Teoria della mediazione
Prima legge sull'immigrazione in Italia
La prima legge sull'immigrazione in Italia riguardava l’ingresso, l’accoglienza e l’inserimento. Nel 1998, in assenza di normativa, la situazione nelle pratiche della mediazione si è evoluta, dovuta alla presenza di molti stranieri in territorio italiano.
Che cos’è la mediazione?
La mediazione è anche una scelta e non solo un processo. Viviamo in un mondo tecnologico, e tutti, in un certo modo, siamo diventati mediatori di tutto. Nella mediazione si ha un passaggio in più, ovvero si trasferiscono dei valori. La pubblicità è il massimo esempio di valori ma anche di errori, infatti contiene stereotipi o immagini forzate e non sempre inerenti al concetto culturale. I mediatori sono un gruppo di soggetti molto ampio.
Localizzazione
"Localizzazione" significa adattamento dei testi tradotti ai contesti culturali del testo di partenza. Si adatta tutte le tematiche del testo, localizzandole; come per esempio le guide turistiche.
Problemi durante il processo di mediazione
- A Cipro nel 2000 c’era un pastificio chiamato "Il Padrino, il nuovo sapore italiano", con l’immagine del boss.
- Museau des beaux art in Belgio -> la pronuncia richiama il francese. Ha prevalso una scelta di marketing e linguisticamente provoca conflitti.
Si crea così l’idea di ibrido e multilinguismo, ma allo stesso tempo pure di diversità. Si ha il processo di "Gertificazione", cioè imborghesimento della società e questo può portare a diverse modifiche e scelte.
Nel processo di mediazione, io mediatore cercherò di adattarmi alle caratteristiche della persona che non capisce la mia lingua. Nel processo di mediazione qualcuno si affida a noi per comprendere qualcosa per cui non ha i mezzi per capirlo; si tratta di qualsiasi tipologia di mediazione: turistica, imprenditoriale o anche semplicemente quando qualcuno chiede indicazioni stradali.
Dall’altra parte il mediatore deve avere una serie di conoscenze, non solo per quanto riguarda la lingua, ma una serie di conoscenze riguardo molti campi del sapere. Non viene ritenuto importante indicare le responsabilità di chi traduce, infatti per esempio comprando un elettrodomestico o quant’altro, troviamo le istruzioni in tutte le lingue dell’Europa e qualcuna sì pure esterna, ma non viene mai indicato il nome di chi traduce, non vengono così indicate le responsabilità, sia esse positive che negative, del mediatore; questo però non significa che il mediatore non abbia delle responsabilità.
Significato del termine mediazione
- Contatto (che nel caso delle lingue, tale contatto non è mai neutro).
- Superdiversità (è un processo accelerato di contatto linguistico).
- Conflitto linguistico (si fa mediazione per superare i possibili conflitti).
Linguistic Landscape (le strade non sono "mute", anche se non ci sono persone. Se sono in mezzo alla campagna e trovo degli ulivi è già un segnale, indica per esempio che siamo nelle colline Toscane. Il mediatore deve avere un buon occhio e captare tutti gli aspetti sia naturali che culturali dei luoghi).
Mediazione come abilità (tale disciplina viene riconosciuta nel quadro comune europeo di riferimento; però dal 2001 c’è ancora una discussione su cosa sia la mediazione e chi siano i mediatori).
Non si può parlare di trasmissione di un messaggio da una lingua all’altra
Non si può parlare di trasmissione di un messaggio da una lingua all'altra se noi non siamo in grado di comprendere il testo di partenza, e per comprensione non viene intesa solo la comprensione linguistica – bensì quella linguistico-culturale. Se per essere mediatori bisognava conoscere solo più lingue, allora qualsiasi persona bilingue sarebbe un mediatore, ma non è così, perché per essere tali bisogna avere pure conoscenze culturali, questo perché sennò si tradurrebbe alla lettera senza capire il nesso culturale. Per esempio, il fatto che il colore bianco in Occidente indica la purezza e in Cina il lutto, non tutti lo sanno.
Mediazione: significati e sinonimi
Mediazione: s.f. (1677, dal latino "mediatione")
- Opera svolta da chi intercede fra due o più parti per facilitare il raggiungimento di un accordo.
