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Introduzione

L’immagine del medioevo

La cultura umanistica italiana del XV secolo, riscoprendo la civiltà classica e i suoi valori, ebbe per prima la consapevolezza di un’epoca di passaggio, di un'età di mezzo, successiva alla fine dell’impero romano. Questo periodo andava dalla deposizione dell’ultimo imperatore romano d’Occidente, 476, e dalle invasioni barbariche al loro stesso presente. La connotazione era negativa e basata non su vicende storiche ma sullo stato delle lettere e delle arti.

Un ampliamento di questa visuale si ebbe durante il 1500, quando i polemisti tedeschi impegnati con la Riforma protestante, denotarono il periodo appena trascorso come un periodo negativo, dove vi era stato il predominio della chiesa cattolica romana che aveva imposto il suo potere temporale e praticato una religiosità che era avversa al vero messaggio evangelico.

Alla fine del XVII secolo il Medioevo si era ormai affermato come un periodo percepito a sé e quindi con caratteristiche proprie.

Un giudizio estremamente negativo venne ripreso dagli Illuministi, per i quali il Medioevo era essenzialmente un periodo di oscurantismo da parte della chiesa e il momento della nascita di tutti quegli istituti feudali che la rivoluzione stava per abbattere.

Il Romanticismo, invece, fra il XVIII e il XIX secolo, ebbe un’inedita concezione di Medioevo come periodo essenzialmente positivo ed era apprezzato per il suo carattere oscuro, misterioso e spirituale, esaltatore delle passioni dell’anima, in controtendenza alla pura razionalità illuministica. A ciò si aggiunse la visione che in quella lontana epoca storica avevano avuto le basi i nazionalismi che agitavano l’Europa del XIX secolo e che condussero poi alla disgregazione dell’impero asburgico e alla nascita di molte realtà nazionali, quali Italia e Germania. Ad esempio, infatti, la cultura italiana ottocentesca trovava un parallelismo tra i romani schiavi dei longobardi e loro stessi, forzati sudditi dell’Austria. I tedeschi ricercarono nel Medioevo quella unità di identità, identificando come loro progenitori gli antichi germani (benché erroneamente) che avevano travolto l’antico impero romano e che offrivano loro un modello di organizzazione socio-politica da cui trarre ispirazione. Tutto ciò ebbe le estreme conseguenze nel nazismo.

Lo studio del Medioevo

L’uso storiografico italiano separa il Medioevo in Alto (dal V al XI-XII secolo) e Basso Medioevo (XII al XV).

Il punto di partenza convenzionale del periodo è l’anno 476 e invece il termine di arrivo è identificato o con il 1453, anno della conquista turca di Costantinopoli o con il 1492, anno della scoperta dell’America.

In Occidente, del periodo altomedievale rimangono pochissime fonti scritte, a causa del diffusissimo analfabetismo e della consuetudinaria tradizione orale. Le opere di carattere scritto erano perlopiù di produzione ecclesiastica.

Dal XII secolo la mole di documenti scritti aumenta esponenzialmente, a causa delle mutate esigenze della società e dell’economia, e anche molti laici sono dediti alla letteratura e alla storiografia.

L’alto medioevo

Capitolo 1, il tardo impero romano

Istituzioni e società del tardo impero romano

A fine II secolo d.C. l’impero romano consolida i suoi confini che vanno essenzialmente dall’Asia minore all’oceano Atlantico/alle isole britanniche ed alla linea del Reno e del Danubio all’Africa settentrionale. La dominazione politica era unitaria, i valori ideologici e culturali erano condivisi.

All’inizio del III secolo si avviò dunque un processo di consolidamento e organizzazione delle aree conquistate, per garantire un equilibrio tra fisco, protezione militare e la fornitura di servizi nelle varie aree dell’impero. Nonostante ciò vi erano alcune instabilità istituzionali e per questo nel 293 Diocleziano introdusse l’ordinamento tetrarchico: l’impero benché concettualmente sempre unitario, era diviso in una pars orientis e una pars occidentis, dove accanto ai due augusti venne introdotta la figura di due cesari, i quali succedevano automaticamente ai primi, assicurando continuità di potere. La città di Roma non fu più l’unica sede, in quanto le autorità iniziarono ad adottare come residenze anche altri centri, come Antiochia, Treviri, Milano, Ravenna; fino al 330, quando Costantino fondò Costantinopoli.

