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CAPITOLO 3 – IL PAESE MANCATO

La sociologia dei media impiega oltre vent’anni dai suoi inizi per occupare un posto saldo

negli strumenti di conoscenza della realtà sociale, economica, politica e culturale dell’Italia.

Guido Crainz ha intitolato il suo studio sull’Italia: “Il Paese mancato”.  tra l’estate del

1963 e quella del 1964, si consuma la prima mancanza dell’Italia repubblicana. Tra il

miracolo economico e la prima congiuntura sfavorevole, naufraga il sogno del primo centro

sinistra di aviare un processo di modernizzazione.

Nel saggio di Labini del 1974 si trovava la proposta di almeno tre prospettive dalle quali

osservare la trasformazione complessiva del Paese:

1) L’estensione del ceto medio nella composizione sociale italiana che provocava

l’erosione progressiva della classe operaia e la trasformazione degli stili di vita.

2) Le condizioni sociali del Paese nel suo complesso e proponeva una lettura diversa

del fascismo, che diceva che “il fascismo ha avuto un’ampia base sociale tra strati della

piccola borghesia”. Dove si ricavava la grande illusione sulla Repubblica nata dalla

Resistenza.

3) Questione della radicalità: nelle odierne società capitalistiche, non è più sostenibile la

tesi del bipolarismo di classe.

Il Paese stava cambiando, ma la politica continuava ad utilizzare vecchi schemi. Dopo il

fallimento del primo centro sinistra, è stato quello, nei fatti, il crogiuolo del Paese Mancato.

Neppure i movimenti studenteschi che avevano rivendicazioni ben differenti da quelle

operaie, sono riusciti a esprimere una progettualità politica e culturale, capace di fare della

modernità, la nuova identità.

Coloro che capirono che bisognava puntare sulla modernità furono: Craxi e Scalfari.

Essi danno vita e voce alle due esperienze che interpretano il bisogno di modernità

italiano dalla seconda metà degli anni 70. Sono il rinnovamento. Capiscono quanto il

Paese stia cambiando. Bettino Craxi è stato il primo socialista che abbia raggiunto la guida

di un Governo italiano.

Se la vicinanza stava nel giudizio che Scalfari e Craxi avevano dato sulla strada di

modernizzazione intrapresa dall’Italia, che escludeva schemi interpretativi basati sulla

divisione di classe, la differenza stava nel progetto e nella visione politica. Con Scalfari e

con Repubblica si è trovato nelle forme del giornalismo e dell’azione culturale. Mentre

Craxi ha coltivato alternativamente progetti di egemonia, considerando il fattore K un dato

inalienabile, Repubblica ha lavorato con costanza per 30 anni al superamento del blocco.

In un caso l’anomalia veniva considerata irrecuperabile, nell’altro si è registrato uno sforzo

per superarla.

Comparazione sotto il profilo culturale: uno, era l’accettazione del dato di fatto e

l’elaborazione di strategie e tattiche per renderlo inoffensivo, l’altra era una prospettiva che

vedeva nell’anomalia comunista uno dei tratti dell’identità italiana, cioè un segno che

andava recuperato alla normale dialettica democratica.

De Rita ha offerto un quadro analogo a Labini dove tratteggia la borghesia italiana nella

sua figura a pera. Formata cioè da una grande classe media, sempre più benestante in

termini assoluti e sempre più schiacciata vero livelli medio-bessi in termini di differenze

relative. La grande pera era connotata specialmente da atteggiamenti di chiusura dei

singoli gruppi e di difesa dei livelli di reddito raggiunti.

Bagnasco aveva definito la terza Italia, non omogenea politicamente, divisa tra zone

bianche e zone rosse. Il terzo Paese, omogeneo dal punto di vista della struttura

economica e dei rapporti sociali e amministrativi e totalmente disomogeneo sotto il profilo

politico.

L’Italia aveva dato segnali che avrebbero potuto essere trasformati in indicazioni politiche.

Diamanti ne fa un elenco:

1) Incapacità del sistema politico e dell’opinione pubblica italiana di comprendere ciò che

accade fuori da Roma o da Milano;

2) Totale incapacità della politica italiana di comprendere i modi in cui le opzioni politiche e

ideologiche successive alla Resistenza potessero declinarsi nelle forme dello sviluppo

economico e sociale.

