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Parte Prima

Fare Geografia

La geografia contemporanea si caratterizza di 4 tratti fondamentali:

. Un'affermazione - Non esiste geografia senza geografi.

. Uno strumento - Il geografo non è nulla senza la sua carta, che rappresenta il mondo.

. Un concetto - Sulla superficie della terra nulla è banale.

. Una domanda - La geografia è una scienza? Un'arte? In realtà è un po' l'una un po' l'altra.

I. Il geografo

Il termine geografia è l'unione di 2 vocaboli greci "geo" la terra e "grafia" la sua descrizione. Per

descrivere la terra servono i geografi, i quali riconoscono lo spazio, danno nomi ai luoghi,

osservano ecc. La storia registra la presenza della geografia già prima di Cristo, nell'antica Grecia,

forse anche presso gli Egizi e i Fenici e ciò è testimoniato dal ritrovamento di abbozzi di carte

geografiche.

I greci erano scrittori, matematici, viaggiatori.

Erotodo percorre le città greche, l'Egitto, l'Asia Minore, e nei suoi racconti unisce storia, mitologia

e geografia; Eratostene calcola la misura della circonferenza terrestre; Strabone scrive una

Geografia, un enciclopedia di 17 volumi; Claudio Tolomeo è il più moderno di tutti, anch'egli

studiò la sfericità della terra, definisce i metodi della cartografia per rappresentare la terra su una

superficie piana ed elabora una carta del mondo abitato.

Gli eredi dei greci sono i geografi arabi, anch'essi matematici e navigatori. Nel medioevo

importante fu l'imperatore geografo Yü il grande, il quale fa misurare la lunghezza della terra,

quadrata, a differenza del cielo, rotondo e stabilisce i confini del suo regno.

La geografia moderna compare dopo le grandi scoperte del XV secolo e del Rinascimento. Le

prime figure importanti sono il navigatore e il cartografo, i quali si ritrovano soprattutto nelle nazioni

europee che si lanciano alla conquista del mondo (portoghesi, spagnoli, inglesi...).

Nacquero l società geografiche fondate su uno spirito di concorrenza, volontà di conquista, sul

lucro, la prima è quella di Parigi, il più rappresentativo è Alexandre von Humboldt che pratica una

geografia d'avventura attraverso l'America del Sud, egli è il padre non solo della geografia

contemporanea, ma anche dell'ecologia. Nel XIX secolo, la geografia entra nelle università dei

grandi paesi industrializzati e diventa disciplina accademica. Karl Ritter prosegue l'opera di

Humboldt, egli conferisce un'importanza maggiore alla geografia umana, teorizzò lo spazio umano

con la tendenza a considerarlo determinato da condizioni naturali. Il concetto di determinismo e

spazio vitale (Lebensraum) saranno inseguito utilizzati dagli ideologi della Germania nazista.

Il geografo tradizionalmente viaggia. alla fine della seconda guerra mondiale il geografo

principiante aveva abbandonato la propria città o paese è compiuto le sue prime ispezioni in

bicicletta. Il geografo vuole vedere direttamente i vari paesaggi, paesi o quartieri, vuole esplorare il

terreno che è fonte e alimento della geografia contemporanea. Cartografi e ingegneri producono

carte e rappresentazioni geografiche, per esempio in Francia sono professori, non ricercatori, che

lavorano nelle università e fanno parte dell'Istituto Geografico Nazionale. Il geografo ha avuto

sempre a che fare con i numeri, abbiamo due grandi fonti che lo accertano: la misura dei fenomeni

spaziali e i censimenti della popolazione.

II. La carta geografica

La carta è uno strumento dai molteplici usi.Le prime carte conosciute sono quelle egizie e

babilonesi. Un primo esempio di carta era una tavoletta che rappresentava Babilonia. I greci che

erano matematici, gettarono le fondamenta della cartografia riconoscendo la sfericità della terra e

inventarono le coordinate geografiche (longitudine e latitudine). La cartografia si sviluppò con

l'ampliamento delle reti di navigazione e la delimitazione degli Stati nazionali durante l'illuminismo

ad opera di arabi, portoghesi e britannici. I cartografi si trovarono a risolvere problemi, come quello

della rappresentazione di un oggetto sferico, ossia la Terra, su una superficie piana, o ancora

quello della raffigurazione su carta dei rilievi e della profondità dei mari e degli oceani. La

