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Riassunto esame Storia e critica del cinema, prof. Annunziata, libro consigliato Introduzione alla storia del cinema, Bertetto

Riassunto per l'esame di Storia e critica del cinema, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Annunziata Luigia: ''Introduzione alla storia del cinema'', P.Bertetto. Gli argomenti trattati sono:
Il cinema delle origini e la nascita del racconto cinematografico;
Il cinema europeo degli anni 20;
Il cinema americano degli anni 20;
Il... Vedi di più

Esame di Storia e critica del cinema docente Prof. L. Annunziata

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realtà. È significativo però notare che un ruolo determinante verso la conquista del

sonoro è svolto soprattutto dalle case produttive che negli anni venti non sono ancora

fra le majors. Le majors si muovono con maggiore prudenza e con la diffusione di uno

standard tecnologico, gli studios poi procedono ad attrezzare le sale cinematografiche.

Nel giro di pochi anni il sonoro si stabilisce nei modi di rappresentazione e produzione,

offrendo nuove possibilità al linguaggio del cinema. L’ apporto non riguarda solo il

piano estetico ma anche quello ideologico, basti pensare all’influenza e alla

propaganda che era capace di svolgere fino all’avvento della televisione.

4.2

Già nel corso degli anni 20 il cinema hollywoodiano è il prodotto di un’industria

strutturata verticalmente, che prevede il controllo del film dalla fabbricazione alla

circolazione. Le tipologie dei divi, dei generi e le caratteristiche del film vengono

determinate dall’esigenza di massimizzare i profitti e dalla necessità di creare un

prodotto capace di raggiungere un pubblico più vasto possibile. I prodotti sono

diversificati a seconda dello stile della casa cinematografica che viene definito studio

look. Anche il logo dello studio orienta le aspettative del pubblico rispetto al genere,

alla qualità e ai divi. In questo sistema di definizione dello studio look rientrano anche

le categorie di sale cinematografiche controllate da ogni casa e quindi rivolte da un

certo tipo di pubblico. Un altro elemento determinante dello studio look è sicuramente

il genere, quasi sempre di derivazione letteraria. Tra i generi già presenti nel periodo

del muto, il cinema sonoro potenzia soprattutto l’horror e infatti è proprio negli anni 30

che nascono alcuni classici come ‘’Dracula’’ o ‘’Frankenstein’’. Gli anni 30 vedono

anche il fiorire del gangster movie, legato all’attualità del crimine organizzato

cresciuto negli anni 20 con il Proibizionismo. Il modello narrativo è spesso legato

all’ascesa e al declino del gangster, alla violenza e al disagio della società americana e

ad un’ambientazione urbana e notturna in cui ci sono eroi maschili e dark ladies.

Elementi tipici anche del genere noir che si sviluppa negli anni 40 attorno ai temi del

doppio, del sogno e della morte che rimandano ad una cultura più europea che

americana. La mappa dei generi corrisponde direttamente ai vari divi che sono

l’espressione essenziale dello studio system. Essi rappresentano modelli umani e

sociali che contribuiscono alla creazione dell’immaginario dell’epoca e del cinema

hollywoodiano. Molto spesso il personaggio, nel racconto cinematografico classico, è

indissociabile da ciò che si porta dietro dalle precedenti interpretazioni e infatti

all’interno di un genere, la presenza di un divo può arrivare a definire un’ulteriore

specificazione.