La struttura sociale ed economia dell’Italia aveva subito un mutamento radicale, rispetto al

miracolo industriale degli anni 60. La politica continuava a ragionare con schemi nazionali

e ideologici.

Il Paese manca a se stesso perché ha avuto almeno tre occasioni nel quali imporsi ad un

ceto politico, che si autoriproduce:

1) Nel 1994, quando Forza Italia fa la prima imbacata di esponenti della società civile e

finisce con le leggi ad personam;

2) Nel 1996 con la nascita dell’Ulivo, quando i professionisti immessi da Prodi nel centro

sinistra finiscono per immedesimarsi alla politica più tradizionale;

3) I girotondi, totalmente incapaci di capitalizzare in persone e proposte un momento che

aveva fatto registrare grande partecipazione.

Nel 1994, Forza Italia si trova due reti a favore, Italia 1 e Rete 4, 2 neutrali: Rai 1 e Canale

5, due all’opposizione: Rai 2 e Rai 3. Nel 1996, Prodi si ritrova solo una rete a favore: Rai

3.

Berlusconi affronta la campagna elettorale del 2001 avendo solo Emilio Fede dalla sua

parte. Troppo poco per poter dire che il controllo politico delle reti e dei tg, possa avere

un’effettiva influenza sul voto.

La politica italiana rimane convinta che la televisione sia il grande tema, il campo aperto

dello scontro per il potere. Non ha compreso che la tv è uno specchio deformante di ciò

che accade nella società italiana.

CAPITOLO 4 – LA ROUTINIZZAZIONE DELL’IMPREVISTO

Il giornalismo è un’attività di selezione.

Gli operatori devono raccogliere le informazioni.

Questo lavoro è svolto in specifiche organizzazioni definite: “redazioni”. Ad essa vanno

aggiunti gli uffici amministrativi, diffusionali, di marketing, tecnici (tipografia, sala di

montaggio). La grandezza della redazione può variare da 1-2 giornalisti a circa 500 a

seconda della capacità di diffusione della testata.

La redazione è divisa in:

- Direttore;

- Vice-Direttori;

- Ufficio di coordinamento;

- Vari settori operativi: politica, economica, cultura, notizie dall’estero.

Con la crescita delle informazioni, si è prodotto la differenziazione anche dei settori

informativi :

Dipartimenti tematici  scuola, lavoro, salute; spesso accompagnati con degli inserti

speciali.

L’organizzazione redazionale :

Le Agenzie di informazione basata sulla presenza di migliaia di corrispondenti e

collaboratori. Le principali agenzie americane sono l’Associated Press e la United Press

International. Questa presenza capillare sul territorio permette di acquisire una gran mole

di informazioni che sono trattate giornalisticamente attraverso la compilazione di brevi note

di agenzia.

Altre forme di raccolta diretta delle informazioni:

1) Presenza in luoghi deputati di sale stampa della questura, del governo, degli enti

locali…

2) Contatti diretti formali con specifiche fonti di informazioni (conferenze stampa,

interviste);

3) Contatti informali: telefonate, incontri casuali.

Il lavoro giornalistico nelle redazioni si divide in più fasi:

1) Si organizza la raccolta delle informazioni, di solito di mattina. Si decidono i temi, i

luoghi, gli eventi a cui prestare maggiore attenzione. Avviene prima nei singoli settori, poi

formalizzato in una riunione;

2) Fase di raccolta vera e propria, attraverso un lavoro che può essere svolto in

redazione (lavoro al desk), oppure attraverso contatti formali/informali. SI attua una

selezione separando le notizie interessanti da quelle non;

3) Fase di organizzazione delle informazioni raccolte e di selezione, per pubblicarle. Si

decide una gerarchizzazione e le modalità di presentazione. Effettuato negli specifici

settori e formalizzato tramite riunione. Si deciderà cosa dare maggior rilevanza. A seconda

del medium la scelta è più o meno selettiva.

La routine produttiva

Fase di redazione dei testi:

1) Se si occupa di un evento predefinito, il giornalista si mette all’opera già dalla mattina

recandosi sul luogo. L’evento può essere seguito anche direttamente in redazione

tramite corrispondenti.

2) Nel pomeriggio si passa alla stesura degli articoli. Ci si confronta con il caposervizio

per definire l’impostazione da dare all’articolo per ricevere informazioni precise sui tempi di

consegna.