Cartografia si mostrò una scienza con una forte componente matematica, allo stesso tempo si

mostrava anche una come una tecnica applicata, nella misura in cui si rilevava indispensabile per il

navigatore o viaggiatore. La Carta raffigurava la riduzione di una porzione dello spazio terrestre,

secondo una data scala. Fu concepita dai militari, ingegneri o militari, ma è indispensabile per il

geografo moderno, perché questi possono orientarsi e analizzare le sue osservazioni. La Carta è

uno strumento imperfetto, perché è una riduzione è una proiezione, ma tuttavia è rispettosa sei

regole rigorose, indicate dalla scala e dalla legenda. Nel corso degli ultimi decenni, l'informatica da

alla cartografia molta importanza, infatti, la carta entra nei sistemi di. Informazione geografica

(GIS). I GIS sono sistemi informatici di organizzazione dei dati geografici che consentono

l'acquisizione, la registrazione, l'analisi, la visualizzazione e restituzione di informazioni derivanti da

dati geografici. Le informazioni sono sviluppate in seguito allo sviluppo del calcolo, della statistica e

delle tecniche del tutto nuovo come ad esempio la fotografia aerea e le immagini satellitari. In poco

tempo si è passati da una fase in cui la carta veniva disegnata a mano ad un'era di informazione

postindustriale, con elaborazioni senza limiti. Tutti mestieri traggono beneficio da questa

esplosione geografica, a partire dai militari, come testimoniano le recenti guerre. La Carta è un

oggetto molto diffuso, illustra le guerre, le lezioni, le epidemie, le spiagge ecc. Essa è effimera,

appena edita è già superata. Esistono carte di vari tipi: stradale, gastronomica, turistica e

pubblicitaria. Negli ultimi tempi è oggetto di discussione, poiché viene messa in discussione la sua

oggettività; alcuni sostengono che questa non abbia alcun valore.

La maggior parte dei cartografi sostengono il concetto di "rappresentazione": la carta non ha un

valore assoluto, non è sintomo di pianeta Terra. Essa è sia una riduzione che una proiezione,

entrambe sono determinate da chi le elabora. La proiezione deforma e ciò è inevitabile per

qualsiasi carta. La proiezione cartografica di Mercatore è una proiezione cilindrica. Per spiegare la

carta di Mercatore dobbiamo immaginare un cilindro avvolto intorno alla sfera terrestre, dove i

meridiani sono rappresentati come rette parallele perpendicolari all'equatore, egualmente distanti

l'una dall'altra, mentre i paralleli sono disegnati sempre maggiori via via ci si avvicini ai poli e per

questo le forme sono dilatate. La riduzione delle distanze sulla carta introduce la nozione di

"Scala". Quanto più la scala è ridotta, tanto più le deformazioni sono evidenti. Al contrario, più la

scala è grande, più è possibile una rappresentazione dettagliata. Di un atlante bisogna saper

leggere la scala e la proiezione, ma anche i colori, i segni, gli sfondi e la legenda. Questa fornisce

la chiave di lettura, la suddivisione dei colori e la decodificazione dei segni.

La carta geografica è divenuta nel tempo un punto di forza di assoluta importanza, infatti si

presenta come strumento indispensabile per il potere politico. Lacoste sosteneva che la geografia

serve a fare la guerra: a scala ridotta questa permette di definire le strategie, di stabilire grandi

spostamenti di truppe e scegliere i luoghi in cui muoversi. A grande scala, invece, serve ad

orientarsi ed a individuare il nemico. Oggi questo potere lo troviamo non più nelle Carte tradizionali

cartacee, bensì in un sofisticato complesso tecnologico, basato sull'osservazione aerea e

satellitare e il trattamento informatico dei dati.

Tale carta è monopolio del Pentagono, gli altri paesi hanno un accesso parziale. Oltre che militare,

il punto di forza della Carta è anche politico. La Carta politica delimita i confini, suddivide le

circoscrizioni, da un nome ai luoghi, in questo modo un potere politico si assicura l'appropriazione

dello spazio. Infatti, oggi, le nazioni europee si assicurano il dominio su un territorio non solo con le

armi e altri mezzi, ma anche con la Carta. La Carta è uno strumento indispensabile per

l'organizzazione del territorio: gli uomini trasformano il territorio in cui vivono, attraverso grandi

lavori di idraulica, sviluppo agricolo ecc... tali operazioni non sono possibili senza l'uso delle carte

di diversa scala. È necessario comunicare con gli abitanti dei luoghi, al fine di coinvolgerli nei

progetti. La Carta geografica è un forte rilevatore di disuguaglianze sociali su un determinato

territorio, è per questo motivo, anche un punto di forza sociale.

