Spiritualità digitale
Il senso religioso nell'era della smaterializzazione
Massimo Leone
Opposizioni semantiche e spiritualità
I semiotici ragionano spesso per opposizioni (bello – brutto, bene – male, parola – silenzio). Allo spirituale si oppongono vari concetti, fra cui: materialità. Si designa come materiale tutto ciò che è tangibile, si offre ai sensi, può essere oggetto di percezione e manipolazione. Con materialismo ci si è pure riferiti a un'impostazione epistemologica giudicata eccessiva e incapace di cogliere la natura delle cose e dei fenomeni se non nel loro aspetto bruto e meccanico. Di questo materialismo ha fatto le spese anche la religione ricondotta a quella dinamica terrena.
Nel primo decennio del nuovo millennio, però, non è il materialismo consumista o ideologico a dominare le tendenze culturali, né lo spiritualismo new age, ma una corrente di gusto diffusa che potrebbe definirsi anti-materialista. Che cosa si intende per anti-materialità?
Anti-materialità e nuove tecnologie
Dal punto di vista storico e sociologico, l'inclinazione per l'anti-materialità è legata allo sviluppo di nuove tecnologie di comunicazione, le quali ne sono contemporaneamente la causa e l'effetto in un circuito che si autoalimenta. Il desiderio di annullare le distanze spaziali e temporali, di rimpicciolire il mondo sino a renderlo manipolabile, ha fatto da contesto all'evoluzione esponenziale di una sempre più efficiente ideologia del segnale: ciò che conta non è la carta da lettera, né l'inchiostro che la imbeve tracciandovi dei caratteri, ma il contenuto di questi caratteri, il quale deve essere appunto estratto alla sua materia espressiva, tradotto in numero, trasformato in segnale, e dunque trasmesso.
In termini semiotici, il telefono analogico funzionava ancora come un'impronta; il segnale che comunicava la voce era un indice, ovvero un artefatto comunicativo in cui il significante e il significato, il segno e il suo oggetto, erano legati da un vincolo di contiguità fisica e causalità (c'è fumo, dunque c'è fuoco, perché il primo produce il secondo e il secondo si sprigiona dal primo). Dai telefoni digitali invece non si ricevono più indici ma simboli, ovvero impulsi sonori che corrispondono fedelmente alla fonte che li ha generati, e questa fedeltà non è più dettata da una necessità causale ma dall'arbitrarietà di una traduzione.
Le immagini analogiche sono progressivamente scomparse nelle culture occidentali, inesorabilmente sostituite da immagini che ricostruiscono per via numerica le apparenze della realtà (se oggi un ricercatore può consultare sul proprio schermo l'immagine digitale di un manoscritto lontano nel tempo e nello spazio lo deve a questa rivoluzione).
Digitalizzazione e nuove religioni
Come la genesi del monoteismo sarebbe stata impensabile senza l'invenzione della scrittura, e come la nascita del Protestantesimo sarebbe stata impossibile senza lo sviluppo della stampa a caratteri mobili, così la progressiva digitalizzazione del significante condurrà a nuovi stili di vita religiosi, forse addirittura a nuove religioni.
Sia le religioni che le tecnologie della comunicazione traducono la lenta e inesorabile evoluzione del modo in cui la specie umana si rapporta al mondo e a sé stessa attraverso l'interfaccia che la contraddistingue, ovvero il linguaggio. La progressiva digitalizzazione dei significanti ha condotto a una graduale ma inesorabile svalutazione della materialità, in moltissimi ambiti dell'esistenza umana.
La smaterializzazione nella cultura moderna
Una delle ragioni del successo di marchi come Apple è stato quello di sposare la spasmodica ricerca di un senso smaterializzato, in cui la tecnologia non ha più alcun rapporto indicale con la necessità dell'uso ma è puro design, frutto di immaginazione arbitraria. Non solo i dispositivi della comunicazione però ma anche tutti i supporti tradizionali della cultura sono stati digitalizzati: il libro di carta diviene sempre più reliquia, e così pure il vinile per la riproduzione sonora, per non parlare dell'immagine cinematografica.
Un discorso pubblicitario diffuso ma niente affatto slegato da questa logica ha fatto credere a molti che si potesse vivere una vita più leggera, all'insegna della miniaturizzazione e dunque della trasportabilità. L'ideologia del segnale e la conseguente smaterializzazione del significante ha portato a una crescente digitalizzazione delle relazioni, di cui i social networks sono il prodotto più eclatante.
L'amicizia ad esempio è infatti divenuta segnale elettrico e quindi legame simulacrale tra avatar. Vivere senza corpo, vivere senza spazio, vivere come flusso numerico che scorre costantemente intorno al mondo, affiorandovi ora qui, ora lì con il volto di un'immagine, di un suono, di una persona amica: è questa l'utopia dei nostri tempi.
Simulazione della materialità e aura numerica
I rapporti di forza tra tendenza macro e controtendenze sub-culturali sono poi smaccatamente sottolineati dal fatto che oggi esiste e cresce un mercato di simulazione della materialità: copertine digitali che imitano con straordinaria perizia le imperfezioni di quelle cartacee; CD che simulano vinili; immagini digitali che mettono in scena una perfetta imperfezione al fine di soddisfare il gusto di nicchia per il materiale, o meglio per il materico. Il numero trionfa sulla materia simulando la propria scomparsa a vantaggio di una materia ricostituita artificialmente.
La perdita dell'aura profetizzata da Benjamin a seguito dell'introduzione della riproducibilità tecnica della cultura ha lasciato il posto a una sorta di aura numerica: non si desidera l'unicità di un dipinto ma...
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