Sara Caruso e l'epica di Barney
Matthew Barney è un performance artist, regista e scultore statunitense. Si esprime attraverso opere multimediali, installazioni, scultura, fotografia e disegno. Barney è un ex atleta formatosi presso la facoltà di medicina di Yale e fin dai primi studi esprime un profondo interesse verso l’anatomia e la bioetica.
Le prime opere: Otto Sharf
Tra le sue prime opere ricordiamo un’opera del 1992, pensata come omaggio alle gesta di Jim Otto (giocatore di football con le ginocchia artificiali), composta da elementi multimediali e scultura. Nei monitor vediamo lo stesso Barney che si arrampica in un ascensore mentre viene penetrato da una serie di strumenti medici, mentre, come contorno, troviamo una squadra di football allenata da un coach e una serie di suonatori di cornamuse, che eseguono Amazing Grace.
Con quest'opera, dal significato drammatico, si manifesta l'intento dell'artista di voler costruire una personale mitologia composta da elementi storici, elementi fantascientifici e vicende autobiografiche.
Drawing Restraint 7
Nel 1993 segue un'installazione che tra monitor, disegni e scultura crea un paesaggio surreale, composto da animali e anfibi che si muovono in un contesto contemporaneo. Nel video trasmesso dal monitor, infatti, compaiono dei satiri che scorrazzano a bordo di una Limousine tra le strade di Manhattan.
Cremaster Cycle, 1994-2003
Le opere sopracitate sono sicuramente il punto di partenza per arrivare a un'opera-mondo che segna la storia della postmodernità. Cremaster è una serie di cinque lungometraggi insieme a relative sculture, fotografie, disegni e libri d'artista. Il primo capitolo risale al 1994.
Cremaster 4, 1994
La realizzazione di questo film parte da uno spunto biologico. Barney evoca l’attimo in cui gli organi genitali cominciano la loro “discesa” che determinerà il sesso del feto. Il muscolo cremastere, nell'anatomia umana, è un muscolo scheletrico che ricopre i testicoli. A seconda della sua "discesa" verso il basso in fase embrionale, si riesce a determinare il sesso dell'organismo.
Il cremastere, infatti, si sviluppa pienamente solo negli uomini. Questo concetto fa da sfondo al film e viene articolato in diverse strade.
Candidato Loughton, Barney è l'attore principale e impersona il satiro dalle movenze dandystiche, con i capelli rossi e dalla sessualità indefinita. È dotato di quattro corna, infatti è ispirato a una razza di ariete tipica dell’isola di Man.
Nel film vediamo Loughton esibirsi in diverse performance: ballare il tip-tap, scavare dei buchi, strisciare nei tunnel e arrampicarsi lungo quello che sembra un intestino-utero. Parallelamente a queste scene del satiro, si alterna un road movie e vi si mescolano folklore e mitologia. Assistiamo a due moto dalle forme futuristiche che gareggiano su un’isola (squadra gialla vs squadra blu).
Le due moto sono una metafora per indicare il processo di differenziazione sessuale citato prima; la gialla allude al moto ascensionale delle ovaie, la blu al tragitto discendente dei testicoli. Alla fine della gara vince la squadra blu.
Il senso-non-senso di questo film ci viene spiegato da una scultura che accompagna il film: The Isle of Man (scultura). Abbiamo qui due sidecar. La punta della motocicletta gialla è coperta da un semi-preservativo, mentre la ruota della blu ospita una specie di appendice scrotale. Questi elementi simboleggiano l'unione dell'universo meccanico con quello biologico.
Cremaster 1, 1995
Cremaster 1 è il secondo capitolo della saga. È ambientato nello stadio di Boise, in Idaho, dove Barney ha trascorso l’adolescenza. In questa location prende vita un musical (di dive, hostess, majorette). L’ambientazione rinvia a Broadway: colori eccessivi, scenografie sontuose e i costumi dettagliati sono un tripudio di pura visività.
Gli eventi più importanti che incontriamo sono: i due dirigibili che sorvolano lo stadio; l’epifania di Goodyear, donna fatale dalle scarpe di cristallo, che mangia chicchi d’uva ordinandoli in forme geometriche, forme che vengono riportate nelle coreografie eseguite da ballerine su un campo da football.
Il film cerca di ricordare la fase più indeterminata dello sviluppo dell’embrione e viene accompagnato da sculture polimateriche che riprendono questo concetto restituendolo in maniera plastica. Composizioni organiche che, però, mantengono una certa solidità come “Goodyear Field” e “Choreographic Suite”.
Cremaster 5, 1997
Il set si sposta a Budapest. L’opera è come una protesi anatomica o come una gabbia toracica. In questo capitolo vediamo Barney indossare diverse maschere. Lo vediamo nei panni del mago Harry Houdini (suo alter ego), in quelli della Diva e del Gigante (una specie di Nettuno dai capelli di vetro e dalla pelle candida). Intorno a questa personalità multipla si muovono strani personaggi che sembrano usciti dalle profondità dell’inconscio, incarnazioni dei desideri e delle pulsioni.
Abbiamo Ursula Andress, che interpreta la Regina disperata per aver perso l’amore del Mago.
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