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Riassunto esame Storia delle università, prof Gallo, libro consigliato L'incontro tra due invenzioni medievali, Pellegrini

Riassunto per l'esame di Storia delle università e del prof. Gallo, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente L'incontro tra due invenzioni medievali, Pellegrini, dell'università degli Studi Ca' Foscari Venezia - Unive. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia delle università docente Prof. D. Gallo

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teologico sviluppato dai loro discepoli altrove (Guglielmo di Champeaux,

Abelardo, Alberico di Reims, Gilberto Porretano).

SALERNO: la scuola medica ebbe una duratura fortuna. Si hanno notizie

sistematiche solo a partire dalla prima metà del XI secolo, quando appaiono i

primi scritti di pratica medica. Assunse grande notorietà quando la traduzione

delle opere arabe e greche, ad opera di Costantino Africano e Giovanni il

Saraceno, avviarono nello studio quell’indirizzo teorico caratterizzò i grandi

commentari medici dalla fine del XII e per tutto il XIII secolo.

Perché queste grandi non diventano università? Una delle condizioni perché ciò

avvenisse è il contesto socio culturale favorevole, cioè vivacità culturale e forte

dinamica sociale così da favorire e stimolare l’organizzazione sociale dei

professionisti dello studio. La cosa certa è che l’Università nasce nelle città

dove si concentra una notevole pluralità di scuole e di maestri e ha la sua

genesi nel progressivo organizzarsi di gruppo solidale e organico che mira ala

difesa dei diritti e privilegi connessi con l’esercizio della professione. Il modello

sociale è la coniuratio: una forma aggregativa che si va consolidando nel secolo

XII.

LA CONIURATIO: UNA TIPOLOGIA SOCIALE DEL MATURO MEDIOEVO

Poche sono le fonti che ci permetterebbero di documentare l’evoluzione di

questo fatto associativo e le più eloquenti (documentazione statutaria)

appartengono ad una fase matura della stessa. Il diritto comunque ci permette

di leggere in trasparenza la realtà che è stata vissuta o idealizzata nella prima

fase di vita e di organizzazione.

Alcune fonti dell’epoca ci permettono di individuare il momento del primo

sorgere delle coniurationes. Tali fonti di carattere cronachistico registrano solo i

fatti più eclatanti di organizzazioni in contrapposizione con l’autorità costituita.

Le fonti indicano queste associazioni come varie denominazioni. FRATERNITAS

denota l’originaria ispirazione socio religiosa; PARATICA in relazione agli

stendardi e segni di riconoscimento usati durante le pubbliche manifestazioni;

SCHOLA termine che rimanda a gruppi organizzati nella città di tradizione

romana o bizantina; GILDA, dal germanico geld-soldo, richiama il sistema di

tassazione gravante sui singoli membri della corporazione; ARS termine per

indicare il gruppo professionale, di mestiere; UNIVERSITAS corporazione di più

vaste proporzioni; CONIURATIO è il termine più significativo indica la natura

stessa della corporazione medievale quella di patto giurato tra i suoi

componenti. Rappresenta la prima tappa per la costituzione del nucleo sociale,

è l’atto di nascita. Attraverso il giuramento il gruppo esplicitala raggiunta

consapevolezza in ordine a precisi e comuni obiettivi correlati ai bisogni di tutti

i componenti. Il giuramento impegna ciascuno di fronte a tutti. È un atto di

adesione spontanea e quindi alla base della solidarietà sociale della

corporazione medievale. La solidarietà del gruppo esige delle verifiche

periodiche, altro elemento di coagulo sociale sono le riunioni assembleari.

L’autorità rimane comunque un punto di riferimento e da essa dipende il

preservare l’unità del gruppo quando dubbio o contese tra soci rischiano di

incrinarla. A tale scopo è investita del potere arbitrale e penale. Riferimento

ultimo sono le norme (statuti) che il gruppo stesso elabora e rielabora nelle

assemblee, attraverso esse la corporazione mette a fuoco i propri obiettivi,

elabora strumenti d’azione, neutralizza abusi, distribuisce compiti, precisa

funzioni e normalizza i rapporti tra i suoi soci.

