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1) rischi

I rischi si possono suddividere in tre tipologie: rischio naturale, antropico ed incidentale.Questi ultimi due possono essere riuniti nella categoria di rischi industriali.Se ad esempio consideriamo il rischio ecologico esso è più un rischio puntuale; si fa dunque unazonazione.

Vi sono varie zone ad rischio imputato in corrispondenza dello stabilimento industriale e poi viavia attenuare allontanandosi dallo stabilimento stesso.

Un esempio di rischio di tipo naturale è quello sismico che è definibile dall'insieme dei datidi pericolosità, vulnerabilità ed esposizione.

Un altro tipo di rischio naturale è quello legato al rischio vulcanico. In Italia se un fenomenosi verificasse, il vulcano vesuviano poiché il fattore di esposizione è molto alto: l'areacircostante è fortemente popolata.

Il rischio legato all'acqua è invece inferiore.Per quanto riguarda i rischi associati all'acqua anche la siccità è un esempio di rischioIn questo corso ci interessa soprattutto il rischio idrogeologico, ovvero il rischio associatoa frane ed alluvioni.

Nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2014 in Italia ed anche in Toscana si sono verificatinumerosi eventi di carattere idrogeologico.

Per quanto riguarda il rischio in generale, ricordiamo che il rischio è definito dalla relazione R:HxVxE in cui D.P.C.M. del 29/09/1998 :

  • P: pericolosità, ovvero la probabilità che un evento si verifichi
  • V: vulnerabilità, ovvero la capacità di resistenza nei confronti dell’evento
  • E: esposizione, ovvero la presenza, quantità, valore di beni ed attività presenti sul territorio

Sempre nel D.P.C.M. del 1998 il prodotto tra l'esposizione e la vulnerabilità è definito comedanno e dunque E+V è di nuovo R=P+D

Rappresentato un grafico detto: si ottengono delle curve come a fianco.

Se in base ad un aumento del danno se aumentato il valore deibeni aumenta l'esposizione; aumentata la pericolosità se siverificano variazioni climatiche o trasformazioni di tipo innaturaleed antropico

Per trasformazioni antropiche si intendono gli aumenti di portata di argento, forma di ritorni:Per quanto riguarda le pericolosità e le vulnerabilità, se possono essere ridotti attraverso lapianificazione e la realizzazione di interventi strutturali ci sono i fattori riunmaster per lariduzione delle vulnerabilità

Le vulnerabilità possono essere ridotte anche tramite interventi non strutturali ovvero sostanza dirivinenzione e consulazione (sistema di monitoraggio) che sono essenziali come supporto allo

I rischi

I rischi si possono suddividere in tre tipologie: rischio naturale, antropico ed incidentale.

Questi ultimi due possono essere riuniti nella categoria di rischi industriali.

Se ad esempio consideriamo il rischio ecologico esso è più un rischio puntuale: si fa dunque una zonazione.

I rischi sono zone di seria imputo in corrispondenza dello stabilimento industriale e poi via via si attenuano allontanandosi dallo stabilimento stesso.

Esempio di rischio di tipo naturale è quello sismico che è determinato dall’insieme dei dati di pericolosità, vulnerabilità e di esposizione.

Un altro tipo di rischio naturale è quello legato al rischio vulcanico: in Italia se il fenomeno (eruzione) si ha dove verosimilmente persiste il fattore di esposizione è molto alto: il caso classico è fortemente popolato.

Il rischio legato alle piene e maree infine.

Per quanto riguarda i rischi ancorati all’acqua anche la siccità è un esempio di rischio.

In questo corso a noi interessa soprattutto il rischio idrogeologico, ovvero il rischio associato a frane ed alluvioni.

Nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2019 in Italia ed anche in Toscana si sono verificati numerosi eventi di natura idrogeologica.

Per quanto riguarda il rischio in generale, rileviamo che il rischio è definito dalla relazione R=PHV

in cui D.P.C.M. del 29/09/1997:

  • P- pericolosità, ovvero la probabilità che un evento si verifiche
  • V- vulnerabilità, ovvero la capacità di resistenza nei confronti dell’evento
  • E- esposizione, ovvero la presenza e qualità e valore di beni ed attività presenti sul territorio

Sempre nel D.P.C.M del 1998 il prodotto tra l’esposizione e la vulnerabilità è definito come danno e dunque D=E·V da cui si ricava R=P·D

Rappresentato in un grafico dove pericolosità si ottengono delle curve come a frane.

Se le diverse in aumento al lemma se aumentati il valore dei beni aumenta e l’esposizione; aumenta la pericolosità se si verificano variazioni climatiche e trasformazioni di tipo innaturale ed a favore.

Per trasformazioni innaturale si intrendono gli aumenti di portata di arginamenti fiumi di rotazioni.

Per quanto riguarda le pericolosità e le vulnerabilità se possono essere ridotte attraverso la pianificazione e la realizzazione di interventi strutturali lo sono i fatture umano per lo ridotte delle vulnerabilità.

Le vulnerabilità frane essere ridotta anch

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/02 Costruzioni idrauliche e marittime e idrologia

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