Saussure e la teoria del linguaggio
La sua peculiarità è che negli anni di attività non scrive un testo che organizzi e presenti la sua teoria generale del linguaggio. Dopo la sua morte, due suoi allievi raccolgono le note manoscritte inedite di Saussure e diversi quaderni di appunti, sulla base dei quali costruiscono il Corso di Linguistica Generale (CLG). Il libro si diffonde nella comunità scientifica internazionale, ma affiorano sempre più dubbi sulla fedeltà del CLG alla dottrina di Saussure. Così nella prima metà degli anni '50 Robert Godel riprende in mano ed analizza i materiali a disposizione, dai quali trae un lavoro monumentale completo di ogni appunto usato, il Cours. Il CLG ha influenzato la storia della linguistica moderna, ma non va dimenticato che nasce come un montaggio postumo di vari materiali, e che quindi non riproduce l’ordine complessivo della dottrina di Saussure.
Langue e parole
Tutta la dottrina linguistica di Saussure nasce dall’insoddisfazione nei confronti della linguistica dell’800, vaga e approssimativa. Nella parte introduttiva del CLG Saussure riflette appunto su quale debba essere l’oggetto della linguistica. Per mostrare i diversi aspetti su cui si può focalizzare lo studio del linguaggio, Saussure dà una rappresentazione visiva del circuito della comunicazione linguistica tra due individui A e B: il punto di partenza è nel cervello di uno dei due individui; A pensa ad un dato concetto che fa scattare nel suo cervello una corrispondente immagine acustica: è un fenomeno interamente psichico, seguito a sua volta da un processo fisiologico, il cervello trasmette agli organi della fonazione l’impulso correlativo all’immagine; poi le onde sonore si propagano dalla bocca di A all’orecchio di B: processo puramente fisico.
Successivamente il circuito si allunga in B in ordine inverso: dall’orecchio al cervello, trasmissione fisiologica dell’immagine acustica; nel cervello associazione psichica di questa immagine con il concetto corrispondente.
- Parti fisiche (onde sonore) → parti fisiologiche (fonazione ed audizione) → parti psichiche (immagini verbali e concetti)
Saussure vuole mostrare come il linguaggio sia un oggetto estremamente complesso e come lo si possa affrontare da diverse prospettive. La linguistica, e lo stesso avverrà con la semiotica, deve sempre costruire il proprio oggetto. L’oggetto non precede il punto di vista, ma viene creato dal punto di vista. La linguistica deve decidere ogni volta dove comincia e dove finisce il proprio oggetto; spesso non sa che cosa può esserci o non esserci in un fenomeno del quale si sta occupando; talvolta deve anche, durante l’analisi, costruire categorie nuove per trarre il suo oggetto.
Per cominciare a mettere ordine, Saussure propone una dicotomia che diventa fondamentale per tutta la sua teoria linguistica: da un lato la parole, intesa come realizzazione del segno linguistico e atto individuale; dall’altro la langue, che è la competenza collettiva e sociale che permette di produrre e comprendere gli atti di parole. La mia esecuzione di un termine linguistico è un atto del tutto individuale: ma se posso produrre e/o comprendere questo termine è perché c’è una competenza condivisa da una collettività che assicura il funzionamento della comunicazione (langue). La parole è la realizzazione individuale di un segno; la langue è la parte sociale del linguaggio.
Le fonie sono eventi fisici percepibili, i sensi non lo sono affatto. Le fonie possono essere simili, ma non sono mai identiche; se A pronuncia la parola “cane” in diversi momenti, avrà timbri diversi, durata diversa. Lo stesso discorso vale anche per i sensi; se A dice la parola “paesaggio” si presuppone che debba avere lo stesso significato, ma un interlocutore può evocare nella sua testa un’immagine, così come un altro interlocutore un’immagine totalmente differente. Il legame tra fonie e sensi è molto problematico, perché una fonia può corrispondere a diversi sensi, un senso può essere composto da diverse fonie, e soprattutto non c’è nessun rapporto di necessità tra specifiche fonie e specifici sensi.
