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Il cinema delle origini e la nascita del racconto cinematografico

Il cinema nasce il 28 dicembre 1895 con i fratelli Lumière, ma in realtà già nel 1891 Thomas Edison brevettò un apparecchio, il kinetoscopio, che consentiva la visione di un brevissimo film a una sola persona per volta; quindi si può affermare che il cinematografo dei fratelli Lumière ha soltanto ampliato maggiormente il dispositivo brevettato da Edison, il quale richiedeva una proiezione su grande schermo, una pellicola di supporto flessibile, il movimento intermittente della ripresa e il trascinamento della pellicola a 16 fotogrammi al secondo.

Sul finire dell’800 il cinema diventa la forma di spettacolo più popolare in cui si valorizza la messa in scena e la proiezione viene allestita nei caffè o sale da ballo. Inoltre nascono le prime grandi strutture produttive, tra le quali ricordiamo il “film a trucchi” di Mèliés che si muove tra teatralità e narratività e che, a differenza dei fratelli Lumière, l’unità di base è la singola scena, mentre la cinepresa fissa dona effetti dinamici che sono un'illusione legata al movimento di elementi interni, donando così una sorta di immobilità paradossale al tema da lui prediletto, ossia “il viaggio” dove ritroviamo sia la prevalenza di eventi non comuni sia l’autentica progressione del racconto.

Gli Stati Uniti e il cinema

Per quanto riguarda gli Stati Uniti si parla di “comiche” grazie a Sennett che perfeziona il modello della “comicità violenta”, fatta di sberle e cadute, con una comicità capace di fornire una rilettura grottesca della società. Inoltre il susseguirsi ripetitivo delle gag porta un cambiamento nelle strutture del cinema statunitense; infatti: i produttori cercano di porre fine alla guerra del brevetto; viene imposto il “lungometraggio”; cambiano le forme di spettacolo; vi è il passaggio dalla vendita al noleggio ed Hollywood diventa l’area centrale. Successivamente, le piccole compagnie di produzione e distribuzione si fondono in aziende più grandi; nascono così la Universal, Paramount, Fox Film Co. e la Warner Bros. Nasce anche il “producer system” (processo in cui il regista è responsabile soltanto delle riprese, mentre il produttore dell’intera lavorazione) e lo “star system” (processo in cui l’attore protagonista diventa il fulcro del processo produttivo).

In seguito, tra il 1896 e il 1906, vengono elaborate importanti soluzioni di montaggio per l’elaborazione del MRI. Molto importante è il “cinema inglese”, tra i cui registi ricordiamo Williamson che evidenzia la continuità di azione tra inquadrature girate in spazi diversi come in “Fermate il ladro” (il regista mette in successione più inquadrature di spazi contigui per rappresentare l’inseguimento del ladro); Smith che divide l’azione in diverse inquadrature correlate come in “Il bacio nel treno” dove l'azione è sezionata in tre inquadrature: il treno in galleria, l’interno dello scompartimento e il treno che esce dalla galleria, e infine Griffith con il quale si parla di “montaggio alternato” (il regista costruisce un universo continuo e omogeneo partendo da materiali frammentari e discontinui come le inquadrature).

Tra i vari film di Griffith ricordiamo “La nascita di una nazione”, film in cui viene trattato il tema della politica di Lincoln, della successione sudista, della battaglia di Petersburg e della nascita del Ku Klux Klan; e “Intolerance” dove, dal punto di vista tecnico si parla di “accelerazione progressista”, ovvero vi è un inizio rallentato che consente allo spettatore di immergersi nei diversi contesti narrativi, e un finale vertiginoso dove si ha la sensazione che le storie si fondano tra loro generando così un senso di angoscia nello spettatore dal quale si libererà solo alla fine.

In conclusione, per quanto riguarda le scuole europee si parla di potenziamento delle risorse espressive della scena non sezionata dal montaggio; in Italia vi è Emilio Ghione che introduce una recitazione stilizzata, priva di enfasi e eccessive gesticolazioni giocata sull’energia contratta del corpo smagrito e il volto scavato; in Danimarca vi è Christensen che riprende le sagome dei personaggi da un interno scuro con la cinepresa rivolta verso un varco di luce; in Svezia abbiamo Sjostrom il cui elemento importante nei suoi film è l'uso espressivo del paesaggio come elemento portante dell’azione e specchio delle tensioni interiori; mentre per il cinema russo vi è Bauer che privilegia l’inquadratura lunga e statica, la recitazione rallentata e piena di pause, il finale tragico e scenografie raffinate, ricche di riferimenti all’art nouveau e che sovrastano il personaggio a causa della loro ampiezza.