Si prendono le decisioni più importanti sul rilievo da dare alla notizia. Si negoziano tutti gli

aspetti del lavoro. La definizione di ciò che è rilevante è legata innanzitutto all’esperienza

maturata dal personale di redazione.

3) In base all’esito del colloquio il giornalista scrive il testo, dopo aver effettuato delle

verifiche o degli aggiornamenti alle informazioni in suo possesso. Il redattore conosce

bene qual p la propria deadline, cioè l’ora per la quale assolutamente deve avere il testo

pronto.

L’introduzione dei computer in redazione, avvenuta negli anni 70, ma realizzatasi nel

nostro paese solo il decennio seguente, ha modificato l’organizzazione interna alle

redazioni. Non esiste più la distinzione tra realizzazione degli articoli e la loro

composizione in tipografia.

La reazione dei giornalisti è stata ambivalente:

1) Diffidenza nei confronti di strumenti poco conosciuti e quindi poco controllati;

2) Timore di veder aumentare i propri compiti;

3) L’appiattimento del lavoro giornalistico su quello poligrafico.

Dall’altra:

1) Progressiva confidenza con la nuova tecnologia ha sviluppato la consapevolezza da

parte del giornalista di poter raggiungere un maggior controllo dell’articolo, dalla stesura

all’impaginazione.

2) Diminuzione delle fasi di lavorazione tra le varie competenze tecnico-professionali che

fa aumentare il tempo a disposizione del redattore per rivedere e correggere.

La deskizzazione è considerata un impoverimento professionale, facendo decadere il

mito del giornalista viaggiatore.

Quando cresce la raccolta di informazioni: verso una nuova routine

La velocità con cui, grazie alle nuove tecnologie, si acquisiscono le informazioni permette

una crescita quantitativa di queste ultime in maniera esponenziale con conseguenze

significative su tutto il processo produttivo. Grazie a ciò moli giornalisti sono riusciti ad

approfondire le ricerche sui casi trattati dando vita ad un nuovo tipo di giornalismo: il

giornalismo investigativo elettronico.

Le potenzialità d’aggiornamento crescono anche grazie alla presenza di archivi

specializzati informatizzati. Il computer è diventato un mezzo utile a velocizzare la fase

di presentazione e di confezionamento delle notizie e ha cambiato la modalità di raccolta

delle informazioni. Oggi è possibile avere un repertorio di fonti potenziali infinito.

Il processo d’acquisizione delle informazioni cresce quantitativamente e si diversifica

qualitativamente.

Il redattore sommerso dal flusso informativo è costretto a un lavoro di verifica più capillare.

Il lavoro redazionale si complica anche per gli aspetti tecnici di impaginazione e

manipolazione dei testi nonché per la riduzione di questi nel formato richiesto dallo

specifico medium. Con la conseguenza di:

1) Favorire il ritorno alle fonti ufficiali;

2) Modificare i processi interpretativi grazie ai quali si selezionano le informazioni

Il lavoro dell’inviato è così costituito dal compito di selezionare un numero enorme di

informazioni minuziose, che rendono più difficile per il giornalista contestualizzare e

mettere in ordine i fatti.

Le trasformazioni nei processi di raccolta provocate dalle nuove tecnologie ridefiniscono

dunque le forme della selezione delle informazioni.

La fase di presentazione delle notizie risulta modificata :

1) Cambiano le modalità di scrittura  immediatezza. Rende meno distinta la fase

dell’elaborazione. Scrittura diretta e colloquiale;

2) Controllo totale dell’articolo al videoterminale  privilegia gli aspetti tecnici e produttivi

rispetto a quelli contenutistici.

Le evoluzioni modulano le varie fasi del lavoro giornalistico :

1) Cresce a dismisura la possibilità di raccogliere informazioni anche attraverso canali

diversi;

2) Tale aumento richiede maggior rigore nei criteri di selezione;

3) L’ampiezza del notiziabile e dei canali di raccolta, produce una definizione più netta

delle logiche mediali, in direzione di un’esaltazione degli elementi che permettono a

un’issue di assumere significatività in breve spazio/tempo.

