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Riassunto esame storia medievale B, prof Artifoni, libro consigliato Le civiltà del medioevo, Azzara

Riassunto per l'esame di storia medievale e del prof. Artifoni, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Le civiltà del medioevo, Azzara, dell'università degli Studi di Torino - Unito. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia medievale docente Prof. E. Artifoni

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islamica e che diedero il via ad una lunga operazione di recupero detta Reconquista che durò per tutto il XV secolo; l’ultima propaggine

musulmana, l’emirato di Granada, venne cacciata nel 1492. La reconquista venne appoggiata e promossa da alcuni regni dell’occidente (Francia) e

dal papato. Così nel XIII sorsero in Spagna quattro grandi entità: Castiglia, Navarra, Portogallo e Aragona

I comuni cittadini

A fine XI secolo si affermano nell’ Italia centro settentrionale nuove figure di magistrati cittadini, chiamati (da tradizione romana)consoli. I primi casi

furono ad Asti, Arezzo, Pisa e Genova. La nascita di questa figura è conseguenza del nuovo ordinamento comunale che avevano assunto le città. Il

termine comune deriva dal detto che le popolazioni urbane “facevano comune” o che “mettevano in comune” diritti e prerogative. Non vi era un

modello unico di ordinamento comunale anche se molti erano gli aspetti condivisi, come le motivazioni in origine e le condizioni perché si

attuassero. Innanzitutto la volontà di molti centri urbani di autogovernarsi, esercitando in proprio specifici diritti (battere moneta, esercitare la

giustizia, riscuotere le imposte, costruire fortificazioni e allestire milizie) e fu stimolata e resa possibile dalla debolezza del potere superiore. Anche

la società della città nella quale si sviluppò il comune giocò un ruolo importante: la figura del vescovo, famiglie aristocratiche ricche e forti che

avevano interessi e le proprie basi nelle campagne, il vasto ceto di mercanti e artigiani abbastanza facoltosi, da conoscitori del diritto come notai e

giudici. I fini era innanzitutto il garantire la concordia e la pace nella città e difenderne i diritti da autorità esterne, esercitare in autonomia funzioni di

governo. Alla vita politica partecipavano gli strati eminenti della società. Ne restavano escluse, le donne di ogni condizione, i lavoratori manuali, i

servi, le eventuali minoranze non cristiane, gli immigrati senza dimora ed occupazione. I cittadini a pieno titolo/detentori dei diritti politici si riunivano

periodicamente in un’assemblea, chiamata arengo o concio, che assumeva le principali decisioni ed eleggeva i consoli, in numero vario che

esercitavano in concreto l’attività di governo. La sede delle magistrature comunali aveva sede in uno specifico palazzo, centro della città. Si fece

ricorso al diritto romano per delineare i tratti della nuova istituzione e il tutto venne raccolto per iscritto, in raccolte dette codici, che regolavano la

vita della comunità. Il comune si diffuse ampiamente nel centro nord della penisola ma non si estese invece al Mezzogiorno, a causa del forte

potere centrale della monarchia normanna.

L’espansione dei comuni nel contado

I comuni cercarono, sin dall’inizio, di estendere il loro potere anche sul territorio rurale che circondava la città e ad essa legato, chiamato contado o

comitato, cioè un territorio extraurbano che all’incirca coincideva con l’area della diocesi episcopale. Inoltre il contado poteva offrire buone risorse

economiche ed alimentari alla città. Questa espansione portò talvolta anche a conflitti tra i vari comuni che si contendevano il controllo. Il contado

subì quindi delle trasformazioni; venne abolita la servitù, perché un lavoratore libero era preferibile in quanto pagava le tasse al comune. Nel

complesso la situazione dei contadini peggiorò, perché adesso era vincolato economicamente dal proprietario cittadino.

I comuni rurali

Le comunità rurali si organizzarono dal canto loro con istituzioni simili a quelle urbane.

Le esperienze di autonomia cittadina al di fuori dell’Italia

Ciò che avvenne nella penisola avvenne analogamente in Provenza. Ma molto diversi furono i casi di autonomia cittadine che si affermarono

altrove. In Francia e Germania le istituzione cittadine ottennero dal re o da altri signori, delle semplici carte di franchigia o delle carte del comune

che riconoscevano loro dei diritti, ma non delle vere e proprie forme di autogoverno. In Inghilterra lo sviluppo dei comuni fu favorito dal re e da alcuni

signore per stimolare la crescita demografica ed economica di molti centri, ma anche qui le concessioni vere e proprie furono poche. Analoghi casi

in Spagna e sporadici casi in Russia. Le città del Nordeuropa si distinguono da quelle italiane anche per la composizione sociale: le prime infatti

erano composte di mercanti, artigiani e altri soggetti che non avevano interessi extraurbani, e quindi rimase netta la distinzione tra città e

campagna, che rimase sotto la giurisdizione signorile.

I conflitti della società comunale, l’introduzione del podestà e l’emergere del popolo

Dalla fine del XII e per tutto il secolo XIII la popolazione italiana nelle città crebbe di molto, anche per l’immigrazione dalle campagne. Frequenti

erano i contrasti all’interno del comune e quindi venne introdotta una nuova figura, quella del potestà, nei primi decenni del Duecento. Questa

carica era conferita per un breve periodo di tempo ad un individuo scelto fra i forestieri, cioè estraneo alla città, in modo che non appartenesse ad

alcuna delle famiglie locali e fosse quindi in grado di essere imparziale per agire al meglio nell’interesse del comune. Egli esercitava attività di

governo: presiedeva i consigli, amministrava la giustizia, svolgeva funzioni di polizia per il mantenimento dell’ordine interno, comandava l’esercito

comunale in caso di guerra esterna. Era aiutato da un personale seguito di giudici, guardie, tutti di sua fiducia. Il potestà divenne presto un