Una significativa innovazione introdotta dal sistema comparativo è il regime

assembleare. La corporazione nasce dalla fase di trasformazione della realtà e

dai nuovi bisogni. I nuovi ceti emergenti avvertono il diritto e la possibilità di

una diretta partecipazione alla gestione della cosa pubblica, a salvaguardia dei

vantaggi e posizioni acquisite. Si comincia ad avvertire che solo una stretta

collaborazione può rendere perseguibile tali mete. Si può parlare di una nuova

coscienza comunitaria che si attua ed esplicita in una nuova sede decisionale:

l’assemblea deliberante e sovrana. Ciò porta al ridimensionamento del suolo

dell’autorità. Il verticalismo altomedievale, basato sulla nascita, si va

trasformando in un orizzontalismo di componenti a livello egualitario che

eleggono fra loro un primums inter pares, demandandogli alcuni compiti di più

alta responsabilità, sui quali deve rispondere di fronte a tutti. Colui che si

consocia con giuramento ad una fraternitas non assume impegni nei confronti

di una persona fisica (come vassallo), ma promette solidarietà sociale al

gruppo. Il giuramento corporativo non è funzionale alla gerarchizzazione dei

rapporti personali ma sancisce un vincolo di solidarietà tra un gruppo di

persone che si pongono su un piano paritari. Si instaura un rapporto di

reciproca collaborazione, all’interno del quale ciascuno si sente impegnato a

perseguire quello chiamato bonum comune. L’individuo deve obbedienza

all’autorità, che non è incondizionata e assoluta ma limitata dall’osservanza

delle norme. Al di là di ciò ha un ampio spazio di libertà e di azione personale. Il

potere dell’autorità è definito dall’universitas dei confrates, la quale può

ridefinire ruoli e funzioni dell’autoritas. L’autorità viene configurandosi come

ministerium. Minister servo che viene incaricato di mansioni particolari di

responsabilità e fiducia, a servizio non di un signore ma di una comunità,

società che lo ha deputato.

L’ambiente in cui questa nuova realtà associativa si manifestò più

evidentemente fu la città e tute le sue strutture economiche, politiche e socio-

culturali ne risultarono profondamente modificate. Il cambiamento non fu

progressivo e indolore anzi scatenarono tensioni e conflitti. L’esito fu un nuovo

tipo di gestione politica della città (comune). È un’innovazione socio-politica

che fa violenza alle vecchie istituzioni. Ma una novità produttiva finisce col

raccogliere il consenso degli spiriti più duttili e delle persone più pronte ad

intuire e cogliere i vantaggi che possono derivare dalle modifiche di strutture e

mentalità, indipendentemente dal ceto di appartenenza. Confluiscono così nella

coniuratio comunale nobili attivi economicamente e culturalmente, mercanti,

ministeriales assuefatti all’esercizio del potere. È una nuova struttura che

supera le vecchie barriere sociali e agisce come elemento trainante e fattore di

cambiamento. È in questo clima che nasce l’Universitas.

LE PRIMITIVE SOCIETATES SCHOLARIUM

Sorgono scuole specializzate al cui interno si stabilisce un rapporto diretto tra il

magister e gli scholares. Rapporto diretto, cioè non mediato dalle istituzioni,

che si pone sul piano di un patto volontario e privato. Tale accordo si configura

come un contratto bilaterale tra maestro e allievi: il maestro offre la sua

prestazione e gli studenti ne garantiscono la sussistenza. L’insegnamento nel

corso del secolo XII diventa una fonte di guadagno proporzionale al numero e

alle possibilità degli studenti. L’abilità e la fama del maestro ne costituiscono le

condizioni più adatte al reclutamento degli studenti e al conseguente

guadagno. Le testimonianze delle fonti in proposito non mancano. Tali

societates non hanno riscontri documentari inequivocabili, anzi il termine

societas (e sinonimi) non appare mai negli scritti degli antichi maestri bolognesi

che si limitano a chiamare socii i loro discepoli, i quali a loro volta riservano al

maestro l’appellativo di dominus meus. La societas non si configurava con le

caratteristiche della coniurationes. Il Cencetti scrive che il fine non era comune,

quello degli scolari era imparare e dell’insegnante trarne guadagno. Tra lui e gli

scolari non c’era una società ma un contratto di locazione d’opera. La prima e

originaria forma d’organizzazione delle scuole italiane libere. Tali scuole in

origine erano vaganti e non avevano una sede fissa. Il maestro fissa la sede e

qui vi confluiscono i discepoli; maestro e discepoli formano una societas sulla

base di impegni reciproci di diverso livello.

3. Dallo studium all’università, le fasi di un’evoluzione

LE ORIGINI DELL’UNIVERSITA’

Non conosciamo esattamente né il quando, né il come sorsero le prime

organizzazioni universitarie; è un fenomeno la cui genesi possiamo solo

ipotizzare. Come fatto associativo ne veniamo a conoscenza quando ha ormai

raggiunto una certa evoluzione. Universitas e studium alle origini sono due

realtà distinte ma strettamente legate tra loro. L’universitas sorge e si sviluppa

come organizzazione di magistri o di studenti. Lo studium invece è l’insieme

delle singole scuole rette dai vari magistri in una stessa cittadina; nelle due

grandi e prime città universitarie (Parigi e Bologna) è un’istituzione più o meno

libera che si va sempre più specializzando e che deve comunque fare i conti

con l’autorità ecclesiastica. Si tratta di un insieme di scuole di livello superiore

in cui operano magistri e studenti con responsabilità diverse e impegni

reciproci, regolati e controllati dalle autorità, soprattutto ecclesiastiche. Più

sganciate da tale autorità furono le scuole di notariato di Bologna, che

costituirono il nucleo originario del grande studium di quella città.