III. La combinazione geografica

Il pensiero geografico iniziò a fare dei progressi negli anni 50 con il geografo Andrè Cholley, il

quale ideó il concetto di "Combinazione geografica". Il suo merito fu quello di spiegare che

l'oggetto della geografia era la combinazione di varie componenti della superficie terrestre. Infatti,

non è possibile conoscere i suoli senza conoscere i climi o comprendere le tecniche agricole senza

conoscere il suolo o i rilievi. Il suo studio non fu solo un ragionamento teorico, ma cercò di

spiegarlo con esempi pratici: la circolazione atmosferica, la prateria canadese ecc.. egli mostrò che

in tutti questi casi la combinazione geografica associa più fattori, i quali sono tutti interdipendenti

tra loro. Egli supera i vecchi concetti deterministi, secondo i quali un fattore determina tutti gli altri.

Egli anticipò i concetti contemporanei sui "Sistemi": composti di molteplici elementi strettamente

legati gli uni agli altri e con reazioni gli uni sugli altri. Queste combinazioni non sono le stesse nelle

varie regioni della Terra, perché ogni luogo ha i propri fattori che cambiano. Egli cita anche altre

espressioni, "ambiente", "campo", "regione"; quest'ultimo termine indica un territorio che serve da

sostegno alle combinazioni scelte o realizzate dall'uomo. Il termine "regione" è la parola chiave

della geografia francese, infatti per i geografi francesi la geografia si fonda sulla ricerca delle

combinazioni. L'obbiettivo era quello di definire l'unità di misura dello spazio geografico, partendo

dal concetto di combinazione, per poi spiegare cos'è una regione, un campo e un ambiente.

Cholley non arrivò alla conclusione, così l'interesse regionalistico fu sostituito da una geografia

strettamente fisica e naturalistica.

Secondo Brunet, lo spazio geografico è la distesa terrestre utilizzata e organizzata dalle società

in vista della loro riproduzione. È meglio parlare di organizzazione dello spazio, perché questo non

serve solo per nutrirsi e trovare riparo, ma a supportare tutta la complessità degli atti sociali. Con il

termine "struttura" definiamo la modalità di organizzazione dello spazio. Brunet chiama "coremi"

le strutture elementari dell'organizzazione dello spazio. L'erede della combinazione è il sistema, il

quale risulta poi preciso; Pierre George e Fernand Verger ne danno una definizione perfetta: il

sistema mette in evidenza le relazioni strutturali e dinamiche dei diversi elementi che agiscono

sull'insieme dei dati di ordine economico, sociale, culturale, tecnico e politico, relazioni ad una

porzione di spazio e condizionanti le relazioni di questa con altre porzioni di spazio. La teoria dei

sistemi si confronta con la realtà geografica. La Corematica inventata da Brunet è una nuova

geografia generale, una geografia dell'organizzazione dello spazio, dai livelli più elementari al

mondo nel suo insieme.

Si distinguono 4 modelli di spazio:

1. Lo spazio paleolitico: caratterizzato da una ridotta densità di popolazione e dalla prevalenza

di fattori naturali nell'organizzazione del territorio. Gli uomini sono cacciatori, agricoltori e

pescatori, nomadi e sono gli elementi naturali a dominare l'organizzazione dello spazio, come

fiumi, rifugi in anfratti rocciosi, deserti, paludi ecc. Il geosistema Terra acquisisce un valore

quasi assoluto e i geografi hanno preferito lasciare questo campo di studio agli antropologi.

2. Lo spazio contadino: da qualche migliaio di anni gli uomini allevano animali, coltivano e si

insediano in paesi e città, la permanenza in un luogo e l'estensione di questo trasformano

l'organizzazione dello spazio, che diventa "addomesticato", ossia conserva gli elementi di una

vita naturale, che però sono modificati dalla mano dell'uomo, secondo il grado di sviluppo

tecnologico che egli possiede.

