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Appunti completi esame Semiotica, prof. Machetti

Appunti di Semiotica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Machetti dell’università degli Studi Università per Stranieri di Siena - Unistrasi, facoltà di Lingua e cultura italiana. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Semiotica docente Prof. S. Machetti

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FATTORI BIOLOGICI DETERMINANTI: I FAUTORI DI UNA DATAZIONE BASSA

P. Lieberman, cognitivista, 1934, Uniquely Human, 1991 data l’apparizione del linguaggio

verbale a 50 – 30.000 anni fa.

I reperti paleontologici evidenziano che ancora Homo Sapiens Neanderthalensis aveva la

laringe alta per cui il cavo orale risultava limitato, come è oggi nei neonati fino a 6 mesi.

Nelle calotte craniche non vi sono tracce dell’area di wernike e Broca.

PET = tomografi a emissioni a positroni

La parola appare con Homo Sapiens (35.000 anni fa).

La parola/lingua è un sistema di segni così complesso che nessun altro essere vivente è in

grado di gestire.

Le mutazioni biologiche (abbassamento della laringe e comparsa di precise aree

cerebrali) giunte SOLAMENTE con Homo Sapiens Sapiens hanno determinato

l’acquisizione del linguaggio.

FATTORI CULTURALI E SOCIALI DETERMINANTI: I FAUTORI DI UNA DATAZIONE ALTA

A. Leroi – Gourhan, atropologo, 1911 – 1986, (Le geste et la parole, 1964), ha messo in

evidenza la complessità delle articolazioni societarie, delle tecniche produttive e

progettuali di cui già Homo Erectus (1.5 milioni di anni fa) era capace.

Alla complessità delle tecniche dovette necessariamente corrispondere una non minore

complessità delle semiotiche usate.

Uso di altri sistemi di comunicazione = profonda unitarietà tra linguaggio verbale e altri

sistemi di segni.

I fattori biologici sono determinanti nell’acquisizione e nel possesso delle lingue.

ACQUISIZIONE LINGUISTICA IMPROVVISA: PAROLA VS LINGUAGGI

In nesso con ciò che Lieberman e a lungo Chomsky hanno condiviso una pregiudiziale

antievoluzionistica che negava ogni rapporto tra linguaggi di altre specie (o altri linguaggi)

è il linguaggio verbale.

FATTORI SOCIALI DETERMINANTI: I FAUTORI DI UNA DATAZIONE ALTA

I dati paleantropologici ci dicono di comunità umane la cui organizzazione economica –

produttiva e socio – culturale aveva già da un milione di anni (almeno) un livello tale da

implicare l’uso di sistemi di comunicazione. Già Homo Erectus e Homo Habilis si siano

serviti di lingue gesto – visuali, segnate, integrate da segnali orali, prima di dare la

prevalenza (non esclusiva) a questi. E’ questa una prova sincronica, attuali e permanente

dell’unità profonda della capacità di linguaggio.

A. LEROI – GOURHAN ~ “IL GESTO E LA PAROLA” (136 – 139)

Si può tuttavia mettere in risalto un punto fondamentale: esiste la possibilità di un

linguaggio a partire dal momento in cui la preistoria ci tramanda utensili, perché utensile

e linguaggio sono collegati neurologicamente e perché l’uno non è dissociabile dall’altro

nella struttura sociale dell’umanità. Probabilmente non v’è motivo per separare, negli

stadi primitivi degli Antropiani, la fase del linguaggio da quella dell’utensile perché

durante tutto il corso della storia il progresso tecnico è collegato al progresso dei simboli

tecnici del linguaggio. Nei Neanderthaliani si verifica l’esteriorizzazione di simboli non

concreti. Da questo punti i concetti tecnici sono superati da concetti di cui non

possediamo che le testimonianze operative manuali: inumazioni, coloranti e oggetti

strani; tali testimonianze implicano la certezza dell’apparizione del pensiero a campi che

oltrepassano l’utilità tecnica vitale. Il linguaggio del Neanderthaliano non doveva differire

di molto dal linguaggio che conosciamo negli uomini attuali.