La genesi dell’Universitas è collegata all’esigenza di associarsi che caratterizza

la società medievale a partire dal XII secolo. Tale esigenza però nasce anche

dal bisogno di trasferire all’interno del gruppo i meccanismi di protezione e le

garanzie di vario genere a salvaguardia di privilegi o a difesa di diritti

elementari.

L’AUTENTICA HABITA E LO STUDIUM BOLOGNESE

Un primo documento frutto della solidarietà tra maestri e studenti è l’autentica

Habita: “autentica” perché inserita nella raccolta ufficiale della legislazione

imperiale, “habita” perché inizia con questo participio passato. Con tale legge

promulgata nella Dieta di Roncaglia nel 1158 Federico Barbarossa concede la

Securitas, una particolare forma di protezione imperiale a favore dei pellegrini

per ragioni di studio, soprattutto quelli che si impegnavano nello studio delle

sacre e divine leggi. L’imperatore si occupa del problema delle rappresaglie.

Concede a chi studia il foro privilegiato, cioè l’essere giudicati da un giudice

speciale, il maestro o il vescovo della città. Non c’è nel testo nessun riferimento

a località speciali.

Gli studenti forestieri erano particolarmente vulnerabili. I cittadini del contro

urbano in cui aveva sede lo studium si rifacevano su di loro per i torti subiti da

parte dei connazionali degli studenti stessi. Reclamo preciso che gli studenti e

maestri di Bologna avevano presentato nel 1155 a Federico Barbarossa, in

Italia per ristabilire il prestigio e potere dell’autorità imperiale sui comuni del

nord Italia. Fonte è una cronaca metrica di anonimo grammatico bergamasco

“Le gesta di Federico I in Italia”.

Le 2 fonti (Habita e Gesta) convergono dal punto di vista del contenuto della

lex promulgata da Federico ma sonodiscrepanti sugli specifici beneficiari e sulla

data:

Habita = amore scientiae facti exules 1158 Roncaglia

Gesta = legentes in Bologna 1155 Bologna

Discussione storiografica riassunta dal Cencetti. Autentica viene retrodatata

allineandosi con le Gesta.

A Bologna confluiscono studenti da ogni parte. Studenti e maestri si sentono

solidali e ciò unito al prestigio di cui godono i doctores bolognesi presso

Federico Barbarossa costituisce un notevo punto di forza per ottenere la

protezione imperiale. Inoltre la legge imperiale è destinata a coloro che si

impegnavano nello studio del diritto, quindi verso la metà del XII secolo

Bologna è soprattutto centro per lo studio del diritto. Bologna è l’espressione

della “novità” di situazioni costituitesi nel rinnovamento del tessuto urbano. È

la realtà cittadina emergente tra due capitali decedute (Pavia e Ravenna).

Le fonti sono concordi nel presentare come iniziatore della tradizione giuridica

bolognese un certo Pepone, di cui non c’è giunto alcuno scritto, ma è

probabilmente Pepo rappresentante giuridico di grandi feudatari e enti

ecclesiastici negli anni 70 del XI secolo (1072-1079). Sempre nelle fonti

evidenziata l’importanza di Irnerio per il rinnovamento dello studio di diritto e

come richiamo di studenti a Bologna. Su entrambi conoscenze incerte e

lacunose. Le fonti su vicende personali danno solo notizie generiche, per gli

autori medievali non era importante il personaggio in sé, ma il suo significato

per lo studium di Bologna. I documenti che riguardano la vita di Irnerio vanno

dal 1112 al 1125 (maturità avanzata) e sono discordanti; la tradizione dei

Glossatori lo vuole insegnante di arti e giurista autodidatta, in contrapposizione

alla tradizione che lo vuole come discepolo di Pepone. Non conosciamo sue

opere sicuramente autentiche.

ORGANIZZAZIONE SCOLASTICA E ORIENTAMENTI CULTURALI NELL’ITALIA ALTO-

MEDIEVALE: LE PREMESSE DELLA SCUOLA BOLOGNESE

La città di Bologna, tra fine XI e primo decennio XII secolo, emerge come punto

di riferimento culturale dell’Italia centro settentrionale.