3. Lo spazio città campagna: questo modello spaziale si riferisce a due logiche che hanno poco

in comune, uno è lo spazio contadino, l'altro della città, spazio in rapido sviluppo con le sue

industrie, i commerci, le infrastrutture e le reti telematiche fatte di linee, punti e nodi. I geografi

devono studiare una nuova realtà, quella dei "sistemi urbani". La geografia contemporanea

nasce dalla combinazione di due tipi diversi di organizzazione dello spazio, quella rurale e

quella urbana. I rapporti tra questi due tipi di organizzazione sono difficili da stabilire, perché la

sovrapposizione di un sistema urbano, costituito da reti e flussi sulla organizzazione territoriale

contadina è molto complessa.

4. Lo spazio della metropoli: diffuse in tutti i continenti le metropoli sono popolate da milioni di

abitanti. Metropoli e megalopoli occupano superfici ampie e si ampliano a spese delle aree

adiacenti che hanno ancora un'organizzazione agricola. Queste aree si legano

progressivamente alla civiltà metropolitana nel lavoro, nella cultura e negli stili di vita. È

all'interno delle megalopoli che si decide l'organizzazione dello spazio. La natura appare di

rado e traspare nelle zone attrezzate per il tempo libero, gli spazi dismessi sono molto diffusi.

IV. Geografia scientifica, geografia sensibile

La geografia è considerata una scienza fin dai suoi inizi, infatti i suoi orizzonti e obbiettivi sono

cambiati nel tempo. I greci cercarono di risolvere il problema della forma della terra, dei movimenti

del sole e della luna e l'alternanza delle stagioni e del giorno e della notte, contemporaneamente

ambirono ad allargare i propri orizzonti al di là del mediterraneo, per questo motivo furono

matematici e cartografi. Gli arabi e i portoghesi si inserirono nella stessa tradizione, ma ampliarono

le loro indagini. Il geografo del XVIII e XIX secolo frequenta naturalisti, botanici e geologi. In

seguito ci fu la "rivoluzione quantitativa" nel XX secolo, che si sviluppa negli Stati Uniti e trae

ispirazione dalle scienze più sviluppate del periodo, la matematica e la fisica. La rivoluzione

quantitativa si ispira ad una scienza positiva che elabora teorie, modelli e utilizza il ragionamento

deduttivo, la sua grande innovazione è la messa appunto di modelli di diffusione spaziale: modelli

costruiti a partire dalla realtà osservata. Nel mondo in movimento, la diffusione spaziale concerne

campi assai vari, come per es. le migrazioni di popolazione, delle mode, delle abitudini. Una novità

nella geografia è la teoria delle "località centrali", la quale si diffonde molto velocemente dagli

anni '50 e '60 nelle università anglosassoni e anche in Francia. Secondo questa teoria, le città

sono legate tra loro in un rapporto gerarchico ed esercitano sullo spazio circostante un'influenza

pari al loro peso demografico ed economico. La teoria si applica allo spazio esistente tra le città sia

all'interno dello spazio urbanizzato delle più grandi metropoli.

In Francia e in Italia è inserita nelle facoltà di Lettere, mentre nella maggior parte delle università

anglosassoni e tedesche si ricercava il contatto con le scienze naturali.

Una dimensione della geografia è la sensibilità, poiché è direttamente coinvolta dai fenomeni del

mondo.

Parte Seconda

V. Lo spazio vissuto

Lo spazio vissuto o spazio geografico è il territorio che si costruiscono gli uomini che vivono in

società, in base alle esigenze del singolo quelle della collettività. A partire dal concetto di spazio

vissuto, la prima lezione da trarre è quella dell'opposizione di sue geografie, una legata ai luoghi

conosciuti (radicamento), l'altra cerca di superare gli orizzonti abituali (mobilità) quindi anche tra

abitante e viaggiatore c'è un'opposizione. La nozione di spazio vissuto arricchisce notevolmente il

tema del "paesaggio", inteso come proiezione per i diversi individui. Lo spazio vissuto riconcilia

arte e geografia: il paesaggio è quello dei pittori, ma la descrizione è quella dei romanzieri e dei

geografi. Le ricerche sullo spazio vissuto avviate in Francia all'inizio degli anni '70 si ispirano a tre

correnti d'indagine: una è quella di alcuni geografi che si confrontavano con l'indebolimento di una

geografia troppo classica, la seconda è quella delle scienze sociali e infine la geografia

anglosassone che abbracciava la "geografia della mente". Secondo Piget, lo spazio di costruisce

poco a poco. La metodologia per trattare gli spazi vissuti, all'inizio consisteva nel precisare alcune

nozioni fondamentali: le distanze e gli spazi.