SEGNI VERBALI E NON VERBALI… E IL PREVALERE DEI PRIMI

Il prevalere dei segni verbali sui non verbali si è correlato in Homo Sapiens Sapiens con

novità genetico – strutturali:

 Abbassamento della laringe

 Formazioni di aree cerebrali Wernike e Broca per tradizione ritenute le zone

dell’emisfero sinistro del cervello preposte alla produzione e alla comprensione del

linguaggio.

 PET: attivazione simultanea di molte aree cerebrali a seconda del tipo di funzione

linguistica realizzata.

I fattori che hanno spinto a privilegiare le realizzazioni audio – orali rispetto alle gestuali e

ad altre possibili sono quelli delle assai più favorevoli condizioni di produzione e ricezioni

dei segnali:

- Basso costo energetico

- Produzione/ricezione nel corso di altre attività

- Possibilità di graduare tono e intensità

- Comunicazione oltre gli ostacoli

- Comunicazione in assenza di luce

CHE COS’ERA IN PRINCIPIO?

De Mauro (2008):

“Forse non das wort ma das zeichen, il segno con la congiunta capacità semiotica va

collocato agli inizi della vita. Ciò che Homo Erectus doveva certamente possedere era la

capacità di usare un codice semiologico non lontano dalle potenzialità semiotiche delle

lingue.” IL LINGUAGGIO VERBALE UMANO: UNA SEMIOTICA PRIMA INTER PARES

De Mauro (2008):

“Collocare il linguaggio verbale umano in una prospettiva semiotica seguendo le

indicazioni di Pierce e Saussure […] ha posto un problema che Saussure pare non avere

ignorato. Se il linguaggio verbale umano non è altro che una qualunque semiotica e se

l’audio – oralità è un carattere importante ma non costitutivo a che cosa esso deve la sua

importanza?”

PROSPETTIVA FILOGENETICA

Gli essere umani durante la loro evoluzione erano in possesso della possibilità di

comunicare non attraverso le parole dette e successivamente scritte nelle caverne e nei

graffiti, ma attraverso sistemi di comunicazione, non altrettanto sofisticati con le lingue

storico-naturali, ma abbastanza efficaci dal punto di vista comunicativo. La filogenesi

sottolinea che c'è una componente naturale che avvicina molto la prospettiva

filogenetica alla prospettiva ontogenetica. Succede qualcosa a livello organico che poi

rende possibile l'acquisizione e lo sviluppo delle lingue storico naturali. E, succede

qualcosa a livello organico che poi rende possibile l'acquisizione e lo sviluppo delle lingue

storico-naturali; i paleontologi dicono che è successo quello che succede ai neonati,

ovvero si ha l'abbassamento della laringe, tale meccanismo è avvenuto in moltissimi anni

di evoluzione. Tale evoluzione ha permesso lo sviluppo delle lingue storico-naturali però

allo stesso tempo non si sono persi gli altri metodi di comunicazione. Prima della

comparsa delle lingue non è che gli uomini non comunicassero, lo facevano utilizzando

altri codici. DAI SEGNI ALLE LORO PROPRIETÀ

- Arbitrarietà: non è proprio una proprietà, ma è una caratteristica da cui dipendono

tutte le altre proprietà. Senza questa caratteristica non si potrebbe parlare di codice, di

segni e quindi non si potrebbe parlare di comunicazione.

- Creatività

- Articolatezza

- Ridondanza

- Vaghezza

- Metalinguisticità riflessiva / Riflessione metalinguistica

ARBITRARIETÀ

[Dizionario] Che dipende dalla volontà o arbitrio del singolo senza riferimento a leggi o

norme esteriori

[Definizione semiotica] è un principio in virtù del quale viene garantita la comunicazione,

il riferimento non è al singolo individuo ma è qualcosa di universale.

L'arbitrarietà è forse la proprietà segnica più importante, ed è per questo che su di essa si

dibatte sin dall'antichità.

Platone, Cratilio ("Dialogo di Platone")

Protagonisti: Cratilio, Ermogene, Socrate

Erge mine sostiene che i nomi rappresentano l'oggetto solo per CONVENZIONE, e dunque

sarebbero il frutto di un patto esplicito tra i parlanti.