professionista della politica e vagava di città in città per svolgere il suo lavoro. Dopo la metà del XIII secolo i comuni si polarizzarono in due grandi

ed opposti schieramenti politici internazionali (di cui facevano parte anche impero e papato): guelfi e ghibellini. Nel complesso, la figura del potestà

fu molto efficiente ed efficace. Nel XIII secolo le città mutarono sotto il profilo socio politico perché pretesero di prendere parte alla vita politica

anche i ceti cosiddetti popolari: mercanti, banchieri, artigiani che acquisivano sempre maggior prestigio e ricchezza. Avevano natura corporativa,

cioè raggruppavano tutti coloro che facevano lo stesso mestiere (corporazioni di arti e mestieri, arti); miravano a tutelare gli interessi dei loro

appartenenti e finirono con l’esercitare un ruolo politico consistente in molte città. I populares dal canto loro avevano acquisito una buona capacità

militare. Nel XIII secolo si raggrupparono tutte le arti in un’associazione più grande, la società del popolo/ societas populi, la si articolava in una

sorta di comune parallelo, con un consiglio generale, un collegio più ristretto, un capitano del popolo con funzioni simili a quelle del potestà. Nelle

diverse città il popolo acquisì in misura diversa importanza e acquisì anche rappresentanza politica. A Firenze, ad es., i populares guadagnarono

una posizione di supremazia. L’aristocrazia dal canto suo, si organizzò in una società di cavalieri/societas militum vincolati da un giuramento di

fedeltà reciproco. Nacquero anche le parti associazioni collegate a più vaste reti di alleanze che presero il nome di ghibellini (solidali con il potere

imperiale) e guelfi (per il papato). Queste due parti non erano mosse da precise ideologie, ma si basavano soprattutto sulla condivisione di interessi

e legami personali; erano in perenne conflitto, quando in un centro prevaleva una fazione, questa cacciava gli esponenti dell’altra, confiscandone i

beni e costringendoli all’esilio in un’altra città amica.

Capitolo 10, apogeo e crisi degli universalismi

L’impero di Federico I

Fra il XI e il XII secolo l’impero in Occidente fu scosso da ripetute convulsioni. La carica regia in Germania, cui era legata quella imperiale, non

aveva assunto carattere dinastico: era l’assemblea dei principi tedeschi a scegliere il sovrano. Inoltre era anche legata all’unzione del papa. Nel

1125, alla morte di Enrico V entrarono in conflitto per il titolo regio la casata di Baviera dei Welfen e quella degli Hohenstaufen di Svevia; questa

disputa si terminò nel 1152 quando venne eletto re e imperatore lo svevo Federico I, detto Barbarossa. Egli guardò all’Italia per riaffermare la

propria autorità, erosa dall’accresciuto potere dei comuni. Furono proprio i comuni a fornirgli un’ottima scusante per intervenire, infatti alcuni centri si

appellarono a lui per avere il suo aiuto contro città più potenti. Egli giunse anche a Roma, dove soccorse il papa che era in conflitto con il comune

romano. Nel 1158 venne convocata una dieta (grande assemblea pubblica) a Roncaglia, presso Piacenza, in occasione della quale si emanò un

testo normativo che fissava i diritti che spettavano all’autorità regia, le regalie; ovvero prerogative come l’esercizio della giustizia, la riscossione delle

imposte, la facoltà di battere moneta, l’arruolamento degli eserciti, etc. In più si vietavano le guerre tra privati e la formazione di leghe fra le città.

Egli condusse una azione militare contro Milano, che si era ribellata a queste decisioni; venne sostenuto da centri minori nemici di Milano, come

Cremona, Como, Lodi; dimostrazione della non unitarietà dei comuni italiani. L’esercizio delle regalie comportava una gravosissima pressione

fiscale; ciò nel 1167 portò alla costituzione di una lega di città detta lega lombarda, sostenuta dal papa Alessandro III, ostile al potere imperiale in

Italia. Vi fu uno scontro militare, che venne perso dal Barbarossa, il cui esercito venne battuto a Legnano nel 1176. Nel 1183 venne stipulata la pace

di Costanza con la quale venne concesso l’esercizio delle regalie ai comuni, i quali si impegnavano in cambio a riconoscere la sua autorità.

Federico II

Dall’unione fra Enrico IV (figlio ed erede del Barbarossa) e Costanza d’Altavilla (figlia del re normanno di Sicilia Ruggero II) si ebbe l’unificazione

delle due corone di Germania e di Sicilia, unitamente al conferimento della carica imperiale, cariche che ricoprì il loro erede, Federico II. Egli, che

aveva solo quattro anni quando assunse la carica alla morte dei genitori, venne posto sotto la tutela di papa Innocenzo III. L’autorità imperiale nei

territori tedeschi riuscì a farsi riconoscere solo a prezzo di grandi concessioni. Nel Regno di Sicilia vennero rivendicati tutti i diritti che erano stati

usurpati dall’aristocrazia e dai comuni; venne quindi applicato un controllo molto stretto sulle città, anche tramite la struttura burocratica. Per una

adeguata preparazione dei funzionari vennero stabiliti degli “studium” a Napoli, dove si coltivasse lo studio del diritto; fu la prima università della

penisola ad essere fondata per volontà di un imperatore e non per volere collettivo (vedi Bologna, la prima). A Palermo vi era la corte di Federico

che fu un centro di cultura ove confluirono intellettuali e artisti latini, greci, arabi ed ebrei. In tale ambiente si sviluppò anche la “Scuola siciliana”,

movimento poetico in volgare che pone le radici della letteratura italiana. Le relazioni fra papa e imperatore erano sempre peggiori, il papa si

sentiva minacciato dal potere dell’imperatore e lo aveva scomunicato. Nel 1239 venne scomunicato per la seconda volta e Federico reagì quindi con

le armi, aggredendo alcune città dell’Italia centrale e ponendo il blocco alla stessa Roma. Nel 1245 vi fu la terza scomunica e con essa il papa lo

dichiarò deposto. Quindi in Germania venne eletto un nuovo re e ricominciarono i conflitti fra in comuni in Italia. Nel 1250 Federico II morì e gli

successe brevemente il figlio Corrado IV, il cui regno fu caratterizzato da una grave crisi di instabilità politica. Quindi Federico II può essere

considerato l’ultimo imperatore in grado di assolvere in modo universale alla carica imperiale. Alla morte di Corrado IV, il successore fu Manfredi,

altro figlio di Federico II. Nel frattempo il papa Urbano IV, affidò il regno di Sicilia di cui era signore feudale, a Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia,

