GEOGRAFIA E ANTROPOCENE
U O M O , AM B I E N T E , E D UC A ZI O N E
A cura di Cristiano Giorda
INTRODUZIONE ALL’ANTROPOCENE. Cristiano Giorda,
Michele Bandiera
“L’Antropocene rappresenta la morte pubblica dell’idea moderna della natura separata dalla società”
(Lorimer, 2012)
Il concetto di Antropocene sta assumendo un rilievo sempre maggiore nel dibattito scientifico. È stato introdotto
per la prima volta negli anni Ottanta del Novecento dal biologo Eugene Stoermer, ma ottenne maggiore successo
negli anni 2000 quando fu utilizzato dal premio Nobel per la chimica Paul Crutzen. I due studiosi per Antropocene
intendevano la pervasività dell’attività umana nei processi biologici che avvengono sulla Terra e che caratterizzano
il pianeta in quanto essere vivente. È necessario marcare l’inizio di una nuova fase geologica, il cui segno distintivo
è l’impatto irreversibile delle trasformazioni impresse dall’azione umana all’ambiente terrestre. L’umanità è quindi
da qui considerata come una forza geologica. L’Antropocene è occasione di studio di diversi settori disciplinari,
dalle scienze della natura alle scienze umane. Per la geografia è argomento di ricerca sia teorico-metodologica,
riguardante le trasformazioni della superficie terrestre dall’interazione tra società e natura, ma anche empirica
dato che ci si interroga sui modi di considerare e gestire il capitale ambientale e su come governare i sistemi
territoriali. È inoltre coinvolta l’educazione geografica, cioè la ricerca di risposte culturali al problema di come
abitare il pianeta di fronte ai rapidi processi di cambiamento in atto. A livello internazionale si fa riferimento alla
Carta Internazionale dell’Educazione Geografica (1992, riscritta nel 2016) e alla Dichiarazione di Lucerna
sull’educazione geografica allo sviluppo sostenibile (2007) in cui si propone un approccio sistemico che considera
il sistema Terra come risultato delle interazioni fra diversi sistemi tra cui quello umano. L’Antropocene raccoglie
in sé molti temi connotati da una dimensione territoriale e che richiedono riflessioni a scale diverse e l’analisi dei
geografi è quindi necessaria.
PARTE PRIMA: ANTROPOCENE, GEOGRAFIA, EDUCAZIONE
GEOGRAFICA
1. PICCOLO LESSICO PER UNA SCRITTURA GEOGRAFICA
DELL’ANTROPOCENE. Cristiano Giorda
1.1 Se una notte d’inverno un geografo dell’Antropocene
Il campo di studio dell’Antropocene è molto vasto, multidisciplinare e transdisciplinare. È una materia nuova che
rifugge dai vecchi, richiede un diverso linguaggio e un sistema di rappresentazione che superi la logica cartografica
e le dicotomie tra uomo e natura che hanno costituito un punto fisso nella visione del mondo negli ultimi secoli.
1.2 Addomesticazione (domesticazione)
«Cosa fa un geografo? È un erudito che conosce la posizione dei mari, dei fiumi, delle città e dei deserti» (Il piccolo
principe). In realtà il geografo ha il compito di ascoltare la percezione che chi abita il mondo ha del mondo stesso
e poi raccontarla. Il senso del luogo non è dato solamente da una descrizione oggettiva dei luoghi, ma anche dalle
emozioni e percezioni dell’uomo che abita o osserva il luogo. Tutti questi aspetti sono fondamentali, ma troppo
mutevoli ed effimeri per comparire in una carta geografica. L’Antropocene ci invita a riflettere tramite nuovi
natura.
modelli sul rapporto di addomesticazione che si è instaurato tra uomo e
1.3 Cambiamento
Al centro del racconto dell’Antropocene c’è il cambiamento: il cambiamento di luoghi e territori, risorse e politica,
spazi e corpi, clima ed economia, ambiente e società. Per la geografia la sfida è quella di riportare i cambiamenti
dalla scala globale a scale intermedie e locali e riuscire a trovare relazioni tra questi vari frammenti.
1.4 Capitalocene
L’idea di Jason W. Moore è quella che gran parte della crisi ambientale sia causata dai modelli di produzione e
consumo capitalistici. La sua tesi sulla crisi ecologica mette in risalto non tanto la dialettica tra natura e uomo, ma
piuttosto quella tra natura e società. La critica che si può muovere a questa lettura è che tende a normalizzare il
concetto di Antropocene come si trattasse di processi già noti e trascuri gli aspetti che vanno oltre la geologia e la
critica politica al capitalismo.
