INCARNAZIONE DIGITALE – CUSTODIRE L’UMANO NELL’INFOSFERA
CAPITOLO 1: IL CONTESTO E LE QUESTIONI IN GIOCO
Infosfera, la definizione di un mondo
La rivoluzione digitale avanza ed è in continua evoluzione chiedendo risposte che custodiscano
l’umano. Ha una portata culturale enorme e non si limita a chiederci di prendere una posizione
sull’uso dei social media ma ha radicalmente cambiato le abitudini domestiche quanto elementi
essenziali dell’umano.
Dobbiamo così riaccordare gli strumenti di senso che utilizziamo per percepire noi stessi e la realtà,
sino al nostro rapporto con Dio.
Infosfera è un concetto sostanzialmente nuovo, dal valore fortemente evocativo su cui è necessario
innestare ragionamenti e azioni concrete, andando oltre il termine digitale e la sigla anglosassone
ICT (ossia information and communications technology).
Il termine fu adoperato per la prima volta nel 1971 ma di fatto ha preso consistenza solo in tempi
recenti seguendo la straordinaria pervasività dei mezzi di comunicazione di massa e delle strutture
tecnologiche digitali.
Per infosfera si intende la globalità dello spazio dell’informazione, il cosiddetto cyberspazio, i
mezzi di comunicazione classici e le interazioni tra tutti questi media. È l’ambiente popolato dalle
informazioni, in cui vivono le informazioni e in cui anche noi viviamo.
È un ambiente e l’ambiente condiziona l’esistenza di una persona, così come la biosfera condiziona
l’uomo, (biosfera:sostenibilità=infosfera:generosità) così l’infosfera con le informazioni determina
la qualità della vita, la percezione che l’essere umano ha di se stesso e degli altri, la modalità in cui
si muove e agisce, sceglie e si fa scegliere.
Oggi sono le informazioni di ogni genere a determinare sempre più la nostra vita e tali informazioni
aggregandosi insieme diventano la cultura in cui abitiamo. Da qui l’esigenza di introdurre
paradigmi educativi.
Sempre più la cultura è l’infosfera, sta progressivamente determinando la realtà che ci circonda in
termini fisici, è ciò che viene chiamato anche internet delle cose, ossia le informazioni di vario
genere che determinano concretamente situazioni, oggetti e posture nella nostra esistenza
L’infosfera è anche le connessioni e lo scambio di informazioni tra le cose, tra oggetti come un
televisore, un’auto, un sensore stradale, un satellite e via dicendo. Dobbiamo constatare che per la
prima volta anziché creare delle macchine che si interfacciano con il mondo stiamo modificando il
mondo che si possa interfacciare con le macchine.
L’infosfera è immateriale ma ha una cogenza concreta sulla strutturazione della realtà. È dunque un
grande fratello di orwelliana memoria? Non lo è, ma è una realtà così potente da essere capace non
solo di affascinare ma di rideterminare molto della nostra storia e della nostra identità.
L’infosfera sta crescendo e sviluppandosi sostanzialmente in obbedienza ad indirizzi di carattere
economico-commerciale per cui, ad esempio, i dati personali vengono acquisiti e aggregati
esclusivamente immaginando ciascuno di noi come un cliente potenziale di un qualunque prodotto,
facendo anzi di noi un vero e proprio prodotto commerciale.
L’infosfera è frutto in buona parte da un passaggio da un sistema analogico al digitale. Il digitale
implica divisione laddove l’analogico implica e custodisce anche il rumore. Il digitale implica
divisione laddove l’analogico implica continuità. Il digitale implica chiarezza laddove l’analogico
implica e custodisce anche il rumore. Il digitale implica precisione laddove l’analogico implica
approssimazione. L’analogico ha corrispondenze fisiche, il digitale ne ha nella rappresentazione
astratta.
Legato al concetto di infosfera vi è il concetto di dato e di data base.
