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SEMIOTICA

0. INTRODUZIONE ............................................................................................................................ 3

1. SEGNO E CODICE ......................................................................................................................... 3

1.1 INDICI ...................................................................................................................................... 3

1.2 SEGNI PROPRIAMENTE DETTI ........................................................................................... 3

1.3 CHE COSA E' UN CODICE? ................................................................................................... 4

1.4 I SEGNI DA IPPOCRATE A SAUSSURE ............................................................................... 4

2. L'OGGETTO DELLA SEMIOTICA ............................................................................................... 5

2.1 UNA SEMIOTICA GLOBALE? .............................................................................................. 5

2.2 SEMIOTICA DELLA CULTURA E SIGNIFICAZIONE ........................................................ 5

2.3 LINGUISTICA E SEMIOTICA ................................................................................................ 6

2.4 UNA SEMIOTICA “RISTRETTA”? ........................................................................................ 6

3. LA COMUNICAZIONE E I SUOI EQUIVOCI ............................................................................. 6

3.1 UN MODELLO ELEMENTARE ............................................................................................. 6

3.2 PRECISAZIONI SUL MITTENTE E SUL DESTINATARIO ................................................. 7

3.3 CODICI, STRUTTURE, CONTESTI ....................................................................................... 7

3.4 LE ARTICOLAZIONI DELLA SEMIOTICA .......................................................................... 8

4. BASI NATURALI DELLA SEMIOSI ............................................................................................. 8

4.1 EVOLUZIONE DELLA SEMIOSI .......................................................................................... 8

4.2 BASI ANATOMICHE: L'APPARATO DI FONAZIONE ........................................................ 9

4.3 CERVELLO E LINGUAGGIO ................................................................................................ 9

4.4 FORMATIVITA' DEL LINGUAGGIO .................................................................................. 10

4.5 ARBITRARIETA' RADICALE, CORPOREITA', CATEGORIZZAZIONE ......................... 10

4.5.1 Il dibattito ........................................................................................................................ 10

4.5.2 A proposito di significati .................................................................................................. 11

5. PROPRIETA' SEMIOTICHE FONDAMENTALI ........................................................................ 11

5.1 IL RAPPORTO SIGNIFICANTE-SIGNIFICATO ................................................................. 11

5.2 LA POTENZIALITA' DEL CODICE ..................................................................................... 13

5.2.1 Articolatezza e combinatorietà ........................................................................................ 13

5.2.2 Doppia articolazione ........................................................................................................ 13

5.2.3 Creatività ......................................................................................................................... 13

5.2.4 Metalinguisticità .............................................................................................................. 14

5.2.5 Semanticità ...................................................................................................................... 14

6. SISTEMI DI SCRITTURA E TESTUALITA' ............................................................................... 15

6.1 LA FUNZIONE SEMIOTICA DELLA SCRITTURA ........................................................... 16

6.2 TIPI DI SCRITTURA ............................................................................................................. 16

6.3 TESTO E IPERTESTO: UNA SCRITTURA/LETTURA “APERTA”? ................................. 17

7. IN PRINCIPIO ERAT VERBUM? ................................................................................................ 17

7.1 PUNTO DI VISTA DELL'ONTOGENESI ............................................................................. 17

7.2 PUNTO DI VISTA DELLA FILOGENESI ............................................................................ 18

7.3 IL LINGUAGGIO APPARTIENE SOLO AGLI UOMINI? ................................................... 18

7.4 UN LINGUAGGIO ARTICOLATO ....................................................................................... 19

7.5 LA RIDONDANZA ................................................................................................................ 19

7.6 PER CONCLUDERE, IN PRINCIPIO ERAT VERBUM? .................................................... 20

8. GUIDA ALL'USO DELLE PAROLE ............................................................................................ 20

8.1 IL SEGNO IN PILLOLE......................................................................................................... 20

8.2 LINGUAGGIO DELLA CERTEZZA .................................................................................... 21

8.3 LINGUAGGIO DEL RISPARMIO ......................................................................................... 21

8.4 LINGUAGGIO DELL'INFINITO .......................................................................................... 21

8.5 IL LINGUAGGIO PER RISOLVERE I PROBLEMI ............................................................ 22

8.6 IL FILOSOFO E PULCINELLA ............................................................................................ 22

8.7 LA FLESSIBILITA' DELLE PAROLE .................................................................................. 22

0. INTRODUZIONE

La parola “semiotica” deriva dal greco che significa “segno” e

semeion semeiotikos che

significa “relativo ai segni”.