1.5 Clima
La storia dell’umanità è stata profondamente influenzata dal clima tanto che le comunità hanno sviluppato
adattamenti culturali e tecnologie in grado di migliorare la propria esistenza in rapporto a esso. L’Antropocene ha
ricordato che l’Olocene, il segmento di era Cenozoica e di periodo Quaternario nel quale ci troviamo, è stato
connotato soprattutto dal clima. Durante l’Olocene infatti si sono sviluppate condizioni molto favorevoli alla specie
umana che hanno reso possibile la domesticazione di piante e animali, l’invenzione di città, l’esplosione
demografica e lo sfruttamento di combustibili fossili per produrre energia. Il deve essere studiato in relazione alle
comunità umane trattando l’adattamento, l’interazione e la reciproca trasformazione. Il clima da fattore naturale
sembra diventare un elemento sempre più legato alle azioni umane ed è uno dei fattori geografici più mutevole e
impattante sui processi di territorializzazione.
1.6 Conflitti
È possibile che i conflitti e le relazioni geopolitiche del futuro saranno strettamente legati ai processi centrali
dell’Antropocene come il cambiamento ambientale, il controllo delle risorse naturali, il movimento di popolazioni
e le popolazioni stesse.
1.7 Controllo
Dal punto di vista ecologico sembra che l’uomo abbia acquisito la credenza di poter controllare i processi della
natura a proprio vantaggio. Allo stesso tempo però le azioni umane sembrano poter essere capaci, attraverso
tecnologie e politiche adeguate, di porre rimedio ai guai generati e quindi di ritornare a una possibilità di controllo
della natura più cosciente dei propri limiti.
1.8 Educazione
Lo studio geografico dell’Antropocene considera anche la capacità di territorializzarlo, ancorandolo a riferimenti
spaziali, a scale regionali e locali, a sistemi territoriali, a popoli e culture. L’educazione geografica ci può mostrare
cosa accade nelle varie regioni e tutte le interazioni che si creano. Inoltre, orienta al futuro come progetto per
abitare il pianeta, stimola alla cittadinanza attiva e si rivolge con speranza alle nuove generazioni.
1.9 Energia
L’energia è una fonte necessaria per sviluppare le attività umane ed è quindi da ottenere in abbondanza e a buon
mercato. Il problema dell’accaparramento delle fonti energetiche si collega a problemi geopolitici, commerciali e
di possibile esaurimento delle risorse. «L’energia non può essere né creata né distrutta, ma solo trasformata»
(McNeill, Engelke). Per la maggior parte delle attività della specie umana l’energia è centrale e quindi ogni forma
di territorializzazione e di popolamento del pianeta negli ultimi due secoli è legata a modi di aumentare l’energia
a disposizione, in particolar luogo carbone e petrolio. La liberazione di energia accumulata nei combustibili fossili
è anche causa del cambiamento del clima che a sua volta provoca profondi effetti nell’ambiente, nella società,
nell’economia, nella politica e nella cultura. Quindi se il cambiamento climatico sarà agente modellatore del
territorio e dell’organizzazione delle società umane, sarà necessario fare attenzione anche al ruolo dell’energia.
Inoltre, sebbene il problema sia globale, la produzione di energia è locale ed esprime un rapporto con il territorio
e con i modi in cui esso è organizzato.
1.10 Estinzione di massa/biodiversità
L’Antropocene raccoglie anche questioni ecologiche come tutte le emergenze che nascono dall’impatto sulla
biodiversità causato direttamente dall’azione umana e dalle sue conseguenze, come il cambiamento climatico.
Molti ricercatori sostengono che stiamo entrando in una fase di estinzione di massa di specie viventi: è la sesta sul
pianeta, ma la prima causata dall’uomo. Questo tema ha come nodo centrale il rapporto tra uomo e ambiente,
ma anche la diversità. Il processo coevolutivo tra uomo e ambiente terrestre è diventato un fatto globale con un
effetto prima inimmaginabile sulla biosfera e ci richiede di rivedere l’evoluzione culturale umana. La scomparsa di
una specie porta riflettere sul ruolo della diversità umana nello spazio geografico come espressione di processi
locali e globali di interazione e trasformazione tra la specie umana e l’ambiente terrestre.