Grazie all’ampiezza del notiziabile:

1) Con l’utilizzazione dei generi più facilmente applicabili in breve tempo;

2) con la predilezione di notizie aventi caratteristiche tali da richiedere un minor controllo

delle fonti;

la scrittura diventa più colloquiale, perché al computer è più facile scrivere

rapidamente. Tale vicinanza all’oralità rischia di degenerare nella gergalità del

linguaggio parlato.

L’aspetto grafico è enfatizzato e cresce il rilievo dei giornalisti grafici.

Il lavoro sui titoli può essere modificato in continuazione. Tra titolo, occhiello, sommario e

finestre, i principali contenuti degli articoli sono già sintetizzati nella consapevolezza che la

lettura del pubblico si fermi spesso qui. Capita lo stesso nei telegiornali.

Fase di passaggio in cui i giornalisti tradizionali si affiancano a quelli che lavorano in

redazioni online.  timore che la possibilità di accedere gratuitamente ai contenuti veicolati

dai giornalisti digitali possa allontanare i lettori dall’acquisto della copia cartacea. Si

arrivano ad attuare varie forme di ostracismo, come la riluttanza a inserire rimandi al

sito internet.

Cambia il concetto di deadline  si tende a perdere la dimensione della scadenza

temporale. L’immediatezza del supporto che veicola la notizia, che può permettere l’uscita

in tempo reale, rende la tempestività un criterio di primaria importanza.

Nuove figure professionali  addetti alle breaking news, impegnati a cercare nuove

notizie in rete. CAPITOLO 5 – SEMPLIFICARE LA REALTA’

E’ notizia ciò che rompe con il regolare corso delle cose  eccezionalità e improbabilità.

La definizione del giornalismo e la professionalità dei giornalisti, è contraddistinta da due

caratteristiche tra loro contradditori: obiettività e eccezionalità. Il giornalismo racconta la

realtà attraverso la sottolineatura dell’eclatante. Il giornalismo appare sempre di più come

un luogo di scambio: centrale il termine newsmaking (costruzione della notizia) in cui si

sottolinea la natura selettiva e negoziale del processo che trasforma un evento in notizia.

Si parla di ri-costruzione della realtà attraverso un processo di de-

contestualizzazione degli eventi dal flusso di cui fanno parte e ri-contestualizzazione

nei formati giornalistici. Il giornalismo compie un lavoro di semplificazione della realtà. Il

racconto di un evento non può essere fedelmente rispecchiato attraverso la ricostruzione

delle singole parole, viene riepilogato in pochi minuti e diventa un nuovo fatto.

L’interlocutore non saprà mai cosa NON abbiamo raccontato.

Le omissioni sono chiamate nel giornalismo “distorsioni involontarie” perché non

derivano da una deliberata scelta di non dire, ma sono l’inevitabile frutto della selezione di

ogni comunicazione. Dal momento in cui ogni emittente è costretta a selezionare ciò che

può dire all’interno dei suoi formati, emergerà una realtà ricostruita.

Il lavoro di trasformazione degli eventi in notizia produce delle rappresentazioni sociali

della realtà. La fruizione delle informazioni giornalistiche fa sì che gli individui agiscano

non più soltanto sulla base di ciò di cui hanno fatto esperienza diretta, ma sulla base delle

rappresentazioni fornite dalla stampa.

Il giornalismo è il racconto svolto sulla realtà. Racconta tutto ciò che accade nel

1) mondo, la sua azione di sintesi e di organizzazione della narrazione è più

strutturata;

Il giornalismo è un moltiplicatore di conoscenza a cui vengono in contatto le

2) persone che si espongono a tale informazione;

Il giornalismo fornisce pubblicità agli eventi. Favorisce la costruzione di uno

3) spazio pubblico e condiviso di conoscenza. Quindi si ha un’iscrizione ad uno spazio

pubblico, una progressiva consapevolezza che la maggior parte delle cose le

sappiamo grazie all’informazione giornalistica di attualità.

Riflessione sul giornalismo che si chiama agenda setting. I media giornalistici non dicono

cosa pensare, ma su cosa bisogna pensare. Stabilisce la rilevanza degli eventi. Se di un

fatto parlano tutti i giornali, non soltanto diviene di dominio pubblico, ma aumenta la

possibilità che venga giudicato rilevante dai destinatari.

Il newsmaking

Vuol dire: costruzione delle notizie.

