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Riassunto valido per l'esame di Psicologia Generale

Appunti di psicologia generale e dello sport basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Villani dell’università degli Studi Parthenope - Uniparthenope, facoltà di Scienze motorie, Corso di laurea in scienze motorie . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Psicologia generale e dello sport docente Prof. M. Villani

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neuroni. Questi ultimi che si trovano nelle aree motorie e pre motorie, si attivano durante l’osservazione di

azioni eseguite da un altro consimile. Tale sistema nervoso è alla base dei processi di imitazione.

La Memoria

L’apprendimento sarebbe inutile se non avessimo la capacità di conservare nella mente ciò che abbiamo

appreso per poter utilizzare le competenze e le conoscenze acquisite in un successivo momento in funzione

delle esigenze individuali. La memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni nel tempo apprese

e recuperarle quando servono. Si tratta di un processo attivo e dinamico, un sistema in continuo divenire. La

memoria degli individui è soggetta a suggestioni e processi di rielaborazione personali, inoltre pur essendo

molto estesa, non è infinita. Essa è limitata sia in termini quantitativi (numero di informazioni che possiamo

immagazzinare) sia in termini di durata (molti apprendimenti decadono dopo un periodo di tempo) quindi la

l’oblio. l’oblio è considerato

memoria è strettamente connessa con Anche se per la psicologia del senso comune

uno svantaggio, in realtà il fatto di dimenticare costituisce una grande fortuna in quanto elimina dalla mente

molte informazioni irrilevanti lasciando spazio per nuovi apprendimenti.

Il processo della memoria

La memoria è un processo di elaborazione delle informazioni che implica 3 fasi:

1) Fase di codifica (una data informazione si aggiunge ad una rete di informazione già esistente. Essa dipende

dal grado di attenzione rivolto allo stimolo e allo stato emotivo della persona.

concerne la capacità di mantenere in memoria l’informazione finché ci serve. Di solito

2) La fase di ritenzione

per favorire il processo di ritenzione facciamo ricorso al meccanismo della ripetizione che favorisce la

fissazione del ricordo. o rievocazione dell’informazione acquisita. Non tutto ciò che abbiamo appreso è

3) Fase del recupero

recuperabile. Una parte è soggetta all’oblio. Il recupero non è un processo immediato, spesso si serve di indizi

forniti dall’ambiente e dalla situazione.

Il modello di Atkinson Shiffrin

Nei primi approcci scientifici la memoria era considerata come un sistema unitario. Con il procedere delle

ricerche si è scoperto che la memoria è composta da più stadi dotati di specifiche proprietà e funzioni il primo

modello multi processo della memoria è stato fatto da Atkinson e Shiffrin. Il modello multi processo è un

modello input-output nel senso che descrive la sequenza di passaggi delle informazioni che sono man mano

elaborate passando nei vari magazzini della memoria. Atkinson e Shiffrin distinsero in particolare tre

magazzini diversi per capacità, durata e funzioni un’azione

1) Il magazzino sensoriale che conserva le informazioni per poco tempo, mantenendole fedeli senza

di particolare elaborazione. È associato a vista, udito, olfatto, e capacità propriocettive.

2) Memoria a breve termine questo tipo di memoria ha una capacità limitata (dura circa mezzo minuto). Una

dimostrazione più diretta dei limiti della MBT fu data Brown e Peterson, i quali verificarono che in presenza

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un’interferenza

di i soggetti non erano in grado di ricordare neppure tre informazioni dopo diciotto secondi.

(Esempio numero di telefono). Per evitare il rapido deterioramento delle informazioni esse vanno ripetute con

frequenza per mantenerle presenti nel cosiddetto tampone di reiterazione. Le informazioni così ripetute sono

traferite nella memoria e lungo termine. Con la teoria di Baddley si è dimostrato che a sua volta la memoria a

breve termine non è un sistema unitario, ma un sistema complesso (chiamato working memory-memoria di

l’esecutivo centrale

lavoro) composto da quattro sottosistemi distinti: (collega le info provenienti dalle diverse