Nella nostra vita quotidiana, siamo completamente circondati da segni: le persone

comunicano tra di loro mediante parole, i bottoni dell'ascensore comunicano appunto il

piano a cui bisogna arrivare, la spia dello schermo dell'auto segna a quale punto si trova la

benzina.

La semiotica ha delle radici profonde ma, in tempi più recenti, è stato ritenuto necessario

dare una spiegazione scientifica.

I “personaggi” importanti dei secoli recenti sono il filosofo americano e il glottologo

Peirce

svizzero Ferdinand de Saussure.

Il primo pensava che essa fosse la teoria della conoscenza umana che permetteva di

interpretare l'esperienza e ogni sua manifestazione. Per Saussure, invece, la semiotica

era un territorio comune attraverso il quale si potesse decifrare il gran numero di fenomeni

di comunicazione.

Da qui, partirono le varie ricerche da parte di filosofi come Morris e linguisti come

Jakobson. Molto importante è anche la figura di Tullio De Mauro e di il

Thomas Sebeok,

quale, fondò la rivista “Semiotica” nel 1969.

In questo periodo, si vede la semiotica non come un ambito di ricerca ma come un

insieme di discipline messe insieme che condividessero lo stesso interesse e potessero

integrarsi.

Nel Maggio del 1962, viene inaugurato il che si occupava di

convegno di Semiotica,

paralinguistica (che si occupava dei fenomeni non strettamente linguistici) e di cinesica

(ovvero delle implicazioni comunicative dei movimenti e delle posture del corpo).

Nel 1969 nasce l'Associazione internazionale di studi semiotici (AISS).

1. SEGNO E CODICE

1.1 INDICI

Come base, assumiamo la definizione di segno data nel nel periodo della

Medioevo,

Scolastica: il segno è quel qualcosa che sta per qualcos'altro.

A riguardo, si ha un rimando di A, un evento percepibile materialmente, a B, quel

qualcos'altro percepibile solo dalla mente.

Quindi, definiremo segno come quel qualcosa biplanare in cui convivono espressione (A)

e contenuto (B).

Ovviamente, e vengono divisi in segni naturali e segni

i segni non sono tutti uguali

artificiali, cioè quelli prodotti dall'uomo.

Ma i segni naturali, senza un'interpretazione da parte dell'uomo, non hanno significato.

Se noi prendiamo ad esempio il fumo che proviene da una foresta, questo segno stesso

da solo non ha significato, dato che non c'è nessuno che lo interpreta. Diverso capita

invece se è l'uomo a interpretarlo e a capire che si tratta di un incendio.

Questi tipi di segni, vengono chiamati indici e sono diversi dagli indizi, i quali sono più facili

da comprendere e riguardano qualsiasi variazione dello stato fisico.

1.2 SEGNI PROPRIAMENTE DETTI

I sono tutti quelli prodotti dalla specie umana, animale con aggiunta di altri sistemi

segni

inventati dall'uomo al fine di avere uno scopo interpretativo.

Diamo la definizione di a quei segni che seguono un codice di regole che

intenzionalità

possano dare una corrispondenza tra espressione e contenuto.

Tale intenzionalità, però, è generica e i sistemi di segni sono quelli in cui convivono le varie

strategie di funzionamento che non hanno bisogno di azione esterna.

L'intenzionalità, quindi, non sta nel riconoscere il singolo evento semiotico ma nelle

modalità di costruzione della macchina interpretativa, naturale o artificiale che sia.

Prendiamo l'esempio delle lingue, che sono sistemi naturali e dipendono dalla facoltà

innata degli esseri umani.

