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Riassunto semiotica della cultura, prof Leone, libro consigliato Spiritualità digitale, Leone Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di semiotica della cultura del prof. Leone, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Spiritualità Digitale, Leone, dell'università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in PDF!

Esame di Semiotica docente Prof. M. Leone

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Spiritualità digitale. Il senso religioso nell'era della smaterializzazione – Massimo Leone

1.

I semiotici ragionano spesso per opposizioni (bello – brutto, bene – male, parola – silenzio).

Allo spirituale si oppongono vari concetti fra cui: materialità. Si designa come materiale tutto ciò

che è tangibile, si offre ai sensi, può essere oggetto di percezione e manipolazione.

Con materialismo ci si è pure riferiti a un'impostazione epistemologica giudicata eccessiva e

incapace di cogliere la natura delle cose e dei fenomeni se non nel loro aspetto bruto e meccanico.

Di questo materialismo ha fatto le spese anche la religione ricondotta a quella dinamica terrena.

Nel primo decennio del nuovo millennio, però, non è il materialismo consumista o ideologico a

dominare le tendenze culturali, né lo spiritualismo new age, ma una corrente di gusto diffusa che

potrebbe definirsi anti-materialista. Che cosa si intende per anti-materialità?

Dal punto di vista storico e sociologico, l'inclinazione per l'anti-materialità è legata allo sviluppo di

nuove tecnologie di comunicazione, le quali ne sono contemporaneamente la causa e l'effetto in un

circuito che si autoalimenta. Il desiderio di annullare le distanze spaziali e temporali, di

rimpicciolire il mondo sino a renderlo manipolabile, ha fatto da contesto all'evoluzione

esponenziale di una sempre più efficiente ideologia del segnale: ciò che conta non è la carta da

lettera, né l'inchiostro che la imbeve tracciandovi dei caratteri, ma il contenuto di questi caratteri, il

quale deve essere appunto estratto alla sua materia espressiva, tradotto in numero, trasformato in

segnale, e dunque trasmesso.

In termini semiotici, il telefono analogico funzionava ancora come un'impronta; il segnale che

comunicava la voce era un indice, ovvero un artefatto comunicativo in cui il significante e il

significato, il segno e il suo oggetto, erano legati da un vincolo di contiguità fisica e causalità (c'è

fumo, dunque c'è fuoco, perché il primo produce il secondo e il secondo si sprigiona dal primo).

Dai telefoni digitali invece non si ricevono più indici ma simboli, ovvero impulsi sonori che

corrispondono fedelmente alla fonte che li ha generati, e questa fedeltà non è più dettata da una

necessità causale ma dall'arbitrarietà di una traduzione.

Le immagini analogiche sono progressivamente scomparse nelle culture occidentali,

inesorabilmente sostituite da immagini che ricostruiscono per via numerica le apparenze della realtà

(se oggi un ricercatore può consultare sul proprio schermo l'immagine digitale di un manoscritto

lontano nel tempo e nello spazio lo deve a questa rivoluzione).

2.

Come la genesi del monoteismo sarebbe stata impensabile senza l'invenzione della scrittura, e come

la nascita del Protestantesimo sarebbe stata impossibile senza lo sviluppo della stampa a caratteri

mobili, così la progressiva digitalizzazione del significante condurrà a nuovi stili di vita religiosi,

forse addirittura a nuove religioni.

Sia le religioni che le tecnologie della comunicazione traducono la lenta e inesorabile evoluzione

del modo in cui la specie umana si rapporta al mondo e a sé stessa attraverso l'interfaccia che la

contraddistingue, ovvero il linguaggio. La progressiva digitalizzazione dei significanti ha condotto

a una graduale ma inesorabile svalutazione della materialità, in moltissimi ambiti dell'esistenza

umana.

Una delle ragioni del successo di marchi come Apple è stato quello di sposare la spasmodica ricerca

di un senso smaterializzato, in cui la tecnologia non ha più alcun rapporto indicale con la necessità

dell'uso ma è puro design, frutto di immaginazione arbitraria. Non solo i dispositivi della

comunicazione però ma anche tutti i supporti tradizionali della cultura sono stati digitalizzati: il

libro di carta diviene sempre più reliquia, e così pure il vinile per la riproduzione sonora, per non

parlare dell'immagine cinematografica. Un discorso pubblicitario diffuso ma niente affatto slegato

da questa logica ha fatto credere a molti che si potesse vivere una vita più leggera, all'insegna della

miniaturizzazione e dunque della trasportabilità. L'ideologia del segnale e la conseguente

smaterializzazione del significante ha portato a una crescente digitalizzazione delle relazioni, di cui

i social networks sono il prodotto più eclatante.

