Psicologia generale
Teoria fondata sull'esperienza personale
Psicologia del senso comune (psicologia ingenua): non su controlli scientifici. La psicologia come disciplina scientifica nasce poco più di un secolo fa in Germania. La differenza sta nel metodo di controllo delle spiegazioni. La disciplina scientifica si basa sul metodo sperimentale: verifica di una relazione causa-effetto tra due variabili. Con questo metodo si può giungere a conclusioni più dettagliate rispetto a quelle che discendono dalle teorie ingenue. Gli esperimenti funzionano così: una variabile detta indipendente deve essere controllata dallo sperimentatore; dalla variazione di questa dipende la prestazione psicologica misurata (variabile dipendente). Questi esperimenti vengono eseguiti su gruppi detti “gruppi di controllo”. Perché un esperimento sia valido deve essere verificato anche il suo opposto. Esistono anche dei metodi non sperimentali, fra cui: questionari, interviste, colloqui clinici, e metodo correlazionale (scrive relazioni tra due variabili che non dipendono l’una dall’altra).
L'uomo come essere naturale
Teoria dell’evoluzione: il contributo maggiore a una concezione naturalistica dell’uomo è stata data da Charles Darwin. Non è stato facile accettare l’idea che l’uomo facesse parte della natura e che andasse studiato con approccio scientifico. Successivamente Freud, il fondatore della psicoanalisi, definirà la teoria Darwiniana: l’uomo non è “costituzionalmente” diverso dalle altre specie animali, ma è soltanto il risultato di un diverso processo evolutivo. Accanto alla mortificazione biologica Freud aggiungeuna “mortificazione cosmologica”, causata dalla teoria copernicana che svela all’uomo che la Terra non è al centro dell’universo. Infine Freud ne aggiunge una terza ancora più scottante: “la mortificazione dell’Io” secondo cui l’uomo non è consapevole di quello che accade nella propria psiche.
Radici storiche della psicologia
L’introspezione come metodo di raccolta dei dati della psicologia (Wundt). Il metodo sperimentale non poteva essere esteso a tutti i problemi della psicologia. Si cercherà così di rendere l’introspezione un metodo scientifico. Il tentativo di coniugare il metodo introspettivo e il metodo sperimentale continuerà con la scuola strutturalista. L’obiettivo di questa scuola era quello di isolare le strutture della mente tramite un esame introspettivo dei contenuti di coscienza. Malgrado l’ingegnosità delle tecniche sperimentali, il metodo introspettivo si rivelò inaffidabile, poiché nel corso degli esperimenti le risposte variavano da soggetto a soggetto a parità di stimoli.
- Con la fine della prima guerra mondiale iniziò ad affermarsi negli Stati Uniti un nuovo movimento chiamato comportamentismo. La psicologia, dal punto di vista di un comportamentista, si costituisce come un settore sperimentale delle scienze naturali. Il suo scopo è la previsione e il controllo del comportamento. Quindi l’oggetto di studio non è la mente né la coscienza ma il comportamento osservabile ed il metodo di studio non è l’introspezione né il colloquio clinico, bensì il controllo sperimentale (consiste nel predire la risposta del sistema osservato a partire da determinati stimoli ambientali). La psicologia scientifica si affermò nei paesi industrializzati proprio grazie al comportamentismo.
- Nello stesso periodo in cui si afferma il comportamentismo un ricercatore svizzero avvia una tradizione di ricerca che avrà profonde ripercussioni sulla storia della psicologia. Si tratta di Piaget che inventò un nuovo metodo: il colloquio clinico. Il suo oggetto di ricerca era lo sviluppo dell’intelligenza.
- In quello stesso periodo si affacciò sulla scena europea un’altra scuola che prese il nome dal tedesco Gestalt. I gestaltisti ponevano l’enfasi sui processi di organizzazione degli stimoli. Questi principi organizzano non solo l’entità che ci circondano, ma anche i nostri processi di pensiero.
Una tragedia politica ebbe un grande peso sugli sviluppi della psicologia europea; la persecuzione nazista costrinse i gestaltisti tedeschi ad emigrare negli Stati Uniti dove gettarono i primi semi che maturarono poi nella rivoluzione “Cognitivista”. Alla fine degli anni '50 il linguista Noam Chomsky mostrò come una catena appresa di associazioni tra stimoli e risposte non potesse essere un modello abbastanza potente per rendere conto della nostra capacità di comprendere e produrre il linguaggio. La critica distruttiva di Chomsky segnò l’inizio del tramonto del movimento comportamentista.
La sensazione e la percezione
Entrambe rappresentano due modalità per acquisire informazioni dal mondo esterno e dal proprio organismo, consentendoci di stabilire un rapporto adeguato con la realtà fisica che ci circonda.
