RIASSUNTI SLIDE POLITICHE SOCIALI
1. LA SPESA SOCIALE UN PERCORSO INTRODUTTIVO
La spesa sociale in Italia ha due vincoli che si frappongono in un ideale, vincoli che precedono
il welfare, (tutte le volte che si mette mano all’analisi del sistema di un paese bisogna tenere in
mente i vincoli):
Il primo è il debito pubblico, quello italiano è il più alto dell’unione. PIL e debito pubblico e
rapporto tra debito e PIL, c’è un’impennata di entrambi nel secondo dopo guerra (boom
economico, ascesa del PIL, debito inferiore), anni 80 verso 90 c’è un incrocio, sale
rapidamente il debito rispetto al PIL. Il PIL si assesta attorno a 1600 miliardi di euro e debito
sale di più, sfiorando i 2000 miliardi, questo è un grosso vincolo per l’Italia, perché c’è la
necessità di risanare il debito emettendo titoli di stato, e questo lo stato lo fa per risanare il
debito ma in realtà poi esso dovrà ripagare gli interessi a coloro che compreranno questi
titoli. Fintanto che c’è debito così alto ogni anno Italia ha quantità di denaro da erogare per
gli interessi da pagare per chi ha finanziato debito.
Il secondo vincolo è l’evasione che affligge l’intera spesa pubblica, non si raccoglie quanto
si potrebbe, nel lago delle risorse pubbliche ci sono questi due affluenti. Relazione che la
commissione per la relazione dell’economia non osservata fa nel 2016, insediata nel
ministero delle finanze commissione per redigere annualmente l’economia non osservata e
l’evasione che è fiscale e contributiva. Nel 2014 l’economia non osservata (sommersa e
derivante da attività illegali) era pari al 13% del PIL, perché vincolo? Comparativamente
abbiamo una più elevata quota di economia non osservata di altri paesi, c’è economia
osservata che si avvale di due addenti economia sommersa e attività illegale
rispettivamente il 12% del PIL e 1% del PIL. Peso economia non osservata è passato dal 12,4
a 13%.
TAX GAP
Quanto prelievo manca, quanto sarebbe in forma di tasse entrato nelle casse statali sei gli 211
miliardi sarebbero messi in chiaro? Sarebbero 111 miliardi, in Italia ogni anno c’è un ammanco di
circa 110 miliardi di euro. Se lo misurassimo rispetto ad altri paesi europei divario pari a circa 40
miliardi di euro. In termini percentuale 24,3%, Irpef, Ires, Iva più alto, si abbassa su Imu.
N.B. questi sono introiti pubblici in via tributaria, per paragone il 63% entrate pubblica
amministrazione nel 2015 deriva da entrate tributarie.
Quanto pesa? 2/3 delle entrate della pubblica amministrazione deriva da entrate tributarie,
peso significativo 784 miliardi. Spesa pubblica circa metà del PIL per 2/3 questa spesa si
alimenta per entrate tributarie.
Chiave comparata, due punti di vista SPAZIALE E TEMPORALE. PIL pro-capite a prezzi
costante UE 28 e nel 2006 e 2013, posta a 100 per ciascuna anno la quota media UE 28. In Italia
se nel 2006 poteva dirsi più elevata della media europea con gli anni successivi alla crisi crolla
e rimane stabile in termini arretrati, capacità Italia di produrre PIL è calata e inferiore.
PIL IN ITALIA, 2008-2017 (ISTAT)
Valore a prezzi correnti 2008 a 2017 serie storica ISTAT, 1600 miliardi previsto in grossa salita
16/17, vediamo se confermato perché in questa tabella c’è una stima. Crisi due fasi: 1 natura
economica e di mercato in concomitanza crisi titoli immobiliari, 2 poi 2011/12 difficoltà stati che
dovevano intervenire per frenare emorragia nel mercato, finanziando ammortizzatori sociali e
diventa problema di debito sovrano, soprattutto per Italia. Potrebbe darsi che i più poveri
rimangono intrappolati nella loro classe di povertà anche se il PIL aumenta.
Andamento della spesa per un decennio fino 2012 spesa pubblica sul PIL, dato il PIL sappiamo
che spesa pubblica è circa il 50% del PIL e che welfare è intorno al 25/30% del PIL. Welfare
con le specificazioni 7/8% corrisponde per via privata e quota tipo assistenza non rintracciata,
nelle cifre che abbiamo quasi tutta spesa di welfare è pubblica.
COFOG totale uscite della pubblica amministrazione, 2016 circa metà PIL, spesa totale
scomposta in uscite correnti (finanziare attività quotidiane, luci, riscaldamenti, aprire uffici, asili
nido, medicinali) vanno via in reddito da lavoro dipendente (chi lavora nella PA), parte per
acquistare beni e servizi da produttori di mercato, consumi intermedi, imposte sulla
produzione, contributi, prestazioni sociali diversa da quelli in natura (si danno molti soldi e
meno kind). Ogni anno 6 miliardi di interessi, ingessati in finanziamento del debito.
