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Riassunto - Les amours de Psychée et Cupidon, J. La Fontaine

Riassunto dettagliato dell'opera con suddivisione in capitoli e contestualizzazione. Appunti di Letteratura francese basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Preda dell’università degli Studi di Milano - Unimi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura francese docente Prof. A. Preda

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ESTRATTO DOCUMENTO

Psiche era colpita dal fatto che la sua figura si trovasse ovunque ma che, per non annoiarsi, le Ninfe

l’avessero ritratta in modi diversi. Questo la spronò a cambiar d’abito ogni giorno (imperatrice, pastorella),

tanto lei sapeva di essere bella. Dopo aver visto l’abitazione, la giovane passeggia tra le corti e i giardini.

Inizialmente non osava entrare nei boschi per paura, ma nei giorni seguenti prese coraggio: arriva a una

grotta dalla cui ombra sente la voce dello sposo. Lui inizia una riflessione: se lei amasse, cercherebbe la

solitudine e il silenzio, imparando che nei luoghi più solitari ci si consacra al dio degli amanti. Lei non sa

come immaginare un marito, i gusti son diversi e per lei sarebbe come Amore, con aspetto vivace. Lei se lo

immagina con aria furba, lineamenti sottili, giovane ma la paura che sia un mostro, rovina tutto. Lei, senza

riflettere, le dice che se non può vederlo, non può amarlo. Si pentì presto delle sue parole, ma era troppo

tardi. Scese un silenzio, rotto solo da un semplice sospiro di lui. Lei inizia a pensare che un mostro non può

esser dotato di tanta tenerezza. Dal sospiro, giunse alle lacrime: lei lo accarezza, poi lo bacia e gli dice che

per quanto invisibile o mostro, lei lo amava.

Poliphile dice di aver appreso da un manoscritto il motivo per cui il marito non voleva farsi vedere: in una

conversazione tra i due sposi, ritorna l’argomento. Lui acconsente al fatto che lei volesse ribadire il fatto di

non poterlo vedere, proprio in questa occasione dice di essere come gli dei che si compiacciono nel farsi

chiedere più volte una cosa, allude anche al fatto che potesse lui stesso essere un dio. Lui spiega alcune

delle ragioni per cui non può rendersi visibile: quando non si ha più nulla da desiderare, ci si annoia. Inoltre

gli fa piacere vederla in pena, vedere come la sua immaginazione produca mostri piacevoli. Per finire, lei è

sicura che sia un essere soprannaturale ma, se dovesse essere un demone, lo odierebbe; in caso fosse un

mago, potrebbe essere piacevole o non; nel caso fosse un dio, non lo amerebbe come amano gli umani.

Non del tutto convinta, cerca di svagarsi con diverse attività insieme alle Ninfe. Psiche inizia a crescere: le

Ninfe le raccontano degli amori degli dei, le spiegano la storia degli arazzi. Psiche non si accontentava più

delle favole, voleva sapere delle Commedie, della storia, di tutto tranne del suo avvenire, che continuavano

a tenerle nascosto. Le vengono insegnati i segreti della poesia e tutto ciò che era di competenza di Amore.

Psiche inizia a vagare, a rivolgersi a ruscelli ed alberi con la speranza che le svelino l’identità del marito.

Spera di trovarlo addormentato, in un momento in cui non può nascondersi. Il marito sentiva avvicinarsi il

fatale momento e la sua allegria continuava a diminuire. La giovane si era accorta della tristezza, i due si

trovarono a piangere insieme. Tutto questo è esposto nel manoscritto.

Il marito continua a inveire contro le donne troppo curiose, lei si chiede cosa potesse succedere se mai

cercherà di scoprire la sua identità, lui le dice che sarà costretto a lasciarla. Lui teme che le consiglieranno

di tradirlo, ma non saranno le Ninfe che non possono per natura essere invidiose. La invita a diffidare

dell’esterno, ci sono già due persone ai piedi del monte che la chiamano, ma non le rivela la loro identità.