Il canto degli uccelli è diverso tra le specie, perché essi hanno dei “dialetti”; il movimento

d'azione delle formiche, invece, è uguale in tutta la specie.

Un altro problema però è quello del rinvio e dell'interpretazione.

Quando un destinatario sente parlare il mittente, deve fare attenzione a capire davvero il

contenuto del messaggio inviato da quest'ultimo, quindi deve “assimilare” tutti i suoi fonemi

emessi e far corrispondere a questi suoni il loro contenuto.

Questo riguarda anche negli che non sono mai lineari da essere compresi,

enunciati,

oppure nei dialoghi tra persone di provenienza regionale diversa.

1.3 CHE COSA E' UN CODICE? nel senso che un segno è tale

Il concetto di segno è correlativo a quello di codice,

solo se corrisponde alle caratteristiche del codice che lo genera.

Facciamo un piccolo esempio: se a un italiano noi dicessimo la parola “writing”, egli non

saprà il significato ma dirà di sicuro che non è una parola italiana. Se gli dicessimo “ritoro”,

dirà di non sapere il significato ma saprà per certo che quella è una parola italiana perché

appunto, risponde al codice della lingua italiana.

Stessa cosa riguarda il sistema Braille, quello usato per i non vedenti fatto da punti in

delle “righe”, bloccheremo la loro

rilievo e da zone prive di punti. Se noi facessimo leggere

interpretazione.

Quindi, il codice non si occupa solo di dare delle corrispondenze tra espressione e

contenuto, ma ci da la possibilità di riconoscere un segno, produrre altri segni, allontanare

segni che non obbediscono al codice, indicare le modalità di connessione tra i segni.

1.4 I SEGNI DA IPPOCRATE A SAUSSURE

La semiotica ha la propria culla nell'antica dove non c'erano solo scuole

Grecia, parola “segno” era

filosofiche, ma anche officine vere e proprie di semiotica. Infatti, la

associata a quella delle “arti” e le figure importanti erano il e

medico, l'indovino l'arte

fisiognomica.

Il appunto cercava di interpretare i segni del paziente al fine di capire la sua

medico

patologia, ed era convinto del fatto che la struttura della natura fosse costante ma che

l'individuo fosse un insieme di umori, cambiamenti.

invece, interpretava i segni naturali come temporali,tempeste, al fine di capire

L'indovino,

cosa dovesse capitare al villaggio.

invece, era convinta che la forma materiale dell'uomo fosse segno

L'arte fisiognomica,

della sua parte spirituale.

Già da questi primi concetti, si capisce come anche la storia fosse costellata da segni.

Molto importante nella medicina sono le figure di e e

Ippocrate Claudio Galeno

quest'ultimo, introdusse il concetto di sintomo,sindrome e, correlato, definizione di diagnosi

e prognosi.

Il contributo medico non fu solo di carattere pratico e pose le base dell'epicureismo.

Una seconda distinzione va fatta anche sulla nozione di segno che assume nella storia.

per esempio, faceva riferimento a segni di natura diversa dalla parola.

Aristotele,

In ambito religioso, nei vangeli sinottici, il segno era correlato alla parola di Dio o ai

miracoli compiuti da Gesù.

viene considerato come il padre della semiotica. Egli portò a ragionare

Agostino d'Ippona

sul potere comunicativo dei segni e sulle loro diverse tipologie.

Nel “De doctrina christiana”, Agostino aiuta a capire che cosa sia un segno e quanti ne

esistano.

“Il segno è qualcosa che sta per qualcos'altro per qualcuno in una determinata

circostanza”.

Segno è dunque tutto ciò che viene utilizzato per significare. Le parole sono segni in

senso stretto perché servono solo a significare. Invece, ci sono altre cose che hanno

bisogno di un “supporto” affinché possano essere considerati segni e portare significato.

Per Agostino, il segno è l'associazione di un oggetto sensibile (come il suono) a un

egli ammette inoltre che anche gli animali abbiano un linguaggio, ma quello

significato;

verbale è più forte poiché fatto da parole.