- Attività di mediatore tra due o più parti per la conclusione di un affare (per esempio il mediatore immobiliare, che mette d’accordo chi vuol vendere e comprare una casa).
- Significato commerciale > provvigione di Gesù Cristo per la redenzione dell’umanità peccatrice.
- Significato teologico > intercessione.
- Significato filosofico > procedimento logico nel quale si pongono in relazione due elementi di un discorso tramite un testo.
- Significato neurologico > meccanismo chimico che permette la trasmissione dell’impulso nervoso.
Derivati: immediazione, intermediazione. Sinonimi: intercessione [De Mauro, GRADIT, 2000]
Storia della mediazione
La mediazione non è un’invenzione recente del XX - XXI secolo, ma già nel mondo classico la mediazione era praticata nelle transazioni commerciali, quando i mercanti avevano bisogno di negoziare nella vendita. Nell’antica Grecia il mediatore ("proxenitra" - femminile) era colui che combinava i matrimoni e il mediatore ("proxenos" – maschile) era colui che si occupava di favorire gli accordi tra i Paesi.
Nella lingua latina troviamo diversi vocaboli per indicare questo concetto:
- Internuncius
- Medium
- Intercessor
- Interpolator
- Conciliator
- Interlocutor
- Interpreter
In ambito Occidentale la mediazione è stata sempre identificata come una pratica di facilitazione a livello politico e pubblico; nel mondo Orientale, ma anche in alcune società del Sud America, la mediazione è una pratica più legata al prestigio sociale, religioso di una persona, che, appunto in virtù di questa posizione, utilizza le sue competenze per agire al fine del raggiungimento di un accordo.
La lingua e il suo valore
Nel mondo ci sono circa 7 mila lingue, però tra queste c’è da distinguere quelle che sono in via di estinzione perché non sono state trasmesse sempre di generazione in generazione, e poi ci sono quelle lingue solo orali e che non hanno una tradizione scritta. Ogni giorno facciamo delle scelte linguistiche e non possiamo mai essere neutri o neutrali quando si parla di mediazione. Nella vita di tutti i giorni non si parla una sola lingua, altrimenti non esisterebbe la mediazione.
La foto scattata a Lampedusa ritrae una persona che è appena approdata sull’isola e ha una maglia bianca sulla quale è scritto "PELASE OPEN THE WAY" in una lingua di diffusione mondiale, che non è n’è la sua lingua madre né quella del paese di accoglienza (l’italiano), ma è l’inglese anche se la scritta non è corretta.
La mediazione in Italia
La mediazione in Italia è legata a una normativa che tutelava la presenza straniera in Italia, come a dire che la mediazione viene ad effettuarsi solo quando si hanno delle persone che non parlano la lingua italiana. Inoltre, secondo tale normativa si dice che la disciplina della mediazione spetta a tutti coloro che sono cittadini stranieri, quindi il problema che sorge è che:
- La mediazione è solo presente nelle zone in cui sono presenti persone straniere.
- Non serve un percorso di formazione ma basta essere uno straniero per essere un mediatore, non è quindi necessario studiare la lingua e avere delle conoscenze culturali e giuridiche.
Chi è il mediatore?
Mancando di una teoria di che cosa sia la mediazione, non sappiamo nemmeno chi sia il mediatore. Un "attore sociale" (Quadro comune europeo di riferimento, 2001) che, monitorando l’interazione comunicativa, entra in gioco quando richiesto al fine di aiutare il processo comunicativo e influenzarne i risultati (naturalmente in modo positivo). Quindi, secondo questa definizione il mediatore entra in gioco solo quando richiesto.
Un facilitatore all’interno dei contesti e situazioni sociali in cui due o più parti interagiscono; la sua funzione è appunto quella di facilitare l’interazione. L’azione del mediatore non è mai un’azione che si svolge in astratto o a livello di linee guida, ma si diversifica a seconda del contesto in cui viene realizzata. Un caso è fare della mediazione in un’aula universitaria, il cui scopo principale è rendere la maggior fruibilità dei testi usati a lezione, un caso è farla in un centro commerciale perché lo scopo principale sarebbe attrarre clienti e fare mercato.