Luigi IX. Nel 1266 a Benevento, Carlo d’Angiò uccise in battaglia Manfredi.

Il papato nei secoli XII­ XIII

Dopo la riforma del XI secolo il papato risultò più forte, sia dal punto di vista spirituale, sia “terreno”, ovvero ampliò i suoi domini nelle regioni centrali

dell’Italia, costituendo un vero e proprio stato pontificio su un’area geografica che si sviluppava a partire da Roma. In età precedente invece, i papi

disponeva soltanto del cosiddetto “patrimonio di San Pietro” consistente in possedimenti sparsi.

Il pontificato di Innocenzo III

Il suo pontificato segnò il punto più alto dell’affermazione del potere del pontefice, sia come vertice indiscusso della Chiesa cattolica, sia come

potestà temporale. Infatti dall’autorità pontificia dipendevano ogni potere terreno: il papa pretendeva di disporre dei titoli regi e imperiali,

concedendoli e revocandoli. Addirittura, in caso di vacanza del potere imperiale poteva essere occupato dal papa. Innocenzo III creò una rete di

monarchie fedeli al papato, ovvero i regni iberici, il regno di Sicilia e stati dell’est, come Polonia, Boemia, Bulgaria. Nel 1204, convinse molti signori

occidentali a partecipare ad una crociata contro l’impero bizantino, in quanto eretico dopo lo scisma del 1054; indusse il re di Francia a condurre

una crociata nei confronti degli eretici catari in Provenza (1209) e i monarchi cristiani di Spagna ad abbattere il califfato musulmano di Cordoba. Con

crociata si intende una lotta con le armi contro ogni forma di diversità e di dissenso spirituali, sia contro altre confessioni sia contro le eresie. Ciò

perché un’uniformità di credo implicava uniformità culturale e politica. Perseguitò anche gli ebrei.

Il pontificato di Bonifacio VIII

Nel 1294 venne eletto papa Celestino V (francescano e quindi assai gradito a quanti auspicavano per la Chiesa un ritorno alla povertà) che abdicò

dopo pochi mesi, poiché incapace di far fronte alle pressione provenienti dalla curia romana e dagli angioini. A succedergli fu appunto Bonifacio

VIII. Egli nel 1300 istituì il primo giubileo, per celebrare l’autorità pontificia; tutti coloro che si sarebbero recati in pellegrinaggio a Roma in quell’anno

per venerare la tomba di Pietro e l’icona del Salvatore e si fossero confessati e comunicati avrebbero ottenuto l’indulgenza plenaria, cioè il perdono

per i loro peccati. Nello stesso periodo egli si scontrò con il re Francia Filippo IV il Bello, il quale sosteneva la discendenza diretta del sovrano dalla

divinità senza alcun bisogno della mediazione pontificia. Per disconoscere questo principio egli emanò la bolla Unam Sanctam. Filippo IV si recò

dunque ad Anagni dove il pontefice si trovava, per arrestarlo. Poco dopo Bonifacio morì e nel 1305 venne eletto un nuovo papa francese, Clemente

V. Nel 1305 la sede papale venne trasferita ad Avignone , e rimase tale sino al 1378. subordinazione del papato alla corona francese (; fu un

periodo di fasto e di floridezza economica)

Capitolo 11, rinnovamento della cultura e nuove espressioni religiose

Una nuova cultura per una società rinnovata

Il XII secolo fu contraddistinto da una grande vitalità spirituale che coinvolse ampie porzioni di società e da un grande rinnovamento della cultura. Si

era manifestata una notevole crescita economica a partire dal XI secolo, con lo sviluppo di manifatture e di commerci su larga scala ed il correlato

formarsi di nuovi ceti praticanti queste attività; vi furono anche ripercussioni sul piano culturale che videro un consistente aumento della produzione

e della conservazione di documenti scritti e una più ampia diffusione dell’alfabetizzazione, anche fra i laici.

La religiosità eterodossa

Nel XIII per salvaguardare la fede, venne condannata ogni eresia, ovvero ogni dottrina giudicata estranea e contraria. In tale opera la Chiesa

impiegò ogni mezzo, dall’azione degli ordini monastici mendicanti domenicani e francescani, alla repressione da parte del neo istituito tribunale

dell’Inquisizione. Molti erano i movimenti provenienti dal mondo laico, i quali chiedevano ora di essere ammessi alla partecipazione alla vita

religiosa, soprattutto comprendendo anche quei ceti che prima erano stati tradizionalmente esclusi, ossia i ceti più poveri e le donne. Inoltre aspra

era la critica alla eccessiva ed impropria ricchezza della chiesa. (vedi pataria)

Il lionese Pietro Valdo era un agiato mercante, che intorno al 1173 aveva deciso di vivere poveramente in una comunità di laici che condivideva le

sue stesse idee, per imitare cristo; il rifiuto di sottoporsi al controllo e all’autorizzazione delle gerarchie ecclesiastiche di Lione fece sì che venisse

scomunicato e cacciato dalla città. Inoltre venne condannato come eretico, così lui e la sua comunità si rifugiarono nelle valli alpine fra Francia e

Italia, dove sopravvissero alle persecuzioni. Oggi la chiesa valdese è una delle chiese protestanti.

