricostruzione completamente diversa, almeno per quello che riguarda

questa parte dell'edificio, cioè sotto la scala attuale del Pantheon è stata individuata un'altra

scalinata più antica e più bassa; oltretutto la situazione è tale per cui si è appurato che la facciata

originale del Pantheon augusteo era verso nord e quindi l'edificio era orientato come quello attuale,

cioè quello adrianeo.

La facciata oltretutto era più larga dell'attuale, tanto che è stato possibile ricostruire l'aspetto della

facciata originale come una facciata octastila, come nel caso attuale, ma con due muri laterali (in

antis) o decastila, cioè con 10 colonne sulla facciata, quindi dobbiamo immaginare una facciata

come questa, ma più grande perché dobbiamo aggiungere due colonne ai lati della facciata attuale o

due pilastri.

Quindi era una struttura impressionante; per quanto riguarda quello che stava dietro la facciata,

scavi attuali non sono stati fatti perché non era possibile farli e quindi sono stati rivisti i risultati

degli scavi di fine 800, inizio 900; si è quindi appurato che la dimensione dell’edificio antico era

esattamente corrispondente, come larghezza massima, a quella dell'edificio successivo; si è anche

appurato che la struttura dietro la facciata era anch'essa a pianta circolare anche se, per una serie di

motivi soprattutto di tipo architettonico, era praticamente impossibile che fosse coperta da una

cupola, perché in età augustea non si conosceva la tecnologia per realizzare una cupola come quella

che poi è stata imposta sul Pantheon adrianeo, che è frutto di uno sviluppo posteriore

dell'architettura romana.

Allora del Pantheon più antico si può dire che era aperto verso nord e questo è già di per sé un dato

importantissimo perché non si affaccia sul campo Marzio costruito, ma si affaccia sul campo

Marzio a prati e a boschi che occupava la sezione settentrionale del campo Marzio e aveva già una

forma che in qualche modo verrà ripresa nella costruzione successiva; bisogna anche tenere

presente che tra il Pantheon augusteo e il Pantheon adrianeo c'è una fase intermedia, che è

domizianea, di cui non sappiamo praticamente nulla, se non che è effettivamente esistita, in quanto

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ce lo dicono le fonti, in quanto anche queste edificio andò distrutto delle incendio dell’80 d.C. e

venne ricostruito da Domiziano; poi bruciò subito dopo e quindi Adriano dovette intervenire per la

terza ricostruzione, però di questa fase intermedia per ora apparentemente non abbiamo delle tracce

o comunque non abbiamo indicazioni per capire quanto rispettasse la fase precedente e quanto

anticipasse invece la ricostruzione adrianea.

Rispetto quindi all'idea che si aveva del Pantheon augusteo con la cella trasversa e orientato verso

sud, la situazione va ribaltata riguardo l'orientamento e va completamente ripensata riguardo alla

forma dell'edificio perché l'idea della facciata monumentale c'era già nell'edificio originario; la

pianta circolare per lo spazio interno c'era già per l'edificio originario, ma non sappiamo come fosse

completata dal punto di vista di una copertura o meno (è stato ipotizzato addirittura che si trattasse

di un edificio a cielo aperto, un recinto di questo tipo).

Quello che rimane del Pantheon antico è l'iscrizione che compare sulla facciata che Adriano ha

riproposto pari pari, infatti sulla facciata attuale, che è quella adrianea, compare la scritta…

Questa è una scritta un po' strana perché manca il nome della divinità a cui era dedicato il tempio:

qui è Agrippa in prima persona che dice “ha fatto”, ma cosa? Da questa iscrizione e da una serie di

indirizzi presenti nelle fonti, è nato un altro problema e cioè l'interpretazione dello status del

Pantheon che secondo alcuni studiosi non è un tempio pubblico, proprio perché manca il nome

dell'edificio e poi perché il modo in cui è definito nelle fonti non corrisponde pienamente allo status

degli edifici che possono essere classificati come edifici pubblici.

Il nome stesso di Pantheon è un nome

tardo in quanto compare nelle fonti più

tarde, perché tale nome compare in

Microbio; Cassio Dione, che è l'alta

fonte importante su questo edificio, ci

dice che l'edificio era dedicato alle

divinità della famiglia Giulia, in quanto

vi erano all'interno delle statue che

raffiguravano Venere, Marte e il divo

Giulio.

La questione, che è certamente

abbastanza chiara, è che l'edificio era

legato in maniera molto stretta alla

famiglia Giulia perché queste divinità,

che sono le uniche di cui siamo certi che

si trovavano all'interno dell'edificio e

quindi erano parte di quelle divinità che

venivano venerate nel Pantheon, sono direttamente (Venere e il divo Giulio) o indirettamente

(Marte) legate alla famiglia.

A queste divinità hanno poi aggiunte le due statue che secondo le fonti si trovavano nel pronao

dell'edificio, che rappresentavano Augusto e Agrippa, che non stavano nella cella, ma nel pronao,

ma si trovavano in una posizione molto significativa, considerando che due personaggi erano vivi.

L’interpretazione, alla luce del nuovo orientamento dell'edificio e di queste informazioni che si

trovano nelle fonti letterarie, è che l'edificio fosse in qualche modo connesso con il culto imperiale,

in una forma che naturalmente non poteva essere dichiarata, ma che però, considerando che è stato

costruito su uno spazio privato, da un personaggio come Agrippa, che era orientato in modo tale da

avere una strettissima connessione con il mausoleo perché i due edifici si guardavano direttamente,

cioè tra il Pantheon e il mausoleo non c'era nessun'altra costruzione in mezzo ed erano collocati uno

di fronte all'altro e orientati sostanzialmente uno sull'altro; tutto questo triangolo del campo Marzio

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diventa un luogo destinato sostanzialmente alla celebrazione del principe e della sua famiglia, dei

membri viventi e soprattutto dei membri defunti, in quanto qui si accumulano gli edifici funerari

connessi alla famiglia stessa e in questo settore trovano invece posto due importanti monumenti,

cioè l'orologio e l’ara che sono legati alla celebrazione dell'età augustea, del seculum aureum

instaurato da Augusto che ripristina la pace e quindi è una celebrazione del suo regno.

L’edificio è quindi quasi sicuramente legato alla celebrazione dell'imperatore e della sua famiglia

attraverso le divinità legate alla famiglia e il personaggio che era stato divinizzato, cioè Cesare.

È un edificio complesso da tanti punti di vista nella sua interpretazione che però in qualche modo è

il corrispettivo extraurbano del foro di Augusto e di quella lettura particolare che è stata data a quel

ambiente particolare, l'aura del colosso che, anche in quel caso, era probabilmente legata alla

celebrazione della figura del principe attraverso il suo genio.

Dal punto di vista architettonico noi sappiamo ancora qualcosa riguardo al Pantheon perché le fonti

ricordano che la facciata dell'edificio era decorata da cariatidi e in questo c'è un rimando molto

preciso alla scelta decorativa dell'attico del foro di Augusto; noi abbiamo solo questa informazione,

non sappiamo assolutamente come fossero le cariatidi e non si riesce nemmeno a ipotizzare dove

fossero collocate perché effettivamente non conosciamo i dettagli architettonici dell'edificio

augusteo; però il fatto che nell'apparato decorativo dell'edificio ricomparissero delle cariatidi, non fa

che ribadire il legame anche del programma iconografico con il foro.

L’altro elemento che conosciamo dalle fonti sull'aspetto del Pantheon augusteo, è che il frontone

fosse decorato da figure di bronzo; anche questo è interessante perché anche il Pantheon adrianeo

adotta una soluzione di questo tipo: lo spazio frontonale era sicuramente occupato da figure di

bronzo in quanto sul fondo del frontone, che è liscio, compaiono centinaia di segni di fori che sono

stati interpretati come i fori per l'ancoraggio di figure bronzee.

Certamente la decorazione, anche nel caso del Pantheon adrianeo, doveva essere costituita da figure

di bronzo che occupavano lo spazio del frontone, che non è una soluzione molto comune, ma è una

cosa abbastanza insolita. Si può quindi in qualche modo immaginare che la ricostruzione adrianea,

per quello che riguarda la facciata, abbia forse riproposto, in maniera aggiornata, l'aspetto del

Pantheon antico anche perché la volontà di mantenere il ricordo del costruttore iniziale era

fortissima, in quanto l'iscrizione viene rifatta presumibilmente identica a quella che stava sulla

facciata dell'edificio più antico.

Che motivo aveva Adriano di ripristinare il nome di Agrippa quando l'edificio viene ricostruito

completamente da lui e oltretutto il nome di Adriano non compare assolutamente? Quindi è

probabile che almeno nella ricostruzione la facciata vi fosse un'idea di conservare il ricordo

dell'edificio più antico.

Il Pantheon, che appunto è orientato verso nord, ci permette di addentrarci nel settore più

settentrionale del campo Marzio, sia dal punto di vista dell'uso che ne era stato fatto in età augustea

e che poi verrà ulteriormente ribadito da Augusto con i suoi programmi, che è un uso un po' diverso

rispetto agli spazi che abbiamo visto finora, che sono dedicati a edifici sacri legati alla celebrazione

di personaggi particolari o agli edifici di spettacolo che via via trovano posto in questo settore della

città.