(riguarda il parlato e conserva l’ordine in cui le parole sono presentate;

fonti); circuito fonologico il taccuino

(riguarda l’immagazzinamento delle info visive e spaziali nonché delle immagini mentali);

visivo spaziale

tampone episodico (collega insieme informazioni provenienti da diversi ambiti per formare unità coerenti,

esempio, la memoria di una scena di un film o storia)

3) Memoria a lungo termine: si ritiene che sia illimitata. Essa esercita un importante influenza nei cosiddetti

orientando l’attenzione, la percezione e il pensiero in base agl’info conservati.

processi Top-Down,

I principali sistemi di memoria

Memoria per fare: la memoria procedurale riguarda la conservazione delle abilità e delle procedure con cui

una forma implicita di memoria, in particolare negli aspetti motori (“le

fare le cose. È persone di solito hanno

difficoltà a spiegare verbalmente ciò che essi sono capaci di fare e come lo fanno”)

Memoria dichiarativa: concerne la conservazione delle conoscenze circa fatti che possono essere acquisite

in una volta sola. Si tratta di un tipo di memoria esplicita. La distinzione tra memoria procedurale e dichiarativa

e stata riferita alla differenza fra il “sapere e il “sapere

cosa” come”.

Riguardo la memoria a lungo termine, Turming ha distinto la memoria episodica e la memoria semantica.

La memoria episodica si riferisce alla capacità di memorizzare eventi specifici e contiene informazioni

spaziali e temporali che definiscono dove e quando l’evento ha avuto luogo. Talvolta essa è caratterizzata da

ricordi particolari denominati flash di memoria, che hanno colpito il soggetto in modo profondo sia a livello

emotivo che cognitivo. Per contro, la memoria semantica può essere considerata come un lessico mentale che

organizza le conoscenze che una persona possiede circa le parole e gli altri simboli, i significati e i referenti

concettuali, nonché le relazioni fra loro esistenti. Essa è caratterizzata da grande velocità e apparente

automaticità. La memoria episodica ha a che fare con ciò che ricordiamo, quella semantica con ciò che

sappiamo. La memoria di cui ci parlano poeti e letterati è sempre la memoria episodica ed è a questa a cui ci

si riferisce quando si parla di oblio (quando non ci viene in mente qualcosa parliamo di dimenticanza).

Memoria esplicita: può essere sia semantica che episodica. È un processo consapevole, poiché si sa di

ricordare. È la conservazione di info che riguardano eventi specifici.

Memoria implicita: riguarda la capacità di ricordare senza averne consapevolezza. (Esempio, le nostre abilità

motorie).

Memoria autobiografica: capacità di conservare info e le conoscenze legate al se a partire di solito dagli inizi

della seconda infanzia (verso i tre anni).

Ipermnesia: capacità particolarmente lucida di ricordare scene complesse in tutti i loro particolari anche se

lontane nel tempo. 10

Amnesia: perdita totale o parziale di memoria a seguito di un trauma fisico o psichico o di una malattia

celebrale. Essa può essere totale o parziale. Si può distinguere fra amnesia retrograda e anterograda. La prima

è la perdita di memoria per eventi accaduti prima del trauma, mentre la seconda è la perdita di memoria che

non compromette i ricordi passati ma limita la capacità di memorizzare informazioni presenti, Alzheimer.

un’immagine

Esercizio della memoria: ricordare significa non solo conservare del passato, ma anche riuscire

a trovarla e recuperarla. Per esercizio della memoria intendiamo l’apprendimento di strategie di catalogazione,

di codifica e di recupero.

Oblio

La memoria ricorda e dimentica. Pergson sosteneva che la memoria è la facoltà dell’oblio. “Ricordare è

strettamente collegato con dimenticare: la mente non è in grado di conservare tutto ciò che elabora. L’oblio,

ossia l’eliminazione volontaria o involontaria di informazioni già memorizzate, va inteso non come un deficit

(fisiologica) della memoria. Esso va distinto dall’amnesia, che invece

ma come una parte integrante

rappresenta una condizione patologica legata a danni neuro celebrali oppure a forti traumi emotivi. Dimenticare

dunque non significa perdere una data informazione. L’oblio è una componente essenziale della memoria

stessa, esso svolge un lavoro di selezione.

