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Roma in età augustea

Roma in età augustea è nel vero senso della parola il centro del potere perché Augusto dedica alla città una cura particolare non solo dal punto di vista monumentale, ma anche amministrativo perché la città di Roma è il luogo principale nel quale Augusto opera e dal quale si diffonde la sua autorità per tutto l'impero. Quindi da una parte vi sono una serie di interventi monumentali che vanno principalmente dal completamento delle opere iniziate e non solo pianificate da Cesare, padre adottivo di Ottaviano, a una lunga serie di interventi di restauro principalmente su templi antichi che Augusto rifà o restaura o riinaugura a suo nome per sottolineare anche il suo ruolo religioso (a un certo punto Augusto diventerà pontefice massimo e quindi diventerà il più importante sacerdote della gerarchia religiosa romana).

Poi vi sono una serie di interventi nuovi, monumentali, che si concentrano nell'edilizia pubblica, di tipo civile è, e quindi la costruzione del nuovo foro, ma anche in una serie di edifici di spettacolo, di cui la città di Roma era molto scarsamente dotata perché esisteva solo il teatro di Pompeo, mentre in età augustea vengono costruiti quasi tutti gli altri edifici di spettacolo che avrà Roma nel corso della sua storia (l'unico edificio successivo è l'anfiteatro flavio).

La casa di Augusto

Augusto aveva una casa sul Palatino che era qualcosa di più di una casa di un privato cittadino perché diventa la vera e propria sede del potere, trasformata anche in parte in santuario con la costruzione del tempio di Apollo Palatino nell'area della casa di Augusto. Aveva anche altre due ville, una a Roma stessa, cioè la cosiddetta villa della Farnesina, che è appartenuta quasi sicuramente a un membro della famiglia imperiale, probabilmente alla figlia e al genero di Augusto cioè Giulia e Agrippa, di cui non conosciamo più l’edificio perché è stato distrutto quando sono stati costruiti gli argini del Tevere, ma di cui conosciamo arricchirsi una decorazione pittorica. Infine la villa di Livia a prima porta, appena fuori dalla città, che anch’essa apre la strada a una tipologia nuova di architettura, cioè la villa imperiale, perché non è solo un luogo di ritiro in campagna, quindi un luogo di otium, ma assomma già delle valenze politiche che poi si svilupperanno nelle residenze imperiali successive, in quanto è legata a un prodigio particolare e a una serie di cerimonie che sono strettamente connesse con la famiglia imperiale e con la sua conservazione.

La famiglia di Augusto

Augusto nasce il 23 settembre del 63 a.C. da una famiglia che, malgrado sia stata presentata in seguito come di antichissima nobiltà, che viene fatta addirittura risalire al periodo regio, in realtà è una famiglia che se ha avuto una nobiltà, poi ha avuto un lungo periodo di decadenza in quanto sostanzialmente la fortuna della famiglia arrivava dal nonno e soprattutto dal padre che fu il primo membro della famiglia a entrare nell'ordine senatorio. Augusto rimase orfano molto presto e fu allevato dalla nonna che era la sorella di Cesare, cioè Giulia, quindi Caio Ottavio (questo è il nome originale di Augusto) era nipote di Cesare. La sua carriera politica in realtà fu molto limitata perché trascorse una parte della sua giovinezza a studiare, anche fuori dall'Italia, e i pochi tentativi che Cesare fece di inserirlo in una carriera di carattere politico militare nella primissima fase della carriera di un cittadino romano, vengono in qualche modo limitati dalla salute molto cagionevole di Ottavio.

La carriera politica di Augusto

A un certo punto egli deve partire per una spedizione in Spagna con Cesare e all'ultimo momento non può farlo, quindi quei pochi incarichi che riveste sono incarichi che in realtà sono di carattere onorifico perché non vengono svolti effettivamente. A un certo punto viene inviato ad Apollonia, nell’Illirico perché deve organizzare una spedizione militare nella zona per Cesare, ma il 15 marzo del 44 a.C. Cesare viene assassinato proprio mentre egli si trova ad Apollonia. Quando viene aperto il testamento del dittatore, risulta dal testamento che egli è l'erede del patrimonio di Cesare e che contestualmente viene adottato, assumendone anche il nome. In quel momento Ottaviano ha diciott'anni, quindi è molto giovane per entrare direttamente nello scontro politico, in una situazione molto complessa, perché l'assassinio di Cesare fa iniziare una fase della storia romana che durerà 14 anni che è tra le più complicate, torbide e sanguinose della storia romana.

