LA BELLA MANIERA - Antonio Pinelli
PARTE 1: LA STAGIONE DELLO SPERIMENTALISMO E DELLA DISARMONIA
VASARI E IL PONTORMO
Vasari descrive due tratti fondamentali del Pontormo :
● Febbrile e insaziabile irrequietezza sperimentale , da cui il Pontormo era invaso. Le
sue opere, ricche di scarti, ripensamenti e deviazioni ne sono una testimonianza.
● Ombrosa e nevrotica introversione , uno stile di vita solitario
Il bisogno di solitudine e la smania sperimentale erano strettamente connesse, e avevano
portato un giovane talentuoso ad una vecchiaia ipocondriaca: Pontormo vacillava tra
impotenza creativa e la resa agli eccessi e a una stravaganza sperimentale.
- modestia del tenore di vita (vestire misero, spese sottilissime..)
- scorbutica diffidenza (rapporto inconsueto con gli allievi, da cui non si faceva mai
aiutare)
- fobie (paura della folla, paura della morte, ossessioni..)
- darsi tutto all’arte e alla solitudine negli ultimi anni della sua vita
Questa descrizione di Vasari ha avuto l’effetto di calamitare l’attenzione degli studiosi,
distogliendola da altri aspetti meritevoli di riflessione.
Il giudizio negativo di Vasari nei confronti di Pontormo contrasta con l’immagine di Jacopo,
grande protagonista del 500 toscano affermata agli occhi dei moderni: discrepanze tra la
presa di posizione anti pontormesca di Vasari e il giudizio dei moderni
- Vasari descrive la carriera di Pontormo come giunta precocemente all’apice e poi
avviata lungo una parabola discendente (posizione esagerata per i moderni)
- L'entusiasmo di Vasari per la Pala Pucci,opera ancora acerba, appare eccessivo se
paragonato alla freddezza del biografo per la Deposizione di Santa Felicita, dipinto
considerato oggi come uno dei massimi vertici toccati dall’arte toscana
interpretazione distorta del ruolo del Pontormo
➔
Vasari, ad esempio, non lo inserisce nel Proemio della Parte Terza delle Vite, un elenco dei
progressi compiuti dagli artisti in cui compare anche la sua personale classifica dei
maggiori protagonisti della cultura figurativa del Cinquecento: perplessità
Vasari nutre rispetto, ma anche uno stato d’animo oscillante tra il compatimento e
➢ la compassione, che lo porta ad un’aggressività sempre meno controllata
Dietro questo, però, ci sono altre motivazioni di Vasari: aveva avvertito il fumus heresiae ,
l’eresia emanata dagli affreschi del Pontormo.
Beneficio di Cristo = trattatello piú diffuso negli ambienti della Riforma cattolica, proclamava
fiducia nella salvezza individuale dell’anima e divenne uno dei titoli all’Indice, bersaglio dei
roghi di libri eretici per ordine del Sant’Uffizio.
Quando Pontormo ottenne l’incarico di affrescare il coro di San Lorenzo, lesse e si ispirò a
questo trattato: non si trattava di un’eresia,ma era un modo di aderire al clima di apertura e
ricerca dei tempi. Alla morte dell’artista, tuttavia, l’atmosfera era molto mutata.
Pierfrancesco Riccio , segretario del duca Cosimo, maggiordomo di corte e cappellano della
chiesa di San Lorenzo, possedeva una copia del Beneficio di Cristo.
Opposizione Vasari-Riccio, Vasari-Pontormo : tutto nasce dalla delega concessa da Cosimo
de’ Medici al suo segretario Riccio, che ricevette il compito di determinare le maggiori
scelte artistiche del ducato, distribuendo gli incarichi. Vasari era stato escluso da
questadistribuzione, mentre fu favorita la “setta” di artisti a lui avversa, personaggi che
orbitavano attorno a Pontormo.
Vasari descrive ad esempio il modus vivendi di Jacone , pittore verso cui Vasari nutriva
motivi di antico risentimento, descritto come un pittore di un certo talento, ma che
preferiva darsi ad una vita scioperata in compagnia di amici piuttosto che applicarsi allo
studio e al lavoro.