La parte settentrionale­occidentale del campo Marzio era rimasta non costruita, quindi era rimasta a

prato e a bosco ed era stata utilizzata nel periodo precedente come luogo di sepoltura per i

personaggi più eminenti perché lo spazio era di pertinenza pubblica o comunque era in qualche

modo sotto il controllo del senato per la concessione delle sepolture.

Noi sappiamo dalle fonti letterarie che alcuni personaggi particolarmente importanti della storia

dello Stato vennero sepolti in questa zona della città; il fatto che qui si potessero seppellire i morti

era abbastanza ovvio perché ci troviamo fuori della città e lungo la strada, uno degli assi principali

che escono da Roma e le necropoli romane si trovano fuori dalle mura e lungo le strade. 54

La questione particolare è dato dal fatto che per poter essere seppelliti in questa zona ci voleva una

concessione particolare del senato; chi era stato sepolto in questo settore della città? Noi sappiamo

che in questa zona venne sepolto Silla, ma del sepolcro di Silla non abbiamo un’identificazione

precisa della sua posizione; Silla venne sepolto con un funerale sontuosissimo, secondo Lucano, in

medio campo, quindi nella parte centrale del campo Marzio, però finora non sono stati trovati indizi

di alcun genere che permettano di proporre una localizzazione un po' più dettagliata.

La cosa importante della sepoltura di Silla fu un funerale straordinariamente lussuoso che egli aveva

espressamente voluto per volontà testamentaria, tanto che le fonti dicono che per il funerale vennero

utilizzate 210 lettighe di aromi offerti dalle donne della città di Roma.

L’altro personaggio eminente che venne sepolto nel campo Marzio fu Giulia, figlia di Cesare e

moglie di Pompeo, legami fondamentali per poter ottenere il permesso di una sepoltura che di solito

veniva concessa ai personaggi più importanti dello Stato romano che avevano fatto qualcosa di

notevole.

Questo funerale avvenne nel 54 a.C. e permise a Cesare di costruire nel campo Marzio un sepolcro

per la famiglia dove poi, tra l'altro, venne sepolto anche lui, con un curioso scontro in senato perché

vi era stata una forte opposizione alla cosa.

Anche nel sepolcro dei giuli non abbiamo una localizzazione precisa, seppure vi siano alcune

ipotesi sul luogo di sepoltura, che sono dovute a ritrovamenti molto antichi che si erano avuti nei

secoli passati e che attualmente non sono più verificabili; l'ipotesi più probabile però, è che il

sepolcro dei giuli si trovasse in questa zona, nell'area grosso modo del successivo tempio di

Adriano, quindi in un settore del campo Marzio vicino alla strada, tanto da poter essere visto dalla

strada e comunque molto significativo per la collocazione poi dei monumenti augustei perché essi

ricadono nel triangolo che si forma mettendo insieme il settore di Agrippa, i monumenti augustei di

questo settore e i monumenti funerari di Augusto e della sua famiglia; quindi questo elemento

costituirebbe un ulteriore sostegno alla proposta di localizzazione del sepolcro di Cesare in questa

zona.

Le altre due importanti sepolture che avvennero nel periodo che ci interessa sono quelle dei consoli

Aulo Irzio e Caio Livio Pansa, i due consoli nel 43 a.C. che morirono durante la guerra di Modena,

nello scontro tra Ottaviano e Antonio e i cesaricidi; questa è una fase molto sanguinosa e brutale

dell'inizio della guerra civile, infatti Cesare è morto da pochi mesi, i cesaricidi sono ancora a capo

di un'importante fazione senatoria e mentre si recano per ricoprire i loro incarichi proconsolari delle

province che sono state loro assegnate, si genera questo scontro nella zona di Modena e dintorni e in

due battaglie ravvicinate i due consoli muoiono entrambi, tra l'altro a tradimento.

Si tratta di una vicenda molto torbida nella quale è coinvolto anche Ottaviano in prima persona, per

cui è una cosa che verrà completamente cancellata dalla storiografia dell'età augustea e tra l'altro è

un evento traumatico per lo Stato romano che si ritrova all'improvviso senza le sue massime

autorità, cioè i consoli che erano concepiti proprio come una diarchia per avere comunque

un'autorità anche nel caso dell'assenza del secondo elemento; in questo caso lo Stato si ritrova senza

autorità e Ottaviano se ne approfitta pesantemente.

I due consoli ebbero l'onore straordinario di avere la sepoltura nel campo Marzio e le sepolture dei

due consoli sono state individuate entrambe: una, quella di Pansa, è stata individuata nell'800 e poi

è andata perduta, l'altra invece, quella di Irzio è stata trovata nel 1937 sotto il palazzo della

cancelleria ed esiste tuttora; quindi nelle cantine di palazzo della cancelleria si trova la sepoltura di

Irzio che è stata identificata in maniera assolutamente sicura dai cippi che definivano lo spazio; le

due tombe si trovavano in questa zona una vicina all'altra, lungo il percorso del successivo Euripo.

Le due tombe dei due consoli vengono collocate in questa posizione per un motivo ben preciso,

infatti siamo ai confini delle proprietà di Antonio in campo Marzio, che era il principale

responsabile delle vicende della guerra di Modena e il senato fa costruire praticamente davanti alla

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villa di Antonio nel campo Marzio, che era la vecchia proprietà di Pompeo, le tombe dei due

consoli della cui morte Antonio era in gran parte responsabile.

L’ultimo edificio funerale che ci interessa che è di età augustea è un edificio che è stato individuato

nella zona di palazzo Cesarini agli inizi del 900; si tratta di un edificio interpretato come funerario

che, dopo una serie di ipotesi poi scartate, è stato in tempi recenti interpretato come il sepolcro che

Agrippa si era fatto costruire nelle sue proprietà, perché in questa zona siamo nella piena area

privata delle proprietà di Agrippa, come il sepolcro della sua famiglia. Questo lo sappiamo dalle

fonti, cioè esisteva una tomba di Agrippa nel campo Marzio, ma Agrippa non è mai stato sepolto

nella tomba di Agrippa perché è stato il secondo personaggio ad essere inumato nel mausoleo di

Augusto e anche in questo caso lo sappiamo dalle fonti.

Quindi Agrippa aveva previsto di farsi seppellire in una tomba che si era fatta costruire nelle sue

proprietà all'interno del campo Marzio, ma la tomba non venne mai occupata da Agrippa stesso.

L’edificio che era impressionante, era costruito a ridosso dell’Euripo, circondato da tre recinzioni

successive che gli davano questa forma curiosa; l'unico elemento che adesso sussiste di questa

struttura questo enorme… che è una decorazione connessa con le strutture funerarie, che è stato

trovato in questa zona e adesso è ai musei capitolini.

Evidentemente questa struttura, nei momenti in cui Agrippa morto trova collocazione nel mausoleo

di Augusto, non ha più funzione dal punto di vista del sepolcro, quindi a che cosa serve? Si è

pensato che sia rimasta come una sorta di memeion, di cenotafio, cioè per ricordare in quella zona,

che era di proprietà di Agrippa e che poi passò al popolo romano per testamento, le qualità e il

valore del personaggio.

È probabile che però a un certo punto sia stato usato come tomba perché noi sappiamo che Giulia

Domna, cioè la moglie di Settimio Severo, in epoca più tarda, venne seppellita in una tomba del

campo Marzio, che non era sicuramente il mausoleo di Augusto che ormai non poteva più

accogliere nessuno perché tutti posti erano occupati, prima di trovare collocazione definitiva nel

mausoleo di Adriano e si è ipotizzato che, visto che questa doveva essere la tomba più

monumentale del campo Marzio, anche se apparentemente non era mai stata usata, Giulia Domna

potesse essere stata sepolta qui.

Al di là di tutte le ipotesi, va considerato che Agrippa aveva previsto di farsi seppellire in una zona

del campo Marzio dove esistevano già altre sepolture eminenti.

mausoleo

Augusto fa realizzare il suo nel 29 a.C., subito dopo il ritorno dall'Egitto e questo è

significativo per l'interpretazione del monumento stesso; il mausoleo di Augusto si chiama

ufficialmente mausoleo e anche questo è un elemento molto significativo perché già nel nome vi un

richiamo molto preciso a un monumento che un tipo di monumento legato alla sovranità ellenistica

(il mausoleo per eccellenza è quello di Alicarnasso che è quello che dato il nome al tipo in quanto il

personaggio che lo ha fatto costruire è Mausolo di Caria).

La scelta del nome rimanda a dei modelli precisi; si tratta di un monumento eccezionale, di

dimensioni eccezionali, infatti non ci sono in Italia in quel periodo dei monumenti così colossali, in

quanto l'edificio ha un diametro di 87 m, quindi è una struttura gigantesca.

L’edificio adesso è in queste condizioni, cioè in pratica sopravvive lo scheletro interno praticamente

spogliato di ogni elemento identificativo perché ha avuto una storia molto travagliata che lo ha

portato, alla fine della sua carriera, a essere anche una sala teatrale di un cinema, prima degli

interventi degli anni 30 che ne hanno ripristinato quel poco che rimaneva dell'aspetto originario e

l'hanno poi inglobato all'interno di piazza Augusto imperatore, di cui vediamo gli edifici intorno che

dovevano avere in origine una funzione di creare una cornice adeguata al monumento.

