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Sunto di storia delle idee politiche e sociali

La scintilla: il '68 a Pisa, Torino, Trento, Pavia e Milano

Sofri fu il ragazzo che durante una conferenza alla Normale di Pisa, rimproverò a Togliatti di non aver fatto la rivoluzione. Era un ragazzino che poi diventerà il capo di Lotta Continua. Il ragazzo di Pisa: triestino di nascita, Sofri arriva a Pisa nel 1960 e supera il concorso alla Normale di Pisa nonostante la sua scarsa formazione. Perse il posto nel collegio universitario quando fu beccato con la futura moglie nella sua stanza. Era un ribelle sicuramente, rifiutò anche un posto da assistente di ruolo di un docente. Ammirava molto Panzieri, insieme si riunivano con altri amici, tra cui il precocemente politicizzato Cazzaniga. C’era anche Guido Viale, di cui divenne molto amico e che spesso veniva arrestato dalla polizia torinese.

L’incontro con gli operai avvenne per primo a Massa, dove faceva il supplente e poi presso l’Olivetti di Ivrea. La prima lotta a cui partecipò fu quella di una ditta di una dozzina di operai che lavoravano in appalto presso la società Bario e derivati e furono licenziati. I libri che leggeva non erano quelli tipici del '68, come Marcuse, ma si concentrava su Marx o Wright Mills. Entrò nel PCI nel '64, divenendo segretario della sezione di Massa centro, ma ne venne espulso nel '66. Nel '69 Sofri e i suoi amici puntano sull’epicentro del lungo '68 italiano, la Torino della Fiat e di Palazzo Campana, dove nell’estate nascerà Lotta Continua.

Vi aderiscono sia i “pisani” provenienti da Potere Operaio come Brogi, Morini a cui si aggiungono i rappresentanti delle tre grandi università del nord, Viale di Torino, Bolis di Pavia, Boato e Rostagno per Trento. A Milano, dove l’egemonia è del Movimento studentesco di Capanna, confluisce in LC parte del gruppo della Cattolica. Figure di riferimento fondamentali emergono da altre due componenti costitutive di LC, gli operai e le ragazze. Tra i primi gli operai di Mirafiori come Sibona, Platania, Micciché e tra le donne, Franzinetti, le Garavini, Grimoldi. Tutta LC diffida da chi ha più di 30 anni, provengono da famiglie nobili e politicamente impegnate come i Bobbio, I Levi, i Casalegno, I Revelli e i Gobetti.

Altri ancora da famiglie di sinistra o fanno politica contro i padri come Ortoleva. Alcuni hanno alle spalle anni di militanza nei partiti della sinistra e in gruppi del marxismo critico sorti in provincia in collegamento con le fabbriche locali, altri invece frequentavano le organizzazioni cattoliche. Il gruppo legge spesso Quaderni Rossi che tra il '61 e il '66 anticipa la linea politica di LC. Fra i partiti la linea di riferimento è il PCI, ma è anche in combutta con esso, le cui uniche azioni per 20 anni sono state le lotte parlamentari. È affascinata dall’altro lato del partito. LC simpatizza per le cause impossibili e perdure, per i moti spontanei nati al di fuori dei partiti.

Riguardo la Resistenza tradita troverà simpatizzanti anche in alcuni esponenti di sinistra, delusi. Oltrefrontiera guarda ai paesi in cui si combatte per il comunismo o contro l’imperialismo, dal Vietnam al Sudamerica, si riaccendono le speranze per una lunga e duratura lotta irlandese. Riguardo all’URSS LC non coltiva alcuna illusione, condanna il capitalismo di stato. Affascinati invece saranno dal comunismo cinese. Il '68 incollerà insieme tutte le correnti dove la rivolta ha assunto una natura antiautoritaria, attenta alla quotidianità e alla fabbrica più che alle controversie ideologiche del marxismo tra compagni interni.

