Les amours de Psyché et Cupidon
Alla duchessa di Bouillon
Maria Anna Mancini è la più giovane delle nipoti di Mazarino. L’opera è a lei dedicata. Non è senza difetti, quindi deve apprezzare se non altro l’intenzione. Non è un dono, ma una riconoscenza.
Il duca di Bouillon, signore di Chateau-Thierry, ha protetto la Fontaine permettendogli di continuare a svolgere le cariche di ufficiale del re. Lo aiuta anche quando Colbert lo condanna ad una sanzione pecuniaria per usurpazione del titolo nobiliare. Scrive di non essere nato per seguirlo in guerra, ma lo riempie di gloria. Mentre il duca cerca il pericolo, lui si sente sprofondare nell’ozio, interrotto ogni tanto da qualche musa. Si sente inutile e non sa come il duca possa tanto apprezzarlo. Elogia anche la duchessa, per la sua bellezza e il suo ingegno.
Preface
Ha avuto difficoltà a scrivere l’opera, anche se ha avuto la guida di Apuleio. Apuleio ci ha messo la “materia”, ma lui doveva dargli una “forma”, usare le parole. Non sapeva che tono scegliere: quello della storia era semplice, quello del romanzo non abbastanza ornato, quello del poeta troppo ornato. I personaggi chiedevano qualcosa di galante, le avventure qualcosa di eroico. Non si può usare un po’ uno e un po’ l’altro, è necessaria l’uniformità. Serviva un tono nuovo che mescolasse tutto.
Lo scopo principale è di piacere, quindi deve puntare al “galant” e alla “plaisenterie”. Non deve focalizzarsi sulle passioni, anche se sono ben accette, ma sul meraviglioso che diverte. Gli elementi presenti sono quasi tutti di Apuleio, ma alcuni episodi sono da lui aggiunti: l’avventura della grotta, il vecchio e le due pastorelle, il tempio di Venere e le sue origini, gli inferi, il viaggio di Psiche. Anche il modo di raccontare è di La Fontaine. Apuleio fa servire Psiche da delle voci assenti, nella solitudine, mentre La Fontaine la fa servire da Ninfe che si occupano di lei, perché la solitudine è noiosa e terrificante.
Bisognerebbe considerare l’opera di La Fontaine indipendentemente da quella di Apuleio, perché sono diverse seppur il secondo ha fatto da modello al primo. L’oracolo l’ha reso ambiguo e breve (caratteristiche tipiche delle risposte degli dèi). Ha svolto la funzione dei sacerdoti, coloro che cercano di interpretare la parola di Dio. Sia lui che Apuleio hanno fatto comunque in modo che gli animi restassero sospesi, senza svelare la conclusione.
Il piacere che la favola deve dare al lettore, non è di incertezza sulla natura del marito, ma di incertezza su Psiche: lei non è stata abbandonata dalla passione di un mostro, così come lei non è sicura della natura del marito. Lei trova della dolcezza nella carezza del marito, ma ogni tanto teme possa essere un demone. I versi li ha introdotti per rendere più piacevole la lettura, così come gli arricchimenti (i quattro amici), la descrizione degli inferi e di Versailles. Quest’ultima non è conforme allo stato attuale, ma a come sarà tra due anni.
Libro primo
Quattro amici hanno iniziato il loro legame grazie al Parnaso. Adoravano le opere degli antichi, dei moderni, si davano giudizi. Poliphile aveva a lungo lavorato sulle avventure di Psiche, adesso si rivolge agli amici per chiedere loro come avesse dovuto continuare a narrare la storia. Al termine dell’opera, decidono giorno e luogo per leggerla interamente. Acante propone una passeggiata fuori città in un luogo non caotico. Amava giardini, fiori e luoghi ombrosi come Poliphile. Ariste e Gélaste si caratterizzano, invece, per l’essere uno serio e uno allegro. Decidono di andare a Versailles l’indomani. Era autunno.
Prima di colazione, visitano la Ménagerie: un luogo con diversi volatili e quadrupedi esotici. Vanno poi all’Orangerie: un luogo con una forte presenza di aranci e altre piante. Acanto recita alcuni suoi versi che celebrano la natura, gli aranci, i frutti. Iniziano ad avere fame, quindi iniziano la colazione conversando su quello che avevano visto. Parlano del monarca, ne lodano le virtù, l’intelletto, le qualità. Dei giardini così belli, fanno la gloria del suo paese.