Ad Agostino, si allaccia la figura di Entrambi sono d'accordo sul fatto che il

Saussure.

segno sia l'associazione di una parte fisica a una parte mentale. Ma mentre Agostino trova

nella parte mentale il significato, Saussure trova l'immagine acustica, un'immagine

mentale della voce articolata.

Questo carattere del significato venne discusso anche dal logico tedesco Ferge, il quale

fece due distinzioni: la prima tra il riferimento a oggetti del mondo di termini singolari e il

senso di tali termini; la seconda tra senso e rappresentazioni soggettive.

Tornando a Saussure, il segno è l'associazione di un concetto a un'immagine acustica e

mentre la parte materiale cambia in base al singolo individuo, quella mentale è costante

ed è condivisa dai parlanti della stessa comunità.

2. L'OGGETTO DELLA SEMIOTICA

La semiotica nella sua essenza è vista come una “dottrina di segni” e nella

John Locke,

“Essay on Human Understanding”,

sua opera fa della semiotica una delle tre branche

della conoscenza umana. Identificare l'oggetto della semiotica significa appunto capire che

cosa sia realmente il segno e come si può analizzarlo.

2.1 UNA SEMIOTICA GLOBALE?

nella sua opera “Lineamenti di una teoria di segni”, spiega che il segno è qualsiasi

Morris,

cosa che partecipi alla la quale richiede l'interpretazione di qualcuno. Da questo

semiosi,

punto di vista, tutto può essere classificato come un segno dato che tutto può essere

interpretato dall'uomo.

Riprendendo inoltre le teorie di si vede la semiotica da una prospettiva da parte

Peirce,

dell'interprete.

oltre al concetto di “intenzionalità”, introduce quello di “comunicazione”, che

Sebeok,

sarebbe la trasmissione di un sistema da una parte all'altra che porta una trasformazione e

che rallenti il secondo principio della termodinamica, diminuendo l'entropia.

Inoltre, si paragona la a quella della Terra, fatta di produzione, digestione e

vita del segno

decomposizione.

2.2 SEMIOTICA DELLA CULTURA E SIGNIFICAZIONE

Una definizione meno globale di semiotica, venne data da il quale era

Umberto Eco,

convinto che la cultura fosse studiabile come fenomeno di comunicazione.

che si “produce” solo quando si

Molto importante però è il processo di significazione

possiede un codice che possa associare delle entità presenti a delle entità assenti.

Quindi, affinché si possa avere la comunicazione, è necessaria la significazione; non è

necessaria in caso contrario.

Non si sa se si parla di imperialismo vero e proprio ma, allargando lo studio riguardante il

segno, diventa sempre più difficile dare una definizione tecnica. Bisogna dire però che Eco

ha studiato il segno in ambito critico, analitico e “scientifico”.

2.3 LINGUISTICA E SEMIOTICA

esponeva l'idea di un bisogno di una scienza che potesse analizzare la vita dei

Saussure

segni, facendo riferimento alla psicologia generale e a quella sociale; tale scienza viene

chiamata e la linguistica è solo una piccola parte di tale scienza.

semiosi

Con questo passo, si estendono gli studi della linguistica a livello globale, interessando

il quale nella sua opera “Elementi di semiologia”, era

anche Tullio De Mauro e Barthes,

convinto che il linguaggio verbale fosse superiore ed esteso rispetto a tutti gli altri tipo di

linguaggio e quello visivo richiedeva pur sempre la parola.

Molto importante è anche l'opposizione tra langue e parol e un in cui ci sono fattori

menu

costanti che man mano venivano “riempiti” a scelta del ristoratore.

Quindi, al tempo stesso, si faceva prevalere il linguaggio verbale e si riduceva l'importanza

degli altri tipi di linguaggio.

2.4 UNA SEMIOTICA “RISTRETTA”?

Le teorie di Saussure vennero riprese da il quale condivideva con Eco l'idea

Luis Pietro,

che la comunicazione avesse bisogno della significazione, la quale poneva in relazione

l'indice con l'indicato; si parlava quindi di semiotica di significazione.

