Sunto di storia delle idee politiche e sociali
Il personale è politico
Le prime donne che formarono poi il Gruppo per una Medicina delle Donne di Milano si incontrarono nella sede del Movimento Femminista milanese tra il 1972 e il 1973. Per queste donne l'azione politica deve partire dall'esperienza e dai bisogni delle persone; il personale è politico, riflette una stortura del sistema, rovesciandola in una prospettiva rivoluzionaria. In particolare, la maternità negli anni '60 italiani è ancora vista come un'immaginetta santa, ma la realtà è ben diversa. Non erano ancora disponibili informazioni corrette sulla contraccezione e le esperienze delle donne non erano condivisibili. Ogni donna era sola. Come generazione degli anni '50, i ragazzi e le ragazze del '68 erano stati subissati da innumerevoli paure, non sapendo cosa fosse la libertà, che scopriranno poi. Ci sarà una rivoluzione, soprattutto sessuale, negli anni '70 che però teneva conto delle sole esigenze maschili. Le donne ancora non conoscevano i loro corpi e i loro bisogni. Da questo clima sono nati i primi gruppi di autocoscienza. Tuttavia, il discorso rivoluzionario portato avanti dai compagni in strada non era ancora vicino alle donne che iniziarono ad acquisire la consapevolezza che la radice della loro oppressione stava nel modo in cui si esprime o non si esprime la sessualità. E il metodo utilizzato per far emergere le pulsioni più profonde di donne e uomini fu la psicanalisi. Ma l'essere e l'agire dovevano sforzarsi di coincidere in un fine immediatamente praticabile e coerente e non potevano più essere utilizzati come mezzi per una promessa di cambiamento rimandata a domani. Nei collettivi di Via Cherubini a Milano, comunque, le formulazioni erano ancora astratte. L'incontro con il femminismo francese a Varigotti nel novembre '73 aveva provocato in alcune la presa di strade faticose quali quella dell'Inconscio e dell'Analisi, che ben presto sostituirono l'autocoscienza. In altre donne, invece, nacque l'idea di un gruppo che lavorasse sulla psiche e sul corpo insieme. In particolare, il Gruppo per una Medicina delle Donne di cui faceva parte la Percovich. L'obiettivo primario era lavorare insieme, di non perdere mai di vista il disagio nel corpo e di cercare i rimedi per la sua cura e di aiutare altre donne anche al di fuori della cerchia.
Il primo obiettivo realizzato fu la diffusione di un opuscolo sulla contraccezione per imparare a conoscere e difendere il proprio corpo, nonostante l'abrogazione dell'articolo 553 del Codice Penale che vietava l'uso dei contraccettivi, ancora nel 1971 la contraccezione era un tabù. L'opuscolo fu pubblicato nel '74, distribuito in maniera militante ed ebbe da subito una circolazione ampia. Il libretto fu diffuso grazie anche all'Aied, l'Associazione Italiana per l'Educazione Demografica che aveva aperto molte sedi in varie città italiane. Esprimeva una posizione laica e radicale di gruppi medici e operatori sanitari progressisti che agivano per iniziativa privata. Il suo discorso non era però dal punto di vista delle donne, bensì di modernizzazione di uno stato fariseo tenuto in scacco dalla Chiesa. Il libretto fu pubblicato anche su vari giornali a diffusione militante come Effe e Stampa Alternativa (che però lo faceva pagare, adirando le autrici). Sempre in questi anni le autrici cedettero i diritti ad altre donne in Europa e il libretto venne tradotto dalla Prelo Editora di Lisbona.