Il suo disprezzo per Jacone e i compagni della “setta” era sicuramente ricambiato,
➢ Vasari infatti presenta alcuni episodi
La figura di Jacone era comunque importante per Vasari: gli permetteva di mostrare come,
in assenza di un’adeguata serietà professionale, il talento naturale non fosse sufficiente a
garantire successo e onori. Attraverso la sua figura, regola tutta una serie di conti e,
involontariamente, apre uno squarcio su tutto quel periodo storico, lasciando intravedere
la svolta epocale e di mentalità che si consuma con il passaggio tra la generazione di artisti
egemone a Firenze prima della metà del secolo, e la sua generazione.
Ritornando all’episodio degli affreschi nel coro di San Lorenzo: Pontormo ottenne
quell’incarico grazie a Riccio, e segnò gli ultimi anni prima della svolta restauratrice che
inaugura l’età della Controriforma.
Svolta restauratrice : dopo la svolta, l’ansia e i dubbi della ricerca non erano più
considerati valori, ma disvalori. Occorrevano artisti che fossero colti e capaci, ma che
fossero anche pronti ad ubbidire e ad eseguire incarichi ufficiali con rapidità, come Vasari.
Due modi diversi di concepire l’arte e il ruolo dell’artista , che diventa un conflitto
generazionale e di mentalità sviluppatosi in piena sintonia con le fasi storiche culturali e
politiche nei decenni centrali del Cinquecento:
- STAGIONE DELLO SPERIMENTALISMO ANTICLASSICO (o Primo Manierismo), di cui
Pontormo è il principale interprete
- ETÀ DELLA MANIERA, di cui Vasari è l’ideologo più lucido
MANIERISMO : lo scontro tra Pontormo e Vasari è il paradigma del complesso rapporto
dialettico esistente tre due tipi di maniera
- First Maniera
- High Maniera
A questo corrisponde anche una distinzione tra due periodi
- primo periodo: toscano
- secondo periodo: Roma come baricentro
“Maniera” e “manierismo” sono due termini molto confusi, a causa della pluralità e
contraddittorietà, e per il fatto che si è cercato di allargare la nozione di Manierismo ad
altre discipline come la musica e la letteratura.
Gli esordi del Manierismo risalgono al terzo-quarto decennio del secolo, e furono sviluppi
romani anziché fiorentini: la dislocazione a Roma comporta l’esclusione dal Manierismo di
quello che è definito l’Iniziale Anticlassicismo di Rosso Fiorentino e Pontormo.
Sciagiure del Sacco di Roma : innesco di un declino crescente della cultura artistica, fino
all’inversione di tendenza segnata dalla rinascita di fine secolo. Caratteri del declino:
teatralità gratuita, piani prospettici che slittano uno sull’altro, culto dell’artificialità,
allontanamento dalla natura e dalla sua imitazione. Questo nuovo gusto del Manierismo
aderisce agli ideali di una società sofisticata, una cultura elegante fino al culto
dell’artificiosità, non priva di estrosità creativa e non indifferente ai valori estetici.
Uno schema interpretativo basato sul presunto anticlassicismo (Pontormo e Rosso
Fiorentino) mal si adatta agli sviluppi artistici del pieno 500.
ANTICLASSICISMO E/O MANIERISMO
Nei trattati dell’arte del XVI secolo, maniera = “stile”; Manierismo cinquecentesco =
linguaggio colto e artificioso, brillante, attento ad esibire, celando lo sforzo, facilità e
disinvoltura. Stile alieno da manifestazioni i passionalità priva di filtri razionali.
Protagoniste di questo stile non sono le opere dei giovani artisti fiorentini, ma la
produzione della generazione di Vasari e di quelle successive. Il Manierismo, verso la metà
del secolo, quindi, si allontana dai primi decenni e recide la radice espressionistica e
anticlassica.
Fu Shearman a definire questo Manierismo, ma anche la sua teoria aveva dei lati deboli: di
metodo e di rapporto tra manierismo e crisi.
● Metodo : Shearman scambia per verità oggettiva l’immagine che una cultura ha di sè
(o che ha saputo e voluto divulgare). Nessuna fonte e testimonianza va tralasciata,
ma va anche confrontata e interpretata tenendo conto che l’unico riscontro davvero
importante è la viva testimonianza delle opere d’arte.