4.3

Un altro genere presente negli anni 30 negli Stati Uniti è il western le cui origini

coincidono con quelle del cinema narrativo. Esso è basato sulla formazione di

stereotipi e motivi narrativi come la ferrovia, gli scontri tra eroi positivi e eroi negativi,

il conflitto tra civiltà e wilderness, tra cultura e natura. L’epopea western si dà come

rappresentazione mitica della conquista dei territori dell’Ovest e, quindi, della nascita

della nazione americana. Già negli anni 20 il western conosce un importante

incremento produttivo ma il successo di esso arriva grazie a Ford che nel 1939 realizza

‘’Ombre rosse’’ ambientato nello sfondo della Monument Valley che da qui in poi

diverrà ricorrente. Oltre ad ‘’Ombre rosse’’ anche gli altri film di Ford gli consentono di

proseguire quella che sembra essere una personale riflessione sul rapporto tra

individuo e comunità sociale, tra singolo e collettività, tra uomo e natura ed è in

questo senso che il cinema di Ford si pone come un cinema d’autore, che ha saputo

esprimere una propria poetica, all’interno dei canoni e delle regole dello studio

system.

4.4

Cineasta hollywoodiano per eccellenza, avendo attraversato cronologicamente la

storia del cinema americano degli anni 20 agli anni 70, Hawks ha affrontato molti dei

generi classici fra cui il noir, il western e la commedia che è il genere di gran lunga più

frequentato. La commedia hawksiana si definisce <<commedia sofisticata>>ed è

caratterizzata da relazioni tra uomini e donne borghesi o aristocratici che rivelano tic e

tabù sociali, culturali, sessuali, da una prevalenza degli interni (lussuosi) sugli esterni,

e dai dialoghi (brillanti) sull’azione. Inoltre, il termine <<sofisticato>> può riferirsi

oltre che alla sofisticazione ambientale e comportamentale del mondo raccontato,

anche al modo del racconto e quindi ad una sofisticazione stilistico-narrativa e ad una

più precisa costruzione dell’intreccio.

4.5

Nel 1939 la RKO firmò con Orson Welles un contratto senza precedenti, conferendogli

un’autonomia quasi completa e questo accadeva nell’era in cui lo studio system era

dominato da produttori tiranni. Con una personalità artistica incline alla trasgressione

delle regole consolidate e alla provocazione, Welles era una minaccia per Hollywood,

una minaccia rivoluzionaria. Una rivoluzione che riguardava la logica produttiva,

narrativa e linguistica della Hollywood classica. In effetti con ‘’Quarto potere’’ Welles

aveva inaugurato un modo di narrare che eccedeva da tutti i punti di vista: sul piano

storico-realistico, morale, psicologico, e su quello drammaturgico, forzando e

reinventando il linguaggio classico nella rappresentazione di una realtà che è anche

stilisticamente prospettica, sfaccettata, contradditoria come i suoi personaggi, spesso

interpretati da lui stesso. Un modo di narrare eccessivo che rintracciamo in tutte le sue

opere successive dato che il suo scopo era di trasmettere attraverso lo stile il senso

del film.

4.6

Hitchcock inaugura un percorso interamente incentrato sul giallo e sul motivo della

suspense. Hitchcock mette in scena un universo morale e psicologico in cui il

problema fondamentale dell’identità dell’individuo, tra conscio e inconscio, normalità e

follia, si traduce in un’iconografia simbolica attraverso il motivo della vertigine, del

precipitare, le inquadrature dall’alto, i movimenti di macchina a spirale e i piani

ravvicinati su oggetti o personaggi.

4.7

Con la fine della 2° guerra mondiale, lo scenario internazionale vede la divisione del

mondo da parte di USA e URSS, in una guerra fredda che durerà quasi 50 anni. Il

timore di un’espansione comunista porta alla persecuzione di chiunque possa essere

coinvolto in attività antiamericane e ciò coinvolge anche Hollywood in una serie di

processi e indagini che portano alla formazione di una vera e propria lista nera di

registi, sceneggiatori e attori. A fronte di questo clima politico, la produzione

cinematografica accoglie nuove tematiche che pongono attenzione ai problemi sociali.

A ciò corrisponde anche un declino dello studio system sia perché si moltiplica la

produzione indipendente e divi e registi abbandonano le majors per fondare proprie

società, sia perché ci si prepara alla diffusione della televisione.