Cratilio, invece, seguace di Eraclito, sostiene che vi sia una corrispondenza tra nome e

cosa, e dunque che i nomi significhino per NATURA, imitando l'essere delle cose.

Socrate prima prende le parti dell'uni, poi dell'altro, poi critica sia l'uno che l'altro: il

LINGUAGGIO non è convenzionale, ma è ARBITRARIO. Ciò non lo rende veicolo di

conoscenza diretta, ma va sostituito da una diretta contemplazione intellettuale del vero.

ARISTOTELE, "DE INTERPRETATIONE"

(Teoria dell'enunciazione)

Alcuni passi di questa opera sono stati (erroneamente?) Interpretati come fondanti per

una teoria convenzionali sta, secondo la quale il rapporto tra nomi e cose si va a stabilire

per convenzione e non per natura, a differenza dei suoni emessi dagli animali. Nella

concezione moderna (De Saussure, Hjelsmev, De Mauro) si è arrivati a distinguere diversi

tipi di arbitrarietà:

1) tra segno e referente

2) tra significato e significante

3) nell'organizzazione interna del significato

4) nell'organizzazione interna del significante

TRA SEGNO E REFERENTE:

Il segno nella sua interezza (significato + significante) non è legato naturalmente al

referente, ossia all'elemento o evento reale presente nell'esperienza esterna dei parlanti

cui è associato, all'oggetto, alla cosa che rappresenta. Tra la scritta "semaforo" e

l'immagine di questo non vi è un rapporto privilegiato, non c'è somiglianza, non c'è un

rapporto necessario e nessuno ci obbliga a chiamarlo in quel modo.

TRA SIGNIFICATO E SIGNIFICANTE:

Non esiste un rapporto che lega necessariamente, in virtù di un motivo, in considerazione

di una somiglianza, un dato significante ad un dato significato. Il significante /3/ Del

sistema della cifra azione araba è legato in maniera immotivata al significato (concetto)

"tre volte l'unità", tanto è vero che in altre lingue è indicato da diversi significanti:

••• = /3/ nei numeri Maya

3 barre orizzontali = /3/ nei numeri brahamitici indiani (III secolo d.C)

Il significante /cane/ è solo convenzionalmente e immotivatamente legato al significato

(concetto) "cane", tanto è vero che in altre lingue è indicato da diversi significanti: dog,

chien, kalb... Quindi il significato (il concetto di cane come "animale quadrupede

domestico…") è legato in maniera immotivata a un particolare significante, ovvero a una

particolare sequenza di fonemi, di suoni di una lingua.

NELL'ORGANIZZAZIONE INTERNA DEL SIGNIFICATO (Hjelmslev, Saussure):

Tra forma (sistema di distinzioni) e sostanza (materia) del significato si intuiscono

rapporti non determinati dalla natura, ma ritagliati secondo organizzazioni proprie di

ciascuna lingua, dipendenti esclusivamente da ragioni storico-culturali. Un esempio

classico di come diverse lingue suddividono i segni:

ITALIANO: bosco, legno, legna

FRANCESE: bois

TEDESCO: wald (bosco), holz (legno, legna)

NELL'ORGANIZZAZIONE INTERNA DEL SIGNIFICANTE (Hjelmslev, Saussure):

Parallelamente al caso precedente, anche per il significante le lingue organizzano

liberamente, senza alcuna costrizione la scelta del materiale fonico (la strutturazione

formale dei fonemi). In alcune lingue dunque un insieme di suoni sarà pertinente e cioè

distinguerà parole diverse, mentre in altre lingue non avrà questo poteri: ad esempio nel

latino classico la quantità sillabica a valore distintivo e consente di differenziare sensi.

Esempio: pôpulus> popolo; pōpulus > pioppo

pâlus > palude; pālus > palo

lêvis > leggero; lēvis > liscio

mentre in italiano tale valore è stato perso e il fatto di pronunciare lunga o breve la

vocale non ha alcuna rilevanza semantica.

CREATIVITÀ

Ogni proprietà semiotica è collegata alle altre. La creatività è fortemente legata

all'arbitrarietà.