Un negoziatore di sensi e significati che interviene in situazioni in cui la trasmissione di senso appare particolarmente problematica.
Mediazione linguistica e culturale
Parlando di mediazione si deve chiarire anche gli aggettivi che accompagnano tale nome: mediazione "linguistica", mediazione "culturale" ma questi due non sono i soli aggettivi esistenti.
Lingua, identità e cultura
Lingua: sistema di formazione delle identità individuali e collettive; forma di vita.
Identità: il frutto, flessibile e dinamico, dell’interazione e della negoziazione fra individui e gruppi, realizzata da e attraverso la lingua.
Cultura: insieme dei saperi, delle credenze, delle abitudini, degli atteggiamenti, dei valori ecc. proprio di un dato gruppo sociale.
L’inglese più di qualsiasi altra lingua ha questo forte valore e funzione strumentale, però la prima cosa in mente conoscendo tale lingua è "bene posso parlare con chiunque persona abbia davanti" indipendentemente dal suo paese e dal suo grado di cultura, ma in realtà sappiamo bene che non è così in quanto sono veramente pochi coloro che sappiano seguire e relazionare un discorso politico tra Trump e la Clinton.
Il valore che noi attribuiamo a una lingua non è un valore intrinseco della lingua, ma gli viene dato in virtù del potere economico e dalla situazione storica della nazione in cui nasce la lingua, però c’è da tenere presente che senza il contatto tra lingue, queste si estinguono (e magari oggi non solo non ci sarebbe un predominio della lingua inglese, ma forse saremo ancora al latino). Se la lingua fosse un semplice strumento per comunicare, basterebbero dei traduttori automatici e non dovremmo stare ore e ore a studiare una lingua in classe e poi fare pratica nel paese in cui questa sia la lingua madre. I traduttori automatici funzionano bene ma hanno problematiche in quanto la lingua non è una semplice "scatola" di parole collegate tra loro da delle regole di grammatica e i problemi linguistici nascono anche dal fatto che le varie lingue categorizzano la realtà in modo diverso.
Comunicazione e comprensione
Tutti comunichiamo per trasmettere un messaggio e quindi lo scopo di ogni nostro evento comunicativo è che ne venga assicurata la comprensione; mediare, appunto, vuol dire intervenire in quei momenti in cui la comprensione non è garantita.
Definizione di comunicazione
Comunicazione: una persona A produce un messaggio che usa un determinato canale e mezzo per una persona B, la quale riceve, recepisce e rielabora il messaggio; così B a sua volta invia un messaggio di risposta che usa un determinato canale e mezzo per la persona A.
Problemi di comprensione negli studi linguistici
Negli studi linguistici il tema della comprensione è pressoché assente, l’unica attenzione verso tale processo è quella della filosofia, nella quale il tema dell’incomprensione è sempre stato centrale.
Saggio di De Mauro
In questo saggio non è presente niente sulla mediazione linguistico-culturale, ma tratta i problemi della comprensione. Nel leggere questo saggio, dobbiamo partire dal presupposto che mediare, come attività e processo prima ancora che come professione, parte dal considerare la mediazione come delle attività che sono molto legate ai processi di comprensione. Per questo leggiamo un saggio che parla di comprensione e per questo siamo partiti dal riprendere la nota immagine di Saussure, che sta a rappresentare il meccanismo che regola i processi comunicativi. Questa immagine è errata da un certo punto di vista perché Saussure, influenzato dalle teorie psico-linguistiche, presupponeva che l'interlocutore/ricevente avesse un ruolo di passività. Studi più recenti hanno dimostrato che ogni atto comunicativo prevede una grande attività sia da parte dell'emittente, sia da parte di colui che riceve questo messaggio.
