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Parte prima
Fare geografia
La geografia contemporanea si caratterizza di 4 tratti fondamentali:
- Un'affermazione - Non esiste geografia senza geografi.
- Uno strumento - Il geografo non è nulla senza la sua carta, che rappresenta il mondo.
- Un concetto - Sulla superficie della terra nulla è banale.
- Una domanda - La geografia è una scienza? Un'arte? In realtà è un po' l'una un po' l'altra.
Il geografo
Il termine geografia è l'unione di due vocaboli greci "geo" la terra e "grafia" la sua descrizione. Per descrivere la terra servono i geografi, i quali riconoscono lo spazio, danno nomi ai luoghi, osservano ecc. La storia registra la presenza della geografia già prima di Cristo, nell'antica Grecia, forse anche presso gli Egizi e i Fenici e ciò è testimoniato dal ritrovamento di abbozzi di carte geografiche.
I greci erano scrittori, matematici, viaggiatori. Erodoto percorre le città greche, l'Egitto, l'Asia Minore, e nei suoi racconti unisce storia, mitologia e geografia; Eratostene calcola la misura della circonferenza terrestre; Strabone scrive una "Geografia", un'enciclopedia di 17 volumi; Claudio Tolomeo è il più moderno di tutti, anch'egli studiò la sfericità della terra, definisce i metodi della cartografia per rappresentare la terra su una superficie piana ed elabora una carta del mondo abitato.
Gli eredi dei greci sono i geografi arabi, anch'essi matematici e navigatori. Nel medioevo importante fu l'imperatore geografo Yü il Grande, il quale fa misurare la lunghezza della terra, quadrata, a differenza del cielo, rotondo e stabilisce i confini del suo regno.
La geografia moderna compare dopo le grandi scoperte del XV secolo e del Rinascimento. Le prime figure importanti sono il navigatore e il cartografo, i quali si ritrovano soprattutto nelle nazioni europee che si lanciano alla conquista del mondo (portoghesi, spagnoli, inglesi...). Nacquero le società geografiche fondate su uno spirito di concorrenza, volontà di conquista, sul lucro, la prima è quella di Parigi, il più rappresentativo è Alexandre von Humboldt che pratica una geografia d'avventura attraverso l'America del Sud, egli è il padre non solo della geografia contemporanea, ma anche dell'ecologia. Nel XIX secolo, la geografia entra nelle università dei grandi paesi industrializzati e diventa disciplina accademica. Karl Ritter prosegue l'opera di Humboldt, egli conferisce un'importanza maggiore alla geografia umana, teorizzò lo spazio umano con la tendenza a considerarlo determinato da condizioni naturali. Il concetto di determinismo e spazio vitale (Lebensraum) saranno in seguito utilizzati dagli ideologi della Germania nazista.
Il geografo tradizionalmente viaggia. Alla fine della seconda guerra mondiale il geografo principiante aveva abbandonato la propria città o paese e compiuto le sue prime ispezioni in bicicletta. Il geografo vuole vedere direttamente i vari paesaggi, paesi o quartieri, vuole esplorare il terreno che è fonte e alimento della geografia contemporanea. Cartografi e ingegneri producono carte e rappresentazioni geografiche, per esempio in Francia sono professori, non ricercatori, che lavorano nelle università e fanno parte dell'Istituto Geografico Nazionale. Il geografo ha avuto sempre a che fare con i numeri, abbiamo due grandi fonti che lo accertano: la misura dei fenomeni spaziali e i censimenti della popolazione.
La carta geografica
La carta è uno strumento dai molteplici usi. Le prime carte conosciute sono quelle egizie e babilonesi. Un primo esempio di carta era una tavoletta che rappresentava Babilonia. I greci che erano matematici, gettarono le fondamenta della cartografia riconoscendo la sfericità della terra e inventarono le coordinate geografiche (longitudine e latitudine).
La cartografia si sviluppò con l'ampliamento delle reti di navigazione e la delimitazione degli Stati nazionali durante l'illuminismo ad opera di arabi, portoghesi e britannici. I cartografi si trovarono a risolvere problemi, come quello della rappresentazione di un oggetto sferico, ossia la Terra, su una superficie piana, o ancora quello della raffigurazione su carta dei rilievi e della profondità dei mari e degli oceani.
