Introduzione alla macroeconomia
La macroeconomia è lo studio dell'economia per grandi gruppi e aggregati economici con il fine di individuarne il comportamento sistemico. I fenomeni sono analizzati nel breve periodo (qualche anno), nel medio (un decennio) o nel lungo (molti decenni, un secolo).
Elementi di analisi macroeconomica
In particolare possiamo approfondire tre elementi di analisi macroeconomica:
- PIL: misura la produzione di beni o servizi di un’economia in un dato periodo di tempo definito anche come:
- Valore dei beni e dei servizi finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo.
- Somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo (valore della produzione – valore dei beni intermedi).
- Somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo (imposte indirette + redditi di lavoro + redditi di capitale).
Esempio: 2 aziende, siderurgica e meccanica
- Sid: ricavi 100, costi (lavoro) 80, utile 20
- Mecc: ricavi 200, costi (acquisto metallo) 100, costi (lavoro) 70, profitto 30
PIL?
- Def 1 = valore auto = 200
- Def 2 = valore aggiunto = val. prod. – valore beni intermedi = (200+100)-100 = 200
- Def. 3 = somma profitti = (80+20)+(70+30) = 200
Pil nominale: somma della quantità dei beni e dei servizi finiti valutati a prezzi correnti. Cresce quindi per l’aumento produzione o per l’aumento dei prezzi.
Pil reale: somma della quantità di beni e servizi finiti valutati a prezzi costanti (non è quindi influenzata dall’andamento dei prezzi).
| Anno | N^ auto prodotte | Prezzo unità | PIL nominale |
|---|---|---|---|
| 1995 | 10 | 20000 | 200000 |
| 1996 | 12 | 24000 | 288000 |
| 1997 | 13 | 26000 | 338000 |
Scegliendo il 1996 come anno base:
- PIL reale 1995= auto 1995 (10) x prezzo 1996 (24000) = 240000
- PIL reale 1996= PIL nominale 1996
- PIL reale 1997= auto 1997 (13) x prezzo 1996 (24000) = 312000
Tasso di crescita del PIL reale
Tasso di crescita del PIL reale nell’anno t:
Crescita 1996 rispetto al 1995: PIL reale nel 1995, con 1996 come anno base: 240000 = 0,2 = 20%
Tasso di disoccupazione
Il tasso di disoccupazione è il rapporto tra disoccupati e forza lavoro, quindi U/L, disoccupati/lavoratori. Forza lavoro: L=N+U: somma persone occupate e non occupate. Vengono definiti disoccupati: persone che hanno cercato lavoro nelle 4 settimane precedenti e non hanno trovato un'occupazione.
Lavoratori scoraggiati: persone disoccupate che smettono di cercare lavoro ed escono quindi dalla forza lavoro.
Tasso di partecipazione: rapporto tra forza lavoro e il totale della popolazione in età lavorativa. Solitamente il tasso di disoccupazione si calcola o considerando l'elenco dei disoccupati (poco attendibile per i paesi con alti sussidi di disoccupazione) o con sondaggi alle famiglie.
Tasso di inflazione
Inflazione: aumento del livello medio dei prezzi e dei beni. Se indichiamo con P il livello medio dei prezzi, l'inflazione è la differenza tra il livello P di un periodo (t) e quello del periodo precedente (t-1); se il risultato è negativo siamo in una situazione di deflazione. Il tasso di inflazione è il tasso a cui il livello dei prezzi medi aumenta nel tempo.
Deflatore del PIL: prezzo medio dei beni e servizi finiti prodotti. Differenze: alcuni beni nel PIL non sono venduti ai consumatori (ma alle aziende, per dire), mentre altri sono importati dall’estero. Il deflatore del PIL quindi permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in un’economia.
L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei prezzi medi al consumo ed esprime il costo in valuta di un determinato paniere di consumo di un tipico consumatore urbano. L’indice dei prezzi al consumo è un numero indice, scelto arbitrariamente. L’indice dei prezzi in Italia è prodotto dall’Istat e vengono scelti i beni più rappresentativi del consumo.