L’idea del database è quella di una memoria che sia un insieme di memorie singole conservate e
assemblate in modo tale da essere consultabili attraverso una specifica organizzazione che ne
permette l’accesso e la trattazione/aggregazione. La catalogazione e la collocazione dei dati
permettono la lettura attraverso chiavi di accesso e di consultazione differenti. Tutto è trasformabile
in dato, ogni fonte di informazione possibile, e dunque tutto può diventare parte di un database. Per
cui, l’informazione ha sempre bisogno di un’interpretazione e il dato di un lettore. Mettendo
insieme questi due elementi, dato e lettura, abbiamo l’infosfera, una narrazione della realtà a partire
dai dati che la codificano in modo digitale unitamente a quei dati non digitali (i libri, i romanzi…)
che la codificano in modo narrativo.
L’infosfera in altri termini non è una narrazione del reale ma è l’informazione che il reale porta con
sé e che sempre più spesso lo determina fisicamente. È la forma informazionale della materia realtà.
L’infosfera è di fatto un’entità relazionale: la relazione è il suo quid pluris costituito rispetto al
semplice dato o alla realtà che da esso promana.
Infosfera, chi governa?
Nell’infosfera non governano i Governi. Agli arbori internet doveva essere un mondo capace di
regolarsi da sé, un mondo con un proprio governo, un mondo con un’etica proprietaria e digitale. In
realtà. Il mondo digitale continua ad essere il terreno di uno scontro continuo tra due anime: quella
anarchico-libertaria e quella del capitalismo monopolistico. Provare a rispondere alla domanda chi
governa l’infosfera non è facile; esistono i governi nazionali che tentano di legiferare o
semplicemente di far applicare leggi già esistenti, esistono le prassi giurisprudenziali delle Corti,
esistono i grandi gruppi privati soprattutto della Silicon Valley, esistono i soggetti di governo
tecnico che hanno in mano le infrastrutture della rete, esiste il gigantesco sottobosco del deep web o
dark web in cui avvengono le transazioni losche, esistiamo noi con il nostro telefono, tablet,
centralina dell’auto.
Ufficialmente non governa nessuno e realisticamente i governi non possono fare molto, perlomeno
non democraticamente.
A governare sono in definitiva gli algoritmi, ovvero chi li disegna, li rende operativi e vende i
prodotti informazionali che assemblano.
Un algoritmo è un insieme di assiomi che rappresentano i dati in una sequenza ordinata di prassi la
cui esecuzione porta a un risultato certo e costituisce la formalizzazione di un procedimento logico
di esecuzione automatica di regole prefissate in sede di programmazione.
Infosfera, questioni antropologiche ed etiche
Siamo sempre più la rappresentazione informazionale di noi stessi, siamo le informazioni che
abbiamo di noi stessi e che gli altri hanno di noi. Questo lo dimostra la manifestazione che abbiamo
nei social network che forniscono un nuovo ed efficace canale di espressione del sé e di relazioni tra
le persone.
I social network risultano strumenti positivi e utili al benessere psicologico, sostenendo l’autostima
e la qualità della vita. Tuttavia, l’uso compulsivo di questi strumenti da parte dei più giovani
dimostra empiricamente la loro non sufficienza a dispetto dell’ottenimento immediato delle
gratificazioni che andiamo cercando. Il rischio è di perdere ogni tipo di relazione che si ha al di
fuori del network.
L’infosfera sotto il punto di vista antropologico può rappresentare un forte moltiplicatore delle
possibilità umane ma allo stesso tempo può essere un ambiente ostile o inquinato capace di
distruggere quello che l’umano è nella sua essenza più profonda. Peggio della morte è ingannare
l’uomo facendolo vivere in maniera disumanizzante convincendolo che sia l’unica via possibile.