Uscita in conto capitale: investimenti per costruire asili, contribuire al rifacimento della scuola,
al riparo notturno, attrezzature sportive. Investimenti in conto capitale.
Spesa per protezione sociale 2015 (in milioni di euro)
Sanità: 105.137
- Pensioni: 296.485
- Assistenza: 45.334
- Totale: 446.956
-
Differenza di pesi: previdenza contiene sia pensioni sia assistenza che le fa da padrona,
Assorbe 300 su 450 quindi è 2/3 della spesa del welfare, sanità è la metà o meno della sanità
1/6 della previdenza e assistenza.
Incidenza della spesa pensionistica sul Pil anni 1974-2014: appiattimento dopo il 95, dopo c’è
la riforma Dini sulle pensioni, che determina il passaggio da un sistema retributivo a
contributivo. Perché si ingigantisce dall’8% del 1974 al 14% del 1984? Full time produce ingressi
nelle pensioni, ma anche questioni demografiche, si vive più a lungo, poi passaggi normativi, la
riforma Dini interviene sul fatto che non sia più la pensione relativa a quanto di guadagnava
nell’ultimo mese o anno ma di quanto di è versato. Si riesce a sterilizzare questa cosa ma
ricomincia a salire dopo. Rispetto ad atri paesi più sotto controllo spesa pensionistica nel paese
che è 13%.
Sanità: freccia verde al 2015, 110 miliardi paga il 7% sul PIL, tende a mantenersi sul 6/7 del PIL.
Tenere conto che PIL italiano cala quindi ho messo meno, denominatore cala. Se ho la stessa
% metto meno. Spesa in valore assoluto tende ad essere abbastanza stabile (sulle pensioni?).
Incidenze relative, compariamo qualcosa, spesa pensionistica va monitorata ma è
sostanzialmente stabile per l’impianto Dini, Fornero etc. spesa sanitaria ci segnala che è calata.
Assistenza: 44 miliardi, vediamo la componente amministrazione locale. Quota più bassa di
spesa di welfare sui tre pilastri, si distribuiscono in prestazioni sociali in denaro, per prestazioni
sociali in natura acquistate da altri (esternalizzazioni) e quelle erogate direttamente.
Enti di previdenza INPS monetaria. Amministrazione centrale essenzialmente denaro e
amministrazioni locali quota bassa che si conquista una natura essenzialmente di natura in kind
e non monetaria 7,3 miliardi traducono la componente socio assistenziale in natura locale.
Si finanziano attività per anziano, disabili, immigrati, poveri, tossicodipendenti e malati mentali
in campo locale.
Come si configura la spesa per protezione sociale? Anno recente è 2015 la attribuiamo nei tre
pilastri sanità, previdenza e assistenza, più della metà dei soldi va alla previdenza, 1/4 va per la
sanità e 1/10 per la sanità in senso stretto, contesti locali spesa assistenziale che è circa 1/10
della spesa di welfare.
25/30% sul PIL di quella che è la spesa di welfare ed è circa la metà della spesa pubblica
totale, ci serve per ponderare quanto è rilevante la spesa di welfare (intera spesa pubblica è
circa metà sul PIL).
Andamento dal ‘74 al 2014: crescita fine anni ’90, nel 95 riforma Dini che sposta retributivo a
contributivo, garantendo un appiattimento della curva; certo rialzo degli anni 2008-2014 si
deve essenzialmente dal fatto che il PIL è diminuito, quindi non è tanto incremento spesa
pensionistica, ma perché il suo confronto con il PIL risente del fatto che quel valore si è
contratto (transizione demografica che si fa sentire). Riforme dibattuta quella Fornero, Maroni,
spesa appiattita, riforma 95 Dini ha funzionato, ma per chi? Da un punto di vista di parametri e
di spesa.
Spesa di tipo sanitario: incide per circa il 6,7% sul PIL, spesa che rimane cosante ma cala il PIL,
cala spesa sanitaria, siamo ai limiti, scopertura di alcune aree che erano coperte, sistema
economico variabile. Spesa per assistenza: siamo ai nostri circa 45 miliardi possiamo dire due
cose, lettura in azzurro distribuiamo per prestazioni sociali in denaro livello socio assistenziale,
parte preponderante è quella economico monetaria, parte si deve a funzioni assistenziali
tipicamente frutto di un modello in vigore in Italia da tempo centralizzato e non localizzato e
più cash. Quelli in natura 9 miliardi di euro acquistate da produttori di mercato,
amministrazione mette denaro e chiede prestazioni. Non a caso c’è componente assistenziale
da enti di previdenza ed è tutta in denaro, poi ancora competente centralizzata da stato e
ministeri di tipo cash e quella a livello locale più o meno 7 miliardi sono tutti in prestazioni
sociali in natura a carico di prestazioni sociali locali, tendenzialmente parliamo di comuni o
singoli o associati.