Aveva promesso di non andare a vedere chi fossero, ma la curiosità prevalse. Lei pensa siano i genitori a cui

vorrebbe mostrale le bellezze del palazzo e della sua vita, ma non capisce perché il marito teme due

persone che gli hanno solo insegnato l’obbedienza. Medita sul fatto che possano essere anche le sorelle,

ma che anche loro non danno preoccupazioni. Arriva lo Zeffiro che le rivela l’identità delle due persone:

sono le sorelle. Il marito aveva impedito alle Ninfe di dirglielo, ma si era dimenticato di impedirlo anche a

Zeffiro.

Avendo lasciato il mondo terrendo con l’idea dell’oracolo, secondo Psiche sarebbe stato giusto mostrare il

lusso in cui viveva per smentire quanto rimasto nella memoria della gente. Il marito l’accusa di esser caduta

nei tre più grossi difetti del suo sesso: curiosità, vanità e il troppo spirito. Ma siccome ciò che vuole è la sua

stessa rovina, ordinerà allo Zefiro di portare le sorelle. Lei continua a dire di amarlo, lui non le crede perché

se così fosse non baderebbe alle apparenze esterne. Chiede dunque al marito se fosse possibile dar loro

qualche dono, lui acconsente a dar tutto purché lei non creda alle loro parole.

Le sorelle arrivano. Psiche mostra loro il lusso del palazzo, le stanze, i luoghi dove vengono prodotti i

profumi. L’invidia delle sorelle cresce dal primo momento ed esplode quando Psiche comanda agli Zefiri di

aumentare il fresco, agli usignoli di tenersi pronti per cantare nel bosco dove avrebbero passeggiato. Le

Ninfe intanto preparavano da mangiare e misero in commedia l’avventura stessa di Psiche (con il marito

assente). Le sorelle iniziano a dubitare e iniziano a inculcare delle cattive impressioni del marito,

ricordandole anche uno dei suoi primi innamorati. Le sorelle restarono otto giorni, ma sarebbero andate via

prima se non avessero avuto l’estrema curiosità di vedere il marito.

Una volta andate via le sorelle, il marito non vede la curiosità della moglie aumentata e inizia a pensare che

la visita dei parenti potesse giovarle. Le sorelle negarono di aver visto Psiche, non potevano svelare il lusso

in cui viveva. Le due, in solitudine, commentavano la gioia della sorella lamentandosi: una di loro si

chiedeva come mai a lei fosse spettato uno sposo circondato sempre da medici, mentre lo sposo della

seconda sorella è sempre circondato da amanti fecondi.

Dopo meno di un mese le sorelle tornarono, ma Psiche non ricordava più come avesse ritratto il marito e

sbagliò alcuni dettagli. Le sorelle la spingono a confessare e le dicono che bisognava sempre accettare il

marito che gli dèi assegnano, ma che doveva anche temere che dal loro matrimonio potesse nascere un

mostro. Psiche viene assalita da brutti pensieri, le sorelle si allontano per far agire il loro veleno e si

riavvicinano quando vedono la sorella titubante. Le sorelle le dicono di aver visto un drago che volava

affianco allo Zefiro. Lo Zefiro lo ha portato fino ad una caverna, dove si è steso. Lo hanno visto cibarsi di

animali prima di rintanarsi nella caverna. Erano menzogne a cui Psiche prestò fede: si convince che suo

marito è un drago o un demone che cambia aspetto. Le sorelle si finsero afflitte, la giovane pensò di

uccidersi per compiacerlo. Pensò anche di ucciderlo per aver abusato della sua bellezza, e di uccidersi a sua

volta, ma questo sarebbe stato impossibile non avendo né armi, né luci per illuminarlo. Le sorelle riuscirono

a provvedere a queste carenze: le procurano un pugnale e una lampada. Quando le sorelle andarono via, lei

fece in modo di mettere in atto le arti che servono alle mogli per ingannare i mariti (carezze, giuramenti).