Esercizio
Anno Quantità bene x Prezzo bene x Quantità bene y Prezzo bene y
- 0 500 6$ 1000 12$
- 1 5000 2$ 1500 20$
- Calcola il tasso di inflazione utilizzando il deflatore del PIL e 0 come anno base: Deflatore PIL anno base = 1
- Anno 1 = = = 0,83 = -0,17 = -17% inflazione
- Calcolare il tasso di inflazione usando l’indice dei prezzi al consumo: (= = 1,4 = 0,4 = 40%
Legge di Okun
Stabilisce che esiste una relazione tra variazione di disoccupazione e crescita del PIL. È una legge basata sulla regolarità empirica, collega la crescita della produzione e le variazioni della disoccupazione. Un’elevata crescita del PIL comporta una riduzione del tasso di disoccupazione, mentre una bassa crescita del PIL ne causa un aumento.
Curva di Phillips
Regola empirica: collega inflazione e disoccupazione. Con un basso tasso di disoccupazione aumenta il tasso di inflazione, con un alto tasso di disoccupazione si riduce il tasso di inflazione.
Produzione
Il livello di produzione aggregata è determinato dalla domanda di beni nel breve periodo, cioè nell’arco di qualche anno. Influenzano anche il livello di tecnologia, lo stock di capitale e la dimensione della forza lavoro.
Fondo e flusso
Fondo: quantità misurata in un determinato istante (patrimonio). Flusso: quantità misurata in un intervallo (PIL).
Composizione del PIL
Diverse destinazioni di beni e di servizi prodotti. Infatti i prodotti possono essere venduti alle famiglie, alle imprese, allo stato o al resto del mondo.
Il PIL è composto da:
- C = consumo: beni o servizi acquistati dai consumatori.
- I = investimenti: somma dell’investito non residenziale o residenziale.
- G = spesa pubblica: beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. Non include i trasferimenti (assistenza sanitaria o sociale) né gli interessi del debito pubblico.
- IM = importazioni: acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti.
- X = esportazioni: beni o servizi nazionali acquistati dal resto del mondo.
Composizioni:
- X nette = X-IM: saldo commerciale
- Investimento in scorte (IS): differenza tra beni prodotti e venduti in un anno; le scorte possono aumentare o diminuire.
Somma degli acquisti dei residenti: spesa nazionale = C+I+G = spesa nazionale
C+I+G+X-M = spesa in beni nazionali
Spesa totale in beni nazionali: C+I+G+X-M*IS = PIL
Consumo (C): dipende dal reddito disponibile (o quanto penso di guadagnare)
YD = reddito disponibile C = C0+ C1(YD) dove C0 rappresenta il consumo di sopravvivenza e C1 la propensione marginale al consumo. C= C0+ C1(YD) è detta anche funzione consumo. Quando C1 aumenta, cresce il reddito disponibile per il consumo; se è minore di 1, i consumatori possono usufruire solo di una parte dell’aumento del loro reddito disponibile.
Investimento
(I) è una variabile inizialmente esogena (presa come un dato).
Spesa pubblica (G)
Politica fiscale del governo: scelta sulle entrate e sulle uscite del sistema pubblico.
La domanda aggregata di beni
Partiamo dalle seguenti ipotesi semplificatrici:
- Tutte le imprese producono lo stesso bene, usato indifferentemente dai consumatori, che può essere usato sia da investitori come bene di investimento che dal governo come spesa pubblica.
- Le imprese sono disposte a fornire qualsiasi quantità ad un dato prezzo P.
- L’economia è chiusa (X=M=0)
Domanda aggregata = Z Z= C+I+G Z=Y
Per determinare l’equilibrio nel mercato in un’economia chiusa è necessario che la domanda dei beni sia uguale alla produzione nazionale.
Algebricamente da C+I+G otteniamo sostituendo C e I– Ī + GY = c0 + c1Y c1T + Spostando c1Y sul lato sinistro e riordinando i termini del lato destro otteniamo: – c1)Y = c0 + Ī + G –(1 c1T – Dividiamo entrambi i lati per (1 c1):
Y =1/(1 – c1) viene denominato moltiplicatore della domanda aggregata.
