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Riassunto Heidegger tutto Appunti scolastici Premium

Appunti di Ermeneutica filosofica sul pensiero di Heidegger basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Camera dell’università degli Studi di Genova - Unige, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Ermeneutica filosofica docente Prof. F. Camera

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“sono”. Tale concezione non deve far pensare che il filosofo rigetti ogni tesi classica: attingerà all'idea aristoteliche

laddove esse potessero aiutare ad approfondire temi dell'essere uomo nella sua vita umana e nell'esserci.

La domanda chi sono io equivale alla riproposizione del senso dell'essere all'interno dell'esser­ci, quindi se si vuole

riproporre il problema del senso dell'esser­ci bisogna partire innanzitutto da quel luogo, quel “ci”, da cui questo

problema ha origine. Il quale, dal momento che è, si pone il problema del senso, del proprio essere.

Si può partire dal proprio essere in particolare per poi arrivare a spiegare il senso dell'essere in generale.

L'analitica formale di Heidegger non si limita ad indagare la comprensione degli enti e della condizione di

possibilità che la guida (apertura che si riflette nella stessa struttura dell'opera), quindi l'essere in tre forme:

come condizione del rapporto con ciò che è portata di mano

– come condizione della pensabilità di ciò che si presenta come un oggetto semplicemente dato, di ciò che è

sotto mano

come vita degli essere viventi

– come esistenza peculiare dell'esserci

ma anche quella struttura triangolare che vede l'essere manifestarsi in uno dei suoi tre modi. Per cui tale modello è

chiaro che si articolerà, complicandosi, ad ogni passaggio.

Il tempo è da pensarsi nella sua istantaneità, e aiuta il filosofo nella sua comprensione dell'esserci. Infatti, l'essere è

propriamente temporale, il che vuol dire che esso risulta caratterizzato da un'intrinseca dinamicità.

Il divenire dell'essere

Interpretando l' “essere mondo” come formato da un verbo e un sostantivo e ricordando quanto detto da Heidegger

nel paragrafo VII “Hoher als die Wirklichkeit steht die Moglichkeit” , è chiaro come si debba intendere in divenire

4

in funzione con il tempo l'esserci, rovesciando così la tesi aristotelica che voleva l'essere in stasi e quindi immobile.

Questo divenire, quindi, è alla base delle possibilità di essere dell'esserci, lasciando aperta, di nuovo, ogni via.

L'ontologia di Essere e tempo

Da tenere subito a mente è che il chiesto è l'essere, ed è l'esserci l'essere da cui partire perchè esso ha un primato

ontico rispetto agli altri esseri.

La comprensione dell'essere è un dato di fatto e per quanto evanescente è un'interazione positiva.

Dio non può fare filosofia perché sta lì, l'unico ente che può è l'uomo perché si interroga su se stesso e sul senso

della propria esistenza: questo atteggiamento riflessivo caratterizza l'uomo sempre, non solo è proprio di chi fa

filosofia, ma è anche dell'uomo comune, poiché è uomo in quanto tale. Ogni uomo ha una comprensione media e

vaga dell'essere. Ma interrogarsi sull'essere partendo da tale vaghezza non corrisponde ad un circolo vizioso perchè

la deduzione non avviene in maniera sicura, ma che deve essere chiarito in maniera ermeneutica, quindi con

un'attenta analisi.

Tale comprensione non potrà mai essere esplicita ed esaustiva, qualora lo fosse infatti si chiuderebbe il bisogno di

domandare. Fin tanto che l'uomo è, si chiederà sempre qual è il senso del proprio essere.

L'essere è da interrogarsi nella possibilità che ogni giorno ci è sotto gli occhi, ossia l'essere in relazione con il mondo:

e quindi nella sua condizione di “innanzi tutto e per lo più”, quindi nella sua quotidianità media, prendendo però

le dovute distanze da esso, in modo che le strutture ontologiche ci appaiano chiare.