Il concetto implica la consapevolezza di un lavoro di selezione insito nel giornalismo. La

selezione è sempre determinata da un contesto che fa decidere all’emittente di raccontare

certe cose. Contestualizzare il processo di selezione, significa per il giornalista essere in

condizione di comprendere i motivi per cui un determinato evento ha maggiori possibilità di

incontrare l’interesse del pubblico. Richiede una capacità di interpretazione della realtà

del clima sociale.

Il carattere intuitivo ha caratterizzato a lungo l’identità professionale del giornalista.

La selezione delle notizie dipende:

1) Macro-negoziazione  che avviene tra il sistema giornalistico e l’intero sistema sociale

in cui tale giornalismo si pone. Definisce un clima d’opinione che rende negoziabili eventi

riguardanti determinati campi. Attenzione storica, stile improntato al commento e al

giudizio sui fatti  contesto storico-sociale;

2) Micro-negoziazione  avviene quotidianamente tra fonti e giornalisti all’interno delle

redazioni tra i vari redattori e i loro capi. Definisce i criteri di rilevanza delle notizie;

3) Rapporto tra fonti e giornalisti  diversità di scopi e interessi perseguiti;

4) Negoziazione interna alla redazione  tra giornalisti chiamati a definire la rilevanza

delle informazioni e decidere la collocazione;

5) Negoziazione tra giornalisti e le loro fonti  per poter comprendere l’adeguata

rilevanza.

Il newsmaking permette di individuare l’attitudine di un evento per essere trasformato in

notizia e le caratteristiche che gli eventi devono avere perché possano essere riportabili.

Quattro criteri della notiziabilità:

) Criteri sostantivi

1  importanza che un evento può avere e l’interesse che può

suscitare. Bisogna tenere a mente:

a) I tipi di soggetti coinvolti;

b) la prossimità dell’evento al luogo di edizione della testata;

c) il numero di persone coinvolte;

d) la possibilità che l’evento produca sviluppi futuri rilevanti.

Le caratteristiche dei soggetti coinvolti come protagonisti incidono nelle scelte redazionali.

Gli eventi riguardanti personaggi pubblici, assumono rilevanza proporzionale al loro rango.

Il valore-notizia è quello della prossimità da intendersi sia come vicinanza territoriale sia

come somiglianza culturale. La rilevanza degli eventi è collegata alla possibilità di

incidere nella vita quotidiana dei lettori. La prossimità culturale indica, notizie che

rientrano più direttamente nell’esperienza di vita quotidiana del pubblico. Quanto più

lontano da luogo di diffusione di una testata accade un evento, tanto maggiore deve

essere il numero di persone coinvolte per essere ritenuto significativo e quindi notiziabile.

Infine, la possibilità di sviluppi futuri (developing news), permettono alle redazioni di

organizzare una copertura costante e continuativa.

Criteri relativi al prodotto

2)  riflessioni sviluppate dai giornalisti sull’adattabilità di

un evento alle peculiari caratteristiche dell’organizzazione del lavoro. E’ facilmente

trattabile un evento che permette alla redazione un più ampio spazio di tempo per

trasformarlo in articolo. Gli eventi-notizia, come le conferenze stampa, sono di solito

programmate nella tarda mattinata. La sfida contro il tempo è una costante. Viene

pubblicato solo ciò che si riesce a raccogliere. Il tempo costituisce un elemento oggettivo

per operare le procedure di selezione delle notizie.

Lo sviluppo tecnologico ha moltiplicato i flussi informativi e uniformato i processi di

raccolta. Non è più fondamentale arrivare primi, ma l’aggiornamento continuo obbliga ad

un continuo processo di rinnovamento delle notizie.

