Il cinema delle origini e la nascita del racconto cinematografico
La nascita del cinema
Convenzionalmente si attribuisce ai fratelli Lumière l’invenzione del cinema e si individua nella data della prima proiezione a pagamento del Cinématographe Lumière (il 28 dicembre 1895, a Parigi) la simbolica data d’inizio della storia del cinema. In realtà, nell’ultimo decennio dell’Ottocento si moltiplicano i tentativi di animare le immagini fotografiche, e quasi non si contano i brevetti di strumenti di ripresa e proiezione come ad esempio la lanterna magica, cioè un apparecchio che utilizzando una fonte luminosa, un condensatore e un obiettivo consentiva la proiezione di immagini dipinte su vetro con colori traslucidi. Il cinematografo sintetizza molte delle innovazioni elaborate da altri ricercatori, fornendone la sintesi tecnologica pronta per lo sviluppo commerciale.
Il 28 dicembre del 1895 non segna quindi l’inizio della storia del cinema, ma per la prima volta il cinematografo diventa uno spettacolo per un pubblico pagante. Uno spettacolo che però non ha ancora un’identità definita. La proiezione di film non costituisce uno spettacolo autonomo, è allestita in sedi precarie, come caffè o sale da ballo. Gradualmente si comincia a pensare al film come uno spettacolo autonomo e iniziano a nascere le prime sale cinematografiche permanenti. Il fenomeno è particolarmente visibile negli Stati Uniti, dove dopo il 1905 si moltiplicano i nickelodeon, cioè locali espressamente dedicati al cinema che attirano un pubblico popolare.
L’aumento esponenziale della domanda di film fa sì che nascano o si rafforzino le prime grandi strutture produttive. Il paese più forte è la Francia, un altro grande polo produttivo è l’Italia. Il primo film a soggetto italiano è ‘’La presa di Roma’’. L’Italia si specializza nella produzione di film storici monumentali come ad esempio ‘’Cabiria’’ di Pastrone. Dopo il 1908 l’industria cinematografica si trasforma e la produzione assume dimensioni industriali. Dopo il 1910, prima in Europa e poi negli Stati Uniti, si impone il film di lungometraggio. I primi anni '10 segnano la rapida espansione dell’industria cinematografica americana: l’area centrale della produzione si sposta da New York a Los Angeles, in particolare nel sobborgo di Hollywood. La California, che garantisce ottime condizioni climatiche per le riprese in esterni e una grande varietà di paesaggi, diventa la meta privilegiata di quelle case che imboccano con convinzione la strada del lungometraggio.
L'efficienza del cinema statunitense
Il cinema statunitense, nel corso degli anni '10, mette a punto un apparato industriale di straordinaria efficienza. Le piccole compagnie di distribuzione e produzione tendono a fondersi in aziende più grandi a concentrazione verticale: nascono nel corso del decennio l’Universal, la Paramount, la Warner Bros, ecc. Il modo di produzione si trasforma, nasce il producer system e il principio basilare di questa nuova produzione è la diversificazione dei ruoli. La novità più importante, in questa prospettiva, è la nascita dello star system: l’attore principale diventa il veicolo pubblicitario del film e il fulcro del processo produttivo.
Il modo di rappresentazione primitivo
Il cinema delle origini costituisce un sistema per molti versi estraneo al cinema che ne seguirà. Questo sistema chiamato "Modo di rappresentazione primitivo" (MRP) si distingue dal "Modo di rappresentazione istituzionale" (MRI) che coincide con il cinema narrativo classico di Hollywood. L’elemento fondamentale del MRP risiede in una concezione tendenzialmente autonoma dell’inquadratura a discapito del montaggio. Se nel cinema delle attrazioni la componente narrativa è molto debole, nel cinema narrativo il racconto diventa l’elemento portante del sistema. Il passaggio dal cinema delle attrazioni al cinema della narrazione implica anche un cambiamento nelle relazioni fra il film e lo spettatore.
Nel regime delle attrazioni c’è uno spettatore che guarda e un attore che sa di esibirsi di fronte a un pubblico. Questo contatto diretto tra mondo del film e mondo della sala, nel cinema narrativo è completamente negato.
I padri fondatori del cinema
La tradizione storiografica attribuisce a Lumière e Méliès il ruolo di padri fondatori del cinema ma in modo contrapposto. Lumière è la vita colta sul fatto, le riprese in esterni, il rifiuto di una messa in scena, insomma un cinema della realtà mentre, Méliès è il promotore di un cinema più spettacolare, un cinema del trucco. Il film Lumière è costituito da una sola inquadratura, la cinepresa è quasi sempre fissa e l’unità dei film è data dai flussi di movimento. Sul piano compositivo l’immagine è centrifuga, nel senso che il movimento degli oggetti deborda i limiti del quadro.
