Moda e arte
Introduzione
Esistono coppie di concetti correlati in modo naturale e fra questi è il caso della moda e dell’arte. Lo studio di questa relazione potrebbe direzionarsi verso la domanda se la moda sia arte oppure nell’analisi dei rapporti intercorsi fra le due.
Considerazioni preliminari
Fondamentale è considerare che i concetti di moda e arte non sono universali ma dipendono dalla cultura di riferimento: ad esempio, cento anni fa la moda si identificava con la haute couture parigina (pezzi unici, produzione artigianale); diversamente gli anni Ottanta e Novanta sono dominati dal prêt-à-porter (abiti in serie con taglie standard). In correlazione a questi aspetti, si è fatta più marcata la differenza tra creatori di moda che privilegiano la ricerca estetica e quelli che ricercano il successo commerciale.
Allo stesso modo anche l’arte si caratterizza in base al momento storico: nel Medioevo, si trattava di una forma di artigianato devozonale; invece, nell’Ottocento nasce il concetto dell’art pour l’art, diventando poi incentrata sulla creatività concettuale (multipli, Andy Warhol) al posto della maestria tecnica. Infine, alla scomparsa della distinzione fra arti visive (risultato un oggetto) e arti dello spettacolo (messa in scena temporanea).
Il rapporto può essere studiato su tre terreni di ricerca:
- Oggetti: artefatti artistici o di moda, problematica dei criteri secondo i quali stabilirne la rilevanza (carattere innovativo, unicità o serialità, rarità, incluso in istituzioni, autorialità), status di artista dipende dalle opere, l’arte non aspira ad essere una moda > declinare, tuttavia un fattore presente in modo intrinseco, la moda ispira ad essere arte > prestigio e fatturato;
- Soggetti e pratiche: comportamento di identificazione (disinteresse economico, indipendenza dai gusti, inclinazione all’innovazione);
- Sfera istituzionale: “mondi” sociali a cui appartengono (organizzazioni, musei, modelli d’azione, valori, conoscenze condivise), mondo della moda particolarmente mobile, rapida evoluzione (arte pura o applicata, celebrities).
Il contributo della sociologia
Gli approcci più diffusi avvengono nel campo degli oggetti, mentre quello istituzionale viene ignorato a causa della concezione di moda e arte come qualcosa di oggettivo e indipendente che non è influenzato dalle azioni, dalle scelte, dai gusti. Tuttavia, questa via risulta la migliore per comprendere le situazioni di fatto (creazione di moda in museo d’arte, collaborazione fra designer ed artista). Il sociologo Becker definisce tale sistema escludendo ogni forma di valutazione per concentrarsi sulla dimensione collettiva della creazione artistica e i rapporti fra soggetti. In questa visione sono perciò gli stessi soggetti a stabilire ciò che può essere legittimamente considerato “arte”. L’utilizzo del plurale demolisce l’idea di un’arte presentata come un terreno unitario, concentrandosi sulle specificità ovvero la presenza di pratiche e convenzioni non sovrapponibili ad altri mondi. I mondi dell’arte, del resto, funzionano grazie a un insieme di nozioni convenzionali incorporate nella prassi comune e negli oggetti usati di solito (scala cromatica). Parte del funzionamento dell’arte è la sua continua variazione ed ibridazione con altri mondi artistici, anche non riconosciuti.
Il sociologo Bourdieu suggerisce la nozione di "campo sociale" per comprenderne le mutazioni, inteso come un sistema di relazioni gerarchico in cui i soggetti occupano una posizione e utilizzano il proprio capitale (economico, culturale, sociale) per raggiungere un livello di prestigio più elevato, stabilendo con tacito consenso le regole. La sociologia bourdieusiana si concentra sull’aspetto conflittuale dei rapporti che contrappone gruppi egemoni e dominati. Quindi sono coloro che appartengono alla classe dominante del momento a stabilire cosa possa essere considerato “arte”, titolo onorifico che comporta vantaggi. Anche Becker ha questa idea ma trascura l’esistenza di un gruppo che si deve adeguare.
