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Libro: "Prima persona plurale futuro indicativo: noi saremo" - Massimo Vedovelli

Premessa terminologica e non solo

Alfabetizzazione significa “sviluppo linguistico, espressivo, comunicativo e culturale degli individui e della società”, quindi è un progetto di sviluppo sul piano individuale e collettivo.

Analfabetismo significa “insieme dei limiti nel processo di sviluppo, ostacoli, obiettivi non raggiunti e strumenti carenti per rendere effettivo un processo di sviluppo linguistico – comunicativo degli individui e della collettività”.

La questione degli alfabetismi/analfabetismi diventa un'occasione per riflettere su una possibile politica linguistica nazionale e sull'esistenza stessa di una politica linguistica messa in atto nel nostro Paese. L'Italia repubblicana non ha mai avuto una politica linguistica intesa come progetto unitario, coerente e di alto livello per la diffusione della lingua e per lo sviluppo comunicativo della società. Questa idea della politica linguistica richiede strumenti e valori civili forti, classi dirigenti e istituzioni molto attente alle dinamiche che le società attraversano su tale materia; in realtà il più delle volte abbiamo avuto a che fare con interventi burocratici che hanno portato a pessimi risultati.

L'abbozzo informe di politica linguistica attuata in Italia, dal basso cioè nell'impegno quotidiano della scuola e da un alto che non va oltre gli interventi buro-ministeriali, si deve misurare con una serie di questioni i cui confini non coincidono con quelli del nostro Paese. Questi confini sono oggi l'UE, dove la politica linguistica si concentra sul tema di come trasformare la diversità delle lingue e dei sistemi formativi in un fattore di sviluppo della cittadinanza e una risorsa per raccogliere e vincere le sfide del mondo globale. In questa prospettiva internazionale, il tema della politica linguistica nazionale fa subito emergere delle questioni importanti: rapporto tra la lingua e la cittadinanza, perché questo è il terreno dove si gioca la partita dei diritti di tutti i cittadini, dato che la lingua è l'elemento primario che forma l'identità personale e collettiva, inoltre fa emergere anche la valutazione delle competenze e la loro certificazione ufficiale.

Capitolo 1: "Il caso linguistico Italia"

Oggi esiste una “questione delle lingue” in Italia, perché per esempio sorgono delle domande: perché gli italiani non sanno l'inglese? Perché gli italiani in generale non sanno le lingue straniere?

Il “caso linguistico Italia” è determinato da specifiche cause storico-linguistiche: la nostra storia linguistica (con la tensione mai risolta tra l'italiano ed i dialetti) è a metà tra un'istanza ideologica centralista (secondo la quale a uno Stato deve corrispondere una e una sola lingua) e l'idea ancorata all'effettiva realtà di una “Italia delle Italie” (dove lo spazio linguistico è strutturato intorno a 3 poli: italiano, dialetti, lingue delle minoranze di antico insediamento).

Le specificità storiche stanno anche in vicende più recenti: con il nazionalismo del fascismo e una classe dirigente post Seconda Guerra Mondiale che non sapeva le lingue, con un sistema scolastico dove solo da pochi decenni si è pensato di introdurre la seconda lingua straniera negli ordini medi ed inserire una lingua straniera in quello elementare, con un sistema scolastico che riduce la questione delle lingue al solo inglese e che poi di fatto ne diminuisce il numero di ore di insegnamento. Oltre a questi tratti negativi, la questione della non conoscenza delle lingue straniere da parte degli italiani si concretizza anche in un rifiuto a volte esplicito o in una rassegnata assegnazione della propria incapacità collettiva ed istituzionale a offrire una speranza di futuro linguistico diverso e ricco.

Capitolo 2: "Tra Babele e la Pentecoste: il destino linguistico della nostra civiltà"

De Mauro ed Eco hanno sottolineato i due poli entro i quali si svolge la storia linguistica della nostra civiltà: Babele e la Pentecoste. Entrambi sono episodi sacralizzati, scritti nei testi sacri della civiltà giudaico-cristiana.

Babele, o del conflitto e del peccato (linguistico)

Babele è la sfida alla divinità, la voglia di superare i confini della nostra natura e di raggiungere il Cielo, quindi l'infinito ed è quella presunzione ed orgoglio che Dio punisce, e questa è la prima punizione all'uomo. La seconda forma di punizione data da Dio è la pluralità delle lingue, che quindi rende impossibile agli umani comunicare reciprocamente. Questa condizione di plurilinguismo tra gli esseri umani si va ad opporre alla condizione di innocenza monolinguistica prebabelica. Il plurilinguismo postbabelico è la constatazione della fatica della intercomprensione e dello sforzo di delineare il senso e condividerlo con gli altri.

Babele è l'analogo linguistico del peccato originale, si passa da una comunicazione diretta, immediata e senza il dubbio di non capirsi a una condizione di timore di non capirsi e non farsi capire. Babele rappresenta le conseguenze del plurilinguismo come costante rischio di incomprensione tra uomini e il rischio che ne può derivare. Si tratta del conflitto fra i singoli, nella quotidianità dei piccoli eventi o nelle grandi crisi nei rapporti umani. Babele, quindi, non rappresenta il conflitto che può esplodere per mancanza di dialogo, ma per mancanza di comprensione nel dialogo: parlare la stessa lingua non è sufficiente.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale_13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria della mediazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Machetti Sabrina.
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