Le distanze sono misurabili in modo oggettivo, km o in m ma queste si complicano quando si

prendono in considerazione delle varianti: distanza effettiva che modifica l'impressione di

lunghezza; la distanza ecologica che mette in risalto i colori per esempio e infine la distanza

sociale che tiene conto delle divisioni, rotture o affinità tra gli uomini.

Lo spazio è costruito dall'uomo come spazio di vita.

Le prime indagini sul campo si sono basate sullo studio del romanzo di "Madame Bovary", poiché

è un soggetto geografico molto interessante, per il fatto che Flaubert, inserisce i personaggi in uno

spazio del tutto reale, che è parte integrante del romanzo in cui appaiono. Lo spazio di Madame

Bovary è costituito da 3 tappe: l'infanzia, la passione e la morte. La prima tappa è quella della

giovinezza, la vita nella fattoria e il convento che ospita Emma e il paese di Caux contribuiscono a

rendere la sua infanzia felice ma anche frustrata. La seconda tappa è quella che la conduce a

Yonville, in Francia, piccolo borgo il quale è il centro del suo spazio vissuto. La terza tappa si

svolge a Rouen.

Lo spazio vissuto non è un dato invariabile, ma evolve con l'età, infatti alcuni geografi hanno

dimostrato questo progresso nel bambino: dallo spazio immediatamente vicino del neonato, si

passa ad uno spazio più elaborato dello studente di scuola media, che scopre il paese i quartieri.

Lo spazio, quindi, si dilata dalla prima infanzia fino all'età adulta, fino a ritornare un circolo assai

ridotto fino alla morte. Le fasi dello spazio legato all'età mettono in evidenza alcune geografie

come quella della scuola, del lavoro, dei viaggi ecc. Lo spazio è sempre binario, infatti in tutte le

società si distingue uno spazio degli uomini e uno delle donne, nonostante tra questi ci siano

connessioni molto profonde e questa distinzione continua ad esserci per es. nelle società

islamiche, dove la separazione dei due spazi è una regola. Alla donna spetta l'interno, la casa, la

famiglia, all'uomo l'esterno, gli amici, il lavoro. Tutte le società ammettono una gerarchia sociale, in

modo particolare quelle industrializzate, le quali comportano differenze di reddito, potere e beni

patrimoniali. Anche la cultura di ciascuno contribuisce a modellare lo spazio vissuto. Si possono

riconoscere delle culture della stabilità, o persino del radicamento, come per la maggior parte

delle società contadine.

Il determinismo sostiene che l'ambiente fisico determini il comportamento e l'opinione degli uomini

determinati dall'ambiente fisico. Nell'analisi delle combinazioni geografiche e degli spazi vissuti

vengono collocati gli spazi della stabilità, i quali si sono affermati all'interno della società

contadine che occupano luoghi stabili da parecchi secoli. Al contrario, gli spazi della mobilità

sono quello dove domina la metropolizzazione, la mobilità permanente degli uomini in luoghi

vicini o su scala intercontinentale. Esistono anche gli spazi della marginalità, collocati in

condizioni molto difficili. La marginalità riguarda tutti coloro che non hanno potuto o voluto

integrarsi nelle società contadine, per es. I nomadi. Gli spazi marginali sono alla periferia dei luoghi

conosciuti.

