Sara Bresciani: Storia internazionale - dal 1919 a oggi (A. Varsori)
Capitolo I – I tentativi di creazione di un nuovo sistema internazionale all'indomani della Prima Guerra Mondiale (1919-1929)
La conferenza di pace di Parigi: gli obiettivi di guerra dei vincitori
La Prima Guerra Mondiale, dal 1914 al 1918, nasce come scontro localizzato tra le élite politiche, economiche e militari, ma si trasforma presto in un conflitto globale in cui le potenze ripensano i propri obiettivi bellici:
- Francia ha l’obiettivo di revanche sul nemico tedesco, per ottenere l’Alsazia e la Lorena, inoltre vuole difendere i propri interessi coloniali in Africa e in Oriente.
- Gran Bretagna vuole impedire l’egemonia tedesca in Europa e rafforzare il suo potere in Africa, Medio Oriente e Asia.
- Italia vuole imporre la sua influenza sui Balcani e sull’Adriatico (territori stipulati con il patto di Londra del 1915).
- Stati Uniti: il presidente Woodrow Wilson, con i suoi 14 punti, vuole imporre gli Stati Uniti come leader militare, economico e morale, e instaurare un nuovo sistema di relazioni attraverso la Società delle Nazioni, basata sull’autodeterminazione dei popoli, la fine della diplomazia segreta e la ridefinizione delle frontiere europee.
Alla fine del conflitto, a decidere le sorti dell’Europa è il Consiglio dei 10, in cui spiccano il presidente francese Georges Clemenceau, l’americano Wilson, il primo ministro britannico David Lloyd George, e l’italiano Vittorio Emanuele Orlando.
Il trattato di Versailles con la Germania
Con la conferenza di pace di Parigi, nel giugno 1919, viene stipulato il trattato di Versailles tra i vincitori e la Germania, che viene considerata responsabile del conflitto. Con il trattato, la Francia annette l’Alsazia-Lorena e le miniere, il Belgio acquisisce Eupen-Malmedy, il territorio della Saar passa per 15 anni sotto il controllo della Società delle Nazioni, mentre la Polonia annette l’alta Slesia e la Prussia orientale.
L’esercito tedesco passa a un massimo di 100.000 uomini, e sono proibiti gli armamenti offensivi, anche la Renania viene smilitarizzata. La Germania è anche costretta a pagare le riparazioni di guerra, che ammontano a 132 miliardi di marchi d’oro (il 52% alla Francia, il 22% alla Gran Bretagna, il resto agli altri vincitori).
La Germania post-guerra è in crisi: l’opinione pubblica è in tensione per via dei debiti di guerra, e la nuova Repubblica di Weimar, dopo l’abdicazione del kaiser Guglielmo II, è debole e frammentata tra il Partito dei Sudeti (SPD), i nazionalisti del Centro Cattolico e i comunisti.
Nel 1922 a causa dell’inflazione il marco d’oro perde valore e la Germania dichiara di non poter più pagare i debiti di guerra. La Francia reagisce invadendo la regione industriale della Ruhr: i tedeschi scioperano per protesta, vengono quindi espulsi e sostituiti da lavoratori italiani e polacchi sotto il controllo francese. L’ostilità del popolo alla Repubblica di Weimar porta al putsch di Monaco guidato da Adolf Hitler.
Nel 1924 gli Stati Uniti varano il piano Dawes, che prevede un progressivo innalzamento dei pagamenti insieme al miglioramento economico tedesco, facilitato dai prestiti americani: viene creata una nuova valuta, il Rentenmark (poi Reichsmark) e la Francia lascia così la Ruhr.
