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Storia del cinema: un’introduzione

Capitolo 1: l’invenzione e i primi anni del cinema (1880-1904)

1.1 Invenzione del cinema

I primi strumenti utilizzati per la proiezione di immagini risalgono già all’Ottocento. Nel 1832 viene inventato il fenachistoscopio, un disco rotante con delle immagini disegnate che veniva fatto ruotare dando così l’impressione allo spettatore di vedere immagini in movimento. Un anno dopo fu la volta dello zootropio, che aveva dei disegni posti su una striscia di carta, la quale veniva poi posta dentro un cilindro e fatta anch’essa ruotare. Il secondo requisito fu quello di utilizzare strumenti che fossero in grado di proiettare velocemente le immagini per dare illusione del movimento. Vennero utilizzate le lanterne magiche.

Anche la fotografia venne utilizzata per riprodurre immagini in movimento, ma i tempi di elaborazione erano assai biblici (circa 8 ore!). Nemmeno l’introduzione del negativo riuscì a diminuire i tempi di esposizione. Alla fine del secolo Eastman introdusse la pellicola di celluloide trasparente, di uso esclusivo della fotografia, ma venne adattata anche alle macchine da presa. Serviva poi anche un meccanismo in grado di arrestare il rullo per permettere a quel fotogramma di essere visto per una frazione di secondo e dare il tempo al fotogramma successivo di posizionarsi correttamente.

Muybridge può essere considerato uno dei precursori dello studio delle immagini in movimento, dal momento che posizionò una dozzina di macchine fotografiche a una certa distanza tra di loro per riprendere il movimento della corsa dei cavalli. Marey basandosi su questi studi costruì prima il fucile cannofotografico che riprendeva a 12 fps, poi macchine fotografiche che catturavano 20 fps. A Reynaud si deve invece l’invenzione del prassinoscopio, un tamburo girevole dove le immagini erano proiettate su alcuni specchi.

L’impulso del cinema arrivò principalmente oltreoceano, dove Edison e il suo assistente Dickson lavorarono sul materiale della Kodak per introdurre il kinetografo e il kinetoscopio. Quest’ultimo funzionava solo inserendo una monetina e successivamente la pellicola scorreva su una serie di rulli visibili attraverso uno spioncino. Per effettuare la dimostrazione degli apparecchi adoperarono un piccolo teatro di posa, il “Black Maria”, dal nome dei furgoni della polizia. Si trattava di film brevissimi legati perlopiù ad azioni circensi o sportive.

Dall’Europa arrivò il contributo dei fratelli Skladanowski, ma il loro bioskop era troppo ingombrante (due nastri larghi 53mm) e non ebbe grande successo. Diverso fu invece l’esito dei fratelli Lumière, che realizzarono il cinematografo, una piccola macchina da presa di dimensioni contenute e molto maneggevole. Il mezzo era in grado di girare a 16 fps, che divenne la misura standard delle proiezioni per più di vent’anni. Il primo film dei fratelli Lumière (“L’uscita dalle fabbriche Lumière”) fu proiettato nel marzo 1895, ma fu solo il 28 dicembre dello stesso anno al Grand Café di Parigi che si assistette alla nascita del cinema per come oggi è concepito.

Infatti i visitatori pagarono un franco per assistere alla visione di 10 film in sequenza per un totale di 25 minuti, tra cui il celebre “L’innaffiatore innaffiato”. I Lumière per rispondere alle grandi richieste del pubblico inviarono in giro per il mondo gli operatori per mostrare ciò che la gente non poteva vedere e provocare meraviglia e stupore nei loro occhi.

L’inglese Paul invece lavorò per costruire macchine da presa sempre migliori, per poi venderle ai registi di tutto il mondo, alimentando così anche l’industria cinematografica. La situazione in America invece era molto più battagliera. In mezzo al conflitto si distinse Casler, inventore del mutoscope, che divenne lo strumento privilegiato per la fruizione cinematografica individuale.

1.2 La nascita della produzione e dell’esercizio

L’alternativa dei primi anni agli strumenti di visione dell’immagine per la classe media era sostanzialmente il teatro. Il cinema riuscì bene a inserirsi in questo panorama di forme di intrattenimento, anche grazie alla crescente alfabetizzazione. Il cinema delle origini inoltre era perlopiù finzionale, salvo ai suoi esordi, con gli sfondi che venivano ricreati dipingendo i fondali proprio come si faceva nel teatro.