4.8

Per sconfiggere il piccolo schermo, si sperimentano diversi formati panoramici e

l’evoluzione dello stile narrativo classico procede verso una maggior complessità. Si

diffonde per esempio la tecnica narrativa soggettiva o il racconto retrospettivo. Dal

punto di vista dei generi vediamo l’emergere del melodramma e della fantascienza

che esprime metaforicamente le angosce e le paure dell’epoca.

4.9

Nella vasta e articolata produzione hollywoodiana che sta tra la fine della 2° guerra

mondiale e il 1960, emerge un nuovo impegno politico comune a registi e

sceneggiatori, che iniziano ad affrontare esplicitamente con la loro opera temi quali la

giustizia, l’antisemitismo, il razzismo, riflettendo le inquietudini sociali e ideologiche

che attraversano la società americana di quegli anni. Fra essi ricordiamo Elia Kazan e

Nicholas Ray. Elia Kazan giunge al cinema dopo una significativa attività teatrale con il

Group Theatre. Le sue prime opere cinematografiche riflettono sia la necessità di

affrontare tematiche sociali, sia il tentativo di trasferire al cinema la spettacolarità e

l’intensità della messa in scena proprie del Group Theatre. Kazan avvia pure una sorta

di autobiografia indiretta in cui emergono eroi negativi, fortemente critici nel loro

tentativo di confrontarsi con le strutture sociali o parentali. Anche nella produzione

cinematografica di Nicholas Ray dominano eroi malinconici e sconfitti, in rivolta contro

le strutture di una società che crea emarginazione e genera violenza. Inoltre Ray che si

era laureato in architettura, attraverso uno stile asciutto, pone una forte attenzione

per l’architettura della scena.

Il cinema europeo degli anni 30 e il realismo poetico francese

5.1

Negli USA la transizione al sonoro si conclude nel 1929. In Europa la nuova tecnologia

si diffonde più lentamente. In un mercato come quello europeo, in cui si parlano molte

lingue differenti, la rivoluzione del sonoro pone ovviamente gravi problemi per la

distribuzione all’estero. Inizialmente era impossibile realizzare il suono in post-

produzione e quindi non era possibile effettuare il doppiaggio delle pellicole ed è per

questo che si fanno film in più lingue in modo da ottenere più versioni dello stesso film

da far circolare in diversi paesi. L’introduzione del sonoro in Europa, come già in

America, viene accolta con diffidenza in diversi settori del mondo del cinema. Si teme

che il sonoro possa far regredire il cinema a livello di teatro fotografato e a causa dei

limiti del mezzo tecnico, molti dei film sonori risultano essere meno validi di quelli

dell’ultimo decennio del muto. Questa involuzione però non è universale ed è

comunque un fenomeno di breve durata.Ėjzenštejn pubblica un testo teorico intitolato

‘’Il futuro del sonoro’’ in cui afferma che il suono non deve corrispondere all’immagine,

ma si devono invece realizzare delle dissonanze fra i due piani, in modo da ottenere

metafore audiovisive. Individuare caratteri unitari nel cinema europeo degli anni 30

non è semplice perché ci si trova difronte ad uno scenario frastagliato dal punto di

vista politico e culturale. Il primo cinema sonoro tedesco risente fortemente del clima

di crisi, in un’opera come ‘’L’angelo azzurro’’ che racconta della deriva esistenziale di

un professore di liceo, è rappresentata chiaramente la metafora del baratro in cui sta

cadendo borghesia tedesca a causa del nazismo e della grande crisi.

5.2

Il fascismo vede il cinema come un mezzo per dimostrare la modernità dell’Italia e

infatti molto spesso per definire il cinema italiano degli anni 30 si usa l’espressione di

<<cinema dei telefoni bianchi>>: il telefono bianco in mano a bellissime dive è

simbolo di eleganza e tecnologia. Alcuni film puntano ad aumentare il consenso

attorno al regime, ma la maggior parte dei film sono opere di puro intrattenimento

come le commedie di Mario Camerini. Per il cinema nazista vale lo stesso discorso ma

il problema principale è che l’ascesa del nazismo accelera la fuga verso Hollywood di

molti dei migliori cineasti come ad esempio Fritz Lang. Contrariamente a quanto

avviene in Italia e in Germania, nell’Unione Sovietica di Stalin il regime introduce una

dottrina ufficiale in campo artistico, che va sotto il nome di realismo socialista. Un’arte

realista sul modello narrativo dell’ottocento comprensibile ad un pubblico popolare.