Il movimento ereticale più diffuso e noto era quello dei catari (dal greco, puri) anche detti albigesi, dalla città di Albi, dove si concentravano. Questa

teologia era di tipo dualista, presupponeva cioè l’esistenza di due principi eterni ed opposti, il bene ed il male, che si combattevano

incessantemente. Il bene coincideva con lo spirito puro, ossia l’anima e il male risiedeva nella materia, ossia nel corpo stesso, che andava infatti

mortificato.

Con il papato di Innocenzo III la lotta alle eresie si intensificò ulteriormente: la professione di eresia era considerato un crimine, punibile con la

morte. In ciò vennero anche coinvolte le autorità laiche che dell’eresia temevano la sovversione sociale e politica.

La crociata contro gli albigesi del 1208, indetta da Innocenzo III e condotta da alcuni aristocratici francesi, si concluse con lo sterminio di questa

popolazione e la devastazione della Provenza.

Gli ordini mendicanti

Vennero fondati ad opera di due figure distinte, il castigliano Domenico di Guzman e l’umbro Francesco da Assisi. Entrambi sosteneva l’esigenza ad

un ritorno alla povertà evangelica, ma in un modo ben diverso da quello prefigurato dall’ordine benedettino (sino ad allora l’unico conosciuto in

Occidente) e che ammetteva il possesso di beni da parte dell’ordine monastico.

Capitolo 12, il Mediterraneo e il mondo orientale

Il pellegrinaggio armato a Gerusalemme

Nel XI secolo si diffuse sempre più ampiamente la pratica delle pellegrinaggio verso i luoghi sacri, soprattutto Roma, alle tombe degli apostoli Pietro

e Paolo, a Gerusalemme, al sepolcro di cristo, a Santiago de Compostela, in Galizia, Spagna nordoccidentale, dove nel IX si ritenne di aver trovato

la sepoltura di san Giacomo, il cui culto venne promosso dai cluniacensi. Il pellegrinaggio veniva affrontato da un gran numero di fedeli di ogni

estrazione sociale, per devozione, per voto e per guadagnare meriti nella vita celeste; erano viaggi che duravano mesi od anche anni, che

costavano molto e che comportavano pericoli. Chi partecipava alle crociate, riceveva dal papa l’indulgenza, cioè la remissione dei peccati.

A metà XI vi fu un’ondata di fenomeni migratori su larga scala nelle regioni asiatiche, e ciò fece sì che i turchi selgiuchidi, di fede islamica, si

spingessero verso occidente. L’impero selgiuchide si estendeva dall’Afghanistan alla Palestina e al Mar Egeo, quindi era percepito da Bisanzio e

dall’Occidente come una minaccia. La dominazione selgiuchide su Gerusalemme non impedì l’afflusso dei pellegrini, anche se adesso dovevano

pagare dei dazi di ingresso. Nel 1096 migliaia di individui di umile condizione e di cavalieri poveri, spinti dall’esortazione papale e guidati dal

predicatore Pietro l’Eremita, si misero in marcia per Gerusalemme, malamente armati e impreparati. Attraversarono la Germania ed i Balcani,

perpetrando grandi violenze soprattutto contro le comunità ebraiche; quelli che riuscirono a raggiungere l’Anatolia, vennero sbaragliati dai Turchi.

La conquista di Gerusalemme e l’elaborazione dell’idea di crociata

Nello stesso anno 1096 vi fu un’altra spedizione di però diverso livello organizzativo, cui partecipavano importanti aristocratici occidentali (ad es., il

duca di Lorena Goffredo di Buglione, il normanno Tancredi d’Altavilla, figlio del Guiscardo). Questo esercito espugnò durante la crociata alcune

città, come Nicea, Edessa, Antiochia e giunse a Gerusalemme nel 1099 e la espugnò, massacrandovi la popolazione musulmana. Venne costituito

il Regno latino di Gerusalemme, detto anche regno di Terrasanta a capo del quale venne posto Goffredo di Buglione, difensore del santo sepolcro.

Vennero anche create altre tre signorie: i principati di Antiochia ed Edessa e la signoria di Tripoli, affidati ad altri capi crociati e basati su rapporti di

tipo feudale. La dominazione latina in Oriente favorì i traffici commerciali dei mercanti occidentali, come i genovesi i pisani e i veneziani. Per

difendere questi territori e i pellegrini che continuavano ad affluirvi, vennero creati degli ordini cavallereschi, i cui membri erano di alta estrazione

sociale, erano monaci guerrieri che combattevano per proteggere i luoghi sacri dagli islamici; il principale era l’Ordine degli Ospedalieri di San

Giovanni (oggi ordine dei Cavalieri di Malta), i Cavalieri del Santo Sepolcro, i Cavalieri del Tempio o Templari, i Cavalieri teutonici. Erano tutti

sostenuti dal papato e avevano anche una notevole influenza politica; presto estesero la loro attività anche in Occidente, ad esempio i Cavalieri

teutonici, si impegnarono nella cristianizzazione forzosa dell’area balcanica, sterminando la popolazione autoctona slava e pagana e sostituendola

con coloni tedeschi.

Poco tempo dopo si costituì un’altra grande potenza musulmana, che unificò Siria ed Egitto, per mano del sultano Saladino, che riconquistò anche

tutti i territori che erano finiti nelle mani dei latini in Medioriente, mettendo fine ai regni crociati. Nel 1187 Saladino entrò trionfalmente a

Gerusalemme; consentì comunque al fatto che i pellegrini cristiani vi si recassero e che i mercanti occidentali continuassero i loro traffici

commerciali. Venne indetta una nuova crociata contro questo sultano, ma Gerusalemme non venne riconquistata.

