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Alcuni gruppi sono apertamente situati in margine alla legge e altri nettamente votati alla delinquenza. C’è in primo

luogo il il gioco d’azzardo che è un gioco coi dadi. Dappertutto c’è chi si dedica con passione in casa, in certi

giuoco,

luoghi tollerati (fiere, mercati) ma, più ancora, in forma clandestina, ovunque uno spazio possa accogliere e dissimulare

alcuni giocatori e un lumicino: mercati deserti, logge, rientranze di una porta, stradette, rive di fiumi… Nello stesso

quadro, ma con una colorazione più intensa, il privato pittoresco e crudele ma spesso sottoposto a regole molto precise

delle apertamente e per lunghi periodi compagnie di ventura, bande di briganti. La vita al

bande fuori della legge:

campo, il gioco, le prostitute: un privato sostitutivo si costruisce da cima a fondo, del tutto al di fuori delle norme

abituali della vita familiare, anche se improntato alla sua nostalgia.

CONGIUNGERE DELL’ETÀ E DEI SESSI

Tutti questi ambienti a incastro (ménage, lignaggio, parentela, amici, vicini, compagni, privati segreti) che circondano

l’individuo lo introducono in un rapporto di familiarità con centinaia di persone. Vivere nel XV sec. è vivere

familiarmente in mezzo a bambini, anche se in numero decrescente nel corso delle generazioni; è anche frequentare

assiduamente persone anziane e starle a sentire; è infine (in un ambiente dove la rarefazione delle donne ha creato uno

squilibrio) parlare molto delle donne ma far prevalere punti di vista maschili.

► A CASA PROPRIA

I TIPI DI ABITAZIONE

Un po’ dappertutto in pianura l’alloggio e dei sembra più che sommario, con muri di

dei salariati piccoli coltivatori

fango e paglia, tetto di stoppie e dimensioni spesso ridotte (4 o 5 metri x 8 o 10). Basse, affumicate, vacillanti e talvolta

in rovina, queste case non assicurano né riposo né intimità.

Le fattorie toscane per i o i hanno spesso un aspetto migliore: un materiale più solido per mura

fittavoli mezzadri

(pietra o mattoni) e tetto (tegoli), dimensioni più ampie in larghezza ed altezza (10 o 12 metri x 5 o 6, con 5 metri di

altezza) le rendono più abitabili. Lo spazio interno è in genere diviso in diverse stanze tra cui una cantina, una sala, una o

più camere, oltre a logge dove lavorare all’esterno.

Nelle borgate e nei villaggi fortificati, dove l’affollamento dentro le case è di regola, le condizioni di alloggio sono

diverse. La disparità degli alloggi, come quella delle fortune, è più accentuata in città. Nelle città, almeno in quelle più

importanti, c’è uniformità nei materiali usati. Le costruzioni in legno, così diffuse nel XII sec., comportano un notevole

rischio d’incendio. Nel Trecento non sono del tutto scomparse né a Firenze né a Bologna, Siena, Genova o Venezia, ma

dappertutto si afferma l’abitudine di costruire con materiali più solidi (mattoni o pietra). Questa standardizzazione dei

materiali non porta con sé quella delle case né soprattutto quella delle condizioni abitative.

Abitare in città per la o per quella che versa in condizioni precarie significa doversi accontentare di un

gente povera

alloggio molto semplice, spesso malconcio, più modesto di quelli della pianura. Appartamenti bui, scomodi (spesso

senza cucina), confinati sulla corte per riservare la facciata agli occupanti più agiati, e spesso costituiti da 1 o 2 stanze,

magari su piani diversi. I poveri si affollano anche, e forse soprattutto, in quartieri, strade, edifici che sono loro propri.

Aggiungasi che a questo livello si tratta di locazioni. La povertà riduce lo spazio privato, comprime la famiglia

obbligandola in pari tempo a spezzare le solidarietà private più ampie (amici, vicini) proprio nel momento in cui

Non restano allora che le clientele, legami più elastici e indifferenti al luogo dove si abita, ma

stanno per formarsi.

legami che creano una maggior dipendenza, anche se l’ingresso dei poveri nelle ricche clientele resta problematico.