Egli inoltre parlava di dicendo appunto che tale

semantizzazione del comportamento,

processo deve avere una stabilità sociale.

Per poter capire meglio questo processo, è necessario far riferimento al termine

“connotare” che riguardava proprio quei segni che facessero da significante ad altri segni

e che avranno per significato altri elementi aggiuntivi.

La semiotica, in questo caso, si occupa di quei segni in cui il passaggio da un interlocutore

a un altro porta un'indicazione sul rapporto sociale.

Non a caso, Saussure parla di una scienza “che studia i segni nell'ambito della vita

sociale”; più tardi Tullio De Mauro si occuperà della classificazione dei segni.

La semiotica ha il compito di conseguire dei risultati sul territorio che le compete e il lavoro

più “grande” viene compiuto dai linguisti.

Resta ancora oggi uno scontro tra semiotica della comunicazione e semiotica della

significazione. è considerato il padre del cognitivismo ed è convinto che il linguaggio

Noam Chosky

verbale sia superiore a tutti gli altri tipi di linguaggio e quello animale non è da considerarsi

nemmeno tale; continua una prospettiva che mette in comparazione il linguaggio verbale

dagli altri tipi di linguaggio.

3. LA COMUNICAZIONE E I SUOI EQUIVOCI

3.1 UN MODELLO ELEMENTARE

Secondo un punto di vista molto diffuso, la viene vista come un

comunicazione

passaggio di un messaggio da un mittente a un destinatario. Affinché la comunicazione

possa avvenire, è necessario che i componenti del messaggio (i segni), rispettino delle

che debbano essere comprese anche da mittente e destinatario.

regole

Tale modello, venne illustrato dal matematico statunitense il quale

Claude Shannon

realizzò un modello astratto di comunicazione per studiare la quantità di informazioni

trasmesse; esso venne poi ripreso da che oltre a parlare dei

Robert Jakobson sei

illustrò anche le loro funzioni dicendo che durante la

elementi della comunicazione,

comunicazione succede che una funzione prevale sulle altre.

1. Mittente Funzione emotiva;

2. Messaggio Funzione poetica;

3. Destinatario Funzione conativa;

4. Contesto Funzione referenziale;

5. Codice Funzione metalinguistica;

6. Canale Funzione fatica.

tale modello lineare riguarda delle comunicazioni “semplici”, come ad

Ovviamente,

esempio la spia dell'auto che segna quando la benzina c'è o meno.

Più complessa invece è la comunicazione “vis à vis” dove qualsiasi gesto, parola è molto

importante.

Una cosa invece che non è stata considerata con questo modello è l'interpretazione del

messaggio. Infatti,è quasi possibile che il destinatario possa capire al 100% il messaggio

trasmesso dal mittente ma è comprensibile solo una parte.

3.2 PRECISAZIONI SUL MITTENTE E SUL DESTINATARIO

Il rapporto fra segni e i loro utenti è di tipo interpretativo.

significa rispondere a uno stimolo non in modo determinato, ma facendo

Interpretazione

delle scelte. che le “dice” di

Prendiamo come esempio l'ascensore: essa agisce in un raggio d'azione

chiudere e aprire le porte. Quando una persona entra e le porte dopo essersi chiuse si

riaprono, significa che qualcuno è rimasto fuori da tale raggio d'azione.

Riprendendo tale idea, Pierce parte dal fatto che la semiosi non funziona con un

In realtà, un oggetto quando deve

meccanismo che lega un evento a un significato.

essere letto, deve attraversare tre passaggi:

– il processo è messo in moto da un'esperienza empirico-percettiva;

– la mente procede con una lettura di tale esperienza;

– si ha una riformulazione dell'esperienza da parte dell'interpretante.

Esiste oggetto immediato e oggetto dinamico.

L'oggetto agisce nella nostra mente come fosse immediato e forma il contenuto del segno;

l'interpretante fa da correlato esterno a questo passaggio; per questo la semiosi è una

scienza illimitata.

In una conferenza, gli appunti che prenderanno gli spettatori non saranno mai uguali alla

vera, originale esperienza di chi fa tale conferenza. Per questo non esiste una vera e

propria simmetria tra mittente e destinatario.