Con il termine crociata si intendeva qualsiasi azione coercitiva, atta con la forza delle armi, contro ogni forma di diversità e dissenso religiosi rispetto

all’ortodossia romano­cattolica. Otto sono dunque le crociate. Non ebbero una cornice ideologica coerente e non furono concatenate l’una all’altra,

risposero piuttosto ad esigenze diversificate nel tempo; la motivazione religiosa fu solo uno dei pretesti, erano piuttosto mosse dalla brama di

elevazione sociale e di arricchimento da parte di membri minori dell’aristocrazia, la speranza di far fortuna oltremare da parte di un’eterogenea folla

di spiantati e di avventurieri, la voglia di espandere i commerci da parte delle potenze economiche occidentali, le strategie politiche dei re. Nel

Duecento le campagne militari oltremare furono cinque; la cosiddetta quarta crociata ebbe luogo nel 1204, diretta da veneziani e diretta addirittura

contro uno stato cattolico, benché eretico dopo lo scisma del 1054, cioè l’impero bizantino. Nel 1217­21 venne attuata una crociata contro l’Egitto,

voluta da papa Innocenzo III, fu priva di risultati concreti. Nel 1228 Federico II imperatore ottenne attraverso accordi, il controllo sul Principato di

Gerusalemme (fu per questo scomunicato dal papa). Fra 1248 e 1270 il re di Francia Luigi IX condusse una crociata contro l’Egitto e un’altra contro

la Tunisia; fu sconfitto in entrambe. Il mondo islamico dal canto suo conobbe significativi mutamenti interni, con l’ascesa dei mamelucchi in Egitto e

Siria e quella degli ottomani, nativi dell’Anatolia, che nel XIV secolo assunsero al guida dell’intero mondo musulmano.

Le crociate interne alla cristianità

Le crociate interne erano atte soprattutto contro gli eretici e dettate dalla volontà di imporre unitarietà religiosa. Vennero perseguitati i pagani in area

balcanica ad opera dei Cavalieri teutonici, nel 1028 Innocenzo III indisse una crociata contro gli albigesi, furono perseguitate le comunità ebraiche.

Il Mediterraneo orientale: Bisanzio e le città italiane

Dopo le avversità politiche e militari dei secoli VII­ VIII, l’impero bizantino conobbe una stagione di generale ripresa soprattutto con la dinastia

imperiale dei Macedoni (867 – 1057). Nel 1054 l’impero orientale si allontanò in modo irreversibile dall’occidente latino dal punto di vista religioso. In

questo periodo l’economia bizantina era in una fase molto positiva grazie al commercio nel Mediterraneo, dove era minore la concorrenza islamica;

ma a causa della massiccia presenza dello stato nell’attività economica (es. esosa fiscalità) non si svilupparono ceti artigiani e mercantili in grado di

contrastare l’importante concorrenza italiana, di città marinare quali Amalfi, in Campania e nell’Adriatico, Venezia. Nel XI secolo, decadde Amalfi in

seguito alla dominazione normanna, ma emersero al contempo altre due realtà, Genova e Pisa. Nel frattempo Venezia si era garantita l’egemonia

nel Mediterraneo, strappando all’impero bizantino dei privilegi, quali l’esenzione dai dazi e dalle imposte in tutti i porti bizantini nell’Adriatico, Ionio

ed Egeo. Nel 1204 il doge veneziano Enrico Dandolo convinse le truppe crociate ad aggredire dapprima Zara e poi lo stesso impero bizantino:

Costantinopoli venne presa e duramente saccheggiata; i territori conquistati vennero spartiti e venne fondato un nuovo impero latino d’Oriente,

diviso in feudi attribuiti ai vari capi crociati. Venezia si assicurò basi navali strategiche per i commerci e la parte di Costantinopoli che comprendeva i

porti e gli arsenali. Le tre entità politiche che nacquero erano l’impero di Nicea, il regno di Trebisonda e ildespotato dell’Epiro. Nel 1261 Michele VIII

Paleologo strinse un accordo con i genovesi per porre fine all’egemonia veneziana, riprese Costantinopoli e vi fondò l’impero bizantino.

L’intero XIII secolo fu caratterizzato dalla concorrenza fra Venezia, Genova e Pisa per la supremazia commerciale nel Mediterraneo.

Il Mediterraneo occidentale: angioini e aragonesi

Con la fine della dinastia sveva, nel regno di Sicilia si instaurò quella angioina, con Carlo d’Angiò nel 1266. Ciò comportò un diverso schieramento

internazionale nei confronti del regno: i suoi alleati erano il papato e la Francia. Si verificò un rinnovamento del ceto dirigente, di cui molti membri

erano angioini e provenzali, legati al monarca. Il 3 marzo 1282 scoppiò a Palermo la cosiddetta “rivolta del Vespro” , che si estese poi a tutta

la Sicilia. Era un moto popolare di ribellione al potere angioino, fomentato da diverse cause: la residua fedeltà alla casata sveva da parte

dell’aristocrazia siciliana, il malcontento per il trasferimento della capitale da Palermo a Napoli, la contrarietà alle mire espansionistiche di Carlo nel

Mediterraneo, verso i Balcani, la Tunisia e addirittura verso Costantinopoli. Approfittò di queste turbolenze il re d’Aragona Pietro III. Per ristabilire

l’equilibrio da questi moti, venne concessa a Federico III, fratello del re d’Aragona, la corona di Sicilia, secondo il trattato di Caltabellotta del 1302. In

questo modo si manteneva separata la corona di Sicilia da quella aragonese e si sanciva il distacco politico dalla Sicilia del potere angioino, il quale

si mutò quindi in Regno di Napoli.