Artigiani, bottegai, tutta la della città italiane in genere vive in alloggi più spaziosi e decorosi. Il cuore è

media borghesia

formato da sala e camera, ma ci si trovano anche dei comodi supplementari: una cucina sempre più spesso inserita nella

casa (e non nella corte), anche se a volte relegata in un soppalco dell’ultimo piano; spesso c’è anche una corte, un

giardino, una cantina, una scuderia, un pozzo privato, ecc… Soprattutto, e questo è il vero lusso, il dispone di 2

ménage

o più camere, distribuite tra i piani (se si tratta di una casa) o ricavate mediante tramezzi da una stanza più spaziosa. Le

sale sono collocate preferibilmente in facciata, le camere (soprattutto delle donne) dal lato della corte.

La e la hanno alloggi più lussuosi. Nel XIII sec. le case fortificate,

borghesia molto facoltosa delle arti maggiori nobiltà

così prive di spazio e di comfort, fiancheggiate da torri protettive, lasciano il posto a case più aperte e spaziose.

Costruite come quelle della media borghesia in mattoni o in pietra, se ne distinguono per le dimensioni della facciata e

delle sue aperture, per una disposizione interna più spaziosa e per i dettagli che le abbelliscono: oggetti vari in ferro

battuto (anelli, lanterne, ganci), colonnine di marmo alle finestre o vaste aperture a tutto sesto, smerlature…

Questo tipo di abitazione, un po’ impropriamente chiamata palazzo, continua ad essere costruito. Per quanto ne

sappiamo da inventari posteriori al 1375, la disposizione interna degli ambienti appare davvero variata e articolata.

la casa del fiorentino Iacopo di Rosso comprende, stando al suo inventario del 1390, 5 stanze abitabili più dei vasti

ES. locali di disimpegno.

Queste disposizioni, così variabili, sono caratterizzate dalla diffusione e dall’importanza di elementi nuovi almeno per la

loro ampiezza e simultaneità: l’uso privato del pianterreno; la profusione di ambienti riservati e di servizi adatti ad

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assicurare alla famiglia maggiore autonomia e comfort; lo slargarsi su 2 piani della vita della famiglia; la valorizzazione

della corte come centro estetico e festivo della dimora. La costruzione, o più spesso la ristrutturazione, di case vaste e

ricche continua alla fine del Trecento e Quattrocento. Spesso le nuove case rispondono a una concezione più grandiosa.

il palazzo abitato nel XV sec. dai fratelli Da Uzzano conta 30 stanze (9 a terreno, 10 al primo piano, 11 al secondo)

ES.

Queste abitazioni rispettano il tessuto urbano: il loro piano, spesso sbilenco, si adatta alla forma della particella dove

sorgono. Le facciate seguono l’allineamento generale senza nessuna netta distinzione dalle case intermedie e senza

nulla che per lo meno le isoli. Al loro pianterreno sopravvivono o ricompaiono delle botteghe.

Dal 1440 in poi sorgono dei palazzi che i costruttori vogliono veder spiccare decisamente sul vecchio tipo: costruzioni

costose, di grande prestigio. Isolate, circondate da strade che spesso fiancheggiano direttamente su 2 o 3 lati, si ornano

di facciate con elementi decorativi. Prive di botteghe, le costruzioni sono interamente destinate allo spazio privato,

immenso, magnifico, con giardino e bel cortile, ma chiuso in sé stesso e protetto dal mondo esterno dall’altezza delle

finestre, dei muri. La vasta corte circondata dai portici costituisce il cuore dell’abitazione verso cui tutto converge.

Contrariamente a ciò che suggerisce l’architettura maestosa, questi palazzi non sono più abitabili degli altri, e talvolta lo

sono di meno: una parte considerevole dello spazio privato è lasciata alle corti e ai giardini, e le dimensioni delle stanze

abitate, smisuratamente elevate e grandiose, impediscono di moltiplicarne il numero nello spazio rimanente.

LA SISTEMAZIONE DELLA CASA

Le stanze uniche dei poveri servono a tutti gli usi. Il binomio sala-camera sembra fondamentale dappertutto. Il numero

delle stanze cresce con l’agiatezza, la loro funzione si diversifica e le stanze si distribuiscono nei vari piani. I locali di

deposito e di servizio sono installati al sottosuolo o al pianterreno; il loro accesso è sotto i portici del cortile, che dà sulla

strada attraverso l’ingresso a volta, l’androne. Dove non ci sono botteghe, le stanze che danno sulla strada possono

anch’esse eventualmente essere destinate a camere. Ma lo spazio della vita quotidiana si dispiega ai piani superiori. Il

primo piano, il piano nobile, comprende le stanze più prestigiose, la camera dei padroni, l’anticamera, eventualmente la

sala d’armi, lo studio e il salone. Che la casa sia divisa e affittata piano per piano o che una famiglia formata da molti

nuclei la occupi per intero, a ciascun piano può delinearsi o organizzarsi un privato separato.