Dell’aspetto originario dell'edificio sostanzialmente non rimane niente, in quanto quelli che

vediamo sono muri interni che erano coperti dalla struttura che doveva avere un aspetto più o meno

simile a questo: 56

L’edificio era un cilindro molto alto (12 m), coperto da un tumulo sul quale erano stati piantati degli

alberi e quindi si aveva la parte conica ricoperta di alberi, alla cui sommità si trovava una statua

colossale di Augusto dorata; si è calcolato che la struttura avesse un'altezza di circa una trentina di

metri, quindi considerevole, tenendo conto del fatto che siamo in una zona assolutamente piatta,

quindi questo edificio che era l'unica costruzione di tutto questo settore della città svettava ed era

visibile da una distanza molto grande.

Il modello per una struttura di questo tipo apparentemente è qualcosa del genere, cioè il tumulo

etrusco; quindi le tombe a tumulo etrusco italico sono state indicate come il modello probabile, però

alcune caratteristiche lo rendono più simile a certi monumenti di tipo ellenistico e legati alla regalità

orientale, primo fra tutti la dimensione perché non esistono tumuli, anche delle necropoli di

Cerveteri, che siano confrontabili.

Quello che impressiona sono veramente le dimensioni colossali di questo monumento, impressiona

anche perché Augusto è sempre stato molto attento a mantenere certi limiti, soprattutto in

quest'epoca, cioè siamo nel 29, in un'epoca in cui il potere non è stato neppure ancora definito,

infatti Augusto detiene il potere, ma dal punto di vista giuridico non ancora una definizione precisa.

Quindi bisogna guardare anche ai modelli orientali; dobbiamo ricordare che Augusto era appena

tornato dall'Egitto e in Egitto era andato a visitare la tomba di Alessandro magno e l'aveva fatta

aprire per poter vedere le spoglie del condottiero.

Quindi i modelli orientali, e in questo il nome scelto è molto significativo, devono essere

assolutamente tenuti presente; questa è una fase della vita politica di Ottaviano in cui Alessandro

magno ha un peso considerevole come modello politico.

L’edificio è costituito da una serie di anelli concentrici che hanno diametri sempre inferiori e che

sono sempre più alti e all'interno lo spazio era occupato da questo sistema di concamerazioni

cieche, quindi non accessibili, che avevano principalmente la funzione di reggere e di tenere ferma

57

la terra che ricopriva tutta la parte superiore della struttura, un corridoio anulare che girava tutto

intorno alla parte centrale dell'edificio stesso, uno spazio circolare più interno con un pilastro al

centro che era quello che reggeva la statua sommitale e all'interno del quale era ricavata una piccola

camera.

Le sepolture trovavano posto principalmente nello spazio circolare interno e una sepoltura poteva

trovare posto nella camera centrale che naturalmente si interpreta come la camera destinata allo

stesso Augusto. Il mausoleo venne realizzato nel 29 a.C. ed accolse le prime spoglie nel 23 perché il

primo personaggio che fu seppellito fu Marcello, l'erede mancato, del quale sopravvive l'iscrizione.

Sappiamo che l'edificio venne riaperto nel 12 a.C. per accogliere Agrippa e questo era un onore

eccezionale perché Agrippa non faceva parte a rigore della famiglia; poi vi furono seppelliti i due

nipoti Lucio Cesare nel 2 a.C. e Caio Cesare nel 2 d.C. e lo stesso Augusto nel 14 d.C.; in seguito

entrarono Druso minore, Livia, Tiberio e Druso maggiore che vi venne fatto collocare da Claudio,

pur essendo morto nel 9 a.C. a e che precedentemente doveva avere trovato posto in un altro

sepolcro, perché non era membro della famiglia giulia, ma era membro della famiglia claudia.

Questi sono i nomi dei personaggi che le fonti ricordano essere stati inumati nel mausoleo; noi

sappiamo anche che nel mausoleo non vennero inumati Giulia, la figlia di Augusto, per divieto

esplicito del padre che lasciò scritto nel testamento che la figlia, che era stata esiliata, non doveva

entrare nel mausoleo e Nerone per le vicende connesse alla sua morte cruenta.

Entrarono poi altri personaggi che vennero trasferiti dai successori, per esempio Caligola che fece

collocare le ceneri di Agrippina maggior,e che era la madre e dei fratelli; cioè il mausoleo si

configura come una tomba familiare, allargata poi ad altri membri, e quindi come una tomba

dinastica perché nel mausoleo di una famiglia potevano entrare solo i membri della famiglia stessa.

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L’edificio venne utilizzato come luogo di sepolture imperiali fino a Nerva: l'ultimo imperatore che

vi fu seppellito fu Nerva, tenendo conto che non vennero seppelliti qui gli imperatori della famiglia

flavia e gli altri membri della famiglia flavia perché Domiziano fece costruire una tomba per i

membri della famiglia flavia sul Quirinale, cioè il templum gentis flaviae.

Con Nerva l'edificio in fu chiuso perché non c'era più posto, cioè non era più possibile accogliere

nessun altro in quanto non erano più disponibili più posti e quindi Adriano fece poi costruire il

nuovo sepolcro imperiale, cioè il secondo mausoleo dall'altra parte del Tevere.

Oltre alle indicazioni delle fonti abbiamo alcune iscrizioni che riguardano i luoghi delle deposizioni

delle ceneri all'interno della struttura; vi sono poi altri frammenti di altre iscrizioni che permettono

di avere un quadro un po' più ampio delle sepolture che erano avvenute nel mausoleo di Augusto.

All’esterno dell'edificio doveva esserci una struttura che sottolineava il punto di accesso e ai lati

dell'ingresso trova posto un documento molto importante, cioè vi furono poste le lastre di bronzo

sulle quali venne inciso il testo delle Res Gestae divi Augusti, cioè dell'autobiografia di Augusto

che era pensata come un monumento ufficiale in cui Augusto dava tutta una serie di informazioni

sul suo regno, come un vero e proprio testamento politico; si tratta di un documento unico per il

mondo romano perché è l'unico testo di un imperatore, che ci è giunto praticamente completo, in cui

fa il resoconto del suo regno.

È un testo, al di là della enorme quantità di informazioni che ci fornisce, molto interessante è

importante per l'interpretazione della politica augustea perché naturalmente dà il suo punto di vista

e soprattutto fornisce una ricostruzione, anche per quello che riguarda il suo avvento al potere in

cui, con uno stile che è assolutamente lo specchio del personaggio, le cose sono dette modo tale che

non si capisca come siano avvenute e sono dette sono le cose che sia importante che siano dette da

parte di Augusto.

Questo documento, che era esposto davanti al mausoleo in una forma ufficiale, è stato riprodotto in

un numero che non conosciamo, ma che doveva essere notevole, di esemplari marmorei, distribuiti

59

in tutto l'impero perché il testo noi non lo conosciamo dal documento originale che doveva trovarsi

qui davanti, ma lo conosciamo dai frammenti che sono stati recuperati importi diversi e la versione

più importante e quella più lunga che possediamo è quella di Ankara, il cosiddetto monumentum

ancyranum, che era inciso sulla parete del tempio di Roma e Augusto ad Ankara; l'altra versione

importante del testo viene da Afrodisia, poi vi sono altre versioni di cui possediamo anche solo

piccole porzioni e si è appurato che il testo era sempre lo stesso; messi tutti insieme questi

frammenti hanno permesso di avere l'intero documento.

L’altro elemento che caratterizzava l'aspetto della facciata era la presenza dei due obelischi gemelli

che non si sa esattamente dove fossero posizionati, ma si è ipotizzato che fossero posizionati un po'

più lontani rispetto all'ingresso; uno degli obelischi è quello del Quirinale, l'altro è quello Esquilino

e tirava dietro Santa Maria maggiore.

Si tratta di due obelischi di età romana, cioè sono obelischi egizi a tutti gli effetti, ma realizzati in

età romana in sienite, cioè nello stesso materiale degli obelischi egizi, cioè granito rosa di Aswan,

che sono relativamente piccoli infatti sono altri 14.50 m e sono anepigrafi, cioè sono lisci, non

hanno un testo iscritto. Le fonti non li ricordano se non in epoca molto tarda, quindi noi non

sappiamo quando sono stati collocati; il fatto che non ne parli soprattutto Strabone, perché

comunque si tratta di elementi molto significativi, particolarmente caratterizzanti il paesaggio, ha

fatto pensare che fossero stati innalzati non da Augusto, ma da qualcuno dei successori (qualcuno

pensa a Domiziano, ma non si sa perché).

Una spiegazione potrebbe semplicemente essere che erano stati collocati durante l'ultima fase del

regno di Augusto e quindi Strabone ormai aveva già scritto il suo testo; comunque sta di fatto che

noi non possiamo datare con precisione la collocazione di questi obelischi che però costituiscono

degli elementi molto significativi in quanto a non erano gli unici nella zona perché un settore del

campo Marzio settentrionale, tra le costruzioni di Agrippa e il mausoleo, era caratterizzato da un

altro obelisco molto importante, cioè dall'obelisco dell'orologio.

C’è un passo di Strabone (libro V, 3, 8) che è molto interessante perché in forma molto sintetica ci

conserva l'aspetto di questo settore del campo Marzio.