I presupposti su cui si basa il suo metodo, quindi, sono fragili e precari; non basta
indicare le cause immediate di un’interpretazione, ma le questioni sono: cosa c’era
in fondo all’arte del Cinquecento che il primo Novecento ha saputo riconoscere? E
cosa ha fatto sì che dopo secoli di oblio e disprezzo, tutta una produzione artistica
sia stata riscoperta e come veduta per la prima volta? Shearman non dà risposta a
queste domande, né se le pone: rischierebbe di incrinare proprio la sua convinzione
riguardo l’inesistenza di un rapporto tra Manierismo e crisi. Ciò che lega questi due
momenti distanti, è il comune sentimento di perdita del centro, di disarmonia e
crisi.
● Manierismo e crisi : il fatto che Shearman non riconosce questo rapporto,
impedisce di intendere la natura del rapporto che esiste tra l’Early anticlassicism e i
suoi esiti manieristi. In Rosso Fiorentino e Pontormo giovani, la crisi è manifesta:
fallimento dei sogni universali e crisi di dubbio che hanno assalito il mondo
umanistico, crisi dell’equivalenza natura-ragione, della piena conoscibilità della
natura, della dominabile razionalità della storia.. Tutto questo viene espresso in
pittura da un’incessante curiosità sperimentale: abbandono di equilibri, forzatura
toni espressivi, emergere di una concezione drammatica dell’esistenza..
L’Età della Maniera, nei decenni centrali del secolo, tenta di porre riparo a questa
crisi (la cui manifestazione più vistosa è la lacerazione che ha spezzato in due
l’universo cristiano): la crisi non sparisce, ma viene rimossa, come esorcizzata. Ad
eccezione dei grandi artisti (Michelangelo, Pontormo, Tiziano..) la crisi non compare
nelle opere d’arte: viene elusa piuttosto che vissuta.
L’ambiguità manierista, quindi, è una medaglia a doppia faccia: una manifesta (gioco
sofisticato e mondano), una celata (incrinata dall’ansia). Compromesso che il
Manierismo volle dare tra regola e licenza, conformismo e sperimentazione.
INSORGENZA ANTICLASSICA :
Manierismo cinquecentesco = stile elegante, brillante, artificioso, aristocratico: le prime
opere compaiono a Roma, non in Toscana, non prima del terzo decennio del secolo.
Prima dell’Età della Maniera = fase dello Sperimentalismo, nel decennio 1515-25, con Rosso
e Pontormo, si differenzia dalla fase manieristica anche se è anche collegata ad essa.
Articolo di Federico Zeri : sottolinea due aspetti del problema della fase dello
Sperimentalismo
1. Raggio di diffusione dello Sperimentalismo anticlassico (più ampio di quello
toscano)
2. Complesso rapporto dialettico che intreccia con un filone di impronta classicistica e
con un filone manierista
Zeri traccia le coordinate di una mappa che disegna il tracciato cronologico, spaziale e
concettuale: la validità di questa traccia non risiede tanto nella sequenza cronologica, ma in
quella dialettica che individua: classicismo-anticlassicismo-manierismo. Il manierismo è
erede di uno e dell’altro, sono collegati.
Primo quindicennio del 500: ideale classicistico .
1515-1520: ribaltamento dovuto ad una ventata anticlassica , in direzione di un ideale
disarmonico. Non vi è area colpita dal classicismo che rimane indenne dall’anticlassicismo,
che si estende ben al di là della Toscana.
Ovviamente, un raggio d’azione così ampio determina diverse intonazioni: esempio
- in certe aree si parla di un genere riemerso quasi inconsapevole: la cultura, infatti,
non si era mai arresa del tutto alle avanguardie umanistiche e al loro universo
mentale
- artisti toscani e veneti: la norma classicista era ben radicata nelle loro culture,
quindi si parla di anticlassicismo come una scelta consapevole, un atto di avversione
e di insoddisfazione
Gli artisti, quindi, erano variegati ma non eterogenei: erano collegati da un comune
atteggiamento mentale basato sull’insofferenza per un codice privo di rischi e impennate
inventive della corrente classicista.
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