L’oblio può essere causato dal trascorrere del tempo e da due interferenze: una

Perché dimentichiamo?

retroattiva (il luogo materiale appreso danneggia il precedente); e l’altra proattiva (il precedente materiale

interferisce nella memorizzazione di quello nuovo). Inoltre quando si è stanchi o sotto stress diventa molto più

difficile evitare pensieri che vorremmo sopprimere. La concentrazione su casi positivi è molto più facile

ingenua l’oblio

rispetto a quella su casi negativi. Secondo la psicologia è motivato dal trascorrere del tempo

che indebolisce progressivamente e cancella le tracce dei ricordi (teoria del decadimento) tale teoria tuttavia

può essere provocato dal fatto che se un ricordo non è rievocato per

non si è dimostrata attendibile. L’oblio

molto tempo a poco a poco va perduto (teoria del disuso). Tuttavia anche quest’ultima non spiega per quale

motivo certi ricordi lontani possono riaffiorare dopo molto tempo anche in modo spontaneo.

Distorsione dei ricordi

Il ricordo non è una fotocopia della realtà, ma una costruzione soggettiva dell’esperienza la memoria umana

ben lungi dall’essere perfetta, essendo un atto elaborativo e creativo conduce a deviazioni dai dati della realtà.

Per questo si parla di distorsioni della memoria. Lo studioso Schacter ha elencato i sette peccati della

memoria per indicare i modi principali in cui la memoria fallisce e ci può tradire. Essi sono i seguenti:

L’abilità, distrazione, blocco, errata attribuzione, suggestionabilità, distorsione, e persistenza. (Vedi pag.143)

Strategia di apprendimento

Il metodo migliore per memorizzare un testo viene chiamato modello PQ4R:

Preview: scorrere i capitoli per avere una visione degli argomenti principali

Questions: porsi delle domande

Read: leggere cercando di rispondere alle domande

Riflette: riflettere sulle nuove conoscenze

Recite: ripetere senza guardare il testo

Review: ripensare ogni capitolo nel suo insieme 11

Pensiero

Conoscere come funziona il ragionamento umano ci permette di cogliere le risorse, le opportunità e anche i

limiti della mente umana. Che cosa sono i modelli mentali? Essi sono rappresentazioni di situazioni reali,

ipotetiche o immaginarie, utilizzate per fare previsioni e ragionamenti. Il primo studioso a parlarne fu lo

psicologo scozzese Craik secondo il quale la mente elabora modelli su piccola scala della realtà. Da questa

intuizione successivamente gli scienziati cognitivi hanno mostrato come la mente costruisca modelli mentali

a partire dalla percezione, dalla comprensione del linguaggio, dall’immaginazione e dalle conoscenze apprese.

La componente essenziale del pensiero umano è il ragionamento; esso può essere induttivo (dal particolare

al generale) oppure deduttivo (dal generale al particolare) basato sul sillogismo. Per molti secoli si è ritenuto

che studiare la logica servisse anche a ragionare meglio nelle circostanze della vita. Un sillogismo è un

ragionamento che permette di trarre una conclusione da due premesse. Per esempio modus ponens e modus

tollens. Secondo un punto di vista classico la mente è munita di un insieme di regole di inferenza che viene

inconsapevolmente usato per eseguire inferenze (trarre conclusioni). Questa teoria suppone semplicemente che

noi nasciamo dotati di alcune regole logiche, di una sorta di logica naturale. Attualmente gli psicologi cognitivi

confrontano questo approccio tradizionale con quanto è previsto nella teoria dei modelli mentali, la quale

dipendono dall’allenamento

sostiene invece che le regole di inferenza della persona sulla logica.

Metaragionamento: ragionare sui ragionamenti degli altri. Si tratta di un ragionamento molto rilevante nei

rapporti sociali, volto a far sì che gli altri pensino ciò che vogliamo e che ritengano le nostre attività legittime

e plausibili.

