Estratto del documento

Robinson Crusoe – Daniel Defoe

Prefazione dell'autore

Colui che ha dato alle stampe la storia di Robinson Crusoe ha creduto che questa fosse degna di pubblicazione, varia nel suo genere e che i fatti narrati fossero realmente accaduti. Gli avvenimenti sono stati ritenuti dilettevoli per il pubblico e di utilità dal punto di vista educativo: bisogna saper sfruttare le circostanze così come fanno gli uomini saggi e imparare a convivere con la Provvidenza.

Introduzione alla vita di Robinson Crusoe

Robinson Crusoe nasce nel 1632, da una famiglia piuttosto agiata di commercianti di Brema, trasferitasi per motivi lavorativi ad Hull e in seguito a York. Ha due fratelli maggiori, uno dei quali tenente colonnello e morto in guerra contro gli spagnoli a Dunkerque; dell’altro Robinson non seppe mai quale fu la sorte, così come i genitori non seppero mai quale fu quella del figlio minore. Sin da piccolo Robinson, non indirizzato dalla famiglia verso una determinata professione, inizia a fantasticare di viaggiare per il mondo. Istruito secondo le possibilità consentite alle famiglie della media borghesia dell’epoca, dovrebbe intraprendere la professione legale per volere del padre ma il giovane Robinson si oppone.

Una mattina il padre lo convoca nel suo studio e prova con molteplici argomentazioni a dissuaderlo dai suoi avventati propositi: in patria potrebbe condurre una vita agiata e serena senza affaticarsi troppo. Il vecchio Crusoe è un sostenitore della mentalità del giusto mezzo: far fortuna con imprese avventate è proprio di coloro che sono disperati e che quindi non hanno nulla da perdere o di coloro che vogliono raggiungere una posizione più elevata. La condizione dei Crusoe invece, nella sua mediocrità, è la più auspicabile e felice: si è al riparo dall’invidia, dall’ambizione sfrenata e dalla schiavitù dal lusso e dallo sfarzo al contrario di chi è ricco; si è al riparo dall’indigenza e dalle fatiche del lavoro manuale al contrario di chi è povero. Anche i monarchi spesso hanno invidiato una posizione più bassa e che non destini a grandi gesta.

Le disgrazie solitamente colpiscono i ceti abbienti e quelli più bassi e sembrano quasi scordarsi di quelli intermedi; le malattie affliggono i ricchi che vivono in maniera sregolata e i poveri che non hanno di che nutrirsi e vivono di privazioni. Temperanza e moderazione sono i cardini della vita borghese, esistenza in cui si gusta molto più di frequente il dolce rispetto all’amaro. Il padre lo invita infine alla prudenza a non allontanarsi da una condizione felice in cui è stato messo dalla nascita; gli assicura che lo avvierà ad una professione onorevole che gli garantirà una buona rendita. Non vuole incoraggiarlo a partire perché da un viaggio a sua detta ne deriverebbero solo dolori, adducendo come esempio quello del figlio maggiore, morto in combattimento a causa del suo impeto giovanile nonostante le preghiere del padre a non arruolarsi. Disobbedire al padre equivale nel romanzo a disobbedire a Dio e alla sua volontà e l’atto di ribellione di Robinson porta alla punizione divina. Il padre pronuncia parole profetiche affermando che Robinson avrà occasione di pentirsi quando si ritroverà solo e senza assistenza.

Robinson in un primo momento decide di assecondare i desideri del genitore ed è profondamente turbato da quanto ascoltato. Pochi giorni dopo però delibera di fuggire di casa. Affronta la madre e confida alla donna il suo desiderio di partire e scoprire il mondo: sostiene che non potrebbe mai mettere altrettanta dedizione nel lavoro scelto per lui dal padre e vorrebbe che quest’ultimo gli accordasse il suo consenso. Il diciottenne non vuole diventare apprendista presso una bottega artigianale, tantomeno un avvocato. Propone un compromesso ai genitori: intraprendere una prima attraversata in mare e poi decidere del suo futuro. Se quest’esperienza non gli dovesse piacere ritornerebbe a casa e si dedicherebbe appieno a quanto predisposto per lui. La madre scoppia in un accesso di collera essendo a conoscenza del colloquio precedente tra il marito e il figlio e risponde che mai acconsentiranno alla sua disfatta.

