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Pedagogia generale

Introduzione

Che cos'è l'educazione?

Etimologicamente, "educare" può significare:

  • "Tirare fuori" (ex-ducere). La maieutica socratica si basava proprio sul concetto secondo cui l'educatore doveva "tirare fuori" le potenzialità di ciascun allievo, e non il sapere (poiché esso non è precostruito), così come un'ostetrica "tira fuori" il nascituro dalla madre;
  • "Guidare, accompagnare", conferendo all'educazione un carattere di dinamicità, poiché si tratta di un processo che evolve e non si esaurisce in un solo momento. Perché ci sia il passaggio dall'educabilità all'educazione, è necessario che la persona sia accompagnata da educatori, nel corso del suo sviluppo;
  • Evento personale e interpersonale nel quale l'esperienza di chi cresce ("prende forma") è affiancata dalla cura per l'altro (G. Chiosso).

Che cos'è la pedagogia?

Etimologicamente deriva da paidos "il bambino" e ago "guidare, condurre, accompagnare", e studia le fasi di sviluppo del bambino evidenziando le diverse potenzialità e criticità ad esse connesse. Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo si realizzò uno stretto legame tra la psicologia e la pedagogia, precedentemente vista solo come una branca della filosofia.

Che cos'è la formazione?

Etimologicamente deriva da "formare", "forgiare" e ciò potrebbe conferire un’accezione negativa al termine. Fa riferimento a 2 processi congiunti:

  • Dar forma (attraverso i valori trasmessi dalla famiglia d'appartenenza)
  • Darsi forma (nel senso che l'individuo comunque sceglie il suo percorso, in base alla sua volontà).

Mentre in passato, come nell'antica Grecia, la formazione (paideia) consisteva nel perfezionamento sul piano etico-intellettuale della persona che, attraverso lo studio dei classici, diveniva un cittadino della polis, oggi la formazione assume le caratteristiche di un vero e proprio addestramento, badando di più alla professionalità.

2 prospettive di studio

Eredità del passato

Puerocentrismo: il '900 si configura come il secolo del fanciullo e ciò segna il passaggio da una visione adultocentrica ad una puerocentrica. Si fa riferimento ad una visione "copernicana" della pedagogia: il fanciullo (sole) attorno a cui ruotano i diversi sistemi educativi (pianeti). Prima del 19° secolo il bambino era da sempre raffigurato come un piccolo adulto, rispecchiando la necessità che il bambino diventasse presto una persona adulta, per poter entrare nel mondo del lavoro ed essere produttivo. Nell'aristocrazia, invece, era maggiore la cura del fanciullo, visto come un essere angelicato, lontano dalla visione che successivamente proporrà Freud; anche in questo caso il fanciullo non veniva considerato come tale, né si dava adito alle sue pulsioni.

L'apertura del laboratorio di psicologia sperimentale di Wundt (1879) influenzò il panorama scientifico. Gli psicologi introdussero il concetto di fasi di sviluppo che si susseguono nella persona; da qui furono riconosciuti i 2 tipi di intelligenza (teorica e manuale) che si sviluppano nel corso dell'infanzia, e il fatto che l'educazione si basa sull'esperienza.

Il '900 si caratterizza, affianco alla visione ottimistica dell'infanzia, dalla crisi del disincanto: fondamento delle materia scientifiche. Dal punto di vista economico l'industrializzazione ha comportato comunque profonde crisi (come quella del 1929) e vacilla l'idea secondo cui sia possibile estendere a tutti condizioni di vita soddisfacenti. Dal punto di vista scientifico, con l'avvento della post-modernità, si è avuta la fine delle grandi ideologie, filosofie che hanno tentato di dare un senso alla realtà e all'esistenza umana. Quindi:

  • L'Illuminismo che conferiva valore alla razionalità
  • L'Idealismo allo spirito
  • Il Marxismo all’emancipazione dell'uomo dalla modernità.