L’inquadratura non è più un frammento prelevato dal mondo reale ma è un palcoscenico chiuso sul quale deve esaurirsi tutta l’azione narrativa. Méliès si concentra sulla realizzazione di film a trucchi, trasformando il suo interesse per il cinema in un’imponente attività imprenditoriale fondando la Star Film. Méliès frequenta tutti i sotto generi del film a trucchi: dalla scena con giochi di prestigio a viaggi immaginari come il caso di ‘’Le voyage dans la Lune’’, dalla fiaba alla farsa astronomica. L’elemento centrale resta l’attrazione. Méliès è interessato al contenuto delle singole scene piuttosto che al loro montaggio.
Soluzioni di montaggio nel cinema delle origini
Al tempo stesso si elaborano alcune soluzioni di montaggio che saranno fondamentali nel cinema della narrazione: all’interno di questa dinamica internazionale il primo cinema inglese si distingue per la sua influente capacità inventiva grazie a Smith e Williamson. Negli Stati Uniti il film narrativo diventa l’opzione privilegiata e tra i vari registi spicca Edwin S. Porter. Il contributo di Porter è importante proprio perché si muove tra soluzioni tipiche del MRP e strategie che già anticipano il MRI.
Anche il film più importante di Porter ‘’The Great Train Robbery’’, mescola elementi tipici del cinema delle attrazioni con importanti conquiste sul piano della narrazione. Il film racconta in 14 inquadrature la storia di una banda di rapinatori che assalta un treno. Il montaggio cerca di costruire una certa continuità spazio-temporale tra le inquadrature, ma non riesce ancora a rappresentare la simultaneità delle azioni.
David Wark Griffith e la nascita del MRI
Un ruolo decisivo che condurrà alla nascita del MRI è svolto da David Wark Griffith. Griffith si concentra sulle diverse opzioni di montaggio ed è attirato dai dettagli, dai primi piani e dai contrasti di luce. Lui è considerato il padre fondatore del linguaggio cinematografico e si pone due obiettivi: da un lato cerca di rendere comprensibili strutture narrative sempre più complesse, da un altro vuole investire il cinema di responsabilità ideologiche e morali. I suoi film sono attraversati da un’esaltazione dei valori della comunità e c’è quasi sempre un lieto fine.
Per sviluppare il discorso morale, Griffith si serve soprattutto dei personaggi la cui centralità all’interno del racconto cinematografico è un elemento fondante del MRI. La più nota struttura formale messa a punto da Griffith è il montaggio alternato e un’altra caratteristica dei suoi film è il last minute rescue. In ‘’The birth of a nation’’ Griffith mette al centro di un lungometraggio di 180 minuti la ferita ancora aperta della guerra civile americana e mette in scena uno dei salvataggi all’ultimo minuto più celebri della storia del cinema in cui il dottor Cameron e altri bianchi riescono a salvarsi grazie all’intervento tempestivo dei Ku Klux Klan. La ricomposizione dell’ordine si esprime attraverso l’espulsione dell’uomo di colore dall’inquadratura e dal racconto. Il film scatena dure polemiche razziali ma è uno dei più grandi successi del cinema muto statunitense, e contribuisce a imporre il cinema come ‘’spettacolo di qualità’’ negli eleganti teatri americani.
Con il film successivo, ‘’Intolerance’’ il regista intende rappresentare il tema dell’intolleranza attraverso i secoli, e per farlo costruisce una struttura narrativa articolata in 4 episodi il cui filo conduttore è la Storia. ‘’Intolerance’’ in realtà non ebbe molto successo a causa del messaggio pacifista poco gradito in un paese che stava per entrare in guerra.
Il cinema europeo degli anni '20
Il cinema americano predilige la ricerca sul montaggio, mentre le nascenti scuole europee optano per un’apparente scelta di conservazione: potenziare le risorse espressive della scena. In Italia, il film più rappresentativo di questa produzione è ‘’Cabiria’’ per cui Pastrone chiese la collaborazione di d’Annunzio che per la promozione del cinema è accreditato come il responsabile del film. Le scenografie diventano le protagoniste del film e anche l’utilizzo della luce rivela il desiderio di intensificare la potenza della scena. La soluzione di messa in scena più innovativa di ‘’Cabiria’’ è l’utilizzo del carrello per poter avere la cinepresa in movimento, appositamente brevettato da Pastrone.
Il cinema europeo degli anni '20
Il cinema tedesco e l'espressionismo
A causa della prima guerra mondiale il cinema ebbe la prima battuta di arresto per poi riprendersi nel corso degli anni '20 e assorbire varie avanguardie come tutte le altre arti. Il cinema tedesco si propone di porre la cultura artistica, architettonica, teatrale e letteraria al servizio del nuovo medium, e di sfruttare i valori culturali come elementi di assicurazione della validità del film. Il cinema espressionista è segnato in primo luogo da una ricerca sulla configurazione dell’immagine e quindi sullo spazio e sulla scenografia. I contorni delle scenografie sono spesso alterati, irregolari, segnati da una deformazione esplicita e irrealistica. Il cinema si propone di oggettivare una concezione del mondo in seguito alla prima guerra mondiale.