Componente assistenziale anche nella spesa della previdenza, il contenitore è INPS, non è
solo pensioni ma forma di assistenza a seguito di contributi non di tipo pensionistico ma ad
esempio su disoccupazione e assegni di maternità, circa 300 miliardi sono della previdenza in
pensioni e rendite vanno 260 miliardi.
Come vanno? Liquidazioni per fine lavoro, indennità di malattia per infortuni e maternità 6
miliardi (componente assistenziale e previdenziale) indennità disoccupazione, assegni familiari
e altri sussidi, componenti di natura assistenziale (supporto al corso della vita per
accompagnare una vita autonoma) sono entro un contratto previdenziale con integrazioni
laddove non ci sia un quanto sufficiente all’ammontare dell’assegno sociale. Nell’assistenza in
senso stretto non più INPS ma ministero o regioni o comuni possono essere assegnate
prestazioni sociali in denaro, pensioni e assegno sociale, pensione di guerra etc. 9 miliardi in
parte acquistati in parte erogati direttamente. Una volta terminato il ciclo attivo della vita,
pensioni ma c’è altro dal sapore assistenziale. Carico di cura significativo per la collettività e si
va a premiare.
Paragone dal 2003 al 2013.
Com’è strutturato? Tre grandi settori, vediamo assorbimento di spesa di ciascun settore, poi
vediamo per ciascun settore le parti assorbite in denaro, natura da market, in natura da non
market. Nel 2003 68% previdenza, 24.9% sanità e 7.4% assistenza, tendenza a sbilanciare forma
di aiuto in cash più che kind, 73,6% ¾ quasi di quanto viene accantonato (tributi, imposte,
contributi) viene redistribuito come forma di aiuto in denaro e circa 1,4 in kind. 15.5 direttamente
in forma autonoma delle pubbliche amministrazioni.
Cosa cambia nel 2013? Legge 328 appena licenziata, titolo V confermata impianto, meno
assegni e più servizi, scelta policy non neutrale, aumento sbilanciamento, fetta in più
previdenza viene sottratta alla sanità dal 24 al 21%, assistenza dal 7,4 passa a 8,4. Per forma di
aiuto dal 76 al 75% prevalentemente all’area pubblica cioè in natura da produttori non market.
Circa ¾ spesa sociale esce come forma di aiuto monetaria e nel tempo questa cosa non
diminuisce ma si mantiene e quasi si consolida, pilastro della previdenza che è tutta cash, parti
che entro l’assistenza sono di tipo economico, monetaria.
CLASSIFICAZIONE DELLE PRESTAZIONI DI PROTEZIONE SOCIALE
Classifichiamo le prestazioni per evento, rischio, bisogno coperto o funzione. Quando parliamo
di spesa per protezione sociale abbiamo apparato che dopo il secondo dopo guerra si è
esteso in concomitanza con diritti di cittadinanza, malattia, vecchiaia, superstiti, famiglia, figli,
alloggio, esclusione sociale non altrove classificata.
Invalidità altra cosa dalla malattia perché la malattia è temporanea, assistenza sanitaria volta a
migliorare salute persone protette indipendentemente da quale sia la causa. Superstiti e
pensioni, famiglia e figli fase di vita attiva, transizione prestazioni in denaro o natura ad
eccezione dell’assistenza sanitaria, per la crescita dei figli e cura dei membri della famiglia. Per
la disoccupazione intervengono gli ammortizzatori sociali, alloggio prevalentemente contributi
(tipo aiuto per l’affitto), in modo da consentire a persone sotto una soglia di ISEE di avere delle
agevolazioni.
Rischi o funzioni.
Come vengono ad essere giocati dai settori che abbiamo preso in considerazione?
Modo per far vedere su quali ci sia una o più aree di intervento, con peculiarità di ogni settore.
Quando c’è malattia contemporanea in presenza di tutti e 3 i settori, la prima cura ma se quel
problema sospende capacità di lavoro pensati sistemi previdenziali, può intervenire assistenza
con forme di sussidi economici. Nelle altre cose al massimo stanno a coppie ma mai più tutti e
tre i settori.
Come vengono coperti i rischi in Italia in comparazione con altri? Sbilanciata spesa italiana per
spesa pensionistica e quanto si contragga rispetto ad altri paesi, così come siamo piccoli per
esclusione sociale rispetto agli altri. Fino a qualche mese fa non c’era un reddito minimo,
eravamo l’unico paese insieme alla Grecia.