La presa di Palazzo Campana

Autunno '67, Torino è inquieta. La Fiat domina, il Partito Comunista considera la città un campo di battaglia. I ragazzi ricevono l’imprinting spesso dai loro genitori già fortemente politicizzati, ma che mai avevano agito. Quando il senato accademico decide che parte dell’università sarà trasferita nel parco della Mandria, lontano dalla città e dalle case, Palazzo Campana viene occupato, il 27 novembre 1967. Il leader è Guido Viale. Dopo aver fatto irruzione nel senato, i ragazzi vengono arrestati e il giorno seguente occupano il palazzo. La scintilla era scoppiata grazie agli studenti di Architettura. L’adesione fu ampia, in primis i fuorisede, snobbati, poi arrivarono anche i figli dell’intellighenzia torinese.

Con i media non ebbero mai buoni rapporti. Gli studenti contrari all’occupazione furono egemonizzati dai fascisti, che sfondarono i picchetti ed entrarono nell’aula magna. Si fece quindi un referendum tra gli studenti umanistici se continuare o no l’occupazione. Ogni gruppo diviso per facoltà nominò i suoi rappresentanti di seggio. Vince l’occupazione, anche se alcuni cercheranno di seguire lezioni clandestine. Il 28 dicembre la polizia entra a Palazzo Campana ma due settimane dopo viene rioccupato. Gli studenti inventano lo sciopero bianco, interrompono le lezioni, girano in corteo. Si alzano le barricate dentro Palazzo Campana e viene circondato dalla polizia. Molti se la danno a gambe e trovano rifugio nella facoltà di Architettura occupata.

Viale torna a Palazzo e con altri 13 viene arrestato. Ma con altri riescono prima a scappare ad Alessandria poi a Milano, ospiti dei membri del Movimento studentesco e in seguito accetteranno l’amnistia della procura, con 20 giorni di carcere e basta. Era il 1970. Usciti dal carcere tutto era cambiato: l’ideologia aveva fatto irruzione nel movimento studentesco torinese e quella politicizzazione non piacque. Il rapporto con gli operai iniziò nel '68 proprio quando alcuni di loro fecero visita a Palazzo Campana. Mentre Viale era latitante, molti studenti incontrarono a loro volta gli operai a Mirafiori.

Spenti i primi focolai, il movimento studentesco si estende fuori dall’università, ma tende a disperdersi. Per celebrare il Maggio francese tentano l’irruzione a La Stampa, ma finisce a manganellate. La protesta perde slancio, ma Mirafiori sarà un forte polo attrattivo. La lotta operaia attrarrà rivoluzionari da tutta Italia. Grazie in particolare agli studenti fuori sede la nuova politica fece eco in tutta Italia. Alla fine di maggio '69 Torino diventa capitale della contestazione italiana. Operai e studenti prendono a riunirsi in una grande assemblea alle Molinette e LC sta per nascere.

Cattolici, brigatisti, "putane" e "capeloni"

A Trento la fondazione da parte di Kessler, nel '62, dell’Istituto Superiore di Scienze Sociali sarà cruciale. Il direttore è il matematico democristiano Volpato. L’istituto dovrebbe fornire gli strumenti per colmare il ritardo fra l’avanzata industriale tecnologica e quella sociale e culturale del paese e formare intellettuali fedeli ai partiti del centrosinistra da inserire nelle macchine della burocrazia, dell’imprenditoria pubblica e dell’università. Diventerà invece la palestra ideologica della contestazione.

A seguire le lezioni di Acquaviva, Segre, Andreatta e Prodi ci sono i futuri precursori della lotta armata: Curcio e Cagol. Anche Berio che con Curcio fonderà a Milano il Collettivo Politico Metropolitano, antesignano delle BR. La Trento degli anni '70 viene ricordata come viva di fermento, ma il vero grande happening di Trento è quello della cultura. Corpo docente di alto livello affiancati da insegnanti improvvisati. La mobilitazione inizia e i trentini sono preoccupati: non si affitta ai sociologi o putane e capeloni andate via.