3.3 CODICI, STRUTTURE, CONTESTI

Ora bisogna studiare il codice una volta che è stato Esso opera

appreso dagli utenti.

come che interagisce agli atti comunicativi e li gestisce.

modello

Prendiamo ad esempio un albergo che ci da la chiave della stanza 805. Noi capiremo

quindi che il numero 8 corrisponde al piano, mentre il numero 05 corrisponde al numero

della stanza di quel piano.

Si genera quindi una sorta di all'interno della mente che mi porta a

percorso analogico

“decifrare” tale numero.

Il concetto di codice viene associato a quella di e tale concetto venne

grammatica

nel suo “Corso di linguistica generale”, il quale vedeva il segno

affrontato da Saussure

non come una “tessera” autonoma, ma come quel qualcosa che ha bisogno di altri segni

per funzionare. Il segno quindi, per poter funzionare all'interno di un codice, non deve

mettersi in rapporto con l'esterno, ma relazionarsi con le altre strutture interne del codice

stesso.

Sempre facendo riferimento al numero 805, il numero 0 fa da intermedio e 8 e 5 sono

completamente opposi. Se si cambiassero di posto, il significato cambierebbe

completamente (508).

quindi, non è appreso in “positivo” attraverso un battesimo semantico, ma è

Il suo valore

visto “in negativo” nell'ambito dei suoi rapporti.

Per esempio, noi capiamo la parola “zio” poiché fa parte dello stesso codice che fa

riferimento allo stesso campo semantico della famiglia.

Ovviamente l'interpretazione di un codice varia in base alla il bianco nel mondo

cultura:

Occidentale significa il colore del matrimonio, nel mondo Orientale è il colore del lutto.

Un codice i propri significati possibili e con la sua

seleziona deve sempre fare i conti

adeguatezza al contesto.

3.4 LE ARTICOLAZIONI DELLA SEMIOTICA

La versione elementare del modello di comunicazione deve essere arricchita poiché si è

vista la comunicazione con un botta e risposta tra gli utenti.

Devono essere migliorate tre cose all'interno della comunicazione:

1. che deve avere una parte attiva sia all'inizio e sia alla fine del

il ruolo dell'utente,

percorso semiotico;

2. che dipende da fattori ambientali, culturali che non

il ruolo del contesto,

disturbano la comunicazione ma sono variabili fisiologiche;

3. che ha una sua autonomia , offre resistenza al nostro usarlo e

il ruolo del codice,

al tempo stesso è fatto per essere usato.

Secondo Morris, ciò che agisce come segno

un codice è formato da quattro parti:

(veicolo segnico), ciò cui il segno si riferisce (designatum), l'effetto sull'interprete

(interpretante) e l'interprete stesso. Il veicolo segnico è il significante, il designatum è il

significato.

4. BASI NATURALI DELLA SEMIOSI

Abbiamo quindi definito la semiosi come un mix tra natura e cultura e la quest'ultima

dipende appunto dall'inserimento dell'uomo in ambito sociale e ambientale.

Attraverso alcuni risultati scientifici, si è capito che la semiosi abbia caratterizzato uno

facendo prevalere la specie che aveva tale “facoltà”

degli aspetti della selezione naturale,

sugli altri che non l'avevano, come animali e ominidi.

4.1 EVOLUZIONE DELLA SEMIOSI

Gli esseri umani ereditano naturalmente la capacità di utilizzare qualcosa di percepibile

come il significante e qualcosa di immateriale come il significato.

A quanto pare, però, questo processo è nato nella a partire dagli

Preistoria,

sino all'Homo Sapiens Sapiens il quale utilizzava lo stesso linguaggio

Australopitechi,

che possediamo tutt'ora.

Ovviamente il un bambino, come

fattore culturale è proprio quello del codice:

sappiamo, ha la stessa facoltà semiotica di qualsiasi bambino di tutto il mondo, ma il

codice cambia in base a dove cresce. Se cresce in un ambiente italofono avrà l'italiano

come lingua madre, se cresce in un ambiente francofono, avrà il francese come lingua

madre.

