Educazione come sfida della libertà
Introduzione
Educare ha a che fare con l’accudimento dei piccoli, allo scopo di incoraggiare la crescita morale e intellettuale con trasmissione di competenze. L’essenza dell’educazione è la conquista della libertà, che nasce nella capacità di dar corso a pratiche che mostrano di oltrepassare la somma dei fattori condizionanti, esprimendosi nello spazio e nel tempo.
L'originalità dell'educazione
Educazione è espressione del verbo EDUCARE che ha due significati complementari non sovrapponibili: EDUCARE ed EDUCERE, che si arricchiscono a vicenda, e presentano specificità fondamentali, peculiarità proprie.
Ricognizione lessicale
1. Educare
Guidare, nutrire, allevare, far crescere. Corrisponde all’azione compiuta dall’educatore nei confronti dell’educando, esercitata perché l’educatore si è assunto la responsabilità, il compito e il dovere nei confronti dell’educando. È un significato meno considerato e studiato dal punto di vista storico, identifica l’azione attiva dell’educatore verso l’educando.
Un’azione educativa è un’azione dove l’educando riceve consigli, precise indicazioni dall’educatore, che si può imporre nei suoi confronti, ma in maniera positiva talvolta contro l’educando qualora potesse scegliere. L’azione diretta non significa essere violenta o negativa, questo porta al porsi il dubbio se un’azione imposta con forza sia educativa o meno.
Educare parte sempre dalla disponibilità dell’educando, per questo l’azione educativa è sempre rischiosa, perché ci si scontra con la libertà dell’educando, che può opporre una forte resistenza, vi è sempre un concorso dell’altro. Senza il concorso e la partecipazione dell’educando non ci può essere azione educativa o educazione.
2. Educere
Trarre fuori, portare a compimento, estrarre. Azione educativa compiuta dall’educatore che aiuta l’educando a portar fuori la sua specificità, ovvero modo unico e originale di essere. L’educatore è un facilitatore che aiuta l’educando a scoprire le sue potenzialità, talenti e portarli a compimento: facendoli emergere con consapevolezza in forma piena e significativa le proprie potenzialità, ovvero conoscere aspetti di sé non conosciuti, consente il riscatto e il credere in sé stesso.
L’educatore aiuta l’educando a crescere in un certo modo, diventare persone migliori, raggiungere un certo tipo di ideale di vita = vita buona. L’educatore deve aiutarti a portare a compimento il tuo percorso di crescita, conducendo fuori secondo un tipo di idealità, orizzonte e senso.
Tempo fa si associava l’opera educativa a un travasamento, plasmazione a piacimento, ma non è opera educativa, invece legata all’EDUCERE: aiutar a portar fuori quello che già potenzialmente l’educando e ogni essere umano è.
- Socrate aiutava a far partorire la verità, ostetrica dell’anima, faceva nascere la verità come già presente negli altri, rendeva possibile questo (maieutica).
Entrambe le espressioni EDUCARE ed EDUCERE, sono costituite in dipendenza dal verbo ducere ossia condurre, educatore che guida l’educando, ciascuno dei due termini è costituito dal prefisso el ex che indica provenienza, educazione come realtà dinamica che muove da un presupposto, l’educando è il protagonista dell’educazione.
Educare
Significa agire da parte dell’educatore come guida e da parte dell’educando come protagonista.
- Educatore: Colui che educa, l’agente del processo.
- Educando: Colui che deve essere educato, il paziente o destinatario.
Nella prospettiva di Freire la differenza tra educatore ed educando (distinzione rigida) è inesistenza. La relazione educativa è asimmetrica, per responsabilità, vi è la medesima dignità.
- Educativo: Qualità che devono possedere le azioni inerenti al processo educazionale.
- Educabile: Attitudine, disponibilità, capacità che l’essere umano, ha nella crescita in prospettiva educativa, l’essere umano ha la capacità di potersi educare.
Ci sono parole affini al concetto di educazione, ma non sono esaurientemente educative.