Gli storici rimangono sorpresi dal cambiamento che il personaggio subisce durante l'epoca cesariana e la fase immediatamente successiva, perché in così poco tempo quello che sembrava un personaggio gracile, debole, cagionevole di salute, che non aveva mai dato nessun tipo di manifestazione di forza politica e di volontà di scendere in campo dal punto di vista politico, improvvisamente si trova caricato di una responsabilità enorme perché si trova a capo di un partito, in un momento (quando egli arriva a Roma e accetta l'eredità, anche politica, di Cesare) molto complicato e anche coloro che in teoria avrebbero dovuto essere dalla sua parte, principalmente Antonio, in realtà si rivelano come dei nemici perché, primo fra tutti Antonio, pensava di essere lui stesso l'erede, essendo stato la persona più vicina a Cesare durante gli ultimi anni del potere.

Da questo momento in avanti e per i 14 anni successivi, le scelte che Caio Giulio Cesare Ottaviano compirà sono scelte estremamente ponderate dal punto di vista politico ed estremamente abili, tanto che lo porteranno a eliminare via via i vari nemici, sia la prima schiera di nemici, cioè gli assassini del padre adottivo, che verranno sconfitti e si suicideranno in seguito alla sconfitta della battaglia di Filippi nel 42 a.C., sia poi i nemici successivi, cioè il figlio di Pompeo, Sesto Pompeo, che muoverà una guerra contro Roma e la fazione politica rappresentata da Augusto, ma che verrà eliminato nel 36 a.C. e poi Antonio, che è l'ultimo nemico, prima alleato e poi addirittura parente, perché sposerà la sorella di Augusto, e poi nemico vero e proprio, una volta alleatosi con Cleopatra che era la regina dell'ultimo regno ellenistico, che verrà sconfitto con la battaglia di Azio e la presa di Alessandria e il suicidio dei due nemici.

Le strategie politiche di Augusto

In questi anni Augusto si comporterà in maniera estremamente abile dal punto di vista politico, ma anche in maniera spietata, perché si servirà di strumenti, come le liste di proscrizione, che gli permetteranno di eliminare i nemici in senso fisico, perché esse permettevano a chiunque di togliere di mezzo chi vi veniva inserito, cioè gli avversari politici, con la confisca totale del patrimonio che veniva trasferito all'autorità politica vigente che in quel momento era il triumvirato. Con questo mezzo egli eliminò una parte della classe politica aristocratica che aveva retto la repubblica nell'ultimo periodo, primo fra tutti Cicerone, un personaggio che era considerato uno dei padri della patria, e che però aveva avuto un comportamento pubblico ambiguo nei confronti dei cesaricidi perché sappiamo che in privato li aveva appoggiati.

Il risultato di questa serie di operazioni di carattere militare e politico si concretizza nel 27 a.C. quando Ottaviano compie un gesto politico molto rilevante che apre la seconda fase della sua vita come personaggio politico, cioè egli restituisce al senato le cariche che aveva avuto, che erano cariche in gran parte di tipo straordinario e questo è un aspetto molto rilevante del suo avvento al potere perché, essendo poi Augusto abilissimo nel manovrare, modificare e presentare le fonti dal suo punto di vista, le fonti storiche per il periodo augusteo noi le abbiamo solo da una parte, cioè dalla sua parte perché la fonte storica principale è il suo testamento politico, cioè le Res Gestae. Quindi questi passaggi di potere sono presentati in una maniera, dal punto di vista istituzionale, sostanzialmente incomprensibile agli occhi di uno storico, perché mancano tutta una serie di informazioni fondamentali per capire quali erano i poteri legittimi di cui Ottaviano era stato rivestito e quali erano invece i poteri illegittimi di cui si è arrogato per poter consolidare il suo ruolo.