Nel IV secolo l’instabilità si accentuò ulteriormente anche a causa del dissesto finanziario: alcune regioni consumavano più di quanto spendevano (come quelle italiche, che avevano anche l’onere della corte e dell’apparato politico); vi era una grande differenza economica tra occidente e oriente, poiché la prima era sempre più povera e la seconda sempre più florida e attiva. Il governo centrale intervenne sull’economia, ma nonostante ciò tra IV e V secolo si verificarono episodi di rivolta sociale, soprattutto da parte dei ceti rurali, che inoltre volevano affermare la propria identità etnica, poiché praticamente solo le élite condividevano i valori della cultura ufficiale romana. Per ovviare a questo problema nel 212 venne promulgata la Constitutio Antoniniana, una legge dell’imperatore Caracalla con la quale si estendeva la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero.

Le stirpi barbare

I romani avevano la tendenza ad evitare la leva militare e così vennero spesso assoldati mercenari barbari. Intere tribù barbare venivano pagate per proteggere i confini esterni e più tardi fu anche loro concesso di stanziarsi presso i confini dell’impero in cambio del servizio militare. Con il termine barbari i romani indicavano l’insieme delle stirpi provenienti dal cuore dell’Europa che sino ad allora avevano vissuto oltre i confini dell’impero; ne avevano una visione tutto sommato negativa: essi vedevano nei barbari l’antitesi della civiltà romana, depositaria dei valori più elevati ed erano dunque percepiti come una minaccia.

In Oriente l’ostilità nei confronti dei barbari era più radicale e non vi fu lo stanziamento di tribù sul suolo imperiale e anche il loro arruolamento. Le stirpi barbare erano gruppi di modeste dimensioni che si spostavano in caso di necessità pur non essendo nobili; erano gruppi umani etnicamente e culturalmente misti, ma che condividevano tradizioni collettive, come il culto religioso e la storia della tribù e leggi consuetudinarie. Erano per lo più di ceppo germanico e celtico oppure provenivano dalle steppe orientali e quindi erano di origine iranica o mongolica. Alla fine del IV secolo a capo delle diverse tribù si posero gli unni, provenienti dall’Asia centrale, che sotto la guida di Attila raggiunse il culmine della propria forza ed estensione. Intrapresero molte scorrerie fino alla Gallia e all’Italia, ma alla morte di Attila l’impero da lui creato si disgregò rapidamente. La società romana ebbe una forte influenza sulle popolazioni barbare.

Le migrazioni delle stirpi e la fine dell’impero romano in Occidente

Alla fine del IV secolo, sui confini dell’impero romano si abbatté una forte ondata di barbari, senza precedenti, conseguenza di un forte movimento migratorio su vastissima scala a causa di motivazioni molteplici: gli unni si mossero verso ovest, dando così il via a una serie di spostamenti a catena di altre tribù; a causa di possibili mutamenti del clima, che resero inospitali intere regioni. Il 9 agosto 378 nella piana di Adrianopoli, in Tracia, l’esercito romano condotto dall’imperatore Graziano venne sbaragliato dai goti, che sospinti dagli unni, erano diretti verso il Mediterraneo. Nel 410 le bande del goto Alarico espugnarono e misero a sacco Roma per tre giorni, inviolata da circa ottocento anni. Negli stessi anni altre tribù travolsero le deboli difese romane in Gallia e nella penisola iberica, stanziandosi in queste regioni e creando nuovi regni, retti da capi barbari. Per quanto riguarda l’impero d’Occidente, l’ufficiale barbaro Odoacre nel 476 depose l’imperatore Romolo. Nessun imperatore venne mai più eletto in Occidente dopo Romolo e per questo quella è la data della fine dell’impero romano d’Occidente. Ma la potestà imperiale romana continuava in Oriente, in quella nuova Roma che era Costantinopoli.

Capitolo 2, la diffusione del cristianesimo

La penetrazione della religione cristiana nella società e nello stato romano

Queste vicende politiche e militari diedero alle popolazioni un acuto sentimento di insicurezza che le spinse alla ricerca di nuove espressioni religiose; la religione ufficiale era basata sul culto delle divinità di discendenza greca. Il cristianesimo conobbe una rapida diffusione in Oriente e più gradualmente anche in Occidente. Attecchì soprattutto negli ambienti urbani più colti e aperti alle novità, mentre incontrò maggiore resistenza nelle campagne. (pagano, dal latino pagus, il villaggio rurale) Il clero cristiano si sviluppò come categoria sociale, la cui funzione era l’esercizio del culto.

