Rousseau
Jean-Jacques Rousseau nasce a inizio del XVIII secolo a Ginevra, città importante nella sua
formazione in quanto fortemente calvinista, città da cui emigra a soli 16 anni iniziando il suo
lungo viaggio in Europa ma soprattutto in Francia che lo porterà in contatto con le più
grandi menti del suo periodo. Da adulto si riconvertirà al calvinismo per riottenere la
cittadinanza ginevrina. Rousseau è ricordato come uno dei più importanti pensatori della
filosofia occidentale e oltre a filosofo fu anche scrittore, saggista e novelliere.
Le sue opere più importanti sono i due discorsi, pubblicati a distanza di cinque anni, ossia Il
discorso sulle scienze e sulle arti, da cui traspare un’aspra critica alla civiltà, definita da R.
come la causa di tutti i male e delle infelicità umane; e il discorso sull’origine della
diseguaglianza, in cui R. presenta la sua concezione dell’uomo, buono per natura e corrotto
dalle istituzione civili e sociali e presenta la sua teoria sulla nascita della proprietà, della
società e dello Stato inteso come autorità politica; Il contratto sociale, pubblicato nel 1762 e
probabilmente la sua opera più completa, in cui descrive la propria proposta politica per la
rifondazione della società sulla base di un patto costituivo del popolo come corpo sovrano,
ossia unico detentore del potere legislativo; e infine l’Emilio, trattato pedagogico attraverso
cui favorire lo sviluppo dell’autonomia dei bambini ed evitare lo sviluppo dell’amore propre
artificiale.
Rousseau si presenta quindi come un critico della cultura e della civiltà, visti all’origine dei
vizi e dei mali dell’uomo, ponendosi in contrasto con i pensatori suoi contemporanei
illuministi e sviluppando un sentimento quasi antilluminista.
L’analisi del filosofo francese deve partire obbligatoriamente dall’analisi dei due discorsi,
soprattutto il secondo, in cui Rousseau fa un resoconto della storia dell’uomo che comincia
con lo stato di natura e finisce con l’avvento dell’autorità politica e della società civile,
ripercorrendo i cambiamenti della società civile e la crescente diseguaglianza. Rousseau, nel
suo resoconto differenzia i tipi di diseguaglianza definendo la diseguaglianza naturale, quella
stabilita dalla natura che ci differenzia per forza, intelligenza e astuzia e la diseguaglianza
artificiale, che è morale e politica ed è fondata sulla convenzione ed è mantenuta e
autorizzata attraverso il consenso.
Rousseau, nella sua analisi sull’evoluzione della società civile divide lo stato di natura
giuridico in 4 stadi:
1- Primo stadio: Lo stadio animalesco in cui l’essere umano vive da solo ed è mosso
dall’amor de soi, ossia dal bisogno naturale di autoconservazione e dai desideri
semplici
2- Secondo stadio: Stadio della società nascente in cui abbiamo iniziato ad usare gli
attrezzi e le armi, abbiamo sviluppato il linguaggio e il concetto di proprietà privata e
iniziamo a radunarci in gruppi. Nasce il sentimento di amor propre come sentimento
sociale
3- Terzo stadio: Stadio patriarcale della società umana in cui solo il governo è quello
della famiglia. Le persone vivono in gruppi e le persone cominciano ad apprezzarsi e
a seguire i doveri di civiltà.
4- Quarto stadio: Stadio della società civile in cui diviene sempre più utile cooperare e
radunarsi in gruppo in seguito allo sviluppo dell’agricoltura e della metallurgia e ciò
porta alla divisione del lavoro e all’istituzione della proprietà privata e infine
all’ineguaglianza tra le persone. L’ineguaglianza tra le persone porta a quella che
Rousseau definisce amor propre artificiale o negativo causando un periodo di grandi
conflitti e instabilità fino all’istituzione dell’autorità politica come sistema di
pacificazione sociale
Attraverso questo resoconto Rousseau descrive l’uomo come originariamente buono e
portato alla malevolenza dalla società e dalle sue istituzioni. Nel primo stadio, infatti, l’uomo
è mosso dal solo amore de soi, ossia dall’amore per sé stesso, ossia dagli istinti naturali, dal
principio di autoconservazione e dal soddisfacimento dei bisogni primari. Nonostante ciò, gli
umani sono differenti dagli altri animali in quanto sono razionali, ossia hanno la capacità
ragionare e di esercitare la libera volontà e sono perfettibili, ossia sono in grado di
migliorarsi attraverso lo sviluppo culturale. Attraverso queste due caratteristiche siamo
passati al secondo stadio e abbiamo iniziato a cooperare sviluppando l’amore propre come
sentimento sociale. L’amore propre del secondo e del terzo stadio non è altro che la
preoccupazione naturale per una posizione sicura in società e il bisogno di essere accettati
dagli altri come eguali. Il problema, per Rousseau, sorge nel quarto stadio, in quanto la
divisione del lavoro e l’istituzione della proprietà privata hanno portato allo sviluppo
dell’amore propre artificiale o pervertito, ossia l’alienazione dell’individuo in un costante
rapporto comparativo con l’altro facendo sorgere i sentimenti d’invidia, di odio, di vanità e
di gelosia, oltre al desiderio di dominio, confluito nell’istituzione dell’autorità politica da
parte dei “migliori”, ossia coloro che vengono definiti migliori nel sistema di convenzione
della diseguaglianza artificiale.