La Cartografia si mostrò una scienza con una forte componente matematica, allo stesso tempo si mostrava anche una come una tecnica applicata, nella misura in cui si rilevava indispensabile per il navigatore o viaggiatore. La Carta raffigurava la riduzione di una porzione dello spazio terrestre, secondo una data scala. Fu concepita dai militari, ingegneri o militari, ma è indispensabile per il geografo moderno, perché questi possono orientarsi e analizzare le sue osservazioni. La Carta è uno strumento imperfetto, perché è una riduzione è una proiezione, ma tuttavia è rispettosa di sei regole rigorose, indicate dalla scala e dalla legenda.
Nel corso degli ultimi decenni, l'informatica dà alla cartografia molta importanza, infatti, la carta entra nei sistemi di Informazione geografica (GIS). I GIS sono sistemi informatici di organizzazione dei dati geografici che consentono l'acquisizione, la registrazione, l'analisi, la visualizzazione e restituzione di informazioni derivanti da dati geografici. Le informazioni sono sviluppate in seguito allo sviluppo del calcolo, della statistica e delle tecniche del tutto nuovo come ad esempio la fotografia aerea e le immagini satellitari.
In poco tempo si è passati da una fase in cui la carta veniva disegnata a mano ad un'era di informazione postindustriale, con elaborazioni senza limiti. Tutti mestieri traggono beneficio da questa esplosione geografica, a partire dai militari, come testimoniano le recenti guerre. La Carta è un oggetto molto diffuso, illustra le guerre, le lezioni, le epidemie, le spiagge ecc. Essa è effimera, appena edita è già superata. Esistono carte di vari tipi: stradale, gastronomica, turistica e pubblicitaria. Negli ultimi tempi è oggetto di discussione, poiché viene messa in discussione la sua oggettività; alcuni sostengono che questa non abbia alcun valore.
La maggior parte dei cartografi sostengono il concetto di "rappresentazione": la carta non ha un valore assoluto, non è sintomo di pianeta Terra. Essa è sia una riduzione che una proiezione, entrambe sono determinate da chi le elabora. La proiezione deforma e ciò è inevitabile per qualsiasi carta. La proiezione cartografica di Mercatore è una proiezione cilindrica. Per spiegare la carta di Mercatore dobbiamo immaginare un cilindro avvolto intorno alla sfera terrestre, dove i meridiani sono rappresentati come rette parallele perpendicolari all'equatore, egualmente distanti l'una dall'altra, mentre i paralleli sono disegnati sempre maggiori via via ci si avvicini ai poli e per questo le forme sono dilatate. La riduzione delle distanze sulla carta introduce la nozione di "Scala". Quanto più la scala è ridotta, tanto più le deformazioni sono evidenti. Al contrario, più la scala è grande, più è possibile una rappresentazione dettagliata. Di un atlante bisogna saper leggere la scala e la proiezione, ma anche i colori, i segni, gli sfondi e la legenda. Questa fornisce la chiave di lettura, la suddivisione dei colori e la decodificazione dei segni.
La carta geografica è divenuta nel tempo un punto di forza di assoluta importanza, infatti si presenta come strumento indispensabile per il potere politico. Lacoste sosteneva che la geografia serve a fare la guerra: a scala ridotta questa permette di definire le strategie, di stabilire grandi spostamenti di truppe e scegliere i luoghi in cui muoversi. A grande scala, invece, serve ad orientarsi ed a individuare il nemico. Oggi questo potere lo troviamo non più nelle Carte tradizionali cartacee, bensì in un sofisticato complesso tecnologico, basato sull'osservazione aerea e satellitare e il trattamento informatico dei dati. Tale carta è monopolio del Pentagono, gli altri paesi hanno un accesso parziale. Oltre che militare, il punto di forza della Carta è anche politico. La Carta politica delimita i confini, suddivide le circoscrizioni, da un nome ai luoghi, in questo modo un potere politico si assicura l'appropriazione dello spazio. Infatti, oggi, le nazioni europee si assicurano il dominio su un territorio non solo con le armi e altri mezzi, ma anche con la Carta. La Carta è uno strumento indispensabile per l'organizzazione del territorio: gli uomini trasformano il territorio in cui vivono, attraverso grandi lavori di idraulica, sviluppo agricolo ecc... tali operazioni non sono possibili senza l'uso delle carte di diversa scala. È necessario comunicare con gli abitanti dei luoghi, al fine di coinvolgerli nei progetti. La Carta geografica è un forte rilevatore di disuguaglianze sociali su un determinato territorio, è per questo motivo, anche un punto di forza sociale.
