Riassunti “La macchina del cinema”
Lo spettatore/la spettatrice
Lo spettatore è un voyeur che quando va al cinema realizza con le immagini viste sullo schermo un rapporto simile a quello del voyeur. Lo sguardo stesso produce piacere che è legato al vedere. Lo spettatore come il voyeur non può toccare quello che vede. Il piacere sta anche in questo: l’assenza di contatto con quanto viene visto.
Lo spettatore – voyeur guarda un insieme di oggetti in movimento e prova piacere. Esempio classico è la condizione di Jeff in “La finestra sul cortile”. Perché prova piacere? Una prima risposta ha a che fare con le possibilità del cinema di mostrare altri paesi e altri mondi, di produrre visioni spettacolari nuove. Una seconda risposta riguarda l’identificazione. L’identificazione rafforza l’interesse e il piacere dello spettatore, lo radica nel mondo e nella storia narrata, crea partecipazione con le immagini che sta guardando.
Vi è partecipazione emozionale perché lo spettatore si proietta nei personaggi effettuando un riconoscimento di se stesso. Questa proiezione avviene in virtù del fatto che lo spettatore riconosce dei tratti della sua personalità nel personaggio che vede ma anche tratti diversi lo attraggono perché gli paiono significativi. Lo spettatore in tale prospettiva appare subire, è passivo perché non controlla le immagini e non può fare nulla per esse.
La filmologia ha studiato la percezione del film affermando che questa investe il sistema nervoso centrale. Lo sguardo dello spettatore si fissa soprattutto sullo sguardo e sul volto dell’attore, ciò che interessa quindi è l’elemento antropomorfo proprio perché è possibile il meccanismo di partecipazione ed identificazione. Come si produce l’emozione nello spettatore? Prima di tutto dal processo di identificazione. Mentre vediamo un film noi al tempo stesso crediamo e non crediamo a ciò che vediamo, lo spettatore sa di trovarsi in un ambito di finzione ma la considera vera. Si abbandona alla seduzione dello schermo in maniera passiva.
C’è chi crede che l’uomo e la donna guardino i film in maniera diversa, ne abbiano una percezione diversa. Facciamo riferimento quindi alla Feminist Film Theory secondo la quale nel cinema classico il personaggio femminile appare come un soggetto che ha la forza della bellezza e della seduzione ma non dell’azione, è correlata al personaggio maschile. La spettatrice si riconosce in questa condizione.
La tecnica e il linguaggio
(Per la fotografia e l’illuminazione, i movimenti di macchina, il suono vedi Manuale del Film)
Il montaggio è la combinazione di elementi per comporre un insieme significante coerente. È una struttura segnata da un particolare coordinamento spazio-temporale del visibile. Si attribuiscono al montaggio varie funzioni: significante, narrativa, descrittiva. Nell’articolazione di queste tre funzioni il montaggio definisce un effetto spaziale e temporale. Ha inoltre una funzione ritmica perché definisce i tempi dell’inquadratura e modi di congiunzione tra le inquadrature. Ha funzione intellettuale perché produce idee; una funzione formale e una funzione sintattica perché attraverso i raccordi garantisce effetti che privilegiano la continuità e la coerenza del flusso visivo.
Nel cinema classico i raccordi (sull’asse, di movimento, sonori, di sguardo) sono essenziali perché garantiscono fluidità e chiarezza nella narrazione. Nel cinema moderno si privilegiano le inquadrature lunghe (piano sequenza) e segmenti ampi (profondità di campo) che consentono allo spettatore di guardare dove meglio crede.
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