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impiegò un bel po' di tempo per giungere ad un effettivo

cambiamento).

Altro fatto importante da aggiungere è che la partecipazione alla

scuola non era necessariamente fondata sulla nascita, molti giovani

nobili non erano attratti dal collegio e preferivano invece unirsi alle

armate in guerra già in giovanissima età, tra gli 11 ed i 15 anni.

Nonostante ciò, l'aumento del numero di allievi ed insegnanti portò ad

un cambiamento, iniziò ad attuarsi una suddivisione in classi separate

e regolari. Questa pratica ha notevolmente contribuito a demarcare

l'infanzia come una fase distinta e costitutiva della vita ma è anche

diventata un mezzo per aumentare la sorveglianza ed il controllo

verso i piccoli studenti.

I giovani vennero divisi dai bambini in quanto quest'ultimi erano

considerati maggiormente bisognosi di supervisione e disciplina, i

maestri tesero a circondare gli scolari di un controllo sempre più

stretto e le famiglie, dal '600 in poi, vedevano in esso il metodo

migliore per una seria educazione.

Gli internati offrivano di sicuro maggiore controllo, ventiquattro ore su

ventiquattro, tanto da divenire l'istituzione ideale dell'800.

Fino al '700 si trattò comunque di una scuola unica, cioè al suo interno

non vi era distinzione di ceto sociale; non era strano notare, come

detto sopra, nobili che non andavano a scuola ed invece artigiani e

contadini istruiti; le ragazze di buona famiglia non erano sicuramente

più istruite di altre appartenenti a classi inferiori, anzi, quest' ultime

potevano esserlo anche di più in quanto non di rado accadeva che

qualche ragazza del popolo imparasse a scrivere per ricavarne un

mestiere.

Dunque le scuole popolari erano spesso piene di piccoli borghesi

come le classi inferiori dei collegi lo erano di piccoli artigiani o

contadini, la popolazione scolastica si distingueva invece più in base

alla funzione cui si destinava lo scolaro che per la sua condizione

sociale.

Questa caratteristica durò relativamente poco, dal '700 in poi si

introdusse una divisione di tipo sociale per cui il liceo o il collegio

furono esclusiva della borghesia divisi dalla scuola per il popolo che si

fermava ad un'istruzione primaria.

Parte terza: la famiglia

Fino al '500 è raro trovare testimonianze di scene domestiche e

familiari.

Al contrario, soggetto principale dell'iconografia del tempo fu senza

dubbio la folla, non nel senso odierno come calca di persone, ma il

ritrovo, nella casa o nei luoghi pubblici (ad esempio le chiese o il

mercato) di vicini, comari e bambini; vengono raffigurate scene di

strada, di giochi, di mestieri, di duelli, scene che fanno parte della

quotidianità pubblica e della collettività.

Solamente dal '600 si inizierà a spostare l'attenzione artistica verso la

famiglia.

Dopo tutto, la vita di un tempo, fino al '600, si svolgeva

essenzialmente in pubblico: l'intimità familiare non esisteva, si viveva

mescolati gli uni agli altri, padroni e servitori, bambini e adulti in case

aperte a tutti gli eventuali visitatori. Il sentimento della famiglia ha

iniziato a delinearsi dapprima nei ceti più agiati, per poi estendersi a

tutti dal '700 in poi. Esso ha preso piede grazie al diminuire di quella

socievolezza che si era fino ad allora resa protagonista della vita delle

persone, si è iniziata una lotta contro la stessa società che prima di

allora veniva assiduamente frequentata come fonte di educazione,

reputazione e ricchezza.

L'intimità della vita privata venne rafforzata a discapito delle altre

relazioni con la collettività, la pressione della società oramai era mal

tollerata.

“La casa ha perduto il carattere di luogo pubblico che poteva

assumere nel Seicento, a vantaggio del circolo o del caffè, che a loro

volta sono stati, poi, meno frequentati.

La vita professionale e la vita familiare hanno soffocato l'altra attività

che in altri tempi invadeva invece tutta la vita: quella dei rapporti

sociali.”

L'autore arriva in conclusione a pensare che il sentimento di famiglia

e la socievolezza non siano mai stati compatibili e dunque non

potessero svilupparsi se non una a discapito dell'altra.

Conclusioni

L'opera di Ariès è un contributo importante per la scoperta di quel

“sentimento dell'infanzia” che è venuto a delinearsi secondo le sue

ricerche dopo il Medioevo.

Ciò non significa essenzialmente che prima di quel periodo l'infanzia

non fosse esistita, ma piuttosto che essa non era stata ancora

riconosciuta e valutata come una fase precisa e distinta dell'esistenza

umana.

Come si è visto, il riconoscimento dell'età infantile secondo l'autore si

sviluppa in concomitanza di una serie importante di fattori che egli ha

sottolineato, come la diminuzione della mortalità infantile, la graduale

trasformazione delle istituzioni scolastiche, il sempre più costante

ritiro della famiglia da una più ampia rete di relazioni sociali e che

vede in essa l'affermarsi della centralità del bambino.

Perciò, quello che emerge dalla lettura di questo libro, oltre al

racconto di storie di vita, costumi ed usi di un tempo che fu, è la

consapevolezza che il concetto di famiglia come lo viviamo e lo

percepiamo oggi è relativamente “giovane”; ciò non toglie che la

famiglia sia sempre esistita, ma il significato che ha assunto non è

determinato a priori ed universale, si è evoluto e si è costruito nel

tempo insieme al sentimento dell'infanzia ed al riconoscimento del


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sil86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e dell'infanzia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Consorzio Università Rovigo - Uniro o del prof Merlo Giordana.

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