È proprio dal secondo discorso che deriva la concezione di Rousseau secondo cui l’autorità
politica è un imbroglio e il patto sociale originario fu una frode a discapito dei più poveri e
dei meno potenti. Le forme di governo, infatti, rappresentano le diseguaglianze fra gli
individui, distinguendo monarchia, aristocrazia e oligarchia o democrazia, in base a chi
originariamente prevaleva e ha istituito l’autorità politica. Per Rousseau il progresso della
diseguaglianza avviene in tre stadi, stadi che si sviluppano tra il terzo e il quarto stadio
dell’evoluzione della società civile:
1- Lo stabilirsi della legge e della proprietà, dove è proprio la proprietà ad aumentare le
ingiustizie e le diseguaglianze e nasce la diseguaglianza ricco-povero
2- L’istituzione delle magistrature, istituzione al servizio del potere costituito per il
mantenimento dello status quo che fa nascere le diseguaglianze potente-debole
3- Il cambiamento da potere legittimo a potere arbitrario di coloro che sono più ricchi e
potenti, con la diseguaglianza padrone-schiavo
È dai presupposti enunciati nei due discorsi che Rousseau scrive il Contratto sociale, l’opera
in cui delinea i principi del giusto politico e descrive la sua proposta politica.
Il mito del buon selvaggio, ossia il principio di Rousseau secondo cui l’uomo è buono per
natura, presentato nel primo discorso, serve al filosofo ginevrino per due motivi: il primo è
rifiutare la dottrina agostiniana del peccato originale e della malvagità dell’uomo, per
Rousseau infatti schiavitù e proprietà sono sviluppi storici che sarebbero potuti essere
evitati; il secondo è rifiutare la concezione hobbesiana sull’uomo e definire i vizi dell’uomo
come conseguenze dello sviluppo storico dell’uomo e non innati in esso.
Rousseau ritiene quindi che una società libera dai vizi dell’amor propre artificiale è possibile
e che assetti politici e sociali giusti ci possono permettere di mantenere la nostra bontà
naturale e questo può avvenire solo attraverso la riformulazione del patto sociale, ossia
attraverso la stipula di un contratto sociale.
Il contratto sociale delinea i principi del giusto politico che devono essere realizzati nelle
istituzioni per avere una società giusta, realizzabile e stabile, ossia se si vogliono conciliare la
libertà individuale e l’interesse pubblico. Per Rousseau il patto sociale è l’atto attraverso il
quale il popolo diventa popolo in quanto noi siamo vincolati a un’autorità politica solo se ha
o ha avuto origine dal nostro consenso come individui liberi, eguali, ragionevoli e razionali e
se gli individui partecipano attivamente alla produzione legislativa.
Se si esamina qualsiasi altro fondamento dell’autorità politica questo dipenderebbe dalla
mancanza di capacità, di opportunità o di volontà adeguata richieste per il consenso
adeguato. Attraverso il patto sociale viene istituita la nostra indipendenza personale, ossia
otteniamo sugli altri gli stessi diritti che gli altri ottengono su di noi e questo avviene
accordandosi su uno scambio di diritti per ragioni definite dall’amor propre naturale, ossia
dal principio e dalla necessità di avere una posizione sociale sicura nel sistema sociale e di
essere riconosciuti dagli altri come eguali. Con il contratto sociale nasce una persona
pubblica che viene chiamata Repubblica o corpo politico, ossia un corpo artificiale composto
da tanti membri che assume nome di sovrano nel suo ruolo attivo, ossia nel procedimento
legislativo; Stato nel suo ruolo passivo; potenza in relazione ad altri corpi simili. I membri
sono il popolo, definiti cittadini quando condividono ed esercitano il loro potere politico o
sudditi quando si assoggettano alle leggi dello Stato.