L'amicizia ad esempio è infatti divenuta segnale elettrico e quindi legame simulacrale tra avatar.

Vivere senza corpo, vivere senza spazio, vivere come flusso numerico che scorre costantemente

intorno al mondo, affiorandovi ora qui, ora lì con il volto di un'immagine, di un suono, di una

persona amica: è questa l'utopia dei nostri tempi.

I rapporti di forza tra tendenza macro e controtendenze sub-culturali sono poi smaccatamente

sottolineati dal fatto che oggi esiste e cresce un mercato di simulazione della materialità: copertine

digitali che imitano con straordinaria perizia le imperfezioni di quelle cartacee; CD che simulano

vinili; immagini digitali che mettono in scena una perfetta imperfezione al fine di soddisfare il gusto

di nicchia per il materiale, o meglio per il materico. Il numero trionfa sulla materia simulando la

propria scomparsa a vantaggio di una materia ricostituita artificialmente.

La perdita dell'aura profetizzata da Benjamin a seguito dell'introduzione della riproducibilità tecnica

della cultura ha lasciato il posto a una sorta di aura numerica: non si desidera l'unicità di un dipinto

ma ci si bea della precisione con cui il Cenacolo di Leonardo rivive in una proiezione digitale. È poi

nell'immaginario della fantascienza che si esplora l'orizzonte di questa spinta alla digitalizzazione

(es. film: Matrix, Her, Transcendence).

3.

Il linguista danese Hjelmslev ha precisato il modello saussuriano di segno; nel segno non si

incontrano più significante e significato, ma espressione e contenuto. Questi a loro volta possono

essere teoricamente articolati in tre strata: materia, forma e sostanza.

In ogni segno si incontrano due articolazioni: quella espressiva che organizza una certa materia

dell'espressione trasformandola in sostanza, e quella semantica che organizza una certa cultura.

Ad esempio la forma fonetica dell'italiano consente ai parlanti di questa lingua di selezionare

alcuni suoni fra quelli producibili dall'apparato fonatorio umano per trasformarli in veicolo di

contenuti. Allo stesso modo, la forma semantica di una cultura ne organizza i contenuti attraverso

un complesso sistema di relazioni le quali consentono ai membri di quella cultura di condividere un

certo immaginario, esprimendolo. Il variare dei sistemi di parentela e delle loro denominazioni è un

classico esempio di differenza fra forme semantiche adottate da culture diverse.

Il sogno dell'universo digitale è quello di una forma dell'espressione che incontri una forma del

contenuto senza passare per il filtro e l'ostacolo della materialità, ma assoggettando completamente

la materia ovvero addirittura sostituendola con un suo simulacro già assortito nella forma stessa.

La smaterializzazione del significante potrebbe sembrare una realizzazione dell'utopia iconoclasta

inseguita da tutte le religioni o perlomeno da alcuni correnti religiose.

 L'Ebraismo fissa quale proprio asintoto spirituale la protezione del centro vuoto del

discorso sulla trascendenza, un centro che tale discorso deve costantemente evocare,

circondare, ricamare, ma senza mai sconfinarvi pena la sua contaminazione con i discorsi

dell'immanenza. É anche vero che nell'Ebraismo la materialità non è affatto espulsa, ma è

invece assolutamente necessaria per delineare il centro innominabile della comunità

spirituale; la corporeità prestata alla Torah è solo un esempio di questo primato della

materialità, il quale traspare in ogni aspetto del rituale.

 Il Cristianesimo è soprattutto divinità incarnata, per cui il sacramento che fonda questa

religione, l'Eucarestia, rinnova a ogni celebrazione la sublimazione della materia in numen.

D'altra parte è solo nel mistero che questo equilibrio fra necessità della materia e

incombenza del suo trascendimento può realizzarsi; la comunicazione sarebbe impossibile

senza questo spezzare un pane comune, senza questo condividere lo stesso vino, salvo poi

che sia l'una che l'altra materia si transustanzino in materia spirituale.

E vi potrebbe mai essere rituale immateriale?

Condivisione di uno spazio-tempo sacralizzato senza gli oggetti che ne scandiscono i ritmi esterni?

 Certo, il Protestantesimo sembra assottigliare la materia del discorso religioso fino a

espellerla totalmente, fino a piombare il fedele in un'atmosfera della rarefazione abissale,

senza appigli, inventando un Dio che parla non alla collettività ma ai singoli. È infatti il

Protestantesimo la vera religione della modernità, quella che nasce e si alimenta


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione e culture dei media
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Leone Massimo.

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