5.3

In Francia la tendenza principale è il cosiddetto realismo poetico, rappresentato da

registi come Jean Renoir. Le vicende del realismo poetico sono ambientate nei quartieri

di periferia e gravitano attorno a figure anonime: malviventi, operai e disertori. Si

tratta di eroi tragici destinati a essere sconfitti dal fato e da una società ingiusta. Non

tutto il cinema francese degli anni 30 è riconducibile al realismo poetico, le commedie

di René Clair, ad esempio, riscuotono grande successo. Clair realizza un interessante

ibrido tra il film musicale e la comicità degli anni 20. I dialoghi sono scarsi, spesso i

personaggi cantano oppure danno vita ad azioni mute ma commentate da effetti

sonori e dalla musica. Un altro nome importante è Jean Vigo, autore di ‘’L’ Atalante’’

incentrato sul tema dell’amour fou e risultato dallo strano connubio fra

un’ambientazione realistica e una storia di sapore magico. L’invasione tedesca della

Francia nel 1940 fa si che molti cineasti si rifugiano all’estero.

5.3.1

Renoir debutta nel cinema muto, ma si mette in luce soltanto con il sonoro, a partire

da ‘’La chienne’’. Si tratta di un’opera anomala dal punto di vista del cinema classico,

soprattutto per quanto riguarda la collocazione all’interno di un genere e la

caratterizzazione dei personaggi. Da un lato è un insieme fra dramma e commedia e

dall’altro rifiuta la dicotomia tradizionale fra personaggi buoni e personaggi cattivi.

Anche un altro film di Renoir ‘’La régle du jeu’’ è estraneo ai canoni del cinema

classico sia per l’uso della macchina da presa, sia per l’organizzazione dello spazio. Lui

anticipa di qualche anno l’uso della profondità di campo diventando <<autore di

confine>>, in bilico fra 800 e 900, e tra cinema classico e cinema moderno.

Il neorealismo e l’avvento del cinema moderno in Italia

6.1

Il neorealismo italiano nasce nell’estate del 1943 ma non può essere fatto coincidere

né con una scuola né con un movimento organizzato. I registi più rappresentativi del

neorealismo italiano sono: Vittorio de Sica, Cesare Zavattini, Roberto Rossellini,

Luchino Visconti e Giuseppe de Santis. I lavori della coppia De Sica- Zavattini come ad

esempio ‘’Ladri di biciclette’’ tendono verso una riduzione dell’intreccio narrativo,

favorendo i tempi morti, valorizzando ogni gesto della quotidianità, pedinando

l’individuo nella sua semplicità. Anche i film di Rossellini sono mossi da un intento

divulgativo della realtà e pone un’attenzione inusuale ai dettagli, alle piccole cose, alla

realtà così come si offre. Luchino Visconti sembra allontanarsi dai parametri

neorealistici dei precedenti autori. Innanzitutto per Visconti la distanza fra il momento

dell’ideazione del soggetto e la fase finale di edizione del film è molto ampia perché

nulla è lasciato al caso e in secondo luogo, Visconti ricorre a fonti letterarie come

soggetti per i propri film e quindi si allontana dalla totale aderenza al presente.

Giuseppe de Santis ha sicuramente il merito di aver operato un abbassamento dei

canoni neorealisti per una resa più popolare dei suoi film.