Dopo cinque o sei giorni le sorelle tornano e le danno la lampada e il pugnale. Avevano avvelenato la lama

e lei le ringrazia di queste “prove d’amicizia”. La sera, nonostante la malinconia del marito (forse presagio di

quanto sarebbe avvenuta) i due si mettono a letto. Molte emozioni attraversano l’animo di Psiche, ma la

curiosità prevalse. Psiche prende il pugnale e la lampada, va verso la parte del letto del mostro, mette

avanti un piede, trattenne il respiro. Lo sposo era bellissimo, era Amore. Il suo collo era inclinato, le braccia

seminude lasciavano intravedere le sue grazie. I capelli sparsi e ondeggianti rimanevano comunque

imparagonabili alla bellezza del viso. Aveva un braccio sulla testa e uno sulla sponda del letto, semicoperto.

Psiche era piena di gioia, fu soddisfatta della sua curiosità e rattristata di non averlo fatto prima. Si

vergogna del poco amore che gli aveva rivolto, ma il pugnale le cadde di mano. Teneva stretta la lampada

per non privarsi di tanta bellezza, avrebbe voluto baciarlo ma non poteva rischiare che si svegliasse. La

fanciulla inizia a pensare tra sé e sé a quanto fosse bello, a come avesse potuto pensare che fosse un

mostro e pensare addirittura di ucciderlo. Pensa che forse si è nascosto per non farla morire di gioia. La

curiosità la spinse ad avvicinarsi ancora con la lampada, ma una goccia d’olio ardente cadde sulla coscia

dello sposo. Il dolore svegliò il dio, che vide Psiche e il pugnale caduto.

Acante incita Poliphile a continuare, ma quest’ultimo si chiede come possa continuare una storia che

mostrerebbe solo la sofferenza della fanciulla. Acante difende il pianto, perché anche gli eroi dell’antichità

piangevano, anche la compassione ha fascino. Anche Ariste sente di voler che Poliphile gli intenerisca il

cuore. Gélaste conferma: Poliphile deve continuare, anche se cadranno delle lacrime.

I quattro amici decidono di uscire ad ammirare il giardino. Gélaste sa di aver messo il pianto prima del riso,

ma non può non difendere quanto gli è più caro: il riso. Sostiene che sia più bello vedere due vecchi

abbindolati da un furbo, che piangere le disgrazie di una famiglia. Ariste tutt’al contrario preferisce i

lamenti e i pianti. Gélaste sostiene che il mondo, preferirà sempre la commedia alla tragedia. Il mondo

stesso (donne, corte, cavalieri) chiedono la commedia. La parola “commedia” viene infatti identificata con

le opere di teatro, non si parla di “tragedianti” e non si dice “andiamo a tragedia”. Ariste, invece, sostiene

che la parola commedia viene usata per tutte le specie della drammatica: la commedia è più comune,

perché colpisce meno gli animi.

Gélaste continua dicendo che bisogna apprezzare sempre quello che più si addice alla nostra natura, e il

riso si addice sempre. Per Ariste il riso non è una caratteristica solo degli uomini, bisognerebbe capire la

lingua degli animali per affermare una cosa simile. La sola differenza tra le due specie è il modo di

esprimere. Proviamo passione per ciò che ci manca, di cui abbiamo bisogno: il riso che ci è familiare sarà

sulla scena il piacere del volgo; il pianto, quello dei gentiluomini. È da ammettere, secondo Ariste, che le

belle tragedie danno una voluttà maggiore del comico. La tragedia, come sostiene Platone, è il modo

migliore per svagarsi perché conduce gli animi dove vuole il poeta. La pietà e il riso non sono paragonabili,

la prima è un rapimento. Ma per Gélaste il riso continua ad avere qualcosa di più vivo, le lacrime sono solo

per i mortali quindi a un grado di perfezione inferiore agli dèi. Ariste controbatte dicendo che quando un

uomo non piange per i suoi dolori, ma per quelli altrui, è come un dio. Ma gli dèi non piangono secondo

quanto dice Gélaste, la beatitudine è il riso.

Gélaste sostiene quanto dice Omero, al contrario il suo “avversario” sostiene quanto detto da Platone.