Il luogo della cremazione di Augusto non è noto con prove certissime, ma sulla base della

descrizione di Strabone e di alcuni indizi (perché nel 700 sono stati trovati resti di un edificio a

recinto, con degli elementi in bronzo che probabilmente erano quelli della recinzione di cui parla lo

stesso Strabone) in questa zona e identificazione del monumento a proposta anche in base al fatto

che si troverebbe perfettamente allineato tra il mausoleo e il Pantheon, in una zona che poi viene

utilizzata nel secolo successivo per la cremazione degli imperatori della dinastia degli antonini

perché qui accanto c'era l’ustrino di Antonino pio, poi trasformato in monumento di consacrazione,

cioè nel monumento che ricordava la divinizzazione e l'assunzione tra gli dei di Antonino pio e qui

vi era la colonna di Antonino pio.

L’ustrino di Augusto che quindi era un luogo monumentalizzato proprio perché era il luogo dove il

cadavere di Augusto era stato cremato prima di essere collocato all'interno del mausoleo, fa parte di

un piccolo nucleo di monumenti funerari che devono essere collegati al mausoleo stesso, cioè il

mausoleo non è solo una tomba isolata in questo settore del campo Marzio.

Se qui immaginiamo la collocazione del monumento di consacrazione di Augusto, dobbiamo anche

ricordarci che vi erano altri due monumenti in qualche modo connessi alle sepolture della famiglia,

il più importante dei quali è una vasta area dove sono stati identificati i cippi che ricordano la

cremazione di alcuni personaggi della famiglia e questi cippi esistono tuttora e sono conservati ai

musei vaticani. Essi sono stati trovati nel 700, nella zona della chiesa di San Carlo sul corso: qui

vediamo per esempio il cippo di Caio Cesare e quello di Vespasiano; si tratta dei cippi di

cremazione, non di sepoltura, cioè indicano il luogo in cui questi personaggi erano stati cremati e

vengono da questa zona dove sono stati trovati i resti di una struttura monumentale che

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probabilmente serviva per la cremazione dei personaggi della famiglia, che poi trovavano

collocazione nel mausoleo oppure nelle tombe relative.

È evidente che vi è un rapporto stretto tra il mausoleo questa struttura che si trova a pochi metri di

distanza; lungo la via Lata è stato individuato un secondo monumento simile a questo, più tardo,

probabilmente dell'età tiberiana, e sulla base di alcune iscrizioni è stato ipotizzato che si tratti di un

sepolcro della famiglia claudia dove sono stati inumati i membri minori della famiglia giulio

claudia, soprattutto dalla parte dei claudi, a partire dall'epoca di Tiberio.

Quindi qui troviamo tutta una serie di personaggi, di cui sappiamo appena il nome o poco più,

infatti la famiglia giulio claudia aveva un numero notevolissimo di personaggi che hanno lasciato

pochissime tracce nella storia e che però in qualche modo dovevano trovare una degna sepoltura.

Quindi vediamo che tutta la zona viene in qualche modo interessata dalle vicende sepolcrali della

famiglia che si dispongono attorno agli altri due monumenti importanti di questo settore che sono

appunto l’orologio e l’ara pacis.

L’altro aspetto significativo è che proprio questo settore del campo Marzio, nel II sec diventerà il

luogo di consacrazione, cioè di cremazione e quindi di trasformazione in divinità di membri della

famiglia degli antonini e questo settore più meridionale sarà quello che accoglierà i templi funerari

della famiglia stessa; quindi la locazione funeraria connessa con le famiglie imperiali di questa zona

del campo Marzio viene ripristinata dopo l'interruzione della dinastia dei flavi che invece scelgono

un'altra soluzione.

Soprattutto è interessante che con gli antonini venga ripristinata questa zona, anche se la tomba

ufficiale non è più il mausoleo di Augusto, ma si trova oltre il Tevere, lungo la strada che

permetteva di raggiungere il mausoleo di Adriano, cioè il nuovo mausoleo imperiale.

Qui trovano posto gli altri due monumenti che sono strettamente collegati tra di loro, cioè l'orologio

e l’ara pacis; l'orologio è una gigantesca meridiana tracciata su un lastricato marmoreo che aveva

come gnomone un obelisco vero, egizio a tutti gli effetti, che era un obelisco eretto da Psammetico

II a Heliopolis, che nel 10 a.C. Augusto aveva fatto trasferire a Roma e innalzare in questo settore

del campo Marzio, su una base che è in parte conservata, con una dedica al dio Sole.

Questo obelisco, così come quello che era stato eretto nel circo Massimo, sono dei monumenti che

sono dei bottini di guerra che ricordano la conquista sull'Egitto e che poi inaugureranno una moda

ripresa dagli imperatori successivi di trasferire questi particolari monumenti, che erano monumenti

61

del culto solare dell'Egitto faraonico e anche tolemaico, a Roma per essere in qualche modo

reimpiegati.

Domiziano lo farà quando ricostruirà il santuario delle divinità egizie nel campo Marzio e quindi

ricontestualizzerà gli obelischi che trasferirà a Roma, così come utilizzerà una serie di statue di età

faraonica e tolemaica nel nuovo santuario delle divinità egizie; in altri casi l'uso è un po' diverso,

come nel caso degli obelischi collocati sulle spine dei circhi, anche se la connessione dell'uso di

questo monumento è data dal fatto che anche nel circo gli obelischi hanno la funzione di un

monumento legato al culto solare.

Nel caso dell'orologio di Augusto, questo obelisco che era alto 29.50 m, cioè 100 piedi romani,

viene utilizzato con una funzione celebrativa molto precisa perché questa valenza di oggetto

trionfale legato alla conquista dell'Egitto, si connette con il significato di questo gigantesco orologio

solare.

L’orologio è stato ricostruito nella sua estensione e studiato a partire dai resti individuati sotto il

settore del campo Marzio, infatti in più punti è stato rinvenuto il piano marmoreo della meridiana

con tutti i segni relativi all'orologio stesso e le indicazioni con i nomi dei venti e dei segni zodiacali.

Questa struttura però, pur essendo un vero orologio, aveva chiaramente una funzione celebrativa

perché il complesso venne inaugurato il 30 gennaio del 9 a.C., che è il compleanno di Livia ed era

studiato in modo tale da essere in stretta connessione con l’ara pacis, in modo tale che l'ora segnata

dall'obelisco, il 23 settembre, che era il compleanno di Augusto, cadesse esattamente sull'ara pacis;

quindi si trattava certo di un calendario, però era un orologio solare che indicava, in un certo

momento, un evento ben preciso, cioè il compleanno dell'imperatore.

L’intera struttura quindi può essere immaginata come un orologio che segna il tempo del nuovo

secolo augusteo e che culmina nella scansione di questo tempo, che è un tempo eterno, perché si

ripete sempre uguale a se stesso, in quanto il percorso del sole è sempre lo stesso e che si ripete

secondo cicli ben definiti; tutto ciò culmina in un evento ben preciso, cioè nel giorno che celebra il

compleanno dell'imperatore, cioè dell'artefice del nuovo ordine mondiale.

Quindi quella che era una struttura che doveva avere anche una funzione pratica (gli orologi

pubblici a Roma esistevano, erano rari, infatti già dal II secolo a.C. erano state costruite alcune

meridiane monumentali) di scansione del tempo, aveva anche una funzione celebrativa, anche

tenendo conto della collocazione della struttura.

Tutto questo terreno era quasi sicuramente di proprietà di Augusto e della famiglia ed era occupato

da monumenti che sostanzialmente erano riferiti ad Augusto e alla sua famiglia.

La costruzione di questo orologio è un'impresa colossale perché nessuno poteva vederlo dall'alto,

cioè tracciare un orologio di queste dimensioni, disegnandolo sul terreno in modo tale che

funzionasse in maniera assolutamente precisa tanto da scandire questi eventi così importanti era

un'impresa per l'epoca veramente impressionante, anche perché ci sono tutti gli studi matematici

sulla costruzione, basati sulla posizione degli astri dell'età augustea, e si è appurato che

effettivamente si tratta di un orologio estremamente preciso.

Oltretutto esso funziona solo per pochi anni, perché già Plinio il vecchio ci diceva che non c'era più

una corrispondenza precisa tra l'ora effettiva e l'ombra che veniva segnata dall'obelisco perché,

62

probabilmente in seguito a un terremoto, l'obelisco si era spostato e quindi questa assoluta

precisione del progetto originale venne vanificata e nessuno fu più in grado di risistemare il

monumento in modo tale che l'orologio riprendesse a funzionare nel modo più corretto.

Oltretutto anche dal punto di vista della realizzazione si tratta di un'impresa impressionante si tratta

di una grande piazza sulla quale era tracciato tutto il reticolo della meridiana con l'indicazione in

greco e con anche alcuni disegni e la rappresentazione dei segni zodiacali; sulla base dei pochi

elementi identificati con sicurezza si è ricostruito l'intero tracciato.

