La TV dopo la TV
Il primo decennio degli anni 2000 è stato attraversato da una trasformazione radicale: la televisione è diventata digitale. La tv contemporanea esce dagli spazi tradizionali della casa e si fa più pervasiva costituendosi come un oggetto di condivisione e commento sulla rete e sui social network. Allo stesso tempo conserva però anche la sua funzione tradizionale producendo anche occasioni di ritualità condivisa. Ad oggi parliamo di un nuovo scenario costituito dalla convergenza dei mezzi di comunicazione, ovvero della relazione intensa tra televisione, cinema, radio, stampa, musica, rete.
Per studiare la televisione ed in generale i media, bisogna adottare un punto di vista che viene definito sistemico. Il quadro della televisione digitale non deve essere analizzato come fine a se stesso (tv come medium) ma come il frutto di una serie di azioni di molteplici attori politici, istituzionali, del mercato, nonché gli stessi consumatori; inoltre ciascun livello che compone la tv digitale influenza gli altri. Il mondo analogico è stato sostituito da un mondo con nuove regole e logiche differenti. Per questo motivo si parla di una TV dopo la TV.
Evoluzione e influenze
A partire dalla sua nascita la televisione è sempre stata al centro di intensi dibattiti sui rischi connessi alla sua diffusione. Ciononostante non ha mai destato grandi perplessità circa la sua definizione. Si pensa che la Tv abbia una sempre minore influenza sulle scelte politiche delle persone, perché ormai rimpiazzata dalla rete, in cui si sviluppano nuove forme di influenza personale attraverso i social network. In realtà ciò che è importante analizzare non è la mancata centralità della televisione ma dei rapporti che si creano tra tv e media: nuove tecnologie, nuove modalità di distribuzione, nuove strategie impiegate dalle istituzioni mediali come i tradizionali broadcaster ecc.
La televisione è senz’altro entrata in una fase di metamorfosi: non è più una ma è fortemente diversificata per tecnologie di accesso, per modelli d’offerta, per tempi e spazi della sua fruizione, ma resta saldamente come apparato e oggetto di consumo dell’industria culturale. Essa diviene uno straordinario consensus medium (occasione di ritualità condivisa, di rispecchiamento collettivo di una comunità).
Prospettiva storica e convergenza
Questa riflessione sul confluire di innovazione e tradizione ci porta alla seconda direzione di allargamento dello sguardo. La prospettiva storica è quella che meglio riesce a incarnare uno sguardo in grado di cogliere la complessità, senza ricadere in qualcuno dei tanti riduzionismi che spesso caratterizzano la riflessione sui mezzi di comunicazione. La seconda direzione di allargamento dello sguardo ha a che fare col voltarsi indietro, cogliendo tutte le linee di continuità fra la televisione come l’abbiamo conosciuta e la televisione come medium digitale.
L’immagine che emerge è quella di un mezzo che muta molte sue caratteristiche ma che al tempo stesso ne conserva e ne rilancia altrettante. È necessario adottare uno sguardo storico per comprendere la televisione di oggi e di domani. Alla fine del processo di digitalizzazione nel 2012 la televisione ha raggiunto un nuovo equilibrio, caratterizzato da territori d’offerta che hanno raggiunto un certo grado di stabilità.
Accanto alle due direzioni di uno sguardo sistemico e di uno sguardo storico si ha un terzo pilastro, ovvero l’apporto della ricerca. Solo il confronto con la ricerca consente di avanzare nella teoria e nella metodologia e di proporre delle ipotesi su cos’è e cosa sarà la televisione.
Capitolo 1
Con l’ingresso nella seconda decade degli anni Duemila, molti degli snodi relativi alla progressiva trasformazione del medium televisivo appaiono tutt’altro che risolti. Se dalle sue origini e per i decenni successivi l’identità mediatica della televisione è apparsa tanto chiara, l’attuale fase mostra sintomi di una transizione che investe la definizione stessa del mezzo. Tra questi “sintomi” troviamo: il livello legislativo che ha una portata prevalentemente nazionale, ma ha il potere di risultare particolarmente efficace nell’orientare lo sviluppo della comunicazione mediale in un senso piuttosto che in un altro; il livello della relazione fra produzione e consumo mediale, ovvero quello scambio simbolico, comunicativo e materiale che è alla base di qualunque processo di mediazione; il livello tecnologico che è relativo agli strumenti tecnici che rendono possibile la produzione, la distribuzione e la fruizione dei contenuti mediali.
