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Riassunto di storia moderna

Testimonianza autobiografica e storia

Gli studi sull’eresia hanno fornito una struttura interpretativa che si è allargata a spiegare testi, vicende e culture diverse dall’eresia stessa. Complice di questo è stato il linguaggio usato dai giudici ecclesiastici e dei tribunali dell’Inquisizione che applicavano il termine “eresia” a una vasta gamma di idee eterodosse. Il comportamento dei giudici si può spiegare con vari motivi, tra cui vi è l’interesse giurisdizionale: poiché la giurisdizione dei tribunali dell’Inquisizione era legata all’eresia, la tendenza dei tribunali ad allargare la propria sfera di competenza si aveva mediante un allargamento della categoria di “eresia”, processo di assimilazione culturale vasto.

Antecedenti alla Riforma, in Italia vi erano culture “anticlericali”, non derivanti da eresie cristiane, bensì da tradizioni diverse da quella religiosa (es. umanesimo radicale – Leon Battista Alberti, Callimaco Esperiente). Si trattava di gruppi o individui diversi tra loro ma dominati da orientamenti filosofici uniti dal fatto di dipendere tutti da una lettura delle fonti antiche usate in antitesi con la tradizione cristiana. Questo orientamento prende il nome di “Rinascimento radicale” (sopravvisse alla Riforma). Si può dire, quindi, che in Italia si è avuta una breve parentesi protestante, mentre accanto alla dominante riforma cattolico-tridentina è convissuta una minoritaria tradizione di “umanesimo radicale” (distrutta dall’Inquisizione nel Seicento e assorbita, poi, dalle nuove filosofie provenienti d’oltralpe).

In questo contesto si inserisce la figura di Tommaso Campanella. La sua cultura politica non fu mai troppo profonda, le sue proposte pratiche mancavano di pertinenza con la realtà politica dell’Italia controriformistica. Tuttavia, la sua esperienza riflette una condizione comune a molti scrittori italiani del Rinascimento e della Controriforma, nel rapporto che ebbe tra vita, pensiero e dimensione pubblica dello scrivere. Per interpretare la scrittura di Campanella bisogna partire dall’uso delle testimonianze accusatorie presenti nel processo de haeretica pravitate et atheismo del 1599-1600. Si tratta di testimonianze d’accusa da lui mai ammesse, ma anzi contestate. Questi documenti pongono problemi circa l’attendibilità delle testimonianze non confermate dall’imputato e circa il loro carattere di relazioni ex auditu (=di qualità differente dai testi dell’autore).

Gli storici hanno iniziato a dare fede alle testimonianze processuali dopo la loro pubblicazione da parte di Luigi Amabile; ad esempio, la convinzione di Romano Amerio circa la “conversione” di Campanella alla dottrina della Chiesa, dopo una fase di incredulità, implica l’accoglimento delle testimonianze accusatorie. Luigi Firpo cercò di separare le responsabilità di Campanella da quella dei suoi compagni (così fece anche Giorgio Spini); Firpo, infatti, parla di “materialismo” e di “immanenza” per ipotizzare poi una “conversione” che presuppone comunque l’accettazione di quelle testimonianze.

Dopo questa prima fase di studi, però, ne è seguita un’altra con Di Napoli, il quale accantonò le testimonianze processuali. Luigi Firpo ebbe un atteggiamento indeciso verso le testimonianze processuali, tanto che nell’edizione dei documenti relativi curata nel 1985 per l’editore Salerno, egli registra solo le difese processuali di Campanella o i verbali dei suoi interrogatori, e cioè tutte quelle testimonianze accusatorie (=discorsi riferiti dai compagni d’avventura di Campanella). Tale scelta escluderebbe le testimonianze accusatorie dalle fonti storiche relative a Campanella.

Probabilmente, Firpo adottò questa scelta per evitare testimonianze di testimoni “inesperti” su un filosofo dalla penna abile e complessa. La scelta di Firpo, comunque, suggerisce un atteggiamento di cautela verso quei documenti, d’altra parte propone soluzioni interpretative (come il passaggio, in carcere, dalla convinzione “immanentista” alla conversione) che presuppongono quelle stesse testimonianze. Per Fraiese, tuttavia, l’analisi della documentazione processuale non rende accettabile un rifiuto delle testimonianze accusatorie che, invece, costituiscono una fonte sulla predicazione calabrese di Campanella più attendibile delle difese del filosofo (le quali sono corrotte dal desiderio di scagionarsi e dal particolarissimo temperamento di Campanella).

Ad esempio, Campanella negò sempre di aver mai dovuto abiurare nei processi precedenti al 1599, forse perché l’abiura l’avrebbe posto nella posizione di “relapso”. Inoltre, quando nel 1621 Tommaso fece sottoporre il proprio “Monarchia del Messia” e “Ateismo trionfato” all’Indice, ricevendone la censura, il filosofo usò questa situazione come prova di non essere mai stato condannato per intero, in base al trattamento riservato agli eretici. Campanella, quindi, voleva dimostrare che le sue opere non erano mai state investite da condanna globale, ma invece erano oggetto di persecuzione da parte di nemici personali. Tuttavia, l’Indice nel 1603 inserì il nome di Campanella in una lista di autori da aggiungere a quelli proibiti nell’Indice, proibendone alcuni scritti; per questo possiamo concludere che Bellarmino esaminò i suoi scritti (nel 1621) per l’elasticità con cui l’Indice applicava le proprie regole e non per l’assenza totale della proibizione delle sue opere.