Ritornano a castello e visitano gli interni. Passano poi ai giardini e chiedono di restare nella grotta fino a quando il caldo non fosse mitigato. Vengono portate delle sedie, vengono messi in funzione i giochi d’acqua per rendere fresco il luogo. All’esterno della grotta ci sono tre arcate, al centro di quella centrale c’è un sole i cui raggi fanno da sbarre alle porte, sopra si trovano tre bassorilievi.
I versi descrivono i bassorilievi: nel primo c’è Apollo con lunghe scie di luce. Ai lati le genti di Cipro, di Amore aprono la strada in groppa a delfini. Nel cielo passeggiano degli Zeffiri. La volta e il pavimento della grotta sono un bellissimo mosaico. Ci sono sei pilastri uguali ci sono sei maschere di rocaille. C’è un tritone da un lato, una Sirena dall’altro da cui esce l’acqua. Il dio di quelle rocce, si riposa sul fondo della grotta. Quando il sole finisce il suo dovere, scende da Teti a trovare riposo: è Louis che lui celebrerà con il nome di Apollo. Il dio si riposa al centro di un coro di Nereidi (sono tutte delle Veneri, delle Grazie). Lui ama solo Teti. Apollo sogna il momento in cui libero, ritroverà l’oggetto per cui tanto si affanna. Nelle grotte vicino ci sono i corsieri di Febo. Ai due estremi della grotta ci sono due figure: il giovane Aci, il cui flauto ispira l’amore e attrae Galatea che ha la gamba incrociata; anche Filomela accorre poiché vuol sentirsi lodare.
I quattro non vogliono bagnarsi, quindi chiedono alla loro guida di accompagnarli in un luogo protetto. Si siedono intorno a Poliphile che prende il quaderno e inizia dei versi: il dio Amore può amare, è possibile che si ferisca con le sue frecce come è successo con Psiche.
Ai tempi in cui le città greche erano governate da re, in una di essere vi era un sovrano che regnava con felicità. Aveva tre figlie da far sposare, tutto bellissime se non fosse stato che la più piccola, Psiche, era più bella di tutte le altre, una bellezza inimmaginabile. Venere ne è gelosa, teme di dover rinunciare al predominio sulla bellezza. Molti lasciavano le terre di Venere, per mettersi al servizio di quelle di Psiche. Venere si lamenta con il figlio, dicendogli che Psiche minava il suo territorio e che avrebbe avuto prima o poi un bellissimo sposo non voluto da lui e da cui nascerà un secondo Cupido. Lo invita a renderla infelice, a farle sposare un brutto che la maltratta.
Gli eccessi a cui si lascia andare la dea, rivelano la natura e l’animo delle donne: di rado si perdonano il privilegio della bellezza. L’offesa più grande per loro, si ha quando una eclissa l’altra. La vendetta è poi l’omicidio o un tradimento. Cupido decide di vendicare Venere. La dea se ne va dentro una conchiglia per mare, suscitando bellissime immagini marine. Gélaste avrebbe preferito vederla in un bosco.
Le sorelle di Psiche si sposano con uomini che le trattano bene. Alla sorella minore era rimasta senza pretendenti, tutti si erano ritirati per volere degli dèi e di Cupido. Tutti continuano a venerarla, ma nessuno la ama più. La solitudine di corteggiatori fece temere ai popoli della Grecia che potesse accadergli qualcosa di brutto: Venere dice di esserne la causa e avverte i genitori che si sarebbe vendicata fino a quando la bellezza della figlia non fosse svanita. L’unica soluzione era sacrificare Psiche. Psiche piange chiedendosi cos’avesse fatto di male a Cupido per meritare una tale sventura (non avere innamorati né galanterie). I genitori non potevano lasciarla senza marito, quindi si rivolgono all’oracolo.
Psiche è destinata ad un mostro che lacera i cuori, è un tiranno a cui Psiche deve consegnarsi sperando di piacergli: saranno la sorte, gli dèi e Amore a stabilire il decreto. Deve andare su una rupe dove il mostro (suo sposo) l’aspetterà. Sarà morta per loro e per le sue sorelle. Si interrogano su quale sia la rupe, mentre Psiche sostiene che sia giusta la sua morte, almeno per evitare la terribile ira di Venere. La madre si spera, ma è consapevole che sarebbe stata l’unica giusta soluzione. Psiche consiglia di farsi mettere su un carro senza cocchiere, la Sorte l’avrebbe poi guidata al luogo stabilito.