Secondo il primo può capitare che la tragedia non ci colpisca, perché non ci vediamo proiettati nella

narrazione e non vi partecipiamo; ma se l’opera è eccellente, essa ci colpisce con il timore e la collera. La

commedia, invece, usa solo avventure ordinarie, ci colpisce quindi sempre e quando è buona, ci fa ridere. Il

supremo grado di piacere è la commedia, perché è difficile che una tragedia ci provochi timore o collera,

anziché noia. La difficoltà è minore nel comico, perché le avventure sono più facilmente applicabili a noi

stessi. A queste affermazioni si oppongono le argomentazioni di Ariste, per cui la noia è più spesso legata

alla commedia o ai versi. È verso che si può passare dalla commedia alla tragedia, ma non viceversa. È verso

che la commedia è più piacevole della tragedia, come è vero che quest’ultima colpisce molto di più l’animo.

La commedia ci fa sospendere la nostra malinconia durante lo spettacolo, ma essa riprende subito dopo. La

pietà è il moto più piacevole di tutti, ridere non è una cosa lodevole a differenza dell’avere pietà. Lo stile

della tragedia è sublime e le bellezze sublimi sono superiori a quelle mediocri. I caratteri del comico non

hanno dolcezza.

Acante continua mostrando le bellezze del parco, fino a quando si soffermano di fronte al Fer-à-cheval. È un

luogo dove si reca il principe, dove risplende il monarca. Versailles è il palazzo di Apollo, in cui le belle della

corte sarebbero le Ore (figlie di Zeus). Di fronte ad un’aiuola c’è un anfiteatro, in cima ad ogni rampa c’è

una Sfinge imponente e sotto la gradinata ci sono Latona e i suoi gemelli che trasformano in animali la

gente grezza. Nella fontana di Apollo la moglie compiange il marito. Ai piedi ninfe ed eroi della

metamorfosi. Ci sono anche due aiuole, ognuna con una vasca. Infine scende un viale, che conduce a due

mari: uno tondeggiante e uno a forma di canale. In mezzo al primo c’è Febo che ha lasciato Teti e ne

lamenta la fretta delle Ore, che spingono il carro che hanno preparato. C’è poi una piazza. Nel canale si ha

Galatea, con gli Zeffiri e le Ninfe. I quattro amici colgono l’occasione per lodare chi ha realizzato tali

bellezze.

I quattro si dirigono verso la sala e la galleria rimaste dopo la grandiosa festa.

LIBRO SECONDO

Psiche non riuscì a dire né far nulla di fronte al marito: avrebbe potuto chiedere perdono o spiegare la

situazione incolpando le sorelle, oppure avrebbe potuto mostrare il pugnale chiedendo di esser trafitta.

Cupido la guardò e volò via. La sposa si trovò sulla rupe nuda, pallida e tramante. Cupido la osservava

dall’alto, per evitare che attentasse alla sua stessa vita, forse per compassione. Psiche si spinge verso la

rupe, chiede alla Sorella del Sole di guardarla, di raccontare a Cupido ciò che è successo, ma senza spiegar

nulla ai suoi parenti. Lanciatasi nel baratro, Zefiro la recupera per evitare la sua morte e la posa sulle rive di

un fiume. Psiche inizia a pensare che forse a lei era destinata la morte per annegamento, forse era il luogo

dove risiedevano le innamorate di Cupido.

Psiche tenta di annegarsi, ma viene portata su una riva meno alta dalle Ninfe. Nisea e Cimodoce la tengono

tra le braccia, mentre la fanciulla continua a piangere. Le due Ninfe chiedono di vestire ancora una volta

Psiche, lei si getta ai loro piedi e li inizia a baciare. È un gesto di pietà di cui lo stesso Cupido si sorprende,

senza smettere di trarre piacere dal dolore della sposa.

Cupido chiede a Psiche di spiegargli perché volesse ucciderlo, a cosa fosse servito vederlo. Le dice, inoltre,

di non considerarsi più sua sposa. Lei non si ritiene all’altezza di esser sua sposa, né schiava. Cupido la lascia

nelle mani di sua madre, sarà sua schiava ma non dovrà cercare la morte, sarebbe troppo rapido. Chiede

infine che le due sorelle gli vengano sacrificate. Cupido scappa via, il dolore dell’olio non gli consente di

restare.

