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Metodologie e determinazioni quantitative d’azienda

Introduzione

La disciplina che studia l’azienda sotto ogni suo aspetto è denominata economia aziendale. Essa nasce dall’intuizione del Prof. Gino Zappa con la finalità di interpretare la vita economica di ogni azienda. Il Prof. Zappa propugna l’integrazione di tre diverse aree di studio/ricerca inerenti l’economia aziendale:

  • La gestione
  • La rilevazione (o in generale ragioneria)
  • L’organizzazione

a) La gestione rappresenta l’insieme delle operazioni svolte dall’azienda attraverso le quali si realizza concretamente la sua funzione di produzione e scambio di beni e servizi con il mercato.

b) L’organizzazione è l’insieme delle regole che disciplinano il modo in cui l’azienda deve impiegare le risorse al fine di raggiungere i suoi fini.

c) La rilevazione, alla quale è spesso attribuito il termine di ragioneria, è il terzo momento dell’amministrazione economica. La rilevazione fornisce i criteri, metodi e strumenti per misurare, rappresentare e interpretare i diversi fenomeni che interessano la vita dell’azienda. Attraverso la ragioneria si perviene alla costruzione del bilancio d’esercizio, che rappresenta il più importante documento di comunicazione economico-finanziario dell’azienda.

La conoscenza dell’andamento economico e finanziario dell’azienda è essenzialmente rilevante per due tipologie di soggetti:

  • I manager
  • Gli investitori attuali e potenziali

La ragioneria è l’oggetto di studio del corso di metodologie e determinazioni d’azienda. La contabilità ha ad oggetto:

  • Il controllo e l’analisi dell’aspetto economico e finanziario della gestione
  • La determinazione periodica (in genere annuale) del capitale e del risultato economico

La contabilità e il conto come strumento di rilevazione

Il sistema della contabilità si avvale per la misurazione dei fatti gestionali aziendali del conto. Esso è un insieme di scritture riferibili ad uno specifico oggetto. Le quantità in esso rilevate possono essere sia quantitative che fisiche e possono aumentare o diminuire l’oggetto del conto stesso portando quindi rispettivamente a “variazioni aumentative” ovvero “variazioni diminutive”.

Sommando tra loro variazioni dello stesso segno e facendo la differenza dei due totali di segno opposto otteniamo il saldo del conto. Operativamente il conto si presenta come un prospetto a due sezioni denominate: dare e avere.

I conti possono essere, inoltre, classificati in due grandi categorie idonee ad agevolare i principi di rilevazione contabile:

  • Conti finanziari
    • Conti accesi a valori numerari certi (es. denaro in cassa, banca c/c, assegni, valori bollati)
    • Conti accesi a valori di credito (es. crediti vs/clienti, cambiali attive)
    • Conti accesi a valori di debito (es. debiti vs/fornitori, mutui passivi)
  • Conti economici
    • Conti accesi a valori di capitale (es. capitale sociale, utile d’esercizio)
    • Conti accesi a valori di reddito - costi e ricavi - (es. merci c/acquisto, salari e stipendi, fitti attivi)

Ai fini delle rilevazioni in contabilità delle operazioni di gestione, per convenzione i conti finanziari accolgono variazioni positive nella sezione dare e variazioni negative nella sezione avere. Essi hanno un funzionamento bifase. All’opposto, nei conti economici si rilevano variazioni negative nella sezione dare e variazioni positive nella sezione avere. I conti economici hanno un funzionamento esattamente opposto a quello dei conti finanziari. Il loro funzionamento è generalmente unifase.

Con riferimento al conto, viene comunemente utilizzata la seguente terminologia, schematizzata nella seguente tabella:

Istituire un conto Fissare l’oggetto e la denominazione di un conto
Aprire (accendere) un conto Effettuare la prima registrazione
Addebitare Iscrivere una variazione in dare del conto
Accreditare Iscrivere una variazione in avere del conto
Spegnere un conto Pareggiare i totali dare e avere del conto
Stornare Eliminare una quantità da un conto e trasferirla ad un altro
Riepilogare Trasferire più conti in un conto di sintesi

Il sistema e il metodo di rilevazione dei fatti di gestione

Tutte le rilevazioni effettuate nei conti possono essere rese omogenee in una struttura di ordine superiore, denominata sistema contabile. Il sistema contabile può definirsi come un insieme coordinato di rilevazioni riguardanti un oggetto complesso di cui si vogliono misurare e seguire le variazioni.