Ovviamente se non si sviluppa subito questa facoltà, potrebbe fermarsi, come è accaduto

“bambini selvaggi”

in alcuni casi di (caso di Tarzan).

Ma questa facoltà del linguaggio, a quanto pare, si è sviluppata proprio grazie

all'invenzione degli al loro perfezionamento e soprattutto grazie alla postura retta.

utensili,

Ovviamente tutti questi cambiamenti hanno permesso lo sviluppo del e secondo

cervello

alcuni studi, l'emisfero sinistro comprende tutte quelle caratteristiche dell'ambito linguistico

e comunicativo.

Ma con i primi ritrovamenti di si capisce come il linguaggio abbia

messaggi sul muro,

fatto parte della specie umana.

4.2 BASI ANATOMICHE: L'APPARATO DI FONAZIONE

Nell'evoluzione del linguaggio verbale ebbe molta importanza l'apparato fonatorio.

Negli ultimi studi si è cercato di dare questa “facoltà” alle scimmie senza avere alcuni

risultati positivi.

Inoltre, si è scoperto, che i appena nati abbiano la loro stessa difficoltà poiché

bambini

hanno la in una posizione molto alta, in maniera tale da coincidere con la cavità

laringe

nasale. Infatti, i bambini al tempo stesso riescono a respirare e a succhiare il latte dal seno

della madre.

Nell'essere umano, invece, la laringe è più abbassata e grazie alla respirazione, il flusso

d'aria modificato dalle labbra, lingua o velo del palato, da vita ad alcuni suoni che

permettono la vibrazione o meno delle corde vocali, arrivando ad articolare circa 100

fonemi per ogni lingua.

Da questa ultima considerazione, si può arrivare a capire come questo sia un meccanismo

molto complesso e possa farlo.

solo una mente che possiede un cervello elaborato

Non a caso, una sillaba è un unico processo articolatorio e mentre articoliamo un fonema,

l'intero tratto sopra laringeo si prepara ad articolare quello successivo.

L'uomo quindi, possedendo il è in grado prima di tutto di sentire tutti i suoni e, al

cervello,

tempo stesso, assume quei significanti e significati che gli serviranno quando maturerà la

facoltà del linguaggio, ottenuta prevalentemente dall'imitazione.

4.3 CERVELLO E LINGUAGGIO

Come detto in precedenza, linguaggio e cervello sono strettamente collegati.

La parte più recente del cervello viene chiamata la quale si occupa delle

corteccia,

funzioni cognitive superiori, come ricordare, vedere, capire.

La corteccia di ogni emisfero è divisa in aree chiamate frontale, parietale, temporale

lobi:

e occipitale.

Alla base della corteccia troviamo il che tramite gli assoni trasferisce le

neurone

informazioni. All'estremità dell'assone troviamo i dendriti e la sinapsi che instaura il

collegamento con gli altri neuroni al fine di passare le informazioni.

La è quella parte del cervello che si trova già in una piccola percentuale

sinapsi

direttamente alla nascita del bambino. Essa poi con la crescita dell'essere umano aumenta

in base all'esperienza del singolo individuo. Attraverso questa considerazione possiamo

capire come il sistema del cervello sia individuale e dipende dalla vita del singolo.

Alcuni studiosi, cercavano di trovare una zona in cui fosse possibile l'esperienza

“linguaggio”, tale tesi classica è la tesi localizzazionista.

Nel 1861, uno studioso francese trovò una zona corrispondente alla produzione del

linguaggio; qualche anno dopo uno studioso tedesco trovò una zona dedita alla

comprensione del linguaggio.

In poche parole, si configurava nell'emisfero sinistro del cervello l'esperienza

linguaggio.

Questa tesi, è stata confermata da altri studi.

Uno di questi riguarda il che si occupa di mettere a

processo di encefalizzazione

confronto il cervello umano con quello animale e si nota come il primo abbia un volume

maggiore rispetto al secondo. Ciò dipende dal fatto che la grandezza del cervello dipenda

dal bisogno di inserimento dell'essere all'interno di un gruppo sociale.