Dal punto di vista storico, le 2 guerre mondiali e l’avvento dei totalitarismi hanno comportato una difficoltà nella costruzione di una società più egualitaria. È ancora possibile parlare di educazione e pedagogia dopo la decostruzione del fondamento? Secondo alcuni ciò permette di oltrepassare la dimensione normativa della pedagogia (corrispondente alla dimensione del fondamento in filosofia) e favorisce il rafforzamento dell’autonomia del soggetto, a favore dell’indebolimento del principio di autorità. Secondo altri la pedagogia si troverà ad affrontare questioni educative sempre più complicate e programmi sempre più impersonali, tecnologicamente perfetti ma dal profilo educativo sempre meno significativo.

La visione dell’uomo come essere non più razionale ha fatto largo alla psicanalisi che si basa proprio sul principio secondo cui l’uomo non può controllare tutto ciò che avviene dentro di lui e attorno a lui. L’uomo deve imparare a convivere con la precarietà della propria esistenza. Ciò rappresenta un limite, che può essere valicato solo attraverso la progettualità del futuro. Ma come farlo in un mondo pieno di incertezze?

Realtà del presente

Principio di complessità: etimologicamente "complesso" significa "tenuto insieme" e in questo concetto si esplica la dialettica tra complessità, insieme e diversità tra le sue parti. L’insieme è più della somma delle sue singole parti. La vita, l’evoluzione, l’apprendimento si sviluppano in forme perturbate, instabili e dinamiche. L’uomo deve imparare a convivere all’interno delle reti e dei sistemi complessi e a fare i conti con un’ampia e differenziata gamma di attori sociali, oltre che con l’imprevedibilità dei loro comportamenti. La società complessa è acentrica, reticolare, senza gerarchie prestabilite. La categoria prevalente è quella della capacità di confrontarsi con il senso del limite, con la probabilità. Cade il mito della chiarificazione dell’universo, e si sviluppa la tendenza a stimolare l’apprendimento. All’educazione viene affidata la responsabilità di convivere con la precarietà, le molteplicità e le diversità delle esperienze e di organizzare il sapere, ricercando le relazioni tra ogni fenomeno e il suo contesto.

Individualismo: valorizzazione dell’esperienza soggettiva dell’uomo. È necessario che vengano rispettate le scelte individuali, ma sempre nell’ambito di valori condivisi, comuni all’intera collettività. L’uomo rivendica per sé l’affermazione dell’esercizio di una soggettività senza confini, spinta fino al paradosso di porre la sfera psichica come unica fonte di certezza.

La pedagogia si interessa dei valori e dei fini da raggiungere. Molti hanno visto l’operato della pedagogia come prescrittivo, ma in realtà è solo indicativo, in quanto lascia all’individuo la libertà di seguire il proprio percorso.

Educare dopo Auschwitz

Una persona educata non è quella che padroneggia le conoscenze acquisite solo per attuarle nella sfera della propria privatezza, ma è quella che, spinta da una responsabilità collettiva e dal senso di convivenza, le mette a disposizione della totalità delle persone con cui vive. Auschwitz ritorna ogniqualvolta – all’interno di un ordine apparentemente normale – si compie la violenza esplicita o anche implicita di un individuo su di un altro, si calpestano i diritti umani, si violano la giustizia e la dignità delle persone, si concepisce l’uomo in termini semplicemente strumentali e cioè come strumenti materiali in una società dominata dalle leggi del profitto.

Perché Auschwitz non torni c’è bisogno di qualcuno che ci ricordi che Auschwitz è sempre possibile e che di fronte all’uomo è sempre spalancato l’abisso del male. Solo così si assegna all’educazione il senso forte di evento posto al servizio della promozione dell’uomo e del mantenimento del significato della dignità umana.

Pedagogia

È necessaria una reciproca fecondità tra teorie e pratica e, quindi, rispettivamente tra:

  • Le conoscenze intorno all'educazione: le teorie elaborate in campo educativo;
  • La gestione dell’azione educativa: l’organizzazione degli interventi attraverso cui si svolge il processo educativo.

Questo passaggio non è semplice in quanto spesso si può verificare un ritardo dovuto o a chi conduce le ricerche o a chi è educatore e non si apre alla nuove prospettive e problematiche.