La combinazione geografica
Il pensiero geografico iniziò a fare dei progressi negli anni '50 con il geografo André Cholley, il quale ideò il concetto di "Combinazione geografica". Il suo merito fu quello di spiegare che l'oggetto della geografia era la combinazione di varie componenti della superficie terrestre. Infatti, non è possibile conoscere i suoli senza conoscere i climi o comprendere le tecniche agricole senza conoscere il suolo o i rilievi. Il suo studio non fu solo un ragionamento teorico, ma cercò di spiegarlo con esempi pratici: la circolazione atmosferica, la prateria canadese ecc. Egli mostrò che in tutti questi casi la combinazione geografica associa più fattori, i quali sono tutti interdipendenti tra loro. Egli supera i vecchi concetti deterministi, secondo i quali un fattore determina tutti gli altri.
Egli anticipò i concetti contemporanei sui "Sistemi": composti di molteplici elementi strettamente legati gli uni agli altri e con reazioni gli uni sugli altri. Queste combinazioni non sono le stesse nelle varie regioni della Terra, perché ogni luogo ha i propri fattori che cambiano. Egli cita anche altre espressioni, "ambiente", "campo", "regione"; quest'ultimo termine indica un territorio che serve da sostegno alle combinazioni scelte o realizzate dall'uomo. Il termine "regione" è la parola chiave della geografia francese, infatti per i geografi francesi la geografia si fonda sulla ricerca delle combinazioni. L'obiettivo era quello di definire l'unità di misura dello spazio geografico, partendo dal concetto di combinazione, per poi spiegare cos'è una regione, un campo e un ambiente. Cholley non arrivò alla conclusione, così l'interesse regionalistico fu sostituito da una geografia strettamente fisica e naturalistica.
Secondo Brunet, lo spazio geografico è la distesa terrestre utilizzata e organizzata dalle società in vista della loro riproduzione. È meglio parlare di organizzazione dello spazio, perché questo non serve solo per nutrirsi e trovare riparo, ma a supportare tutta la complessità degli atti sociali. Con il termine "struttura" definiamo la modalità di organizzazione dello spazio. Brunet chiama "coremi" le strutture elementari dell'organizzazione dello spazio. L'erede della combinazione è il sistema, il quale risulta poi preciso; Pierre George e Fernand Verger ne danno una definizione perfetta: il sistema mette in evidenza le relazioni strutturali e dinamiche dei diversi elementi che agiscono sull'insieme dei dati di ordine economico, sociale, culturale, tecnico e politico, relazioni ad una porzione di spazio e condizionanti le relazioni di questa con altre porzioni di spazio. La teoria dei sistemi si confronta con la realtà geografica. La Corematica inventata da Brunet è una nuova geografia generale, una geografia dell'organizzazione dello spazio, dai livelli più elementari al mondo nel suo insieme.
- Lo spazio paleolitico: caratterizzato da una ridotta densità di popolazione e dalla prevalenza di fattori naturali nell'organizzazione del territorio. Gli uomini sono cacciatori, agricoltori e pescatori, nomadi e sono gli elementi naturali a dominare l'organizzazione dello spazio, come fiumi, rifugi in anfratti rocciosi, deserti, paludi ecc. Il geosistema Terra acquisisce un valore quasi assoluto e i geografi hanno preferito lasciare questo campo di studio agli antropologi.
- Lo spazio contadino: da qualche migliaio di anni gli uomini allevano animali, coltivano e si insediano in paesi e città, la permanenza in un luogo e l'estensione di questo trasformano l'organizzazione dello spazio, che diventa "addomesticato", ossia conserva gli elementi di una vita naturale, che però sono modificati dalla mano dell'uomo, secondo il grado di sviluppo tecnologico che egli possiede.
- Lo spazio città campagna: questo modello spaziale si riferisce a due logiche che hanno poco in comune, uno è lo spazio contadino, l'altro della città, spazio in rapido sviluppo con le sue industrie, i commerci, le infrastrutture e le reti telematiche fatte di linee, punti e nodi. I geografi devono studiare una nuova realtà, quella dei "sistemi urbani". La geografia contemporanea nasce dalla combinazione di due tipi diversi di organizzazione dello spazio, quella rurale e quella urbana. I rapporti tra questi due tipi di organizzazione sono difficili da stabilire, perché la sovrapposizione di un sistema urbano, costituito da reti e flussi sulla organizzazione territoriale contadina è molto complessa.
