Introduzione alla topografia antica
La topografia antica e le sue finalità
Il compito del topografo sta nel riconoscere ed interpretare dati pervenuti dall’antichità ricomponendo in un quadro organico la storia di un territorio, non solo ricostruendo la storia degli eventi straordinari ma anche quella politica, amministrativa, quotidiana ed economica. La disciplina si avvicina molto alla geografia dato che l’opera dell’uomo sul territorio si riconosce in base alla creazione di edifici ed urbanizzazione dello spazio, evoluzione e ordine dato all’edilizia, bonifiche agrarie ed idrauliche, attività artigianali e marginali. Si deve anche considerare come l’uomo abbia plasmato o abbia resistito contro la natura (elementi botanici e morfologici). Per ricostruire l’ambiente antico serve la congiunzione delle fonti storiche, letterarie e toponomastiche, che implicano conoscenze tecniche specifiche, mostrando la stratificazione dell’intervento dell’uomo nel territorio e come l’opera è parte della gestione moderna del contesto sociale. Il topografo indaga attraverso il Survey, per cui deve essere formato alla geografia fisica e filologia per ricostruire tutti gli aspetti della presenza umana sul territorio, comprendendo l’evoluzione del sito antico ma anche dando grandi apporti all’archeologia per la contestualizzazione del monumento, alla storia antica per la concretezza della ricostruzione degli eventi e alla filologia per la corrispondenza diretta del monumento sul territorio. Il topografo è infine un vero storico dato che attua la sua ricerca direttamente (fonti dirette) sul territorio.
Storia degli studi topografici
Il termine topografia deriva da Topos “luogo/sito/regione” e Graphon “descrivo” ed è stato utilizzato nel mondo greco e latino come Topographia, ovvero la descrizione di ambiti geografici estesi o limitati. L’interesse per la cartografia nasce dalla volontà di conoscere tali territori ma anche far pagare le tasse. Nel medioevo, il mondo classico era ripreso in modo fantastico e rievocato in forma di sogno, come fa Petrarca con l’Africa attraverso storici latini e poeti. La disciplina nasce nel 1400 quando si comprese che non si poteva più avere un rapporto con il passato senza il legame diretto con il territorio (rovine e rappresentazioni grafiche), e quindi si cominciarono a ricostruire le città antiche e l’antica urbanistica. Roma è il centro di tali studi grazie a grandi uomini come Poggio Bracciolini, Leon Battista Alberti, Ciriaco d’Ancona, ma il padre della topografia e geografia antica è Flavio Biondo da Forlì, esponente dell’umanesimo fiorentino nel 400, che attuò ricerche su Roma e poi su tutta l’Italia scrivendo Roma Instaurata e Italia Illustrata. Fu poi superato dalla creazione nel 500 da Leandro Alberti della Descrittione di Tutta l’Italia. La riscoperta del passato e lo studio della cultura nel luogo in cui si era formata è un bisogno tipico dell’uomo, mostrato da Goethe (1749-1832) che, attraverso il Gran Tour, ovvero un viaggio per la penisola fatto dai rampolli delle famiglie facoltose per rapportarsi con l’antico (in Grecia vi erano i Turchi), riesce a leggere Tacito a Roma come desiderava, facendosi chiamare Muller e descrivendo le rovine di Roma, Napoli, Sicilia. Un altro esempio di grande viaggiatore è Ciriaco d’Ancona (1392-1452) che scrisse descrizioni del Colosso dei Nassi, iscrizioni del Partenone, Olimpeion, Tempio di Eolo, Acquedotto di Adriano attraverso i suoi viaggi in Grecia, poi Orsi, che attraverso la sua descrizione dei monumenti e contesti, come fa con il tempio di Apollo Aleo, porta alla nascita del concetto di parco archeologico.
Il termine topografia compare per la prima volta nella Urbis Romae Topographia del 1543 di Marliani, che lo usa per indicare l’insostituibilità del fattore geografico e spaziale per la comprensione dei monumenti archeologici. Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, due studiosi di Leida acquisiscono tutte le esperienze del rinascimento europeo: sono Cluvero, che scrive la Sicilia Antiqua nel 1619 e Italia antiqua nel 1624, e Hostenio, che pubblica Annotationes in Italiam Antiquam nel 1666, sostenendo anche l’insostituibilità della conoscenza e ricognizione sul campo. Nel contempo, l’archeologia si raffina grazie a Wincklemann e alla concezione di Muratori che si apre allo studio del medioevo mostrando come si perpetui nel classico. In tale secolo si sviluppano la cartografia scientifica di base trigonometrica, studi geografici di conoscenza analitica e fenomeni terrestri, ma anche studi specialistici come il CIL Corpus Inscriptionum Latinarum, CIG Corpus Inscriptionum Graecarum, Corpora Nomorum, Corpus Vasorum Antiquorum, e le pubblicazioni come il Bullettino dell’Istituto di Corrispondenza archeologica dell’Istituto Archeologico Germanico e notiziari di scoperte come il Bullettino della Commissione Archeologica comunale di Roma.