Il percorso scientifico della pedagogia

  • Epoca antica: saggezza educativa frammista alla cultura filosofica, letteraria, religiosa; l’educazione è sempre esistita e l’uomo da sempre si è interrogato sulle modalità di educazione. Nell’antica Grecia non si può parlare di pedagogia come scienza, ma piuttosto come un insieme di abitudini, usanze legate alla saggezza popolare. Anche nei poemi omerici si possono rintracciare dei passi in cui è possibile notare l’attenzione data all’educazione (Fenice pedagogo di Achille). La figura del pedagogo consisteva in un maestro accompagnatore di un fanciullo, considerato da lui come un figlio a cui fornisce attenzioni e cure. L’educazione si pone come fine quello di saper fare e saper parlare (operatore di fatti e dicitore di parole).
  • 1500–1600: scienza autonoma legata all’organizzazione scolastica; la nascita della prime scuole costituisce l’inizio formale della pedagogia in quanto si comincia a pensare ad un metodo (pratiche didattiche e organizzazione scolastica elaborate alla luce dei criteri organici e non più affidate all’iniziativa del singolo insegnante) da utilizzare in modo da garantire l’apprendimento ai diversi livelli d’età. Già con l’espansione della potenza greca si avviò il processo di statalizzazione della scuola, in risposta alla necessità di omologare tutti sotto la stessa educazione. Anche se non estesa a tutti, ma solo ai cittadini maschi liberi, la scuola prevedeva dei fini educativi e un calendario. Nel Medioevo l’educazione avveniva in ambito ecclesiastico, in quanto la dimensione religiosa era pervasiva di tutte le sfere di vita degli individui. Solo nel 16° secolo si ha la nascita delle prime scuole. Era cresciuta la sensibilità nei confronti dell’educazione per le classi popolari (sviluppo della scuola popolare), e la necessità di preparare gli insegnanti alla professione didattica. Si può pensare, ora, alla pedagogia come scienza autonoma per la costituzione di un quadro istituzionale, di regole (da far rispettare sia all’insegnante che all’alunno) e di un metodo educativo-didattico. Educazione, infatti, è diversa dall’istruzione: della prima si occupa la pedagogia, della seconda la didattica.
  • 1700–1800: disciplina universitaria dotata di dignità scientifica. La Salle e Francke, uomini di profonda spiritualità, concordavano nel fatto che gli insegnanti sarebbero dovuti essere sia moralmente che professionalmente validi. Francke aprì un seminario per gli insegnanti ad Halle (Belgio). La riforma austriaca delle scuole popolari previde la creazione in ogni provincia di una scuola normale (cioè che doveva servire da regola alle altre) per la formazione degli insegnanti. La Salle elaborò una vera e propria ratio della scuola popolare, in seguito alla creazione di una congregazione di religiosi specializzati all’insegnamento nelle scuole elementari.

Principali opere pedagogiche che contribuiscono a rendere la pedagogia una scienza

  1. Comenio, Didactica magna (1632).
    • Pansofismo: conoscenza e sapere per tutti; ciascuno deve acquisire le basi culturali per imparare a crescere nella vita e leggere la realtà per potersi integrare in essa. Non esistono persone che non possono essere educate.
    • Introduzione dei cicli scolastici: i livelli scolastici si dividevano in quello della scuola di lingua nazionale, quella di latino e l’accademia (l’unico non obbligatorio). Gli insegnanti dovevano considerare le caratteristiche dell’alunno e del tipo di disciplina da insegnare (adattamento dell’insegnamento all’allievo).
    • Importanza della didattica: la didattica deve essere impostata in maniera circolare (concetto ripreso da Bruner), dal semplice al complesso, in modo che vengano ripresi i concetti trattati precedentemente in maniera più approfondita e complessa. Quest’opera rappresenta uno dei primi esempi di sistemazione del sapere pedagogico: metodo+teoria dell’educazione.
    • Educazione come diritto/dovere.
  2. Rousseau, Emile ou de l'education (1762).
    • Educazione indiretta e preventiva: fa riferimento ad un tipo di educazione che non incide direttamente sull’educazione, ma ne rimuove gli ostacoli. Il bambino si sviluppa da sé e l’educatore deve prevenire eventuali danni. Si valorizzano, così, la soggettività del bambino e i suoi sentimenti.
    • Rifiuto della cultura e della società: il fanciullo nasce buono, come una figura angelicata e rischia di essere corrotto dalla società; per questo motivo, Rousseau propone un’educazione in campagna, in solitudine, lontano dall’inciviltà.
    • Rispetto dei ritmi di sviluppo: il bambino deve essere lasciato libero di svilupparsi fino alla pubertà seguendo i ritmi della natura.

