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Risposte esame La Bruna, Economia Politica

Risposte domande esame La Bruna di Economia politica, con appunti esame professoressa, dispense e studio autonomo dei manuali consigliati dal docente: "P.Sylos Labini,Sottosviluppo-Una strategia di riforme,2000, Laterza editore", "P.Sylos labini, Le prospettive dell’economia mondiale, Moneta e Credito,vol.62,n.245-248,2009", "A.Roncaglia,Economisti che sbagliano, 2010,Edizioni Laterza", "T.Piketty,Disuguaglianze,... Vedi di più

Esame di Economia politica docente Prof. A. La Bruna

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ESTRATTO DOCUMENTO

- le imprese utilizzeranno meno lavoro e più capitale

- cala l’occupazione

- il rapporto L/Y aumenta di meno.

E' proporzionale al numero dei lavoratori occupati.

2- REDISTRIBUZIONE FISCALE: aumento della tassazione dei profitti e trasferimento di tale quota ai

lavoratori o riduzione fiscale, con perfetta sostituibilità, tramite ciò sarebbe possibile finanziare dei

trasferimenti a favore dei lavoratori senza far scattare l’aumento del costo del lavoro e la sostituzione

con capitale del lavoro.

E' proporzionale al profitto.

Viene separato il prezzo del lavoro pagato dalle imprese dal reddito ricevuto dai lavoratori.

La differenza essenziale fra questi due tipi di redistribuzione è che il contributo delle imprese alla

redistribuzione non viene calcolato alla stessa maniera nei due casi: la redistribuzione diretta esige che le

imprese contribuiscano alla redistribuzione in proporzione al numero dei lavoratori da esse impiegati,

mentre nel caso della redistribuzione fiscale il contributo richiesto alle imprese dipende unicamente dal loro

livello di profitto, permettendo di separare il prezzo del lavoro pagato dalle imprese dal prezzo ricevuto dai

lavoratori, preservando quindi il ruolo allocativo del sistema dei prezzi pur ridistribuendo i redditi (con la

redistribuzione diretta invece questi due prezzi sono necessariamente uguali).

Questo dimostra che:

1) devono essere distinti gli strumenti della redistribuzione dalla sua entità: quale che sia l’entità, la

redistribuzione fiscale è superiore a quella diretta quando ci si pone in una logica di mercato nella

quale vi siano elevate elasticità di sostituzione tra K e L

2) non tutte le redistribuzioni pure si assomigliano, alcune sono più efficienti di altre

3) occorre analizzare l’effettiva incidenza fiscale del prelievo

Per supportare la superiorità effettiva della redistribuzione fiscale rispetto a quella diretta, il grado di

sostituibilità di K e L deve essere sufficientemente elevato. Se il grado di sostituibilità è basso, la semplicità

e trasparenza della redistribuzione diretta è da preferire alla complessità del meccanismo di redistribuzione

fiscale.

Tutto ciò rafforza una tesi dell’economia contemporanea che in una prospettiva di redistribuzione pura (per

ragioni di pura giustizia sociale e non per presunta inefficienza del mercato), la redistribuzione deve

effettuarsi tramite imposte e trasferimenti fiscali e non manipolando il sistema dei prezzi di mercato (no

controllo dei prezzi, si trasferimenti sociali)

39) Tecnologia a coefficienti fissi e ripartizione del reddito complessivo tra Capitale e Lavoro

Nel caso della tecnologia a coefficienti fissi (rapporto K/L è fisso: 1 macchina =n lavoratori fissi):

- il volume totale di Lavoro a livello macroeconomico è determinato dallo stock di K

- non c’è possibilità di sostituzione dei fattori al variare dei prezzi di K o di L (essendoci coefficienti fissi)

- non vi sono effetti sul livello della produzione e sul volume dell’occupazione dei prezzi pagati al K.

La questione della ripartizione del reddito complessivo tra K e L è allora di natura distributiva pura e

indipendente dal processo di produzione.

La distribuzione del reddito dipenderà infatti solo dai rapporti di forza fra capitalisti e lavoratori (esito di un

puro conflitto distributivo): in questo solo caso è indifferente l’uso degli strumenti redistributivi (+salario o

+ tasse sui profitti e trasferimenti ai lavoratori sono del tutto equivalenti).

40) Tecnologia a coefficienti variabili e ripartizione del reddito complessivo tra Capitale e Lavoro

Il caso della tecnologia a coefficienti variabili si ha in settori ad alta intensità di L come quello dei servizi,

cosicché con uno stock dato di K nel sistema può aumentare l’occupazione. Se esiste tale possibilità allora

il sistema dei prezzi di K e L svolge un ruolo allocativo sulle quantità dei due fattori poiché il livello della

produzione ed il volume di occupazione dipenderanno dai prezzi di K ed L. Accettare il ruolo allocativo

dei prezzi supporta la visione neoclassica della superiorità del sistema basato sulle scelte individuali e del

mercato.

41)Ruolo allocativo dei prezzi del Capitale e del Lavoro

Il caso della tecnologia a coefficienti variabili si ha in settori ad alta intensità di L come quello dei servizi,

cosicché con uno stock dato di K nel sistema può aumentare l’occupazione. Se esiste tale possibilità allora

il sistema dei prezzi di K e L svolge un ruolo allocativo sulle quantità dei due fattori poiché il livello della

produzione ed il volume di occupazione dipenderanno dai prezzi di K ed L. Accettare il ruolo allocativo dei

prezzi supporta la visione neoclassica della superiorità del sistema basato sulle scelte individuali e del

mercato.