L’impero dei mongoli

Nel XIII secolo si costituì un immenso impero guidato da una stirpe di pastori nomadi, i mongoli, che nel periodo di massimo sviluppo si estendeva

dalla Cina all’Europa orientale. Era guidato dal Gengis Khan, cioè sovrano universale, il quale conquistò in breve tempo Cina Russia e il cuore

dell’Asia. L’impero mongolo sopravvisse sino alla metà del XIV secolo. Questo periodo di relativa pace garantita dalla dominazione mongola,

stimolò nuovi rapporti economici e di nuove rotte per le merci, che collegavano l’Europa alla Cina, evitando il tramite del Meio Oriente islamico.

Capitolo 13, il Trecento, un’epoca di crisi?

L’economia del XIII secolo

Vennero incrementati e allargati i traffici commerciali, e ciò spinse i mercanti ad organizzarsi in compagnie, dividendosi gli investimenti e i rischi di

una data attività commerciale o anche solo per un singolo viaggio. Nacquero anche, per esigenza, nuovi strumenti finanziari e monetari. Si

iniziarono a coniare monete d’argento e si ricominciarono a coniare quelle in oro, scomparse dall’epoca carolingia; vi furono nuovi servizi di credito

e la correlata nascita dei banchi (antenati delle moderne banche), per il prestito e il cambio del denaro.

L’agricoltura rimaneva l’attività economica principale, che non riuscì a crescere in modo efficace a causa degli insuperabili limiti tecnologici; si

misero dunque a coltura nuove aree.

Carestie e pestilenze

Fra il 1313 e il 1317 vi furono molti cattivi raccolti che causarono una penuria alimentare in moltissime regioni dell’Occidente. Solitamente fenomeni

come questi rimanevano circoscritti in aree ed erano compensati dagli scambi o compensati da quanto accumulato in precedenza, ora invece la

carestia era generalizzata e si ripetè per più anni di seguito. Le cause non dipesero da fattori contingenti come potrebbero esserlo fattori climatici,

ma derivarono da deficienze strutturali del modello economico del tempo, che non era in grado di incrementarsi in modo proporzionale

all’incremento demografico. Nel 1348 si verificò un’epidemia di peste bubbonica/nera che si diffuse con straordinaria rapidità e che fece

innumerevoli vittime. La peste era una malattia contagiosa, endemica dell’Asia centrale e trasmessa dalla puntura delle pulci parassite del ratto

nero, che giunse in Occidente tramite le carovane e le navi che provenivano dall’Oriente. Il suo dilagare fu favorito dalle scarse condizioni igieniche

e dello stato di denutrizione causato dalla carestia. Falcidiò in particolare i ceti medio­bassi i quali versavano nelle condizioni di vita peggiori.

All’epoca non si conoscevano le cause del morbo e di conseguenza non si sapeva come combatterlo; conformemente alla mentalità del tempo, lo si

interpretò come una punizione inflitta per i peccati commessi, si cercarono quindi capri espiatori, e le vittime furono principalmente gli ebrei. La

peste si abbattè anche in ondate successive, dopo la prima degli anni 1348­50, lungo la seconda metà del XIV secolo e per tutto il XV secolo e

rimase endemica in Europa per tutto il XV.

Le trasformazioni della società e dell’economia

Lo spopolamento di buona parte delle regioni d’Occidente portò cambiamenti degli equilibri sociali ed economici. Nelle campagne diminuì di molto il

numero complessivo degli abitanti; molti villaggi vennero abbandonati e anche le terre marginali, meno produttive. Aumentò il terreno incolto sul

quale venivano invece svolte le attività pastorali, in particolare l’allevamento ovino, che stimolò la produzione manifatturiera della lana.

L’allevamento ovino sfrutta però in profondità in suolo, poiché gli ovini mangiano anche le radici e quindi il terreno è di molto impoverito. Ciò significò

per molte regioni una diminuzione della fertilità dei propri suoli. Il calo demografico aveva comportato una diminuzione del fabbisogno di cereali; i

terreni a coltivazione vennero usati per colture specializzate e più redditizie: riso, vino, olio, aolberi da frutto, piante utili all’industria tessile (lino,

canapa, cotone, gelso per l’allevamento del abco da seta e le erbe tintorie). Simili dinamiche non si presentarono in modo omogeneo.

Si diffuse, in particolare in Toscana, il contratto della mezzadria, a brevissima durata (da uno a cinque anni) che prevedeva la suddivisione della

proprietà fondiaria in unità, dette poderi, ciascuna dotata di casa colonica e infrastrutture necessarie per il lavoro. Il proprietario affittava ogni podere

ad una famiglia in cambio di miglioria del terreno da parte del contadino e di una quota di raccolto, in genero la metà dello stesso.

Rivolte e sommosse

Molti furono i casi di fortissima conflittualità sociale in Occidente. L’aumento dei salari suscitò un’immediata reazione da parte dei governi locali

solidali con i datori di lavoro, vennero dunque prese misure contro questi aumenti. I ceti più deboli decisero dunque di salvaguardare tali

miglioramenti e rivendicare anzi nuovi diritti. Una delle più celebri sollevazioni fu quella di Firenze nel 1378, detta tumulto dei ciompi (i ciompi erano

i lavoratori meno qualificati del settore tessile). Sotto la guida di Michele di Lando i ciompi chiesero salari più alti e anche ikl diritto di costituirsi in

arte, il che comportava la loro partecipazione alla vita politica. I loro avversari si coalizzarono e condussero contro di loro una violenta repressione,

che stroncò il movimento. Anche in Francia si sollevarono numerosi contadini, chiamati jacques, di qui i moti Jacqueries. Vennero debellate con la

forza delle armi.

Nel 1381 anche in Inghilterra vi furono contestazioni, scatenate da imposte che gravavano su ogni persona; il tutto fu represso nel sangue.

Capitolo 14, il consolidamento delle istituzioni politiche

L’impero nel XIV secolo

Per alcuni decenni, il titolo del re di Germania, cui era legato il titolo imperiale, non venne ricoperto da personaggi di un qualche peso politico.