“Bisogna abbandonare la credenza ingenua per cui si ritiene che ai suoni sia immediatamente e necessariamente connesso un senso”
La teoria di Saussure è la seguente: quando A produce una fonia, compie un atto fonatorio avendo presente un modello, una sorta di immagine acustica o significante. Il significante è uno schema, un’entità astratta. Il singolo parlante ha costruito questo modello attraverso l’educazione e l’addestramento che ha ricevuto nella sua vita. Il significante è dunque un modello superindividuale. Analogamente, quando B ascolta una fonia, la riconduce allo stesso significante che condivide con A e con gli altri soggetti della stessa comunità linguistica.
Lo stesso discorso vale per i sensi, anche in questo caso abbiamo modelli astratti e schemi collettivi, definiti da Saussure o significati, che anche in questo caso sono superindividuali. I significanti e i significati sono classi astratte, e quando delle fonazioni e delle significazioni vengono ricondotte a dei significanti e a dei significati si compiono delle classificazioni astrattive.
Possiamo dire che fonie e sensi, in quanto atti linguistici concreti, unici e irripetibili, costituiscono il dominio della parole. I significanti, in quanto classi di fonazioni, e i significati, in quanto classi di sensi, costituiscono il dominio della langue.
Per capire cos’è la langue bisogna uscire dall’atto individuale, una collettività infatti condivide un linguaggio, gli stessi significanti uniti agli stessi significati. Dunque, se potessimo considerare l’insieme delle immagini verbali e dei concetti immagazzinati in tutti gli individui, riusciremo a cogliere il legame sociale che costituisce la langue.
Se la parole è l’esecuzione materiale, la realizzazione individuale che collega una fonia ad un senso (il fare), la langue è l’aspetto sociale, collettivo, condiviso del linguaggio (il sapere). L’oggetto di studio della linguistica secondo Saussure deve essere la langue. Idea rivoluzionaria introdotta, poiché fino ad allora l’oggetto principale di studio era invece lo studio delle lingue, delle loro variazioni, l’analisi delle mutazioni fonetiche; mentre Saussure dice che si deve studiare la langue, e subordina le esecuzioni linguistiche individuali alle competenze collettive e sociali. Gli elementi che costituiscono la parole sono subordinati rispetto alla langue, che del resto è il sistema dei limiti entro il cui si collocano le fonie e i sensi: tale sistema regola la parole.
Introdotta questa dicotomia si può pensare a una linguistica della langue e a una linguistica della parole. I due oggetti sono estremamente legati e si presuppongono a vicenda: la langue regola le esecuzioni materiali ma d’altra parte non potrebbe sussistere senza la parole, che precede sempre la formazione di una lingua.
Analogamente si può pensare ad una linguistica interna ed una esterna. Quella esterna studia i rapporti tra la storia di una lingua e quella di una razza o di una civiltà. Secondo Saussure lo studio dei fenomeni linguistici esterni è molto importante, ma non è impossibile conoscere l’organismo di una lingua anche senza il suo studio. Esempio degli scacchi: il gioco degli scacchi prima di approdare in Europa, è passato dalla Persia, fatto di ordine esterno; non è del tutto rilevante o fondamentale, mentre è di ordine interno tutto ciò che concerne il sistema e le sue regole. È di ordine interno che ci sia una “grammatica” piuttosto che un’altra.
Il segno linguistico: arbitrarietà e linearità
I termini implicati nel segno linguistico sono entrambi astratti e uniti dal legame dell’associazione. Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica. L’immagine acustica, non è il suono materiale, ma la traccia psichica (astratta) di questo suono, la rappresentazione astratta che ci viene data dalla testimonianza dei nostri sensi.
Il segno linguistico è dunque “un’entità psichica a due facce”, con un concetto e un’immagine acustica che si richiamano l’un l’altra. Saussure a questo punto propone per chiarezza di definire il significato come il concetto, e il significante come l’immagine acustica, per cui il segno risulta essere l’unione tra un significante e un significato.
