1848: Il Risorgimento e l'unificazione italiana
La nascita del Regno d'Italia fu un progetto politico di modernizzazione che avvenne nel periodo dell’Europa della Restaurazione (epoca successiva all’Età di Napoleone). Le grandi potenze (Inghilterra, Impero Austroungarico con Metternich e Russia) si riunirono al Congresso di Vienna del 1815 per ridisegnare l’Europa post-rivoluzionaria, seguendo i principi di legittimità e equilibrio di potenza (rimettere sul trono i vecchi regnanti, cercare di evitare la nascita di una potenza troppo forte tale da espandersi, come era successo con la Francia).
Fu un ritorno all’ordine politico e delle case regnanti: repressero i movimenti liberali, anche se in realtà niente poteva tornare come prima perché la rivoluzione aveva portato dei cambiamenti decisivi. La Restaurazione fu un periodo in cui continuarono le trasformazioni dentro l’involucro assolutista e le aspirazioni in senso liberale, che esploderanno nel 1848.
Le rivoluzioni del 1848
La scintilla scoppiò a Palermo e poi si espanse in tutte le capitali europee quasi contemporaneamente. I rivoltosi chiedevano la concessione di Costituzioni (che avrebbe significato infatti uscire dall’assolutismo a causa della divisione di poteri), tanto è vero che si parla di costituzioni octroyées (concesse dal re). Sempre nel 1848, Marx e Engels scrissero il Manifesto del Partito Comunista: “uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del comunismo…”
In alcuni stati la questione liberale divenne una questione nazionale in cui veniva rivendicata l’unità dello stato, come accadde in Italia e in Germania.
Il Risorgimento in Italia
In Italia, in particolare, l’idea di nazione e libertà nazionale vennero importate con l’esperienza napoleonica, con la quale la penisola fu unificata sotto l’aspetto amministrativo (codice civile, riforme fiscali, sistema dei prefetti…) con tutta una serie di riforme che fecero nascere una nuova generazione di italiani (la prima generazione post-rivoluzionaria).
Il Risorgimento ebbe anche una dinamica di trasformazione sociale-ideale: i sovrani post-Vienna erano i Savoia (in Piemonte e Sardegna), gli austriaci (zona del Lombardo-Veneto), il Gran Ducato di Toscana, il papa (Stato della Chiesa) e i Borbone (Regno delle Due Sicilie). Quindi possiamo capire che la questione dell’unità della nazione ha una doppia dimensione:
- Liberazione dall’assolutismo
- Liberazione dal dominio straniero
Cosa fu il Risorgimento?
Fu un progetto politico di modernizzazione che rappresentò un’elaborazione politico-intellettuale di grande raffinatezza, densa di romanticismo ottocentesco (patriottismo…) che aveva come fine la costruzione di un’identità italiana posta al servizio della modernizzazione. Fra i teorici ci sono:
- Giuseppe Mazzini: era repubblicano, contro il re e anche odiato dai Savoia, con un ideale che non consentiva un’uscita octroyées perché voleva eliminare le strutture politiche preesistenti, forte anticlericalismo. Progetto di stato repubblicano e laico;
- Gioberti: diceva che si poteva utilizzare la forza unificatrice della chiesa cattolica per unire la società italiana; dal suo pensiero si ispireranno il partito popolare di Don Sturzo e la DC.
In Italia c’era un retaggio di una comune lingua, cultura e identità italiana e il processo di unificazione avvenne prima sul piano geopolitico, mentre la vera unione linguistica si ebbe durante la Grande Guerra, nelle trincee.
Per quanto riguarda l’economia, era cominciata l’industrializzazione, soprattutto nel nord (nel settore tessile…), e cominciava a farsi strada l’idea che la frammentazione del mercato dello stato italiano in tanti piccoli stati fosse sfavorevole. Unione doganale tra gli stati.
Altra questione era quella delle ferrovie: l’industrializzazione richiedeva la costruzione di reti infrastrutturali e l’unificazione fisica ferroviaria diventò quindi uno degli obiettivi del Regno d’Italia.
La primissima rivolta del ’48 fu a Palermo contro Ferdinando II di Borbone e poi a Parigi con l’avvio della Seconda Repubblica, che sarà il primo stato europeo a istituire il suffragio universale maschile (in Inghilterra votavano ancora secondo il censo). Nel resto d’Europa tutte le capitali insorsero (Metternich fuggì da Vienna); anche Venezia e poi Milano, durante le Cinque Giornate del ’48, si rivoltarono contro il governo austriaco e l’assolutismo.
Della situazione rivoluzionaria a Milano approfittò militarmente il processo risorgimentale: re Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria (Prima Guerra d’Indipendenza) con volontari da tutta Italia.