1. Allevamento
L’educazione è anche allevamento, ma non solo. È l’azione che viene esercitata per soddisfare i bisogni primari dell’essere umano (cibo, protezione), che devono essere soddisfatti altrimenti c’è la morte. L’essere umano ha un’infanzia più prolungata, perché ha bisogno di cure (presente in tutte le fasi della nostra vita), attenzioni e sollecitazioni premurose. Esigenza anche degli animali, ma non esaurisce l’azione educativa in modo completo. Ha il limite di essere contraddistinta dall’impersonalità di un comportamento che ricade nell’orizzonte di quanto compiono tutti i viventi.
Nella prima infanzia le mani della madre hanno valenza simbolica, morale, educativa, hanno significato per la crescita e il valore della persona. Il bisogno di coccole, carezze, abbracci, condivisione, siamo in grado di dare perché abbiamo ricevuto.
2. Addestramento
Azione esercitata affinché l’altro sappia compiere alcune azioni specifiche, sappia fare in un certo modo qualcosa, acquisizione di competenze specifiche. Insegnare significa dominare l’argomento, conoscere l’originalità delle specifiche metodologie di ricerca e applicazione e didattiche corrispondenti, colui che è sollecitato ad imparare va motivato ad affrontare la fatica di un apprendimento che oltrepassa i bisogni, deve esprimere intenzionalità e volontà nell’affrontare la sfida della conoscenza e verifica. Si tratta di accompagnare qualcuno in un processo di acquisizione di un certo grado di perizia, ossia affinché alla fine del percorso sappia fare determinate cose. È solo potenzialmente educativo.
La criticità è che ha come finalità l’acquisizione di competenze con l’addestramento consento all’educando di acquisire comportamenti, padroneggiandoli, il limite è che non ha a che fare con la libertà perché si configurano azioni di tipo strumentale e sempre ci chiediamo se tali comportamenti sono giusti oppure no. Non ha sempre una valenza educativa, ha tantissime potenzialità educative. Emerge l’originalità personale, unicità. Non corrisponde pienamente alla libertà, che è superiore al bisogno, la condizione umana non permette di sperimentare la libertà totale perché essendo finita fa i conti con qualche bisogno.
L’ambito delle competenze diretto alla soddisfazione dei bisogni rimanda a Aristotele poiesis, opposto a praxis.
L'educazione come personalizzazione
L’educazione è tale quando si confronta con una moralità di un’azione. Un’azione è educativa quando implica un confronto (difficile, complesso, esigente) e un riferimento con la moralità (non consente all’educazione di schiacciarsi sotto la funzionalità…va tutto bene, ho fatto un ottimo lavoro…)
- L’educazione è tale quando viene vivificata, ossia viene alimentata nella libertà, perché educazione è tale quando, non è soltanto in posizione esterna, ma quando promuove autonomia, consapevolezza, presa di coscienza del proprio essere, orizzonti di senso della propria vita.
- L’educazione è soprattutto “praxis” (to do) e non meramente “poiesis” (to make), ovvero che l’azione educativa è tale, perché non è primariamente finalizzata alla produzione, alla realizzazione di un oggetto o di un comportamento.
- L’educazione è tale quando l’azione educativa, in primis, ha una ricaduta sul soggetto agente, quindi il fine dell’educazione, non è una produzione esterna di qualcosa, ma crescita antropologica e personale.
- L’educazione non si misura dai prodotti, oggetti, performance e da quanto di esteriormente viene fatto, ma ha il proprio significato in ciò che ti lascia dentro e ti ha consentito di diventare una persona migliore.
“Praxis” è l’educazione che ricade sul soggetto agente e quanto è riuscito a realizzare dal punto di vista pratico. L’educazione è pensabile in una prospettiva relazionale, che coinvolge sempre due persone o in un processo di autoeducazione dove il soggetto educa sé stesso ma in una prospettiva autoreferenziale cioè narcisistica. L’educazione non è un processo all’interno del quale io mi chiudo in me stesso, escludo tutto e tutti e in una maniera isolata decido di crescere. L’educazione può essere fatta in solitudine, ma non isolamento. Isolamento è quando io sono isolato da tutti, non ho contatti. Solitudine è il momento in cui una persona rientra in sé, per scoprire quello che non aveva ancora colto.