I trattati di pace con l’Austria e l’Ungheria, i nuovi stati
Vengono anche firmati i trattati di Saint-Germain-en-Laye con l’Austria, di Neuilly con la Bulgaria, del Trianon con l’Ungheria e di Sèvres con la Turchia. L’ex Impero asburgico viene diviso in Austria e Ungheria, alle quali è proibito riunirsi con la Germania. Nascono altri nuovi Stati: la Cecoslovacchia, la Polonia, la Finlandia, la Lituania, l’Estonia, la Lettonia, la Romania, che ottiene la Transilvania e il Banato a minoranza magiara. In Cecoslovacchia è presente una minoranza sudeta, mentre le aree di Boemia e Moravia si trovano in conflitto con la Slovacchia.
Il corridoio di Danzica viene posto sotto il controllo della Lega delle Nazioni, ma nel 1920-21 vi scoppia un conflitto tra la Polonia e la Russia, che si risolve con la pace di Riga: la Polonia ingloba le minoranze ucraine e russe e si stabilisce il confine della Linea Curzon.
La Serbia vuole creare uno Stato di slavi del sud, ma l’Italia occupa Fiume e la Dalmazia nel 1915. Durante la pace di Parigi, l’Italia chiede il controllo di Fiume e il mandato sull’Albania, ma non le vengono concessi, quindi si ritira dai trattati. Si ha una soluzione con il trattato di Rapallo: l’Italia ottiene la sovranità su Zara e Fiume viene internazionalizzata.
Per le ex colonie, la Lega delle Nazioni attua un piano di mandati: i territori vengono affidati a delle potenze affinché raggiungano l’indipendenza. Gli Stati sono divisi in mandati A, B o C in base alla loro capacità di governarsi. Nel Pacifico, il Giappone ottiene le isole Marianne, Marshall, Caroline e Palau, più i possedimenti tedeschi in Cina e la provincia dello Shandong. L’Australia ottiene la parte tedesca della Nuova Guinea, la Nuova Zelanda le isole Samoa, e la Gran Bretagna l’isola di Nauru. I rapporti tra le flotte vengono stabiliti come 5 per gli Stati Uniti, 5 per la Gran Bretagna, 3 per il Giappone, 1,75 per la Francia e per l’Italia.
In Africa, il Tanganika passa sotto il controllo inglese, la Namibia va al Sudafrica, il Togo e il Camerun sotto la duplice influenza anglo-francese, il Belgio ottiene il Ruanda-Urundi e il Portogallo il Kionga. L’Impero ottomano attraversa diverse crisi prima del conflitto mondiale: la rivoluzione dei Giovani Turchi nel 1908, la guerra italo-turca nel 1911-12 e le guerre balcaniche nel 1912-13.
Nel 1916 con l’accordo Sykes-Picot, la Gran Bretagna e la Francia trattano per il controllo del Medio Oriente, inoltre, con la dichiarazione di Balfour nel 1917, gli inglesi favoriscono l'instaurarsi di un focolare nazionale ebraico in Palestina. Gli accordi di Sanremo del 1920 stabiliscono il mandato inglese sulla Palestina, la Transgiordania e l’Iraq, e quelli francesi su Siria e Libano. È in questi territori che la Francia si scontra con il re Faysal, della dinastia di Hussein della Mecca: la Gran Bretagna risolve la questione nominandolo re dell’Iraq, che comunque rimane sotto l’influenza inglese.
L’Impero ottomano esce sconfitto dalla Prima Guerra Mondiale con l’armistizio di Mudros del 30 ottobre 1918. Nel 1919 Mustafa Kemal, chiamato Ataturk (“il padre dei turchi”) abolisce il sultanato e si impone sull’Anatolia, dove in seguito sconfigge i greci, divisi tra la dinastia di re Costantino e il governo di Eleftherios Venizelos. La pace di Losanna del 1923 attribuisce ai turchi la Tracia e le isole Imbros e Tenedos, inoltre provoca l’emigrazione di 1.300.000 greci nella madrepatria dalla Turchia.