La teoria del patto sociale di Rousseau si basa su 4 assunti fondamentali:
1- Coloro che cooperano mirano a promuovere i propri interessi fondamentali, ossia il
loro bene ragionevole e ragionale. A ciò sono connessi strettamente l’amor de soi e
l’amore propre naturale in quanto vogliamo raggiungere il nostro bene e i nostri
interessi fondamentali, per questo siamo legittimati ad avanzare pretese, ma per
farlo abbiamo la necessita di essere riconosciuti come eguali all’interno della società,
ossia di godere di una posizione sicura all’interno del sistema sociale e per questo
siamo disposti a riconoscere gli stessi diritti di cui godiamo anche agli altri.
2- Le persone che cooperano diventano del tutto interdipendenti con gli altri nel
momento stesso in cui avanzano pretese
3- Tutte le persone hanno un’eguale capacità di essere libere e ad agire in base ai
propri interessi
4- Tutte le persone hanno un eguale capacità di avere un senso di giustizia politico e un
interesse ad agire di conseguenza
In base a questi quattro assunti sorge il problema originario su come conciliare la libertà
individuale e l’interesse comune, ossia come porre delle restrizioni alla libertà individuale
per promuovere il bene comune ma garantendo comunque un’adeguata sfera
d’indipendenza. Rousseau definisce questo descrivendo come gli individui, attraverso la
stipula del patto sociale, sacrificano solo la propria libertà naturale, ossia la libertà di fare
quello che si vuole quando si vuole limitato solo dalla propria forza ma acquisiscono la
libertà civile e la proprietà di tutto quelle che si possiede la libertà morale, limitate
entrambe solo dalla volontà generale. È proprio la volontà generale, limitatrice delle libertà
acquisite, il concetto più importante nel pensiero di Rousseau. Per volontà generale R.
intende l’essere capaci di ragione deliberativa, ossia la capacità di libero arbitrio. La volontà
generale è quindi la volontà che hanno tutti i cittadini in quanto membri della società
politica del patto sociale. Quando tutti i cittadini si comportano in maniere ragionevole e
razionale, come richiesto dagli assunti del patto sociale, allora ogni cittadino vuole il bene
comune, ossia ogni cittadino vuole creare le condizioni migliori per la realizzazione
dell’interesse comune. Unico ostacolo alla volontà generale sono gli interessi particolari ma
secondo Rousseau il grande numero di piccole differenze convergerà nella volontà generale
se i cittadini sono ben informati e votano secondo la propria opinione.
KANT
Kant nasce a inizio del XVIII secolo in Prussia, precisamente a Konigsberg, città in cui rimane
per tutta la vita conducendo una vita del tutto normale e monotona e apprendendo tutto
ciò che sapeva in maniera indiretta attraverso libri e studi. Nonostante ciò, Kant è
considerato uno dei più grandi pensatori del mondo occidentale.
Kant è profondamente influenzato dai cambiamenti filosofici, politici e scientifici portati
dall’Illuminismo, influenzato soprattutto dal metodo scientifico di Newton, dalla centralità
dello Stato di Hobbes e dal primato dell’etica di Rousseau.
Newton è fondamentale in quella che lo stesso Kant definirà “Rivoluzione copernicana della
conoscenza”, in quanto al centro del processo conoscitivo non pone più l’oggetto ma il
soggetto e le sue capacità conoscitive. Kant, infatti, afferma che tutto il processo conoscitivo
ha inizio con l’esperienza ma che esistano delle forme a priori della conoscenza comuni a
tutte le persone e attraverso cui noi siamo in grado di ordinare la realtà e l’esperienza.
Attraverso la formulazione delle forme a priori della conoscenza Kant si fa fautore
dell’indipendenza degli individui, ossia dell’autonomia degli individui che acquisiscono così
la libertà di giudizio, elemento fondamentale nella filosofia politica del filosofo,
rappresentata dal costituzionalismo repubblicano e due forme istituzionali ben definite,
ossia principio di rappresentanza delle volontà generale espressa attraverso il voto e il
principio di separazione dei poteri.
L’ideale politico di Kant, infatti, è rappresentato dal costituzionalismo repubblicano, ossia a
ciò che noi moderni definiamo stato democratico. Il repubblicanesimo kantiano deriva da
Rousseau e dalla sua nozione di volontà generale, espressione della volontà del popolo al
quale spetta la sovranità. Come in Rousseau la volontà generale ha origine da un patto
sociale originario attraverso il quale la moltitudine diviene popolo limitando la propria
libertà naturale e acquisendo la libertà civile e morale.
Secondo Kant, quindi, potere legislativo e potere esecutivo devono essere separati in
quanto solo il popolo, a cui spetta la sovranità, può esercitare il potere legislativo e
normativo attraverso il filtro della rappresentanza, strumento che permette la prevalenza
degli interessi generali rispetto a quelli particolari, espressi attraverso il voto. Nel suo saggio
“Teoria e Pratica”, infatti, Kant definisce il legislatore come depositario della rappresentanza
popolare e vincolato nella produzione legislativa al modello di contratto orig
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