Per paura che si ripetesse una situazione simile a quella che era accaduta in Francia con la Rivoluzione, quasi tutti i sovrani concessero la costituzione (Ferdinando II, il Papa…) e anche il re Carlo Alberto di Savoia che concesse il famoso Statuto Albertino: il Piemonte diventava una monarchia costituzionale con due camere: un senato, di nomina regia, e una camera di deputati a suffragio ristretto (basato sul censo); il re mantenne però delle prerogative, per esempio il potere di sciogliere il parlamento.
In questa costituzione mancava un riconoscimento dei diritti individuali (molto forte nei sistemi anglosassoni e meno in quelli continentali) e, in generale, nella storia della cultura italiana manca il riconoscimento dei diritti individuali come fondamentali.
Prima guerra d'indipendenza
Volontari accorsero da tutta Italia, il papa fuggì da Roma dove poté svilupparsi una repubblica romana, primo esperimento guidato da Mazzini e Garibaldi (che era un mercenario liberale che aveva fatto le rivoluzioni in Sud America negli anni ’30 dell’Ottocento), che fu di breve durata perché l’imperatore francese Napoleone III, cattolico, accorse in aiuto del papa e rovesciò la repubblica romana, lasciando una guarnigione francese a Roma in difesa del papa (che rimase fino alla breccia di Porta Pia).
Con le prime vittorie dell’Austria (Custoza ecc…), l’intervento della Francia e le violente repressioni dei moti rivoluzionari nel Mezzogiorno, cominciò la parabola discendente del ’48 in Italia e anche la sconfitta piemontese nella prima guerra d’indipendenza.
In Europa anche avvenne lo stesso e i sovrani, tranne Carlo Alberto, ritirarono le costituzioni.
Alla fine del ’48 si chiarirono alcune caratteristiche dell’unificazione italiana che la differenziano da quella tedesca: mentre in Germania i sovrani, pur non rinunciando ai negoziati, desideravano quasi tutti l’unificazione (con leadership assunta dalla Prussia), in Italia il Piemonte dovette lottare contro nemici interni (Borbone e Papa; le truppe erano state aiutate da volontari, non da sovrani italiani) ed esterni (Austria…), i Savoia, inoltre, diffidavano degli aspetti più liberali e democratici del movimento risorgimentale e avevano un progetto conservatore (decisero di combattere per non permettere ai repubblicani di assumersi la leadership).
Il ritorno all’ordine dopo il ’48 non avvenne in Piemonte: ci fu un salto di qualità da un’elaborazione intellettuale e politica alla guerra, all’azione specifica, si originò il nazionalismo italiano e salì al trono Vittorio Emanuele II, affiancato (dal 1852) dal Primo ministro conte di Cavour.
Il ruolo di Cavour
Cavour era un giovane aristocratico moderno piemontese, proprietario terriero, ammiratore del modello politico e industriale inglese, liberale e liberista, già ministro dell’agricoltura prima (aveva operato un serie di riforme in senso modernizzatore). Assunse la leadership con un progetto politico ben preciso: rafforzare il Regno del Piemonte, controllare il movimento liberale e democratico (le fasce più estremiste) e sconfiggere l’Austria unificando la parte settentrionale della Penisola (annettendo il lombardo veneto).
Quest’ultimo obiettivo venne raggiunto grazie a una decisione intellettuale e diplomatica: partecipare alla Guerra di Crimea (con i bersaglieri di La Marmora) che vedeva schierati turchi, francesi e inglesi contro l’Impero Russo. Il regno sabaudo non aveva interessi in questa zona ma fu una mossa che gli permise di entrare nel gioco delle potenze internazionali; come conseguenza della vittoria della valorosa partecipazione del Piemonte, il piccolo regno poté sedersi ai tavoli della pace di Parigi (1856), palcoscenico mediatico dal quale Cavour affermò l’importanza dell’unificazione italiana e richiese un aiuto politico alle grandi potenze.
Questo fu il preludio agli accordi con l’imperatore francese a sostegno di una guerra contro l’Austria, alleanza per la Seconda Guerra d’Indipendenza. Accordi di Plombières (Lombardia, Ducato di Parma ed Emilia Romagna diventarono territori dei Savoia, il Gran Ducato di Toscana, con un plebiscito, entrò a far parte del Regno sabaudo e il veneto rimase fuori perché Napoleone III tradì gli accordi firmando un armistizio con l’Austria).
Cavour a questo punto si sarebbe fermato con il progetto di unificazione, ma Garibaldi mosse guerra al Regno delle Due Sicilie: con una spedizione.
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