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RIASSUNTO LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA

Cap I : Una vita

Nasce a Palermo anche se trascorre l’infanzia e la giovinezza a Torino. Nel 1933 scrive

“Un’assenza”, che piace molto a Carocci ( direttore della rivista “Solaria”) e pubblica sulla rivista

“Letteratura”, “I bambini”. Conosce Leone Ginzburg, impegnato in un movimento politico

clandestino che sposa nel 1938. Dopo lo scoppio della guerra, si trasferisce in Abruzzo dove il

marito era stato confinato; qui scrive “Mio marito” e “La strada che va in città” con lo pseudonimo

di Alessandra Tornimparte per ragioni razziali ( la sua era una famiglia di origine ebraica). Inizia

anche un’intensa attività di traduttrice e prepara per la casa editrice Einaudi il primo volume delle

“Recerche” di Pruost “La strada di Swann”. Questa attività le permette di approfondire la tematica

della memoria che sarà molto ricorrente nelle sue opere successive; morto il marito e finita la

guerra, ritorna a Torino continuando il suo lavoro presso la Einaudi. Nel 1947 vince il premio

“Tempo” per il romanzo “E’ stato così”. Si risposa nel 1950 e fino agli anni ’70 si dedicherà alla

narrativa ma anche alla saggistica. Nonostante Torino fosse il centro di un legame tra politica e

letteratura, ella non si lasciò influenzare da alcun fermento, non condivise mai ad esempio gli umori

dell’antifascismo né nel rivoluzionarismo. Ciò che la caratterizzava fu un suo pessimismo

esistenziale per il suo sentirsi sempre fuori dalla realtà, la stessa Resistenza per l’autrice era una

mera illusione. Ella è stata una spettatrice attenta di ciò che la circondava ma mai partecipe fino in

fondo. Questo suo atteggiamento aveva radici profonde da ricercare nella sua infanzia e nella sua

adolescenza; non è mai riuscita ad inserirsi nel gruppo delle sue compagne di scuola a causa delle

differenze culturali che avvertiva come inevitabili, loro ad esempio si recavano in chiesa mentre lei

nemmeno al tempio. Quindi si sentiva a metà tra due mondi senza appartenere pienamente a

nessuno. Nonostante ciò ha sempre cercato di trovare un suo modo per comunicare le proprie

emozioni e le proprie idee. Queste notizie autobiografiche portano a pensare che la decisione

paterna di fale impartire in casa l’istruzione, abbia contribuito a non integrarla con i propri coetanei.

Nella maggior parte delle sue opere cercherà sempre di evocare il clima famigliare, tante sue opere,

tante sue idee saranno incentrate sull’importanza della famiglia nei legami umani. Negli anni

successivi alla guerra e a cavallo della nuova contemporaneità, la Ginzburg ha difficoltà a scrivere e

per alcuni anni la sua vena narrativa sarà come inaridita. Solo nel ’68 ritornerà alla narrazione e alla

saggistica. Da questo momento in poi, qualcosa in lei cambia: inizia a partecipare, anche se con

al “mondo degli altri”, e ai problemi della società. Con la morte anche del secondo

moderazione,

marito, i figli la spronarono a non adagiarsi, ad impegnarsi anche se per lei il mondo era diventato

sempre di più un mondo lontano e sconosciuto. Pur non riuscendo a capire la rivoluzione

sessantottina dei giovani, apprezzava il loro impegno e la loro passione e capì che andassero

coinvolti sempre di più in un dialogo continuo per conoscerne gli ideali e i problemi. Torna al

pubblica “Caro Michele”. Inizia a scrivere sul

romanzo e dopo un decennio di silenzio narrativo,

“Corriere” e sulla “Stampa” una serie di articoli, il più significativo è quello “Gli ebrei” pubblicato

in seguito alla strage dei Giochi Olimpici di Monaco del ’72, nella quale con i palestinesi morirono

tutti gli atleti israeliani presi in ostaggio. Nel 1983 fu eletta la Parlamento nella lista del Pci; il suo

senso del dovere la portò ad interessarsi ai problemi del disarmo, del lavoro e delle minoranze.