"Ma l'accezione fondamentale, teoreticamente più rilevante va ricercata nella nozione

saussuriana di formatività o arbitrarietà radicale." [Garroni, 2010]

CREATIVITÀ SEMIOTICA ~ RULE GOVERNED CREATIVITY:

Parlare di creatività significa parlare di un importante linguista del 1900: Noam Chomsky.

Nei suoi due testi: "Le strutture della sintassi" (1957) e "Linguistica cartesiana" (1966)

affronta il problema della creatività.

Nel secondo volume, Chomsky dedica un capitolo all'aspetto creativo dell'uso linguistico.

Anche Chomsky nel cercare di trovare una proprietà che potesse contraddistinguere le

lingue storico-naturali rispetto agli altri modi di comunicazione individua la creatività

come proprietà che ha un codice di modificare le sue caratteristiche iniziali. Di

conseguenza la proprietà fondamentale di una lingua deve essere la proprietà di usare i

propri meccanismi, specifici in modo finito, per un insieme illimitato e imprevedibile di

occasioni. Essa deve perciò fare uso infinito di mezzi finiti. [Chomsky, 1966]. Nella

concezione di Chomsky, la lingua è un sistema costituito da elementi di numero finito con

cui io posso creare un numero potenzialmente infinito di occasioni comunicative; questo

numero limitato di elementi sono i fonemi di una lingua, le regole sintattiche,

morfologiche, fonetiche di una lingua e usare questi elementi per

creare/produrre/generare un numero potenzialmente infinito di occasioni comunicative,

cioè parole, frasi, testi.

CREATIVITÀ REGOLARE:

Produzione di un numero potenzialmente infinito di segni (parole, frasi, testi) a partire da

un numero limitato di unità di base e di regole di formazione. In semiotica sono regole

linguistiche quelle grammaticali o più propriamente morfosintattiche, fonetiche (che

riguardano la struttura sonora, fonico di una lingua) ma anche quelle semiotiche che

riguardano il significato e quelle pragmatiche che riguardano l'uso dei segni linguistici.

Una volta apprese queste regole della lingua, si possono creare un numero infinito di

parole partendo da qualcosa di finito. Chomsky paragona lingua e aritmetica perché ci

sono delle somiglianze tra codice aritmetico e codice linguistico, anche in aritmetica con

10 numeri e le 4 regole di formazione dell'aritmetica (addizione, sottrazione,

moltiplicazione, divisione) posso creare un numero infinito di numeri. La creatività

chomskyana vive perché si basa sulla natura articolata dei segni linguistici. Sei segni

linguistici non fossero articolati, cioè segmentabili in parti più piccole (dal loro valore

semantico o meno), le lingue non sarebbero articolate e quindi non avremmo la creatività

semiotica.

Le lingue sono aritmetiche:

- Aritmetica: 1+2+3=6 6x8=48

- Lingue storico-naturali: Marco mangia la mela. Domani vado al mare.

RULE CHANGING CREATIVITY/ CREATIVITÀ NON REGOLARE:

In frasi come: "costumi d'amare" - "q'anto ti amo" la prospettiva aritmetica viene meno

perché non si rispetta le regole comunicative e linguistiche, e presuppone il non

raggiungere il fine educativo. In una frase come "non voglio che i nostri destini si perdino

nell'infinito" viene sbagliato il congiuntivo e il fine comunicativo viene raggiunto lo stesso

nonostante l'errore.

W. Von Humboldt (1767-1835) - La diversità della lingue

enérgeia humboldtiana

Ludwing Wittgenstein (1889-1951)

PU - ricerche filosofiche (1953)

La lingua non è un sistema dato da regole comunicative imprescindibili (regolarità

linguistica) ma la lingua è un gioco in cui le parole si fanno pian piano. In riferimento alla

creatività linguistica non si può parlare soltanto di rule governed creativity ma stabilito un

certo numero di regole questo sarà sempre modificabile (in potenza), violando quelle

regole e istituendone di diverse.

La creatività rule changing nella sintassi:

- Domani è il giorno CHE ho lezione.

- Quella è la scatola CHE ci ho messo i biscotti.