Dopo gli sconvolgimenti dei secoli VI e VII, l’epoca carolingia spinge alla

riorganizzazione. Nel Capitolare Olonense dell’825, l’imperatore Lorario invita

coloro che erano stati scelti ad insegnare ad impegnarsi affinché gli allievi si

dedichino con profitto allo studio. Disposizione però troppo generica e

l’imperatore cerca di organizzare delle circoscrizioni territoriali per la

preparazione dei maestri.

L’Italia centro settentrionale viene tripartita in 8 circoscrizioni, che fanno capo

a scuole già organizzate e funzionanti. Insegnamento gestito da ecclesiasti e

dalle rispettive organizzazioni. La documentazione non ci permette di sapere se

la legge ha avuto i dovuti effetti, ma ci da un quadro confuso della realtà delle

organizzazioni scolastico-culturali dell’Italia dei secoli IX-XI. Secondo il

Capitolare Olonense a Verona funzionava un’efficiente scuola episcopale con un

efficiente scriptorium e una notevole biblioteca capitolare. La tradizione

ricollega l’arcidiacono Pacifico vissuto nella prima metà del IX secolo,

precursore in astronomia nel suo epitaffio si legge che ha scoperto e introdotto

uno strumento per computare le ore notturne, ma l’epitaffio è di tre secoli

successivi quindi poco attendibile. Successiva tradizione veronese evidenzia

grande cultura classica dimostrata da componimenti anonimi. Vercelli

importante per tradizione filosofica e per diritto canonico e civile come

testimoniano opere e traduzioni. Idem per il diritto Novara. Quando Ottone I

riorganizzerà le scuole in terra germanica chiamerà magistri italiani.

Alla fine XI secolo le testimonianze di un’attiva presenza laica nelle scuole

aumentano e ci consentono di ricostruire il piano geografico delle scuole

italiane dell’epoca. Le fonti dell’epoca accennano anche a organizzazioni per

l’insegnamento, probabilmente di origine ecclesiastica, che nel secolo XI o XII

diventarono scuole cittadine. Una singolare produzione delle scuole italiane di

questo periodo è l’ELEMENTARIUM DOCTRINAE RUDIMENTUM, di un certo

Papias. È il primo moderno lessicografo ordinato in modo rigorosamente

alfabetico e per ogni parola fornisce classificazioni di ordine grammaticale e le

derivazioni. Opera ebbe notevole successo.

Nota caratterizzante della scuola italiana è l’insegnamento di una buona dose

di nozioni di diritto, che in alcune scuole si innesta a quello della retorica. I

vertici raggiunti nello studio del diritto dalla scuola di Bologna già alla fine del

XI secolo sono naturale esito di questa tradizione. La scuola italiana, quindi

senza personalità e opere paragonabili alle scuole d’oltralpe, dimostra vitalità e

originalità, capace di idee geniali e anticipazioni soprattutto in ambito logico-

matematico e avvia una gloriosa tradizione nello studio del diritto. Incisivo

deve essere stato il contatto con la tradizione bizantina erede della tradizione

romana e greca. L’esperienza degli studi a Bologna e la sua scuola di retorica e

ars dictaminis fiorisce nella seconda metà XI secolo. Tale scuola assunse fama

europea nel XII secolo grazie al famoso maestro Irnerio che porrà le premesse

per la creazione della più celebre università di diritto.

IL RIORGANIZZARSI DELLA CULTURA GIURIDICA E LE SCUOLE BOLOGNESI

Le fonti colgono il significato dell’opera del maestro bolognese soprattutto

nell’accurata raccolta dei libri legales e nella distinctio al loro interno, che

rimarrà poi alla base dello studio del diritto a Bologna nei secoli successivi. È la

riscoperta e risistemazione del Corpus Iustinianeum. Tale corpus nell’alto

medioevo era andato in gran parte disperso e manipolato per adattarlo alle

esigenze, usi e costumi dell’epoca. I popoli insediati nell’impero avevano una

propria cultura giuridica, basata sulle consuetudini, che diventavano leggi dopo

aver ricevuto influssi e mentalità giuridica romana. La legge romana invece era

sopravvissuta nei territori ancora sotto l’influenza bizantina. Ma la lex romana

veniva riadattata alle nuove esigenze. Irnerio raccoglie quanto era rimasto del

corpus lo ricompone e riordina così che avesse una struttura organizza, per

un’agevole consultazione e base di riferimento per chi volesse utilizzarlo.