Graficamente: per prima cosa si disegna la retta di produzione che sarà inclinata a 45 gradi rispetto agli assi. In seguito raffiguriamo la domanda, descritta dalla funzione: Z = (c0 + Ī + G – c1T) + c1Y. Nel punto di equilibrio le due rette si intersecano. Se consideriamo il caso a destra rappresentato, il punto A è il punto di equilibrio. Se prendiamo un valore alla sua sinistra possiamo osservare che la produzione è inferiore alla domanda, mentre viceversa se ne consideriamo uno alla sua sinistra la produzione eccede sulla domanda. La retta della domanda parte dal punto C0 dell’asse domanda e prosegue lungo il piano con inclinazione C1. Di conseguenza un aumento della spesa autonoma fa slittare parallelamente la retta della domanda, mentre una variazione del consumo (C1) fa variare l’inclinazione di tutta la retta.
Nel caso di uno spostamento di C0, la produzione di equilibrio aumenta da Y a Y’. È chiaro che l’incremento della produzione, (Y’– Y), che può essere misurato sia sull’asse orizzontale che sull’asse verticale, è maggiore dell’aumento iniziale di 1 miliardo di euro. Questo è l’effetto del moltiplicatore. Infatti la logica del moltiplicatore segue la regola della serie geometrica: + c +c12 + … + c1 1 n1 E quando c1, come nel nostro caso, è inferiore a 1, all’aumentare di n la somma continua ad aumentare, ma si avvicina ad un limite: 1/(1 – c1).
Investimento e risparmio
Modo diverso di pensare all’equilibrio sul mercato dei beni. Risparmio dei consumatori = S– – – quindi S = YD C S = Y T C. Nel breve periodo la produzione deve essere uguale alla domanda, quindi Y=C+I+G, a qui sottraiamo le imposte e spostiamo il consumo a sinistra: -T+Y=C+G+I-T, Y-T-C=G+I-T. La parte sinistra dell’equazione è uguale al risparmio. Pertanto esistono due modi alternativi per esprimere la condizione di equilibrio sul mercato dei beni: produzione = domanda Y=C+I+G Investimento = risparmio I=S +(T-G).
Paradosso del risparmio
S= -C0 – (1-C1) (Y-T) si ha una condizione di equilibrio in I=S +(T-G). Anche se le persone desiderano risparmiare di più, il reddito diminuisce in misura tale da compensare l’aumento del risparmio nel breve periodo. In equilibrio, l’investimento deve essere uguale al risparmio aggregato, dato dalla somma di risparmio privato e pubblico. Sostituendo il risparmio privato nella con la sua espressione, otteniamo: I = – c0 + (1 – c1) (Y – T) + (T – G). Risolvendo per la produzione, otteniamo: Y = (c0 + I + G – c1T) dove 1-c1 rappresenta la propensione marginale al consumo mentre (c0 + I + G – c1T) la spesa autonoma.
Oltre il PIL: crescita e sviluppo
Sono stati usati come sinonimi, ma sviluppo è più omnicomprensivo. Sviluppo: lo sviluppo involve il reddito, ma vanno considerati anche i processi non economici, come il miglioramento del tenore di vita. Lo sviluppo prende i redditi più alti, livelli di istruzione più alti, migliori condizioni di salute, salvaguardia dell’ambiente e istituzioni stabili.
La crescita economica invece è un fatto quantitativo, ha a che fare con il PIL, lo sviluppo economico invece riguarda il generale innalzamento delle condizioni di vita di un popolo. I due concetti sono strettamente collegati nel senso che quando il reddito cresce, cresce anche la ricchezza in un paese, ma non è sempre detto che le persone stiano effettivamente meglio.