- Il ristorante CHE siamo andati ieri sera

-> CHE polivalente

Hai sentito tua madre? GLI ho detto che non sarei rientrato. -> LUI/LEI usati in funzione

di soggetti dell'enunciato

La creatività non regolare è la possibilità di far funzionare i meccanismi semiotici di

costruzione del senso pur violando le regole "normali" del codice o cambiandole nel farsi

stesso della comunicazione. Le nuove regole, le regole della rule changing, non saranno

realizzate ed usate ad arbitrio del singolo individuo, ma a livello sociale e non individuale.

La formazione delle parole in italiano è determinata da alcune regole, se queste regole

fossero trasgredite formeremo ogni giorno parole nuove ma andremo incontro al rischio

di non essere capiti e questo tipo di reazione sarebbe solo individuale. C'è qualcosa di

speciale nelle lingue storico-naturali che ci permette di distinguere questi codici da tutti

gli altri sistemi di segni? Sì, perché le lingue dispongono di dispositivi che troviamo solo

nelle lingue storico-naturali e non negli altri codici.

I CONCETTI SEMIOTICI DI ARBITRARIETÀ E CONVENZIONALITÀ

Arbitrarietà come immotivatezza che determina la natura formale (di forma e non

sostanza) di ciascun segno.

Arbitrarietà semiotica: un concetto poliedrico

- Legame immotivato (cioè arbitrario) tra significato e significante di un segno –

ARBITRARIETÀ DEBOLE O VERTICALE

- Legame immotivato (cioè arbitrario tra segno e referente o istanza ontologica esterna al

codice)

- ARBITRARIETÀ RADICALE come immotivata articolazione del continuum amorfo di

espressione e contenuto nella costituzione formale di significanti e significati di segni.

CONVENZIONALITÀ

Patto esplicito che regola la costituzione di molti codici semiotici (come la tavola

periodica degli elementi, la segnaletica stradale) ma non delle lingue storico naturali.

L'arbitrarietà e la convenzionalità sono proprietà semiotiche "scalari", ovvero mai date in

assoluto. DAI SEGNI AI CODICI

Ogni volta che facciamo riferimento ad un segno, necessariamente dobbiamo far

riferimento a un codice, ossia a quell'insieme di istruzioni che ci permette di riconoscere

un segno di quel sistema semiotico.

LINGUAGGI VERBALI & LINGUAGGI NON VERBALI: ALCUNE PROPRIETÀ SEMIOTICHE

 Vocalità

 Uditività

 Articolatezza – Doppia articolazione

 Globalità

 Sintatticità

 Indicatività

 Semanticità

 Ricorsività & combinatorietà

 Ridondanza – economicità linguistica

 Creatività regolare (rule governed creativity)

 Creatività non regolare (rule changing creativity)

 Vaghezza segnica

 Imitazione

 Grammaticalità

 Cotesto & contesto

 Uso metalinguistico riflessivo (epilinguismo)

 Onniformatività semiotica – illimitatezza del campo noetico

VOCALITÀ & UDITIVITÀ

Sono proprietà che hanno a che fare con la voce (vocalità) e con l'udito (uditi vita). Sono

qualità in possesso esclusivo degli esseri umani, però chi ha detto ciò non aveva

conoscenza dei testi antichi, perché già nell'antica Grecia si diceva che non solo gli essere

umani erano dotati di quelle qualità, ma anche molte specie animale. Gli animali

producono versi grazie alla messa in moto dell'apparato fonatorie e quindi la vocalità non

è una proprietà esclusiva degli esseri umani, allo stesso modo anche tu di divinità non è

una caratteristica esclusiva degli esseri umani perché anche gli animali mettono in moto

l'apparato uditivo al sentire un verso da parte di uno stesso animale della stessa specie.

ARTICOLATEZZA

Articolato e tutto ciò che esso divisibile in parti più piccole, quindi è segmentabile.

L'articolatezza è quella proprietà Che ci permette di suddividere qualcosa in parti più

piccole. Tutte le proprietà semiotiche agiscono sulle unità minime dei codici, ovvero i

segni. Che ci permette di suddividere qualcosa in parti più piccole. Tutte le proprietà

semiotiche agiscono sulle unità minime dei codici, ovvero i segni. L'articolatezza riguarda

i segni linguistici e non serve per dividere in parti più piccole un segno linguistico.