In conclusione, studiare il campo delle istituzioni permette di affrontare lo studio in maniera disincantata, a prescindere da idee precostituite. Ciò permette di avere una visione più “laica”, capace di cogliere gli spostamenti dei confini. La definizione delle reciproche identità dipende dalle dinamiche interne di campo e dagli scontri sul loro confine con margini di sovrapposizione.
L’arte della moda e l’arte nella moda
La moda è arte o non lo è? Dalla discussione dobbiamo escludere il concetto di “arte” come “tecnica magistrale”, quindi capacità di creare capi ben fatti e funzionali. Sorge così il problema riguardante la distinzione fra artigianato artistico e produzione commerciale. Tuttavia, la questione è che cosa consenta o non consenta a certe creazioni vestimentarie di essere incluse nella sfera di ciò che è attualmente considerato arte, indipendentemente dalla modalità di produzione.
Nel 1967 il “Metropolitan Museum of Art Bulletin” pubblicò una serie di interviste con questo titolo. Norman Norell (fashion designer) > il meglio della moda è da considerare arte. Irene Sharaff (designer di costumi per teatro) > capacità di esprimere lo spirito dei tempi. Louise Nevelson > espressione diretta di chi la indossa ed essere in relazione con l’ambiente. Alwin Nikolais (coreografo) > la creatività è un’affermazione di sé. André Courrèges (couturier) > di certo non direi che la moda non è arte, se la funzione dell’arte è dare gioia allora anche la moda può.
Un’altra questione riguarda l’identificazione dell’“opera” della moda, se essa consista nell’abito indossato o nell’abito in sé, come avviene nella maggior parte dei casi. In questo caso perciò ci si pone sul terreno degli oggetti, che si prestano alla museificazione (abiti metallici Paco Rabanne, sculture vestimentarie di Roberto Capucci, abito aragosta di Elsa Schiapparelli o Mondrian di Yves Saint Laurent). Dal punto di vista degli oggetti dobbiamo considerare quattro aspetti:
- Durata: l’arte è longeva diversamente dalla moda che per sua natura è di breve durata; la sua essenza sta nel passare di moda ed essere datata;
- Disinteresse: l’arte ha un valore per sé stessa, la moda ha uno scopo commerciale per piacere ad un pubblico di consumatori. L’arte ha un carattere più elitario per quanto riguarda gusto e percezione di innovazione;
- Autorialità: nella moda la celebrazione dell’autore è uno strumento commerciale, nell’arte una norma di comportamento;
- Inutilità: le opere d’arte hanno un campo molto ristretto di utilità (decorazione, esperienza estetica) diversamente dalla moda.
Dal punto di vista dei soggetti, la moda è considerata un’arte in quanto è concepita come un’attività svolta in stretta relazione con l’estetica e una poetica specifica (espressione di idee). Al centro è posto il carattere creativo che contrappone la forma estetica alla funzione materiale (Angela McRobbie, sopravvento sulla funzione, modelli designer londinesi avanguardisti). Nell’arte la forma prescinde dalla funzione, nel design ne è la conseguenza. Non si può paragonare un Michelangelo con un Armani industriale; tuttavia, l’artwear o performance artistiche (Jana Sterbak, abito di carne) risultano più comparabili. Considerare i casi in cui la moda attinge alla retorica dell’ispirazione e della creatività senza nascondere il carattere industriale.
Due mondi, un destino
I due mondi sociali mostrano contiguità ed è necessario spostarsi sul campo delle istituzioni per comprendere in che modo opere e attori del mondo della moda facciano o non parte dei mondi dell’arte. Spostare l’attenzione dalle analogie formali trovate con riferimenti incrociati tra stili di moda e movimenti artistici alla natura culturale e storica. Nancy Troy (inizio XX secolo) alludeva allo sconvolgimento del contesto economico e culturale dell’industrializzazione, trovando un filo comune tra le strategie commerciali di Poiret e quelle artistiche di Duchamp (riproducibilità, ribaltamento valori). Secondo Nancy, la moda incarna le strategie e retoriche artistiche fondendo cultura d’élite e cultura popolare.