Romanelli all’inizio dell’800 scrive l’Antica Topografia Istorica del regno di Napoli. Negli anni 20-40, Nibby e Gell scrivono The Topography of Roma and its Vicinity e l’analisi storico-topografica della Corta de’ dintorni di Roma, come fece Dennis in The Cities and Cemeteries of Etruria del 1850. Poi, nel 1850/70, Rosa delinea la pianta del Lazio: con l’unità a Gamurrini-Cozza-Pasqui nasce l’idea di una carta unitaria, ma non verrà mai creata sfruttando solo quelle dei vari territori, come quella della Campania di Beloch, il quadro topografico della penisola di Nissen in Italisches landeskunde, e la Forma Urbis Romae di Lanciani con inaudita scala 1:1.000 mai superata (altro esempio è Campagna Romana antica di Tomassetti).
Alla fine del secolo, studiosi di storia antica come Mommsen e Bormann mostrano come lo studio del territorio fosse fondamentale per la comprensione delle fonti letterarie. Nel 900, Lugli ripropose la carta geografica nazionale nella Formae Italie. Poi, Ashby studiò la campagna romana, Appia, Roma Antica, Via Flaminia creando The Roman Campagna in Classical Times. Fraccaro ha creato delle carte dell’Italia antica ancora oggi non sostituite. Berard studi sulla Magna Grecia, Alfieri la cattedra di Topografia dell’Italia a Bologna, Castagnoli studi sull’urbanistica e Perkings studi sulla metodologia. Con il progresso della disciplina si ha una rivoluzione della sua metodologia sia per dare maggiori conoscenze alle altre discipline sia per arricchirsi con nuove esperienze geografiche, epigrafiche e studio dei materiali numismatici.
Che cosa ha significato Roma nei secoli
Si tratta della città più ricca di storia che esista, dato che è nata come centro abitato nel 1600 AC e mantenuta tale fino ad oggi. È la più ricca di monumenti (anche se alcuni sono solo descritti da fonti letterarie) dato che sin dall’epoca imperiale vennero mantenute costruzioni con significato per la sua storia come la capanna di Faustolo, padre adottivo di Romolo e Remo (età neroniana), o ne vennero ritrovate come il Lapis Niger in età repubblicana (tomba di Remo e Faustolo) o che rispettavano testimonianze più remote come le tombe dell’età del ferro nella fondazione cementizia degli Equus Domitiani e i resti del Tempio dei Dioscuri ricostruiti da Tiberio con una struttura che ingloba quella arcaica. L’incendio di Roma sotto Nerone porta al danneggiamento di 7 e distruzione di 3 delle 14 regioni di Roma, portando a perdere sia ricchezze ottenute contro i barbari sia templi come quello di Vesta con i Penati, quello di Giove dedicato a Romolo e di Diana. La tendenza a Roma non è l’espansione urbanistica a danno delle precedenti manifestazioni, ma la conservazione dei monumenti del passato, come mostra il titolo di Sacra alla città da Settimio Severo e il rispetto devozionale dato da Onorio, Teodorico, Ottone III. In particolare, quando il barbaro Totila minacciava di distruggerla, Belisario gli scrisse una lettera in cui gli dimostrava come avrebbe fatto un torto all’intera umanità privando dei suoi ornamenti la città che ne era più ricca. La città quindi continua ad essere detta Aeterna, come nel canto dello Pseudo Beda che afferma che quando cadrà il Colosseo cadrà il mondo o l’atto del 1162 del Senato romano per la protezione della Colonna Traiana.