Psiche sale sul carro, china la testa sulla madre mentre il padre è affianco. Un corteo in lutto la segue, molti lanciano delle rose sul cammino, anche se significava offendere Venere. Dopo parecchi giorni, i cavalli si fermano: Psiche scende dal carro, passa attraverso un bosco e si ritrova tra massi abitati da draghi. Arriva ai piedi di una rupe la madre piange, urla ma è costretta ad abbandonare la figlia. L’orrore di quel luogo aumenta il loro tormento.
In questo luogo deserto, la giovane si sente trasportata in aria: era lo Zefiro che gli dice di aver ricevuto l’ordine di portarla dal suo sposo. Psiche si ritrova in un bellissimo palazzo pieno di luci. Arrivano delle Ninfe che le fanno un encomio, lei chiede loro il nome dello sposo ma la risposta fu vaga. La portano in una sala dove le fanno un bagno, la spogliano e la servono. Inizialmente oppone resistenza, poi si lascia andare. La rivestono con abiti nuziali: Psiche si guarda negli specchi piena di gioia. Viene portata in una sala dove le viene servita l’ambrosia. Dopo il pranzo si sentì della musica dolce, una di queste parlava del fatto che l’Universo obbedisce all’Amore a cui Psiche doveva consegnare il suo cuore. Tutti fanno la corte a questo dio, è il bene supremo dei giovani cuori. La invita ad amare.
Le dicono che era ora di riposare, viene presa dal timore tipico nel giorno di nozze. Arriva il marito: non si sa cosa si dissero o di ciò che successe, si sa solo che il giorno dopo Psiche arrossiva vedendo le Ninfe ridere. L’unica ragione per cui era in imbarazzo, era il fatto che il marito fosse sparito prima che facesse giorno, e che le avesse detto di rinunciare alla curiosità di vederlo. La giovane inizia a meditare sul motivo: al tatto e sentendo la voce, non le era sembrato un mostro, ma forse poteva esserlo. Ritornando sui pensieri del marito, si addormenta. In sogno le appare lo sposo con aspetto di giovincello (quindici o sedici anni), bello come l’Amore, con l’apparenza di un dio. Lei cerca di abbracciarlo, lui vuole sfuggire e lei inizia a gridare. Si sveglia, si ritrova sola nella stanza e la sua prima notte di nozze era appena conclusa.
Appena svegliata le Ninfe la vestono e le fanno fare il giro del palazzo. I muri sono di marmo bianco, le decorazioni sono doriche, ioniche e corinzie. Ci sono immagini greche, ma anche la statua di Psiche: lei si applaude. Lei vede ovunque la sua figura, senza contare gli specchi in cui si riflette.
A Psiche viene fatto notare in particolare un arazzo impreziosito d’oro. Il tendaggio era composto dai sei panni: nel primo c’era un Caos, una massa confusa. Non lontano vi è una guerra tra fuoco, aria, acqua e terra. Amore vola da un capo all’altro. Nel secondo un Ciclope innamorato di una Ninfa, ma lei si dilegua. Amore la colpisce e adesso lei prega che lui possa scusarla di esser stata ribelle Nel terzo Cupido appare seduto su un cocchio tirato da tigri, dietro il quale un Amorino conduceva al guinzaglio quattro divinità. Il quarto e il quinto raffigurano in altri modi la potenza di Cupido. Il sesto raffigura Cupido inginocchiato di fronte a una bella e giovane figura con il capo rivolto all’indietro, come se avesse voluto sbarazzarsi di innumerevoli corteggiatori.
Psiche era colpita dal fatto che la sua figura si trovasse ovunque ma che, per non annoiarsi, le Ninfe l’avessero ritratta in modi diversi. Questo la spronò a cambiar d’abito ogni giorno (imperatrice, pastorella), tanto lei sapeva di essere bella. Dopo aver visto l’abitazione, la giovane passeggia tra le corti e i giardini. Inizialmente non osava entrare nei boschi per paura, ma nei giorni seguenti prese coraggio: arriva a una grotta dalla cui ombra sente la voce dello sposo. Lui inizia una riflessione: se lei amasse...
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