Comunicazione e linguaggio

La persona umana è un essere comunicante. La comunicazione è intesa come uno scambio interattivo

osservabile fra due o più partecipanti, dotato di un certo grado di intenzionalità e di consapevolezza, capace

di far condividere un determinato significato. In quanto tale, la comunicazione implica tre dimensioni

quella cognitiva, quella relazionale, e quella espressiva o creativa. Su un piano dell’evoluzione

inscindibili:

della specie umana, gli esseri umani hanno imparato a comunicare assai prima di parlare. Solo attorno a

150.000 anni fa è sorto il linguaggio. Quest’ultimo consente di inventare, usare e manipolare simboli. Il

linguaggio è il mezzo che permette di congiungere il pensiero al bisogno di comunicarlo a qualcun altro.

Dunque comunicazione pensiero e linguaio sono funzioni distinte ma interdipendenti dell’evoluzione della

specie umana a livello filogenetico e ontogenetico (ontogenesi: insieme dei processi mediante cui si compie lo

sviluppo biologico di un organismo dall’embrione allo stadio adulto), (filogenesi: processo evolutivo). La

comunicazione è stata studiata da differenti punti di vista scientifici.

Il punto di vista matematico: La comunicazione come trasmissione di informazioni. La trasmissione di

informazioni si focalizza sul passaggio di un messaggio da un emittente a un ricevente (destinatario) l’emittente

può trasmettere il messaggio in modi differenti (parole, gesti…) ed il ricevente deve decifrare il messaggio

pervenuto. Di conseguenza l’informazione non consiste in ciò che è stato detto dall’emittente, bensì in ciò che

è probabile che passi dalla fonte al ricevente. Successivamente è stata introdotta la nozione di feedback definita

come la quantità di informazione che dal ricevente ritorna all’emittente, permettendogli di modificare i

messaggi successivi con l’introduzione di questo concetto la comunicazione va intesa come processo circolare

Una condizione necessaria e sufficiente per comunicare consiste nell’avere

ricorrente senza fine. a

disposizione un codice linguistico. 12

Il punto di vista semiotico: la comunicazione come segno. Secondo tale punto di vista la comunicazione deve

affrontare in che modo avviene il processo di significazione, ossia la capacità di ogni messaggio di avere un

senso per i comunicanti. Anzitutto occorre comprendere che cosa si intende per segno. Esistono due principali

accezioni: il segno come equivalenza e il segno come inferenza. Il segno è inteso in termini di equivalenza

poiché vi sarebbe una corrispondenza piena fra espressione e contenuto. Al contrario il segno può avere la

funzione di rimandare a qualcosa di diverso. In questa prospettiva è inteso come inferenza in quanto costituisce

un indizio (le nuvole come segno di pioggia)

Punto di vista pragmatico: La comunicazione come interazione tra testo e contesto. La pragmatica si occupa

dell’uso dei significati, ossia dei modi con cui i significati sono impiegati nelle diverse circostanze (i processi

impliciti della comunicazione). Si pone in evidenza la comunicazione come azione e come fare. Per Austin

dire qualcosa è anche fare sempre qualcosa e vi sono tre tipi di azione che compiamo quando parliamo: atti di

dire qualcosa, atti nel dire qualcosa, atti con il dire qualcosa. Quindi gli enunciati esprimono molto di più di

quanto significhino letteralmente, da qui la distinzione fra atto e forza dell’atto.

Il punto di vista psicologico: La comunicazione si articola su più piani: il piano della comunicazione e il

con cui interpretare il messaggio. Dunque l’attenzione si

piano della metacomunicazione, intesa come cornice

sposta dalle informazioni e dai processi comunicativi alla relazione interpersonale che si crea fra più

interlocutori. Una sequenza di scambi comunicativi che si ripetono nel tempo costruisce un modello di

relazione. Di conseguenza la comunicazione diventa il tessuto che crea, modifica e rinnova i legami fra i

soggetti. Essa è essenziale per alimentare e conservare il benessere psicologico, fra le persone.