42) La distribuzione del Reddito tra Capitale e Lavoro per gli economisti marginalisti

La contrapposizione tra la teoria classica e quella marginalista si ritrova a partire dagli anni 50-60 nella

“controversia tra le due Cambridge”.

La scuola di Cambridge US-Massachussetts (MIT) insiste sul ruolo allocativo dei prezzi di K e L espresso

nei lavori di Solow sulla funzione aggregata di produzione, rappresentazione matematica della perfetta

sostituibilità fra K e L nell’intera economia.

Secondo i marginalisti vi è sostituibilità tra K e L quindi la scuola marginalista presuppone solo una

tecnologia a coefficienti variabili, che prevede il ruolo allocativo dei prezzi.

La distribuzione del reddito è determinata dai prezzi di K e L, che nel caso della concorrenza perfetta sono

uguali alla loro produttività marginale.

Introdussero anche l’idea dell’aggiustamento statico e continuo delle quantità di K e L in funzione dei

prezzi e la nozione di produttività marginale.

43) La distribuzione del Reddito tra Capitale e Lavoro per gli economisti classici

La contrapposizione tra la teoria classica e quella marginalista si ritrova a partire dagli anni 50-60 nella

“controversia tra le due Cambridge”.

Gli economisti classici ragionavano implicitamente con tecnologie a coefficienti fissi, dove lo stock di K

determina livello di produzione e di occupazione dell’economia, e le quote di K/Y e L/Y dipendono da un

puro conflitto distributivo. Affermano inoltre che la redistribuzione del reddito fra K e L sia determinata dal

ruolo che ricopre il potere contrattuale delle classi sociali, ossia lavoratori e capitalisti.

44) Abbiamo bisogno dei capitalisti e del sistema dei prezzi?

Accettare il ruolo allocativo dei prezzi e la superiorità della redistribuzione fiscale rispetto a quella diretta

equivale a dire che solo l’egoismo dell’individuo consente ad un sistema economico complesso di decidere

correttamente come allocare le risorse. Tale sistema può essere superato con una organizzazione economica

più solidale.

Questo approccio deterministico e fatalista è rigettato dalla sinistra a favore di una visione favorevole ad

una organizzazione economica più solidale e a ridurre le diseguaglianze sociali in generale e la

redistribuzione K/L in particolare; vi è un forte scetticismo della sinistra nei confronti della redistribuzione

fiscale e del meccanismo allocativo dei prezzi.

Tuttavia tale dibattito si colloca ad un livello diverso da quello della stima empirica delle elasticità

dell’offerta di K e della sostituzione K/L, ed in particolare da quello della controversia Teoria

classica/Teoria marginalista.

La confusione tra i due dibattiti è nociva.

45) Nozione di elasticità di sostituzione tra Capitale e Lavoro

Per misurare l'importanza della sostituzione capitale/lavoro e del ruolo allocativo svolto dal sistema dei

prezzi, gli economisti hanno fatto ricordo alla nozione di elasticità di sostituzione fra capitale e lavoro, che

misura in quale percentuale le imprese sperano di diminuire la quantità di capitale che utilizzano rispetto a

quella del lavoro nel momento in cui il prezzo del capitale aumenta dell'1% rispetto al prezzo del lavoro.

Questa elasticità prende in considerazione non solo le scelte delle imprese considerate isolatamente, ma

soprattutto le conseguenze complessive a livello macroeconomico di tali decisioni individuali.

Riguardo all'elasticità di sostituzione fra K/L, essa misura in quale percentuale le imprese sperano di

diminuire la quantità di capitale che utilizzano rispetto a quella del lavoro nel momento in cui il prezzo del

capitale aumenta dell'1% rispetto al prezzo del lavoro:

ELASTICITA' < 1: caso dei coefficienti fissi (elasticità = 0), dove se aumenta il salario dell'1% la quantità

di L non può essere diminuita e L/Y aumenta

ELASTICITA' = 1: aumento dell'1% del salario che porta ad una diminuzione dell'1% della quantità di L e

la quota L/Y è costante. Corrisponde al caso della funzione di produzione tipo Cobb-Douglas.

ELASTICITA' > 1: aumento dell'1% del salario che porta a una diminuzione della quantità di L

proporzionale e la quota L/Y cala. Alta elasticità: maggiore facilità per l'economia nel suo complesso di

sostituire capitale con lavoro e viceversa dove vi sia necessità (capitale e lavoro fortemente sostituibili).

Il dibattito in Europa sulla disoccupazione anni 80-90 dimostra quale posta politica vi sia dietro la

questione dell’elasticità di sostituzione K/L (l’aumento del costo del lavoro per l’elevata contribuzione

previdenziale rispetto ai prelievi sul K avrebbe contribuito alla crescita della disoccupazione a partire dagli

anni ‘70). Le proposte di pagamento degli oneri sociali anche in base ai profitti in modo da farli pesare

meno sul lavoro. Se è alta l’elasticità di sostituzione K/L allora queste proposte possono funzionare, se è

bassa sono illusorie.