VI. L'abitante e Il viaggiatore

L'abitante è colui che si appropria dello spazio nel quale vive, al quale attribuisce un certo valore e

associa una certa identità. Abitare implica però, anche una concezione del tempo oltre che dello

spazio. L'uomo abitante è infatti per eccellenza quello delle società abbastanza stabili da conferire

a spazio e tempo una comune dimensione, che si identificano con quelle della vita. Sono cioè le

società contadine, il cui modello è protettivo: esige il lavoro come valore e preferisce la continuità

delle cose, piuttosto che il progresso. Il modello contadino non è rigido e per molto tempo convive

con quello della città. Lo spazio della città è molto spesso quello di un agglomerato di villaggi

chiamati quartieri. Il modello di una geografia contadina non è sopravvissuto nel XX secolo, infatti

nella maggior parte dei paesi industrializzati la percentuale di agricoltori è scesa sotto al 10% della

popolazione attiva. Oggi le città e le metropoli dominano il mondo ed accanto ad esse si manifesta

una mobilità umana senza precedenti, grazie alla rivoluzione dei mezzo di trasporto. L'uomo

contemporaneo ha smesso di abitare e diventa "homo mobilis". La mobilità diventa un fattore

fondamentale nella geografia della seconda metà del XX secolo. Le nuove forme di trasporto

accorciano le distanze, si tratta di trasporti di massa. Hanno rivoluzionato la vita degli abitanti tre

mobilità di trasporto: l'automobile (per spazi relativamente vicini), il treno (ad alta velocità preferito

per le lunghe distanze) e l'aereo (per distanze intercontinentali). L'America del nord, l'Europa

occidentale e l'Asia orientale si dividono i più intensi traffici aerei. Il pianeta diventa nomade anche

se i loro itinerari non sono identici. Gli emigranti sono generalmente spinti da una vita migliore e di

un lavoro necessario per la sopravvivenza. La storia dell'umanità è fatta di grandi migrazioni, ed

oggi i flussi sono più dietro che mai, facilitati dai mezzi di trasporto e causati dalla differenza di

ricchezze dei vari paesi. I viaggiatori sono mossi, invece, da esigenze come il piacere, possiamo

infatti parlare di turisti. Proprio al turismo si applicano nuovi concetti della geografia come le

rappresentazioni, le immagini mentali, i condizionamenti mediatici; i maestri di questo campo sono

i tour-operator. Infine i professionisti che hanno necessità e motivazioni ancora differenti:

lavorano nel campo degli affari, delle multinazionali, nelle banche, nei grandi servizi, alcuni

viaggiano per una vita altri per pochi giorni e da qui nascono nuove coppie internazionali, miste.

Un po in disparte è il viaggiatore esteta, che fa del viaggio una sua opera personale, preferendo

percorsi liberi e alternativi agli itinerari turistici di massa. Oggi siamo un po' tutti seminomadi, degli

abitanti-viaggiatori. La maggior parte della popolazione è soggetta ad un'intensa mobilità, fra il

domicilio e il luogo di lavoro, per svago, la scuola ecc. In questo modo vediamo spazi vissuti molto

più ampi. Tale mobilità è comunque accompagnata da evidenti esigenze di permanenza e

radicamento. Così lo spazio vissuto è di una duplice componente: la mobilità che trasporta e

l'habitat che rassicura. Caso estremo è quello dei profughi, i quali obbediscono bene all'ordine

della mobilità, ma perché vi sono costretti in quanto reclusi nel luogo in cui si trovano.

VII. I Paesaggi

Tema della geografia non solo delle forme che caratterizzano uno spazio ma anche gli sguardi

degli uomini che in esso cercano alcuni punti di riferimento. La scienza ha permesso di

riconoscere, in un'ottica strettamente oggettiva, i paesaggi terrestri, e senza di essa i paesaggi dei

geografi sarebbero rimasti puramente letterari. Questi stessi geografi si sono però privati della

dimensione soggettiva e tuttavia essenziale. Il paesaggio non può essere concepito senza una

creazione artistica di colui che lo interpreta e che quindi lo crea, si può parlare dunque di creazione

del paesaggio. A partire dal XVIII secolo, e specie da Rousseau e dai Romantici il paesaggio

accompagna il racconto letterario. Raggiunge infine le vette dell'arte nel XIX secolo con i pittori

impressionisti, quando il mondo rurale sfuma è quello delle città sorge. Negli anni '50 e '60 si era

ridotto lo studio del paesaggio con il paradigma positivista ma nei decenni successivi i geografi lo

riprenderanno. La nozione di paesaggio appare nei due continenti dove il radicamento contadino

risulta essere più evidente: la Cina nel X secolo e l'Europa occidentale un po dopo. Anche ai giorni

nostri si preferisce riferire un paesaggio a un ambiente rurale, campestre e contadino.

