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Fiscalità dell'innovazione e delle startup

Il diritto amministrativo riguarda i rapporti fra stato e cittadini (pubblica amministrazione e cittadini), mentre il diritto tributario ha invece una forte connotazione di tipo economico.

Recovery Fund

L’attuale situazione pandemica ha creato uno stallo, una crisi economica. Si sono fermati con il lockdown i consumi, la produzione, e la nostra economia è rallentata. In questi giorni si stanno cercando delle soluzioni, sia a livello nazionale che internazionale. In particolare, l’UE è intervenuta e dovrà intervenire con quello che si chiama Recovery Fund, un piano di intervento finanziario per i paesi colpiti dalla crisi economica (che per gli effetti economici è equiparabile a un conflitto mondiale, ed in Italia la Ricostruzione a seguito del conflitto mondiale è avvenuta grazie a risorse finanziarie rientrate nel Piano Marshall).

L’UE ha stanziato forze ingenti, che equivalgono a 4 volte le somme stanziate al termine della II GM, circa 200 miliardi € che l’UE farà affluire secondo diverse modalità nel nostro paese per il rilancio dell’economia.

Next Generation EU

Tecnicamente il nome dato a livello europeo è Next Generation EU, tradotto poi in Next Generation Italia: si tratta di un programma di rilancio e resilienza dei paesi dell’UE rispetto alle sollecitazioni esterne, messo in atto da parte dell’UE per superare l’attuale crisi. Ciascun paese, in base alle proprie caratteristiche, lo declina: esiste quindi una matrice europea e una matrice italiana (Next Generation Italia).

Risorse impiegate in progetti per rilancio e ripartenza economica: più produzione, consumi, maggiore competitività, maggiore occupazione. Se ci sono dei progetti, una transizione al green o il potenziamento di alcuni settori economici, ci sono accanto a ciò una serie di riforme strutturali da effettuare perché l’economia non si rilancia solo con l’afflusso, ma anche se ci sono infrastrutture, fisiche e di contesto, che funzionano.

In questo ambito, anche il sistema tributario italiano deve essere strutturato e volgere a una situazione di maggiore equità, efficienza, efficacia, e semplicità di applicazione. Siamo in una fase in cui il nostro sistema tributario sarà soggetto a una serie di cambiamenti, poiché il nostro sistema tributario è creato con una serie di normative progressive:

  • In ambito civilistico abbiamo il codice civile che viene modificato con una periodicità ampia.
  • In ambito penale il codice penale, anch’esso modificato ma con frequenza modesta.
  • In ambito tributario ci sono norme di riferimento e testi unici, ossia testi che tendono a disciplinare la materia fiscale in alcuni ambiti specifici, come ad esempio il testo unico sull’imposta sui redditi che disciplina le due imposte sui redditi applicate in Italia (IRPEF e IRES).

Accanto a questi, abbiamo norme fiscali sia di diritto tributario sostanziale che procedurale, che vengono modificate e ampliate con una periodicità spinta: nel corso dell’anno abbiamo anche 2/3/4 provvedimenti che vi intervengono, rendendo la materia fiscale complessa da comprendere, applicare e gestire, perché come tutte le norme, esse devono essere applicate da cittadini e imprese, ma poi accanto come contraltare dell’applicazione della norma c’è un organismo pubblico, altro attore principale, che è l’Amministrazione Finanziaria.

In Italia l’Amministrazione Finanziaria è affidata a due soggetti:

  • Soggetto civile: Agenzia delle Entrate, con competenze più ampie.
  • Soggetto militare: Guardia di Finanza, con competenze più ridotte.

Operano sotto l'egida del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Più volte c’è stata la necessità di revisione strutturale del nostro sistema tributario. Oggi, 1/10, verrà presentata la cosiddetta NATEF, la Nota di Aggiornamento al Documento Economico-Finanziario (uno dei principali atti del Ministero dell’Economia e delle Finanze), presentato nel mese di aprile, che traccia le linee economiche e finanziarie del nostro paese per i prossimi anni, entro il 30 settembre. Serve a definire meglio gli interventi per l’anno successivo.

Importanza del sistema tributario

Perché è importante il sistema tributario tipico proprio di quel paese? Il sistema tributario è l’impalcatura che consente allo stato di sostenere la propria attività. L’insieme dei tributi costituisce il sistema tributario dei paesi: essi servono essenzialmente a finanziare la spesa pubblica, che serve a realizzare tutte le attività proprie dello stato (che è il soggetto che eroga servizi a favore della collettività, servizi che devono essere finanziati).