La fortuna di Ottaviano nasce certamente con il fatto che, attraverso l'eredità di Cesare, la sua enorme ricchezza, egli assolda i veterani di Cesare e forma un esercito privato, che costituisce la base del suo potere militare e quindi anche politico; egli porta l'esercito a Roma e da quel momento, cioè dal 44, cioè da subito, può usare questo esercito come arma militare. Nel 27 egli ritiene che è arrivato il momento di chiarire la sua posizione dal punto di vista politico, quindi restituisce i poteri al senato, compreso il potere più importante tra quelli che aveva accumulato, cioè la tribunicia potestas che è, dal punto di vista politico, fondamentale, perché lo pone in una condizione di intangibilità e soprattutto gli conferisce il potere di convocare il senato e di emanare delle leggi, quindi lo mette in una posizione molto particolare per quello che riguarda i suoi poteri anche nei confronti delle altre forme istituzionali.

Facendo questo, avvia un processo di normalizzazione del riconoscimento del suo ruolo che a questo punto è un ruolo che non ha un inquadramento nelle istituzioni repubblicane perché non c'è una carica che gli possa conferire tutto il potere che aveva accumulato; in cambio della restituzione che egli fa dei poteri straordinari, ottiene dal senato il titolo di Augusto che è un titolo puramente onorifico, però è un titolo che in realtà apre la strada al suo potere assoluto perché il titolo di Augusto è connesso all’auctoritas che egli ha.

Egli sottolinea nelle Res Gestae che questo titolo gli viene conferito con la concordia di tutti, cioè con il consenso di tutti i cittadini romani, quindi il suo potere viene basato sul consenso generale e sull'auctoritas che è frutto del fatto di avere sconfitto tutti i nemici e di avere riportato la pace nello stato romano; in realtà egli non ha una carica specifica in questo momento, non è un dittatore e su questo egli sta molto attento. Cesare aveva ricoperto un potere assoluto attraverso la dittatura che era una carica del tutto eccezionale che veniva conferita in momenti molto particolare della storia del senato, cioè in momenti molto gravi ed era appunto uno dei motivi che avevano portato i cesaricidi a eliminare Cesare stesso perché egli aveva trasformato un potere straordinario in un potere continuo; questo è un errore che Augusto non commette, infatti nel momento di che è stata crisi dello Stato egli smette tutto quello che è straordinario e cerca di rientrare in una normalità istituzionale.

La normalità istituzionale

Questa normalità in realtà era fatta da cariche che esistono e da ruoli che non equivalgono a cariche politiche, ma che hanno una fortissima valenza votata sulla sua persona e sui suoi beni; oltre al titolo di Augusto che in qualche modo gli conferisce un'auctoritas superiore a tutti gli altri cittadini romani, nel 23 a.C. egli otterrà due cariche a vita, cioè la tribunicia potestas che gli viene riconferita nel 23, che gli da questo potere enorme anche dal punto di vista legislativo e di controllo del senato, e poi un potere reale, che è rappresentato dal conferimento dell’imperium proconsolare maius et infinitus: l’imperio proconsolare era l’autorità che veniva conferita agli ex consoli nel momento in cui si recavano nelle province, quindi era un'emanazione diretta del potere esecutivo, trasmesso ai rappresentanti del potere centrale che si recavano a ricoprire il loro ruolo in una parte del territorio romano.

Augusto ottiene questo tipo di potere, ma superiore a tutti gli altri che hanno questo stesso tipo di potere, in quanto è maius et infinitus, quindi non ha limiti né di tempo né di spazio; quindi egli accumula il potere legislativo, il potere di controllo e convocazione del senato, il potere esecutivo reale superiore a tutti gli altri magistrati che legittimamente hanno questo tipo di potere, che però è limitato nel tempo e nello spazio. Quindi, in questo modo Augusto si pone al di sopra di tutti gli altri magistrati e di tutti gli altri cittadini romani; anche dal punto di vista cronologico tutto questo avviene gradualmente in modo tale che tutti lo possano in qualche modo digerire, ci si abitui ed è così che questi cambiamenti che sono fondamentali per lo stato romano, in realtà passano in una forma meno clamorosa.

Il passo successivo infatti sarà nel 12 a.C., dopo la morte di Lepido che era il terzo dei triumviri che a un certo punto viene messo da parte egli viene lasciato solo il pontificato massimo come ultimo segno del suo passato ruolo, ma in realtà viene esiliato, infatti vive gli ultimi anni della sua vita al Circeo, completamente fuori dalla vita politica romana; nel momento in cui Lepido muore e la carica si libera, questa viene rivestita da Augusto che quindi assomma anche la massima autorità religiosa.