Care compagne
Il libretto è stato richiesto da molte femministe che se lo facevano spedire da ogni parte d'Italia. Non erano solo femministe a richiederlo, ma anche semplici ragazze, uomini di Avanguardia Operaia, fidanzatini, responsabili della federazione del PCI, studenti di medicina di Padova ecc. Percovich, che si occupava della distribuzione del libretto, ricevette numerose lettere che richiedevano il suo aiuto, dove reperire informazioni, cosa fare in caso di e la richiesta del libretto al più presto. In molte lettere si racconta la vita privata di queste persone che richiedono il libretto. L’eco della pratica arrivò ovunque. Tutto questo rifletteva che i bisogni delle donne, dei giovani e non, erano enormi e insoddisfatti. Il parto, la coda alla mutua, l’avere un corpo malato per destino sessuale erano esperienze comuni a tutte, anche se si manifestavano con caratteristiche e intensità differenti a seconda delle condizioni economiche, culturali e geografiche. La tematica del corpo e della salute era quindi un elemento di aggregazione molto forte, che metteva insieme donne casalinghe spoliticizzate e organizzazioni politiche e sindacali, madri e figlie. La pratica dell’autocoscienza non bastava più. Si trattava oramai di sradicare una visione complessiva che permeava ogni aspetto della vita materiale e psichica.
Pazienti per forza
Alcuni testi in circolazione in quegli anni (grazie a case editrici o collane gestite da donne) influenzarono molto anche la Percovich, in particolare "La campana di vetro" di Plath, o "La mistica della femminilità" di Betty Friedan del Now. Un altro testo che coinvolse molte donne fu "La pelle cambiata" di Verena Stefan, che si interrogava sulle incertezze della propria identità sessuale, sull’amore per l’uomo e sulla possibilità di essere veramente compagni di strada, in marcia verso una rivoluzione comune. Altri due testi incanalarono il discorso del disagio sul versante medicina/salute: "Le donne e la pazzia" di Chesler fu il primo. Questo testo colpì particolarmente le donne di Via Cherubini poiché cercava di impedire che ogni forma di ribellione o di malessere nelle donne venisse un’altra volta trattata come “malattia”. Anche i testi di Ehrenreich e English, due giovani ricercatrici femministe statunitensi, furono folgoranti: facevano infatti risalire l’estromissione delle donne dalla conoscenza e dalla cura del corpo ai secoli della "caccia alle streghe". Il testo fu tradotto anche in Italia con il titolo "Le Streghe siamo noi. Il ruolo della medicina nella repressione della donna", divenne ben presto il famoso slogan “tremate, tremate, le streghe son tornate”. La Percovich ne scrisse l'introduzione. Grazie a questo testo, le donne milanesi scoprirono che i fondamenti del sessismo, da religiosi che erano, si trasformarono in scientifici proprio durante il secolo del Progresso, della Rivoluzione industriale e di Darwin. Si formò così la classe medica, un’élite maschile che deteneva il monopolio legale dell’esercizio della medicina. Questa aveva diffuso l’idea di due tipi di donna: una adatta alle classi superiori (perennemente malaticcia, debole e delicata), una alla classe operaia (sana e robusta). Ma la realtà era totalmente diversa: le donne della classe operaia non stavano bene, spesso erano sottoposte allo sfruttamento sessuale dei loro padroni, non avevano abbastanza cibo né riposo. All’opposto, le donne ricche erano costrette ad un'inattività forzata, alla noia e all’isolamento della loro stessa condizione di privilegio, alimentando il culto dell’ipocondria e della debolezza femminile.
Sempre grazie a questo testo scoprirono che la tubercolosi veniva attribuita alla natura della donna e del suo apparato genitale. Altri aspetti inquietanti messi in luce da questo testo era che la pubertà veniva vista come una crisi che gettava lo scompiglio in tutto l’organismo femminile: le mestruazioni o la loro assenza erano viste come periodi patologici nella vita di una donna. Anche la gravidanza era vista in questo modo, le cui cure dovevano essere effettuate da un vero medico non da un'ostetrica. Anche la menopausa era una malattia tipica della donna, la morte della donna nella donna. La medicina quindi si piegava alla diffusione degli stereotipi dell’epoca, assecondando e nel contempo contribuendo a creare le pressioni ideologiche e le domande del mercato. Oggi gli assorbenti usa e getta sono diventati merce molto pubblicizzata e grande fonte di guadagno e le mestruazioni non devono impedire a nessuna di essere sempre in forma, competitiva e desiderabile. Oggi non sono più coperte dal tabù, ma sono un fastidio ricorrente da rendere il più possibile invisibile, inodore, innocuo. L’utero e le ovaie furono quindi sempre più associati alla debolezza propria del femminile per culminare nell’isteria. La cura universale adottata fu quella dell’isterectomia o dell’ovarectomia, quindi la castrazione femminile. Anche l’ablazione chirurgica della clitoride. Altra cura per modificare il “comportamento fastidioso” e indisciplinato di alcune donne era l’applicazione di sanguisughe alle grandi labbra pochi giorni prima del periodo mestruale o al collo dell’utero, oppure l’isolamento e l’inattività forzata. Le cure per l’isteria e tutte le altre sindromi femminili dopo gli anni '20 del '900 passarono alla psichiatria. L’elettroshock venne praticato più che l’isterectomia, anche se le due discipline si toccheranno nuovamente nella lobotomia.