Il sentimento nei confronti della città si mostra invariato in Petrarca e uomini rinascimentali come Peruzzi, Alberti, Sangallo e Enea Silvio Piccolomini (Pio II) o Raffaello che afferma come non ci si dovesse guardare dai barbari se la distruzione di Roma era fatta da coloro che dovevano tutelarla. Un esempio è che Lancellotti nel 1589 tenga un discorso in Campidoglio per impedire che venga distrutta la tomba di Cecilia Mettella per dare materiali alla villa a Tivoli del cardinale Ippolito d’Este, ma anche le riproduzioni fatte da Pinaresi e le descrizioni di Wincklemann come “scuola di perfezionamento del mondo” e “capitale del Mondo” da Goethe. Nell’800 si hanno piani di valorizzazione e sistematizzazione urbanistica dei monumenti del passato, dando un’impostazione scientifica alla ricerca dell’antichità, come avviene con il restauro di Fea del Foro Romano (Pio VII) del Colosseo da Camporese e Valandier che si occupa anche dell’Arco di Tito, esedre di Piazza del Popolo, Rampa del Pincio. Vennero risistemati anche l’Appia antica fino ai colli albani, Tombe latine sull’Appia Nuova, Ponte della Mola, Tomba di Orazi e Curiazi e nacquero gli studi di Canova, Camuccini, Mommsen, Rosa, Lancini, Lugli. Con l’unità venne creato il Parco del Foro Romano e del Palatino, la passeggiata archeologica delle Terme di Caracalla e riqualifica villa Ostia e Adriana. Si hanno però interventi negativi come quelli dell’urbanistica degli anni 60 con sventramenti in favore della creazione della nuova viabilità e creazione della capitale d’Italia in senso esemplare, questa volta secondo il principio delle Esigenze dell’età moderna. Cui si oppongono Gregivius, dichiarando il governo di Roma senza intelligenza e chiedendo la creazione di un organo internazionale di mantenimento, Grimm, con il testo la Distruzione di Roma nel 1886 (la città era nelle mani di speculatori e non del mondo), e Mommsen, che vedendo una foto di Villa Ludovisi (poi distrutta per far posto al quartiere omonimo) disse che stava vedendo uno scempio.
Alle vaste distruzioni si oppone il concetto di mantenimento e valorizzazione, contro quello di Rinnovamento Urbano imposto a Parigi da Haussmann. Ma non bisognava isolarlo, bensì mantenere gli edifici che aveva intorno e il suo contesto (documenti del passato) per preservare la situazione storico-topografica come bene culturale d’insieme e documento storico unitario con ruolo formale e culturale. Il centro storico, racchiuso nelle mura Aureliane, venne protetto dal 1962 con un Piano Regolatore dando grande pregio all’Italia che contro nazioni come la Francia aveva sostenuto il principio della valorizzazione dell’antico contro quella funzionale (isolamento-ultramoderno). Si hanno interventi anche fuori dal centro di Roma come la creazione del Parco della Via Appia e il ministro del Lavori Pubblici Mancini nel 1964 si oppose al Comune di Roma e Ministero della Pubblica istruzione per la creazione di un parco dell’Appia Antica. Si hanno anche interventi privati nella campagna come la creazione del parco in Via Flaminia e quello Caffarella al Tempio di Erode espropriando la villa dei Quintili e l’acquedotto di Claudio. Nasce quindi il principio che i monumenti siano da tutelare predisponendo l’urbanizzazione del territorio sulla base della conoscenza delle sue caratteristiche storiche, sicché dalla valorizzazione dei monumenti si qualifichi la città che si progetta: esempio è il Foro Romano che con il suo tripudio di basiliche, archi trionfali e templi è frutto del lavoro di due secoli da parte di politici, ingegneri, archeologi, artisti e botanici con scavi e ricerche.
La ricerca topografica antica, fonti e contributi
Introduzione
La ricerca topografica si avvale di fonti molto diverse per tipo ed epoca. La qualità e novità dei risultati dipende dalla capacità di individuarle e indirizzare la ricerca secondo le prospettive che offrono. Per affrontare lo studio di un territorio si parte dalla ricerca di archivio e valutazione critica degli studi pregressi (comprensione del livello conoscitivo e critico delle problematiche aperte per indirizzare la ricerca). Poi, fonti essenziali primarie sono quelle letterarie e geografiche che portano a comprendere come fosse lo spazio geo-topografico, poi quelle cartografiche ed iconografiche che portano a ricostruire un quadro del paesaggio e segno dell’attività dell’uomo su di esso. Altre fonti essenziali sono quelle epigrafiche (voce dell’antichità) che portano alla localizzazione di strade, città, confini territoriali ed identificazione di spazi sacri e profani. Sono dirette poiché comprendiamo quello che voleva creare l’autore, parlanti poiché rivelano il tempo e la ragione della costruzione e localizzabili poiché, se non manipolate, indicano la perfetta collocazione degli oggetti (sono nella raccolta CIL 1863 tedesca, volume XVII sull’Italia, o CIG per le iscrizioni greche e ILS dal 1892-1916). Dal punto di vista topografico, è essenziale prima di tutto identificare luoghi e città, come il Trofeo Machium (monumento di pacificazione delle Alpi sotto Augusto). Poi si ha una delimitazione dei territori e status giuridico come nel caso dei Cippi Etruschi a Cortona o iscrizione ad Ercolano in uno degli assi minori del decumano che Marco Alicio Paolo non permette di scaricare escrementi (era un pilastrino dell’acqua che doveva restare pulita). Ciò mostra come l’Edile era preposto alla cura dell’urbis, costumi (gioco d’azzardo), annona. Nelle definizioni dei confini si hanno anche statue sacre come a Marzabotto con una croce indicando gli auspici, o il cippo del pomerio, limite sacro inviolabile della città con una fascia di mura (Romolo uccide Remo perciò) poi spostato da Vespasiano.