Contemporaneamente lo glosserà, ovvero interpretare e spiegare, processo

vanto dello studium di Bologna. L’opera di Irnerio avviene in un momento

opportuno, la lotta per le investiture aveva acuito il bisogno di legislazione

unificante in ogni ambito. Irnerio diventa “depositario” dei libri legales della

Roma antica. L’importanza del suo lavoro sta nella paziente raccolta, vaglio,

sistemazione e ricostruzione filologica dei testi giustinianei. Irnerio attirò

discepoli da ogni parte e reclutò abili collaboratori che continuarono la sua

opera e insegnamento. Alla sua morte i discepoli attivarono varie scuole di

diritto in concorrenza tra loro.

Bisogna ricordare anche un altro grande maestro bolognese, con notizie

bibliografiche oscure e controverse, si chiamava forse Graziano, era un monaco

e raccolse in una grande opera sistematica le leggi ecclesiastiche. Il titolo è

indicativo del metodo: CONCORDIA DISCORDANTIUM CANONUM, cioè

raggruppamento e messa a confronto dei canoni tra loro discordanti. Metodo

dialettico che evidenzia la necessità di un intervento razionale. Opera si colloca

contemporaneamente all’insegnamento dei discepoli di Irnerio. Bologna diviene

prima della metà del XII secolo il polo di riferimento dello studio del diritto civile

ed ecclesiastico, disseminata di scuole nei luoghi e nelle situazioni più

disparate e assediata da studenti provenienti da ogni parte.

DALLA SOLIDARIETÀ SCOLASTICA ALLA CORPORAZIONE STUDENTESCA

La solidarietà espressa dai doctores et discipuli di Bologna nell’incontro con

Federico Barbarossa non significa l’esistenza di un organismo sociale

strutturato, ma evidenzia la tendenza a prendere le decisioni di comune

accordo per ottenere garanzie che riguardano tutti. L’episodio della Habita

evidenzia che non esiste ancora una organizzazione autonoma di studenti tale

da autogarantirsi, devono ancora far leva sul prestigio dei loro maestri.

L’Autentica Habita decreta di fatto l’autonomia degli addetti allo studio del

diritto di Bologna in quanto li sottrae alla iurisdictio del Comune di Bologna,

sebbene divisi in tante piccole entità vengono a costituire una realtà sociale

giurisdizionalmente autonoma rispetto alle autorità civiche. Espressione di tale

autonomia è la libertà di trasferire la scuola anche in altre città. Esodo dei

maestri bolognesi dall’ultimo decennio della prima metà del secolo XII. Debole

ancoramento alla città. Ci sono motivi che spingono ad emigrare, spesso di

carattere politico per l’alternarsi delle parti al potere, a volte per invito di altre

città che offrono condizioni migliori per maestri e discepoli. Il comune di

Bologna ha però interesse a bloccare queste iniziative, escogita un

meccanismo per ancorare stabilmente le scuole di diritto a Bologna: imporre ai

maestri il giuramento di non trasferire altrove la propria scuola, pena confisca e

bando. Tentativi segnalati da fonti di vario genere.

Sui tempi e momenti del sorgere dell’Universitas scholarium di Bologna non

abbiamo testimonianze precise che ci consentano di ricostruire le origini della

corporazione studentesca a Bologna. Tra 1211 e 1216 c’è il tentativo da parte

del Comune di arginare le iniziative degli studenti forestieri che tendevano a

costituirsi in associazioni giurate a partire dallo statuto di divieto del 1211 di

ogni tipo di coniuratio sia per i cittadini che forestieri. Gli statuti del 1214 ci

pongono di fronte al fatto compiuto: esistono 2 Universitas di studenti forestieri

che hanno dei propri rectores. Il comune di Bologna vieta a studenti bolognesi

di giurare loro obbedienza. Nel 1216 viene negata alla corporazione la libertà di

trasferirsi in altre città. Tale giuramento era lesivo del principio della libera

organizzazione e trasferimento della scuola, inoltre costituiva una premessa

che avrebbe portato alla sottomissione progressiva al Comune e alle sue

autorità. Gli studenti allora si rivolgono al papa che non perse l’occasione di

intervenire e mostrare la sua autorità in un settore così delicato e importante

come la nascente Universitas. Nel 1217 Onofrio III inviò quindi 2 lettere: al

podestà di Bologna, in difesa della libertà associativa e giurisdizionale degli

studenti, e agli studenti stessi.

Specifico riferimento all’Universitas Scholarium si riscontra in un documento

del 1205 di provenienza vicentina. Gli scholares sono quelli emigrati da

Bologna l’anno precedente. Il documento mostra una corporazione organizzata

che esprime i propri responsabili in 3 rectores, rappresentanti di gruppi

nazionali diversi. Gli scholares adottarono nella nuova città il tipo di

organizzazione già sperimentato a Bologna. La differenza sta nel fatto che

dell’associazione vicentina fanno parte anche i maestri.