Il segno è caratterizzato da due caratteri primordiali:
- L’arbitrarietà del segno;
- Il carattere lineare del significante.
Il legame che unisce il significante al significato, secondo Saussure è arbitrario, non c’è un legame naturale e hanno una relazione immotivata. Tra i significati e i significanti non vi sono nella realtà degli agganci naturali. Le onomatopee e le esclamazioni potrebbero mettere in discussione questo principio, ma; per le onomatopee dice che il loro numero è assai limitato, e che non sono elementi organici del sistema linguistico, sono anche scelte convenzionali e non culturali. Lo stesso discorso vale per le esclamazioni.
Il secondo principio invece; il significante, essendo di natura auditiva, a) rappresenta un’estensione; b) tale estensione è misurabile in una sola dimensione. → i significanti acustici dispongono solo della linea del tempo e i loro elementi si allineano l’uno dopo l’altro in modo consequenziale.
Immutabilità e mutabilità del segno
I segni linguistici sono assai stabili e le lingue hanno un forte carattere di immutabilità. Per giustificare questo carattere delle lingue Saussure propone 4 motivazioni:
- Il carattere arbitrario del segno. Mette al riparo la lingua da ogni tentativo di modificarla, è il principio che legittima la libertà di scelta e nello stesso tempo è un sistema di sicurezza contro possibili attacchi per trasformare le lingue. Del resto, perché un significante cambi è necessario che ci sia una giustificazione ragionevole, ma non essendoci, ogni cambiamento risulterebbe irragionevole; non c’è nessun motivo, dice Saussure, per preferire “soeur” a “sister”.
- La moltitudine dei segni necessari a costruire qualsiasi lingua. I segni linguistici sono molti, e mentre è possibile pensare di modificare e/o sostituire un sistema di pochi elementi, è assai difficile pensare alla sostituzione del sistema linguistico.
- Il carattere troppo complesso del sistema. La lingua costituisce un sistema complesso e coloro che lo usano quotidianamente la ignorano profondamente.
- La resistenza dell’inerzia collettiva a ogni innovazione linguistica. La lingua, è una faccenda di tutti; questo fatto, secondo Saussure, assicura l’impossibilità di una rivoluzione: la lingua appartiene alla massa sociale e questo è il più importante sistema di difesa e di conservazione.
D’altra parte, se da un lato il tempo assicura la continuità e la stabilità del sistema linguistico, dall’altro ne determina, inevitabilmente, la mutabilità. I due fattori, sottolinea Saussure, non sono contraddittori, bensì solidali. In altri termini, la lingua è intangibile, non inalterabile.
Per quanto concerne la mutabilità, occorre precisare che ciò che si trasforma non è solo il significante, ma è sempre il legame tra significante e significato. La mutabilità nel tempo, è inevitabile. La lingua ha dunque un profondo carattere sociale, nonché un profondo carattere storico.
Sincronia e diacronia
Il tempo è dunque una variabile fondamentale degli studi linguistici. La linguistica, non può fare a meno di considerare due assi: l’asse della simultaneità, che riguarda i rapporti tra entità coesistenti, da cui è escluso ogni intervento del tempo; l’asse delle successioni, su cui è possibile considerare solo un elemento alla volta e dove sono situate tutte le entità del primo asse con i loro cambiamenti.
I due assi riflettono anche due prospettive di studio: da un lato si può vedere una linguistica statica, che studia appunto gli stati di una lingua; dall’altro una linguistica evolutiva, che si focalizza sull’evoluzione di una lingua. Saussure opera una sostituzione di termini, e parla di: linguistica sincronica (aspetti statici), e linguistica diacronica (aspetti evolutivi). Sincronia e diacronia costituiscono un’altra dicotomia fondamentale nella teoria linguistica di Saussure.
La linguistica diacronica studierà i rapporti colleganti termini successivi non percepiti da una medesima coscienza collettiva, e che si sostituiscono gli uni con gli altri senza formare un sistema tra di loro. Saussure insiste sull’importanza della descrizione sincronica, ma non significa che non riconosca la storicità della lingua e l’importanza del suo carattere evolutivo.