Si crea uno scarto tra il tempo dei media e i tempi sociali, conseguentemente tra la

rapidità dell’informazione ed i tempi necessariamente più elaborati della comprensione. Si

ha un’intensificazione della rappresentazione e poi, la sua rapida scomparsa. Il ciclo della

notizia è più breve, ma intenso. Perché un evento venga selezionato all’interno di un

repertorio molto più denso, vi è bisogno che sia strettamente legato all’attualità. I criteri di

notiziabilità relativi al prodotto diventano rilevanti negli attuali sistemi mediali. I media

prediligono eventi conchiusi che acquistano significatività in un breve lasso di tempo. Il

riferimento all’attualità può diventare meno vincolante nel caso gli eventi siano di minor

attenzione o che non risulti ancora conosciuto alla maggior parte delle persone. Bisogna

tener conto del bilanciamento: l’esigenza di assemblare nel corso di un notiziario,

differenti categorie di eventi e diversi generi narrativi. Mentre nella tradizione

anglosassone si rileva la presenza di una stampa d’elite e di una stampa popolare a cui si

rivolgono a due pubblici ben distinti, nel caso italiano le due cose sono insieme e quindi

serve un bilanciamento delle varie notizie.

Criteri relativi alla concorrenza

3)  un giornalismo maggiormente orientato al

mercato rende più rilevante l’attenzione per la concorrenza. Le logiche che guidano il

posizionamento di una testata devono tenere in considerazione il vissuto, le sue tradizioni

e le sue peculiarità. Devono far interagire la concorrenza rispetto alla quale bisogna

sviluppare un equilibrio tra somiglianze e differenziazioni. Il processo di controllo

reciproco favorisce un’omogeneizzazione dell’informazione. La diversità può essere

mantenuta facilmente tra media differenti. Ma all’interno dello stesso tipo di medium si

possono avere target di riferimento diversi.

Concorrenza tra simili:

a) le testate sono molto attente a non trascurare la completezza informativa

b) cercano di individuare l’elemento di distinzione.

Tutto ciò si può ottenere attraverso il ricorso alle esclusive.  si può ottenere attraverso

un accordo con le fonti; attraverso la possibilità di intervistare un personaggio pubblico di

rilievo (intervista esclusiva) che ha l’interesse di far arrivare al pubblico il proprio punto di

vista.

Concorrenza tra media diversi:

a) la presenza di tanti medium costringe quelli precedenti ad aggiornarsi;

b) ogni parte non può trascurare l’esistenza delle altre

c) enfatizzare i temi sottovalutati dall’informazione televisiva, ma non si possono tacere

quelli sui quali i tg hanno posto l’accento.

d) importantissimo il titolo

La carta stampata svolge la funzione di tematizzazione per la maggiore capacità di

determinare la rilevanza di temi.

e) riprendere ciò che dice la televisione

Criteri relativi al pubblico

4)  strategia della complicità che favorisce una più forte

identificazione del pubblico con la testata. Il patto di fiducia con il pubblico si basa sulla

riconoscibilità. Il pubblico è un cliente da conquistare.

a) Ricorso alla personalizzazione, che favorisce la riconoscibilità e la memorizzazione

delle notizie. E’ una strategia coerente con le esigenze di semplificazione della realtà.

Rischia di svilire la funzione mediatoria.

b) Ricorso al sensazionalismo, motivato con il processo di velocizzazione e con

l’esigenza di interessare un pubblico distratto.

c) Predilezione per le tinte forti rese necessarie dalla rapidità con cui si compie il ciclo

della notizia.

L’evento deve contenere in sé il maggior numero possibile di valori notizia.

Nella ridondanza informativa, ogni evento deve sempre essere più connotato anche a

rischio di esagerare.

d) Ricorso alla curiosità. Le soft-news differenziano l’informazione. L’alleggerimento del

tono informativo permette di raggiungere con più immediatezza i lettori.

Sunto: velocizzazione, personalizzazione, sensazionalismo.

Tutto ciò si traduce nell’apertura del mondo dei media giornalistici ad un pubblico più

vasto.

Quindi:

La popolarizzazione è il processo mediante il quale il giornalismo amplia i temi, sviluppa

modalità narrative per arrivare ad un maggior numero di individui.

Ridefinisce le logiche produttive a vantaggio della fattualità: rende pubblica una parte più

ampia della società. Ciò favorisce ad un’accesa concorrenza tra i media e all’allargamento

dei temi trattati. Ma questo potrebbe provocare ad un compiacimento del lettore più che

alla sua informazione e lo scardinamento tra informazione e intrattenimento.

CAPITOLO 6 – IBRIDAZIONI, SCONFINAMENTI, FACT E FICTION

Raymond Williams scrive “Faction” tra fact e fiction.

1) Emerge oltre l’accresciuto peso della provincia, come area territoriale di reclutamento

alla professione giornalistica, il dato inedito di una dislocazione nella classe media estesa

nei ceti piccolo-boghesi e popolari.