4 Più in alto della realtà sta la possibilità

Per questo motivo l'indagine sull'esserci ci dà un ritratto a pezzi e nella sua specifica temporalità, così come veniva

dichiarato in Essere e Tempo.

Ci sono due tipi di temporalità: la prima, Temporalitat, esprime il carattere dinamico dell'essere assolutamente

inteso e che dunque ne consente la comprensione; il secondo, Zeitlichkeit, indica il modo in cui il modo in cui

l'esistenza dell'esserci si struttura e può essere interpretata.

La Storia è da intendersi come il modo concreto dell'essere, perchè per Heidegger l'esserci propriamente non è,

accade.

La fenomenologia

Il metodo migliore per studiare l'esserci è la fenomenologia: deriva dal greco fenomeno e logos ( μ femì e

ί

5 φη

). Tutto ciò che appare è qualcosa che è, l'oggetto della fenomenologia è l'essere. Tra tutti i fenomeni c'è un

λογος

modo di presentarsi dell'essere che ha un primato, una sua maggiore importanza, e questo fenomeno in cui l'essere

appare al meglio, è l'uomo.

Quando io vedo qualcosa (l'albero), ma insieme a me altra gente lo vede: ognuno dà il suo significato; l'albero in

quanto tale non ha senso: risposta che è un presupposto della coscienza del mondo, senza i significati l'albero o

l'oggetto non ha un senso. La filosofia è alla base di tutto, l'esperienza della coscienza.

Per indagarlo a fondo ci vuole un'impostazione ermeneutica perché l'indagine sull'essere dell'esserci avviene

dall'interno, quindi da un altro esserci seguendo questo ente nel suo sviluppo, lungo la sua vita, ma cosa fa l'essere

nella sua vita? È determinata dal proprio essere. ( diventa ciò che sei).

L'analisi dell'esistenza dell'esserci

L'interpretazione dell'esserci ha delle priorità gerarchiche:

individuare in maniera preliminare le linee portanti dell'analitica esistenziale e delimitarla rispetto ad

– altre, possibili indagini sull'esserci.

Evidenziare l'essere nel mondo

– articolare l'esserci nel mondo in momenti costitutivi, ossia, interpretare il mondo nella sua mondanità:

– analizzare l'essere del mondo in quanto essere con e in quanto essere con se stesso

1. approfondire la struttura dell'essere come tale

2. indicare, dopo il punto due, in termini provvisori in cosa consista l'essere dell'esserci.

3.

L'esserci non è presso se stesso, ma è sempre in un mondo, ecco che allora il modo di essere medio e quotidiano

dell'uomo si presenta come essere nel mondo. Innanzitutto e per lo più l'esserci è in un mondo. In altre parole,

mediamente l'esistenza è sempre situata in uno spazio e in un tempo determinato: questo carattere è confermato dal

ci dell'esserci. Detto questo, tale essere nel mondo non è uno stare secondo il modo della semplice presenza, occupare

una porzione di spazio, ma è uno stare in una maniera diversa che è quella del poter essere, dinamica, che è quella

appunto del progetto, metà­essere. Il mondo non è un contenitore vuoto che viene riempito dagli esserci, ma è una

struttura unitaria: dal momento che è è da subito in un mondo, ogni esserci è un mondo. Le semplici presenze sono

dentro il mondo per una contiguità spaziale. Ogni esistenza ha un mondo: questo punto conferma la specificità

dell'essere dell'esserci.

Tale esserci è positivo in quanto è da intendersi come un essere presso, un abitare, soggiornare, un'immedesimazione

col mondo dell'esserci che è appunto un rapporto che è un rapporto di famigliarità e di riferimento.

5 Schein quando il fenomeno si presenta come fuorviante, quindi quando sembra qualcosa che non è.


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AUTORE

gbanak

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gbanak di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ermeneutica filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Camera Francesco.

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