Prima traversata

Circa un anno dopo, il primo settembre 1651, attratto dalle lusinghe di alcuni marinai, Robinson si imbarca da Hull alla volta di Londra ma la nave non ha ancora lasciato l’estuario quando il vento inizia a soffiare e le onde a innalzarsi. Robinson, marinaio alle prime armi, si spaventa una volta visto il mare grosso e ricorda i moniti del padre. Ogni onda sembra travolgere l’imbarcazione su cui è a bordo e il giovane promette a se stesso di rinunciare in un futuro a ulteriori viaggi in mare qualora dovesse aver salva la vita. La tempesta dura poco, così come il mal di mare di Robinson e i suoi propositi di tornare a casa. Una volta calmatasi la furia dei venti e del mare, Robinson si unisce ai festeggiamenti e alla scelleratezza dei marinai, privi del timor di Dio e dediti a bere punch.

Seconda traversata

Dopo sei giorni di navigazione la barca approda nella rada di Yarmouth e nuovamente il vento inizia a soffiare con impeto. Il capitano della nave dà le disposizioni necessarie per salvarsi ma teme la disfatta e inizia a rivolgere preghiere a Dio. Robinson è in preda alla confusione e non sa come comportarsi. Il pentimento gli sembra un atteggiamento tardivo e spera che la tempesta si risolva in un nulla di fatto come la prima volta. I mezzi attorno a loro colano a picco, altri recidono gli ormeggi e vanno alla deriva. L’imbarcazione su cui si trova il protagonista è solida ma oltremodo carica e inizia a imbarcar acqua. Robinson, terrorizzato dalla paura della morte e delle cannonate sparate dal capitano per chiedere aiuto, sviene diverse volte. Un piccolo veliero si affianca alla nave e fa scendere in mare una lancia per soccorrerli. Robinson e il resto dell’equipaggio salgono sulla lancia appena in tempo per vedere affondare l’imbarcazione su cui si trovavano precedentemente. La lancia riesce agevolmente a raggiungere Yarmouth e l’equipaggio fortunatamente non conta morti.

I magistrati e i cittadini accolgono i marinai e accordano loro ottimi alloggi e piccole somme di denaro grazie alle quali far ritorno ad Hull o a Londra. Il buon senso e la ragione indurrebbero Robinson al pentimento ma, ormai strumento della sua stessa rovina, entra in contrasto con l’amico con cui si era imbarcato e con il padre dell’amico, capitano della nave. I due lo invitano a non rimettere più piede su un’imbarcazione e a considerare come un avvertimento della Provvidenza la tempesta. Nel capitano si può scorgere una seconda figura paterna: costui infatti prova a mettere in guardia il giovane. Fintanto che non tornerà a casa obbedendo ai voleri del padre, disgrazie e calamità lo perseguiteranno. Per tutta risposta Robinson decide di recarsi a Londra, dal momento che proverebbe troppa vergogna nel sostenere lo sguardo dei genitori e nell’affrontare le risate dei vicini.

“L’uomo, cioè, non si vergogna di peccare, ma si vergogna di pentirsi; non si vergogna di commettere un’azione per la quale, e giustamente, verrà giudicato uno sprovveduto, ma si vergogna di recedere, comportandosi nell’unico modo idoneo a conferirgli reputazione di saggezza”.

Terza traversata

Passano alcuni giorni e Robinson decide di imbarcarsi per la Guinea e commette nuovamente un errore: si imbarca come passeggero avendo con sé del denaro e non come marinaio, mansione da cui potrebbe diventare con il tempo ufficiale o capitano. Conosce al porto un capitano e questo lo invita ad essere suo compagno di viaggio. L’uomo ha compiuto la traversata diverse volte e alletta il giovane con la promessa di poter vendere le merci acquistate a Londra in Guinea: così si assicurerebbe un cospicuo guadagno. Grazie all’aiuto del capitano Robinson impara a tracciare la rotta di una nave e a stabilirne la posizione, a tenere il libro di bordo e a fare rudimentali ma utili calcoli. Durante il viaggio il nostro eroe non gode di buona salute ed è colto da accessi di febbre; tuttavia riesce a vendere in Guinea masserizie e giocattoli e a ricavarne un discreto introito, cosa che contribuirà a riempirgli la testa di propositi avventati e a fargli nuovamente prendere il mare.