Il monachesimo

Il monachesimo cristiano si sviluppò a partire dalla fine del secolo III nelle regioni orientali dell’Egitto, Palestina e Siria. I monaci ricercavano dio attraverso l’allontanamento dal mondo e la rinuncia ai beni terreni. Quando il monaco è in completa solitudine, si dice eremitismo; se si trova in comunità, cenobitismo. Dal IV secolo le tendenze monastiche si diffusero anche in Occidente, soprattutto in forma cenobitica. La numerosità dei cenobi portò alla formazione di molte regole diverse, finché nel XI secolo si impose quella benedettina, la quale divenne il modello per tutto il monachesimo occidentale. Essa proponeva l’alternarsi equilibrato tra preghiera e lavoro manuale e intellettuale, più la costante penitenza e la ferma obbedienza al capo della comunità monastica, l’abate. Particolare si mostrò il monachesimo dell’Irlanda, isola colonizzata dai romani ed evangelizzata, secondo la tradizione, da Patrizio, nel V secolo: spiccava infatti il suo rigore ascetico.

L’evangelizzazione dei barbari

Iniziò nel IV secolo. I barbari per lo più aderirono all’interpretazione ariana del cristianesimo, poiché vedevano nell’arianesimo un modo per differenziarsi culturalmente dal ceto romano e per ribadire quindi la propria identità. Solo più tardi, quando effettivamente i barbari si “romanizzarono” del tutto, aderirono quindi al culto cattolico. Come avvenne ad esempio nel VII secolo, in Italia per i longobardi. La prima tribù barbara ad abbracciare il cristianesimo direttamente dal paganesimo, fu quella dei franchi, con il re Clodoveo, il quale fu spinto al cristianesimo dall’apparizione di dio prima di una battaglia, proprio come avvenne per Costantino. In realtà Clodoveo aveva finalità politiche: era desideroso di creare relazioni privilegiate con l’impero d’Oriente. Per i barbari adottare il cristianesimo significava adottare usi e costumi tipici romani, per questo la fede cristiana presso di loro era un fenomeno di superficie, mal assimilato.

La definizione del dogma

Agli albori il cristianesimo presentava differenti interpretazioni teologiche, tradizioni e forme di culto locali. Quindi molteplici furono gli sforzi compiuti per definire i cardini di una nuova fede unitaria. Sul piano teologico si discusse innanzitutto in merito al mistero della natura della figura di Cristo (umana o divina o entrambe) e in merito alla Trinità. Si avviò dunque un ampio dibattito cristologico. Inizialmente ebbe buona fortuna presso le stirpi barbare, la predicazione da parte del sacerdote Alessandro Ario, il quale sosteneva Cristo inferiore a Dio poiché da lui creato. Il concilio di Nicea 325 condannò come eretica questa interpretazione e stabilì che Cristo era consustanziale a Dio.

Il fatto che gli imperatori intervenissero nelle questioni relative alla Chiesa discendeva dalla tradizionale abitudine che gli imperatori pagani erano anche pontifices maximi, cioè capi religiosi; l’imperatore era quindi rappresentante in terra di dio.

Capitolo 3, i regni dell’Occidente medievale

I nuovi regni dell’Occidente e la convivenza fra barbari e romani

Alla fine del V secolo, c’era una pluralità di regni, disomogenei fra loro per ampiezza e configurazione, in ciascuno dei quali una minoranza di barbari conviveva con il ceto locale romano. Le famiglie locali romane conservavano solitamente un ruolo politico, assumendo anche cariche politiche di alto profilo, mentre l’aristocrazia barbara deteneva in esclusiva per sé il potere militare ed il monopolio delle armi. Gli istituti fondamentali dell’ordinamento romano rimasero in vigore nella maggioranza dei casi, poiché più idonei di quelli barbari nei riguardi di una società complessa e non tribale.

Questi regni differirono anche per la loro durata e non ovunque vi era lo stesso grado di integrazione fra romani e barbari, senza contare le differenze di carattere religioso (arianesimo per i barbari, cattolicesimo per gli autoctoni).

Il regno dei Franchi

A fine V secolo i franchi erano un insieme di tribù stanziate soprattutto lungo i fiumi Meno e Reno. La loro prima vera unità politica risale al regno di Clodoveo, discendente del leggendario Meroveo, dal cui nome deriva il lignaggio dei Merovingi. Per il governo dei territori da lui conquistati, Clodoveo si avvalse dell’appoggio dell’aristocrazia gallo-romana. Per rafforzare questo rapporto, inoltre, accettò il battesimo dal vescovo Remigio di Reims (la sua stirpe era pagana) e di lì fu imitato dalle sue genti. Nel 751 il figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve, scalzò dal trono l’ultimo della dinastia dei Merovingi. Iniziò così la dinastia dei Pipinidi, sotto cui i franchi divennero la principale entità politica e militare della pars occidentis. Conobbero l’apice della loro espansione con Carlo Magno, alla fine del secolo VIII.