1.11 Foreste
«La distruzione dei boschi dunque fu la prima conquista geografica dell’uomo, il suo primo turbamento
dell’armonia della natura inanimata» (Marsh). In Man and Nature (1964) George Perkins March è stato il primo a
osservare che i disboscamenti cambiano il clima e la meteorologia locale, alterando il comportamento delle altre
specie, tra cui quelle coltivate. Le foreste rappresentano uno tra i tanti modi in cui l’interazione tra uomo e
ambiente ha prodotto la superficie terrestre che conosciamo oggi. Goudie in The Human Impact on the Natural
Environment: Past, Present and Future definisce il ruolo dell’uomo nella creazione e nel mantenimento della
savana, un ambiente di solito considerato interamente naturale. In questo tipo di narrazione non esiste più una
netta distinzione tra ciò che è naturale e ciò che è umano, ma si riflette sulle interazioni e i cambiamenti, che
risultano sempre più evidenti. L’Antropocene quindi rappresenta il punto di interazione tra la storia della Terra e
la storia dell’uomo, e necessita di un nuovo tipo di narrazione.
1.12 Ibrido
Frank Raes, rifacendosi a Bruno Latour, definisce ibridi quelle cose che intrecciano natura e uomo in modo
inestricabile per cui non sono né naturali né artificiali, né scientifiche né politiche: se proviamo a raccontarle
dividendole tra fatti antropici e fatti naturali scompaiono. La visione dualistica, natura-uomo, in cui tutto ciò che
l’uomo trasforma passa direttamente alla sfera concettuale dell’antropico risulta riduttivo e inesatto. Giacomo
Zanolin sostiene che le foreste siano ibridi risultanti dall’interazione plurisecolare tra uomo e natura.
1.13 Irreversibilità
L’irreversibilità indica la condizione dei processi ambientali trasformati dall’azione dell’uomo. Ogni tentativo di
“ritorno”, non porta alle condizioni precedenti, ma a progetto per un’impronta nuova da dare al territorio.
1.14 Luoghi di origine e tempi
Se si identifica l’inizio dell’Antropocene con la capacità delle attività umane di trasformare in modo irreversibile il
paesaggio terrestre, rendendo impossibile una distinzione assoluta fra ciò che è opera umana e ciò che non lo è, i
luoghi originari dell’Antropocene potrebbero essere: le miniere d’oro romane del I secolo d.C., nei pressi di Lèon
a Las Medulas in cui si sfruttarono tecniche di estrazione che modificarono totalmente il paesaggio; le piramidi
degli antichi Egizi; la grande muraglia cinese; le rovine di Machu Picchu, i luoghi di domesticazione di piante e
animali.
1.15 Luoghi
Quattro esempi di luoghi esemplari per l’Antropocene. Venezia rappresenta una città in cui si è sviluppato un
legame unico tra la comunità umana e l’ambiente fragile della laguna. È un luogo unico in cui si è creato un difficile
equilibrio, perennemente minacciato. Venezia rappresenta anche un modo diverso di abitare, caratterizzato dalla
mancanza di automobili e da tecnologie che chiedono all’uomo un particolare adattamento.
Černobyl, dopo l’incidente nucleare del 22 aprile 1986, è diventato un sito in cui l’impatto geologico dell’azione
umana è nettamente rilevabile. Questo luogo mostra anche un fenomeno di riadattamento delle specie viventi,
come è avvenuto a Hiroshima e Nagasaki con gli Hibakujumoku, gli “alberi bombardati” che sono sopravvissuti
all’esplosione.
Agbogbloshie, nella periferia di Accra in Ghana, è la più grande discarica di rifiuti tecnologici al mondo, per lo più
provenienti dalle regioni ricche del pianeta. In questo luogo, vediamo una grande capacità di adattamento
dell’uomo, si stima infatti che più di 40.000 persone vivano e lavorino lì.
1.16 Narrazioni/date
In geografia l’Antropocene inizia in relazione alle modifiche della superficie terrestre a causa dell’azione dell’uomo.
Non esiste una data o un momento originario preciso. Ad esempio, l’inizio dell’Antropocene potrebbe essere
collocato nel 1492 con la scoperta dell’America e l’inizio dei numerosi spostamenti di esseri umani e di specie
animali, botaniche, varietà di virus e batteri. Si può pensare all’inizio anche con la domesticazione di piante e
animali, circa 10 o 12.000 anni fa, o con i primi passi degli ominidi nella Rift Valley.
1.17 Osservatore
Il concetto di Antropocene richiede una rivalutazione della nostra posizione di osservatori. La Dichiarazione di
Lucerna sull’Educazione geografica allo sviluppo sostenibile (2007) include l’antroposfera nel sistema Terra. Da
questo consegue che la natura è in perenne cambiamento e che non è più completamente separabile dall’azione
umana. I due oggetti dell’osservazione non sono distinguibili, i cambiamenti sono il risultato di una coevoluzione.