Quello che ci resta da esaminare è un monumento fondamentale per capire la politica monumentale

di Augusto e l'atteggiamento che Augusto ha nei confronti dello Stato da una parte e l'uso

dell'immagine come propaganda dall'altra.

pacis augustae

L’ara è un'altare monumentale che da una parte si rifà alla tradizione che è attestata

nella storia romana, ma dall'altra si presenta come un monumento nuovo ed eccezionale; l'altare,

che è collocato nella zona del campo Marzio settentrionale, quasi sul margine della via Flaminia,

viene votato dal senato il 4 luglio del 13 a.C. per celebrare un avvenimento preciso, cioè il ritorno di

Augusto da una spedizione in Gallia e in Spagna per motivi strettamente militari, cioè per sedare

delle ribellioni e per completare la sistemazione del territorio.

L’edificio vero e proprio viene dedicato, una volta compiuto, il 30 gennaio del 9 a.C., quindi tre

anni e mezzo dopo; queste due date sono entrambe significative, infatti Augusto tornando dalla

spedizione del 13 aveva rinunciato al trionfo e invece di ottenere l'onore del trionfo, aveva preferito

accettare un omaggio molto minore dal punto di vista del significato che una scelta in questo senso

poteva rappresentare agli occhi dei romani, cioè semplicemente un altare che ricordasse il rientro

dalla spedizione che era stata una spedizione favorevole per Roma.

Quindi apparentemente si tratta di una scelta, ma in realtà, come tante altre cose dell'agire di

Augusto rispetto allo Stato romano, alle istituzioni e alla tradizione, il risultato è stato che Augusto

ha rinunciato al trionfo, ma ha ottenuto un monumento eterno che ricordasse ai posteri la gloria

della spedizione e soprattutto celebrasse il nuovo aspetto dell'ordine mondiale ottenuto attraverso le

imprese militari del personaggio; questo perché questo omaggio apparentemente minore si è

concretizzato in un monumento che in questa forma non ha confronti nella storia monumentale di

Roma e sostanzialmente inaugura una nuova tipologia monumentale, cioè quella degli altari legati

alla figura imperiale in una forma così fortemente monumentale e così fortemente carica di

messaggi figurativi di carattere politico.

Questo monumento è certamente uno dei manifesti della politica augustea, in tutti i sensi; l'edificio

è menzionato tra l'altro nelle Res Gestae, nel cap. 12, quindi non nell'elenco dei monumenti o delle

imprese architettoniche che Augusto ricorda specificatamente nei capitoli successivi, ma legandolo

espressamente alle spedizioni militari.

L’edificio viene eretto in una zona del campo Marzio che è priva di monumenti altrettanto

significativi e che viene sostanzialmente occupata da una serie di edifici o di elementi che sono

strettamente legati alla figura del principe e alla sua famiglia; cioè è una zona del campo Marzio che

diventa sostanzialmente celebrativa di Augusto e della gens Giulia.

Nella topografia di Roma attuale il punto esatto in cui si trovava nell'antichità l’ara pacis si trova

sotto palazzo Piano, cioè alle spalle della chiesa di San Lorenzo in cucina; quindi il punto esatto di

erezione dell'altare è stato localizzato perché quello che vediamo nell’immagine è frutto di una

ricostruzione e di una ricollocazione in una nuova posizione che non è quella antica.

L’edificio attualmente si trova presso il mausoleo di Augusto in piazza Augusto imperatore, ma

questa posizione è stata assunta solo negli anni 30, in particolare nel 1938, quando sono stati

ricomposti i frammenti che sono stati recuperati a partire dal Rinascimento e in una serie di

campagne di scavo successive, che hanno portato a una totale o quasi ricostruzione dell'edificio. 63

Dato che non era possibile ricostruire l'edificio esattamente dove si trovava in antico perché quella

zona del corso è altamente costruita con costruzioni anche molto antiche, si è scelta questa

soluzione di collocare l'altare presso il mausoleo di Augusto, quindi in una zona dove c'era già un

altro edificio particolarmente significativo in questo senso, all'interno di una teca di vetro che

rendesse l'edificio visibile anche all'esterno e che contemporaneamente lo proteggesse dagli agenti

atmosferici.

Questa soluzione è strettamente collegata alle celebrazioni del millenario augusteo, nel 1938; i

primi frammenti dell’ara pacis sono stati recuperati verso la metà del XVI secolo, in seguito a dei

lavori relativi alla sistemazione di palazzo Piano, che era un palazzo in origine annesso alla chiesa

di San Lorenzo in cucina, che era il palazzo dei cardinali nella chiesa, che poi passò alla famiglia

dei Peretti che fecero ricostruire l'intero edificio e in quell’occasione riemersero diversi frammenti

della decorazione scultorea.

Da allora in avanti vennero liberati una serie di frammenti che finirono in diversi musei d'Europa;

solo nel 1903 vennero effettuati negli scavi programmatici perché verso la metà dell'800 i

frammenti che erano stati riconosciuti come pertinenti a un unico monumento, vennero attribuiti per

la prima volta all’ara pacis; cioè a partire dal 500 ci si rese conto che sotto palazzo Piano vi era un

monumento importante e nella seconda seconda metà dell'800 questo monumento venne

riconosciuto come l’ara pacis.

Nelle due campagne del 1903 e soprattutto del 1937/38 di cui qui vediamo i lavori, venne

recuperato tutto quello che era possibile recuperare del monumento, tenendo conto che le condizioni

dello scavo erano estremamente complesse perché sopra il monumento gravava il palazzo

cinquecentesco e quindi c'erano anche dei grossi problemi statici, lo spazio disponibile per lo scavo

era ridottissimo e soprattutto l'acqua della falda e del Tevere saliva continuamente, tanto che venne

adottato un sistema che rimase celebre per poter effettuare lo scavo spesso, cioè acqua di falda

venne congelata con i macchinari di raffreddamento della birreria Peroni.

Questo fu uno scavo per allora assolutamente futuristico e fu un'impresa importante anche perché

portò al recupero sostanzialmente integrale di quella parte del monumento che non era ancora stata

scavata precedentemente.

L’edificio venne ricostruito sulla base di studi allora molto accurati e riutilizzando quasi tutti i

frammenti possibili, cioè quelli trovati nei due scavi programmati, ma anche quelli che erano

collocati nei musei italiani (per esempio la lastra più importante allora conosciuta che era quella con

la figura femminile interpretata come Tellus si trovava agli Uffizi); rimasero fuori solo i pochi

frammenti che erano all'estero e che non

vennero concessi dei musei, il più grande

dei quali si trova ancora adesso al museo

del Louvre.

L’inaugurazione dell'edificio avvenne il

23 settembre del 1938 perché era

esattamente il millenario di Augusto,

questo all'interno di un programma di

celebrazioni dell'anniversario che aveva

portato a una serie di manifestazioni, tra

cui l'importantissima mostra connessa al

millenario augusteo.

Oggi è ancora in atto la polemica

conseguente alla demolizione del primo

edificio costruito sopra l’ara pacis, che

già allora aveva suscitato notevoli

discussioni e alla costruzione del secondo

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edificio dell'architetto Maier, che ha suscitato altrettante polemiche, che si inserisce in un contesto

monumentale che ha già la sua storicità, cioè la piazza Augusto imperatore che è discutibilissima

dal punto di e isterico, però ormai era una struttura storicizzata; finalmente però, dopo moltissimi

anni da molto poco tempo, l'edificio antico, cioè il monumento vero e proprio è tornato visibile.

Il monumento è interamente realizzato in marmo lunense e appoggiava in origine su una fondazione

in tufo e travertino che però era completamente rivestita in marmo, mentre tutto l’alzato è in

marmo.

Esso è composto dall'altare vero e proprio che si trova al centro e tutto intorno all'altare vi è un

recinto marmoreo che racchiude l'altare stesso e delimita lo spazio sacro; il recinto è quasi quadrato

in pianta, infatti i lati misurano 11.50 x 10.50 m circa.

Sulle due facciate vi sono due porte e le due facciate sono orientate una verso ovest ed è la facciata

principale, rivolta verso il campo Marzio e l'orologio di Augusto, caratterizzata da una rampa con

nove gradini larghi e bassi che collegavano il piano su cui si impostava l'altare stesso al livello del

campo Marzio (nella struttura attuale sono in gran parte originali).

L’altro lato invece, la facciata est, che era la facciata posteriore, era però rivolto verso la via Lata,

quindi comunque aveva un affaccio molto importante, perché entrando da Roma era quello il lato

che veniva visto dallo spettatore; via Lata era collegata al monumento stesso attraverso un sentiero

espressamente realizzato.

Quindi dall'esterno l'altare era visibile attraverso le due porte e occupava lo spazio centrale del

piccolo edificio; dal punto di vista delle soluzioni architettoniche il recinto era organizzato come

una struttura continua che appoggia su un basamento liscio, che permette di superare il dislivello tra

il piano del campo Marzio e il livello della via Lata che è più alto e che è esattamente al livello della

soglia della porta. Il recinto è immaginato come una struttura organizzata architettonicamente in

alcuni pilastri, 4 angolari e 4 affiancati alle porte, che reggono un architrave che costituisce la parte

sommitale della struttura; esso è decorato sia esternamente che internamente e interamente, cioè

ogni elemento è lavorato e scolpito, ma delle decorazioni, quella interna e quella esterna che pure si

corrispondono, sono completamente diverse l’una dall'altra.