Se consideriamo le attività professionali e gli indumenti prodotti possiamo dire che la moda si avvicina ad un’arte ma ciò avviene considerando solo una parte molto piccola corrispondente all’attività e alle creazioni di alcuni fashion designer noti per la loro creatività e non efficacia vestimentaria. Dal lato della dimensione istituzionale i due mondi manifestano la tendenza ad avvicinarsi, intrecciarsi e sovrapporsi. Oggi, la distinzione tra cultura alta e popolare sta scomparendo, così le istituzioni aprono le porte al mondo della moda che eleva il proprio status, allo stesso tempo essa è utilizzata per aumentare la notorietà e legittimare l’arte. La questione, quindi, è quali forme di relazioni intercorrono tra i contigui mondi.
Ai confini tra arte e moda
È necessario abbandonare l’aspirazione a qualche forma di identificazione tra i due ma riconoscere la rispettiva indipendenza e specificità che comporta l’esistenza di una relazione reciproca. I casi più semplici riguardano l’utilizzo di spazi istituzionalmente destinati al mondo opposto (riviste, musei, rassegne). Diversa è la questione dei musei moda (conservazione storico-culturale) da molti non condivisa: infatti, essendo un fenomeno vivente, al suo interno viene devitalizzata, mentre i luoghi in cui può produrre i propri effetti sono le passerelle e le strade. La sovrapposizione va ben oltre questi fenomeni, le città centri propulsori della moda sono anche spesso state quelle dalla più intensa attività artistica > economia generale della creatività (Parigi, tempi haute couture; New York, Warhol economy; Londra, formazione scuole d’arte).
Analizziamo il rapporto in tre azioni:
- L’arte prodotta dalla moda: eventi che nascono nella moda ma si collocano nel mondo dell’arte (Viktor & Rolf), risorse finanziarie fornite dalla moda.
- La moda prodotta dall’arte: opere ispirate all’abbigliamento o copertura corpo umano, percorsi nell’arte che danno vita a indumenti indossabili (Fortuny e Thayaht, Vanessa Beecroft, Jenny Tillotson).
- L’arte usata dalla moda: fonte di ispirazione (patrimonio stilistico e iconografico), qualificare i propri prodotti (incorporano opere, Schiapparelli).
- La moda usata dall’arte: impiegare l’abbigliamento, clothes art, mette in scena corpi umani nelle arti dello spettacolo.
- La moda rappresentata dall’arte: nella misura in cui la usa diventa fonte di informazione metodologica (storia, etnologia), strumento di diffusione, diviene modello.
- L’arte rappresentata dalla moda: nella misura in cui la usa, conferma prestigio e legittimità come sede del bello e del raffinato.
Effetto campo
Effetti dell’interazione:
- Contaminazione > cross-fertilization, vita a prodotti creativi e innovativi, trasferimento di conoscenze culturali e tecnologiche e competenze professionali.
- Metamorfosi > la moda si artifica (modelli di comportamento) e l’arte si mercifica (tattiche e pratiche commerciali).
- Legittimazione > moda legittimarsi come attività di valore e prestigio, l’arte un po' meno tuttavia usa meccanismi di glamour e notorietà.
- Identità > ridefinire i propri confini, ragioni d’essere, rientrare in sé stesso.
Prima parte, l’arte della moda
La moda, sin dai primi grandi couturier parigini di fine XIX secolo, ha utilizzato i mondi dell’arte per identificarsi e contrapporsi > ritagliarsi un ruolo fra le professioni creative. Fazioni opposte: 1) qualità artistiche; 2) non contempla le istanze commerciali. L’assimilazione nasce quando l’haute couture volle distinguersi dalla mera pratica sartoriale. I couturier si autorappresentarono come artisti (Worth) al fine di conquistare uno status privilegiato. Successivamente legittimazione dall’esterno, musei e riviste dedicano spazio alla moda. Infine, riflessioni teoriche hanno permesso di allentare le maglie > superare confronto fra l’art pour l’art e la vestimentaria (moda concepita come arte o artigianato in base al contesto).