Ciò che accomuna tutti questi autori sono 3 punti: in primo luogo esiste la volontà di

ampliare l’orizzonte del visibile cinematografico e quindi si da spazio a personaggi e

ambienti esclusi nel cinema precedente, in secondo luogo viene avviata una profonda

riflessione sulle strategie di narrazione del reale optando sia per la massima

trasparenza dell’immagine, sia per il ricorso alla tradizione letteraria dell’800 e infine

si crea un nuovo modello di comunicazione fra il personaggio e lo spettatore

producendo fenomeni di rispecchiamento.

6.2

‘’Paisà’’ di Rossellini è un film composto da 6 episodi e che racconta l’esperienza della

Liberazione. Il film presenta una voce narrante che oggettivizza gli eventi e rende

ufficiale la Storia. Con ‘’La terra trema’’ di Visconti ci troviamo davanti ad una

trasposizione cinematografica del romanzo ‘’I Malavoglia’’ di Verga. Le riprese sono

fatte in ambienti reali, l’attore è preso dalla strada e lo strato sociale messo in scena è

popolare ma abbiamo la presenza di un narratore che, a differenza dei personaggi,

parla un italiano perfetto e la cui funzione è di rendere comprensibile alla maggioranza

degli spettatori una realtà così particolare. ‘’La terra trema’’ risponde in maniera totale

allo spirito neorealista ma al contempo contravviene all’idea che il cinema altro non

debba essere che la manifestazione del reale così com’è. ‘’Ladri di bicilette’’ di De Sica

racconta in modo scheletrico il viaggio di Antonio Ricci e del piccolo Bruno. La

macchina da presa resta incollata ai personaggi, non si stacca un attimo per far si che

lo spettatore non guardi quello che è accaduto ma quello che sta accadendo. ‘’Riso

amaro’’ di Giuseppe de Santis porta come data di distribuzione il 1949 ed è

sicuramente anche per questo che viene definito un film tra il neorealismo e il cinema

popolare degli anni 50 che mostra sullo sfondo la povertà, l’ambiente delle risaie e in

primo piano la storia di 4 protagonisti che si inseguono per una collana rubata.

6.3

Il cinema popolare degli anni 50 si trova al centro di un generale movimento di

riorganizzazione ed espansione dei mezzi di comunicazioni di massa cioè la radio, la

stampa e la tv. Inoltre, il cinema italiano, attraverso il melodramma e la commedia si

fa testimone della realtà sociale circostante ma promuove anche i vari processi di

modernizzazione verso i quali si muove il paese. In tutto ciò il cinema conosce un forte

impulso dal punto di vista della produzione grazie al miglioramento della situazione

economica in Italia. Come conseguenza a tutto ciò anche il consumo del cinema

conosce un momento di grande fortuna. Offrendo un prodotto facilmente accessibile a

tutte le classi sociali, il pubblico risulta essere più vasto ed è in questo senso che si

può parlare di cinema popolare. Negli anni 50 prende vita una nuova ondata di

narratività che propone di romanzare il mondo reale ed è sotto questo segno che

opera la commedia che lavorando su toni leggeri si rende più piacevolmente

consumabile.

6.4

Uno dei tratti distintivi della commedia è sicuramente l’essere nomade, la commedia

non si stanzia a lungo nel medesimo luogo, ma migra continuamente trasformandosi

così da paesana a cittadina e viceversa. Nello stesso modo la commedia si comporta

con il tempo, essa ricopre diverse temporalità della vita quotidiana e molto spesso

adotta un racconto a episodi. La commedia italiana degli anni 50, che all’inizio del

decennio successivo si trasformerà in commedia all’italiana, presentando delle

caratteristiche forti di stereotipia, rappresenta un campo interessante per avviare il

cinema italiano verso la strada della modernità.