La decorazione interna riproduce un recinto ligneo e delimita lo spazio sacro; questo altare è, dal

punto di vista della religione romana, un templum minus, cioè la soluzione più elementare per

definire uno spazio sacro; il templum è uno spazio reso sacro attraverso una serie di operazioni

cerimoniali che seguono delle regole precise, che definiscono lo spazio consacrato, delimitato da

una struttura che in questo caso era un recinto ligneo che ritagliava uno spazio che era stato reso

sacro e che quindi come tale era un templum. 65

All’interno del recinto quindi viene riprodotto il recinto ligneo stesso che doveva essere quello che

in origine, quindi al momento del voto, era stato eretto per definire lo spazio dell'altare; la parte

inferiore del recinto interno è appunto caratterizzata dalla palizzata lignea che è sormontata da una

balaustra con una decorazione a palmette, mentre la parte superiore della fascia interna del recinto è

caratterizzata dagli elementi che erano tipici della decorazione di un recinto sacro, cioè bucrani che

reggono dei festoni di fiori e di frutta e patere; i bucrani sono dei crani di bue scarnificati, resi

scheletri, alle cui corna in questo caso mozzate sono attaccate delle ghirlande che sono

straordinariamente ricche di fiori e di frutta di tutti i generi.

Alle estremità delle ghirlande pendono le bende che legano le ghirlande stesse ai crani; al centro di

ogni ghirlanda è posta una patera che è uno strumento sacro per effettuare le libagioni, cioè per

versare il vino sull'altare che è una delle operazioni di offerta gli dei; quindi tutto l'apparato che

caratterizza la parte superiore della recinto interno è strettamente legato alla funzione dell'altare e in

qualche modo è immaginata come riproducente l’aspetto dell'altare e momento del voto iniziale.

Al centro del recinto vi è l'altare vero e proprio che è caratterizzato da un basamento sulla facciata

anteriore del quale vi è una scala che permette di raggiungere la vera e propria mensa sacrificale che

è la parte più elevata dell'altare stesso, chiusa da una spalletta costituita da un lato lungo di fondo e

da due porzioni di muretto che avanzano e che recingono in qualche modo la parte su cui

avvenivano i sacrifici.

Purtroppo, contrariamente al recinto, l’altare vero e proprio è molto mal conservato perché è in

assoluto la parte più lacunosa della struttura e si conserva solo una parte minima della decorazione;

però è stato possibile, sulla base degli elementi superstiti, ricostruire l'intera struttura dell'altare che

ha appunto questa forma più o meno tradizionale, ma soprattutto una porzione significativa

dell'apparato decorativo relativamente alla parte più alta; anche la parte più bassa era certamente

rivestita di rilievi perché esistono alcuni minutissimi frammenti che non possono che essere

attribuiti alla parte più bassa dell'altare stesso che però sono talmente mal ridotti che non

permettono neppure di ipotizzare quale fosse il soggetto della decorazione.

La parte alta ha invece come elementi decorativi principali prima di tutto due figure di grifi alati che

costituiscono le testate dei muretti laterali che sono delle figure praticamente a tutto tondo, sulle

66

quali appoggiano queste volute d’acanto che costituiscono la parte superiore delle spallette laterali

con questa soluzione molto elaborata di doppia voluta contrapposta che corona la parte più elevata

di questa porzione dell'altare.

Un fregio si disponeva sulla parte interna ed esterna del muretto che coronava l'altare stesso e di

questo fregio si conservano alcune porzioni; la base dell'altare è costituita da quattro gradini su cui

appoggia l'altare vero e proprio che ha una scala interna che porta alla mensa su cui si compivano i

sacrifici e questa struttura è caratterizzata dal recinto superiore che inquadra la parte anteriore

dell'altare; quindi da dietro si vedeva solo la porzione posteriore dell'altare, mentre da davanti si

poteva vedere la serie di scalini che portavano alla sommità dell'altare.

La parte esterna del recinto è divisa in pannelli, in questo caso organizzati in due registri, uno

inferiore e uno superiore; il registro inferiore è uguale su tutti e quattro i lati ed è decorato da

pannelli con volute vegetali, di acanto e di altre piante.

L’ordine superiore del recinto esterno è invece

organizzato in quattro pannelli minori che sono

quelli sulle facciate principali che hanno

soggetti di carattere mitologico e raffigurazioni

di divinità e sono disposti ai lati delle due

porte, quindi ce ne sono due sulla facciata

orientale e due sulla facciata occidentale; i lati

lunghi invece, che hanno un unico pannello che

occupa l'intera porzione superiore del lato,

hanno le due rappresentazioni di processione

che sono composte da numerose figure.

Come è organizzata la decorazione figurata? Ai

lati della porta principale vi sono due pannelli,

uno relativamente ben conservato, l'altro molto

mal conservato e questa situazione si riproporrà

anche sul lato posteriore perché comunque il

lato settentrionale dell'altare, verso nord, è

peggio conservata rispetto all'altra, ha subito

dei danni maggiori e la decorazione presenta

delle lacune.

Il pannello di destra guardando la facciata rappresenta Enea che sacrifica ai penati di Troia, subito

dopo essere arrivato sul lido di Lavinio; nel rilievo si possono notare la figura di Enea che occupa la

posizione centrale e l'intera altezza del pannello stesso, un Enea vestito con il mantello avvolto

intorno al corpo che gli copre anche il capo, barbato, quindi non è un Enea giovane, ma un Enea

maturo, con una lancia in mano di cui si intravedono i frammenti, che aveva nella destra una patera

con la quale stava compiendo la libagione sull'altare che è riconoscibile come una altare di pietra

attorno al quale è legata una ghirlanda che caratterizza la struttura con un altare.

Di fronte ad Enea vi sono due ragazzi, due cavilli, cioè gli addetti al sacrificio, uno dei quali porta

una scrofa che la scrofa della leggenda, ovvero la scrofa che era stata trovata sul lido di Lavinio allo

sbarco dei troiani che aveva 30 maialini e che viene sacrificata, come elemento beneaugurante, di

fronte ai penati che secondo la leggenda sono stati collocati da Enea sull'acropoli di Lavinio e il

tempio dei penati è rappresentato in alto a sinistra.

L’altro ragazzo reca gli strumenti della libagione, e cioè un piatto colmo di offerte di frutta, una

brocca nella mano destra e un asciugamano frangiato che è quello che serve al sacerdote per pulirsi

dopo aver compiuto il sacrificio; alle spalle di Enea vi è una figura maschile di cui rimane una

porzione del corpo e il braccio destro che stringe un bastone da pastore; la testa è stata riconosciuta

67

come non pertinente per cui nell'ultimissimo restauro è stata eliminata, perché fa parte di un altro

rilievo.

Questo personaggio è quasi sicuramente Iulo, Ascanio, cioè il figlio di Enea e il fondatore di

Albalonga, di cui si riconosce l'abbigliamento troiano perché reca una tunica con le maniche lunghe

e il bastone da pastore che è un attributo caratteristico di certe raffigurazioni di Ascanio.

Quindi abbiamo il momento iniziale dell'arrivo dei troiani in Italia e all'avvio di tutta la storia che

poi porterà alla fondazione della famiglia Giulia, di Albalonga e di conseguenza di Roma.

L’altro pannello, che era quello a sinistra guardando la porta, è molto mal conservato; qui vi sono

alcuni elementi pertinenti a questa figura di guerriero e una parte centrale dove si intravvede una

seconda figura accanto ad un albero su cui vi è un uccello; il pannello è stato interpretato in maniera

sicura perché esiste comunque una tradizione iconografica che permette di ricostruire l'aspetto

generale del rilievo e che poi tutta una tradizione nelle fonti letterarie, come Marte che presso…

osserva la lupa che allatta i gemelli e li affida a Faustolo, che il pastore che poi li alleverà.

Marte è abbastanza facile da riconoscere in quanto è una figura maschile vestita di corazza, di cui

rimane la parte superiore, con una testa elmata; l'albero che occupa evidentemente la parte centrale

del rilievo è certamente il… su cui si trovava l'uccello che è il picchio, che è un animale sacro a

Marte e la figura maschile che sta oltre l'albero non può che essere Faustolo, anche perché Faustolo

è un personaggio essenziale nella leggenda di Romolo e Remo e oltretutto rappresenta gli abitanti

del Palatino prima della fondazione della città perché Faustolo è discendente di Evandro, che era il

re che aveva accolto Enea e i troiani.

Allora su questa facciata abbiamo da una parte l'arrivo dei troiani con Enea, dall'altra parte la

leggenda di Romolo connessa evidentemente con la fondazione di Roma.

Sulla facciata orientale, cioè quella posteriore, gli altri due pannelli raffiguravano, quello di destra,

cioè quello verso nord, la dea Roma, di cui sopravvivono due frammenti, uno che è quello che

permette di ricostruire al centro una figura femminile seduta su una catasta di armi, e l’altro è la

testa che era stata collocata sul rilievo di Enea e che è stata ricollocata su questo pannello.

Quindi la ricostruzione generale dell'immagine, che è più complessa, raffigurava la dea Roma in

costume amazzonico, seduta sulla catasta di armi, caratterizzata dall'elmo e con un'iconografia che

conosciamo benissimo da tanti altri monumenti, che aveva ai suoi lati due personaggi, Onor e

Virtus, cioè la personificazione dell'onore e la personificazione del valore, che sono due personaggi

che sono per strettamente legati con il trionfo.