L’educazione è impensabile senza relazione interumana, è sempre opera di personalizzazione e non soltanto individualizzazione. Individualizzazione porsi obiettivi imprescindibili, fondamentali e comuni a tutti. Personalizzazione ossia avere la possibilità di poter sviluppare, manifestare le mie inclinazioni, desideri, esigenze personali. All’interno di una relazione educativa o azione educativa, devo riuscire a capire e alimentare costudire quelle che sono le mie specificità, talenti, inclinazioni, potenzialmente buone. Fino al 900 c’era un insegnamento standardizzato, ma grazie ad attivismo, la scuola nel 900 ha consentito opera di personalizzazione dove si poteva trovare spazio, per le proprie inclinazioni e specificità personali. L’educazione è molto esigente richiede conoscenza del particolare, del soggetto. Calare ciò che fai a livello di singolarità consentendo di emergere nella sua specificità.
Educazione, competenza, specializzazione
Cosa non è educazione?
1. Plasmazione
L’educando non è una materia informe, a cui dare forma, secondo la mia idea (per secoli i bambini erano visti come adulti in miniatura). Ognuno ha un proprio ritmo di apprendimento e ama apprendere qualcosa per cui ha interesse più di altro.
2. Modellamento
Avere un modello in testa e cercare di realizzarlo nelle vite degli altri (denuncia che da più parti Galimberti, Benasayag funzionario o esistere), molti sistemi istituzionalizzati che anche dovrebbero essere educativi, fanno opera di modellamento, c’è un certo tipo di ideale che viene replicato in forma standardizzata nei confronti delle crescite altrui (formano tanti piccoli cloni), che non fanno emergere alcun tipo di originalità, creatività, si soffocano le esigenze di crescita degli altri.
- Macintyre In “Animali razionali dipendenti”, definisce la “Comunità sana” ossia quando le nuove generazioni potranno anche non seguire le orme paterne, dal punto di vista lavorativo.
3. Travasamento
Già Platone e Socrate avevano detto apprendimento diseducativo, perché nella crescita non bisogna riempire, ma far fiorire, però anche la scuola veniva caratterizzata da questo tipo di esperienze, più riesci a travasare agli alunni meglio è per loro e per tutti. Nessuno è materia inerte pronto ad accettare tutto passivamente.
L’educazione coinvolge tutta la persona, anche la corporeità, fino a poco tempo fa l’educazione prendeva come modello il riferimento socratico, c’è una questione, ci si scontra, si arriva ad una soluzione finale, fu esteso al punto di vista educativo. L’educazione non è frutto solo di parole, comunicazione verbale, conoscenze sapere ma di incontro che avviene a livello di corporeità. L’educazione passa necessariamente attraverso abbracci, coinvolgimento forte della corporeità (non c’è concettualizzazione verbale), affezionarsi è fondamentale.
L’educazione comporta sempre la presenza di una guida.
- Rousseau Scrisse romanzo pedagogico significativo “Emilio”, dove viene tematizzata l’educazione negativa, da quale emerge il bisogno di una guida in tutte le fasi della nostra vita.
L’educazione non è il frutto dei condizionamenti personali e ambientali, fattori endogeni ed esogeni. Ciò che siamo non è l’esito meccanico di quanto il nostro contesto famigliare, sociale, amicale ha predisposto per noi. Ci sono fattori emergenti inaspettati, la crescita e il processo di crescita non sono frutto della nostra genetica o di quello che le neuroscienze ci stanno dicendo, non basta indagare la nostra biologia per capire quale sarà il nostro progetto di vita.
L’educazione senza speranza non è propriamente piena. L’educatore per definizione non è mai rassegnato e soprattutto non è mai cinico verso l’esistenza, crede nelle possibilità infinite di riscatto e rigenerazione del genere umano. Ci sono grandi distinzioni che segnano la differenza tra la prospettiva psicologica-psicoterapeutica e l’educazione. La psicoterapia si concentra sul passato. L’educazione è orientata al futuro lo ha come orizzonte, in alcuni casi non cerca di risolvere il passato, guarda al futuro non è facile perché la nostra società e l’educazione sono schiacciati dalle emergenze del presente. La società guarda al presente e al passato in forma ideale, non aiuta l’orizzonte futuro dal punto di vista educativo, anche dal punto di vista dei servizi.