La successione di Augusto

Questo poi gli permetterà di compiere alcune operazioni legate alla sua casa; infine, nel 2 a.C., egli avrà l'ultimo titolo rilevantissimo dal punto di vista politico e quello più significativo, cioè quello di padre della patria che pone automaticamente Augusto al di sopra di tutti i cittadini in quanto genitore di tutti i romani; egli non è più primus inter pares, ma è in una posizione assolutamente elevata e questo è il primo caso; poi quasi tutti gli imperatori successivi avranno questo titolo che diventerà un titolo onorifico, ma nel momento in cui lo assume Augusto, quando gli viene offerto dal senato, è naturalmente un riconoscimento di tutto quello che aveva fatto per lo stato romano, ma in quel momento è un riconoscimento di un ruolo reale, non è un titolo puramente onorifico.

Non per niente il conferimento del titolo coinciderà con l'inaugurazione del foro di Augusto; negli anni successivi non ci sono più eventi politici così rilevanti per la sua carriera perché ormai con la fine del millennio sostanzialmente la sua posizione si è consolidata. Vi saranno poi una serie di eventi complessi legati al problema che tormenterà Augusto per tutto il suo lunghissimo regno, cioè il problema della successione, cioè come trasmettere questo potere che in lui ha preso una certa forma, infatti questo potere deve essere trasmesso in modo tale che il ruolo che Augusto ha costruito diventi stabile. Il problema della successione è un problema che si pone fin dal 25 a.C., cioè dal primo matrimonio dell'unica figlia di Augusto, fino sostanzialmente all'adozione di Tiberio che avverrà nel 4 d.C.

La conclusione della vicenda augustea è con la morte dell'imperatore a 77 anni, dopo un regno lunghissimo, quando il 19 di agosto del 14 d.C. muore a Nola e viene poi trasportato a Roma in un corteo trionfale per la celebrazione del funerale. La questione della successione è legata alla politica monumentale di Augusto, in quanto una serie di edifici vengono dedicati a nome dei successori, che via via si alternano nei progetti politici dell'imperatore, oppure vengono fatti realizzare da coloro che vengono designati eredi da Augusto; tra l'altro gli edifici che vengono dedicati ad alcuni dei successori ricevono la dedica sia quando queste persone sono in vita, sia in certi casi quando queste persone sono già morte e quindi sono già uscite di scena, per ricordare questi personaggi.

Il problema della successione ha tormentato Augusto fin dall'inizio del suo avvento al potere perché nell'ottica della famiglia aristocratica, in particolare dalla famiglia di adozione perché la famiglia degli Ottavi aveva una storia relativamente recente, cioè era arrivata al potere in tempi poco precedenti rispetto all'ascesa politica di Ottaviano; Ottaviano però, grazie all'adozione di Cesare, era stato inserito in una delle più antiche famiglie della Repubblica romana che tra l'altro, grazie alle operazioni di Cesare, vantava una discendenza divina perché faceva risalire la sua storia all'origine della storia della città, quindi ai fondatori primi a geni e colui che aveva trasportato la Troia i Penati che sarebbero diventati i penati di una nuova città, cioè Enea.

Questa era una moda che si era radicata in età tardo repubblicana, quando lo scontro politico da parte di alcuni personaggi che erano assurti a un ruolo particolarmente rilevante, aveva coinvolto in qualche modo anche gli dei perché le discendenze divine o la ricerca di padroni divini non era una novità da parte di Cesare, infatti anche Pompeo aveva scelto Venere come divinità protettrice tanto che le aveva dedicato il tempio in summa cavea nel suo complesso teatrale; Cesare tra l'altro utilizza questa sua discendenza che poteva vantare da Venere propria per cercare di strappare la divinità all'avversario.

Il problema è che dato che il potere che Ottaviano prima e poi Augusto riesce a configurare intorno alla sua persona, che non è definibile dal punto di vista istituzionale perché è fuori dalle istituzioni dello Stato repubblicano, se deve garantire una continuità per un ruolo che si è costruito intorno a una persona e alla sua auctoritas perché egli ha sconfitto tutti gli avversari e ha ottenuto un consenso universale, così come Augusto stesso presenta il suo ruolo, si tratta di un potere ad personam che non presuppone una continuità che va costruita da parte di Augusto se vuole garantire una con...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veroavalon84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Slavazzi Fabrizio.
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