L’altro pannello, che dei quattro è certamente il meglio conservato e certamente è il più famoso, è

quello che ha fatto molto discutere dal punto di vista dell'interpretazione generale; si tratta di un

pannello che raffigura al centro un'immagine femminile, vestita di un abito molto leggero e con il

capo velato, che reca in grembo due fanciulli, seduta su una roccia immersa in mezzo alla natura,

perché vediamo dei fiori, delle spighe e dietro delle canne palustri.

Ai suoi piedi vi sono una mucca e una pecora; ai lati della figura femminile centrale vi sono altre

due figure femminili molto simili per atteggiamento e per abbigliamento perché hanno la parte

superiore del corpo nuda e la parte inferiore avvolta in un mantello che si gonfia alle loro spalle

formando una specie di conca; le due figure però sono differenti in quanto una sta seduta su un

cigno che spicca il volo, l’altra sta seduta su un drago marino e delle due figure, una si trova

sull'acqua perché il drago marino emerge dalle onde, l'altra invece sta spiccando il volo su una

vegetazione di tipo palustre.

Allora la rappresentazione è certamente fortemente simbolica; come è stata interpretata l'intera

immagine? Si tratta certamente di un'immagine di fertilità perché intorno alla figura femminile

ruotano tutta una serie di elementi che rimandano a un'idea di una ricchezza di frutti, di bambini, di

animali; quindi tutto è legato a un'immagine della natura carica di frutti, fertile.

Le due figure laterali che sono certamente meno importanti dell'immagine centrale che è la più alta

è la più grande proporzionalmente, recano omaggio alla figura centrale; la lettura della figura

68

centrale e quella che ha provocato maggiori discussioni perché secondo una tradizione iconografica

ellenistica, di matrice alessandrina, questa figura potrebbe essere interpretata come Ghè, cioè come

la Terra in questo caso portatrice di frutti che sono i due bambini, i frutti che la figura femminile ha

in grembo, alle spalle vi sono delle spighe con dei fiori e dei frutti, mentre ai piedi vi sono gli

animali che sono animali domestici.

In una reinterpretazione romana questa figura può essere intesa come Tellus, quindi come la dea

Terra alla quale rendono omaggio due ninfe, l’una delle acque, in quanto caratterizzata dal mostro

marino che rimanda al mare, l'altra dell'aria, in quanto ha come animale caratteristico il cigno che si

sta innalzando in volo. In realtà un'iconografia di questo tipo è usata anche per raffigurare l’Italia;

oltretutto l'accumulo di elementi che rendono la scena molto più complessa di altre raffigurazioni

che conosciamo in questo senso, probabilmente sono il frutto di una volontà di rappresentare una

figura non così facilmente identificabile, ma un'allegoria di una situazione un po' più complessa,

cioè una figura che può essere letta in un modo molteplice sia come Tellus, sia anche come la

situazione della natura, del mondo terrestre, frutto di una pacificazione universale, quindi sarebbero

i frutti della pace in qualche modo, sia anche come Venere genitrice, intesa come progenitrice della

famiglia Giulia, e come progenitrice dello Stato romano.

Gli elementi caratterizzanti, che sono tantissimi, non sono però riconducibili a un’unica lettura di

questa figura che, così come è raffigurata in questo pannello, nella sua complessità non ha dei

confronti così puntuali talmente univoci da permette di accettare un'unica interpretazione

dell'immagine; cioè si tratta di un'immagine molto complessa che evidentemente vuole esprimere

più concetti in una raffigurazione sintetica.

I lati corti, cioè il lato settentrionale e il lato meridionale, hanno come raffigurazione principale

nella parte superiore due scene di processione; il lato meridionale, che è il più importante dei due,

cioè quello rivolto verso la città, è questo:

La struttura della processione è realizzata secondo un ordine molto preciso, che si ripete su entrambi

i lati: la prima metà del corteo, che è quella che dalla via Lata porta al campo Marzio su entrambi i

lati, era occupata da figure che rappresentavano gli ordini sacerdotali, così sul lato meridionale,

come sul lato settentrionale e gli ordini sacerdotali raffigurati sui due lati sono differenti, i più

importanti si trovano sul lato meridionale, i meno importanti si trovano sul lato settentrionale.

La seconda metà della raffigurazione è occupata da membri della famiglia di Augusta, così come

sul lato settentrionale; i membri della famiglia di Augusto sono in taluni casi, cioè nel caso delle

principali figure in primo piano, identificabili sulla base dei ritratti e proprio a partire dal loro

riconoscimento, che in molti casi è sicuro perché conosciamo altri ritratti di questi personaggi,

mentre in altri casi è ipotizzabile sulla base delle associazioni delle figure maschili e femminili e dei

bambini che sono raffigurati.

È chiaro che la loro presenza in questa sezione del fregio è subordinata al loro ruolo all'interno della

famiglia e all'interno dello Stato, secondo un ordine preciso; tenendo presente che la parte anteriore

è molto lacunosa, ma che comunque gli elementi superstiti permettono di capire quali gruppi di

personaggi fossero rappresentati, la figura più importante di questo primo settore è naturalmente

quella di Augusto che è in parte danneggiata, ma che sopravvive tanto a poterla riconoscere in

maniera assolutamente indubbia.

Augusto sta in mezzo a un gruppo particolare di sacerdoti, cioè agli auguri; tutta la prima porzione

della processione che è andata in gran parte perduta era occupata dai pontefici e dai littori che

appartenevano a quest'ordine sacerdotale; dopo gli auguri si vede il gruppo più riconoscibile di

sacerdoti, cioè i flamini che hanno come elemento inconfondibile la… di cuoio con il bastoncello a

cui era attaccato il fiocco di lana (questo era l'attributo più riconoscibile di questo gruppo di

sacerdoti).

Quindi abbiamo pontefici, auguri, in mezzo ai quali c'è Augusto, flamini, che vengono chiusi

dall'ultimo rappresentante del gruppo dei personaggi degli ordini sacerdotali che è questa figura con

69

la scure sulla spalla; da qui in avanti inizia la sequenza dei membri della famiglia che si apre con un

personaggio assolutamente inconfondibile, cioè con Agrippa che è l'unica figura maschile velata,

riconoscibile attraverso un ritratto insieme ad Augusto.

Di questo settore della processione noi riconosciamo le figure più importanti della famiglia

augustea che si trovano collocate sul lato meridionale: sicuramente riconoscibili sono Agrippa, Caio

Cesare, cioè il bambino che sta attaccato al padre e si volta verso la nonna, cioè Livia; segue Tiberio

alle cui spalle vi è Antonia minore che guarda verso suo marito, cioè Druso maggiore.

In mezzo alla coppia vi è un altro bambino con la toga e la bulla, cioè Germanico; alle spalle di

Druso vi è un'altra figura femminile accompagnata da due bambini e seguita dal marito, cioè

Antonia maggiore che è la sorella di Antonia minore, seguita dal marito Lucio Domizio Enobarbo e

accompagnata dai due bambini, cioè Domizia, la figlia maggiore e Gneo Domizio Enobarbo, che

sarà console e soprattutto sarà il padre di Nerone.

Quindi qui c'è una fotografia di famiglia, con una sequenza ben precisa di personaggi in un ordine

accuratamente scelto; vediamo che le figure in primo piano hanno una forte caratterizzazione

ritrattistica, al punto tale da rendere assolutamente inconfondibili i personaggi, tra cui Livia; alcune

altre figure hanno una caratterizzazione ritrattistica e questo capita molto raramente per le immagini

di secondo piano. Quasi tutte le immagini di sacerdoti di cui si conservano le teste hanno dei volti

idealizzati, non ritrattistici; le poche figure che invece sono caratterizzate come dei ritratti

evidentemente rimandano a personaggi precisi (ad esempio nel gruppo dei flamini questo è stato

riconosciuto come il flamine… cioè come il flamine addetto espressamente al culto del divo Giulio

che era Lucio Apuleio, cioè un membro della gens Apuleia che era strettamente imparentato con la

gens Giulia e che aveva preso il posto come secondo dei sacerdoti dedicati al culto di Cesare, dopo

la morte di Antonio che era stato il primo flamen iulianus in assoluto).

Il lato settentrionale è il meno importante dei due con la processione; anche in questo caso abbiamo

una sequenza di sacerdoti che sono stati riconosciuti come i settemviri, cioè un altro collegio

sacerdotale (i più importanti collegi sacerdotali sono quelli dell'altro lato); ad essi segue una parte di

auguri e questo è un elemento importante che permette di capire come avviene la presentazione

della processione.

La rappresentazione della processione è complessa nel senso che, per una serie di motivi, è chiaro

che certe figure o certi gruppi vanno immaginati nella processione come visti da due parti, per

esempio gli auguri rappresentano un elemento di congiunzione tra i due lati della processione, come

se una parte degli auguri fosse vista da sud e l'altra parte fosse vista da nord; lo stesso avviene per i

gruppi familiari della famiglia augustea perché Agrippa sta sul lato sud, con Caio Cesare, mentre

Giulia con Lucio Cesare stanno sul lato nord, quindi bisogna immaginare il gruppo familiare che

viene visto dai due lati.