I sistemi contabili più conosciuti sono:

  • Il sistema patrimoniale (ideato da Fabio Besta rivolto a misurare come oggetto complesso il patrimonio aziendale)
  • Il sistema del reddito (ideato da Gino Zappa rivolto a misurare come oggetto complesso il reddito, è attualmente quello maggiormente diffuso e applicato)
  • Il sistema del capitale e del risultato economico (ideato da Aldo Amaduzzi rivolto a determinare capitale e reddito)

Il reddito rappresenta la ricchezza creata o distrutta dall’azienda in un determinato arco temporale per effetto della gestione. Il sistema contabile riguarda quindi il contenuto delle scritture. Il metodo rappresenta l’insieme delle regole impiegate per redigere le scritture.

Il metodo generalmente utilizzato per la tenuta delle scritture contabili è quello della partita doppia. Esso è caratterizzato dai seguenti principi:

  • Ogni accadimento di gestione è rilevato sotto due aspetti:
    • Aspetto originario (aspetto finanziario)
    • Aspetto derivato (aspetto economico)
  • In corrispondenza dei due aspetti sono aperte due serie di conti: originari e derivati.
  • I conti delle due serie sono bisezionali: hanno una sezione dare e una sezione avere.
  • Le due serie di conti funzionano in maniera antitetica.
  • Si utilizza un’unica moneta di conto per tutti i conti delle due serie (ad esempio si registrano tutte le operazioni in euro per assicurare omogeneità nelle rilevazioni).

Tre sono i principi fondamentali o postulati della partita doppia:

  1. La somma degli importi in dare di tutti i conti è uguale alla somma degli importi in avere di tutti i conti;
  2. La somma dei saldi in dare di tutti i conti è uguale alla somma dei saldi in avere di tutti i conti;
  3. La somma dei saldi in una parte qualsiasi dei conti del mastro è uguale, ma di segno opposto, alla somma dei saldi della rimanente parte dei conti.

Il piano dei conti

Ogni azienda ha necessità di elaborare un proprio piano dei conti. Il piano dei conti rappresenta l'elenco ordinato e ragionato dei conti adottati da una determinata azienda per la rilevazione dei fatti di gestione. Il piano dei conti risponde essenzialmente ad un duplice scopo:

  • Fornire a coloro che compiranno le rilevazioni (ad esempio i contabili) una guida per comporre le scritture
  • Facilitare l’utilizzo dei dati contabili da parte dei soggetti interni (manager e impiegati) ed esterni (investitori, revisori) che li utilizzeranno nei processi decisionali e di controllo

L'impostazione del piano dei conti è libera anche se in pratica si fa riferimento ai prospetti di bilancio civilistico così da facilitare le operazioni di trasferimento dei valori in fase di redazione del bilancio d’esercizio. I conti sono individuati mediante un codice. In molti casi le aziende progettano il piano dei conti su tre aree:

  • Gruppi di conti
  • Conti
  • Sottoconti

Le scritture contabili nel periodo amministrativo

Lo scopo della contabilità generale è quello di redigere, attraverso le scritture contabili, il bilancio ordinario d’esercizio, che rappresenta il principale strumento di comunicazione economico-finanziaria delle aziende. Il bilancio ordinario d'esercizio è un documento di natura contabile, composto essenzialmente dal conto economico, dallo stato patrimoniale e dalla nota integrativa. Il documento viene redatto dagli amministratori alla fine di ogni esercizio amministrativo e fornisce informazioni attraverso il conto economico sul risultato (reddito), nonché attraverso lo stato patrimoniale sulla situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda. Esso va compilato secondo regole norme e indicazioni previste dal codice civile e dai principi contabili nazionali e talvolta internazionali.