- Lo spazio della metropoli: diffuse in tutti i continenti le metropoli sono popolate da milioni di abitanti. Metropoli e megalopoli occupano superfici ampie e si ampliano a spese delle aree adiacenti che hanno ancora un'organizzazione agricola. Queste aree si legano progressivamente alla civiltà metropolitana nel lavoro, nella cultura e negli stili di vita. È all'interno delle megalopoli che si decide l'organizzazione dello spazio. La natura appare di rado e traspare nelle zone attrezzate per il tempo libero, gli spazi dismessi sono molto diffusi.
Geografia scientifica, geografia sensibile
La geografia è considerata una scienza fin dai suoi inizi, infatti i suoi orizzonti e obiettivi sono cambiati nel tempo. I greci cercarono di risolvere il problema della forma della terra, dei movimenti del sole e della luna e l'alternanza delle stagioni e del giorno e della notte, contemporaneamente ambirono ad allargare i propri orizzonti al di là del Mediterraneo, per questo motivo furono matematici e cartografi. Gli arabi e i portoghesi si inserirono nella stessa tradizione, ma ampliarono le loro indagini. Il geografo del XVIII e XIX secolo frequenta naturalisti, botanici e geologi. In seguito ci fu la "rivoluzione quantitativa" nel XX secolo, che si sviluppa negli Stati Uniti e trae ispirazione dalle scienze più sviluppate del periodo, la matematica e la fisica.
La rivoluzione quantitativa si ispira ad una scienza positiva che elabora teorie, modelli e utilizza il ragionamento deduttivo, la sua grande innovazione è la messa appunto di modelli di diffusione spaziale: modelli costruiti a partire dalla realtà osservata. Nel mondo in movimento, la diffusione spaziale concerne campi assai vari, come per es. le migrazioni di popolazione, delle mode, delle abitudini. Una novità nella geografia è la teoria delle "località centrali", la quale si diffonde molto velocemente dagli anni '50 e '60 nelle università anglosassoni e anche in Francia. Secondo questa teoria, le città sono legate tra loro in un rapporto gerarchico ed esercitano sullo spazio circostante un'influenza pari al loro peso demografico ed economico. La teoria si applica allo spazio esistente tra le città sia all'interno dello spazio urbanizzato delle più grandi metropoli.
In Francia e in Italia è inserita nelle facoltà di Lettere, mentre nella maggior parte delle università anglosassoni e tedesche si ricercava il contatto con le scienze naturali. Una dimensione della geografia è la sensibilità, poiché è direttamente coinvolta dai fenomeni del mondo.
Parte seconda
Lo spazio vissuto
Lo spazio vissuto o spazio geografico è il territorio che si costruiscono gli uomini che vivono in società, in base alle esigenze del singolo quelle della collettività. A partire dal concetto di spazio vissuto, la prima lezione da trarre è quella dell'opposizione di due geografie, una legata ai luoghi conosciuti (radicamento), l'altra cerca di superare gli orizzonti abituali (mobilità) quindi anche tra abitante e viaggiatore c'è un'opposizione.
La nozione di spazio vissuto arricchisce notevolmente il tema del "paesaggio", inteso come proiezione per i diversi individui. Lo spazio vissuto riconcilia arte e geografia: il paesaggio è quello dei pittori, ma la descrizione è quella dei romanzieri e dei geografi. Le ricerche sullo spazio vissuto avviate in Francia all'inizio degli anni '70 si ispirano a tre correnti d'indagine: una è quella di alcuni geografi che si confrontavano con l'indebolimento di una geografia troppo classica, la seconda è quella delle scienze sociali e infine la geografia anglosassone che abbracciava la "geografia della mente".
Secondo Piget, lo spazio si costruisce poco a poco. La metodologia per trattare gli spazi vissuti, all'inizio consisteva nel precisare alcune nozioni fondamentali: le distanze e gli spazi. Le distanze sono misurabili in modo oggettivo, km o in m ma queste si complicano quando si prendono in considerazione delle varianti: distanza effettiva che modifica l'impressione di lunghezza; la distanza ecologica che mette in risalto i colori per esempio e in...
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