La sensazione
L’individuo è in ogni momento immerso in un’ambiente fisico dal quale provengono una grande varietà di stimoli. La sensazione non è altro che l’impressione soggettiva e immediata che corrisponde a una data intensità di uno stimolo fisico (si tratta di un’interfaccia tra la realtà esterna e la realtà interna o psicologica) queste sensazioni possono essere comunicate ad altri individui e comprese. In tal modo scopriamo che nella maggioranza dei casi le sensazioni di un individuo sono simili a quelle di un altro, quando entrambi sono posti davanti a medesimo stimolo. I nostri organi non sono in grado perciò di percepire tutti gli stimoli esterni, dipende dall’intensità. Infatti qualsiasi stimolo fisico deve raggiungere un livello minimo per suscitare una sensazione. Questo livello, chiamato soglia assoluta, segna il confine fra gli stimoli che vengono recepiti e gli stimoli che invece non sono avvertiti dall’individuo. Dunque al di sotto della soglia assoluta lo stimolo non viene avvertito. Gli stimoli recepiti sono detti sovraliminari, gli stimoli non avvertiti sono detti infraliminari. Per cogliere una variazione di intensità tra due stimoli della medesima natura bisogna che ci sia un minimo di differenza, detta soglia differenziale: essa è il valore della differenza minima fra due stimoli di diversa intensità che è rilevata nel 50% dei casi. Studiando le soglie ci si è accorti che la qualità delle sensazioni varia al variare degli stimoli fisici. Questo aspetto è stato studiato dalla psicofisica che stabilisce il legame tra il mondo psichico e il mondo fisico. Un medico tedesco, Weber, studiando la sensibilità tattile si rese conto che la soglia differenziale dello stimolo è una proporzione costante dell’intensità dello stimolo iniziale (legge di Weber). K è stata definita come costante di Weber, R=intensità dello stimolo iniziale. K=ΔR/R. Più recentemente Stevens (1957) diede origine alla psicofisica soggettiva. Facendo ricorso al metodo da lui definito stima di grandezza Stevens verificò che i soggetti sono capaci di valutare l’intensità di una sensazione associandola semplicemente a un numero.
La percezione
È convinzione diffusa che la percezione costituisca una sorta di fotocopia della realtà: coincidenza tra realtà fisica e realtà percettiva. [Psicologia ingenua] Tuttavia approfondendo le teorie si è verificato che non in tutte le condizioni esiste una precisa corrispondenza tra questi due piani della realtà. Il processo di elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno, richiede un atteggiamento critico: il principio del rispetto-sospetto, che consiste nel trattare i fenomeni percettivi con il dovuto rispetto e con il necessario sospetto, evitando l’errore dello stimolo e l’errore dell’esperienza. Il nostro mondo percettivo non è una fotocopia della realtà ma è il risultato di una sequenza di mediazioni fisiche, fisiologiche, psicologiche, nota come catena psicofisica. Gli oggetti e gli eventi del mondo circostante producono in continuazione una molteplicità indefinita di radiazioni. Queste radiazioni (stimolazioni distali) vanno a suscitare negli apparati recettivi precise sollecitazioni, dette stimolazioni prossimali; quando quest’ultime sono molto intense producono nei recettori una serie di eccitamenti nervosi. La stimolazione suscita dunque una rapida successione di eventi fisiologici; nei livelli centrali dell’organizzazione nervosa celebrare corrisponde sul piano soggettivo la percezione. In questa prospettiva la percezione può essere intesa come l’organizzazione immediata, dinamica e significativa delle sensazioni sensoriali, corrispondenti a una data configurazione di stimoli. La percezione rappresenta un ambito psicologico complesso, che è stato oggetto di studio di numerose riflessioni. Dal punto di vista teorico distinguiamo cinque principali teorie:
- Teoria empiristica: proposta inizialmente da Helmotz. L’esperienza ambientale è fondamentale per la percezione degli oggetti. Attraverso l’associazione l’individuo compie una specie di ragionamento inconsapevole e quindi corregge ed integra le sensazioni.
- Scuola della Gestalt: si oppongono al principio empiristico sostenendo che la percezione è un processo primario ed immediato non dovuto al concorso di altri fattori come l’associazione e il giudizio. Si basa su una forma globale, è il risultato delle diverse componenti di uno stimolo.
- Movimento del new look: nasce negli USA. La percezione dipende anche da stimoli interni, stati d’animo, aspettative e motivazioni del soggetto percepente. (Esperimento di Bruner: i bambini con condizioni economiche disagiate percepivano grande una moneta da mezzo dollaro rispetto a un disco di cartone delle medesime dimensioni).