46) Funzione di produzione Cobb-Douglas e valore della elasticità di sostituzione K/L

La funzione di produzione Cobb-Douglas è una funzione omogenea di primo grado che per gli economisti

tradizionali spiega bene l’andamento macroeconomico occidentale. Solo con un valore dell’elasticità K/L

unitaria si spiega la costanza delle quote dei salari e dei profitti sul reddito. Anche le stime empiriche

sembrano confermare la validità della teoria marginalista della distribuzione tra K e L e la superiorità della

redistribuzione fiscale rispetto a quella diretta. La tesi marginalista è valida però solo nel lunghissimo

periodo, nel breve e nel medio no. Su un periodo di 10-15 anni la concezione marginalista della

distribuzione fiscale tra K/L non è confermata dalla realtà sociale.

Riguardo all'elasticità di sostituzione fra K/L, essa misura in quale percentuale le imprese sperano di

diminuire la quantità di capitale che utilizzano rispetto a quella del lavoro nel momento in cui il prezzo del

capitale aumenta dell'1% rispetto al prezzo del lavoro:

ELASTICITA' < 1: caso dei coefficienti fissi (elasticità = 0), dove se aumenta il salario dell'1% la quantità

di L non può essere diminuita e L/Y aumenta

ELASTICITA' = 1: aumento dell'1% del salario che porta ad una diminuzione dell'1% della quantità di L e

la quota L/Y è costante. Corrisponde al caso della funzione di produzione tipo Cobb-Douglas.

ELASTICITA' > 1: aumento dell'1% del salario che porta a una diminuzione della quantità di L

proporzionale e la quota L/Y cala. Alta elasticità: maggiore facilità per l'economia nel suo complesso di

sostituire capitale con lavoro e viceversa dove vi sia necessità (capitale e lavoro fortemente sostituibili).

47) Grado di elasticità di sostituzione K/L e distribuzione del reddito

Per supportare la superiorità effettiva della redistribuzione fiscale rispetto a quella diretta il grado di

sostituibilità dei due fattori deve essere sufficientemente elevato, e quindi il ruolo allocativo svolto dai

prezzi rilevante. Se il grado di sostituibilità è basso allora la semplicità e trasparenza della redistribuzione

diretta è da preferire alla complessità del meccanismo di redistribuzione fiscale da mettere in piedi per

riequilibrare i meccanismi distributivi stabiliti dal mercato.

Riguardo all'elasticità di sostituzione fra K/L, essa misura in quale percentuale le imprese sperano di

diminuire la quantità di capitale che utilizzano rispetto a quella del lavoro nel momento in cui il prezzo del

capitale aumenta dell'1% rispetto al prezzo del lavoro:

ELASTICITA' < 1: caso dei coefficienti fissi (elasticità = 0), dove se aumenta il salario dell'1% la quantità

di L non può essere diminuita e L/Y aumenta

ELASTICITA' = 1: aumento dell'1% del salario che porta ad una diminuzione dell'1% della quantità di L e

la quota L/Y è costante. Corrisponde al caso della funzione di produzione tipo Cobb-Douglas.

ELASTICITA' > 1: aumento dell'1% del salario che porta a una diminuzione della quantità di L

proporzionale e la quota L/Y cala. Alta elasticità: maggiore facilità per l'economia nel suo complesso di

sostituire capitale con lavoro e viceversa dove vi sia necessità (capitale e lavoro fortemente sostituibili).

Il dibattito in Europa sulla disoccupazione anni 80-90 dimostra quale posta politica vi sia dietro la

questione dell’elasticità di sostituzione K/L (aumento del costo del lavoro per l’elevata contribuzione

previdenziale rispetto ai prelievi sul K avrebbe contribuito alla crescita della disoccupazione a partire dagli

anni ‘70): numerosi osservatori suggeriscono che il considerevole aumento dei prelievi a carico del lavoro e

la diminuzione dei prelievi a carico del capitale abbiano potuto contribuire alla crescita della

disoccupazione in Europa a partire dagli anni 70, aumentando il costo del lavoro e favorendo quindi

l'utilizzo da parte delle imprese di più capitale e meno lavoro (o almeno non spingendolo sufficientemente a

utilizzare più lavoro e penalizzando lo sviluppo dei settori intensivi in termini lavorativi).

Le proposte di pagamento degli oneri sociali sono anche in base ai profitti, in modo da farli pesare meno

sul lavoro. Se è alta l’elasticità di sostituzione K/L allora queste proposte possono funzionare, se è bassa

sono illusorie.

Gli strumenti di redistribuzione più efficienti sono la redistribuzione fiscale e quella diretta.

48) Come spiegare la regolarità delle quote dei profitti e dei salari rispetto al reddito di lunghissimo

periodo

L'interpretazione tradizione degli economisti sostiene che nell'ultimo secolo capitalista le economie

occidentali sono ben descritte da una funzione di produzione Cobb-Douglas, cioè da un'elasticità di

sostituzione K/L pari a 1. Si può dunque prevedere che le quote dei prodotti e dei salari debbano essere

costanti nel lungo periodo, quali che siano le variazioni di quantità disponibili di capitale e di lavoro,

nonché gli shock politici o economici subiti del lavoro e del capitale.

Per gli economisti tradizionali la funzione Cobb-Douglas spiega bene l’andamento macroeconomico

occidentale. La costanza delle quote dei salari e dei profitti sul reddito si spiega solo con un valore

dell'elasticità K/L unitaria. Anche le stime empiriche sembrano confermare la validità della teoria

marginalista della distribuzione tra K e L e la superiorità della redistribuzione fiscale rispetto a quella

diretta.