La nascita della Società delle Nazioni
Gli anni ‘20 sono ricordati come roaring twenties, o anné es folles: sono un periodo di modernità e trasgressione, in cui spopolano nuovi beni e tecnologie, come l’auto, la radio, il cinema, grazie alla fase espansiva della produzione americana (attraverso il modello fordista). Questo boom produttivo porta alla ripresa dell’economia tedesca e inglese.
Nel 1920 nasce anche la Società delle Nazioni, con sede a Ginevra. È formata da un Consiglio, costituito dalle 5 potenze (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone) e da 4 membri non permanenti, da un’Assemblea e da un Segretariato generale.
Nel 1925 gli accordi di Locarno prefiggono l’inviolabilità dei confini di Francia e Belgio, e l’unità della Germania. Questa fase di vicinanza franco-tedesca è segnata anche dalla partecipazione della Germania nella Società delle Nazioni.
Nel 1929 finisce il piano Dawes: gli Stati Uniti attuano il piano Young, con cui il debito tedesco viene pagato con un’annualità di due parti, una differibile e una indifferibile, in base alla situazione dell’economia.
L’Unione Sovietica inizia ad entrare in conflitto con l’Occidente: nel 1927 la polizia inglese entra negli uffici della All Russian Cooperative Society per cercare prove di attività ostili al governo inglese. Trockij, che detiene il potere dell’URSS, reagisce con una fase di isolamento.
Capitolo II – Il fallimento di un ordine internazionale: verso una nuova guerra europea (1929-1939)
La crisi economica di Wall Street
Nell’ottobre 1929 gli investitori statunitensi iniziano a ritirare capitali, facendo calare il valore delle azioni e dando così inizio a una corsa sfrenata alle vendite. Si verifica così il crollo del mercato azionario di Wall Street, a causa del quale la produzione cala del 45%. La crisi si propaga anche in Europa e alle colonie dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia. Gli Stati Uniti bloccano così le importazioni, applicando un aumento del 60% sulle tariffe doganali.
È un periodo di crisi anche per la Società delle Nazioni. Il Giappone, con un finto incidente usato come espediente, invade la Manciuria, dove instaura il governo fantoccio del Manchukuo, e, dopo un’inchiesta, si ritira dalla Lega delle Nazioni.
L’avvento al potere dei fascismi
Nel 1932 Hitler diventa cancelliere della Germania e si ritira dalla Società delle Nazioni e dalla conferenza sul disarmo. Hitler è influenzato dalle ideologie antisemite di Karl Lueger, e scrive il Mein Kampf, nel quale esalta la razza ariana, che deve recuperare il suo spazio vitale e purificarsi da razze inferiori, come quella ebrea. L’incendio del Reichstag gli permette di eliminare l’opposizione politica e di imporre il Partito unico.
In Italia, Benito Mussolini, facendo pressione sullo scontento popolare per la “vittoria mutilata”, pone il fascismo come erede del cattolicesimo e della romanità. Nel 1934 incontra, a Venezia, il cancelliere Hitler, dopo la proposta mal riuscita di un patto a 4 con la Francia e la Gran Bretagna.
Nel 1932, in Austria il conservatore Engelbert Dollfuss impone un regime autoritario, a cui si oppone il Partito nazista Anschluss, che con un tentato colpo di stato, uccide Dollfuss.
Hitler, nel 1935, dichiara il ripristino della coscrizione obbligatoria, una grave violazione del patto di Versailles. Nel tentativo di fermare il movimento nazista, la Gran Bretagna, l’Italia e la Francia decidono così di incontrarsi a Stresa, dove firmano un trattato franco-sovietico e ceco-sovietico.
Le vicende internazionali in Asia e Africa
Nel 1931, con lo statuto di Westminster, il Regno Unito dichiara di voler trasformare l’Impero coloniale in “Impero e Commonwealth”, mentre la Francia annuncia l’“assimilazione” per garantire la cittadinanza francese alla popolazione dell’Impero.