2) Evidenza la copertura culturale che guadagna spazio nelle aree della cultura dei media,

della cultura della vita quotidiana.

Notiamo i cambiamenti che si manifestano all’interno della popolarizzazione del campo

giornalistico in Italia negli anni 90.

Questi cambiamenti erano già iniziati a metà anni Ottanta, grazie agli investimenti

pubblicitari e all’apertura a logiche di mercato; l’estensione territoriale della notiziabilità

grazie alle nuove tecnologie. Tutto ciò negli anni Novanta ha avuto un’accelerazione. Il

fattore scatenante è stato la televisione. L’informazione d’attualità diventa un elemento

trasversale della programmazione televisiva, che mescola intrattenimento e fiction che

danno vita ai reality show. Per molti è vista come invasione dell’intrattenimento.

Negli anni Novanta esplodono molteplici formati di un genere ibrido e meticcio, impasto

di informazione, intrattenimento e fiction. Condivide e riproduce negli stili e nei contenuti

molte delle caratteristiche costitutive di un modello giornalistico di vecchia data: il

giornalismo popolare o tabloid.

Tabloid television o info-tainment definiscono la nuova ondata di teleattualità.

La stampa attua un ulteriore sconfinamento e introduce stili tabloid nelle zone più delicate

dell’informazione nel trattamento delle issues della sfera politica.

Si mette in moto una grande macchina accusatoria contro il giornalismo italiano, tacciato

di essere sensazionalistico, scandalistico, urlato, pettegolo e volgare.

Info-tainment o tabloidizzazione sono espressioni che ricorrono in tutte le osservazioni e

le analisi del giornalismo contemporaneo, negli USA come in UK: cioè in paesi dove si è

radicata la dicotomia tra il giornalismo di informazione e il giornalismo di intrattenimento tra

quality papers e tabloids.

Se i confini tra modelli giornalistici si vanno rimescolando persino nel contesto di tradizioni

e culture è forse possibile che ciò a cui stiamo assistendo anche in Italia non sia un

processo degenerativo ma una vera e propria mutazione.

Nel giornalismo, dove la purezza del modello informativo razionale e analitico, centrato sui

temi di rilevante interesse generale della sfera pubblica, appare corrotta dal contagio con

modelli informativi irrazionali ed emotivi, centrati sui temi di interesse umano della sfera

privata. Si pensa così che qualità dell’informazione sia una proprietà o una prerogativa

esclusivamente inerente a un modello di giornalismo che storicamente si identifica con un

lettorato d’élite.

Ma in realtà risiede nel binomio dell’indipendenza e della credibilità.

La dicotomia tra informazione di qualità e informazione popolare non è nuova. In realtà le

forme d’élite e le forme popolari sono disposte lungo un continuum, dove spesso si

sovrappongono, si intersecano e si confondono. Quality e popular possono costituire i

termini di un binomio sinergico piuttosto che una dicotomia oppositiva.

1) Il giornalismo popolare è portatore di standard di qualità;

2) I metodi del giornalismo popolare non sono così diversi da quelli del giornalismo d’élite;

3) Se il termine ibridazione descrive i processi in corso, significa che siamo in presenza di

modelli che permangono componenti e marche di giornalismo serio.

Il giornalismo popolare continua a dar prova di essere altamente coinvolgente per un

pubblico di massa. E si riconosce che la maggior parte della gente è interessata alla vita

quotidiana. Il giornalismo popolare si focalizza sulle micro-politiche collegate al

personale e al quotidiano. Ma non fa abbastanza per collegare le macro-politiche, i temi

rilevanti della sfera pubblica.

Nel libro si parla di fiction ma come: narrativa, narrazione, racconto di storie  riconduce al

giornalismo: la notizia di cronaca è detta story in inglese, e far cronaca equivale

raccontare storie (fattuali).

Ogni singola notizia, filtrata dai processi di selezione, collocata in una gerarchia e una

prospettiva è una storia narrata e selezionata, dotata di un punto di vita, modellata

secondo codici e convenzioni di generi.

Mead aveva identificato il giornalismo popolare con il modello narrativo: “story model of

journalism”. I cronisti non vanno in giro a cercare fatti, ma a procurarsi storie per offrire ai

lettori esperienze estetiche ed emotive.