L’organizzarsi della corporazione studentesca trova le sue motivazioni nella

particolare situazione degli studenti forestieri. Tra loro sorse l’Universitas.

L’iniziale solidarietà tra maestri e discepoli viene progressivamente erosa dal

patto tra i maestri e comune; a Parigi è il contrario fronte comune contro

autorità politiche e religiose. Altra differenza a Parigi i maestri sono molti

forestieri, a Bologna sono in buona parte locali o finiscono per ancorare sé

stessi agli interessi della città. Per questo molti maestri si trasferiscono in altre

città con i discepoli, sono quelli che fanno fronte comune con gli studenti. Va

tenuta in considerazione poi l’esigenza degli studenti forestieri ad un’autonoma

posizione nei confronti degli orientamenti politici del Comune. C’erano poi

problemi di vita quotidiana che spingevano gli studenti stranieri ad aggregarsi.

A Bologna e Parigi, dove gli studenti giungevano a frotte da varie parti la sorte

comune fece scattare il meccanismo associativo, ovvero la solidarietà tra

gruppi etnicamente e linguisticamente omogenei: è l’avvio dell’organizzazione

per nationes.

L’ASSOCIAZIONE PER NATIONES

Le Universitas scholarum citra montanorum, ovvero gli studenti italiani non

bolognesi ai tempi della lettera di Onorio III erano 4: romani, campani, toscani,

lombardi. Per quanto riguarda le Universitas ultramontanorum la situazione è

più complessa. Il gruppo che ha lasciato di sé più chiara traccia è la natio

germanica, ma esistono vari gruppi regolari: francesi, provenzali, inglesi,

ispanici. A Parigi invece le nationes sono soltanto 4: francese (francesi italiani e

ispanici), normanna, inglese (inglesi tedeschi e slavi), piccarda (paesi bassi). Ad

Oxford solo 2: australes (scozzesi), boreale (irlandesi, gallesi e stranieri).

In seguito, questi gruppi vennero formalizzandosi fino a darsi una precisa

organizzazione. Questa provvede all’immatricolazione dello studente,

impegnandolo al giuramento nelle mani del procurator (il capo della natio), che

si pone come intermediario tra lo studente e l’Universitas. Assemblee regolari e

statuti sono l’espressione più evidente dell’organismo nazionale. Nella loro

storia più matura essi sono anche enti morali in grado di possedere abitazioni,

collegi e scuole, con relativi bidelli scelti tra gli studenti (avanzato XIII secolo).

PARIGI E L’UNIVERSITAS MAGISTRORUM

Come per Bologna è impossibile registrare per Parigi il preciso momento del

passaggio dalla scuola all’universitas, ma tramite i documenti pervenuti è

possibile individuare gli indizi di quella solidarietà tra gli scholares (maestri e

discepoli) parigini che sfocerà nella costituzione della coniuratio.

Il primo documento è il diploma del Re di Francia, Filippo Augusto, del 1200.

Risposta ufficiale ad una querela da parte dei rappresentanti degli scholares di

Parigi e si conclude con un’ingiunzione al prepositus (rappresentante del Re in

città) e al popolo di Parigi che osserveranno quanto stabilito dall’autorità regia

nel documento stesso. Gli scholares esprimono in forma organizzata quella

solidarietà che permette loro di esercitare pressioni sull’autorità regia.

Costituiscono un corpus sociale riconosciuto in grado di porsi come controparte

dell’intera cittadinanza e del rappresentante regio. Il diploma regola in modo

dettagliato i rapporti di diritto tra gli scholares e il prepositus e i cives, come

aveva già fatto 50 anni prima Federico I per gli studenti di Bologna, anche se la

concessione di Barbarossa era più ampia in quanto si estendeva ad ogni

questione tra cittadini e studenti, concedendo a questi ultimi di scegliere in

libertà come proprio giudice o il proprio maestro o il vescovo. Filippo Augusto

invece parla genericamente di giustizia ecclesiastica, alla quale va consegnato

lo studente colto in misfatto flagrante, solo in seguito potrà essere arrestato,

ma è comunque vietato ogni genere di violenza nei suoi confronti. Il contesto

tra le 2 fonti è diverso, A Bologna c’erano rappresaglie su studenti stranieri

indifesi a Parigi le turbolenze erano create dagli studenti stessi, che finivano

spesso con esito tragico.