    Rousseau si pronuncia contrario ai libri, che insegnano a parlare di ciò che non si sa e rendono schiavi del pensiero di un altro. Per quanto riguarda la concezione di errore, egli ritiene che c’è bisogno che il bambino si auto-corregga, infatti, costretto ad imparare da sé, userà la sua ragione e non quella di altri, fonte maggiore di errore. Si compie, grazie a Rousseau, un passo in avanti verso l’autonomia della pedagogia: infatti, solo una teoria pedagogica può prospettare l’educazione dell’uomo, liberandolo da tutti i vincoli che la tradizione culturale impone.

  3. Herbart, Pedagogia generale dedotta dal fine dell’educazione (1806).
    • Pedagogia come scienza autonoma, pur collocandola all’interno della riflessione filosofica.
    • Rapporto con la psicologia e l’etica: La pedagogia è una scienza pratica ed applicata, tributaria dell’etica per quanto riguarda i fini e della psicologia per quanto riguarda le condizioni di svolgimento delle varie fasi educative. È impossibile, infatti, impostare l’azione educativa senza conoscere la psicologia del soggetto e i modelli di comportamento. La psicologia, quindi, non può spiegarci il perché dobbiamo agire in un determinato modo, compito, questo, dell’etica. Il vero insegnante è quello che non si affida esclusivamente al suo istinto o al suo talento pedagogico, ma che opera secondo un piano preordinato.
    • Necessità di un metodo oggettivo.
    • Educazione come istruzione (limite).

    Come mai l’herbartismo ha avuto larga diffusione in corrispondenza dell’affermazione del positivismo? Secondo Fornaca per 2 ragioni: a) la pedagogia si stava distanziando dalla filosofia per assumere un proprio metodo, oggetto di studio, statuto epistemologico; b) era necessario dare un’impostazione scientifica alle discipline educative, con uno studio più attento dei processi conoscitivi, dei programmi di studio. La diffusione dell’herbartismo, in tutta l’Europa, coincise con la convinzione secondo cui, conosciute le regole della scienza, fosse possibile aggiornare e rinnovare le scienze umane alla luce dei criteri che governavano le scienze fisiche e sperimentali. Lo snodo fondamentale che si creò rispetto alla tradizione filosofica, consistette nel basare lo studio dei processi educativi su un metodo sperimentale, senza lasciare spazio ad atteggiamenti spiritualistici o religiosi. Agli inizi del ‘900, si verificò il passaggio dalla definizione “scienza dell’educazione” al plurale “scienze dell’educazione”, aspetto approfondito da Dewey.

  4. Dewey, Le fonti di una scienza dell’educazione (1929).
    • Pedagogia come scienza autonoma.
    • Interdisciplinarità: i processi educativi sono considerati nella loro realtà sociale e vanno sostenuti dagli apporti di una pluralità di scienze (soprattutto psicologia e sociologia). Per quanto concerne la filosofia, la pedagogia necessita del suo apporto non per ottenere certezze, ma solo ipotesi.

    Dewey, sul piano della struttura formale, supera l’herbartismo e il positivismo, in quanto affida al momento pedagogico compiti di organizzazione di molteplici saperi in funzione educativa.

    • Necessità di un metodo sperimentale: 5 fasi del pensiero riflessivo (1. nel momento in cui si presenta una situazione confusa e problematica, l’azione è costretta a fermarsi momentaneamente, però, esiste una tendenza a proseguire l’azione che si manifesta, anziché come azione diretta, come idea o suggestione; 2. si cerca la via per la soluzione del problema e ci si impegna a risolverlo; 3. la suggestione si trasforma in una ipotesi, in una idea-guida per l’azione).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Psicovale90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Rossini Valeria.
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