Il cinema d’autore degli anni 50 e 60 europeo

7

Il cinema degli anni 50 presenta un gruppo d’autori il cui cinema s’impone sugli

schermi di tutto il mondo. Il fenomeno si protrae anche nel decennio successivo,

correndo a fianco a quello dei film delle nouvelles vagues in un rapporto che darà vita

al cosiddetto cinema della modernità. Di questo gruppo fanno parte autori come Luis

Buñuel, Ingmar Bergman, Robert Bresson e Jacques Tati. Gli elementi che tengono

insieme questo gruppo d’autori sono: il lavoro del regista che si estende a

tutte le fasi della lavorazione del film, dall’ideazione al montaggio definitivo;

una complessità di contenuti che fanno del film un oggetto culturale a tutti gli effetti;

una particolare originalità espressiva;

la complessità dei contenuti e l’originalità delle forme espressive impone un nuovo

tipo di spettatore, la cui funzione principale è di accrescimento culturale;

il film d’autore è tale perché caratterizzato da una serie di elementi che lo rendono

riconoscibile e identificabile a un determinato autore.

7.1

Dopo il suo esordio surrealista, Luis Buñuel nel dopoguerra si trasferisce in Messico. La

gran parte dei film messicani presenta quel gusto dissacratorio, quell’ironia,

quell’esplicito attacco ai valori dominanti della società borghese che segnano tutta la

sua produzione cinematografica. ‘’Virdiana’’ è il film che lancia Buñuel nel panorama

del cinema internazionale d’autore. Con esso si apre l’ultimo periodo del cinema di

Buñuel sempre indifferente alle norme dominanti e in cui troviamo la sua matrice

surrealista, l’attenzione ai temi d’ordine psicanalitico, la dialettica di Eros e Thanatos e

la dialettica fra realtà e fantasia. Dialettica, quest’ultima, che incide particolarmente

sulla struttura narrativa dei film che privilegiano il ricorso a sequenze oniriche che

Buñuel non distingue visivamente e quindi evita il ricorso a dissolvenze e

sovraimpressioni.

7.2

Ingmar Bergman dopo aver lavorato come regista teatrale si dedica alla carriera di

cineasta. I temi che affronta il regista nei suoi film come ad esempio la perdita della

fede, le crisi adolescenziali, la ricerca di Dio, gli permettono una complessa

meditazione sul senso della vita e della natura umana. È ‘’Il settimo sigillo’’ il film che

fa di Bergman uno dei grandi autori di cinema. Al centro della storia c’è il personaggio

del Cavaliere che ha combattuto alle crociate in nome di Dio ma che ora vede la

propria fede vacillare. L’angoscia esistenziale e le inquietudini religiose di Block fanno

un vero e proprio modello di molti dei personaggi dei film a venire di Bergman.

7.3

Sin dai primi film di Robert Bresson sono evidenti alcune caratteristiche essenziali del

suo cinema: uno stile spoglio ed essenziale, il rifiuto delle regole dominanti e la

volontà di cogliere l’essenza delle cose. I suoi personaggi, spesso dei giovani, sono

sempre più alla deriva con una vocazione quasi istintiva al suicidio e sono personaggi

che non offrono una lettura psicologica. ‘’Pickpocket’’ è uno dei film più

rappresentativi di Bresson. ‘’Pickpocket’’ riprende alcuni aspetti dei film precedenti di

Bresson come ad esempio l’idea della grazia conclusiva, la recitazione degli attori che

sussurrano anziché parlare, ma è un film che guarda anche avanti soprattutto per

quanto riguarda il lavoro del montaggio in particolare nelle scene dei borseggi in cui la

frenesia del ladro è simile a quella del cineasta che gira.

7.4

Il cinema di Jacques Tati richiama esplicitamente il cinema comico dei tempi del muto

e in particolare l’opera di Keaton. Ciò è testimoniato soprattutto dall’attenzione alla

dimensione mimica e comica. A partire dal suo secondo film, Tati introduce il suo

personaggio ricorrente: Monsieur Hulot che è incapace di fare sue le regole e i modi di

comportamento che regolano la società che lo circonda ed in questo modo finisce col

rilevarne le contraddizioni e i paradossi. ‘’Playtime’’ è il film più ambizioso di Tati in cui

prosegue il suo discorso critico sulla società dei consumi e la modernità attraverso la

contrapposizione di due personaggi: Hulot cioè lo sfigato e il nuovo impiegato cioè lo

yuppie.