Gli Imperi sono però ormai in crisi. La Palestina, infatti, è divisa tra arabi ed ebrei, le cui ostilità sfociano in episodi di violenza. In Egitto i movimenti nazionalisti si riuniscono nel Partito Wafd, le cui ostilità si rivolgono alla comunità ebraica. La questione si risolve con il trattato di Londra del 1936, con cui si decide il passaggio del Canale di Suez al controllo inglese per 10 anni, e l’amministrazione del Sudan sia egiziana che inglese.
L’India si divide tra gli indipendentisti del Partito del Congresso e le attività di Gandhi, che instaura dei colloqui con la Gran Bretagna senza però ottenere molto. La Francia si trova ad affrontare delle ribellioni in Libano e in Siria, in cui sono forti i movimenti indipendentisti, e in Marocco, dove nel 1926 aveva preso il controllo Abd el-Krim. Anche in Indocina le rivolte contadine del 1930 avevano portato al potere il Partito Comunista indocinese con Ho Chi Minh.
In Cina il crollo dell’Impero porta alla nascita della Repubblica con Sun Yat-sen, ma il nuovo governo non è stabile e la situazione è aggravata da una crisi economica. L’opposizione si raggruppa nel Partito Kuomintang di Chiang Kai-shek, che assume il controllo nel 1926 e sposta la capitale da Pechino a Nanchino. Al Kuomintang si oppone però il Partito Comunista Cinese di Mao Zedong, che viene costretto dalle autorità a fuggire verso lo Shanxi in quella che è chiamata “lunga marcia”.
Verso la Seconda guerra mondiale
Un’altra crisi per la Lega delle Nazioni è la guerra italo-etiopica del 1935. L’Italia, con Mussolini al potere, sogna di creare un Impero coloniale, come quello inglese o francese, perciò cerca ogni pretesto per aumentare le tensioni con il territorio etiope. Nel 1935 le truppe italiane entrano in Abissinia, dove vengono ostacolate dalle forze della Società delle Nazioni. Il compromesso finale è ottenuto con il piano Hoare-Laval: l’Italia annette gran parte dell’Etiopia e il controllo di un piccolo Stato abissino “indipendente”.
Altro territorio di conflitto è la Spagna, dove nel 1930, a seguito di una crisi economica, il primo ministro Miguel Primo de Rivera si dimette, provocando così anche il crollo della monarchia e l’esilio di re Alfonso XIII. Nasce così la II Repubblica con un governo di destra, il quale si trova subito a contrastare l’opposizione. In Marocco, infatti, il generale Francisco Franco organizza un golpe con l’aiuto delle forze “volontarie” italiane e tedesche.
Nel 1936 Hitler decide di militarizzare la Renania, provocando la reazione della Francia, che costruisce delle fortificazioni lungo la Linea Maginot. La Gran Bretagna sceglie invece di attuare una politica di “appeasement” per trovare un compromesso con le forze naziste.
Berlino, intanto, preme perché sia nominato come cancelliere austriaco Arthur Seyss-inquart del Partito Anschluss, in modo da annettere l’Austria al Reich. Anche in Cecoslovacchia i Sudeti, guidati da Konrad Henlein, sono spinti dalla Germania a separarsi dal governo centrale: con la conferenza di Monaco del 1938, il territorio sudeto viene così annesso dalle forze tedesche. Con un effetto a catena, la Cecoslovacchia viene così frammentata: la Polonia ottiene il Teschen, l’Ungheria il territorio abitato dai magiari, la Boemia è occupata dai tedeschi, l’Albania dagli italiani, e la Slovenia si dichiara Stato autonomo sotto l’influenza tedesca.