L'articolatezza ci permette di suddividere il segno "casa" in due parti:

• 1ª ARTICOLAZIONE = cas - a

cas: morfema lessicale = portatore di significato lessicale, perché porta con se l'idea di

dimora, abitazione

a: morfema grammaticale o morfologico = portatore del genere e del numero

• Tra la 1ª e la 2ª articolazione c'è la DIVISIONE IN SILLABE = ca.sa

• 2ª ARTICOLAZIONE = /k/ /a/ /s/ /a/

queste 4 parti sono i fonemi e i linguisti dicono che non sono portatori di significato, i

semiotici dicono che non si sa.

L'articolatezza È uno dei motivi che rende molto economici i sistemi linguistici, economici

significa anche apprendibile, perché non abbiamo bisogno di imparare a memoria tutti i

vocaboli di una lingua, ma giocando su alcuni segni linguistici di base e sulle proprietà di

scomposizione, posso creare e a prendere un numero potenzialmente infinito di parole e

espressioni. Con il morfema lessicale "cas-" posso formare: case, casa, casetta, casolare,

caseggiato, caserma, casucola, casato, casata, casina, casino ecc

Non solo le lingue sono dotate di segni articolati, ma anche altri segni, quali numeri, che

sono sempre dei segni che però fanno parte del sistema numerico/matematico.

Per esempio il numero 143 è possibile essere suddiviso in:

• UNITÀ = 3

• DECINE = 40

• CENTINAIA = 1

(Questa è la prima possibilità)

Poi il 100 è suddivisibile in 10 decine, il 40 in 4 decine, il 3 in 3 unità. Un numero non è

altro che la messa insieme di alcuni segmenti di base.

Indicare le modalità di combinazione dei segni tra di loro:

Nel codice della catalogazione Dei volumi della biblioteca, l'espressione "15 31 43" risulta

suddivisibile in tre parti: risulta suddivisibile in tre parti:

/15/ = linguistica (materia)

/31/ = numero scaffale

/43/ = posizione del volume

Tale combinazione è il risultato dell'applicazione della regola secondo cui un volume della

biblioteca si identifica specificandone prima il genere, poi la posizione entro la stessa

biblioteca ed infine la posizione del volume rispetto a quelli dello stesso genere che lo

precedono e che lo seguono nello scaffale.

Se tale regola venisse trasgredita, sarebbe molto difficile trovare un libro in biblioteca.

L'articolatezza non è quella proprietà che distingue le lingue storico naturali dagli altri

sistemi di segni, perché esiste una porzione molto piccola di segni linguistici che non sono

ulteriormente scomponibili, come le interiezioni, le esclamazioni, la congiunzione "e" -

"o". Anche il linguaggio musicale è un linguaggio articolato in parti più piccole. Anche i

gesti che accompagnano il parlato sono una combinazione di segni diversi a seconda di

ciò che stiamo dicendo. L'articolatezza è una proprietà fondamentale per quanto riguarda

le lingue storico-naturali ma non è considerata una proprietà specie-specifica perché

proprio nelle lingue storico-naturali tale proprietà si relaziona sempre con il concetto di

globalità, come succede nelle interiezioni e come diceva André Martinet manca loro i due

livelli di articolatezza.

Questa relazione tra dimensione articolata e dimensione globale sia anche in altri aspetti,

ad esempio nella frase: "Paolo mangia la mela" questa risulta formata dalla combinazione

di "Paolo", "mangia", "la", "mela" e tale risultato è il risultato dell'applicazione della

regola secondo cui nella lingua italiana l'ordine sintattico è di tipo: S+V+O. Se tale regola

venisse trasgredita, la combinazione sarebbe compromessa, il codice cesserebbe di

funzionare: "la Paolo mela mangia", "mangia mela Paolo la".

Inoltre nelle lingue storico naturali succede qualcosa di particolare, in quanto il significato

delle parole "bestia nera" cambia a seconda del contesto:

1) "Oggi uscendo ho visto una bestia nera". Bestia nera = dimensione articolata che indica

un animale grosso e nero.