Nel duello di divise maoiste e cubane emerge Boato, leader dello schieramento cattolico, il Gruppo Democratico Intesa Universitaria Trentina, dove militerà anche Curcio. Nessuno credeva potesse essere un uomo di azione. Curcio partì per Milano nel '69 e fondò lì le BR due anni dopo. Venne occupato a Trento l’istituto, nel '67 per il Vietnam, e fu la prima volta che la polizia entrò in una università italiana e la sgomberò a forza, non con la violenza, ma portando via di peso. L’occupazione più lunga cominciò il 31 gennaio 1968 e durò 67 giorni, ma fu smantellata dai trentini stessi che assediarono la facoltà dopo che sui giornali erano comparse indiscrezioni su uso di preservativi e aborti clandestini tra le mura dell’ateneo.

Altro protagonista della vicenda fu Sorbi, di politica basata sul dissenso cattolico, che contestò il quaresimale di padre Sbalchiero, attirandosi le ire della popolazione. Contestava l’autoritarismo in generale, che a Trento si traduceva nella Chiesa. I trentini non apprezzarono manifestazioni cattoliche di appoggio alle azioni di Sorbi e assaltarono la facoltà. I carabinieri dei baschi neri di Laives, specializzati nel reprimere il terrorismo sudtirolese e riconvertiti contro il movimento studentesco, stavolta intervengono per difendere i ragazzi dai fedeli inferociti.

Con il '68 il movimento studentesco trentino cambia e si radicalizza, si prendono contatti con Sofri e altri. Con i torinesi e i milanesi della Cattolica trovano l’unione sotto lo slogan americano "Student Power", mentre con Pisa e Padova il potere sarà quello operaio e questa ultima linea prevarrà di LC.

Mauro Rostagno

(Torino 1942 – Lenzi 1988): operaio e poi studente Rostagno sta a Trento e lì vive con Curcio e Palmieri. Ricevuta una telefonata da Torino il 4 settembre 1969 parte per Torino per aiutare gli operai della Fiat e praticamente fondò LC. L’obiettivo era di estendere a livello nazionale la gigantesca autonomia degli operai torinesi. Fonda un’organizzazione un giornale con Bobbio, Viale e Sofri. Fu il leader dell’ala creativa di LC, il più attento alla cultura americana.

Dopo la sua espulsione ha cambiato nome in Sanatano ed è partito per l’India. Tornato, si stabilirà in Sicilia a Lenzi, dove il 26 settembre 1988 sarà assassinato. Alcuni inquirenti sono giunti a sospettare i vecchi compagni di LC di aver voluto eliminare un testimone scomodo che avrebbe potuto parlare delle circostanze in cui sarebbe maturato l’omicidio Calabresi. Non è mai stata scoperta la verità.

Pavia: i ghisleriani con i "rudé"

L’ateneo viene occupato il 30 novembre 1967. I rivoluzionari di Pavia si chiamano Unione Goliardica Pavese e sono guidati da Saviori, che diventerà il segretario milanese di LC. L’occupazione va a buon fine, alcune richieste vengono accolte, ma per i torinesi non bastava. Il 19 febbraio 1968 viene occupata anche medicina, poi economia, scienze politiche e ancora lettere. Viene approvata una Carta rivendicativa dagli studenti che denuncia la scuola italiana come autoritaria e classista e chiede l’introduzione di esami di gruppo con una valutazione collettiva.

Il leader è Bolis, un insegnante in realtà, che fonderà nel maggio '68 al Collegio Ghislieri il gruppo e il giornale Potere Proletario. Prenderanno contatti con Potere Operaio di Pisa. Il movimento studentesco di Pavia confluirà in massa in LC. I pavesi adotteranno tattiche sempre più violente, con molotov anche. Il 19 febbraio 1969 occupano la facoltà di fisica e il Giornale di Pavia terrorizza la popolazione dicendo che alcuni studenti occupanti hanno manomesso materiale radioattivo.