Quarta traversata

Il capitano muore di ritorno dalla Guinea e subentra in carica l’ufficiale in seconda della precedente spedizione. Robinson affida due terzi della somma guadagnata ad una vedova e parte nuovamente alla volta della Guinea. Arrivati tra il continente africano e le Canarie, la nave viene affiancata da un pirata turco di Salè e dai suoi uomini. Più volte la nave di Robinson viene attaccata e un centinaio di pirati vi piomba dentro. L’equipaggio inglese combatte strenuamente ma alla fine deve arrendersi alla superiorità numerica dei Mori. Robinson e i compagni vengono fatti prigionieri e portati nella città portuale di Salè. Mentre il resto della ciurma viene portato al cospetto del sultano, Robinson viene trattenuto come preda personale dal comandante della nave corsara e diviene schiavo da mercante qual era.

Robinson spera che il padrone lo porti con sé nelle sue scorribande per mare e che cada vittima a sua volta di navi portoghesi o spagnole ma le sue speranze sono per lungo tempo deluse: i suoi compiti sono tenere in ordine e amministrare la casa del padrone quando questi è in mare e sorvegliare la barca quando fa ritorno a casa. Robinson, dopo un primo periodo di sconforto, cerca in tutti i modi una via di fuga. Per due anni le circostanze che si presentano non sono favorevoli e il piano deve essere accantonato. Il padrone però inizia a uscire in mare sempre più di rado essendo a corto di denaro e parte solo per battute di pesca, durante le quali porta con sé l’abile Robinson; in seguito giunge persino ad allestire la barca perché Robinson e un berbero vadano a pescare per la sua tavola.

Approfittando dell’assenza del padrone, Robinson si prepara ad una nuova uscita per pescare insieme ad un moro e ad un giovane, Xuri: carica la barca di gallette, acqua dolce, liquori, cera, spago, accetta, fucili e polvere da sparo. I tre si spingono al largo e Robinson getta in mare il Moro, deciso a riconquistare la sua libertà, tenendo invece a bordo con sé il giovane e fedele Xuri. Seguono giorni di serena navigazione, in cui i due ancorano l’imbarcazione di tanto in tanto solo per fare rifornimento di acqua dolce passando per terre ignote abitate solo da animali feroci. Sopravvivono grazie alla caccia e si coprono per mezzo delle pelli degli animali uccisi; talvolta vengono aiutati da popolazioni amichevoli. Robinson punta verso Capo Verde, nella speranza di imbattersi in qualche nave europea.

Un giorno in effetti avvistano una nave portoghese e il capitano li prende a bordo con sé. L’uomo è diretto in Brasile ed è tanto cortese da non toccare le masserizie che Robinson e Xuri avevano nella lancia; poi compra la piccola imbarcazione e prende al suo servizio il berbero. I due accettano il passaggio fino in America e dalla vendita degli oggetti ricaveranno una somma con cui far ritorno in Europa.

Vita in Brasile

Robinson dapprima viene assunto come piantatore in una piantagione di canna da zucchero, in seguito acquista del terreno e intraprende anch’egli tale coltura, in Brasile molto redditizia. I primi anni dopo l’investimento i proventi gli bastano appena per sopravvivere dal momento che ha rinunciato alla compagnia e agli aiuti di Xuri ma con il tempo inizia ad accumulare una discreta fortuna e ad assumere degli uomini alle sue dipendenze. La vita del proprietario terriero però non soddisfa Robinson, dal momento che si accorge che ha intrapreso il mestiere che in Inghilterra tanto ripugnava. Capisce che potrebbe far ritorno in patria e avviare una professione simile a quella brasiliana. Spesso si ritrova a deplorare la sua solitudine e a paragonarsi ad un naufrago su un’isola deserta. La prosperità in cui vive fa sì che ancora una volta sia dissennato e che voglia mettere a repentaglio le ricchezze accumulate mettendosi in viaggio.