Francia e Inghilterra nella Guerra dei Cent’anni

La Guerra dei Cent’anni (1337 – 1453) vide Francia e Inghilterra fronteggiarsi e combattere. Il mantenimento di diritti signorili da parte della dinastia

inglese dei Plantageneti in date regioni della Francia era causa di molti conflitti. Nel Duecento entrambi i regni avevano cercato di costruire un’idea

del potere accentrata e unitaria, quindi la permanenza del re inglese nel territorio di Francia non era vista per nulla di buon occhio. Questa tensione

culminò con la morte senza eredi del capetingio Carlo IV, alla cui successione era stato designato Filippo VI di Valois. Ma l’inglese Edoardo III si

fece proclamare a sua volta re di Francia, in nome del fatto che la sorella era la consorte del defunto. Ciò diede avvio alle ostilità: le armate inglesi

sbarcarono oltremanica e riportarono grandi successi e presero buona parte del territorio. La superiorità militare inglese era dovuta alla diversa

organizzazione dell’esercito, posto sotto il diretto comando del re e agile poiché composto soprattutto da fanti e arcieri, di estrazione borghese;

invece nelle file francesi si annoveravano cavalieri aristocratici, meno facilmente disciplinabili e armati pesantemente. In più il fronte francese era

diviso in fazioni concorrenti, tra le quali i borgognoni passarono addirittura dalla parte del nemico. Le sorti del conflitto vennero improvvisamente

rovesciate dalla riscossa della monarchia francese, che seppe recuperare la fedeltà dei suoi feudatari (anche i borgognoni) e venne incoraggiata

dall’esempio di Giovanna d’Arco, una giovane contadina che messasi a capo di truppe finì col conquistare la città di Orléans, prima di essere

catturata e messa al rogo dagli inglesi con l’accusa di stregoneria. Nel 1453 finì dunque il conflitto e gli inglesi vennero espulsi dalla Francia.

Il regno di Inghilterra

Gli aristocratici, rappresentanti delle comunità urbane ed ecclesiastiche, facevano parte del parliament , un’assemblea dotata di competenze

amministrative e giudiziarie. Fra il 1320 e il 1340 il parlamento assunse una precisa istituzione di governo, di struttura stabile e con un ruolo

specifico in materia legislativa e fiscale. Il parlamento era diviso in due camere, quella dei Lord, composta dai vertici dell’aristocrazia e quella dei

Comuni (Commons) in cui sedevano la piccola e media nobiltà e i vari rappresentanti di città e contee. Nel XV secolo il paese venne sconvolto dalla

lotta dinastica fra le case di Lancaster e York, detta guerra delle due Rose, poiché gli stemmi di entrambi i casati erano rispettivamente una rosa

rossa e una bianca. Questo conflitto si protrasse per circa 30 anni, fino alla pacificazione che avvenne nel 1485 con la presa del potere da parte di

Enrico VII, della nuova dinastia dei Tudor.

I regni della penisola iberica

Nei secoli XIV e XV i regni di Castiglia e Aragona furono scossi da turbolenze dinastiche. Nel 1469 Isabella, sorella di Enrico IV di Castiglia ed

erede al trono, sposò Ferdinando, erede di Giovanni d’Aragona, che una volta al trono unificò le due corone. Nacque così un nuovo regno iberico, di

fede cattolica così fervente che si tradusse addirittura in una crociata alla conquista di Granada, ancora in mano ai musulmani, nella persecuzione

degli eretici e nella cacciata degli ebrei.

L’est europeo

L’oriente era sempre più sotto la pressione dei turchi ottomani, che ad un certo punto riuscirono a penetrare e a stanziarsi nella penisola balcanica

e poi a conquistare la stessa Costantinopoli.

Il regno di Boemia era parte dell’impero e all’inizio del XIV secolo fu guidato dalla dinastia occidentale dei Lussemburgo. Soprattutto con il regno di

Carlo IV vi fu uno sviluppo istituzionale che andò a rafforzare l’apparato burocratico e vi fu inoltre una certa espansione territoriale, fino

all’annessione del Brandeburgo. A cavallo fra i due secoli il regno fu scosso da moti di protesta caratterizzati dalla polemica religiosa innescata da

Jan Hus, professore dell’università di Praga, molto critico contro l’alto clero. Da ciò scaturirono anche fenomeni di rivolta sociale, di contadini e

borghesi contro l’aristocrazia. Hus venne condannato al rogo nel 1415.

L’Ungheria andò invece alla dinastia provenzale degli Angiò dal 1308, con i buoni uffici del papa. Espanse i suoi possedimenti verso i Balcani, per

cercare uno sbocco sull’Adriatico, sino ad entrare in competizione con Venezia, che li costrinse poi ad arretrare.

Nel corso del 400 il granducato di Mosca acquisì sempre maggiore importanza, soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453; da quel

momento infatti Mosca “ereditò” religione e politica dell’impero bizantino. Il granduca Ivan III il Grande, con una gran campagna di conquiste

territoriali, gettò le basi per la nascita del moderno stato russo.

La riunificazione aragonese dell’Italia meridionale

Nel corso del XV secolo il regno angioino dell’Italia meridionale mostrò grande vitalità economica; Napoli fu un grande centro commerciale e

culturale capace di attirare intellettuali ed artisti. Contestualmente si manifestarono forme di autonomia cittadina, prima sconosciute nel

Mezzogiorno. Dalla metà del XIII si aprì una stagione di contrasti dinastici fra i vari rami degli Angiò che alternativamente portarono il regno ad

impegnarsi o maggiormente nella politica italiana o in quella ungherese. Dopo la morte della regina Giovanna II nel 1435 intervenne Alfonso V di

Aragona, detto il Magnanimo, che unificò la corona di Sicilia e quella aragonese; la Sicilia divenne viceregno della corona di Aragona, cioè

mantenne sì una propria individualità istituzionale e giuridica ma dipendeva politicamente da Barcellona. Alfonso V mirò ad estendere il suo dominio

anche nel Mezzogiorno continentale e nel 1442 entrò vincitore a Napoli riunificazione di Sicilia e Italia continentale tramite la corona aragonese

Il Mezzogiorno ebbe un grande sviluppo economico e adottò per le istituzioni il modello aragonese; in più grande fu lo splendore culturale: la corte

napoletana attirò i migliori esponenti dell’Umanesimo.