Il diavolo di largo Gemelli

Luigi Manconi frequentava la Cattolica di Milano. Interruppe una lezione di Miglio che lo fece espellere, trasferendosi alla Statale. La prima occupazione della Cattolica verrà votata 10 giorni prima di Palazzo Campana da più di 1000 studenti. La notte della prima occupazione la polizia arrivò quasi subito, ma con fatica entrarono. Gli amministrativi non volevano assolutamente che la Cattolica venisse occupata e la contestazione si fece maggiore. Arrivarono anche gli operai della Pirelli. Si unirono alle contestazioni della Statale, ma di fatto entrarono in combutta con Capanna e i suoi.

Questi pensavano alla creazione di un sindacato studentesco che doveva incontrare quello operaio, mentre Manconi e gli altri volevano che operai e studenti dovevano formare organismi comuni. Iniziò così il periodo di alleanza con gli operai, visitati direttamente nelle fabbriche.

La carica dei pisani

Il contratto dei metalmeccanici del '66 è stato uno dei più magri di tutti i tempi, ma gli operai non reagirono. Tra il '66 e '67 un gruppo di studenti comincia a frequentare i cancelli delle fabbriche del litorale toscano. Il 20 febbraio 1967 esce il primo numero, come supplemento di Lotta di Classe, il giornale di fabbrica della Olivetti di Ivrea, il primo numero di Potere Operaio. Il direttore è Della Mea. Il giornale indica come obiettivi la non collaborazione con il capitale, il rifiuto della legalità, l’uguaglianza in fabbrica. Sotiene le prime lotte per l’autolimitazione del rendimento, teorizza l’abolizione delle qualifiche e delle differenze salariali, il divieto agli straordinari, l’allentamento dei ritmi di lavoro, la riduzione degli orari. Più che alla guerra contrattuale punta alla guerriglia continua in fabbrica.

Le idee di Potere Operaio saranno in nuce a LC. La violenza sconvolge Pisa il 15 marzo '68 a due settimane dalla battaglia di Valle Giulia a Roma. Occupano la stazione, i treni vengono bloccati, la polizia carica e molti vengono arrestati. Pietrostefani anche lui militava a Pisa. Gli studenti incontreranno gli operai grazie a Sofri che insegnava a Massa e propose loro di fare un giornale Potere Operaio. Il potere operaio nacque così. Della Mea, Cazzaniga e Sofri insieme continuavano la lotta, ma le divergenze erano evidenti nei metodi.

Continuarono comunque le occupazioni delle facoltà, abbinate agli operai, ma anche agli spazzini di Pisa. Mandati di arresto, amnistie, latitanza, era un periodo molto turbolento. Il '68 è l’anno di massima espansione di Potere Operaio di Pisa, nascono nuclei anche a La Spezia, Livorno, Firenze e Pistoia. Pochi mesi dopo il gruppo si divide, la rottura avviene proprio sul dibattito intorno all’organizzazione. Per i pisani gli studenti dovevano stare dentro la lotta di classe, non avere un potere a parte. Gli studenti devono quindi allearsi con altri ribelli, disoccupati, operai, baraccati. È la stessa conclusione a cui arriveranno Rostagno a Trento e Viale a Torino.

A fine estate '68 gli studenti rivoluzionari cominciano a fondare gruppi e giornali. Pasolini viene aggredito, la Biennale di Venezia occupata e nel giro di un anno nascono le organizzazioni della sinistra extraparlamentare che attraverseranno gli anni '70. Il primo numero di Lotta Continua esce il 1 novembre 1969. L’imperativo era organizzarsi, ma come? Della Mea propone un ufficio politico composto dai vari delegati delle diverse sezioni anche esterne a Pisa, ma per Sofri non è necessario offrire un nuovo riferimento amministrativo, ma mettersi al servizio dell’organizzazione autonoma delle masse, nei luoghi di lavoro come a livello sociale. Della Mea non concordava con un mondo pieno di Che Guevara e la frattura con il gruppo toscano è evidente.