Teoria dello sviluppo economico
Basic Needs: si sviluppa a partire dal dibatto sul significato di sviluppo. L’obiettivo generale delle politiche è il raggiungimento di uno stato di vita piena per tutti. Ogni paese deve garantire uno standard di vita minimo anche alle persone povere. Amartya Sen insiste molto sull’esperienza effettiva che l’individuo sceglie di vivere, la capacità di poter aver l’opportunità di scegliere una vita a cui si attribuisca valore. Martha Nussbaum stila una lista delle dimensioni da prendere in considerazione:
- Vita: vivere una vita umana di normale durata
- Salute fisica: diritto di godere di buona salute
- Integrità fisica: potersi muovere da un luogo all’altro e considerare inviolabili i confini del proprio corpo
- Sensi, immaginazione e pensiero: avere la libertà di usarli
- Sentimenti
- Ragion pratica: formare una concezione su come programmare la propria vita
- Appartenenza
- Altre specie: poter vivere in relazione con animali, piante e interesse per la natura
- Gioco
- Controllo del proprio ambiente: politico e diritto di possederne uno
I punti principali per lo sviluppo umano sono lo sviluppo di politiche che puntino ad un qualcosa che vada oltre dei valori monetari e quantitativi, cercare di ampliare le opzioni e le possibilità di scelta a disposizione della gente e potenziare le capacità umane. I quattro pilastri dello sviluppo umano sono: eguaglianza, sostenibilità, partecipazione e produttività. Lo sviluppo umano si viene misurato sulla base di tre indicatori: speranza di vita, istruzione e standard di vita. Questo calcolo dà vita all’ISU (indice sviluppo umano); dopo aver svolto questa operazione per tutti e tre gli indicatori, la loro media ci fornisce il valore dell’ISU. Ogni valore è compreso tra 0 e 1.
*Per l’istruzione se si possiedono come valori da confrontare alfabetizzazione e rappresentazione all’ordo delle iscrizione si dà il peso doppio all’alfabetizzazione rispetto alla rappresentazione nel calcolo della media.* Nel caso dello standard di vita tutti i valori sono posti come logaritmi.
Importante per determinare il benessere è la PPA: La parità del potere d’acquisto (PPA) definisce una condizione di assenza di arbitraggio affermando che due panieri di beni identici, venduti in paesi diversi, debbono avere lo stesso prezzo una volta espresso in valuta comune.
Altri indicatori di rilievo
- ISG: versione rivista dell’ISU, dove viene considerata la disparità di sesso.
- MEG: sviluppa la differenza tra il potere d’acquisto esercitato da uomini e donne nella sfera politica, professionale ed economica.
- IPU: indice di povertà umana. Per i paesi poveri si considerano indicatori come lo standard di vita, la longevità (inferiore ai 40 anni) l’accesso all’acqua potabile, i servizi sanitari, sottopeso nei bambini. Per i paesi ricchi invece la longevità (inferiore ai 60 anni), percentuale di persone funzionalmente analfabetizzate, reddito inferiore al 50% del reddito medio.
I mercati finanziari
Nei mercati finanziari si determina il tasso d’interesse. I mercati finanziari sono in equilibrio quando l’offerta di moneta eguaglia la domanda di moneta, si analizza quindi l’equilibrio sul mercato e la stabilizzazione dei tassi d’interesse e il ruolo della banca centrale. Reddito: qualcosa che si guadagna e viene sempre riferito ad un intervallo di tempo, è quindi un flusso. Risparmio: reddito che non viene consumato, è un flusso. Ricchezza o ricchezza finanziaria: valore di tutte le attività finanziarie che si detengono al netto delle passività finanziarie, è uno stock. Moneta: attività finanziaria che utilizzata direttamente per acquistare beni o servizi, è uno stock.
Domanda di moneta
Ipotesi 1: esistono due sole attività finanziarie: moneta e titoli. La moneta è usata solo per le transazioni, non paga interessi.
Ipotesi 2: esiste un solo tipo di titoli e quindi un solo tasso d’interesse.
Tesi: da cosa dipende la decisione di detenere ricchezza sotto forma di titoli piuttosto che di moneta? Il livello delle transazioni è un’approssimazione del reddito nominale €Y. Il tasso d’interesse sui titoli (i) rappr
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