Parlò contro la decisione del Governo di inviare nel Golfo una flotta di navi da guerra, partecipò

con forza alla polemica che si sviluppò sulla stampa, provocata da una adozione illegale ma che

aveva permesso ad una bambina filippina di trovare genitori affettuosi. Questa storia divise

l’opinione pubblica e il mondo politico, tra quelli che chiedevano l’applicazione della legge in

modo aspro e tra quelli che auspicavano una interpretazione più umana di essa. Natalia sostenne che

all’uomo.

in ogni caso, si deve sempre adoperare una chiave di lettura della vicenda vicina Questa

sua forza con la quale segue la vicenda, è causata dalla sua forte attenzione verso i temi che

riguardano la famiglia. Sempre per la casa editrice Einaudi, prepara la traduzione del romanzo di

Maupassant:” Una vita”, anche se uscirà postumo in quanto l’autrice morì nel 1991.

Cap II: Lirismo narrativo

La Ginzburg si impegnerà in una produzione narrativa piuttosto fruttuosa che la porterà a spaziare

dal romanzo (anche epistolare), all’autobiografia, al saggio di costume o di impegno pedagogico,

alla biografia e all’ attività di giornalista di opinione. Il suo mondo narrativo è rivolto alla realtà

delle situazioni, degli ambienti e degli stati d’animo dell’uomo e il pregio maggiore dell’autrice è

senza dubbio la concretezza. S’impegnerà sempre alla ricerca di un linguaggio chiaro, nel quale

però s’intravede sempre qualcosa di non detto, di non chiaramente dipanato. Il discorso indiretto è

un intreccio continuo di pensieri e circostanze, nel quali spesso e volentieri è presente il dialetto.

Con questo modo di intendere la prosa e la poesia, dà il via ad uno stile cantilenante che fa quasi da

sottofondo musicale alle vicende che vengono narrate. Alla Ginzburg è particolarmente congeniale

la “narrazione breve”, nella quale l’intreccio non può articolarsi in modo troppo profondo ( una

delle sue paure più grandi era cadere nel sentimentalismo eccessivo che l’intreccio di una vicenda

può scatenare), la trama è semplice e rappresenta solo un pretesto per esprimere stati d’animo. Ma

anche in una “narrazione lunga” con un intreccio ampio e piuttosto elaborato.

ella si cimenterà Le

parole che adopera nelle sue opere è sempre ben calibrato, è un linguaggio che ricorda un adagio

musicale che porta alla costruzione di versi lenti e chiari. Tutto ciò che costruisce è come se fosse

sospeso in un’atmosfera assorta e malinconica. Natalia Ginzburg però non racconta mai molto di sé,

non si svela nei suoi racconti ma lo fa con insistenza solo quando parla del suo “mestiere” di

scrittrice; note, puntualizzazioni e chiarimenti che costituiscono la sua poetica, sono dispersi nei

suoi scritti oppure concentrati nella “Prefazione ai Cinque Romanzi”, oppure in saggi ma anche in

interviste. Ella dice che da adolescente, aveva un forte timore per l’autobiografia perché temeva che

le sue vicende andassero ad influenzare il suo stile narrativo, per questo voleva che i suoi racconti

fossero proiettati in un mondo impersonale e distaccato, nel quale non si trova alcuna traccia di lei.

All’interno

Questa paura la perseguitò a lungo. della sua produzione narrativa, la poesia nasce come

il ricordo di qualcosa che è stato, dalla quale traspare una forte rassegnazione. Il linguaggio poetico

è curato, i periodi sono complessi e sono composti da sensibilità e complessità, ma anche intimità e

ricchezza di sfumature. Tutte le sue opere narrative non sono mai uguali. In alcune predominano

periodi brevissimi con costrutti asintattici, in altre invece un dialogo fitto, mentre in altre ancora una

schematizzazione della trama e delle parole. E’ come se fossero vive nella scrittrice, due vocazioni

distinte: una votata al classicismo, un’altra votata al modernismo. Il suo stile letterario, comunque,

si attesta su un livello alto, nonostante si cimenti anche con uno stile più popolare e meno ricercato

per cercare di avvicinarsi quando più possibile alla maggior parte del pubblico. Il timore di non

essere compresa resta sempre una costante molto forte. Insieme al mondo borghese in cui è

cresciuta, convive anche un mondo contadino che ha conosciuto ai tempi del confino del primo

marito. Interessanti saranno anche le sue “s

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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