Intanto a Milano nacque, grazie a Diana Gonzales, il Centro di Medicina per le Donne. Il progetto voleva aprire un proprio consultorio e diventerà fondamentale nella diffusione del Movimento per la Salute delle Donne. Il loro ciclostilato rimproverava alle donne di recarsi dal medico non solo quando erano malate, affidando a questo anche manifestazioni che fanno parte della nostra vita sociale e biologica. Nel '75 il consultorio aprì a Milano e a Padova. Altri centri autogestiti aprirono in breve tempo anche a Torino, Roma, Bergamo, ecc., e laddove non fu possibile l’autogestione, gruppi di donne si aprirono uno spazio dentro l’Aied.
L'espansione del movimento per la salute delle donne: la pratica del self-help
Gli anni '74/'75 videro espandersi una serie di iniziative legate al bisogno enorme della popolazione femminile, ma anche maschile. Si cominciarono a stabilire contatti tra le varie città e i vari gruppi che, unificati dalla comune volontà di sottrarre ai medici e agli ospedali la gestione della salute e del proprio corpo, si differenziarono tuttavia subito uno dall’altro, spesso su variabili legate al luogo geografico. La differenza più grossa riguardava “lavorare con le donne” o “per le donne”. La fisionomia dei centri fu diversa da città a città, per esempio a Torino fu molto legata al sindacato e alla fabbrica. Questa disomogeneità era dovuta essenzialmente a due fattori: rispetto ai soli gruppi basati sulla parola, l’agire concretamente rendeva evidenti le motivazioni e le intenzioni delle persone, e fu proprio la composizione di questa parte del movimento femminista ad avere un grosso peso: richiamava molte donne che vedevano la possibilità di fare concreto, di essere efficaci subito. Rispetto ai gruppi di autocoscienza, i gruppi dei consultori rappresentavano una mediazione praticabile. Tutto questo aiuta a capire quanto poco volentieri fosse ascoltata la voce del Gruppo milanese per una medicina della donna che, a differenza di molti altri gruppi, su gran parte di questi aspetti aveva fatto e continuava a fare un lavoro di scavo e di analisi, e diffidava dalle adesioni acritiche e numerose. Il gruppo continuava ad incontrarsi di sera per fare autocoscienza, che voleva dire guardare dentro di sé per cercare di raccontare come ciascuna aveva vissuto o stava vivendo il rapporto con il proprio corpo.
Nell’aprile del '75 si tennero a Roma i Convegni Nazionali sulla Salute della Donna, a febbraio '76 a Firenze, che erano stati preceduti da incontri con “le americane” venute a mostrare la pratica del self-help e a condividere il loro approccio sperimentato con successo sui temi della salute e della cura. Anche se il gruppo milanese al suo interno era indeciso e in conflitto su parecchie questioni, la pratica del self-help iniziava ad essere condivisa da molte donne, tra cui anche a Milano un piccolo gruppetto. Significava quindi imparare ad auto-visitarsi, con lo speculum (di plastica più economico), ma questo serviva anche alla pura conoscenza, per capire il mistero del genitale nascosto. Il terzo passo sarebbe stato creare dei consultori che rispondano ai bisogni delle donne. La visita con lo speculum richiedeva un grado di intimità e fiducia reciproca non esiguo. Si abbatteva il pudore, le donne che lo praticavano erano determinate ad andare dritte alla matrice dei loro corpi.
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