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La Sicilia musulmana

L'eredità antica: tra Roma e Bisanzio

All’inizio la Sicilia era una provincia publica dell’Impero Romano. Col tempo l’isola venne organizzata attraverso un sistema fiscale e vengono creati latifundia imperiali. Nuovo assetto urbanistico: incrocio vie principali quali Cardo e Decumanus e divisione in insulae. Si sviluppò il sistema idrico, terme e anfiteatri. Della rete viaria conosciamo pochissimo e le strade coprivano la zona costiera per poi arrivare nelle zone interne: la via Valeria (Messina-Lilibeo), la via Pompeia (Messina-Siracusa) e la via Selinuntina (Siracusa-Lilibeo)

Il Cristianesimo vi giunse forse nei primi anni del III secolo nelle coste, poi nelle zone agrarie più isolate dal V secolo. Agli inizi del V secolo grazie all’imperatore Costantino il cristianesimo fiorì, con conseguente aumento dei beni immobili. In Sicilia il papa era diventato il principale proprietario dei beni ecclesiastici, quindi un aumento dei luoghi sacri, anche grazie alla conversione dei templi. Per esempio: l’Athenaion di Siracusa, il Tempio della Concordia di Agrigento, la Rotonda di Catania. Nelle campagne costruzione di chiese tra IV e VI secolo, erano annesse ai cimiteri e consacrati ai martiri. In ogni caso, in alcune zone resistette il paganesimo. Venne attestata dal IV secolo anche la presenza ebraica.

Nel 439 i Goti, Alani e Svevi invasero Cartagine (vandali) e poi nel 468 s’impadronirono della Sardegna, della Corsica e della Sicilia. Pochi anni dopo il re Odoacre, che governava sulla penisola italica, per via diplomatica ottenne la Sicilia. Ma nel 535 l’imperatore Giustiniano grazie alle truppe del generale Belisario riconquistò la Sicilia. L’imperatore voleva estendere il suo dominio nella parte occidentale dell’impero. Così fece amministrare l’isola da un pretore di Costantinopoli.

Nel 569 i Longobardi invasero la Pianura Padana. Lo spazio politico si divise in: entroterra ai Longobardi e zone costiere ai Bizantini. Costantinopoli dunque spostò la sua attenzione verso l’Italia meridionale. Nello stesso anno l’Africa venne attaccata dai Mauri e la Spagna dai Visigoti, Sassanidi e Avari. Nel 630 vi fu una battaglia tra Bizantini e Musulmani. La Sicilia era una terra contesa tra i due popoli per la posizione favorevole.

Nel VII secolo i musulmani si trovavano già in Africa e conquistarono l’Africa Proconsularis nel 690. L’imperatore Costante II inaugura una politica interventista nella Penisola Italiana, nel 663 sbarcò a Taranto, arrivò a Roma e insediò Costantinopoli. Probabilmente scelse Siracusa per fare una spedizione contro i musulmani. Ma qui venne assassinato nel 668. Gli succedette suo figlio Costantino IV, che però abbandonò i piani del padre, perché i musulmani stavano avanzando verso l’oriente e Costantinopoli, assediate tra 674 e 678.

Nel 652 vi fu la prima incursione in Sicilia, ridimensionando la potenza Bizantina. Tra 692 e 695, trasformazione dell’isola in thèma sancì la sua militarizzazione. Nel 669 una flotta alessandrina venne mandata in Sicilia, e di anno in anno gli attacchi s’intensificarono, finché tra 710-711 i musulmani non presero la fortezza bizantina di Septem ed entrarono nella spagna visigota.

Dunque, la Sicilia era sotto Bisanzio e nell’VIII secolo fu colpita dalle navi musulmane. Ovviamente Costantinopoli non riusciva a controllarla. Qui nell’isola vi è comunque una continuità culturale: spazi urbani come sedi della vita pubblica, religiosa ed economica, come per esempio Catania, Siracusa, Palermo e Lilibeo (Marsala) nelle zone costiere e Enna nelle zone più interne. In Sicilia erano comunque continuati gli scambi con il Nordafrica erano continuati.

Nell’VIII secolo la geografia bizantina in Italia fu composta da società regionali. In questo contesto l’amministrazione militare cambiò e i duces da ufficiali divennero leader regionali a livello politico. Nel 718 si affermò la figura dello Stratego Sergio e poi di Epidio, che diede vita a una rivolta. Infine, appare la figura del tumarca Eufemio, che avrebbe aperto nell’isola la conquista islamica.

L'Islam nel Mediterraneo

L’Islam entrò in Sicilia duecento anni dopo la morte di Maometto. Alla sua morte nel 632 si aprì la questione del suo successore. La vicenda venne risolta con la figura del califfo, delegato a guidare la società islamica. Secondo la tradizione la legge risiede nel Corano e nella Summa, cioè indicava la condotta seguita da Maometto e dalla quale bisognava prender esempio. Dopo la morte di Muhammad l’espansione militare islamica era rapida. Nel 636 i bizantini erano stati sconfitti in Siria. Nel 711 arrivano nelle coste dell’isola iberica, mentre ad oriente sono arrivati nel fiume Indo.

All’inizio il termine arabo indicava chi viveva in Mesopotamia, poi andò a designare gli abitanti della penisola araba e chi adottò come lingua l’arabo. Questo termine si confonde con Musulmano, che indica invece coloro che praticavano l’islam.