Un’oca del fiume va a riferire a Venere quanto successo. Gli uomini della dea non la trovano, mentre Psiche

va alla ricerca di un’erba che potesse guarire la scottatura di Cupido.

La fanciulla arriva alla casa di un pescatore su un monte. Egli viveva con due giovani pastorelle. Per arrivare

alla casa e chiedere di qualche erba che potesse guarire il suo dio, attraversa un sentiero di rovi che le

lacerano il vestito e la pelle. Arrivata ad un torrente, si mette a riposare sotto alcuni arbusti. Due degli

uomini di Venere arrivano vicino agli arbusti, non la vedono e sperano che qualcuno possa trovare colei la

cui bellezza ha generato invidia in Venere.

Sulla sponda di fronte appare un pescatore, un bellissimo vecchio. Inizialmente teme che salvarla le

avrebbe messo contro i suoi nemici, ma poi si avvicina alla fanciulla. Lei lo aveva scambiato per Deucalione,

padre dei mortali, in realtà era solo un pescatore che le offre riparo. Arrivati a casa, Psiche vede le due

pastorelle: una di circa quattordici anni, l’altra di sedici. Erano le nipoti del pescatore, la loro madre era

morta pochi mesi prima e da quel momento lui ha iniziato ad educarle. Le giovani conducono Psiche nel

loro letto, dove lei inizia a riposarsi. Al risveglio le viene dato l’unico cibo a disposizione: frutta e latte.

Psiche riconosce che il pescatore non aveva svolto quella mansione per tutta la vita: la casa era bella, il suo

linguaggio adeguato e le due giovani avevano una buona educazione. Inizia poi a raccontargli di esser stata

sposata, di aver avuto un marito che l’amava e che si trattava di Amore. Adesso lui non vuole più che lei sia

sua moglie, né sua schiava. Gli racconta dei privilegi di cui godeva, delle Ninfe che la vestivano e di come

abbia perso tutto per colpa sua. Adesso le è vietato anche il suicidio, e deve fuggire dai ministri di Venere.

Sarebbe meglio andare in un mondo in cui Venere non ha potere. Certo, Psiche pensò che non cibarsi

sarebbe stato un modo per morire di tristezza, quindi una possibile soluzione. Al nome di Amore, il

pescatore di prosternò ai suoi piedi elogiandola e poi le disse che l’uomo ha due possibilità: morire o

fuggire dalla morte. Non si può andare contro natura, si deve sempre cercare di vivere. Le consiglia di

valutare la sua colpa, magari il Cielo le riserva una felicità più grande, forse suo marito potrebbe tornare. Se

suo marito le ha impedito il suicidio, non può lui lasciarla morire di tristezza, è un sotterfugio. La

convinzione del vecchio rimane quella che Cupido tornerà a cercarla, e che nel frattempo potrà restare

nella sua dimora dedicandosi allo studio della saggezza.

Il pescatore racconta la sua storia: si trovava alla corte di un re a cui piaceva ascoltarlo, il quale gli aveva

dato la carica di filosofo della sua casa. Sua moglie era venuta a mancare, per cui la sua famiglia consisteva

solo in una figlia bellissima, educata alla virtù. Presto trovò u marito, che il giorno dopo delle nozze divenne

geloso al punto da circondarla di spie e di guardie. Lo sposo non capiva che è inutile circondare una donna

di guardie, quando lei possiede la virtù. Il marito viene ucciso in un combattimento, lei rimane vedova con

una figlia e incinta di un’altra (le due pastorelle). Decise di rimanere vedova pur di sopportare un secondo

rischio con un altro matrimonio. Ma dentro la casa, il più importuno degli uomini era il figlio del re, cosicché

la figlia lo pregò di chiedere al re di aver la possibilità di ritirarsi in una casa in campagna. Gli innamorati

continuavano a seguirla, e loro continuavano a fuggire: si ritrovarono nel deserto per due giorni. Il terzo

giorno vengono raggiunti da due innamorati, non c’era modo di fuggire. Una notte, la Filosofia gli apparve

in sogno guidandolo nel posto dove si trovano adesso. Una volta stabiliti in quella campagna, il pescatore

tornò a prendere i mobili che decorano l’abitazione. Grazie al fiume, riesce a pescare e a vedere il subito il

pesce in città senza che nessuno sappia dove abita. Gli innamorati si aprono varchi ovunque, per questo il

loro protettore ha le ali.