Un'altra strada, invece, ha scoperto che le zone del linguaggio siano quelli con più

le più “pesanti”.

asimmetria,

Un'altra corrente di pensiero, invece, ha voluto studiare il vero rapporto tra natura e

cultura e il ruolo del linguaggio.

Quest'ultimo infatti, “scarica” le informazioni dal cervello e lo alleggerisce. Una volta che le

informazioni sono diventati concetti, essi vengono determinati dal simbolo e

successivamente comunicati.

Il pensiero viene realizzato grazie ai simboli i quali, gli danno stabilità e gli consentono di

fare passi ulteriori. “egocentrico”

Secondo uno studioso russo,il accompagna

linguaggio dei bambini

questi ultimi e ne influenza il loro comportamento.

I genitori invece, trasmettono al bambino i comportamenti con i quali è “in vantaggio”.

La è un magazzino di esperienze ed essa trova la sua massima concretezza

memoria,

nella scrittura, che rende un ricordo di durata illimitata.

La persona che sa leggere e scrivere, viene paragonata a un computer.

4.4 FORMATIVITA' DEL LINGUAGGIO

Come abbiamo visto, La

lo sviluppo del cervello è dato dalla funzione linguistica.

invece,

cultura, è il nocciolo del funzionamento del linguaggio.

Molto importante è il espresso da secondo il quale i

concetto di formatività Leibniz,

segni danno vita al ragionamento poiché consentono alle persone di formulare pensieri

“ciecamente”.

Il vero concetto di formatività venne elaborato da il quale pensava che

Humboldt

articolazione del suono e articolazione del pensiero fossero le due facce del linguaggio.

Molto importante è il che ci porta ad ascoltare l'informazione

processo del ritorno

espressa dal mittente che viene poi elaborata e interpretata.

Questa teoria quindi elimina l'universalità dei significati.

Secondo il linguaggio è segmentato su un piano fonico e su un

Ferdinand de Saussure,

piano concettuale e ognuno di essi ha dei limiti specifici.

“cuore” di una lingua verbale

Saussure suggerisce che il sia proprio la forma che essa

impone a una sostanza o materia; una forma che dipende da ragioni storico-

culturali che determinano proprio la diversità delle lingue.

Quest'arbitrarietà smentisce il carattere convenzionale o strumentale del

radicale

linguaggio e ovviamente riguarda solo le lingue storico-naturali umane.

4.5 ARBITRARIETA' RADICALE, CORPOREITA', CATEGORIZZAZIONE

4.5.1 Il dibattito

Secondo il linguaggio opererebbe come una forza creativa e

la teoria dell'arbitrarietà,

non si fa influenzare da nessun condizionamento.

teoria “antiarbitrarista”,

Una teoria contraria, chiamata accentua proprio il ruolo giocato

dai condizionamenti e in uno studio, si è reso noto come la distinzione dei colori non sia

arbitraria, poiché esse dipendono da alcune distinzioni primarie che sarebbero i colori

Secondo questa teoria, se un uomo avesse due parole per distinguere i colori

focali.

direbbe bianco e nero, se ne avesse tre aggiungerebbe il rosso, se ne avesse quattro

aggiungerebbe il giallo o il verde, fino a un totale di 11 colori che formano le categorie

universali che fanno riferimento alle distinzioni possibili all'interno delle singole lingue.

Alcuni studi, hanno messo in evidenza che le lingue partano da un sistema di 10 fonemi

uno di 141 (in Botswana). Un adulto normodotato è in grado di udire le frequenze

comprese tra 20 e 20000 Hertz; oltre questo limite non capisce nulla.

Due studiosi molto noti, e hanno notato come alcune metafore che

Lakoff Johnson,

all'inizio sembrano insensate, siano piene di significato nella predicazione reciproca di due

parole.

Per esempio, in “Il sorriso le illuminò il volto”, la luce e il sorriso non hanno nessun


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e culturale
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matt97x di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per Stranieri di Siena - Unistrasi o del prof Machetti Sabrina.

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