Tendenzialmente si trattava di film composti da una singola inquadratura, in cui rientrava una singola azione. In questo periodo quindi i direttori delle sale cinematografiche avevano grande potere, perché decidevano quali micro-film acquistare e come proiettarli. La musica era un elemento di corredo, e prevedeva la presenza di un pianista oppure di persone che annunciavano il titolo del film (ricordiamo che i primi film non avevano didascalie).

I fratelli Lumière erano convinti che il cinema sarebbe stato una moda passeggera, per cui cercarono di sfruttare gli effetti del cinematografo in tempi brevi. Il catalogo dei film dei Lumière era molto vasto e comprendeva immagini da tutto il mondo. Furono i loro operatori a introdurre nuove tecniche come quella del “movimento di macchina”, molto frequenti nelle riprese panoramiche. La tecnica consisteva nel posizionare il treppiede su un supporto in movimento (usarono molto i battelli, a Venezia e in Egitto). Gli altri paesi si avvicinarono al cinema proprio grazie all’esportazione dei film dei Lumière in tutto il mondo.

L’innovazione nel mondo del cinema si muoveva molto velocemente, tant’è che nel 1905 i due fratelli chiusero questo capitolo per dedicarsi alla fotografia. Sorsero nuove case di produzione come la Star Film di Melies, la Pathè e la Gaumont. La Pathè in particolare, grazie all’abilità del suo fondatore (Charles Pathè) divenne in pochi anni la più importante società cinematografica mondiale, specializzata in riprese “da telescopio”. La Gaumont divenne invece famosa per aver avuto tra le sue fila la prima donna regista.

In Inghilterra i primi spettacoli teatrali avvenivano all’interno delle fiere o dei varietà ed erano un grande attrattore della classe operaia. Viene considerata la patria del “phantom ride”, ossia il viaggio fantasma, l’impressione data allo spettatore di viaggiare. Il Regno Unito fu anche il luogo in cui cominciarono a essere sperimentati i trucchi e gli effetti speciali. Il gruppo di lavoro più numeroso fu quello della “Scuola di Brighton” nel sud del paese, capitanata da Smith e Williamson, entrambi di stampo fotografico. Il film emblema della loro filosofia è “The Big Swallow”, dove il protagonista finge di “mangiare” la macchina da presa. L’atto del mangiare è rappresentato sapientemente da uno stacco che riprende poi il protagonista mentre mastica soddisfatto. Il cinema inglese quindi fu molto innovativo ma si indebolì in breve periodo.

Gli Stati Uniti si prefiguravano come il polo di attrazione del movimento, grazie al numero esteso di sale cinematografiche. La spinta di Edison aveva prodotto grande impulso alla produzione (e anche alla copia illegale) di pellicole, importandole anche dall’estero (Ing, Fra). I temi principali erano: la guerra ispanico-americana (patriottismo); le “Passioni”, vale a dire scene della vita di Gesù rappresentate come immagini bibliche. La casa di produzione più acclamata era la Mutoscope Company, che divenne poi Biograph. Essa entrò in conflitto con Edison per alcune violazioni sui brevetti e sui diritti d’autore. Un’altra casa di primo piano era la Vitagraph, che documentava la guerra di Cuba.

Edison per rilanciare il proprio successo si avvalse della collaborazione di Porter, regista a cui commissionò i lavori più importanti della Casa. A lui si deve la produzione del primo film narrativo, “Vita di un pompiere americano” del 1903, oltre che l’introduzione di più inquadrature. Sperimentò anche le didascalie in una rivisitazione del manifesto teatrale “La capanna dello Zio Tom” del 1903. Tuttavia il film che attesta la sua maturazione è “La grande rapina al treno”, dove la narratività e l’attrazione si mescolano in un sapiente dualismo.

Porter risultò quindi essere uno dei traini della finzione, almeno fino al 1906, quando la sua vena creativa venne sopraffatta.

Capitolo 2: l’espansione internazionale del cinema (1905-1912)

2.1 La produzione cinematografica in Europa

Francia: era sicuramente la patria del cinema, dove avevano sede le principali case cinematografiche, la Pathè e la Gaumont. La Pathè in particolare sviluppò il classico sistema verticale di controllo di tutte le fasi filmiche (produzione, distribuzione, esercizio), che diverrà tipico in seguito del cinema americano. Il dominio della casa francese riguardava anche le novità stilistiche, come la colorazione (o stencil) che venne utilizzata fino all’avvento del cinema sonoro. Le pellicole più di successo furono quelle con protagoniste comici famosi, tra cui Max Linder che fu ispiratore di Charlie Chaplin. Non solo verticalità ma anche espansione orizzontale con l’apertura di sale nei principali paesi europei come Italia e Russia.