La crescente complessità sociale e l’enorme dilatazione delle informazioni, richiedono al

giornalismo il dispiego di un di più di capacità interpretativa e di orientamento.

Le pratiche interpretative danno ordine e senso agli eventi. I fatti non sono storie, ma per

costruire una storia c’è bisogno di fatti da descrivere mettere in relazione.

Il modello Factional appare problematico da applicare nella sfera delle macro-politiche,

dove il problema di provvedere le informazioni rilevanti sulla vita pubblica in modi che

risultino comprensibili ed efficaci per i lettori comuni deve esplorare altre vie di soluzione.

E’ meglio predisposto per trattare le micro-politiche in una parola, la cronaca, che è il

cuore del giornalismo popolare.

La tendenza alla popolarizzazione al giornalismo d’élite, crea le condizioni di realizzazione

di una scena pubblica dove si assiste alla caduta di una serie di convenzioni: tra modelli e

generi giornalistici, tra categorie sociali e ridefinisce i ruoli di stampa e televisione.

L’ibrido quotidiano

Il giornalismo popolare nasce negli anni Trenta dell’Ottocento con i penny papers

americani che introdussero per primi le notizie di cronaca e di interesse e non esitava a

pubblicare storie di pura finzione (hoaxes). Alla fine dell’Ottocento il giornalismo

riprendeva i contenuti della penny press aggiungendovi innovazioni grafiche

consolidando il modello del giornalismo popolare dando origine ai tabloid.

il giornalismo popolare nasce grazie:

1) un mercato potenziale in espansione;

2) Concorrenza intra- e inter-media per lo stesso mercato.

La concorrenza dei grandi network davano un potente stimolo.

In Italia la nascita di un giornalismo televisivo con un incrocio tra fiction e intrattenimento,

stimolava una crescente competizione tra tv pubblica e commerciale.

La tv ha consolidato la stampa periodica ed estende l’area del pubblico familiarizzato.

La stampa quotidiana ha cominciato a mutare dagli anni 80  aumento degli investimenti

pubblicitari; aumento delle nuove tecnologie; maggiore centralità sociale assunta dai

media

Si inizia a sviluppare la concorrenza.

Mielismo  sotto la spinta della concorrenza intra-settoriale e inter-mediale, e nella

tensione verso la conquista di nuovi strati di pubblico di classe media, la grande stampa

nazionale ha intrapreso una consapevole marcia di avvicinamento ai modelli del

giornalismo popolare.

Si inizia a vedere:

1) Notizia affermata  titolo

2) Messa in dubbio  articolo

3) Smentita  articolo.

Si moltiplicano le opinioni e i commenti, si estende la copertura culturale. Il risultato è un

genere ibrido di quotidiano dove il giornalismo di qualità e il giornalismo popolare

coesistono.

CAPITOLO 7 – LINGUAGGIO E GRAFICA – LA LINGUA DEI MEDIA

La situazione e la collocazione testuale definiscono la funzione di un fenomeno. Si ha il

fine di evidenziare determinate unità discorsive quando la titolatura di un articolo riprende

parole ed espressioni contenute nell’articolo stesso.

Le condizioni di partenza della tv sono state modificate per 2 fattori:

1) Riforma del 1976 che ha sostituito in gran parte allo speaker tradizionale il giornalista

regionale  trasmissioni in diretta;

2) Televisione specchio, intenta a riprodurre il parlato informale del pubblico.

La televisione è una somma dei linguaggi, delle forme più diverse di spettacolo e

comunicazione.

Si ha una variazioni nell’esecuzione dovuta alla velocità di parola. Con la forza delle

immagini trasmesse in diretta è la tv a prevalere alla stampa. La televisione è nata come

medium più amichevole.

Ai giorni nostri molti quotidiani aprono la prima pagina con immagini grandi. Con immagini

e iconismi, prima il rotocalco poi il quotidiano hanno cominciato a mimare la visibilità della

tv.

Ne mima lo stile, la spettacolarità e l’immediatezza.

Eventi e periodizzazione:

Negli anni 70 ci fu un aumento del numero delle pagine e delle immagini mediante


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Corso di laurea: Corso di laurea in Comunicazione, Media e pubblicità
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cratti1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Berni Ivan.

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