Il regno dei Vandali

Il regno vandalo era stanziato nell’Africa settentrionale.

I regni degli Anglosassoni

Nella Britannia fra i secoli V e VI si stabilirono varie tribù di angli, sassoni e juti provenienti dalla Germania settentrionale. Essi respinsero le popolazioni locali, di cultura celtica, con le quali mantennero sempre rapporti conflittuali. La Britannia era una regione già cristianizzata e quando giunsero queste tribù si aprirono anch’esse all’evangelizzazione, a partire dalla fine del secolo VI, in seguito ad una missione voluta da papa Gregorio Magno e condotta dal monaco Agostino.

Il regno dei Visigoti

Dopo il sacco di Roma 410 i visigoti si stanziarono in un regno che comprendeva tutta la Gallia sudoccidentale e parte della penisola iberica. Il regno visigoto ebbe fine nel 711, quando gli arabi travolsero la penisola iberica.

Il regno degli Ostrogoti

Alla guida del loro re Teodorico, giunsero in Italia dove fondarono un nuovo regno. Erano distribuiti in modo disomogeneo nella penisola, concentrandosi soprattutto nelle regioni settentrionali. Teodorico volle presentarsi come un continuatore dell’opera degli antichi imperatori romani. Solo grazie all’imperatore Giustiniano, deciso a riconquistare l’Italia, i goti vennero definitivamente sconfitti.

Il regno dei Longobardi

Una volta riconquistata da Giustiniano, l’Italia rimase sotto il governo imperiale per circa 15 anni prima di essere travolta da una nuova stirpe, quella dei longobardi, nell’anno 569. I longobardi provenivano dalla Pannonia, ma la loro remota origine è probabilmente scandinava. Essi penetrarono in Italia dal nord est, sotto la guida del re Alboino. In pochi anni essi occuparono il centro nord della penisola, fino alla Toscana compresa, più la zona di Benevento e Spoleto. Nel 591, Agilulfo, la cui moglie Teodolinda era cattolica, avviò un primo dialogo con il papa, Gregorio I. Con il re Rotari, la superficie del regno si ampliò ulteriormente, la capitale fu posta a Pavia. Rotari fece mettere per iscritto, in latino, per la prima volta, nel 643, le leggi dei longobardi, che sino ad allora erano soltanto state trasmesse oralmente. Questo insieme di leggi è ricordato con il nome di EDITTO DI ROTARI. I longobardi si convertirono progressivamente e completamente al cristianesimo, e addirittura fondarono molti monasteri. Approfittando della crescente debolezza dell’Esarcato e della crisi papato-impero per causa dell’iconoclastia, ad un certo punto, conquistarono anche Ravenna, fra il 750-751, ad opera del re Astolfo. Questo accordo si rivelò strategico per i franchi, poiché vedevano così il loro potere legittimato. L’ultimo dei re longobardi fu Desiderio, che fu sconfitto da Carlo Magno quando quest’ultimo giunse in Italia con l’esercito ed espugnò Pavia, catturando Desiderio, nel 774. Carlo assunse così il titolo di re dei franchi e dei longobardi, e poi quello di imperatore nella notte di Natale del 800. Al sud, data la debolezza dei longobardi, i normanni conquistarono tutto il meridione nel corso del secolo XI.

Capitolo 4, lo spazio mediterraneo nell’alto Medioevo: Bisanzio, l’Islam

L’impero di Giustiniano 527-565

Con il regno di Giustiniano si verificò l’estremo, ultimo tentativo di restaurare l’unità della res publica. Egli operò una politica religiosa tesa ad affermare l’ortodossia cattolica, ovvero perseguitando tutti i non cristiani. Alla sua morte, l’unità che si era ottenuta crollò in brevissimo tempo: longobardi in Italia e arabi in Spagna e Africa settentrionale.

Gli slavi e gli ungari

Nei Balcani si radicarono delle tribù slave nel corso del secolo VII. Addirittura, nel 626 gli avaro-slavi giunsero ad assediare Costantinopoli. Gli stessi avari che furono poi sconfitti da Carlo Magno tra la fine del VIII e gli inizi del IX. Dopo il suo assedio, Costantinopoli comprese che non sarebbe riuscita con la sola forza delle armi ad annientare i barbari e iniziò così la sua opera di cristianizzazione delle stirpi slave, che iniziò a control...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lennyx di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Artifoni Enrico.
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