  • I Sunniti rivendicavano che la successione di Maometto spettasse alla comunità.
  • Gli Sciiti affermavano che la sua successione stava nei suoi familiari, ed appoggiarono Alì cugino e genero di Maometto.

Era il quarto califfo e considerato dagli Sciiti come primo Imam, cioè prima delle guide che avrebbero conservato il messaggio originario dell’Islam.

I califfi della prima dinastia, gli Omayydi (661-749) avevano posto la loro capitale a Damasco. Da qui la loro espansione aveva bisogno di adottare efficienti organizzazioni burocratiche che consentissero il controllo delle regioni lontane da amministrare. Così cominciò un processo politico e ideologico che si definì con la dinastia successiva, gli Abbasidi che ebbero il potere nel 749. In quel momento l’islam iniziò ad essere pensato come un mondo unitario (dall’oceano Atlantico all’India).

Quando dopo la morte di Maometto gli arabi entrarono in Africa, dopo la caduta di Alessandria e il loro insediamento a Eliopoli e Babilonia, si spostarono verso il Nordafrica, che riuscirono a soggiogare dopo 75 anni di lotte contro le popolazioni locali, alla fine del VII secolo. Si espansero dalla Tunisia, in Egitto e fino al Marocco.

Al-Aglab era giunto in Africa settentrionale nel 759, inviato dagli Abbasidi per ristabilire l’ordine. Venne poi nominato governatore per uccidere i berberi, ma venne ucciso nel 768 e a lui succedette il figlio Ibrahim ibn al-Aglab. Il suo prestigio militare crebbe velocemente. Da lui derivò la dinastia degli aghlabidi.

La spedizione in Sicilia

Il mondo cristiano ci ha lasciato poche testimonianze della conquista in Sicilia, sia dalle fonti latine, che da quelle greche. Infatti, le informazioni della conquista musulmana le abbiamo dalle fonti arabe. L’unica vera eccezione sulle fonti è La cronaca di Cambridge, scritta da un autore siciliano e cristiano tra X e XI secolo. Tra quelle arabe spicca quella scritta da Ibn al-Atir, opera annalistica per la celebrazione del potere.

Una prima incursione in Sicilia vi fu già nel 652 dal Levante. Poi, nel 669 una flotta Alessandrina e una l’anno seguente, quando i musulmani si impossessarono di Cossyra (Pantelleria). Negli anni precedenti gli attacchi s’intensificarono, fino a metà dell’VIII secolo, che a quanto pare vi fu una battuta d’arresto, a causa di vari avvenimenti che colpirono il mondo musulmano: il rovesciamento della dinastia degli Omayyadi e le rivolte berbere. Pare che l’isola fosse vittima di saccheggi ed atti di pirateria. Fu un lungo periodo di razzie che aiutò ad aumentare le conoscenze islamiche sulla Sicilia e sulle altre isole.

Nell’826 in Sicilia s’insediò il nuovo stratego, Costantino, che presto, con il comandante della marina bizantina in Sicilia, il tumarca Eufemio, sviluppò un rancore che scoppiò presto in un vero e proprio dissidio. Le cause sono sconosciute. Delle fonti arabe parlano di un periodo di scorrerie compiute da Eufemio lungo le coste africane. Periodo dopo il quale l’imperatore avrebbe ordinato a Costantino di punirlo. Questa situazione era favorevole per gli Aghlabidi, che con una spedizione di conquista avrebbero potuto rinsaldare il proprio esercito dopo gli anni logoranti di guerre civili e tensioni sociali. Ma non era semplice perché tra Bisanzio e gli Aghlabidi vigeva una specie di tregua che gli assicurava tranquillità di scambi economici e relazioni cordiali. Alla fine, l’emiro aghlabide Ziyadat Allah I decise per la spedizione, affidando il comando proprio ad Asad ibn al-Furat, che non aveva mai guidato un esercito prima di allora.

L’esercito di Ziyadat Allah sbarcò in Sicilia a metà giugno dell’anno 827, sulla costa meridionale dell’isola, non si sa esattamente in quale località. Il primo scontro avvenne ben presto con le truppe comandate da Balata tra Mazara e Palermo. Il comandante venne sconfitto e si rifugiò a Enna. Venne ucciso in Calabria, ma non si conoscono i motivi.

I musulmani tornarono a Mazara, poi Asad prese la via di Siracusa, conquistando durante l’avanzata molte fortezze. Arrivati però a Siracusa, pare rimasero fuori dalle sue mura per un anno, e la truppa venne decimata a causa della fame, delle truppe di Costantinopoli e di una pestilenza (che probabilmente uccise Asad). Si spostarono poi verso il Mineo, una fortezza poco distante da Siracusa, e da lì intrapresero altre spedizioni contro Agrigento ed Enna. Nel frattempo, morì anche Eufemio. Pare che dall’Andalusia giunsero nuove navi per sostenere gli aghlabidi e si diressero verso Palermo, che assediarono nell’830. I musulmani iniziarono a prendere numerose roccaforti nel sud-est dell’isola. La forte presenza islamica rese più facili altre razzie, anche nelle isole vicine.

Consolidamento del potere

La posizione dei musulmani a metà nel IX secolo si consolidò, sia per la Sicilia che per il continente, infatti aumentarono le spedizioni contro la Calabria e la Puglia. Continuarono i saccheggi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

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