Psiche chiede se la solitudine sia un bene così grande, se lui o le figlie si siano mai annoiati e a cosa si sia

dedicato per dieci anni. Il vecchio risponde di aver passato questi anni a riflettere sulle colpe e gli errori

degli uomini. Spiega poi che la solitudine è un bene per alcuni, ma non lo sarebbe per Psiche: la sua bellezza

la spinge a regnare altrove e non in un deserto.

Psiche racconta dettagliatamente la storia al vecchio, chiedendo alla fine se avesse una cura per la

scottatura di Cupido. Il vecchio non ha rimedi, ma gli dèi sono immortali e sicuramente ne avranno. Non

deve presentarsi a Cupido prima che il tempo abbia attenuato la sua collera, rischierebbe di esser rifiutata.

Psiche passò 8 giorni in quel luogo. Le sue pene non si assopivano, in un luogo nel bosco scrisse dei versi

richiamando la poesia che le avevano dato le Ninfe. La poesia tratta della sua separazione da Cupido, del

suo dolore e del rimorso.

Un giorno, il vecchio aveva permesso alla più grande di leggere alcune fiabe d’amore, vietandole alla

minore per non farle sapere cosa sia l’amore. In realtà è solo un modo per guadagnare tempo, in realtà è

solo un modo per rendere più facile che l’amore le inganni. Bisogna conoscere le astuzie dell’amore per

proteggersene. Le due sorelle iniziano a riflettere sulla bellezza di Psiche e la più piccola si chiede chi sia

Cupido, perché la fanciulla sospiri e cosa voglia dire amore. Chiede cosa vogliano dire le parole che Psiche

ha inciso sul faggio, ma la maggiore non può rispondere perché le è stato proibito. La più piccola rimane

curiosa al punto di voler ascoltare di nascosto i sospiri di Psiche, ma lei sentendo si avvicina e le racconta

dell’esistenza degli innamorati. Dice loro che l’Amore era il suo innamorato, suo marito ma che adesso non

lo è più. Racconta loro la sua storia per farle riflettere: devono scegliere bene, guidate dall’onesta, dal

giudizio e dalla prudenza. Psiche chiede loro poi un consiglio, una di loro le dice di continuare perché il

marito non aveva di certo smesso di amarla e a prova di ciò sono state la collera e l’impedirle il suicidio. La

minore non si capacitava di come a causa della sola curiosità, lui avesse potuta lasciarla in tanta sofferenza.

Le consiglia di aspettare, perché lui tornerà. Psiche preferì il parere della maggiore, chiede quindi di fare

cambio d’abito per non farsi notare. La pastorella si lascia persuadere, accetta il suo vestito pieno di

diamanti ma lo accetta solo in custodia.

Psiche parla con il vecchio delle pastorelle, lui le dice che quando Psiche sarebbe partita, lui le avrebbe

portate nella città vicina dove le donne fanno ciò che vogliono. Psiche gli dice di usare i diamanti del suo

abito per agevolare i loro matrimoni: quando la bellezza è ricca, è più bella. Il giorno dopo tutti e quattro

partono, il vecchio e le pastorelle verso la città, mentre Psiche si affida al caso.

Psiche rimane nella solitudine, dorme sulle pietre, sui bordi delle fontane o ai piedi di qualche albero. Il

terzo giorno si ricorda del fatto che Cupido le avesse raccomandato di vendicarlo. Lei non era cattiva, ma


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Amb.pan.

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7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Amb.pan. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Preda Alessandra.

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