Il cinema d’autore in Giappone

8

Di tutte le cinematografie orientali, la giapponese è stata quella che ha saputo meglio

imporsi nell’ambito dell’intera storia del cinema. Sino agli anni 70, il cinema

giapponese si è retto su un sistema molto simile a quello hollywoodiano e che

garantiva un alto numero di film, personale specializzato e controllava abilmente il

mercato. Proprio grazie a ciò il cinema giapponese riuscì a crescere e creare degli

ottimi rapporti con il cinema occidentale. Le 3 principali tendenze stilistiche del

cinema giapponese sono: lo stile calligrafico tipico dei racconti ambientati nel passato

e pieno di dinamiche figure in movimento, lo stile pittorico associato al dramma

urbano o al melodramma e lo stile analitico tipico dei racconti ambientati nel presente

e che si fonda su un attento uso del montaggio. Al contrario dello stile calligrafico,

quello analitico evita azioni dinamiche e complessi movimenti di macchina.

8.1

I film di Yasujirō Ozu sono film dedicati al mondo della piccola borghesia, alle cose di

tutti i giorni, alla vita familiare e ai rapporti tra genitori e figli in un attento equilibrio

fra commedia e dramma. Una caratteristica tipica dei film di Ozu è la rivelazione cioè

la scoperta di una verità. A livello stilistico possiamo ricordare la posizione bassa e la

staticità della macchina e le inquadrature frontali sui volti dei personaggi che

sembrano rivolgersi direttamente allo spettatore. Il film più noto di Ozu è ‘’Viaggio a

Tokyo’’. Al centro della vicenda c’è il tema della dissoluzione della famiglia e il nucleo

drammatico è la separazione. Emerge anche un altro tema caro al regista ma anche a

tutta la cultura giapponese cioè quello del fluire di tutte le cose, della fugacità del

tempo che sul piano della colonna sonora è affidato al ticchettio di orologi o al rumore

del passaggio di un treno.

8.2

Mizoguchi è autore di opere ambientate sia nel passato che nel presente. Uno dei tratti

distintiva era sicuramente la modernità del suo stile basato su piani-sequenza e

inquadrature in profondità di campo. Dominante in tutto il cinema di Mizoguchi è la

rappresentazione dell’universo femminile e soprattutto di 3 modelli di donne: la ribelle,

la sacerdotessa e la principessa. ‘’I racconti della luna pallida d’agosto’’ è un film

ambientato nel XVI secolo che è innanzitutto una meditazione sull’arte contiene

almeno due dei più celebri piani-sequenza del regista.

8.3

Kurosawa, spaziando fra film ambientati nel passato e film ambientati nel presente,

racconta spesso la storia di un uomo in lotta contro i mali e le ingiustizie della società.

I suoi eroi positivi sono personaggi molto complessi dotati di un impulso quasi


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Riassunto per l'esame di Storia e critica del cinema, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Annunziata Luigia: ''Introduzione alla storia del cinema'', P.Bertetto. Gli argomenti trattati sono:
Il cinema delle origini e la nascita del racconto cinematografico;
Il cinema europeo degli anni 20;
Il cinema americano degli anni 20;
Il cinema classico, 1930-1960. Evoluzione e declino dello studio system;
Il cinema europeo degli anni 30 e il realismo poetico francese;
Il neorealismo e l’avvento del cinema moderno in Italia;
Il cinema d’autore degli anni 50 e 60 europeo;
Il cinema d’autore in Giappone;
La nouvelle vague;
Il nuovo cinema degli anni 60 e 70;
Il cinema italiano degli anni 60 e 70.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, letterature e culture dell'Europa e delle Americhe
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ulisse1234 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Annunziata Luigia.

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