Le scritture contabili effettuate possono distinguersi nelle seguenti categorie:

  • Scritture di apertura: servono a riaprire i valori iscritti nei conti riepilogati nello stato patrimoniale al termine dell’esercizio precedente.
  • Scritture continuative: vengono effettuate durante l’esercizio e rilevano tutte le operazioni di gestione esterna.
  • Scritture di assestamento: devono consentire di individuare correttamente il reddito di competenza da imputare al singolo esercizio, in questo caso ci si trova di fronte a scritture di storno (risconti) e scritture di integrazione (ratei).
  • Scritture di chiusura: servono a far sì che i saldi dei conti economici accesi a costi e ricavi di esercizio siano riepilogati nel conto economico affinché si determini per differenza il risultato di competenza dell’esercizio.

I libri contabili

Le scritture contabili sono i documenti in cui sono annotati tutti i singoli atti di natura economica dell’azienda. La tenuta di alcuni libri contabili è obbligatoria. Il codice civile prescrive a carico delle società la tenuta dei seguenti documenti:

  1. Libro giornale: è un registro di natura cronologico-analitico, nel quale vanno indicate giorno per giorno le operazioni effettuate dall’azienda.
  2. Libro degli inventari: è un registro periodico-sistematico in cui sono descritte e valutate le componenti attive e passive del patrimonio. L'inventario deve redigersi all'inizio dell'esercizio dell'impresa e successivamente ogni anno e deve contenere l'indicazione e la valutazione delle attività e delle passività relative all'impresa, nonché delle attività e delle passività dell'imprenditore estranee alla medesima. L'inventario si chiude con il bilancio e con il conto dei profitti e delle perdite il quale deve dimostrare con evidenza e verità gli utili conseguiti o le perdite subite. Nelle valutazioni di bilancio l'imprenditore deve attenersi ai criteri stabiliti per i bilanci delle società per azioni, in quanto applicabili. L'inventario deve essere sottoscritto dall'imprenditore entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini delle imposte dirette.
  3. Libri sociali: ad esempio il libro dei soci, il libro delle obbligazioni, il libro delle adunanze.

Gli schemi contabili di bilancio: cenni

Le aziende o società i cui titoli non sono quotati in borsa devono redigere il bilancio di esercizio secondo le norme del codice civile. Esso prevede un format rigido nella forma e nella struttura sia del prospetto di sintesi del capitale (stato patrimoniale) sia del reddito (conto economico). Lo schema obbligatorio dello stato patrimoniale prevede sia per le attività, sia per le passività, tre livelli di aggregazione:

  • Macroclassi, contrassegnati dalle lettere maiuscole
  • Classi, contrassegnate dai numeri romani
  • Voci, contrassegnate dai numeri arabi

Per talune voci, inoltre, sono previste delle sotto-voci, contrassegnate dalle lettere minuscole. Inoltre, per ogni voce deve essere indicato l’importo della voce corrispondente dell’esercizio precedente. Lo schema obbligatorio di conto economico è invece stato delineato in formato scalare, con l’evidenziazione, prima del risultato netto dell’esercizio, dei seguenti risultati intermedi:

  • La differenza tra valore e costi della produzione (gestione tipica)
  • Il saldo tra proventi e oneri finanziari (gestione finanziaria)
  • Il saldo delle rettifiche di valore delle attività finanziarie (gestione finanziaria)
  • Il saldo delle partite straordinarie (gestione straordinaria)
  • Il risultato prima delle imposte

Infine, il terzo elemento che costituisce il bilancio è rappresentato dalla nota integrativa, un documento di carattere narrativo volto a fornire numerose informazioni in merito ai valori iscritti nei prospetti di stato patrimoniale e di conto economico.

La competenza economica

In base all’ampiezza dell’arco temporale di riferimento, si distingue il reddito totale o d’impresa dal reddito di periodo: il reddito totale o d’impresa si identifica con la ricchezza creata/distrutta dall’impresa nel corso della sua intera esistenza, mentre il reddito di periodo (o di esercizio) con la ricchezza creata/distrutta in un circoscritto intervallo temporale.