Interpretare è proprio uno dei termini usati nel corso di Saussure e lo usiamo perché nel passaggio tra emittente e ricevente nulla avviene in maniera lineare: il ricevente non immagazzina il messaggio in maniera automatica, ma per comprenderlo e perché ci sia successo nell'atto comunicativo ha bisogno di interpretare il messaggio. Questa azione di interpretazione, parlando in termini semiotici, altro non è che una negoziazione continua (non un passaggio) di significati e sensi continui, di informazioni nel loro complesso tra emittente e ricevente; questa altro non è che un'azione di mediazione. Senza negoziare, senza interpretare, senza mediare, la comunicazione stessa non avrebbe alcun senso o sarebbe un processo diverso da quello che in realtà è. Comprendere dal nostro punto di vista è anche mediare, anzi più noi riusciamo a mediare, a negoziare con chi sta di fronte a noi un messaggio che sia anche scritto, la nostra comprensione dei significati aumenta. Questo spiega perché leggiamo un saggio legato alla comprensione. Questo saggio è scritto da un linguista e quindi noi ipotizziamo che guardare alle lingue ci aiuti a creare una definizione anche linguistica della mediazione. In realtà, questo saggio ha delle premesse scoraggianti:
La comprensione: scarsa attenzione negli studi linguistici
- Nella vita di tutti i giorni: capire è normale, non capire no.
- Cioè sembrerebbe giustificato dalla "naturalità" e dalle "priorità" della comprensione (p.3).
Negli studi linguistici il tema della comprensione è pressoché assente. L'unica attenzione verso tale processo è quella data dalla filosofia, nella quale il tema dell'incomprensione è sempre stato centrale.
Cassier e la filosofia delle forme simboliche
- Eraclito, Sofisti, Platone, Aristotele, Zenone, Epicurio.
- Locke, Leibniz.
Ci dice che i linguisti si sono occupati nei secoli di tantissime cose, influenzati anche da quello che succede nella vita comune dove capire è normale e non capire no.
Se noi andiamo a prendere un testo che tratta di teoria delle lingue, un testo di linguistica generale o storica, vediamo che la prospettiva che viene assunta in questi testi, non perché gli autori non sono capaci ma per un certo modo di guardare la comunicazione che avviene attraverso le lingue, è tutta dalla parte di colui che emette il messaggio. Essi propongono esempi che sono sempre dalla parte di colui che produce il messaggio e non fanno riferimento a colui che il messaggio lo riceve, se non per l'ambiguità di certe costruzioni sintattiche (es. la frase "una vecchia legge la regola": che tipo di significato trasmette un enunciato di questo tipo? È ambiguo; sono i casi di ambiguità e indeterminatezza). Il punto di riferimento per eccellenza, quindi, noi lo troviamo in studi di taglio filosofico che influenzano i linguistici. Sono loro i primi, ci dice De Mauro, che studiando i meccanismi della conversazione in maniera più o meno esplicita, studiando le lingue in relazione al sistema delle idee dell'organizzazione, del rapporto tra pensiero e mondo, si sono posti il problema dell'attenzione, della possibilità di incomprensione che si verifica quando due individui comunicano.
Aristotele, Platone ecc. avevano già presente questo problema così come lo stesso problema lo aveva presente un filosofo che ha fatto la storia della filosofia, la storia delle idee linguistiche che è vissuto nella prima metà del 900 che è Wittgenstein, occupandosi di problemi di significato non solo cercò di capire in che cosa consiste il significato, che non si trova nei dizionari perché lì arrivano dopo che qualcuno attribuisce alle parole un significato, ma occupandosi di significato si occupò di come avvenga la comprensione di diversi significati trasmessi dalle diverse lingue. Il significato, quindi, si costruisce nell'uso. Quindi, sottolinea de Mauro, non andiamo tanto noi che ci interessiamo di lingue a pescare negli studi di caratteri linguistici, ma se vogliamo sapere di più sulla comprensione e sui meccanismi che la regola, andiamo a vedere quello che è successo in filosofia e quello che è successo in alcune tradizioni di studio in cui il problema della comprensione è stata centrale.
La traduttologia e la comprensione
- La traduttologia attenzione a come rendere il senso dei testi delle lingue di partenza alle lingue di arrivo; tradurre un testo da una lingua all'altra può significare diverse cose anche a seconda dell'obiettivo della traduzione, anche quella parola per parola anche se dà come risultato dei testi incomprensibili (traduttori automatici). Nella scienza della traduzione uno degli argomenti su cui da sempre si è riflettuto di più è come arrivare a mantenere e trasportare il senso originario di un testo, scritto nella lingua fonte, nella lingua di quella che dovrà essere la lingua di arrivo.
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