L’apporto delle fonti geografiche ed iconografiche di epoca classica
L’unità e il valore delle rappresentazioni del territorio sono state comprese fin dalle epoche più remote. Infatti già nell’antico Egitto vi era la raffigurazione del territorio e rappresentazione catastale geometrica come nel Papiro delle Miniere di Ramses IV, la più antica carta geografica del mondo. Erodoto infatti attribuisce agli egizi l’invenzione della geometria, ovvero l’arte per la misura della terra con fini fiscali e per la misurazione della variazione del Nilo. I faraoni si sono anche impegnati in spedizioni militari alla scoperta dei territori del deserto, come quella di Neco (613/11 AC) a circumnavigare l’Africa per 3 anni (Mar Rosso-Stretto di Gibilterra). Lo stesso fanno i Fenici, famosi per la navigazione nel X sec AC fino alle Azzorre, Canarie, Normandia e forse Birmania. I Cartaginesi invece si distinsero nell’esplorazione dell’Atlantico, infatti si hanno le spedizioni di Annone nel V secolo con 30.000 uomini e 60 navi creando le colonie in Sierra Leone e Camerun, ed Imicone (resoconto perso) in Europa meridionale. L’impero persiano si impegna invece nel controllo del territorio (strade-servizio postale) e cartografia, come mostra la spedizione di Scilace sotto Dario per la rilevazione delle coste dall’Indo al Golfo persico fino a Suez, e quella di Sedapse sotto Serve attorno all’Africa. Grandi navigatori sono anche Micenei e Cretesi che conobbero tutto il Mediterraneo nel II Millennio AC.
Il genio greco pone le basi per la moderna scienza in studi geografici, matematici, astronomici come mostra il fatto che nella scuola pitagorica (a Crotone), Pitagora nel VI sec AC considerasse la terra rotonda che ruotava attorno ad un Fuoco Centrale con un pianeta a contrappeso. Il padre della geografia è Anassimandro da Mileto per il suo Pinax del 570, poi superato dalla Perigenesi del mondo noto di Ecateo da Mileto (terra come disco piatto nella sua cartina: è un logografo che vive tra la II° metà del VI e inizio del V sec AC; dai suoi lunghi viaggi creò la Perigenesi della terra in 2 libri che tratta di Europa ed Asia, creando una sorta di guida per i naviganti in cui si ha anche tal carta della terra divisa in Europa al nord ed Africa al Sud). La Scuola dell’Asia Minore si impegna nella realizzazione di carte geografiche dato che la colonizzazione di un territorio non può avvenire senza la sua conoscenza geografica (dalla Crimea alla Gallia), come mostra il fatto che alla richiesta di aiuto di Aristagora al re di Sparta Cleomene nel 500 contro i Persiani egli gli mostri uno scudo con un orbe terracqueo in cui si ha la dislocazione di ogni popolo conosciuto. Poi il fatto che nell’Iliade si descriva lo scudo di Achille con sopra il mondo di Ecateo da Mileto (V/IV sec AC); egli è un logografo, ovvero scrive in prosa in base ai suoi viaggi e riprende il termine Europa, che compare per la prima volta nel VII sec AC nell’Inno omerico da Apollo, che poi si definisce nel V sec per la contrapposizione tra la popolazione ellenica-civile e quella selvaggia dell’Asia. L’inno si data nell’epoca di Policrate di Samo, tiranno che conduce una politica religiosa volta ad esaltare Delo come centro spirituale degli Ioni.
La sua carta viene superata da quella di Erodoto di Alicarnasso disegnata in base ai suoi viaggi in Egitto, Cirenaica, Siria, Babilonia, Persia e Tracia raccogliendo il sapere dei greci del V sec (afferma di non conoscere i confini della Libia-Europa e rifiuta il modello di terra rotonda). Poi nel IV sec si ha il periplo dell'opseudo Scilace.
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