Documento più esplicito è quello del 1192 in cui il vescovo Stefano di Tournai si

interpone presso il legato papale (Ottaviano d’Ostia) a favore dell’abate di

Saint Germain des Pres per una questione relativa alla rissa scoppiata tra gli

uomini di Saint Germain des Pres e gli scholares, durante la quale uno degli

scholares era morto. Zona è teatro di violenti tafferugli tra studenti e

popolazione. Il documento ci mostra una querela da parte degli scholares

contro l’abate di Saint Germain, che per quanto accaduto aveva già dovuto

discolparsi pubblicamente di fronte al vescovo di Reims, punendo gli uccisori

distruggendo e incendiando le loro case. Nel documento si evidenzia una

notevole capacità di pressione che la solidarietà di studenti e maestri parigini è

in grado di esercitare sulle autorità ecclesiastiche.

Le scuole di Parigi avevano raggiunto una tale consistenza numerica, un tale

raggio internazionale e un tale prestigio da essere prese in considerazione da

parte delle più alte cariche ecclesiastiche e laiche. Parigi è la città degli studi e

delle dispute, dove accorre una folla assetata di sapere e di novità. Da un lato

abbiamo voci di ammirato consenso, ma si levano anche voci di preoccupato

dissenso come ci testimonia una lettera della fine del XII secolo al papa dal

vescovo Stefano di Tournai in cui si denuncia il decadimento degli studi di acre

lettere in favore di novità e dei maestri che cercavano più gloria che dottrina.

Inoltre a Parigi si insegnano anche pericolose novità in ambito di diritto

canonico utilizzando collezioni di leggi attribuite a sommi pontefici come

Alessandro III ma probabilmente falsificate, dice Stefano, e il testo è letto nelle

scuole e venduto in piazza. Prima strutturazione dei testi ufficiali e di una forma

di organizzazione per la diffusione e utilizzo. Inoltre il vescovo denuncia un altro

scandalo: le arti liberali vengono insegnate da chiomati (non tosurati chierici)

adolescenti. La lettera evidenzia il fervore di ricerca in un clima di innovazione

metodologica che anima le scuole parigine. Grande centro di rinnovamento

teologico, che attiva una gran folla di studenti curiosi e assetati di novità. I

maestri si moltiplicano in maniera proporzionale al numero di studenti, nel

1207 il pontefice Innocenzo III impone il numero massimo di 8 maestri in

teologia (eccetto che per necessità di numeri non se ne richiedano di più). Il

numero dei maestri in teologia sicuramente superiore al limite massimo pone

problemi relativamente alla gestione e al controllo della scuola, la lettera di

Stefano ci fa capire che la struttura episcopale non è più in grado di controllare

l’attività di insegnamento e i suoi contenuti. Tra la fine del XII e l’inizio del XIII

secolo le scuole di arti liberali riconquistarono la riva sinistra della Senna

(prima scuola nei chiostri di Notredame) dove si verrà costituendo il quartiere

latino, cittadella degli studenti della facoltà di arti. Maggiore concentrazione di

scuole in Vico degli Strami ricordato da Dante come luogo di insegnamento tra

1266 e 1277. Nome significativo paglia su cui si sedevano gli studenti

preparata dal bidello. Ci sono giovani studenti e anche giovani maestri

caratterizzati dall’anticonformismo anche nei confronti dei colleghi di teologia e

diritto canonico, costituiti in società e che tende ad imporre regole di

comportamento ai suoi membri.

Contro gli abusi dei maestri dei arti scatta la solidarietà corporativa.

L’associazione che si riconosceva nelle consuetudini di comportamento e di

organizzazione dei tempi e dei modi d’esercizio della professione di magister si

trasforma in associazione giurata, che tende a monopolizzare la professione e a

cooptare coloro che la esercitano, imponendo a tutti delle norme. Chi non giura

e non ubbidisce all’universitas dei maestri viene privato dei benefici della

società. Situazione di isolamento insopportabile in una struttura sociale che

fondava la protezione dell’individuo sulla solidarietà del gruppo. La lettera di

Innocenzo III è il primo documento in cui appare ormai costituita l’Universitas

magistrorum Parisiensium. È un’associazione giurata che si organizza attorno ai

problemi di carattere interno che ben presto avranno tensioni con le autorità

responsabili delle scuole parigine: il cancelliere episcopale e il vescovo.

UNIVERSITAS E AUTORITÀ ECCLESIASTICA LOCALE

Queste tensioni sollecitarono i meccanismi organizzativi della corporazione ad

un controllo sempre più diretto e regolamentato sui vari momenti e strumenti

dell’attività didattica, ad una sempre maggiore autonomia rispetto alle

ingerenze esterne, all’elaborazione di strumenti di pressione nei confronti sia

delle insubordinazioni interne sia delle autorità ecclesiastiche. I documenti del

Chartularium Universitatis Parisiensis ci permettono di ricostruire a grandi linee

la progressiva rivendicazione di autonomia dell’associazione.