La rivale Gaumont abbiamo detto divenne famosa per aver assunto la prima donna regista, Alice Blachè, che guidò la casa ai vertici, prima di passare il testimone a Feuillade. Quest’ultimo viene considerato uno dei pionieri del cinema muto, soprattutto per la sua versatilità, in grado di sostenere la Gaumont fino agli anni Venti. Tra le case minori va citata la Film d’Art, tipica delle elite culturali, che però non ebbe gran successo e fu presto venduta.

Italia: l’Italia arrivò sulle scene del cinema a partire dal 1905 e lavorò con artisti perlopiù importati dalle altre culle del medium. Il che si tradusse con pellicole che erano remake di film dei paesi d’origine dei registi. Tuttavia il ritardo temporale portò il paese a primeggiare nel ruolo che assegnò al cinema, quello di “nuova forma d’arte”. Tale considerazione cominciò a produrre film di qualità, anche di più bobine, come “La caduta di Troia” di Pastrone. La tendenza generale rimaneva comunque quella di chiamare artisti dalla Francia, in particolare comici, in linea con la volontà di produrre film economici e apprezzati al tempo stesso.

Danimarca: il cinema danese delle origini fu dominato dalla figura dell’imprenditore Olsen, il quale fondò nel 1907 la Nordisk, specializzata in film di finzione. La peculiarità della casa divenne l’alto grado di recitazione pressoché in tutti i generi. Si trattava di pellicole in cui emergeva l’abilità di condensare in poco tempo una trama ricca di colpi di scena. Tra i registi segnaliamo Blom, produttore di “Atlantis”, un film lungo quasi due ore, che si distinse per l’accuratezza delle scenografie. Sempre in terra danese sbocciò il talento di Asta Nielsen, una delle prime star del cinema, attiva nel genere amoroso. Infine chiudiamo la rassegna con Christensen, storico esponente del cinema muto danese, manovratore sapiente del gioco luci-ombre.

2.2 La situazione americana e la relativa espansione

Ad oggi Hollywood è il top del mercato internazionale dello spettacolo cinematografico, ma fino al 1912 le società americane avevano preferito concentrarsi sulla domanda interna in costante crescita. In particolare nel triennio 1905-1907 nacquero le sale dei nickelodeon, dette così perché si pagava un nickel per assistere alle proiezioni. Essi sorsero in contemporanea con il passaggio ai film narrativi, e con la decisione di concedere i film a noleggio, permettendo così agli esercenti di variare la programmazione settimanale. Le pellicole erano perlopiù di provenienza europea ed erano sovente accompagnate dal sonoro, prodotto da attori posizionati dietro lo schermo. L’avvento del nickelodeon segnò l’inizio della fortuna per molti imprenditori, tra cui i fratelli Warner.

Al culmine del successo le ostilità tra le case più prestigiose crebbero, fino alla costituzione della MPPC (Motion Picture Patents Company), società di proprietà della Edison e della AM&B che comprendeva tutte le case minori, le quali erano obbligate a versare una tassa. Furono poche invece le società indipendenti straniere che ne fecero parte, e questo produsse un vano tentativo di affermarsi sul mercato americano. Di fatto la MPPC stabilì un oligopolio che controllava tutte e tre le fasi, e minacciava di querelare chiunque non avesse pagato la tassa. Strinse inoltre un accordo con la Kodak per l’acquisto delle pellicole fotografiche.

Tuttavia il moto di ribellione verso la MPPC fu molto vasto e diede origine al fenomeno delle “indipendenti”. Tra queste anche la Indipendent Motion Picture di Laemmle, la futura Universal. La MPPC intentò numerose cause, ma venne sconfitta definitivamente nel 1915 dalla Corte Suprema.

I nickelodeon agli esordi furono catalogati come uno strumento di induzione a comportamenti negativi. Per questo motivo i gestori delle sale ricorsero a forme di autocensura, cercando di migliorare la qualità dei film. A partire dal 1910 si assistette a un sostanziale miglioramento delle sale e il cambiamento qualitativo portò a un equilibrio di contenuti e di pubblici presenti. Questo si tradusse però anche in un aumento di costi.