49) Come spiegare l’instabilità di breve e medio periodo delle quote dei profitti e dei salari rispetto al

reddito

La tesi marginalista è valida però solo nel lunghissimo periodo ma nel breve e nel medio no: su un periodo

di 10-15 anni la concezione marginalista della distribuzione fiscale tra K/L non è confermata dalla realtà

sociale.

50) Come misurare la redistribuzione fiscale dei redditi da lavoro

L’unico modo per misurare correttamente la redistribuzione consiste nell’utilizzare la nozione di tasso

medio effettivo e di tasso marginale effettivo di prelievo.

Tasso medio effettivo di prelievo = somma di tutti i prelievi e trasferimenti ricevuti espressa in % rispetto al

reddito lordo (prima del prelievo)

Tasso marginale effettivo di prelievo = somma di tutti i prelievi e trasferimenti addizionali che un individuo

dovrà pagare o ricevere se passa da uno scaglione all’altro. Mostra l’impatto della redistribuzione sui

comportamenti individuali. La realtà mostra che i prelievi sono superiori ai contributi e che quindi la

redistribuzione contemporanea non effettua alcuna redistribuzione a favore dei lavoratori.

51) La curva ad U dei tassi marginali di prelievo

Come illustra Piketty, i tassi marginali sono più alti per i redditi bassi e alti che per i redditi medi

descrivendo così una curva ad U.

Che i tassi marginali che misurano l’impatto della redistribuzione sui comportamenti individuali siano alti

per i bassi salari si spiega con il fatto che il passaggio da reddito 0 a salario basso è accompagnato non solo

da alti prelievi sul salario ottenuto ma anche con la perdita dei trasferimenti sociali riservati a chi ha reddito

0. (Il reddito lordo passa da 0 a 1370 ma il reddito disponibile avendo perso i contributi e con le tasse gli

consente di passare da 530 (sussidio) a 760 reddito netto. Dei 1370 trattiene solo 230 ossia meno del 20%

che si traduce in un tasso marginale effettivo dell’80% dovuto al passaggio di scaglione (i tassi marginali

effettivi più alti ricadono sui salari bassi).

I tassi marginali effettivi dei redditi alti si aggirano sul 60%

52) Reddito di cittadinanza

Ha suscitato molto interesse la proposta, apparentemente molto radicale, di un trasferimento universale di

reddito monetario mensile a prescindere dal suo reddito e dalla sua posizione sul mercato del lavoro.

Questa proposta è stata rilanciata dai fautori di una redistribuzione più sostanziale tramite un ambizioso

reddito di cittadinanza elargito a tutti incondizionatamente: il trasferimento universale nella forma

originaria doveva essere finanziato con un sistema d’imposizione negativa destinato a rimpiazzare

l’intera redistribuzione fiscale esistente tassando ogni reddito da lavoro ad un tasso marginale unico.

Tuttavia si capì in US che il tasso marginale unico del 33,3 % non era sufficiente a finanziare tale

trasferimento universale. Sembrava allora più semplice consentire ai salari bassi di conservare una parte del

reddito minimo oppure diminuire i prelievi sui bassi salari trasferendo il corrispondente onere sui redditi

medio-alti utilizzando gli strumenti istituzionali esistenti piuttosto che rimpiazzare l’intero sistema di

redistribuzione con un trasferimento universale.

In realtà il reddito di cittadinanza può presentare vantaggi meno evidenti:

1- migliora l’incentivo e la mobilità del lavoro (ho sempre il minimo garantito)

2- una politica sociale meno invasiva ed inquisitoria

53) Leverage

E’ un indicatore utilizzato per misurare l’indebitamento di un’azienda ed esprime il rapporto tra attività

complessive e capitale proprio. Le imprese usano il ricorso al debito (ovvero l’uso di capitali di terzi) come

fonte di finanziamento. Più il rapporto di indebitamento (leverage) è elevato, più l’attività economica

dell’impresa sarà considerata rischiosa, perciò un aumento di tale indice equivale ad un aumento degli oneri

finanziari.

Dato che le istituzioni finanziare operano con un elevato leverage è sufficiente una perdita modesta,

rispetto al valore degli attivi, per portare un’azienda al fallimento (se, ad esempio, i mezzi propri sono pari

al 7% delle attività, è sufficiente una perdita del 7%).

54) Visione mainstream e visione keynesiana della crisi

VISIONE MAINSTREAM: effetto ricchezza reale (i consumi dipendono non solo dal flusso di reddito ma

anche dallo stock di ricchezza posseduto)

VISIONE KEYNESIANA: peggioramento clima economico ed effetti negativi sugli investimenti, crescita

della diseguaglianza e calo dei consumi.

55) Quelli che avevano previsto la crisi

1- Sylos: nel 2002 Sylos aveva espresso preoccupazioni sulle prospettive dell’economia americana (che

funge da locomotiva per le economie europee) e tali preoccupazioni erano fondate sulla sua analisi

dell’andamento ciclico dello sviluppo capitalistico. La sua diagnosi si basava su un aumento della

diseguaglianza nella distribuzione del reddito e sulla crescita del debito, sia pubblico che privato.