Paesaggi della Cina - La Cina si presenta come la più grande massa contadina al mondo. Alcuni

aspetti accomunano da molti secoli i paesaggi della cinesi dove i colori della natura sono quelli

della terra e dell'acqua, tanto che in cinese paesaggio si dice shanshui (montagna-acqua). Questo

paesaggio meraviglioso ha resistito a quasi tutti gli scossoni della storia, certo trasformandosi,

diventando oggi l'archivio del paesaggio dei contadini, molto più di quello europeo, già fortemente

urbanizzato. I pittori cinesi, maestri della rappresentazione, hanno trovato senz'altro ispirazione

nella realtà è hanno fatto del paesaggio un elemento immaginario, che riporta alla realtà

l'osservazione che lo contempla.

Paesaggi dell'Europa occidentale e centrale - Anche i paesaggi europei condividono lo stesso

sfondo contadino di quelli cinesi. La Francia offre un riassunto dei paesaggi europei modellati dalle

civiltà contadine, dove possiamo vedere due diversi tipi di paesaggi rurali: i campi aperti o

openfield e quelli chiusi o bocage. In Europa, a differenza della Cina, l'esodo delle campagne è

alle spalle e il paesaggio rurale è divenuto nell'opinione comune un patrimonio da preservare per

non correre il rischio di essere sfigurato dall'espansione dell'urbanesimo. Si può tuttavia asserire

che i cinesi sono stati sempre più vicini alle proprie rappresentazioni nella loro posizione fra realtà

e rappresentazione. Mentre gli europei, più realistici e aperti alla conquista esteriore dell'universo,

hanno giocato con il mondo delle materie e delle forme come con i propri stati d'animo. Il

paesaggio europei si inscrive in un paesaggio storico, che porta il contadino a diventare homo

mobilis, mentre quello cinese rimane senza dubbio fuori dal tempo.

Lo sviluppo della città, dapprima in Europa e poi nel mondo intero p, ha imposto il paesaggio

metropolitano come tema essenziale di artisti, pittori ecc. I paesaggi della città possono leggersi

secondo una duplice interpretazione; una città costituisce in primo luogo un insieme di segni, in

secondo luogo la città è un teatro vivente e luogo di incontri e momenti che rappresentano essi

stessi un paesaggio. Tre esempi fondamentali per dimostrare questi concetti sono:

1. Gerusalemme, città santa, dove possiamo trovare i segni più forti delle 3 religioni monoteiste

del Mediterraneo e del mondo. Gli edifici evocano religione e storia, e se c'è un simbolo che

evoca proprio Gerusalemme è il muro di grandi pietre lavorate dall'uomo, scavato è consumato

dai secoli. Nello stesso tempo è spettacolo e lotta. Il primo è nella città vecchia, villaggi e

quartieri, con tutti i segni che distinguono edifici ebrei, cristiani e musulmani. La l'ora perché

non ha mai risparmiato la città, una metropoli che non smette di estendere i propri

prolungamenti sulle colline vicine. Si sviluppa così una Gerusalemme ebrea, all'Europa, ad

ovest e ad est una Gerusalemme di conquista territoriale da parte di ebrei a danno dei

palestinesi.

2. Parigi, è la capitale di uno Stato nazionale che è uno dei più antichi del mondo che ha

inventato la nozione di “territorio” inteso come dominio. Parigi è infatti reale, imperiale e

repubblicana, dove i più grandi sovrani e presidenti vi hanno apportato i segni urbanistici e

architettonici dei loro tempi. Il suo orizzonte è quello della potenza territoriale. Ma Parigi è

anche la “Ville-lumière”, una festa e uno spettacolo in ogni momento, e nello stesso tempo un

agglomerato di limitazioni e confini. La città riunisce e oppone. Il consenso nazionale è forte

ma forti sono anche le opposizioni sociali e politiche. Lo affermano altri monumenti, quelli di

una rivolta, di una rivoluzione. Una grande eterogeneità di persone, gruppi, accenti, colori,

costumi e odori.