- Sul piano legislativo, l’evoluzione del piano audiovisivo che ha accompagnato la diffusione sempre più estesa delle Rete e il passaggio al web 2.0, ha richiesto un’inevitabile opera di riedizione del quadro normativo cui i media e la tv vengono regolamentati. Un caso esemplare fu quello tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 quando su impulso del Decreto legislativo relativo all’esercizio delle attività televisive, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazione (AGCOM) emana un regolamento che equipara le web-tv a servizi radiotelevisivi a condizione che vi sia sfruttamento economico dei video pubblicati e contemporaneamente responsabilità editoriale. Nell’economia di questo discorso non interessano tanto i problemi che vengono posti come ad esempio: “YouTube o DailyMotion possono essere considerati al pari di televisioni?“, ma interessa che oggi la giurisprudenza è chiamata a ridefinire il termine televisione.
- Sul piano delle relazioni fra produzione e consumo di televisione, come in quello legislativo, sembra emergere più di un problema nella definizione univoca di cosa significhi oggi “guardare la televisione”, in quanto l’esperienza televisiva nella sua storia si è definita sulla base di protocolli d’uso, relativamente stabili, che oggi sembrano essere messi in discussione.
- Il piano delle tecnologie ci mostra la pluralità dei modi di accedere al contesto televisivo. L’esempio più clamoroso si è realizzato in Italia nel marzo 2010 quando la televisione ha sperimentato una modalità di distribuzione del tutto inedita: è il caso di Raiperunanotte, il programma evento ideato da Michele Santoro per bypassare le restrizioni imposte dal legislatore destinate ai programmi di approfondimento politico in periodo pre-elettorale. Raiperunanotte dunque, con il suo cospicuo seguito di spettatori, ha indicato la possibilità della televisione contemporanea di trovare nuove percorsi per raggiungere un pubblico ampio al di fuori dei propri canali tradizionali.
Interrogativi sul futuro della TV
Lo scenario mediale contemporaneo spinge a porre alcuni interrogativi di fondo come ad esempio “come si ridefiniscono le rappresentazioni e gli usi della tv?” “come cambia il suo ruolo e la sua posizione rispetto al sistema dei media?”; il punto di partenza però è decisamente più radicale e consiste nel chiederci se ci troviamo davvero di fronte a un cambiamento che investe la natura del medium. Molte delle ipotesi che negli anni recenti sono state suggerite proponendo per una risposta affermativa, si tratta di immagini e discorsi che rappresentano il cambiamento in corso. L’immagine più tradizionale è quella della “morte della televisione” che trova la sua espressione più esplicita in un famoso libro degli anni Novanta nel quale viene detto che la tv morirà perché offende la vera natura umana.
Un medium di massa quale la tv quando entra nell’età della frammentazione dei consumi è destinato a mutare radicalmente natura, se non ad estinguersi del tutto. Inoltre i discorsi sulla televisione del futuro sono inquadrabili spesso in questo paradigma: i contenuti della televisione si moltiplicano fino a sfiorare la più estrema forma di personalizzazione (un canale per ciascun gusto) e lo spettatore diventa un attivo procacciatore di contenuti che è in grado di organizzare secondo le proprie esigenze (playlist tv).
Accanto a questi discorsi sulla natura delle televisione ne emergono anche altri: la tv contenuto è un’etichetta che coglie tutto un proliferare di discorsi che leggono la trasformazione in corso come un passaggio da una tv-medium di massa a una tv centrata su contenuti sempre più espansi, estesi su diversi media su diverse piattaforme. Non c’è più dunque il così detto broadcasting, quanto piuttosto i contenuti televisivi che corrono attraverso molti canali mediali. La tv enhanced e tv partecipativa sono due immagini che dicono che la tv perderebbe la sua natura di mezzo di fruizione passivo per diventare una sorta di portale di interattività, con contenuti arricchiti così da coinvolgere il fruitore in un rapporto comunicativo sempre più biunivoco.