Es: Unione Sovietica ostile alla moda come fenomeno consumistico, tuttavia venne utilizzato come vettore ideologico grazie alla sua artificazione forzata. Problemi interni anche nell’arte: 1) allografia, necessitano esecuzione da parte di altri, nuovo originale ogni volta; {VS} 2) autografia, copie la cui riproduzione genera un falso. Prime pretese a fine Ottocento, poi negli anni Ottanta lavoro costante con l’arte per la propria identificazione. Un pittore è definito buono o cattivo artista mentre il creatore di moda o lo è o non lo è.
Creatore, artista o designer? Il problema della legittimazione
Alle origini della questione
Il prezzo di un’opera d’arte comprende valori immateriali quali la creatività, la reputazione dell’artista e il successo. Rose Bertin (fine Settecento), sarta di Maria Antonietta, affermò ciò in risposta alle critiche riguardanti il costo dei suoi prodotti, paragonando il suo lavoro a quello di un artista. Un secolo dopo Fredrick Worth, travestito da Rembrandt, sostiene “io sono un artista”.
L’artigiano-sarto che eseguiva i voleri dei committenti stava per essere sostituito da un creatore di moda che inventava proposte uniche e originali. Perciò era necessaria una comunicazione per questo nuovo ruolo, esempio stabilire il parallelismo con artisti (doti creative, abilità tecniche, etichetta). Il primo paragone avviene, quindi, con l’obiettivo di dare credibilità e fama. Probabilmente non lo credevano veramente, inoltre la promozione unilaterale non era efficace. Ciò che potevano fare era ispirarsi all’arte, diventare collezionisti e collaborare con artisti.
Moda e arti applicate
Negli anni Settanta dell’Ottocento, l’arte si pose la questione a causa della produzione industriale, della nascita della società di massa che rivoluzionarono la concezione accademica della stessa. Nel 1874, l’esposizione dell’Union centrales des beux-arts appliqués à l’industrie fu dedicata al costume. Venne ricostruita la storia dell’abbigliamento attraverso arti visive e letteratura come fonti. Lo scopo fu quello di offrire elementi di studio e di paragone da documenti derivanti dalle arti suntuarie. Al centro vi era il dibattito sulle arti applicate che dopo l’Esposizione internazionale di Londra nel 1851 aveva evidenziato il basso livello estetico della produzione contemporanea.
Il clima culturale era aperto a ogni forma d’arte decorativa (1852, Museum of Manufactures; Francia, mostre confronto vari oggetti artistici storici e contemporanei). Allo stesso tempo, fascino per la moda (Baudelaire; Mallarmé rivista; Charles Blanc, critico e storico d’arte, letto testo sulla moda). Blanc affermava che per arte applicata non s’intendeva solo l’architettura, inoltre reclamava il ruolo di artista anche per coloro che decoravano la figura umana. La vestizione seguiva i medesimi principi estetici e proporzioni delle arti maggiori.
Venne prodotto “Les Costume historique” da Racinet, nel quale erano riportati i modi di vestire dei popoli del mondo in tutti i tempi, fonte di ispirazione sia per artisti che creatori di moda. In realtà la parità fra professionisti di moda e artigiani-artisti era fittizia, misero in evidenza che anche la moda era una manifestazione della società. Soprattutto, però, aveva imposto l’idea che l’abbigliamento fosse una forma di arte decorativa. I movimenti di Art nouveau diedero una svolta decisiva: sconfinando nella produzione industriale e nella moda.
Art Nouveau, Stile Liberty
- Belle époque
- Eleganza decorativa
- Ispira alla natura stilizzandola
- Abbellivano prodotto industriale
- Henry Van de Velde, Klimt, Gaudí
Poiret o l’art de la robe
La rivista di arte moderna “Art et Décorations” pubblicò nel 1911 un articolo su Paul Poiret. In essa, le arti tessili erano considerate soprattutto negli aspetti ornamentali (elementi di arredo). L’articolo fece entrare invece la grande “moda”, trattando il lavoro del couturier come esempio della concezione dell’abbigliamento. L’autore sosteneva che il tempo dell’arte dell’apparire delle classi elevate era finita dando inizio a quello dell’arte del singolo abito. Riprese l’idea di Blanc che anche la moda fosse arte.
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