Tra i diversi utilizzi, il reddito di esercizio si rileva interessante per il management, al fine d’intraprendere le azioni necessarie a garantire la sopravvivenza e l’evoluzione del sistema aziendale. Il reddito d’esercizio non è semplice da calcolare in quanto la sua determinazione richiede di interrompere artificialmente la gestione aziendale che invece fluisce nel tempo. Potrebbero esserci cicli produttivi non conclusi o altri in attesa di essere avviati ma per i quali siano già disposti i fattori produttivi utili. In poche parole, l’azienda può trovarsi nella situazione di avere effettuato investimenti e sostenuto costi per i diversi processi e di questi al termine dell’esercizio da rilevare solo alcuni avranno avuto conclusione mentre altri si protrarranno nel tempo e quindi nell’esercizio successivo.

Posto che tutte le operazioni effettuate dall’azienda devono essere registrate, in fase di chiusura dell’esercizio (31 dicembre) al fine di determinare l’utile o la perdita (reddito) e la situazione patrimoniale (capitale di funzionamento) bisognerà rilevare il reddito d’esercizio calcolato secondo il principio della competenza economica indipendentemente dal principio di cassa (entrate e uscite). La competenza economica rappresenta quindi il principio cardine su cui si basa la determinazione del reddito dei singoli esercizi.

A tale scopo viene considerato la logica del modello dei cicli conclusi secondo cui il reddito di competenza si ottiene dalla differenza tra i ricavi e i costi dei cicli che hanno trovato conclusione nel periodo preso in riferimento. La determinazione del reddito di periodo richiede lo svolgimento di due distinte fasi:

  • Identificazione dei ricavi di competenza (conseguiti dalla cessione dei beni o dalla prestazione di servizi) effettivamente realizzati
  • Individuazione dei costi di competenza (sostenuti per la produzione/erogazione dei beni/servizi) inerenti

Tra i molteplici ricavi e costi misurati finanziariamente nel corso del periodo, soltanto i ricavi realizzati e i costi inerenti concorrono alla formazione del reddito di quello stesso periodo. Oltre al principio di competenza, il valutatore deve tenere in considerazione il principio della prudenza. Tale principio richiede di inserire in bilancio solo gli utili effettivamente realizzati e far partecipare alla formazione del reddito d’esercizio tutti i costi, anche quelli incerti o solo probabili alla chiusura dell’esercizio. Secondo tale principio le attività si devono valutare al costo di acquisto o di produzione, a eccezione dei casi in cui il valore di presumibile realizzo diretto o indiretto si presentasse inferiore al costo (convenzione del minor valore per le attività).

Mentre le passività si devono valutare al valore originario, a eccezione di casi in cui il valore di presumibile estinzione si presentasse superiore a quello originario (convenzione del maggior valore per le passività).

Le rettifiche di storno

Seguendo l’impostazione della logica del modello dei cicli conclusi, alla formazione del reddito di periodo partecipano soltanto i ricavi conseguiti a fronte di beni (servizi) ceduti e i costi sostenuti per i fattori (servizi) impiegati nella produzione di quei beni. Gli altri ricavi e costi, benché siano già stati conseguiti e sostenuti e abbiano per tale motivo ricevuto misurazione finanziaria, vanno invece sottratti dalle complessive masse di ricavi/costi e rinviati agli esercizi futuri, per diventare di competenza di quegli esercizi in cui soddisferanno i principi di realizzazione dei ricavi e di inerenza dei costi.

I costi/ricavi da rinviare (o sospesi) rappresentano, pertanto, costi/ricavi anticipati, cioè sostenuti/conseguiti in un esercizio precedente a quello di propria competenza. Pertanto, essi riflettono valori di parti incompiute di gestione. Detto ciò, sul piano prettamente contabile, le rettifiche di storno, che si compiono al termine di ogni esercizio (31.12), servono per rettificare costi e ricavi che hanno già avuto manifestazione finanziaria nel periodo, ma che in parte o in toto sono di competenza dell’esercizio/i successivo/i. Il risconto è l’esempio principale di scrittura di rettifica. Altri sono: ammortamenti e svalutazioni, rimanenze di magazzino, capitalizzazione dei costi.

Le scritture di integrazione

Le scritture di integrazione nascono da situazioni opposte a quelle di rettifica. In effetti, l’azienda, nello svolgimento delle sue produzioni, potrebbe essersi avvalsa di fattori (servizi) che non hanno ancora comportato uscite finanziarie ovvero che abbia ceduto beni (servizi) che non hanno ancora determinato entrate.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

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