L’aumento della diseguaglianza del reddito comportò un calo della domanda dei beni di consumo e una

crescita della speculazione. In particolare, la crescita dei profitti e la diffusione delle innovazioni

alimentano il mercato immobiliare e si formano due bolle speculative: in Borsa e nel mercato

immobiliare. Le ondate speculative si diffondono in tutto il mondo e le banche principali sostengono le

bolle. Ciò comporta extra profitti per le grandi imprese che si trasformano, spesso, in elevati stipendi

per i top manager a scapito, però, delle riserve per i periodi di crisi. Inoltre, con un calo della domanda

dei beni, raramente si verifica un calo dei prezzi al consumo perché le imprese oligopolistiche creano i

prezzi con il principio dei costi e non della domanda. Perciò, la bolla immobiliare statunitense ha

costituito l’origine immediata della crisi.

2- Gudley-Izurieta

3- Kindleberger: già in precedenza a Sylos Kindleberger aveva segnalato la formazione di una bolla nei

mercati immobiliari e sosteneva che la politica monetaria dovrebbe tenere sotto controllo l’inflazione di

attività patrimoniali come le azioni e gli immobili.

4- Minsky: al principio degli anni 80 anche Minsky aveva elaborato una teoria sull’instabilità finanziaria

fondata sull’indebitamento in cui sono presenti 4 categorie di debiti: pubblici; imprese; famiglie; esteri.

(Tutti loro hanno un’impostazione keynesiana)

56) Congiuntura e crescita economica di lungo periodo

L'idea che la crescita economica segua un sentiero di equilibrio di I.p. è un'illusione tipica di chi vede

l'economia in termini di scarsità e la congiuntura come deviazione, mentre la congiuntura che determina

l'andamento di lungo periodo (separazione analisi della crescita e analisi del ciclo) sono le variabili

monetarie a causare il ciclo, quelle reali sono sempre in equilibro. Secondo la visione mainstream la

finanza può influire sul ciclo ma non sulla crescita di lungo periodo.

57) Una nuova Bretton Woods

Si fa riferimento alla necessità di cambiare le regole di funzionamento del sistema monetario internazionale

concordate nel 1944, che hanno retto fino al 1971. Il sistema che era basato sul cambio oro/dollaro fisso, in

quell’anno

entrò in crisi a causa dei forti passivi della bilancia dei pagamenti US ed il dollaro fu lasciato fluttuare.

Questo elemento di instabilità monetaria internazionale si è accentuato dopo la recente crisi economico-

finanziaria, da qui la necessità di riformare il sistema monetario internazionale per cercare di eliminare una

ulteriore causa di instabilità economica e finanziaria.

58) Economia monetaria di produzione

La moneta influenza le variabili reali. Per i Keynesiani la finanza ha un'influenza immediata sugli

investimenti e sull’occupazione. Si intende un'economia che produca beni e servizi reali ed in cui circoli

una moneta-segno creata dal sistema bancario. In tale contesto si instaurano rapporti che intercorrono tra tre

diverse categorie di operatori economici: le imprese di produzione, le famiglie e le banche. Quello che si

configura è quindi un sistema triangolare di relazioni, che interessa i grandi mercati della moneta, del

lavoro e dei beni. Tale sistema si presta ad essere descritto con uno schema sequenziale, il circuito

monetario, che delinea il ciclo della creazione, circolazione e distruzione della moneta.

59) Le conseguenze negative per lo sviluppo economico dell’eccesso dei profitti

La risposta è molto simile a quella della domanda 9. Solo che devi aggiungere che l’eccesso dei profitti qui

si configura solo per le imprese e non per le famiglie che sono quelle che spendono e fanno girare

l’economica. Con l’aumento dei profitti vengono scoperte nuove invenzioni a prezzi che la gente non può

permettersi quindi le imprese rallentano e se rallentano le imprese inizia a rallentare tutto il tessuto

economico.

60) A quali elementi va posta attenzione ai fini dell'interpretazione del processo ciclico di sviluppo

Ai fini dell'interpretazione del processo ciclico di sviluppo occorre dunque porre attenzione a:

1. Innovazioni

2. distribuzione del reddito

3. forme di mercato

4. sostenibilità dei debiti

Sequenza:

+innovazione +investimenti +prosperità+speculazione+errori dei manager+debiti+intensità crisi

61) Conseguenze dell’aumento della diseguaglianza del reddito in US

All'aumentare della diseguaglianza del reddito (dal 1999 al 2001 il divario dei quintili più poveri cresce di

4,3 punti mentre il quintile dei più ricchi era cresciuto di 6 punti durante la grande crisi degli anni '30) vi

sono come conseguenze:

1) calo domanda beni di consumo

2) crescita speculazione

In particolare la crescita dei profitti, collegata alla diffusione delle innovazioni, ed i guadagni dei top

manager delle SPA (società per azioni) alimentano il mercato immobiliare. Si formano due bolle

speculative, in Borsa e nel mercato immobiliare.

Le ondate speculative si diffondono nel mondo intero, le Banche Centrali statali e le banche principali

partecipano e sostengono le bolle (spesso perché le banche sono le prime investitrici nelle grandi SPA).

62) Gli extra-profitti delle grandi imprese oligopolistiche

Gli extra profitti delle grandi imprese oligopolistiche, se seguono politiche collusive, si trasformano in

elevati stipendi per i top manager a discapito delle riserve che servono da argine ai periodi di crisi.