L’intenzione Comunicativa

una pianificazione intenzionale. L’intenzionalità può essere intesa secondo due

La comunicazione implica

accezioni: A) come una proprietà essenziale della coscienza umana in quanto coscienza di qualcosa

un’azione

(prospettiva di Brentano), B) come la proprietà di compiuta in modo deliberato, volontario e di

un certo scopo nei processi di comunicazione l’intenzione concerne tutti i partecipanti.

proposito è raggiungere

Da un lato vi è il parlante che manifesta la sua intenzione comunicativa; dall’altro vi è il ricevente che interpreta

il significato del messaggio ricevuto. Da parte del parlante la forza dell’intenzione è direttamente proporzionale

sia all’importanza dei contenuti trasmessi, sia alla rilevanza dell’interlocutore, sia alla natura del contesto. Tale

forza consiste nel processo di messa a fuoco e di puntualizzazione del messaggio. Il fuoco comunicativo è un

processo attivo di concentrazione dell’attenzione e dell’interesse del parlante su certi aspetti della realtà

da condividere con il destinatario. Alcuni aspetti sono più importanti rispetto ad altri.

Proprietà del linguaggio

Il linguaggio è un dispositivo specifico degli esseri umani, in grado di produrre, condividere, diffondere, e

tramandare significati e quindi cultura. Ogni lingua si forma nel tempo e presenta un carattere di sistematicità

e di composizionalità, poiché ogni lingua ha una struttura gerarchica. In quanto tale, il linguaggio serve ad

elaborare, organizzare e trasmettere conoscenze. In questo senso esso consente di comunicare il pensiero.

Qualsiasi lingua parlata è anzitutto un insieme di suoni. In quanto tale essa è oggetto di studio sia della fonetica

che della fonologia.

è una disciplina che studia la struttura interna delle parole. Quest’ultime sono segmentabili in

La morfologia

un’unità linguistiche più piccole, ciascuna della quali è portatrice di una porzione del significato della parola

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Ciascuno di questi elementi costituisce un morfema: l’unità linguistica minima

intera, (per esempio: Gatt-o).

dotata di significato. un’altra componente essenziale di ogni lingua: essa studia i significati.

La semantica costituisce

è l’insieme organico di regole, che consentono di disporre in ordine gerarchico gli elementi del

La sintassi

lessico per costruire unità di elemento superiore: sintagmi, frasi, discorsi.

La comunicazione non verbale

Prima delle origini del linguaggio gli esseri umani comunicavano fra loro facendo ricorso a sistemi non verbali

Il sistema cinesico comprende l’insieme dei movimenti del corpo, del volto

di significazione e di segnalazione.

e degli occhi. I nostri movimenti non sono solo strumentali per compiere certe azioni ma implicano anche la

produzione e trasmissione di significati. Tale sistema gestisce i livelli di comunicazione non verbale (non

vocali), che sono: la mimica facciale, sguardo, gesti e postura, e prossemica e aptica.

Le nuove frontiere della comunicazione

All’alba del terzo millennio i processi di comunicazione sono profondamente modificati grazie alla comparsa

di nuove tecnologie: dal personal computer ad internet, all’iphone. Per comunicazione mediata dai new media

intende una forma di comunicazione tra più persone ottenuta attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che

effettuano un’elaborazione digitale dell’informazione: comunicazione digitalizzata. La comunicazione che si

persone in modo digitale attraverso l’impiego di dispositivi elettronici, è stata chiamata

realizza tra più

comunicazione mediata dal computer.

La motivazione

dell’essere umano è “motivato” da una serie di cause ed è orientato alla realizzazione di

Il comportamento

determinati scopi. In generale la motivazione è una spinta per svolgere una certa attività, e si può definire come

un processo d’attivazione dell’organismo finalizzato alla realizzazione di un dato scopo in relazione alle

convinzioni ambientali. Essa non costituisce un costrutto psicologico semplice, ma prevede diversi livelli di

complessità ordinati in modo gerarchico: più semplice di risposta dell’organismo a stimoli esterni o interni.

1) I riflessi che rappresentano il sistema

Sono meccanismi innati, automatici e involontari.

2) Gli istinti che costituiscono sequenze congenite, fisse e stereotipate di comportamenti specifici su base

genetica in relazione a determinate sollecitazioni ambientali.