Ma il problema di fondo di queste letture consiste nella loro “parzialità” in quanto vengono evidenziati aspetti di un processo di cambiamento mediale che sono indiscutibili, ma si fatica a metterli in relazione con un quadro più ampio. Queste immagini e discorsi non riescono a cogliere la natura multidimensionale di un medium. Letture più complesse dovrebbero interpretare il cambiamento come un processo riferito non tanto a un contenuto o a una tecnologia, ma al medium; è a partire da queste interpretazioni più complesse che ci si può muovere con maggiore sicurezza, senza il rischio di finire abbagliati dall’entusiasmo per il nuovo.
Lo scenario che va delineandosi non è perciò quello della sostituzione (una nuova tv al posto della vecchia tv), ma quello della sovrapposizione delle diverse forme di esperienza televisiva, uno scenario nel quale vecchio e nuovo si mescolano e si incrociano: nella tv del futuro non va affatto a smarrirsi la funzione di liveness (il collante socio-culturale) che la tv tradizionale ha svolto nella sua storia. Dalla televisione come l'abbiamo conosciuta ci avviciniamo sempre di più alla Multitv.
Storia e centralità della TV
La storia dei media si caratterizza per due elementi di fondo:
- La specifica strutturazione che il sistema mediale assume in diverse convergenze storiche.
- La relazione fra questo sistema e il più ampio contesto sociale, culturale, economico, politico.
Il sistema dei media si definisce per la sua articolazione interna e per le connessioni che si stabiliscono fra i diversi settori. L’età della convergenza rende più centrali e più visibili gli snodi e le connessioni che caratterizzano il sistema dei media contemporaneo. Capire la televisione contemporanea significa in primo luogo comprendere pienamente il ruolo e la posizione del medium televisivo. A differenza di quanto detto dai teorici della rivoluzione digitale e della morte della televisione, molti sintomi mostrano oggi con sufficiente chiarezza una rinnovata centralità della tv.
La centralità del mezzo televisivo si evidenzia almeno a tre livelli:
- Una centralità sociale, legata a parametri quantificabili quali la penetrazione delle tecnologie.
- Una centralità simbolica, legata agli immaginari televisivi e alla loro capacità di fermentare altri settori dell’industria culturale.
- Una centralità economica, relativa alla sua capacità di generare sinergie e alleanze con altri settori dell’industria della comunicazione.
Dal punto di vista sociale la continuità con il passato appare più forte degli elementi di frattura: la televisione resta il primo e più diffuso mezzo di intrattenimento ed’informazione domestico sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo (indice di penetrazione complessivo nel mezzo televisivo in Italia → 98%). Ma al di là della semplice presenza del mezzo in ambito domestico, molti dati sulle diete mediali e sugli usi della televisione non fanno che confermare la centralità della televisione.
Se focalizziamo l’attenzione ad esempio sulle pratiche e i consumi televisivi dei giovani e in particolare dei nativi digitali ci accorgiamo che una più varia dieta mediale non significa una marginalizzazione del vecchio medium televisivo, ma si tratta di un processo evolutivo della visione dei contenuti televisivi, utilizzando sistemi di personal video recording.
Centralità simbolica ed economica della TV
Venendo al piano del processi simbolici i sintomi della centralità della comunicazione televisiva sono molteplici. Il sintomo più grande è forse rappresentato dai fenomeni di mediatizzazione e popolarizzazione dei processi di rappresentazione politica, di costruzione del consenso e di organizzazione dell’opinione pubblica. Anche in questo caso prevalgono quindi gli elementi di continuità su quelli di discontinuità.
Il ruolo centrale della televisione si trova ad essere negoziato con un ambiente mediale complesso e articolato nel quale non mancano di avere un ruolo fondamentale la stampa tradizionale e quella on-line. Dunque la televisione rappresenta il nucleo centrale di un sistema di comunicazione attorno al quale fioriscono altri media, altre modalità di espressione, altri linguaggi e altre forme di partecipazione.