Agli inizi del XIII secolo il cancelliere episcopale aveva il compito di preposto

alle scuole. Il costituirsi di un’associazione corporativa dei responsabili diretti

dell’insegnamento, con una propria norma statutaria e autorità, finiva con il

limitare le competenze del cancelliere sulla scuola. Si sviluppa quindi un

conflitto di competenze che si ispirava sempre più. Nel 1207 Oddone vescovo

di Parigi e il capitolo dei canonici di Notredame imponevano al cancelliere il

giuramento di residenza a Parigi, perché si rendono conto che la situazione sta

sfuggendo di mano e richiamano il cancelliere alle proprie responsabilità. Ma il

controllo esasperato e rigoroso di un’autorità tradizionale finisce con

l’evidenziare maggiormente la conflittualità. Attorno agli anni 1210-1212

quando il conflitto con il cancelliere Giovanni de Candelis esplose apertamente,

i maestri parigini si rivolsero al Papa. Con l’intervento degli arbitri nominati

dalla curia papale si raggiunse un compromesso a favore dei magistri e tale

compromesso evidenzia come la corporazione abbia ottenuto il riconoscimento

della propria autonomia e le competenze del cancelliere vengono trasferite

all’interno della corporazione. Il problema del giuramento di fedeltà e

obbedienza che il cancelliere esigeva da coloro che insegnavano a Parigi era in

contraddizione con quello della Corporazione: alla gerarchia verticale

dell’istituzione ecclesiastica locale si sostituiva il rapporto orizzontale di

solidarietà giurata. Dalla lettera del vescovo di Parigi dell’agosto 1213, il

cancelliere non potrà più esigere il giuramento, ma anzi sciogliere quelli

precedenti.

Un problema scottante era quello delle competenze relative alla licentia

docendi. I magister rivendicavano il controllo della cessione del diritto di

insegnamento. L’accordo prevedeva che finché ci fosse stato Giovanni a capo

della cancelleria egli non potrà negare la licentia in teologia se la maggior parte

dei maestri teologi avesse ritenuto il candidato idoneo; lo stesso valeva per il

diritto canonico, diritto civile e medicina; per quanto riguardava le arti liberali

venne fissata una commissione di 6 maestri. Ben presto però il diritto del

cancelliere di concedere la licentia docendi si ridurrà a pura formalità.

Significativa in tal proposito è l’istituzionalizzazione nel 1215 dell’esame previo

alla licentia, superamento della clausola del 1213 che prevedeva che il

cancelliere potesse concedere la licentia senza chiedere il permesso ai magistri

e senza il pubblico esame invece stabilito da Roberto di Courçon.

Un diritto molto importante conquistato tra il 1210 e il 1215 è l’autorizzazione a

darsi degli statuti, che significava la sottrazione dal controllo dell’autorità

ecclesiastica locale.

Anche in campo giudiziario la corporazione rivendica la propria autonomia. Il

legato papale attribuisce a ciascun maestro la giurisdizione giudiziaria sui

propri discepoli.

Questa acquisita autonomia è messa in crisi dai tentativi di ritorno all’assetto

tradizionale da parte sia dell’autorità ecclesiastica e sia più avanti dall’autorità

laica locale. Una lettera di Onorio III del marzo 1219 ci informa che ci sono

tentativi di ricostruire l’assetto che aveva caratterizzato in passato i loro

rapporti di potere sulla scuola. Il tentativo è sottolineato dalla riproposta delle

disposizioni emanate da Oddone che (all’epoca dei primi tentativi di

associazione) miravano a neutralizzare qualsiasi organizzazione autonoma

rispetto all’autorità del vescovo che riguardasse gli addetti all’insegnamento.

Arma del vescovo era la scomunica, utilizzata da Pietro suo successore. I

maestri di arti liberali legarono con giuramento se stessi e i propri discepoli alla

decisione presa dai procuratori in merito alla raccolta di denaro per fare ricorso

a Roma. Furono tutti scomunicati. La risposta della corporazione non si fece

attendere e l’intero corpo docenti sospese le attività didattiche con uno

sciopero generale. Il cancelliere decise di stroncare ogni resistenza negando

l’accesso ai sacramenti nel giorno di Pasqua. In un contesto medievale si

trattava di una pesante forma di emarginazione della vita associata della città

in uno dei momenti più significativi. Inoltre sospese i maestri e incarcerò gli

scolari. Era la cancellazione pratica dei diritti conquistati dalla corporazione. Il


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Storia e gestione del patrimonio archivistico e librario
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iamthesensei di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle università e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Gallo Donato.

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