3) I bisogni e pulsioni. I primi indicano una condizione fisiologica di carenza e necessità (come la fame

la sete e il sesso); i secondi sono intesi come la dimensione psicologica del bisogno ed esprimono uno

l’individuo tende ad eliminare o ridurre, qualora i bisogni

stato di disagio che non siano soddisfatti.

4) Motivazioni primarie e secondarie. Le motivazioni connesse direttamente con i bisogni psicologici

sono chiamate motivazioni primarie, mentre quelle che fanno prevalentemente riferimento ai processi

di apprendimento e di influenzamento sociale in base alla cultura di appartenenza sono dette

motivazioni secondarie (o psicogene). Tali motivazioni comportano l’elaborazione di un sistema di

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desideri da parte del soggetto. Il desiderio è voler possedere ciò che piace o che è ritenuto utile per sé

stessi. Il sistema dei desideri è strettamente associato al sistema dei valori: un’oggetto o una situazione

assume un valore tanto più elevato quanto più capace di soddisfare un desiderio. Dunque desideri e

motivazioni organizzano le conoscenze, le emozioni e le azioni di un individuo, alimentando la

direzione e l’intensità di una data condotta.

5) La gerarchia delle motivazioni. Le motivazioni sono organizzate in modo gerarchico, dalle più

semplici a quelle più complesse. Nella “piramide motivazionale” di Maslow, alla base si trovano i

bisogni fisiologici, su questa base si innestano i bisogni di sicurezza (protezione, tranquillità, libertà

dalla paura). Una volta soddisfatte queste esigenze, emergono i bisogni di appartenenza e di

attaccamento (sentirsi parte di un gruppo, bisogno di amare e di essere amato), i bisogni di stima ed

infine i bisogni di autorealizzazione. A questi cinque livelli motivazionali si potrebbero aggiungere i

bisogni di trascendenza, intesi come andare oltre sé stessi per sentirsi parte di una realtà cosmica o

divina (religione).

Motivazioni secondarie

1) Bisogno di affiliazione: consiste nel ricercare la presenza degli altri per la gratificazione intrinseca

che deriva dalla loro compagnia e dalla sensazione di far parte di un gruppo. Uno degli esempi più

importanti è la relazione di attaccamento che il bambino piccolo sviluppa con la figura della

mamma. Il bisogno di affiliazione e i modelli di attaccamento si manifestano negli adulti attraverso

la relazione di amore.

2) Bisogno di successo: consiste nella motivazione a fare le cose al meglio per un intrinseco bisogno

di affermazione e di eccellenza. Esso è fortemente distintivo della cultura occidentale, poiché

privilegia i valori dell’indipendenza e dell’autonomia, l’affermazione di sé e l’individualismo. Il

livello della motivazione al successo risulta strettamente connesso al modello familiare di

educazione. Si è osservato come i giovani con un’elevata motivazione al successo hanno di norma

genitori che li incoraggiano maggiormente, mentre al contrario giovani con un modesto bisogno

Infine la motivazione all’autorealizzazione

di successo hanno di solito genitori critici e svalutanti.

concerne il soddisfacimento dei bisogni di curiosità e di successo dei lavoratori. Questi ultimi

hanno l’esigenza di essere stimolati, di migliorare e di progredire. Il riuscire a fare bene la propria

consente di mantenere un buon livello di autostima e un’immagine di

attività sé positiva. (quindi

bisogno di successo sul lavoro).

consiste nell’esigenza nell’esercitare il proprio controllo sulla condotta di altre

3) Bisogno di potere:

persone. Chi ha un forte bisogno di potere cerca di occupare posizioni di comando, non teme il

confronto né la competizione. Per sua natura la relazione di potere è polemica, luogo di scontro,

di contesa e di rivalità fra individui o gruppi. La leadership intesa come attività di comando,

prevede di occupare una posizione sociale in grado di prendere decisioni nei confronti degli altri

e di dirigere le loro azioni. Si è soliti distinguere diversi di stili di leadership: autoritario,

democratico, permissivo. Ogni stile ha vantaggi e svantaggi, non esiste in assoluto uno stile

migliore. 15


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher goodlife97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Villani Maria Grazia.

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