Il 31 dicembre 1968 la rivolta inizia: al locale La Bussola di Viareggio, sugli smoking vengono lanciati pomodori e uova per brindare ad un altro anno di sfruttamento. Intervennero i carabinieri e la situazione precipitò: gli spari, la latitanza e gli arresti. Il Potere Operaio di Pisa si divide. Cazzaniga li accusa di avventurismo, Sofri rivendica la protesta, Della Mea se ne va. Sofri diventa leader e guida gli altri nella primavera del '69 a Torino, dove a Mirafiori sono iniziati gli scioperi.

Il rogo di Mirafiori: il '69 alla Fiat e la nascita di Lotta Continua

Nella primavera '69 Mirafiori è la più grande fabbrica di Europa. Lavorano ogni giorno 55.000 persone, di cui l’85% operai. Nel '69 è un vulcano pronto a esplodere, la Fiom-CGIL è in maggioranza. La Mirafiori degli anni '70 è stata trasformata da Vittorio Valletta, duro che fece divenire la fabbrica una produzione rigida e gerarchizzata. Licenziò molti operai, perché militanti comunisti e iscritti alla Fiom e premia chi non fa sciopero. Nel '67 muore e prende il suo posto Giovanni Agnelli. Alla guida della Fiat attraverserà il decennio della politica, gli anni della modernizzazione e poi della globalizzazione. Simbolo del capitalismo la sua figura diventerà un’ossessione per i giovani rivoluzionari di LC: si dedicheranno più a slogan che ad altro. Ma la figura di Agnelli non piace neanche all’amministratore delegato Bono, affiliato di Valletta, che lo metterà a dura prova.

La primavera calda

Il welfare di Valletta è in crisi. Gli operai hanno gli svaghi, ma non hanno le case. Il centro viene abbandonato dai ricchi e le case lasciate ai meridionali. I nuovi operai di Mirafiori hanno maturato il rifiuto del sistema e di ogni forma di collaborazione con l’azienda. Le condizioni per riaccendere il rogo ci sono tutte e la città scoppia: gli immigrati vivono in condizioni pessime, anche a Porta Nuova. Sono saltati i filtri e le mediazioni – parroci o famigliari – che controllavano e disciplinavano il flusso immigratorio. Gli investimenti in edilizia e trasporti sono rimaste buone intenzioni sulla carta.

In fabbrica i ritmi sono incalzanti, il modello è fordista-taylorista, produttività è raddoppiata e la struttura gerarchica è rigida e parcellizzata. Ci sono 10.000 capi nella Fiat. Gli operai non hanno voce, il sindacato è debolissimo e il Partito Comunista quasi non esiste. Rabbia, sfiducia, frustrazione accendono la scintilla. Il 9 aprile a Battipaglia si manifesta contro la chiusura del tabacchificio locale, la polizia spara e uccide e i sindacati indicono uno sciopero nazionale di tre ore. A Mirafiori l’operaio Morini inneggia i suoi colleghi e molti di loro immigrati lasciano il lavoro, ma non ancora tutta la massa. Il 13 maggio 1969 il rogo di Mirafiori divampa dalle Ausiliarie, operai specializzati e tutti piemontesi, la crema insomma. Il 20 maggio li seguono anche i carrellisti e altri nei giorni seguenti. Dopo decenni di ritocchi allo stipendio e miglioramenti lavorativi concessi dall’azienda, non guadagnati, a due anni da un contratto nazionale striminzito, si avanzano richieste radicali.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle idee politiche e sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Adamo Pietro.
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