Per descrivere la langue, ci si deve mettere in una prospettiva sincronica.
La linguistica sincronica
L’oggetto è stabilire i principi fondamentali di ogni sistema idiosincronico, i fattori costitutivi di qualsiasi stato di lingua. Secondo Saussure è molto più difficile fare della linguistica statica (quindi sincronica), che della linguistica storica (diacronica). I fatti evolutivi sono molto più concreti, mentre i fatti statici possono avere un alto grado di astrazione.
Non si propone di analizzare tutti gli aspetti della linguistica sincronica, tra questi si sofferma sui concetti interrelati di identità e valore.
Identità e valore
Saussure si chiede cosa sia una identità sincronica. L’identità tra due elementi non è data dalla materialità degli stessi, ma dalle relazioni che intrattengono con altri elementi del sistema, dalle posizioni che ricoprono, dalle differenze che li caratterizzano: l’identità, insomma, è data dal valore.
Esempio degli scacchi. Durante una partita a scacchi viene distrutto il pezzo del cavallo; è possibile sostituirlo con un altro equivalente? La risposta è si: lo si può sostituire con un altro cavallo, magari anche di un materiale diverso dal precedente, o con un’altra figura che non a niente a che fare con un cavallo, purché le si attribuisca lo stesso valore del cavallo, cioè la sua capacità di muoversi nella scacchiera rispetto agli altri pezzi.
Il concetto di valore rende marginali gli aspetti materiali degli elementi linguistici, e pone con forza l’importanza degli aspetti relazionali, differenziali, oppositivi degli elementi stessi. (Un cavallo è uguale ad un altro perché ha un certo valore).
La lingua, dice Saussure, è un sistema di valori, cioè un sistema di elementi che intrattengono relazioni. La lingua non può essere concepita come una nomenclatura, cioè come una serie di nomi arbitrariamente selezionati e collegati a una serie di oggetti o concetti. Il fatto che la parola “cane” sia molto diversa tra tutte le lingue, induce a pensare che ciascun linguaggio abbia un nome arbitrario per un concetto che esiste a priori e indipendentemente dal linguaggio. I linguaggi ritagliano modo proprio significanti e significati, collegandoli ai segni. Se le lingue fossero delle semplici nomenclature sarebbe estremamente semplice tradurre da una lingua all’altra, e sarebbe semplice imparare una lingua straniera. Invece non ci sono concetti universali fissati una volta per tutte e non ci sono significanti universali: le lingue articolano suoni e concetti in modo diverso e cambiano da una lingua all’altra.
Il valore si può apprezzare solo a partire dalla presenza simultanea di diversi segni. Perché il concetto di valore mostra come sia illusorio considerare un termine solo come l’unione di un suono con un concetto.
Ancora sull’arbitrarietà
Il concetto di arbitrarietà può articolarsi in due accezioni:
- Non ci sono vincoli naturali, motivati, necessari, tra il significante e il significato. Non ci sono motivi per il quale il significato “tavolo” debba essere veicolato dal significante “table”, piuttosto che dal significante “tavolo”. Questa accezione è definita anche arbitrarietà verticale, perché le rappresentazioni visive del segno pongono convenzionalmente significante e significato in linea verticale.
- In un sistema linguistico sono arbitrari i rapporti tra un significato e gli altri significati, così come i rapporti tra un significante e gli altri significanti. In questo caso si parla di arbitrarietà orizzontale (convenzionalmente sull’asse in linea orizzontale).
Ci sono lingue che classificano in maniera diversa fenomeni universali, come i colori o i sapori: certe lingue hanno griglie più complesse, altre più semplici. Il modo in cui questi campi di interesse comunicativo sono organizzati dipende dalla singola società, e quindi, dalla sua storia. Il valore consiste nelle relazioni di opposizione che lo distinguono dagli altri significati.
Ancora sulla langue e parole
A partire dalla constatazione che il linguaggio è una massa confusa di pensieri
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