- Teoria ecologica di Gibson: respinge la tesi cognitivista secondo la quale la percezione è il risultato di un’attività di elaborazione dello stimolo. Gibson propone un approccio ecologico della percezione: tutto ciò di cui ha bisogno l’uomo per comprendere il mondo, è già presente nel mondo; ci sono delle offerte di “possibilità” che saranno colte in base allo stato psicologico del soggetto: es. un’arancia viene percepita come qualcosa da mangiare per un affamato o un oggetto da lanciare per un arrabbiato.
- Teoria computazionale di Marr: il soggetto codifica le immagini in funzione delle variazioni di intensità luminosa. L’attività percettiva viene distinta in due fasi: uno schema primario grezzo che poi si trasforma in uno schema a due dimensioni e mezzo attraverso l’elaborazione delle informazioni percettive. (Chiamato così perché non vengono esaurite la totalità delle informazioni che esistono nella distanza tra due superfici collocate in differenti parti).
Fenomeni percettivi
La mente umana organizza l’attività percettiva in modo da cogliere oggetti ed eventi in modo coerente. Ciò consente al soggetto di orientarsi e di muoversi correttamente nello spazio, di distinguere in modo appropriato gli oggetti e di procedere agli opportuni confronti. La prima segmentazione del flusso delle stimolazioni consiste nell’articolazione-sfondo; secondo lo studioso Rubin non c’è figura senza sfondo: la figura ha forma mentre lo sfondo è amorfo e indifferenziato. La figura appare in risalto rispetto allo sfondo. Diversi fattori sono alla base di queste articolazioni, ricordiamo: l’inclusione, la convessità, l’area relativa, e l’orientamento. Quando questi fattori non riescono ad intervenire si creano le condizioni per ottenere delle figure reversibili, vale a dire figure con contorni ambigui nelle quali si ha un’inversione tra la figura e lo sfondo oppure figure con contorni anomali come nel caso dell’effetto Kanizsa (figure senza contorni all’interno di altre, esempio... triangolo).
L'organizzazione percettiva: segmentazione del campo visivo
Nello studio dei fattori che determinano l’organizzazione di elementi in unità percettiva, Wertheimer pose in evidenza alcuni principi fondamentali.
- Principio della vicinanza: secondo cui si unificano gli elementi vicini.
- Legge della somiglianza: fattore secondo cui si unificano gli elementi simili.
- Legge del destino comune: secondo cui si unificano gli elementi che condividono lo stesso tipo e direzione del movimento.
- Legge della buona direzione o della continuità: secondo cui si unificano gli elementi che hanno continuità di direzione.
- Legge della chiusura: secondo cui vengono percepiti come unità gli elementi che tendono a chiudersi fra di loro.
- Legge della pregnanza: secondo cui percepiamo gli elementi che tendono alla massima regolarità.
L’unità percettiva quindi non dipende dalle caratteristiche dei singoli elementi ma dalla “proprietà del tutto” secondo cui il tutto è più della somma delle singole parti. La percezione della profondità: lo spazio percettivo possiede tre dimensioni; gli oggetti che vediamo sono dotati di corporeità e sono disposti a diverse distanze da noi.
Coscienza e attenzione
Sono due dimensioni psicologiche fondamentali, che costituiscono condizioni essenziali per lo svolgimento delle altre capacità psichiche del soggetto (dalla percezione all’apprendimento, alle emozioni). È più corretto parlare di “processi” piuttosto di “stati” della coscienza e dell’attenzione, poiché si tratta di attività psichiche costantemente mutevoli. “Esse sono un flusso e una corrente che variano in continuazione per qualità e per intensità nella vita quotidiana dell’individuo” [cit. James].
Coscienza
Si può definire la coscienza come la consapevolezza degli stimoli esterni e interni da parte dell’essere umano. Il soggetto essa ha una natura selettiva: deve elaborare una quantità di informazioni troppo elevata per essere in ogni momento consapevole di tutto, per cui la coscienza funge da filtro e guida per la condotta umana. Quest’ultima si esplica in diverse funzioni fondamentali per la nostra attività:
- Consapevolezza percettiva e cognitiva: la coscienza consiste nella capacità di rispondere agli stimoli provenienti dall’ambiente “qui e ora” (consapevolezza percettiva). Essa svolge una funzione di “comparatore” in quanto è in grado di confrontare istante per istante lo stato attuale del mondo con quello previsto in base alle proprie conoscenze e aspettative. Essa implica dunque la consapevolezza dei propri pensieri e idee (consapevolezza cognitiva).
- Controllo: la coscienza esercita il controllo...
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