63)Le diverse categorie dei debiti

Negli USA 4 categorie di debiti :

1- pubblici sono sottoscritti dalla nazione in favore di enti che possono sia imprese che famiglie. Sono dei

soldi che queste persone danno allo stato in cambio di un titolo (Bond o Ctz) e che poi lo stato deve

ripagare a queste persone a prezzo maggiore (a causa dei tassi di interesse)

2- imprese

3- famiglie

4- esteri anche gli stati possono comprare questi titoli

Vanno distinti debiti a breve e a lungo, questi ultimi danno luogo agli immobilizzi se difficili da ripagare. In

US debiti privati e debito estero hanno raggiunto livelli patologici per problemi economici

(deregolamentazione) e non (guerra in Iraq).

Il problema dei debiti durante la Grande depressione di primaria importanza soprattutto con prezzi in calo

poiché aumenta il loro peso reale.

64) Come valutare la sostenibilità sia dei debiti privati che dei pubblici

Nel 1948 venne elaborata un'analisi dal titolo “Saggio dell’interesse e reddito sociale”, presentata da

Alberto Breglia all’Accademia dei Lincei, di cui era socio.

In quell'analisi si argomenta che nel capitalismo contemporaneo il saggio dell’interesse va visto come un

fenomeno dinamico e che nel lungo periodo tende a coincidere con il tasso di crescita del reddito. Non ci

sono problemi nel sistema economico se i prestiti sono produttivi, ovvero generano profitti almeno eguali

agli interessi per i prestiti Privati o eguali al Reddito sociale per i prestiti pubblici. A loro volta i prestiti

privati danno luogo a crescita dei profitti e del Reddito sociale. Quindi non ci sono problemi di sostenibilità

se il tasso d'interesse corrisponde al tasso di crescita del Reddito sociale.

In particolare, nel caso di prestiti pubblici, l’interesse non dà luogo a problemi di redistribuzione del

reddito attraverso i tributi né fa crescere la pressione fiscale se l’interesse è pagato con l’aumento del

reddito, che consegue a prestiti pubblici di tipo produttivo, mentre si ha un aumento della pressione fiscale

complessiva nel caso di prestiti pubblici di tipo improduttivo.

Pasinetti nel 1998 aveva pubblicato un importante articolo sulle regole di Maastricht dove si definisce

sostenibile il debito pubblico quando il rapporto DEB./Y diminuisce o resta stabile (zona di sostenibilità).

Scrive Pasinetti che nel caso in cui (i), Tasso di interesse, e (g), tasso di crescita del Y Sociale sono eguali

sarebbe possibile mantenere costante nel tempo un rapporto DEB./Y di qualsiasi ammontare iniziale,

semplicemente rispettando il vincolo di bilancio riguardante l'avanzo primario nullo (avanzo di bilancio al

netto degli interessi). Gli interessi verrebbero pagati con ulteriori debiti, ma i debiti addizionali sarebbero

esattamente compensati dalla crescita del reddito e l'onore degli interessi non avrebbe effetti sulla pressione

fiscale.

Utilizzando la differenza tra I (debito privato) e G (debito pubblico) si può valutare la sostenibilità sia dei

debiti privati che dei pubblici.

65) Come risolvere il problema degli immobilizzi

Si potrebbe:

1- stimolare l'espansione reciproca dei mercati attraverso trattati commerciali per promuovere una

politica opposta a quella del protezionismo degli anni trenta

2- perseguire politiche keynesiane di aumenti delle spese pubbliche in deficit (non sarebbe opportuno

vendere titoli per finanziare il deficit perché aumenta il tasso d'interesse)

3- tagli fiscali

4- ridurre le tasse sui dividendi ma non quelle sui ricchi.

I Paesi del terzo mondo: alcuni reagiscono bene migliorando la loro competitività nei mercati in cui la

presenza di US è debole per la crisi. (Cina e India)

Altri (Africa sub-sahariana): per queste politiche di aiuti, non finanziari ma in termini di assistenza tecnica

ed organizzativa, che avrebbero effetti collaterali positivi sui paesi industrializzati.

66) Gli errori commessi dagli Stati Uniti d’America sulla sostenibilità del debito dopo la I Guerra

Mondiale

Con il Trattato di Versailles, alla fine della prima guerra mondiale, i vincitori chiesero alla Germania di

pagare enormi quantità come debito di guerra e di riparazione. La Germania ben presto trovò difficoltà a

pagare e il malcontento sociale crebbe di conseguenza. Il crollo di Wall Street verificatosi nel 1929, portò

ad una crisi economica globale. Gli Stati Uniti drasticamente ridussero le esportazioni di capitali. La

Germania smise di pagare i suoi debiti a Francia, Belgio e Gran Bretagna, e questi paesi, a loro volta

smisero di pagare i loro debiti verso gli Stati Uniti. Il mondo più industrializzato sprofondò nella recessione

e nella disoccupazione di massa. Il commercio internazionale crollò. Per prepararsi a un risultato diverso,

dopo la seconda guerra mondiale, Washington decise che le politiche sarebbero state completamente

diverse da quelle realizzate dopo la prima guerra mondiale e fino ai primi anni 1930. Vennero create le

istituzioni di Bretton Woods e le Nazioni Unite e il Fondo Monetario Internazionale. Questo è l’approccio

delle istituzioni internazionali.