L’Italia centro­settentrionale: dalle signorie cittadine agli stati regionali

Le signorie si diffusero soprattutto a partire dalla Lombardia,Veneto, Emilia fra la metà del XIII e la seconda metà del secolo successivo. I principali

furono i Visconti a Milano; gli Ezzelino da Romano a Verona, Vicenza e Padova, seguiti poi dai Dalla Scala a Verona e i Carrara a Padova; gli Este

a Ferrara. Casi simili, benché più fragili, si verificarono nell’Italia centrale, in Toscana nello specifico. I signori volevano legittimare il loro potere,

ponendosi come “rappresentanti dell’imperatore”. Le dinastie signorili avviarono anche politiche di espansione territoriale (alias vecchia prassi

dell’espansione nel contado).

In questa stessa epoca si completò il passaggio dal concetto di aristocrazia a quello di nobiltà, cioè da un’élite della quale si poteva entrare a far

parte anche partendo dal basso, per meriti militari etc, non definito sul piano giuridico e contraddistinto solamente come stile di vita; a un insieme

chiuso, al quale si poteva accedere solo per via ereditaria.

Dalla fine del XIV secolo i grandi centri urbani dell’Italia del centro­ nord i quali erano organizzati come ceti signorili (vedi Milano e le repubbliche di

Venezia e Firenze) , iniziarono a intraprendere grandi espansioni che li portarono ad essere veri e propri stati territoriali. Emersero cinque grandi

potenze: Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli. Travolgente fu l’espansione di Milano sotto i Visconti, soprattutto durante la signoria di Gian

Galeazzo, il quale si estese addirittura verso il Veneto, conquistando Verona e Padova, verso l’Emilia, Bologna, la Toscana (Pisa e Siena), l’Umbria

(Perugia e Spoleto). Contro i Visconti nacquero naturalmente diverse leghe. Venezia nel frattempo iniziò a dotarsi anche di domini in terraferma,

conquistando Treviso, tutte le città del Veneto, il Friuli, Brescia e Bergamo. Firenze conquistò invece Arezzo, Livorno e Pisa, acquisendo il controllo

su pressoché tutta la Toscana. Permanevano comunque formazioni minori, quali il Ducato di Savoia, i marchesati di Saluzzo e Monferrato, la

repubblica di Genova, le signorie di Mantova e Ferrara.

A metà 400, a Milano subentrarono ai Visconti gli Sforza, i quali si impegnarono a creare una nuova pace nella penisola, date anche le circostanze

di difficoltà economica e politica date dal prolungato stato di guerra e dalla nuova minaccia per l’Occidente rappresentata dalla conquista di

Costantinopoli per mano turca. Nel 1454 venne così stipulata la Pace di Lodi, sottoscritta da Milano e Venezia. Nel 1455 si formò la Lega Italica che

salvaguardava i contenuti della pace di Lodi stabilendo che chi fra i cinque stati sottoscrittori (Milano, Venezia, Firenze, Napoli e stato pontificio)

avesse violato gli impegni, tutti gli altri si sarebbe automaticamente alleati per contrastarlo. In tal modo venne a crearsi un buon equilibrio tutto

sommato duraturo.

Capitolo 15, le sfide della cristianità tardo medievale

Lo scisma della chiesa in Occidente (1378­ 1414)

Nel 1377 papa Gregorio XI (francese) riportò definitivamente la sede papale a Roma, da Avignone. Nel 1378, alla sua morte, vennero eletti

contemporaneamente due papi, Urbano VI, prescelto dagli italiani che restò a Roma e Clemente VII, scelto dai francesi che andò ad Avignone.

Questo scisma causò una serie di schieramenti: con Clemente si schierarono i re di Castiglia, di Aragona, di Scozia, di Napoli e della Sicilia, con

Urbano i loro rivali, cioè i monarchi di Inghilterra e di Germania e i signori dell’Italia centro­settentrionale. Anche alla morte dei due papi lo scisma si

protrasse ancora per qualche tempo, venne superato soltanto nel 1414 a Costanza, dove venne eletto un nuovo ed unico pontefice, il cardinale

romano Ottone Colonna, che divenne papa con il nome di Martino V. All’inizio del XVI secolo il papato appariva dunque di nuovo come forte e

territorialmente sempre più coeso. L’autorità papale divenne sempre più centralizzata e per tramandarla si diffuse la pratica del nepotismo, ovvero

l’assegnare quella carica ai parenti dello stesso papa.

Nuove espressioni della spiritualità e della repressione delle idee

I fenomeni ereticali del periodo muovevano soprattutto dai consueti temi della critica al potere temporale di Roma e della diffusa necessità ad un

ritorno alla povertà evangelica. All’inizio del XV secolo, si vide la predicazione del professore dell’Università di Praga, Jan Hus, che muoveva le sue

critiche proprio da quel principio e voleva che ci si riferisse soprattutto alla povertà di cristo e degli apostoli. Egli venne accusato di eresia e bruciato

sul rogo. I suoi seguaci, detti hussiti, presero le mosse dal suo pensiero; si distinsero tra essi i taboriti, cioè i più radicali che assunsero anche


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Lennyx

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali archivistici e librari
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lennyx di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Artifoni Enrico.

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