Libro: "La politica linguistica europea e il contatto linguistico: problemi teorici ed applicativi"
Introduzione
L'oggetto dell'intervento è l'analisi dei concetti di mediazione interlinguistica e interculturale, che risultano centrali sia sul piano teorico-concettuale sia sul piano politico-attuativo, per la gestione del contatto tra lingue e culture diverse all'interno di un dato spazio linguistico e culturale. La gestione del contatto tra lingue e culture è un aspetto fondamentale nell'attuale assetto dell'EU e appare legato, da una parte, all'apertura delle frontiere e della mobilità dei suoi abitanti, e dall'altra, dal fenomeno di immigrazione. In base a ciò l'Europa si configura come spazio di contatto tra le lingue nazionali e le lingue minoritarie, di antico e nuovo insediamento. I tratti definitori e le caratteristiche dello spazio del contatto contribuiscono a considerare la mediazione linguistica e interculturale quale elemento di primo piano per la sua stessa sopravvivenza.
Questa analisi dei concetti di mediazione interlinguistica e interculturale si pone come primo obiettivo quello di sondare il peso e soprattutto il senso che due recenti documenti europei affidano loro. Si tratta:
- Common European Framework of Reference (Council of Europe, 2001), detto anche CEFR
- Il documento "Promouvir l'apprentissage des langues et de la diversité linguistique: un plan d'action" - 2003, detto anche CCEI
I due testi si caratterizzano per essere l'uno un documento redatto dal Consiglio d'Europa, che detta i principi generali e le linee guida teoriche per una politica linguistica europea; l'altro un vero e proprio piano attuativo dei principi generali e delle politiche linguistiche, anche in termini di programmazione delle risorse finanziarie per il triennio 2004-2006, promulgato dalla Commissione delle Comunità Europee. La differenza tra i due emerge subito nel momento in cui consideriamo i due enti promotori. La scelta di analizzare il CEFR e il CEE non è dunque casuale, ma mira ad evidenziare il modo in cui indicazioni generali di carattere teorico vengano recepite e messe in atto in un piano d'azione con fini politici.
L'analisi dei concetti di mediazione linguistica e interculturale ha preso inizio dalla considerazione del quadro teorico in cui si inseriscono che è formalizzato nel CEFR tramite l'idea del plurilinguismo, condizione fondante dell'interazione tra individui, lingue, culture e società e per questo contrapposte a quelle di multilinguismo. Questa prima parte di analisi permette di far emergere una certa disorganicità da parte di entrambi i documenti nella discussione dei concetti di plurilinguismo, multilinguismo, mediazione e intercultura; inoltre, questa discussione rimane sempre legata alle sole lingue europee che siano esse ufficiali o minoritarie.
In particolare, l'intervento mostra come i 4 concetti citati, pur rappresentando dei veri e propri partabandiera di entrambi i testi, rimangono spesso relegati sul piano della discussione teorica e che, solo in pochi casi, sono presenti delle parti di documenti in cui ci si occupa di pratica didattica, di valutazione, di destinazioni dei finanziamenti europei. In particolare, la filosofia del CEFR, teoricamente fondata su un'idea di apprendimento linguistico come continuum di sistemi semiotici e linguistici in contatto, non riesca in concreto a tradursi in una pratica che faccia della mediazione interlinguistica e interculturale l'azione che per prima è capace di interpretare e gestire le dinamiche di tale continuum. Anzi, in entrambi i documenti vediamo come la mediazione sia interpretata nel senso prevalente di traduzione e interpretariato, di semplice pratica meccanica di passaggio da un codice linguistico all'altro, mancando però quasi completamente ad essa il senso di azione che va ad attivarsi su ciascuno dei momenti del continuum interlinguistico, coinvolgendo nativi e non nativi.
Un breve richiamo alla nuova Costituzione Europa (2004) conferma che la gestione del contatto tra lingue rimane ancora una questione irrisolta.
Il CEFR tra plurilinguismo, multilinguismo, mediazione e intercultura
Il primo documento da analizzare è il CEFR, che ha subìto vari aggiustamenti dalla sua prima uscita solo su Internet nel 1996 fino alla versione definitiva, data alle stampe nel 2001. Le modifiche hanno riguardato sia aspetti formali (come titolo, disposizione dei capitoli ecc..) sia sostanziali. Tra quest'ultimi c'è proprio la messa in primo piano di un approccio plurilingue e interculturale, che è diventato l'asse portante del documento (uno dei capitoli, l'1.3, per esempio, interamente dedicato all'esplicitazione dei concetti di plurilinguismo e multilinguismo, non era presente nella prima versione del documento).
Già questo aspetto potrebbe essere sufficiente per insinuare il sospetto di una potenziale incoerenza del documento, dovuta all'inserimento di parti che è difficile poi integrare con il resto dell'impianto. Questa ipotesi non solo è reale ma è anche causata dal fatto che il documento è stato redatto, oltre che in momenti successivi, anche da autori diversi, il cui diverso approccio alle tematiche della diffusione delle lingue è testimoniato dalla relativa produzione bibliografica.
Plurilinguismo e multilinguismo
Da subito nel CEFR vengono distinti i concetti di multilinguismo e plurilinguismo; dal numero delle occorrenze nel testo notiamo anche che i termini legati al multilinguismo ricorrono complessivamente in numero decisamente minore rispetto...
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