Capitolo III – La Seconda guerra mondiale: da conflitto europeo a scontro globale (1939-1945)
La fase europea della guerra
L’Italia e la Germania firmano il Patto d’acciaio nel 1939, con il quale stabiliscono di dover entrare in guerra l’una al fianco dell’altra in caso di conflitto. La Germania stipula anche il patto Molotov-Ribbentrop con l’Unione Sovietica, con il quale si delineano le zone di influenza delle due potenze: la Germania controlla la Polonia e la Lituania, mentre l’URSS la Lettonia, l’Estonia e la Polonia.
Il 1 settembre 1939 le truppe tedesche invadono la Polonia, provocando la reazione di Francia e Gran Bretagna, le quali dichiarano guerra alla Germania. L’Unione Sovietica fa deportare la popolazione polacca nelle repubbliche asiatiche sovietiche e attacca la Finlandia nel 1940, dalla quale ottiene l’istmo di Carelia, per poi essere espulsa dalla Società delle Nazioni. Annette poi le tre repubbliche baltiche, mentre la Germania attacca la Danimarca, la Norvegia, l’Olanda e il Belgio.
Il governo francese di Paul Reynaud non riesce a reagire in tempo nel rispondere all’offensiva, quindi si ritira a Bordeaux e decide di cedere. Reynaud firma l’armistizio con la Germania, perdendo così tutto il territorio settentrionale, con la Manica e l’Atlantico, l’Alsazia-Lorena e Parigi stessa. Il nuovo governo, guidato da Philippe Pétain, si instaura a Vichy, ma gli si oppone il movimento della Francia Libera di Charles de Gaulle.
La Germania decide di attaccare il nemico inglese attraverso l’operazione Seelowe, ma viene respinta dalla Royal Air Force. Il primo ministro inglese Winston Churchill dà dunque il via all’operazione Executive per trasformare il conflitto in una guerra totale contro la Germania.
Nel 1940, dopo l’armistizio francese, l’Italia entra in guerra al fianco della Germania, ma si rivela debole quando, attaccando la Grecia in Albania, risulta sconfitta. Si impegna quindi nella campagna in Tripolitania per assumere il controllo del Nordafrica.
Ungheria e Bulgaria ottengono il controllo della Transilvania e della Dobrugia, mentre la Germania controlla Ploiești, territorio petrolifero della Romania. La Jugoslavia viene quindi attaccata dall’esercito tedesco, e viene smembrata: la Croazia ottiene l’indipendenza, mentre gli altri territori passano sotto il controllo italo-tedesco.
Nel 1941 ha inizio l’operazione Barbarossa, con la quale i tedeschi attaccano la Russia, riuscendo a occupare l’Ucraina e la Bielorussia.
Il conflitto diventa mondiale
Il conflitto diventa mondiale con l’entrata in guerra degli Stati Uniti e del Giappone. Il presidente Franklin Delano Roosevelt inizialmente aveva cercato di impedire la guerra, ma aveva instaurato la legge Lend Lease, con la quale metteva a disposizione del Regno Unito e all’Unione Sovietica un credito illimitato per acquistare gli armamenti. Nel 1941, durante la conferenza di Terranova, si era inoltre firmata la Carta dell’Atlantico tra Stati Uniti e Gran Bretagna, al fine di favorire lo sviluppo economico-sociale e la democrazia.
Nel 1940 il Giappone impone delle forze militari in Indocina e, l’anno successivo, attacca in modo inaspettato le basi statunitensi di Pearl Harbor alle Hawaii. Nel 1942 le forze nipponiche procedono con l’occupazione di Hong Kong, Singapore, Malesia, Birmania e Indonesia.
Intanto, l’esercito tedesco in Russia arriva a Stalingrado, costringendo Stalin a chiedere agli alleati la formazione di un secondo fronte, in modo da aiutare l’Armata Rossa contro il nemico tedesco.
Nel 1942 il Giappone attacca nuovamente gli Stati Uniti nelle Isole Midway, ma viene sconfitto, mentre gli statunitensi, con l’operazione Anfibie, conquistano le isole strategiche nel Pacifico.
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