67) L’approccio alle “Istituzioni Internazionali”

L'approccio alle istituzioni internazionali avvenne dopo la seconda guerra mondiale, quando Washingotn

decise che le politiche sarebbero state diverse da quelle realizzate dopo la prima guerra e fino ai primi anni

1930. Vennero di fatto create le istituzioni di Bretton Woods, le Nazioni Unite e il Fondo monetario

internazionale.

68) Perché conviene “dare” piuttosto che “prestare” danaro

La preoccupazione principale del governo degli Stati Uniti alla fine della Seconda Guerra Mondiale è stata

quella di mantenere la piena occupazione, che era stata raggiunta grazie allo sforzo della guerra tremenda.

Si è anche voluto garantire che ci sarebbe stato un surplus commerciale nei rapporti tra gli Stati Uniti e il

resto del mondo. Ma i principali paesi industrializzati che avrebbero potuto importare le materie prime

dagli Stati Uniti erano letteralmente senza un soldo. Per essere i paesi europei in grado di acquistare beni

degli Stati Uniti dovevano essere forniti di un sacco di dollari. Ma come? Attraverso sovvenzioni o prestiti?

Per dirla semplicemente, la linea di ragionamento è andata come segue: se prestiamo ai paesi europei

occidentali i soldi di cui hanno bisogno per ricostruire la loro economia, come andrà la loro capacità di

ripagarci? Essi non avranno più i dollari che abbiamo prestato loro dal momento che li hanno usati per

comprare da noi. Quindi, ci sono solo tre possibilità.

1. Ci pagano in natura. Se ci pagano indietro in natura, i loro beni saranno in concorrenza con i nostri sul

nostro mercato nazionale, la piena occupazione sarà compromessa, i profitti cadranno. Questa non è

una buona soluzione.

2. Ci pagano con i dollari. Non possono utilizzare i dollari che hanno ricevuto in prestito per pagare

indietro dal momento che li hanno utilizzati per acquistare i nostri prodotti. Di conseguenza, se si vuole

essere ripagati, noi dobbiamo prestare di nuovo lo stesso ammontare (che ci hanno pagato), con

interesse aggiunto. Il rischio di cacciarli in un ciclo infernale di indebitamento (che arresta o rallenta il

buon funzionamento del business) si aggiunge al rischio connesso alla prima possibilità. Se gli europei

vogliono evitare di accumulare debiti verso di noi cercheranno di vendere i loro prodotti sul nostro

mercato domestico. Essi otterranno alcuni dei dollari necessari per ripagarci. Ma questo non sarà

sufficiente per liberarsi dei loro debiti. E sarà abbassato il tasso di occupazione negli Stati Uniti.

3. Diamo loro il denaro in modo che possano ricostruire. Invece di prestare denaro agli europei

(attraverso la Banca Mondiale o meno) sembra opportuno dare loro la quantità di dollari di cui hanno

bisogno per ricostruire la loro economia entro un tempo abbastanza breve. Gli europei utilizzeranno i

dollari donati per acquistare beni e servizi dagli Stati Uniti. Ciò garantirà uno sbocco per le

esportazioni degli Stati Uniti, quindi la piena occupazione. Gli europei una volta che la ricostruzione

economica sarà realizzata non saranno pieni di debiti e saranno in grado di pagare quello che comprano

da noi.

Le autorità statunitensi quindi conclusero che era meglio procedere con gli aiuti, e quindi lanciarono il

Piano Marshall.

69) Quali sarebbero state le conseguenze per l’economia americana dell’ipotesi di prestare denaro

per la ricostruzione dei paesi europei dopo la II Guerra Mondiale

I dollari che vengono prestati non potranno essere utilizzati per pagare dal momento che i paesi europei li

hanno utilizzate per acquistare i nostri prodotti. Se si vuole essere ripagati bisognerebbe prestare di nuovo

lo stesso ammontare con interesse aggiunto, con il rischio di andare incontro ad un ciclo infernale di

indebitamento. Se gli europei vogliono evitare di accumulare debiti, venderanno i loro prodotti sul mercato

domestico, otterranno alcuni dei dollari necessari per pagare ma non sarà sufficiente per liberarsi dai debiti

e porterà ad un abbassamento del tasso di occupazione negli Stati Uniti.

70) Piano Marshall

Il Piano Marshall ha sostituito l'intervento della Banca Mondiale in quanto gli Stati Uniti erano giunti alla

conclusione che gli aiuti all’Europa per la ricostruzione sarebbero stati più efficienti e convenienti rispetto

ai prestiti. Questa politica bilaterale era finalizzata a sostenere il blocco occidentale capitalista guidato da

Washington contro il blocco orientale dominato dall'URSS. Gli Stati Uniti annullarono i debiti di alcuni dei

suoi alleati. L'esempio più evidente di questo tipo è stato il modo in cui il debito tedesco è stato in gran

parte annullato dall'accordo di Londra 1953. Al fine di fare in modo che l'economia della Germania Ovest

crescesse e diventasse così un elemento chiave della stabilità nel blocco atlantico, gli alleati creditori

guidati dagli Stati Uniti fecero importanti concessioni alle autorità tedesche ed alle società - concessioni

che andavano oltre la riduzione del debito.