3. New York, città che domina il pianeta e ne è consapevole, monumento dell’onnipotenza e delle

debolezza di un America nuova, immigrata, sempre di frontiera, libera e conquistatrice. Lo

ricordano i segni più evidenti: la statua della Libertà, l’isola di Manhattan rivolta verso il mare e

il mondo, i moli, Wall Street, il World Trade Center quando ancora era in piedi. Il suo orizzonte

è quello della potenza mondiale, e tutti i popoli del mondo vi si incontrano. Per capire il

paesaggio di questa città bisogna leggerne la pianta di una razionale semplicità geometrica:

strettamente quadrangolare, come Roma, ma senza barriere né muraglie. I palazzi sono di

enorme altezza; il grattacielo è l’emblema della potente America. Dà l’idea di una potenza

assoluta ed anche di una creatività infinita senza limitazioni né scrupoli, per questo lascia fuori

o dentro di sé, nei suoi interstizi o nei ghetti i poveri spesso in assoluta miseria. L’attentato alle

Torri Gemelle rappresenta una grande ferita al paesaggio urbano e indica che anche le città

possono morire.

I paesaggi rurali e metropolitani sono quelli che offrono immagini e segni più forti ma non sono

tutti i paesaggi del mondo. Altri sono i paesaggi della banalità quotidiana, che spesso vengono

dimenticati, per esempio quelli delle vaste periferie di villette che circondano le grandi città europee

e nordamericane o ancora gli estesissimi spazi rurali dei paesi del Sud del mondo. Questi luoghi

banali e comuni d’altronde si moltiplicano. Ci si chiede quindi se affinché si crei il paesaggio non

sia necessaria una certa distanza fra l’oggetto e colui che osserva: l’abitudine banalizza il

paesaggio e lo può addirittura cancellare. Si può dire che esiste un sentimento latente o trattenuto

dalla pressione dell’abitudine. Occorre quindi la distanza del viaggiatore o dell’artista per creare il

paesaggio. Gli abitanti destano gli spazi in cui vivono che ricordano la loro alienazione; tuttavia

quando si volgono indietro affermano di essere legati a questi luoghi e di amarli.

Infine ci sono i paesaggi sublimi cioè quei paesaggi che suscitano un certo fascino e un

sentimento di piacere assoluto ma anche di terrore soprattutto sui visitatori, come il mare, il litorale,

la montagna, il deserto, la foresta, i Poli.

Il mare, nonostante le tecniche di navigazione, è sempre temuto, in quanto da solo l’uomo non lo

potrebbe dominare. La sua contemplazione suscita nello stesso tempo l’angoscia e la pace, la

paura per le possibili catastrofi e la vita riposante. E’ la natura per eccellenza e per molto tempo è

stato frequentato solo da pochi avventurieri. Fu dunque necessario “inventare” la riva, il litorale.

I litorali costituiscono oggi il canale del “sublime”, i turisti vi accorrono, i residenti sono in continuo

aumento e i pittori non se ne stancano mai. E’ divenuto luogo di piacevole svago per eccellenza,

suo archetipo è la spiaggia tropicale.

La montagna, il suo esser sublime per eccellenza è dovuto alla vetta, la postura e la visione

verticale. In basso la vallata con industrie e città, a metà del pendio la foresta e i bei panorami, ma

anche le piccole paure (animali feroci) e i possibili inconvenienti (gamba rotta per trekking o sci).

Più in alto i campi innevati o ricoperti da ghiacciai, rocce e fuoripista, il rischio degli sport sulla

neve. Infine la sommità solo per i più temerari, la contemplazione, l’infinito tra la vita e la morte.

Il deserto è forse il più strano di tutti questi paesaggi sublimi, disabitato, senza acqua, animali,

vegetazione né uomini, anche se non è sempre vero. Spoglio al massimo ma da scoprire, dove

troviamo il fascino dei miraggi che si mischia all’immaginario, spesso ospita anche il petrolio, l’oro

nero, ed è qui che troviamo alcune delle più belle leggende della terra.

Infine il fiume e la foresta, il primo può incutere paura ma affascina perché è anche un legame, un

possibile punto di riferimento. La foresta spaventa ma è anche un rifugio a numerosi popoli, mentre

dalle popolazione urbane è considerato uno spazio naturale. Più di altri questi spazi appaiono

minacciati anche se tutti i paesaggi sublimi lo sono. In questa contemplazione sublime, infatti, gli

uomini scoprono però, come in un incubo, le rive inquinate, le foreste sradicate, i rifiuti e gli scarti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MrsGessleItalien di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Careggio Frassy Pierpaolo.

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