L’Indice aveva un giudizio solido sulla pericolosità di Campanella; Tommaso, però, vedeva le cose dal suo punto di vista, quindi la testimonianza su di lui – fatta da lui stesso – è fuorviante. Possiamo giustificare questo suo atteggiamento con l’esigenza di doversi scagionare dalle gravissime accuse raccolte durante il processo calabro-napoletano del 1599-1600, e quindi doveva cercare di minimizzare la gravità delle imputazioni del primo processo che conferiva agli elementi emersi in quello successivo il carattere di ricaduta.

Primi processi

Nel 1588 Campanella fu mandato ad Altomonte e qui incontrò Giovanni Francesco Branca (di Castrovillari) ed un altro medico: i tre progettarono una difesa di Telesio sulla base dell’antica filosofia greca della natura. Campanella, dunque, subì i primi attacchi da parte di un confratello che lo accusò presso il provinciale di Pietro Ponzio ed altri superiori. Tuttavia, nel 1589, Tommaso scrisse la Philosophia sensibus demonstrata, che stamperà a Napoli nel 1591. Questo è l’unico testo che possediamo stampato prima della congiura: esso presenta già alcune caratteristiche “campanelliane”, come lo stile di scrittura e il modo di allineare le auctoritates. Nel libro, la filosofia di Telesio viene difesa dagli attacchi dell’aristotelico Marta.

La difesa di Campanella, però, si serve di argomenti di carattere teologico, inoltre egli cerca di collegare l’indagine telesiana della natura con la filosofia greca scelta tra i filosofi delle colonie italiane (Platone, Anassagora, Parmenide…). L’idea presente nella Philosophia è di ricollegare la filosofia di Telesio ad una prima filosofia esistente in Calabria e nel Meridione d’Italia, così da individuare un’originaria filosofia della “nazione” meridionale.

Campanella, nella sua opera, mantiene sia l’idea di Dio sia quella di creazione ex nihilo, rimproverando l’aristotelismo di condurre a conclusioni negatrici dei dogmi ecclesiastici. Per far questo, valorizza le strutture concettuali che conducono all’idea di una appartenenza o di una implicazione tra Dio e mondo. Dio non vive mutazioni o novità, ha sempre l’idea della cosa da creare, quindi il mondo fu sempre in Dio e Dio fu sempre nel mondo; Dio fece tutte le cose istantaneamente e comunicò loro il proprio essere in ogni cosa c’è una legge di generazione, senso, moto e cognizione. Dio è l’anima del mondo.

Il discorso di Campanella si svolge intorno al concetto di “anima mundi” che spesso è detta “operare secondo le Idee divine”, oppure “virtù divina”. Questo testo, insieme ad altri composti a Napoli, furono oggetto di esame da parte delle autorità dell’ordine e di un procedimento disciplinare concluso nel 1592. Al termine degli otto giorni fissati dalla sentenza per la partenza da Napoli e il rientro in Calabria, Campanella partì e si diresse a Firenze, passando per Roma. Firpo ha ricostruito cronologicamente le tappe del filosofo, ma non nulla sappiamo della sostanza delle vicende che condussero Campanella al grave processo per eresia ed ateismo, celebrato tra il 1594 e il 1595 tra Padova e Roma.

Una traccia di questo periodo si ha nella lettera che Campanella scrive a Santori nel 1598, in cui, chiedendo una remissione della restante pena da scontare, parlava di “tre anni di miserie”. Campanella, da come trapela dalle sue parole, nel 1598 vedeva la propria vicenda giudiziaria parlando di tre anni di detenzione e calcolando l’inizio dei suoi travagli a partire dal procedimento disciplinare del 1592.

Campanella avvertì l’esigenza di redigere scritti di circostanza di apologia dell’autorità ecclesiastica, e proseguì lungo questa linea fino agli scritti come “Monarchia di Spagna” del 1598. Dopo la sentenza del 28 agosto 1592, Campanella assunse la posizione di autore sospetto, tanto che a Bologna il Sant’Uffizio fece confiscare tutti i manoscritti in suo possesso. Il Sant’Uffizio iniziò l’esamina dei testi di Campanella appena questi lasciò Napoli; nel 1592 il granduca di Firenze Ferdinando I ricevette come notizie su Campanella dal cardinal Del Monte commenti poco positivi, allusivi ai suoi problemi con la Chiesa, e proprio per questo, egli non concesse a Campanella la sperata lettura presso lo Studio.

A Bologna gli scritti del filosofo furono sequestrati per essere esaminati, e più tardi proprio questi furono usati durante il processo romano come capitoli di imputazione. Tra il 1592 e la metà del 1593, il Sant’Uffizio e l’Indice esaminarono gli scritti di Campanella e li proibirono (stesso periodo durante cui l’Indice decideva la proibizione di Telesio). Il 3 luglio 1593, l’Indice pose all’ordine del giorno per la seduta successiva la proibizione delle opere di Campanella; cinque giorni dopo, il cardinale Girolamo Berneri si recò presso il Sant’Uffizio per presentare il nuovo Index librorum prohibitorum. Il papa Clemente VIII bo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/07 Storia del cristianesimo e delle chiese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Morgana393 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della riforma e della controriforma e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Imbruglia Girolamo.
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