È sempre di questi anni la nascita del lungometraggio (“feature” in origine), che si affermò però solo con la caduta dell’oligopolio e delle sue leggi restrittive, che imponevano la visione di un rullo ogni settimana. Nel frattempo le case cominciarono a “marchiare” i loro film, anche se non introdussero i “credits”. Fu così che gli spettatori cominciarono ad associare alla casa i rispettivi attori e diedero vita alle prime forme di fandom. Le case cercarono di sfruttare questa corrente a fini promozionali.

Chiudiamo il paragrafo con questa domanda: Perché Hollywood? Principalmente perché il sud della California aveva condizioni favorevoli per girare in esterna, e poteva offrire anche una vasta gamma di ambienti. Il piccolo sobborgo di L.A. divenne poi famoso con la trasformazione dei piccoli teatri in imponenti complessi e mastodontici studi.

2.3 Il problema della chiarezza narrativa

Dal 1904 cominciò il passaggio al film narrativo, che si realizzò con diverse tecniche (uso di più inquadrature, lunghezza maggiore) e arrivò a compimento solo nel 1917 con la prima definizione di “cinema classico hollywoodiano”. In realtà tale sistema di regole era già stato sperimentato in Europa, e per questo si parlò di “stile internazionale”. Ovviamente si trattò di un cambiamento non semplice, che doveva guidare lo spettatore lungo la pellicola. Perciò si organizzarono trame semplici, in cui le azioni erano collegate attraverso un chiaro sistema di causa-effetto. Il che indica che ogni elemento linguistico fu posto al servizio della chiarezza narrativa.

Profondità di campo: usata soprattutto negli esterni e in particolare nei film di inseguimento. Per quanto concerne gli interni, il primo uso sapiente avviene nel film danese “L’abisso”, dove il regista Gad seppe bilanciare perfettamente i personaggi nello spazio.

Didascalie: divennero indispensabili con l’allungamento delle pellicole. Ne esistevano due tipologie: descrittiva (riassunto in terza persona) e narrativa (riassunto in prima persona da parte dei personaggi). All’inizio vennero poste prima dell’inquadratura, ma a partire dal 1914 divenne la norma porle nel mezzo nei dialoghi.

Recitazione e macchina da presa: inutile dire quanto fosse importante il frame per lo spettatore al fine di poter comprendere la narrazione. La Vitagraph introdusse la “linea dei nove piedi”, in cui la macchina era posizionata a soli 3 metri dal personaggio. Griffith lavorò con il suo cast per esprimere correttamente una vasta gamma di emozioni attraverso le espressioni facciali, dando quindi enfasi alla recitazione. Furono sempre i danesi invece a introdurre le riprese da angolazioni sopra o sotto il livello standard per conferire ancor più sentimento all’azione. Successivamente si introdussero novità che resero più mobili le macchine da presa, dando quindi il là all’uso delle panoramiche.

Colore: usato per aumentare il realismo e facilitare la comprensione, fu introdotto dalla Pathè. Esistevano due tecniche di colorazione: la prima era l’imbibizione, con cui la pellicola veniva immersa nella tinta che colorava le parti più chiare; la seconda, il viraggio, si otteneva sempre per immersione in una soluzione che saturava le zone scure. I colori più usati erano il rosso (fiamme), il blu (la notte) e il verde (natura). Per le scene all’aperto si privilegiavano seppia e porpora.

Scenografia e illuminazione: all’inizio si usavano molto i fondali dipinti come nel teatro, ma in seguito all’ingrandimento degli studi divenne consuetudine adottare scenografie interamente tridimensionali. L’illuminazione divenne sia naturale (grazie a pareti di vetro) sia artificiale, prodotta dalle prime soluzioni elettriche (lampade ad arco ecc.).

La continuità narrativa è costruita attraverso l’unione delle inquadrature che deve far capire allo spettatore il rapporto spazio-tempo tra di esse. Ecco perché a partire dal 1917 il montaggio divenne essenziale. In particolare troviamo:

  • Montaggio alternato: usatissimo nei film di inseguimento, fu introdotto dalla Pathè già dal 1908 nel film “Il cavallo in fuga”, dove venne utilizzato per dare l’impressione che il cavallo si irrobustisse dopo aver mangiato un intero sacc...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.vigliotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia ed estetica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Moccagatta Rocco.
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