Se vediamo vecchiaia e superstiti, quota elevata in termini comparativi, la nostra
configurazione di spesa è paragonabile con la media europea: al suo interno è
prevalentemente di natura cash che influenza spesa pensionistica, questa è dell’INPS ma il
cash è anche nell’assistenza, dentro INPS anche erogazioni assistenziali non solo pensioni.
Nel confronto risulta che la peculiarità è nell’allocazione delle spesa e nel rendimento,
rendimento inferiore agli altri paesi europei, attribuiamo ad alcuni rischi un eccesso (pensioni) e
meno ad altri (famiglia e minori)
Fonti di finanziamento. Da dove vengono i contributi?
Per contribuzioni diverse si intende quanto ci mette il pubblico. Circa metà e metà,
sull’ammontare di spesa per protezione sociale in cui si tratta di dare contributi metà lo stato
metà le persone in veste di datori di lavoro e lavoratori. Contributi sociali 50% c.a. a carico stato
è 2/3 a carico datori e 1/3 lavoratori siano esse dipendenti e indipendenti.
Serie storica, Contributi in relazione al conto economico della previdenza (siamo in casa INPS),
Le entrate correnti diventano nel 2008 393 miliardi, cosa vediamo nelle %?
Nel 1990 il 65% carico datori e lavoratori (contributi sociali) e 33% carico di amministrazioni
centrali e locali (contribuzioni diverse) = pubblico 1/3 e persone 2/3.
Nel 2008 slittamento verso basso riguardo l’ammontare chiesto a datori e lavoratori, mentre
aumenta la quantità dello Stato.
Uno sguardo su 5 Fondi rilevanti (2007-2016)
Fondi (articolazioni di quella spesa per protezione sociale per fondi di livello nazionale e target
o rischi).
Vedere se nel fondo nazionale per le politiche sociale e altri fondi, accanto a questo come la
non auto sufficienza, ci sia stato una contrazione o meno.
1. Fondo per le non autosufficienze
2. Fondo nazionale/iniziative per le politiche della famiglia
3. Fondo nazionale per le politiche giovanili
4. Fondo pari opportunità e antiviolenza
Dal 2007 al 2016.
Fondo non autosufficienza. La transizione demografica ci dice che il nostro Paese ha un forte
invecchiamento; certamente una politica importante per un paese, cercare di sintonizzare il
proprio modo di dare protezione su bisogni che si amplificano o bisogni nuovi.
Cosa osserviamo? Fondo istituito a metà anni 2000 (non c’era prima), sintonizzarsi costituendo
un fondo, tre anni prima già l’Emilia Romagna lo aveva creato, con entità economica che era
superiore rispetto al primo fondo nazionale.
Totale fondo istituito = 100 milioni di euro (2007), successivamente ampliati a 300 milioni (2008)
poi 400 (2009), poi due fasi della crisi infatti la crescita delineata si arresta nel 2011 e torna
all’inizio con 100 (destinato solo a prestazioni e servizi per le persone affette da ), nel 2012 il
SLA
fondo non è stato finanziato.
Dato di macro analisi: un fondo che nasce tardi e sottodimensionato è uno dei due punti chiave
delle questioni che hanno anche fare con transizioni importanti che vengono portate a zero,
soprattutto quando c’è poco si devono fare delle scelte, infatti il fondo viene stroncato nel 2012
in cui rischiavamo il fallimento, era emergenza e si fanno scelte drastiche.
Cosa può essere compresso? In questo caso fondo non autosufficienza, che però viene
ripristinato nel 2013 (si ritorna a 250 milioni). Lo Stato raccoglie risorse, anche le regioni ed in
comuni lo fanno, stato distribuisce i soldi, regioni sono le regie per i propri territori, oltre 400
comuni infatti ricevono dalla regione le quote: da una parte la quota dello stato, dall’altra da
quello del fondo regionale.
Fondo per le politiche delle famiglie. C’è assottigliamento del fondo, inizialmente alto nel 2007
(220mln + 25mln) poi progressivamente tende ad abbassarsi drasticamente tra il 2011 e il 2015
(50mln-55mln-16mln-16mln-18mln). Dal 2015 subentrano le iniziative per la famiglia (112mln) di
cui 100 milioni sono per i servizi per la prima infanzia e i restanti 12 per la distribuzione
alimentari a famiglie indigenti. Nel 2016 si ha un fondo/iniziative pari a 15mln di euro.
Fondo per le politiche giovanili. Anche per questo fondo nazionale c’è la stessa dislocazione,
130 milioni inizialmente (mantenuti tra il 2007 e il 2009) cala poi nel 2010 (81mln).
Niente fondi nel 2011-12, e vediamo il settore in difficoltà, capacità di spesa rigida, dob
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