Venendo infine alla centralità economica della televisione essa deve essere intesa in relazione al sistema dei media contemporaneo. La tendenza più rilevante che si evidenzia nelle contemporanee economie della televisione a livello globale è un progressivo ri-equilibrio fra il tradizionale settore della tv commerciale e il più recente ambito della tv a pagamento. La crisi economica mondiale, iniziata nel 2008 ha innescato un prevedibile ciclo di restrizione delle risorse pubblicitarie a disposizione dei media e della tv commerciale. Ma questa restrizione è stata controbilanciata dalla tv a pagamento.
Il mercato globale di televisione si è caratterizzato nell’ultimo decennio, per la radicale espansione delle piattaforme di distribuzione digitale; questo processo di digitalizzazione ha rafforzato la possibilità di piattaforme criptabili, come il digitale terrestre o il satellitare, e ha contribuito alla diffusione dell’offerta di televisione a pagamento. Accanto a ciò va registrata la crescita di altre piattaforme digitali quali l’IPTV, la mobile tv, il cavo. Dunque lo sviluppo di un più ampio mercato pay ha sostenuto una progressiva variazione dei mercati televisivi, ma la crisi non ha toccato la centralità economica del sistema televisivo nel comparto degli audiovisivi e dei media in generale.
Ma la centralità dell’industria televisiva non è semplicemente un fattore quantitativo, oggi è più interessante osservare questa centralità anche dal punto di vista delle relazioni convergenti con altri comparti del sistema dei media, due esempi che possono evidenziare il ruolo centrale della tv sono:
- Il rapporto tra televisione e industria cinematografica: questa dinamica è andava via via trasformandosi sia in senso quantitativo sia in senso qualitativo, in relazione ai cambiamenti rilevanti che hanno caratterizzato l’industria televisiva nell’ultimo decennio. La televisione oltre ad essere un importante canale di fruizione è anche uno dei principali finanziatori del cinema. Il mercato italiano risulta quindi essere intermediario, in quanto chi fa cinema ha come cliente principale un’altra azienda (televisione) e non lo spettatore. Questa centralità della televisione nella filiera produttiva cinematografica contemporanea si è tradotta in una trasformazione qualitativa del rapporto fra i due comparti.
- Il rapporto tra televisione e industria musicale: l’industria musicale ha trovato nella televisione un terreno di promozione e programmazione che si è concretizzata in generi ed eventi. Negli anni più recenti però l’industria discografica ha manifestato segnali di crisi e in questa situazione di debolezza ha visto il consolidamento dell’alleanza strategica con la televisione, nella quale quest’ultima ha iniziato a svolgere un ruolo chiave nella ricerca e nella formazione di nuovi gusti, nuove canzoni, nuove star.
Analisi sistemica della TV convergente
Questa prospettiva nasce da una critica al paradigma con cui vengono letti e interpretati i fenomeni della convergenza mediale. Il frame concettuale proposto da Henry Jenkins mette in primo piano la dimensione culturale della convergenza ovvero la capacità delle persone di piegare l’ambiente mediale a specifici bisogni e interessi. Non sottovaluta però la dimensione più strutturale del fenomeno: sono i media che detengono un indiscutibile potere di proporre un’offerta piuttosto che un’altra; “la convergenza è il terreno dove vecchi e nuovi media si scontrano, dove forme mediali generate dal basso e dall’alto si incrociano, dove il potere della produzione mediale e quello del consumo interagiscono.”
Inoltre “la convergenza è sia un processo, top-down, guidato dalle corporation, che una dinamica ascendente, bottom-up, guidata dai consumatori.” È stata definito anche il paradigma incorporazione-resistenza che inquadra la dinamica produzione-consumo nella tendenza a incorporare e mercificare le culture del consumo da parte della produzione. Jenkins riconosce che molta parte della cultura convergente contemporanea è frutto, oltre che di fenomeni d’incorporazione, molto spesso di aggiustamenti e forme di collaborazione. Quel che però talvolta si perde è la complessità di un approccio pienamente sistemico. Un approccio di questo tipo consente due vantaggi:
- Permette di non ridurre i fenomeni della convergenza alla sola dimensione produzione-consumo, ma di includere come principi di spiegazione i diversi poli che costituiscono un medium come sistema: il polo istituzionale, quello testuale, quello tecnologico e quello del pubblico.
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