Questo però non avviene per tutti personaggi: l'altra parte della sequenza invece è disposta in ordine

gerarchico, per cui sul lato sud comunque ci stanno i personaggi più importanti, sul lato nord ci

stanno i personaggi meno importanti.

È come se fosse un doppio livello di lettura: non si tratta di una processione che viene vista

contemporaneamente dai due lati e quindi ai due lati vediamo le persone che stanno a destra e le

persone che stanno a sinistra, ma che avanzano contemporaneamente e quindi dovrebbero essere

all'inizio quelle più importanti che stavano all'inizio della processione e in coda quelle meno

importanti che stanno alla fine della processione.

In realtà l'ordine di lettura è molto più complesso e si incastrano contemporaneamente queste

vedute simmetriche che permettono di avere una visione contemporanea dei due lati in una

sequenza e le posizioni gerarchiche che invece fanno collocare le figure principali sul lato

meridionale e le figure secondarie sul lato settentrionale. 70

Quindi il livello di lettura non è così banale perché c’è un'esigenza ben precisa di non dividere certe

situazioni, ovviamente i gruppi familiari di Augusto, per esempio quello di Agrippa e Giulia, ma

contemporaneamente non era possibile collocare Giulia sul lato meridionale perché Giulia è una

figura secondaria nel contesto della sequenza gerarchica dei membri della famiglia che seguono una

successione ben precisa legata al diritto di successione al principe e al ruolo che rivestono delle

cariche dello Stato romano. contemporaneamente vi è anche una disposizione gerarchica, dato che

non era possibile disporre tutti su un unico lato e vi era un lato che era ritenuto principale e lì sono

stati concentrati i personaggi più significativi; quelli che hanno un ruolo minore, e questo è chiaro

nella disposizione degli ordini sacerdotali, vengono collocati sul lato secondario.

Il fatto che gli auguri siano presenti sia dall'una che dall'altra parte però permettono di capire

bisogna applicare questo duplice livello di lettura.

L’ultimo dei collegi raffigurati è quello dei quindecemviri, con i quali si chiude la sequenza che

occupa la prima parte della prima metà del rilievo, cioè la sequenza dei sacerdoti; da qui indietro

perché siamo nella parte posteriore del rilievo, comincia la parte dove sono raffigurati i membri

della famiglia Giulia, però purtroppo questo settore è molto danneggiato, per cui in questo settore

noi riconosciamo una figura femminile che sta avvolta dal mantello, che è Giulia, figlia di Augusto

e moglie di Agrippa, madre di Caio e Lucio Cesare, accanto alla quale si trova Lucio Cesare, cioè il

bambino più piccolo.

Alle spalle di Giulia troviamo un ragazzino e una coppia composta da una figura femminile e una

figura maschile con un bambino tra i due e c'è anche un'altra figura femminile; ovviamente, essendo

così danneggiati, risulta abbastanza complicato interpretare l'immagine.

La lettura più probabile, che però non accettata da tutti gli studiosi, è che questa sia Ottavia minore,

cioè la sorella più amata di Augusto, alle cui spalle vi è un gruppo familiare composto da Iullo

Antonio, figlio di Marco Antonio e marito di Marcella maggiore, figlia di Ottavia e sorella di quel

Marcello che era il primo erede di Augusto e che invece morì molto presto, con davanti uno dei figli

della coppia.

È chiaro che nei due fregi con la processione sono rappresentati, nella prima sezione i membri dei

collegi sacerdotali della gerarchia ecclesiastica romana, nella seconda parte la famiglia di Augusto,

secondo un ordine molto preciso che assegna a ciascuno dei membri che sono identificati con un

ritratto, quindi che sono volutamente rappresentati per essere riconosciuti, un posto molto preciso

sia nella sequenza, via nel fatto che si trovino sul lato sud, cioè quello principale o sul lato nord,

cioè quello secondario.

La parte inferiore di tutto il recinto esterno è occupata da grandi pannelli con girali d’acanto che

nascono da un cespo centrale e sono organizzati attorno a un elemento centrale, che è come una

sorta di candelabro vegetalizzato, da cui si dipartono due sequenze assolutamente simmetriche di

rami carichi di foglie, di fiori e di frutta, all'interno dei quali si dispongono in una serie di animali, i

più riconoscibili e i più grandi dei quali sono due cigni per ogni pannello che occupano una

posizione superiore dei girali, in maniera assolutamente simmetrica.

In mezzo alle foglie e ai fiori si trovano animali di altro genere, come uccelli, insetti e altre figure di

questo tipo; questa soluzione viene ripetuta su tutta la parte inferiore del settore esterno del recinto;

qui vediamo un nido con degli uccellini insidiato da un serpente, con la madre che si sta

allontanando; in più vediamo altre specie vegetali rispetto all’acanto che è quello che forma la

struttura principale di tutta la parte vegetalizzata, come un ramo di vite con il grappoli; oltre

all’acanto infatti vi sono della vite, dell'alloro e dell'edera che chiaramente rimandano a dei

significati ben precisi.

L’altare è decorato da un grande fregio nella parte bassa, di cui però non è possibile assolutamente

determinare il soggetto, mentre nella parte alta, quindi nella zona del cosiddetto piccolo fregio, cioè

della spalletta, è decorato all'interno che all'esterno da una serie di pannelli di cui se ne conservano

solo alcuni. 71

La spalletta settentrionale all'interno ha come soggetto le immagini delle vestali che in sequenza si

recano ad assistere al sacrificio che avviene sull'altare stesso; l'altra spalletta e il lato esterno della

porzione meridionale è decorata con i vittimari che portano al sacrificio le vittime, cioè le

giovenche e una pecora che sono appunto destinate al sacrificio in onore della pace che si svolgeva

tutti gli anni.

Il significato del monumento è molteplice, come tanti monumenti di età augustea; il monumento è

stato votato in occasione di un ritorno da una spedizione militare, in conseguenza di un rifiuto di

Augusto di avere come riconoscimento della vittoria conseguita dalla spedizione militare, l'onore

più alto che veniva conferito a un militare, cioè il trionfo.

Augusto rinuncia alla celebrazione della vittoria militare e preferisce far costruire un altare dedicato

alla pace; l'altare stesso viene dedicato il 30 gennaio che non è una data scelta a caso, ma che è il

giorno del compleanno di Livia.

Allora quello che era un monumento che il senato considerava un omaggio al comandante militare,

viene riconvertito da Augusto stesso in un monumento che celebra sostanzialmente il nuovo ordine

augusteo che viene realizzato grazie alla pace; tutti i messaggi principali trasmessi da Augusto in

varie forme a partire dal 27 a.C., sono improntati alla pace; il 27 è il momento in cui Augusto

rinuncia ai suoi poteri eccezionali e li riconsegna nelle mani del senato e in cambio ottiene il potere

assoluto e il titolo di Augusto, cioè il riconoscimento del suo ruolo politico di guida unica dello

Stato romano.

Da quel momento la guerra, in tutte le sue forme, deve essere dimenticata perché il messaggio

principale della propaganda augustea diventa la proposta di un nuovo ordine cosmico, ottenuto

attraverso la pace, che in pratica rimanda a una nuova età dell'oro.

La rappresentazione figurata di tutto l'altare non fa che ribadire, attraverso una serie di messaggi

diversi ma tutti convergenti, questa idea a cui si interseca in maniera strettissima e sostanzialmente

non separabile, la celebrazione della famiglia Giulia, nell'ottica della risoluzione del problema della

successione; come in altri contesti augustei, in particolare nel foro, questa duplicità di messaggi che

sono talmente strettamente legati da non poter essere separati, qui è portata alle estreme

conseguenze.

Il monumento si trova in una posizione non scelta a caso perché è sì in una zona priva di altri

elementi particolari, però è una zona fortemente improntata alla celebrazione della famiglia Giulia e

il monumento stesso si trova a un miglio dal confine del pomerio, che è un ulteriore confine

significativo perché è il punto in cui…l’imperium militiae, cioè il potere che aveva il comandante

militare che doveva deporre questo suo podere, perché da lì cominciava l’imperium domini, cioè il

potere dei magistrati urbani.

L’altare, sulla base del successivo pomerio di Claudio e poi di Adriano, di cui abbiamo le

indicazioni dei cippi, è proprio a cavallo di questa linea di confine, per cui una porzione dell'altare

ricadeva nell'ambito dell’imperium dei magistrati della città, l'altra porzione ricadeva invece nella

sfera del magistrato di vestito del potere militare; naturalmente la porzione meridionale del

monumento si trova nell'ambito urbano, mentre la porzione settentrionale del momento si trova

nell'ambito dove il magistrato poteva esercitare il potere militare.

Questo naturalmente ha delle conseguenze ben precise che sono riscontrabili nell'apparato

decorativo perché sia Roma vestita come una divinità militare, sia Marte, stanno dalla parte

dell’imperio militare, mentre l'altra porzione dell'altare ricade nell'ambito del potere dei magistrati

urbani e tutti i membri della famiglia augustea che hanno rivestito magistratura urbane si trovano

collocati nella porzione meridionale della processione.

L’apparato figurativo delle facciate principali è disposto secondo degli schemi molto precisi: sulla

facciata principale noi abbiamo due rappresentazioni che rimandano a due origini molto precisi, da

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in archeologia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Slavazzi Fabrizio.

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