L’immaginario del cinema espressionista è poi abitato da personaggi che tendono disperatamente verso un obiettivo senza raggiungerlo. Esso è rappresentato soprattutto da ‘’Il gabinetto del dottor Caligari’’ di Robert Wiene. Oltre che per la storia, il film è conosciuto soprattutto per la configurazione particolare delle immagini e per l’uso di scenografie irrealistiche, deformate, fatte di case sgombre e distorte e di spazi irregolari. In generale, il cinema espressionista mostra l’incertezza dell’identità e lo smarrimento dell’uomo dopo la prima guerra mondiale.
Il cinema sovietico e il contributo di Ejzenštejn
Il cinema sovietico degli anni '20 rappresenta un momento di grande sviluppo, sia sotto il profilo filmico, sia sotto il profilo teorico, strettamente legato alla Rivoluzione d’Ottobre. Ejzenštejn sviluppa varie teorie e per lui l’arte è capace di organizzare e veicolare stimoli, emozioni, idee ed emozioni ed è capace di influenzare politicamente. Ejzenštejn afferma il cine-pugno cioè una combinazione di attrazioni aggressive capaci di provocare una reazione all’interno dello spettatore al fine di avere una presa di coscienza e un’idea sul piano ideologico. In questa direzione lui attribuisce molta importanza al montaggio. Il suo film più importante è ‘’Sciopero’’ in cui lui mostra uno sciopero realmente avvenuto e verso la fine attraverso un montaggio alternato, l’esempio più efficace di montaggio delle attrazioni, mostra il massacro della polizia zarista e il macello dei buoi, affinché lo spettatore si renda conto della violenza della polizia zarista e continui la rivoluzione.
Dziga Vertov organizza il gruppo dei kinoki impegnati a documentare la realtà sovietica. Vertov esalta le potenzialità della macchina da presa come cineocchio molto più perfetto dell’occhio umano. Vertov pensa a realizzare un cinema non recitato, un cinema della realtà con un linguaggio immediato e non dello spettacolo. Con ‘’L’uomo con la macchina da presa’’ Vertov costruisce uno dei film sovietici più importanti e il film sul cinema per eccellenza. Nel film Vertov descrive la giornata di un kinok operatore, mostrandolo dall’alba al tramonto, impegnato in attività e contesti molto diversi. Per Vertov il cinema non doveva avere uno scopo morale e dato che la maggior parte del pubblico era analfabeta non dovevano esserci didascalie.
Il cinema francese e il lavoro di Dreyer
Nello stesso periodo, in Francia, viene fatto anche un lavoro sul primo piano evidente nel film di Dreyer ‘’La passione di Giovanna d’Arco’’. Le inquadrature prevalgono i primi piani di Giovanna e dei giudici, impegnati in uno scontro tragico e violento. Le inquadrature di Giovanna, ravvicinate e spesso decentrate e oblique su sfondo bianco, sono realizzate dall’alto per sottolineare la sua inferiorità rispetto ai giudici spesso inquadrati dal basso. Per Dreyer il primo piano di un volto è capace di accrescere senso, sentimento e significato al film.
Il cinema futurista in Italia
In Italia la genesi della teoria e della pratica di un cinema differente risale alle ricerche del primo futurismo con Marinetti che prima scrive il Manifesto della cinematografia futurista e poi da vita ad una serie di film in gran parte perduti. Fra i rimasti c’è ‘’Thais’’ il cui elemento futurista è la scenografia composta dalle pareti di un palazzo tutte dipinte. Il film appartiene ai diva film e la protagonista è una donna con molti amanti e quindi priva di valori.
Il cinema americano degli anni '30
Il consolidamento del cinema hollywoodiano
Tra la fine della prima guerra mondiale e la grande crisi economica del 1929 c’è il consolidamento dell’industria cinematografica hollywoodiana che è capace di imporsi a livello internazionale presentando al mondo intero l’american way of life. Hollywood viene a costruirsi come grande fabbrica dei sogni grazie alla particolare situazione degli Stati Uniti durante questo periodo. Alla base delle trasformazioni strutturali dell’industria cinematografica c’è una grande disponibilità economica e un’organizzazione verticale che comprende l’intero ciclo produttivo, fino alla distribuzione dei prodotti. Un regime capace di dominare il mercato e l’immaginario del pubblico. Il mito di Hollywood deve però presto fare i conti con la necessità di controllare sia la vita dei divi, sia i contenuti stessi dei film e scandali di varia portata fecero sì che gli studios più importanti si associassero con lo scopo di stabilire una serie di misure e parametri per regolamentare il contenuto morale dei film e prevenire una vera e propria legge.
I registi di Hollywood negli anni '30
Nel nuovo clima hollywoodiano fra i vari registi ricordiamo Erich von Stroheim, Charlie Chaplin e Buster Keaton. Tra i vari generi ci sono la commedia a sfondo erotico, il filone biblico-religioso, il western e l’horror. I generi che riuscirono ad imporsi più di tutti furono lo slapstick e il western. Lo slapstick cioè un cortometraggio costruito su gag soprattutto fisiche riuscì ad imporsi come lungometraggio in sé autosufficiente.
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