Introduzione
L’autore si occupò principalmente di educazione degli adulti, ritenendo che questo fosse un argomento particolarmente ricco di elementi da poter approfondire. Soprattutto, studiando i comportamenti di un adulto si possono intravedere problematiche che risalgono all’infanzia, portando lo studioso a impegnarsi in un’analisi a tutto tondo dell’individuo.
L’“AltEducation” nacque nel 20° secolo come un orientamento di solidarietà verso i ceti più svantaggiati della società. È stata l’America comunque il Paese che maggiormente si è fatta portatrice di questa nuova forma di “educazione”. In Italia, l’educazione degli adulti si diffuse quando si cercò di contrastare l’analfabetismo e per diffondere lo studio e la cultura.
Seguire un adulto in un percorso di formazione può sembrare paradossale, ma è indispensabile per aiutarlo a diventare “libero” e consapevole delle proprie potenzialità. L’emancipazione è una conquista a cui tutti dovrebbero arrivare. “L’adulto” è un campo d’azione del tutto inesplorato. L’“adultità” è un termine che è stato introdotto circa negli anni ’80 per indicare una categoria di complessità espressione di cambiamenti, variazioni di cui l’essere umano si fa senza dubbio portatore.
Whilborne e Weinstock individuano tre elementi che caratterizzano l’adulto: età cronologica, realizzazione sociale ed insieme di comportamenti.
Trovare un significato: le dinamiche dell’apprendimento
Educare gli adulti vuol dire considerare che ci sono conoscenze pregresse da prendere in considerazione nel momento in cui si va a predisporre un intervento. Ogni processo formativo inizia grazie al processo di socializzazione che il soggetto sperimenta fin dai primi anni della sua vita. Bowers sosteneva che la realtà sociale dovesse essere condivisa attraverso la comunicazione; il sé soggettivo si costruisce attraverso la socializzazione; il mondo sociale si apprende come ordine della realtà; il concetto di sé si costruisce grazie all’interazione con altri soggetti; la conoscenza è intenzionalità. La socializzazione porta il soggetto a interiorizzare tutto ciò che la cultura gli può regalare, quindi egli non può dirsi libero dal passato: questo influenza il suo essere e il suo futuro.
L’apprendimento formativo dell’infanzia diventa trasformativo in età adulta, perché alle conoscenze apprese viene data una veste del tutto nuova. L’apprendimento trasformativo porta al rafforzamento del sistema che crea significato, inoltre porta a strutture cognitive nuove. Gli schemi di significato si trasformano attraverso la riflessione. Un apprendimento che diventa riflessivo porta sempre a un esame critico della realtà. La teoria trasformativa conferisce alla memoria un ruolo centrale, in quanto anch’essa interviene nel percorso di formazione. Tale teoria, secondo Pentz e Hultsch, si esprime secondo tre fasi fondamentali:
- Teoria del vincolo associativo: in auge fino alla fine degli anni ’50, l’apprendimento porta alla formazione di vincoli stimolo-risposta che definiscono i contenuti della memoria. L’attività è ciò che deriva da uno stimolo esterno: lo sviluppo consiste nella modifica del comportamento.
- Teoria della processione delle informazioni: diffusa fin dai primi anni ’60, si basa sull’idea che tracce di ciò che si trova nella nostra memoria si trovano in tre strutture che fungono da archivio: sensoriale, di breve termine e di lungo termine. Ciò di cui è formato un ricordo viene trasferito all’archivio recente; quello di breve termine ha una capacità limitata e gli elementi che contiene spesso sono sostituiti da altre informazioni; quello di lunga durata ha una capacità illimitata.
- Teorie contestuali: legate a determinati eventi con un dato significato. Anche in questo caso la memoria è importante.
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