Servizi pubblici:

  • Indivisibili: servizi che possono essere utilizzati da uno o tutti i cittadini (sanità, ecc.), finanziati attraverso le imposte, basate sul principio del sacrificio.
  • Divisibili: possono essere solo fruiti da determinate categorie di cittadini (ad uno o più soggetti ma comunque un numero limitato), e sono finanziati attraverso tasse e contributi fiscali.

Le tasse finanziano i contributi pubblici divisibili eseguiti su richiesta del cittadino (ad esempio il rilascio del passaporto); i contributi fiscali finanziano i servizi pubblici, che recano sempre un’utilità a uno o più contribuenti (numero limitato), e si attivano attraverso la libera iniziativa dello stato o di una pubblica amministrazione. Non c’è quindi la richiesta diretta del contribuente, che però è tenuto a corrispondere un tributo sotto forma di contributo fiscale perché dall’attività dello stato ne trae un beneficio. Caso: bonifica territorio di iniziativa ente pubblico perché c’è esigenza di pubblica utilità che però arreca un beneficio ai cittadini la cui abitazione si trova nella zona bonificata, perché dopo la bonifica viene incrementato il valore di quell’immobile.

Finanziamento dei servizi pubblici

Come possono essere finanziati i servizi pubblici? Essenzialmente abbiamo da un lato la spesa pubblica dall’altro le entrate pubbliche. Le entrate principali dello Stato sono costituite dai tributi.

Spesa dello stato: circa 800€ (sicurezza nazionale, ordine pubblico, infrastrutture, sanità, istruzione). A fronte di spese pubbliche vi sono entrate pubbliche (la cui voce principale è costituita dai tributi). A fronte di spese pubbliche di circa 800b, a quanto ammontano le entrate pubbliche, in particolare i tributi? A fronte di una spesa pubblica di 800b, abbiamo entrate pubbliche rappresentate da tributi oscillanti tra i 450/500b €. Abbiamo quindi spese pubbliche più elevate rispetto alle entrate. Questo genera il cosiddetto deficit pubblico.

Entrate inferiori a spese pubbliche: situazione di deficit. Dove vengono prese le risorse per finanziare spese pubbliche? Il deficit viene finanziato con l’emissione e l’accesso da parte dello stato ai finanziamenti. L’Italia è in una situazione di debito pubblico cronico: nel corso degli anni la spesa pubblica è cresciuta sempre di più. Sono cresciute sempre di più anche le entrate, ma la spesa pubblica è cresciuta in alcuni anni in modo esponenziale (stato deve prestare dei servizi). In Italia abbiamo lo stato che garantisce assistenza sociale e sanitaria di livello elevato (differente ad esempio USA).

Anche le entrate pubbliche (tributi) sono cresciute in modo spinto, ma mentre la spesa pubblica segue la necessità di voler garantire determinati servizi, auspicabilmente non solo in quantità ma anche qualità, dall’altra parte le entrate non possono crescere oltre certe soglie. I tributi che lo stato incassa sono una minore ricchezza per i cittadini: le entrate dello stato affluiscono dai contribuenti e i contribuenti (coloro che producono ricchezza) vedono erodere parte di questa ricchezza prodotta. Oltre certe soglie, ai contribuenti non si possono chiedere sacrifici perché quando il livello dei tributi va oltre certe soglie, si generano due effetti:

  • Alcuni contribuenti cessano le proprie attività.
  • Alcuni contribuenti, da contribuenti onesti, diventano sostanzialmente cittadini evasori.

Quando la richiesta da parte dello stato supera certe soglie (rispetto alla ricchezza prodotta, lo stato pretende una quota che supera certe soglie), il cittadino o decide di non pagare più le imposte (completamente o parzialmente) o esce fuori dal mercato dei consumi o della produzione. La quota-parte di tributi rapportata alla ricchezza prodotta prende il nome di pressione fiscale / tributaria. Quando la percentuale dei tributi che affluisce allo stato supera certe soglie, i cittadini non sono più disposti a versare quei tributi.