Tra il 1948 e il 1951 gli Stati Uniti hanno fornito oltre tredici miliardi di dollari (di cui undici sono stati

donati) per ripristinare l'economia dei diciassette paesi europei nel contesto dell'Organizzazione per la

cooperazione economica europea (OECE, oggi OCSE). Il totale degli aiuti degli Stati Uniti era pari a circa

90 miliardi di dollari di oggi. Gli Stati Uniti hanno chiesto una serie di impegni in cambio del loro aiuto:

primo, i paesi europei hanno dovuto coordinare le spese di ricostruzione all'interno della OECE. Gli Stati

Uniti hanno quindi contribuito alla cooperazione europea, un preludio alla costruzione dell'Europa al fine di

rafforzare il blocco occidentale contro il blocco sovietico. Poi hanno chiesto che il denaro ricevuto dovesse

essere utilizzato per acquistare beni fabbricati dalla loro industria.

A tali sovvenzioni nell'ambito del Piano Marshall si aggiungeva la cancellazione parziale del debito della

Francia con gli Stati Uniti nel 1946 (2 miliardi di dollari sono stati cancellati). Allo stesso modo il Belgio

ha beneficiato di una riduzione del debito con gli Stati Uniti come compensazione per l'uranio fornito per

fare le prime due bombe atomiche che sono stati scaricate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki e

che ha portato al primo olocausto nucleare. L'uranio era stato estratto nelle miniere del Shinkolobwè

(vicino a Likasi, quindi Jadotville) che si trova nella provincia del Katanga nel Congo Belga. Prima mossa:

al Belgio è stata concessa la cancellazione del debito, grazie alla sua colonia, le cui risorse naturali sono

state abbondantemente sfruttate. Seconda mossa: circa quindici anni più tardi, il Belgio trasferì al Congo da

poco indipendente i debiti che aveva sostenuto al fine di sfruttare le risorse naturali e la popolazione.

71) 1953: London Debt Agreement

Se la Germania occidentale ha potuto riscattare il proprio debito e ricostruire la sua economia così presto

dopo la seconda guerra mondiale è stato grazie alla volontà politica dei suoi creditori, vale a dire gli Stati

Uniti ed i loro principali alleati occidentali (Regno Unito e Francia). In ottobre 1950 questi tre paesi hanno

redatto un progetto in cui il governo federale tedesco riconosceva i debiti contratti prima e durante la

guerra. Essi congiuntamente stilarono una dichiarazione secondo la quale "i tre paesi concordano sul fatto

che il piano consente una soddisfazione appropriata della richiesta verso la Germania in modo tale che la

sua attuazione non comprometta la situazione finanziaria dell'economia tedesca attraverso ripercussioni

indesiderate né ha un effetto eccessivo sulle sue potenziali riserve di circolante. I primi tre paesi sono

convinti che il governo federale tedesco condivide il loro punto di vista e che il ripristino della solvibilità

tedesca comprende una soluzione adeguata per il debito tedesco che tiene conto dei problemi economici

della Germania e fa in modo che i negoziati siano equi per tutti i partecipanti ".

Il debito della Germania prima della guerra è stato pari a 22,6 miliardi di marchi compresi gli interessi. Il

debito del dopoguerra è stato stimato in 16,2 miliardi. Nell’accordo firmato a Londra il 27 febbraio 1953

tali somme sono stati ridotte a 7,5 miliardi e 7 miliardi rispettivamente. Ciò equivale ad una riduzione del

62,6%.

L'accordo ha istituito la possibilità di sospendere i pagamenti e di rinegoziare le condizioni nel caso in cui

un cambiamento sostanziale limitante la disponibilità delle risorse dovesse avvenire.

Per assicurarsi che l'economia della Germania occidentale stava andando effettivamente bene e

rappresentasse un elemento chiave per la stabilità del blocco Atlantico contro il blocco orientale, i creditori

alleati facevano alle autorità tedesche indebitate e alle imprese importanti concessioni che di gran lunga

superavano la riduzione del debito. Il punto di partenza era che la Germania doveva essere in grado di

pagare tutto di nuovo, pur mantenendo un elevato livello di crescita e di miglioramento delle condizioni di

vita della sua popolazione. Essi dovevano ripagare senza divenire più poveri. Per raggiungere questo

obiettivo i creditori accettavano:

1. Che la Germania pagasse il suo debito in moneta nazionale.

2. Che la Germania riducesse le importazioni (che avrebbe prodotto all’interno quei beni che erano

stati precedentemente importati).

3. Che avrebbe venduto i suoi manufatti all'estero, in modo da raggiungere un saldo commerciale

attivo.

4. Il rapporto tra servizio del debito / esportazioni non doveva superare il 5: il servizio del debito

dipendeva da quanto l'economia tedesca avrebbe potuto permettersi di pagare, prendendo in

considerazione la ricostruzione del paese e le entrate dalle esportazioni. Questo significava che la


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DESCRIZIONE APPUNTO

Risposte domande esame La Bruna di Economia politica, con appunti esame professoressa, dispense e studio autonomo dei manuali consigliati dal docente: "P.Sylos Labini,Sottosviluppo-Una strategia di riforme,2000, Laterza editore", "P.Sylos labini, Le prospettive dell’economia mondiale, Moneta e Credito,vol.62,n.245-248,2009", "A.Roncaglia,Economisti che sbagliano, 2010,Edizioni Laterza", "T.Piketty,Disuguaglianze, 2014,Università Bocconi Editore", "E.Toussaint, The Marshall Plan and Debt Agreement on German Debt,2006".


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e interculturale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof La Bruna Anna.

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