Quinta traversata

Dopo quattro anni di permanenza in Brasile alcuni amici e commercianti propongono a Robinson un viaggio in Guinea per fare incetta di schiavi neri. Robinson accetta di buon grado e fa testamento.

Il primo settembre 1659 Robinson parte alla volta della Guinea con un equipaggio costituito da circa una dozzina di uomini e con a bordo perline, conchiglie, specchietti, coltelli e altri oggetti simili da vendere. Un uragano si abbatte sulla nave seguito da numerose tempeste. Il mare si ingrossa e parte dell’equipaggio muore di malattia, parte precipita tra i marosi. La nave inizia a far acqua e procede alla deriva. Il capitano comprende che non è possibile arrivare in Africa prima che la nave affondi del tutto e vorrebbe sbarcare per chiedere aiuto. Le terre circostanti però sono lontane e, secondo la ciurma, abitate da selvaggi e cannibali. Quando sono in prossimità di toccare terra però un nuovo uragano li sorprende, facendo incagliare la nave su cui si frangono i cavalloni. L’imbarcazione sembra sul punto di colare a picco e gli uomini a bordo riescono a gettare fuori bordo una lancia, quindi a salirvi sopra. Le onde capovolgono in breve tempo la lancia e l’equipaggio viene disperso in mare.

Permanenza sull'isola

Primo anno

Robinson fortunosamente riesce a raggiungere la riva, sbattuto dalla violenza del mare. Robinson viene graziato dalla morte come un malfattore e subito rivolge gli occhi al cielo per ringraziare Dio. Inizia a percorrere la spiaggia avanti e indietro come impazzito e comprende di essere l’unico sopravvissuto: dei compagni non restano che berretti e camicie galleggianti in mare. Poco dopo si rende conto che la salvezza è avvenuta a patto di condizioni tremende: è bagnato fradicio senza la possibilità di asciugarsi, non sa cosa mangiare o bere ed è certo che morirà di stenti o divorato da uomini e animali feroci. Il sole inizia a tramontare sull’isola e Robinson trova una sorgente d’acqua dolce e un bastone di legno con cui difendersi; allevia i morsi della fame con il tabacco, quindi si accampa su un albero per dormire e non correre il rischio di essere sorpreso da belve durante la notte.

La mattina Robinson si accorge che il mare è ritornato calmo e che l’alta marea ha disincagliato la nave, che ora galleggia alla deriva. Decide dunque di ritornarvi a bordo e di prendere ciò che gli potrebbe esser utile per la sopravvivenza sull’isola. Trova gallette, rhum, pali di legno (con cui il nostro eroe fabbrica una zattera), pane, riso, formaggi, carne disseccata, grano, liquori, indumenti, utensili (accetta, seghe e martello), fucili, pallottole, polvere da sparo e porta il carico a riva.

Robinson inizia a perlustrare il luogo in cui è arrivato per capire se si tratti di un’isola o di un continente e di una terra deserta o abitata. Cerca inoltre una zona riparata dalle onde in cui immagazzinare e stipare le provviste. Dopo aver impugnato pistola e fucile, va a caccia di uccelli, lepri e capre. Servendosi dei cassoni e delle tavole recuperate in barca, costruisce un riparo rudimentale in cui proteggersi di notte. Fa ritorno più volte all’imbarcazione e sottrae sartie, vele, chiodi, borchie, corde e spago, mole, vestiti, materassi, coperte, un’amaca, barili, forbici, posate, rasoi e denaro portoghese e inglese. All’interno delle tavole di legno, pianta una tenda servendosi delle tele messe in salvo. Dopo una dozzina di viaggi, una tempesta si abbatte sull’isola e sfascia definitivamente la nave.

Robinson decide di edificare una nuova sistemazione e stabilisce la sua nuova dimora in un luogo salubre e non acquitrinoso, vicino alla sorgente d’acqua dolce e ad una collina che lo protegga da uomini e animali e dalla canicola; allo stesso tempo dall’abitazione vede il mare, giacché non dispera di poter chiedere aiuto ad una nave qualora compaia all'orizzonte.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 15
Robinson Crusoe, riassunti Pag. 1 Robinson Crusoe, riassunti Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Robinson Crusoe, riassunti Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Robinson Crusoe, riassunti Pag. 11
1 su 15
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stsara17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Folena Lucia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community