Alla persona fisica, giuridica e morale, si aggiunge anche quella digitale? Non può esistere un
essere umano sprovvisto del senso del proprio corpo. Ci dobbiamo domandare se oggi non corriamo
il rischio di passare da un’antropologia che ha fatto a meno di Dio, sostituendolo con la natura, a
un’antropologia che finisce per fare a meno anche della natura, sostituendola con la sua
rappresentazione nell’infosfera e lasciando che sia un sistema binario a definirci compiutamente.
Dall’etica all’estetica: la comunicazione di massa porta la mercificazione delle forme simboliche,
nel senso che gli oggetti prodotti dalle istituzioni mediali sono forme simboliche soggette al
processo di valorizzazione economica. Questo riguarda la gestione dei dati personali, la valutazione
delle persone secondo criteri effimeri quali stelline, likes o recensioni, le questioni relative a
copyright o l’hate speech, le fake news…
Si passa da una logica dell’identità a una logica dell’identificazione per cui la persona vive alla
giornata in una continua ridefinizione di sé in base alle esperienze che vive.
L’etica dell’estetica favorisce il neotribalismo, che è caratterizzato da un evidente narcisismo
collettivo che è continuamente alimentato dalle immagini che attraverso l’infosfera popolano il
nostro quotidiano. L’immagine, infatti, è vettore di comunione (interessa non per il messaggio, ma
per l’emozione che fa condividere). Diviene padrone della vita chi è in grado di tradurla in codice o
raccoglie i dati e sa connetterli? Sicuramente è soggetto a un brivido molto simile a quello del
creatore.
Si intrecciano così questioni contemporaneamente tecnologiche ed economiche, antropologiche,
filosofico e teologiche configurando un orizzonte del tutto inedito.
Infosfera, nascita di una cultura globale
“Cambia gli strumenti e cambierai l’intera teoria sociale che a loro si accompagna”.
Alcuni cambiamenti sono piccoli, ma piu percepibili come l’utilizzo dell’inglese come lingua
planetaria. Vi sono anche cambiamenti piu profondi come in particolare l’assunto che l’intera
conoscenza possa essere formalizzata, assunto alla base dell’intelligenza artificiale.
Il rischio e che la realtà risponda artificialmente a questo assunto anche se non e vero.. Avremo
bisogno di un’educazione capace di stare al passo con questo tipo di mondo, non solo
un’educazione con maggiori connotati tecnici ma anche un’educazione capace di affrontare le sfide
e le opportunità che l’infosfera introduce in un mondo globale. Infatti, chi è l’anima gemella di
qualcuno? I fattori sono molteplici, in un mondo computazionale l’anima gemella la sceglie
l’algoritmo che sa esattamente come ambedue le persone sono e scelgono i loro hobby, le
preferenze espresse nell’infosfera, i comportamenti tracciati dai dispositivi digitali…
Alcune scelte sembrano puramente strumentali, ma in realtà sono scelte attinenti al tipo di vita
sociale che si intende sviluppare per cui serve un’educazione adeguata.
L’infosfera rende più disponibile la conoscenza ma non la rende immediatamente accessibile e
ancor meno utilizzabile. Il rischio e che il bisogno pratico e la necessita di rispondere ad esigenze
attuali facciano propendere per una richiesta di figure professionali sempre più tecniche e che a
questo si adegui il sistema educativo, lasciando scoperto l’orizzonte teoretico affidando tutto ad una
logica analitica. In piu al momento i dispositivi digitali hanno peggiorato le nostre capacita
cognitive e abbassato la soglia di attenzione per cui abbiamo ancora piu bisogno di creare reti di
collaborazione e di ricerca.
La globalizzazione ha avvicinato tutti i posti del mondo e la stessa cosa ha fatto l’infosfera
permettendoci di conoscere culture e costumi che provengono da luoghi opposti del pianeta.
Nella Silicon Valley vige la legge di Moore per cui ogni due anni i microprocessori diventano due
volte più capaci di processare informazioni o eseguire istruzioni più velocemente, vi è un
miglioramento esponenziale delle cellul
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