A fronte di una spesa pubblica crescente, le entrate legate ai tributi non possono crescere a pari passo (c’è una soglia massima dove la pretesa dello stato, se aumentasse, diventerebbe un limite). Il concetto dei tributi si collega strettamente a un concetto di ricchezza/capacità economica. Lo Stato impone i tributi in base alla capacità economica/ricchezza/capacità contributiva manifestata dai singoli contribuenti. La ricchezza si concretizza, manifesta e realizza sotto varie forme: gli indicatori di ricchezza che il legislatore fiscale individua ai fini dell’applicazione dei tributi sono molteplici (redditi, patrimonio, consumi, scambi, produzione): ciascuna attività viene assunta dal legislatore quale elemento di ricchezza a cui ricondurre una certa forma di imposizione.

Esistono molteplici tributi perché ciascun tributo colpisce una certa manifestazione (evidenza di capacità contributiva) di ricchezza. Tutti stiamo fruendo della utenza di energia elettrica adesso per esempio. Le forme di ricchezza sono varie.

Limiti all’imposizione: nel caso in cui un contribuente sia assoggettato a un’imposta anche a carattere confiscatorio, questo produce degli effetti negativi anche per la collettività, perché chiaramente il contribuente che sente questa pressione fiscale eccessiva è indotto poi a non dichiarare le imposte, non versare e via dicendo, quindi innescando un circolo vizioso. Queste situazioni sono state poi anche prese in considerazione dalla giurisprudenza, preoccupata dei limiti massimi all’imposizione non solo in Italia.

La corte costituzionale tedesca si è occupata in varie riprese di prelievi considerati eccessivi in casi lampanti (inizi anni 90 il prelievo dell’imposta sul reddito delle società eccedente il 100% del reddito) e situazioni intermedie interpretabili (imposte sui redditi che cumulate con imposte sul patrimonio agivano in maniera significativa sulla situazione economica del contribuente). Anni 2000.

Interpretando il testo costituzionale tedesco, che non contiene disposizioni simili a quello italiano, ma che si rifà alla protezione del diritto di proprietà, quindi al potere impositivo collegato al diritto di proprietà e della tutela del contribuente vista come tutela del diritto proprietà, la Corte si è occupata di un caso di cumulo tra tasse sul patrimonio e sul reddito che superava il 50% del reddito del contribuente.

Nell’ambito della tutela al diritto della proprietà c’è un riferimento alla divisione del reddito in parti uguali tra contribuente e amministrazione della carta costituzionale: questo è stato oggetto di interpretazione e da qui è derivato il limite del 50%. L’imposizione, quindi, può colpire la situazione economica del contribuente fino a questo limite del 50%. Saranno legittime quindi le imposte che vanno a colpire una situazione avocando le risorse del contribuente nelle mani pubbliche fino al 50%.

Dopo di che, questo inciso è stato reinterpretato dalla Corte fino ad arrivare a una sentenza del 2006 che poi ha dato origine a un altro filone interpretativo, dove questo limite non viene predeterminato in una % ma può essere labile. Può essere legittima anche un’imposizione superiore al 50% (ad esempio 57% è stato giudicato legittimo), lasciando quindi un margine di apprezzamento diverso sulla legittimità di imposizione.

Il sentimento comune di pressione fiscale eccessiva è da contestualizzare anche in base ai servizi dello Stato, come viene gestita la spesa pubblica e come questi elementi cercano di trovare un accordo con la situazione personale del contribuente. La giurisprudenza italiana non è mai arrivata ad individuare un limite quantitativo così preciso.

Quando si parla di tributi, la lente che dobbiamo mettere è una lente di carattere giuridico (c’è sempre un vaglio dei giudici dei vari gradi di giudizio), ma anche la lente di colui che analizza i fenomeni economici, perché anche in assenza di norme possono esserci comportamenti del contribuente che reagisce rispetto a determinate norme con comportamenti più o meno leciti o elusivi. Quando analizziamo un fenomeno tributario, lo analizziamo sia sotto un profilo economico che giuridico.

Reazione dei contribuenti alla pressione tributaria

Altra considerazione: la reazione dei contribuenti alla pressione tributaria (ammontare della pretesa impositiva) varia da paese a paese. In Italia la pressione tributaria oscilla tra 45 e 50%, poi dipende da come viene calcolata, dalla tipologia dei contribuenti etc. In Italia ci si lamenta di una pressione fiscale elevata, alcuni si affidano a pratiche di elusione e evasione per evitare il pagamento di tributi. Anche in altri paesi la pressione fiscale è analoga.