Quando l’azione di guida è educativa e non seduttiva? Chi seduce attrae gli altri a sé, chi educa si decentra e lascia che possano gli altri emergere nella loro unicità. Il nodo di fondo: è vero che c’è potenzialità, talento, predisposizione, ma all’interno del processo educativo noi dobbiamo aiutare nella presa di decisione nei confronti di quale sia il talento da poter esprimere in maniera più significativa. Quando c’è una predisposizione e io ti obbligo pensando che questa sia la tua unica modalità di espressione esercito una modalità seduttiva non educativa. Noi ragioniamo in termini efficientistici ossia hai questa cosa che sai fare meglio degli altri, dovrai fare questo come tua unica aspirazione nell’esistenza.
Educazione
Percorso di accrescimento educativo fa riferimento alla conquista della maturità, del sé, crescita della persona, realizzazione personale nei confronti dell’esistenza non preordinata da ciò che noi siamo più capaci. Conferisce indipendenza, mira ad essere responsabile. L’educazione non fa solo riferimento a quanto noi siamo in grado di fare si pone sul piano quello che fai ti rende anche una persona felice/migliore?
Seduzione
Induce dipendenza, mira ad attrarre verso di sé. Quando l’animazione è anche educazione? Quando viene attivato l’educando affinché riesca a raggiungere la propria maturità, responsabilità, consapevolezza. Quando l’animazione si interroga su come possa favorire un percorso di maturità e crescita positiva entra nella sfera dell’educazione. L’educazione e l’animazione cercano di attivare l’educando.
Educazione
Attiva l’educando, perché mira a suscitare la maturità (esercizio di libertà). In educazione o c’è crescita o processo di decrescita o si diventa persone migliori o peggiori, mai livello omeostatico. L’educazione è un'azione:
- Straordinaria: Perché il più delle volte va oltre il prevedibile, ordinario, preventivabile.
- Comunitaria: Avviene all’interno di un contesto di comunità, amicale, familiare, gruppale.
- Graduale: Deve fare riferimento ai ritmi di crescita e di sviluppo.
- Rischiosa: Non ci sono certezze specifiche al riguardo, rischio di libertà, l’educatore deve accettare il rischio di non riuscire a realizzare quanto dal punto di vista progettuale, ideale aveva pensato e desiderato. Incontro-scontro fra due libertà.
Animazione
Si orienta soltanto alla pura espressione di particolari potenzialità senza domandarsi del reale valore educativo o meno.
«Ercole al bivio» (Senofonte [430c.-355c.], Memorabili)
- Condizionamento – Seduzione (vita felice senza dolore, dal successo immediato, senza sforzo – utopia)
«Si racconta che Ercole, al momento del passaggio dalla fanciullezza alla giovinezza, quando i giovani, ormai padroni di sé (autokratores), mostrano se nella vita si indirizzeranno sulla via della virtù o su quella del vizio, si recò in un luogo solitario e seduto si domandava quale strada prendere; ed ecco gli apparvero due donne. Una disse: “Vedo che tu, o Ercole, sei in dubbio su quale indirizzo dare alla tua vita. Allora, se mi farai tua amica, io ti porterò per la strada più dolce e facile, e non ci sarà piacere che tu non gusterai e passerai la vita senza fare esperienza del dolore”. Ed Ercole, dopo averla ascoltata, chiese: “Donna, come ti chiami?”. Lei rispose: “Felicità mi chiamano gli amici, ma quelli che mi odiano mi chiamano con disprezzo Vizio”».
È la via più facile, si evita la fatica e si è subito felici. Gli amici corrispondono a coloro che vedono la strada positiva, quelli che odiano la vedono come una non autentica azione di crescita. Il dolore e il piacere sono impiegati nel processo cognitivo, tutti desiderano fare esperienza = mito dell’espressività assoluta. La ricerca di sensazioni ed emozioni forti, diventa
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