2) "La matematica era la mia bestia nera". Bestia nera = è un significato globale,

rappresenta quello che in linguistica viene chiamato "lessema complesso" o "unità

lessicale polirematica".

LE LINGUE STORICO-NATURALI: QUALI CARATTERISTICHE HANNO I LORO SEGNI?

ARTICOLATEZZA (segmentabilità, combinatorietà, sintatticità)

Moltissimi segni linguistici sono segmentali in parti minori, dotate di una forma

significante e portatrici di significato (morfi). A sua volta i morfi si segmentano in unità

più piccole (sillabe) e le sillabe in tipi fonici (fonemi). Tale segmenti possono combinarsi

variamente tra loro, nel rispetto di determinate regole sintattiche. Questa proprietà e

anche chiamata doppia articolazione. Tale proprietà è presente non solo nelle lingue

storico naturali ma anche in altri codici, quali nel linguaggio delle api, dei cetacei ecc ma

anche nei calcoli aritmetici. Si tratta di una proprietà presente necessariamente nelle

lingue? No, come dimostrano le interiezioni o il profilo prosodico o degli enunciati.

Dunque l'articolatezza non può essere definita come una proprietà specie specifica del

linguaggio umano.

CREATIVITÀ REGOLARE/RULE GOVERNED CREATIVITY

In virtù di tale proprietà ogni lingua può generare infinite frasi nuove partendo da un

numero limitato di parole più qualche regola. Si tratta di una proprietà necessariamente

presente nelle lingue? No, perché le lingue sono creative anche in un altro senso. Dunque

la creatività regolare non può dirsi proposta specie-specifica.

RIDONDANZA

Si tratta di una sorta di sovrabbondanza che presiede alla formazione di molti segni

linguistici come alla trasmissione del loro significato grammaticale e lessicale. È una

proprietà che facilita la comunicazione, evitando i rischi dell'incomprensione. È una

proprietà che si intreccia con la vocalità ed uditivi, come anche con l'articolatezza.

VOCALITÀ/UDITIVITÀ

I segni linguistici sono trasmessi attraverso la voce, e dunque possono sfruttare la diversa

modulazione che la voce stessa consente e sono recepiti nella loro diversità di

modulazione, tramite l'udito. Si tratta di proprietà presenti in altri codici?

Sì, ad esempio nel linguaggio di certi mammiferi superiori o in quello degli uccelli. Si

tratta di proprietà presenti necessariamente nelle lingue? No, infatti la trasmissione e la

ricezione dei segni linguistici può avvenire anche attraverso la scrittura e la lettura.

Dunque la vocalità e l’uditività non possono dirsi proprietà specie-specifica.

INDICATIVITÀ/SEMANTICITÀ

I segni linguistici mostrano, indicano una qualche realtà, un qualche stato di cose e nel

loro indicare veicolano significato, offrono cioè un senso a quella determinata realtà. Si

tratta di una proprietà presente in altri in altri codici? Sì, ad esempio nei linguaggi fatti di

"gridi illetterati come quelli di belve" [Aristotele, De Int. 16 a 28-29]. Dunque indicatività

e semanticità non possono dirsi proprietà specie-specifiche.

CREATIVITÀ NON REGOLARE/RULE CHANGING CREATIVITY

In virtù di questa proprietà all'interno di ciascuna lingua, nuove regole riconosciute

socialmente come utili, possono sostituire le vecchie, fino a modificare la lingua stessa. Il

nostro cervello è in grado di produrre in modo creativo migliaia di parole e migliaia di

lingue. In relazione alle parole, il fenomeno è noto come "mutamento lessicale" e fu

interpretato in questo senso già da Benedetto Croce (1866 - 1952). La creatività non

regolari rappresenta dunque la possibilità di far funzionare i meccanismi semiotici di

costruzione del senso pur violando le regole "normali" del codice o cambiandole nel farsi

stesso della comunicazione. Si tratta di un tipo di creatività che permette di far rientrare

nella "normale" attività semiotica i processi di scambio comunicativo, di produzione di

senso, di comprensione in presenza di violazione delle regole "normali".

Tale creatività fa riferimento ai fenomeni che certo suggeriscono, a partire dal piano delle

relazioni tra i segni, instabilità, fenomeni resi in ultima istanza possibili proprio dal fatto

che la lingua è un codice intrinsecamente VAGO.