Il cinema degli anni venti

Negli anni venti del '900 il cinema viene visto come sistema segnico complesso prodotto dal lavoro della messa in scena. Molto importante è il cinema tedesco, ovvero il “cinema espressionista” che propone di mettere insieme la cultura architettonica, letteraria, artistica e teatrale al servizio del nuovo medium e, allo stesso tempo, sintetizza immaginario e stile realizzando, tramite la messa in scena, una forma espressiva di particolare intensità; inoltre, i contorni delle scenografie alterati e irregolari ed i costumi conformi agli spazi e paesaggi, sono operazioni di stilizzazione intensiva e deformante del visibile che propongono di oggettivare una concezione del mondo e un'idea nelle configurazioni visive tant’è che le tensioni, spinte utopiche, angosce, dolori e ossessioni dei personaggi sono impressi nella materia scenica; mentre, per quanto riguarda la recitazione, essa fortifica i gesti, sottolinea i movimenti e marca la mimica. Il montaggio invece non è troppo rapido, perché deve permettere all’immagine di essere pienamente vista dallo spettatore. I personaggi mescolano la ribellione contro l’ordine naturale e l’esperienza di frustrazione e angoscia; sono personaggi che non riescono a raggiungere il proprio obiettivo come si può vedere in “Il gabinetto del dottor Caligari”, una parabola gotica e fantastica sul potere oscuro dell’ipnotismo dove l’uso di scenografie irrealistiche (le case distorte), sono immagini che oggettivano una visione angosciata e alterata del reale e presentano un mondo ridotto a ossessione interiore.

Tra i vari registi del cinema espressionista si distaccano Murnau e Lang. Il primo vede il cinema come una pittura dinamica in cui ogni elemento è elaborato su un modello iconico, mentre il secondo fa una ricerca sulla sperimentazione tecnica e sulla dimensione visiva. Nei film di Lang la messa in scena riflette la riduzione degli aspetti essenziali delle determinazioni visivo scenografiche per costruire uno spazio di rigorose strutture, la forte figurazione del visibile realizzata in un quadro di sistematica interazione di tutti gli elementi del filmico e profilmico, inoltre Lang crea delle simmetrie nelle inquadrature di apertura sottolineate dall’introduzione nell’orizzonte spaziale di un elemento di messa in scena come il divisore dello spazio, che esplicita la simmetria.

Negli stessi anni nasce il “teatro da camera”, caratterizzato da film con ambienti piccolo-borghesi, drammi legati a desideri e rancori, personaggi legati a rigidi modelli di comportamento e da una struttura drammaturgica rigorosa segnata da unità di tempo, luogo e azione che dall’eliminazione delle didascalie. Tra i vari film ricordiamo “La rotaia” e “La notte di san Silvestro”, opere cinematografiche che raccontano drammi radicati nella quotidianità contemporanea e destinati a finali tragici.

Successivamente si sviluppa il “film storico” che ricostruisce con toni diversi episodi, personaggi ed eventi storici; i massimi esponenti sono Joe May e Pabst. Le storie raccontate da May sono drammi del mondo difficile della vita popolare segnati da miseria e dolore, umiliazione e sconfitta; inoltre i suoi personaggi sono criminali, prostitute, povera gente la cui esistenza è rappresentata con un’articolazione di elementi della messa in scena che valorizza con una verità di soluzioni scenografiche le angosce, i contrasti e la sopraffazione. Pabst invece trasforma verità e molteplicità delle esperienze sociali in un mondo visivo caratterizzato da realismo e espressività; l’immagine è densa d’istanze espressive e, per quanto riguarda la messa in scena, il montaggio rapido e la correlazione metodica di inquadrature più ampie, primi piani e piani riavvicinati, la rendono un esempio intensivo di grande maturità tecnico-linguistica.

In Francia il cinema viene considerato arte nel tempo e combinazione creativa di più elementi in ritmi dinamici, illuministici e figurativi; inoltre il ritmo delle immagini è dato soltanto dal montaggio poiché crea particolari forme di alternanza tra loro. Mentre i personaggi sono soggetti impossibilitati nel raggiungimento dei propri obbiettivi a causa delle costrizioni sociali.

Tra i vari registi del cinema francese si differenziano Gance, Harbier ed Epstein. Con Gance si parla di “montaggio analogico” e sperimentazione linguistica, più precisamente di “trittico”, vale a dire la proiezione di un film su tre schermi che rafforza gli effetti e le potenzialità visive del cinema; in più, l’uso di sovraimpressioni, il montaggio di inquadrature brevi e la stessa riduzione dello schermo in più immagini creano potenti inquadrature in movimento e garantiscono un ritmo visivo particolarmente intenso. Herbier invece cerca di creare una nuova sintesi artistica; inoltre la diversificazione di immagini, l’uso di dettagli e il ricorso ad effetti cromatici, mostrano tutta la forza espressiva e dinamica del cinema. Con Epstein, al contrario, si parla di cinema psicologico nel quale ritroviamo un montaggio rapido e evocativo in cui le sequenze sono costruite sull’immobilità leggera e l’impalpabilità delle sensazioni.

Nell’URSS si sviluppa un cinema correlato alla Rivoluzione di Ottobre, quindi si ha un cambiamento nella funzione dell’artista ed i massimi esponenti sono Kulesov, Pudovikn, Ezenstein e Vertov.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriamennuti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Annunziata Luigia.
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