Nei paesi del nord Europa (Svezia, Norvegia, Finlandia etc.): pressione fiscale analoga a quella italiana o in alcuni casi più elevata. Non vi sono lamentele da loro perché a quelle latitudini si percepisce il prelievo tributario come concorso all’attività dello stato, che però a fronte di quelle risorse fornisce un servizio di livello qualitativamente e quantitativamente elevato.

In Italia anche se il contribuente corrisponde tutti i contributi dovuti, laddove lo stesso contribuente dovesse rivolgersi a un ospedale pubblico per fruire del servizio sanitario, si trova a fare una visita magari dopo mesi. Percezione contribuente: a fronte di pagamento di un servizio (servizio pubblico, che si dice “indistinto”), la percezione è di non poter fruire di quel servizio in tempi congrui. Ci si rivolge alla sanità privata. Si genera un sentimento di aver pagato un servizio attraverso i tributi che non è efficiente, dall’altra parte deve sostenere un ulteriore costo (servizio privato). Stessa cosa per le scuole.

Questo genera nel contribuente italiano una situazione di disaffezione nei confronti delle amministrazioni pubbliche, che remunerate dalle imposte non eseguono dei servizi adeguati. Pertanto, si dice che a fronte di pressione fiscale elevata, l’indice di performance della spesa pubblica del nostro paese è piuttosto basso, mentre nei paesi del nord Europa l’indice è elevato. In quei paesi si percepisce l’utilità di pagare le imposte, qui no, e questo genera fenomeni patologici (evasione ed elusione) che tendono a sottrarre risorse pubbliche allo stato e che in parte sono giustificati dalla carenza della percezione di utilizzo efficace e efficiente di quelle risorse.

Entrate statali

Ambito importante è quello delle entrate fiscali, ossia i prelievi imposti dallo stato ai cittadini per finanziare la spesa pubblica o alcune tipologie di spesa pubbliche. Si ripartiscono in:

  • Entrate contributive (contributi sociali)
  • Entrate tributarie (tributi)

Entrate contributive

Una larga fetta della spesa pubblica del nostro paese serve per finanziare la cosiddetta spesa per welfare sociale, ossia la spesa che lo stato sostiene per:

  • Previdenza sociale: pensioni (remunerazioni che la popolazione lavorativa attiva riceverà quando andrà in pensione), quindi previdenza dei servizi prestati dallo stato per sostenere i cittadini che abbiano terminato la propria vita lavorativa, sulla base delle entrate pagate dai cittadini nel corso della loro vita lavorativa. I cittadini pagano quindi dei contributi sociali per creare un plafond che lo stato utilizzerà per pagare le pensioni ai cittadini.
  • Assistenza sociale: ci sono una serie di categorie (svantaggiate, inabili al lavoro come donne in maternità, coloro che subiscono infortuni etc.) a cui lo stato eroga somme, attività di assistenza sociale.

Le spese di servizi per l’erogazione di previdenza e assistenza sociale sono finanziate attraverso i contributi sociali. Contributi sociali e spesa per previdenza e assistenza sociale sono gestite dall’Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS).

Entrate tributarie

Il diritto tributario si occupa tuttavia dell’altra componente delle entrate fiscali, ossia delle entrate tributarie, vale a dire tutti quei tributi che lo stato incassa per finanziare la spesa pubblica indivisibile (spesa pubblica diversa da quella per il welfare), che serve a finanziare i servizi che sono idealmente riferiti o riferibili a tutta la collettività. Le entrate tributarie tendenzialmente tendono a garantire la prestazione di servizi quali sicurezza nazionale, ordine pubblico, infrastrutture, trasporti (in parte), istruzione etc., tutte le attività che normalmente vengono istituite dallo stato.

Alcune attività storicamente eseguite dallo stato via via sono state privatizzate: servizi telefonici, di trasporto etc. (fino a qualche anno fa prestati dallo stato e poi liberalizzati). Per i trasporti vi sono attualmente ITALO e Ferrovie dello stato, una prettamente privata, l’altra a partecipazione pubblica. Servizi gestiti non più nell’ambito del nostro sistema tributario, ossia non sono remunerati tramite tributi, ma tramite prezzi.

Entrate tributarie

I tributi vengono declinati in 3 fattispecie:

  • Imposte
  • Tasse
  • Contributi (fiscali) (diversi dai sociali)

Alcuni termini che nel linguaggio comune sono sinonimi, in realtà, hanno significati e applicazioni ben distinte.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgia2808 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fiscalità dell'innovazione e delle startup e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Internazionali di Roma - UNINT o del prof Molinaro Giuseppe.
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