VAGHEZZA (del significante)

Uno stesso segno linguistico o una stessa espressione può essere trasmessa oralmente e

per iscritto in modo diverso. La dove c'è vaghezza, dove c'è permanente disponibilità

all'innovazione c'è anche la necessità di un rinnovarsi continuo dell'intesa tra gli utenti

del codice, all'atto della produzione e ricezione di ogni realizzazione segnica, con

quell'atteggiamento reciproco tra utenti produttori e ricettori che è stato detto

opportunamente "tolerance upon the field". Si tratta di una proprietà presente in altri

codici? Sì, nel linguaggio dei gesti e delle lingue segnate. Si tratta di una proprietà

necessariamente presente nelle lingue? No, perché esistono porzioni di lingua che

presentano gradi di vaghezza molto ridotta o quasi nulla (come per esempio i segni che

non ammettono sinonimia).

Tale proprietà fa sì che il significato e il significante di ciascun segno linguistico siano degli

insieme aperti, continuamente ampliabili o restringibili, di sensi e di espressioni.

Essendo la semiotica una disciplina che si occupa dello studio del segno, della loro vita,

del loro funzionamento e le loro relazioni all'interno dei sistemi di comunicazione, che

chiamiamo codici, uno dei punti su cui riflettere è come funzionano questi codici e come

si differenziano gli uni dagli altri. Le lingue non sono sistemi che vivono in isolamento. I

parlanti di una lingua sono con loro stessi che ne dettano le regole circa il loro

funzionamento. La vaghezza non è solo una proprietà che gli utenti incontrano nel

momento in cui segni si realizzano sul piano concreto; non è qualcosa che crea

indeterminatezza solo nel momento in cui ci troviamo a gestire segnali, cioè decidere

qual è l'espressione o il senso più pertinente. È una proprietà che agisce a livello di

costituzione del segno linguistico. La vaghezza è la proprietà senza la quale non avremmo

la possibilità di espressioni potenzialmente infinite sia scritte che parlate.

Una proprietà specie - specifica è una proprietà esclusiva delle lingue storico naturali,

quindi è una proprietà che garantisce la straordinarietà del linguaggio umano rispetto agli

altri sistemi di comunicazione. La straordinarietà dei sistemi di comunicazione detti

lingue storico-naturali, non sta nel fatto di una proprietà, ma sta nel fatto che sono gli

unici sistemi di comunicazione che possono parlare di tutti gli altri codici ma anche delle

lingue stesse. Nessuna proprietà funziona in isolamento; nelle lingue una caratteristica

specie specifica potrebbe essere che le proprietà semiotiche funzionano nelle lingue

come i tralci nella vite, cioè è un intreccio continuo di proprietà e ciò non lo troviamo in

nessun altro codice. Come argine all'esplosione della vaghezza, della creatività non

regolare, della ridondanza, dell'articolatezza e che regola gran parte del loro

funzionamento, le lingue propongono a noi utenti una proprietà/caratteristica che si

chiama "grammaticalità". La grammaticalità, ossia quell'apparato che consente di

ancorare i contenuti espressi da parole frasi al qui ed ora, ma anche ad un altro tempo e

ad un altro luogo. È un apparato che dà un senso al nostro parlare e scrivere.

LA GRAMMATICALITÀ

È un apparato che fa riferimento a regole sintattiche e semantiche, fonologiche. È una

proprietà che solo le lingue possiedono? No, perché ciascun codice ha le sue regole.

Esempio: "Domani qui si terrà una conferenza".

Domani: ci orienta verso un futuro prossimo

Qui: ci orienta verso una dimensione vicina nello spazio

Gli apparati grammaticali (come desinenze, pronomi, deissi, elementi catafonici e

anaforici) aiutano ad orientare la comunicazione rendendo più esplicito il rapporto tra il

segno e i contesti situazionali e il segno con le porzioni di testo che lo precedono o lo

seguono (cotesto).


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DETTAGLI
Esame: Semiotica
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica e culturale
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale_13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per Stranieri di Siena - Unistrasi o del prof Machetti Sabrina.

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