L’osservatore acquisisce un ruolo attivo, infatti attraverso l’osservazione e la successiva rappresentazione agisce
come trasformatore della realtà in atto. La rappresentazione non è solo il modo in cui l’uomo vede la Terra, ma
anche uno dei modi in cui la trasforma e controlla. La carta geografica non è la realtà, ma il disvelamento di un
immaginario inconscio con cui pensiamo il mondo e lo trasformiamo.
1.18 Realtà/fiction
Esistono diversi approcci allo studio dell’Antropocene, ognuno con i suoi limiti. Si può sfruttare un approccio
scientifico operativo, volto a studiare i processi e a individuare le possibili azioni umane che possano essere in
grado di diminuire gli effetti negativi dell’alterazione del sistema Terra. Questo però gli aspetti culturali, sociali,
politici ed economici che hanno contribuito alla trasformazione del pianeta. Per altri l’Antropocene è una fiction,
che individua l’uomo come attore principale e si ambienta in scenari globali e locali. Questa visione sembra
rappresentare una mediazione tra l’approccio scientifico e le interpretazioni filosofiche, politiche ed economiche.
Concentrandosi eccessivamente sulla narrazione e sulla sua comunicazione si potrebbero però relativizzare i rischi
concreti. Infine, esiste una visione totalmente politica che vede l’Antropocene come una conseguenza diretta del
capitalismo e della globalizzazione.
1.19 Territorio/territorializzazione
L’Antropocene ha una dimensione globale, ma si differenzia nei diversi contesti locali. È necessario
“territorializzare” l’Antropocene, cioè studiarlo nei luoghi e sistemi territoriali. Essendo ormai impossibile
distinguere l’ambiente dall’uomo, per effettuare cambiamenti è necessario inserirsi nelle strutture con cui le
società umane lo hanno modificato e lo stanno controllando, come l’economia, la politica, la società e la cultura:
tutto ciò si raccoglie nel concetto di territorio. Il territorio individua interpretazioni e rappresentazioni di un ibrido
nato dalle relazioni tra ambiente e specie umana. Non esiste territorio senza Antropocene, quindi si può
retrodatare l’inizio dell’Antropocene a prima della Rivoluzione Industriale.
1.20 Uomo-Ambiente
Dal momento che natura e uomo sono diventati inscindibili non è più possibile spiegare la natura e la società da
sole come se fossero autonome. I manuali scolastici della scuola primaria insegnano ancora a distinguere in un
paesaggio gli oggetti naturali da quelli artificiali, ma con l’Antropocene distinguere queste due categorie è sempre
più difficile e forse nemmeno utile.
2. IL PAESAGGIO GEOGRAFICO NELL’ANTROPOCENE.
Fabio Parascandolo, Marcello Tanca
2.1 Paesaggi geogenici e paesaggi antropogenici
Il paesaggio è un indicatore delle trasformazioni innescate negli ecosistemi terrestri dalle pratiche di produzione
tipiche del capitalismo avanzato. Con “paesaggio dell’Antropocene” si allude alla nascita di specifici paesaggi che
recano in sé i segni lasciati dall’umanità, che possiede mezzi non paragonabili a qualunque altra specie presente
sul pianeta. Questi nuovi paesaggi hanno proprietà mai riscontrate in nessun altro momento della storia naturale
o umana. I geografi cercano nel paesaggio una testimonianza visivamente esemplare del cambiamento storico.
Per capire il rapporto che lega paesaggio e Antropocene dobbiamo considerare due fattori: rispetto agli ecosistemi
naturali non umani, i biomi antropogenici prodotti dall’interazione umana (colturale e sociale) con la biosfera
hanno un’estensione nettamente maggiore; i biomi antropogenici prodotti dall’interazione umana con la biosfera
danni vita a sistemi misti composti da insediamenti umani ed ecosistemi naturali, “mosaici eterogenei”. È proprio
a questi mosaici che dobbiamo porre attenzione se vogliamo assegnare al paesaggio il valore di indicatore visivo.
Pensare all’Antropocene come una nuova era geologica che ha impatti fortissimi sul paesaggio permette di
svalutare due posizioni: quella che fa dell’Antropocene qualcosa che c’è sempre stato; quella che vede
l’Antro
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto Geografia umana e culturale, prof. Giorda, libro consigliato Educare al territorio, educare il territorio…
-
Riassunto esame Geografia umana e culturale, prof. C. Giorda, libro consigliato Geografia umana, Greiner, Demattei…
-
Riassunto esame geografia, prof. Giorda, libro consigliato "Il mio spazio nel mondo" di C. Giorda
-
Riassunto esame “Geografia”, prof. Calandra, libro consigliato “Il mio sguardo nel mondo”, Cristiano Giorda