La casa contadina, anche quella di un proprietario agiato, colpisce per la

Il comfort del mobilio è un privilegio cittadino.

povertà di oggetti ridotti al minimo. Le famiglie povere che si sono stabilite in città utilizzano un mobilio altrettanto

rudimentale e spesso preso in affitto. In città l’arredamento delle stanze ha più importanza: arricchirsi, fare dei passi

I poveri appendono i loro stracci a lunghe

avanti in società, significa tra l’altro aver cura del proprio arredamento.

sbarre che corrono a mezza altezza lungo i muri nudi della loro camera. Dove c’è agiatezza, invece, ci sono i cassoni.

Il mobilio delle è in genere costituito da 1 o 2 tavole, da rare panche e sgabelli. A questi elementi di base (che a

sale

volte mancano, certe sale sono assolutamente vuote) si aggiungono occasionalmente un po’ di stoviglie, delle provviste

e qualche oggetto disparato. Le sale, a volte usate come depositi provvisori, si animano d’estate o per i ricevimenti.

Dalle si sprigiona l’impressione opposta, quella di un uso costante e multiplo, di calore e di vita. In primo luogo

camere

uso notturno: la camera è per eccellenza il luogo del sonno e del riposo, persino ostentato, a volte monumentale. In

campagna come in città, il è il mobile base, che regna incontestato. Disporre di un semplice giaciglio o di un

letto

pagliericcio è indizio di grande povertà: la prima spesa in fatto di mobili (sostenuta dal padre dello sposo) è consacrata al

letto matrimoniale. L’incastellatura è in genere in legno, talvolta in terracotta, e di una larghezza che oscilla tra 1.70 e

3.50 metri. Il corredo completo di ogni letto comprende in genere un pagliericcio, un materasso, delle coperte, un paio

di lenzuola, un copripiedi, dei cuscini e talvolta dei “piumacci”, cuscini, lenzuola e copripiedi di ricambio sistemati vicino.

La camera è animata anche durante il giorno, in mille occasioni e in tutti i momenti. Panche, sgabelli rotondi, anche

tavole, molteplici cassoni invitano a sedersi in compagnia. Per discorrere, lavorare, pregare. Questo ambiente, così

legato alla vita dei padroni e alla loro sorveglianza, si impone d’altra parte come il luogo sicuro, il ripostiglio dove si

ordinano, si ammassano, si proteggono i propri tesori dentro i cassoni. Tutto è riposto, pochi gli oggetti sparsi. Pochi

ninnoli, pare, per conferire la nota originale alle camere trecentesche. Solo più tardi se ne diffonde la moda.

IL “COMFORT” PRIVATO

Inventari e descrizioni parlano costantemente di serrature, spranghe. Si fa molta

Lo spazio privato è uno spazio vietato.

attenzione alle intelaiature di porte e finestre, in città come in campagna. Nei villaggi della regione di Lodi le case rurali

sono provviste di solide intelaiature. Le più ricche, in pietra, sono provviste di porte in legno rinforzate da montanti

trasversali e tutta una serie di dispositivi permette di chiuderle ermeticamente. Le finestre sono tutte provviste di scuri

massicci, sprangati e spesso muniti di sbarre di ferro. Nelle stesse zone le capanne paesane, molto più numerose, sono

anch’esse provviste di porte di legno munite di spranga o di una serratura. Ma lo sono in modo meno accurato.

In città sono abbandonate le case-torri, in cui uomini e donne per entrare devono arrampicarsi su scale fino a porte

collocate a mezza altezza (XIII sec.). Ma la vigilanza è ancora di rigore. Le nuove case cittadine borghesi sono chiuse da

porte a 2 battenti rinforzati da sottili tavole di legno fissate da una quantità di chiodi a testa molto larga. La loro

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chiusura è assicurata da una barra orizzontale interna e da una serratura che si chiude a chiave e che può essere

completata da un catenaccio. Nelle case dove l’esistenza di stanze al pianterreno comporta la creazione di finestre,

queste sono munite di inferriate, soprattutto quando sono aperture ridotte destinate a dare aria e sprovviste di scuri.

La prima preoccupazione è di difendersi dalle correnti d’aria che

La casa ha il compito di proteggere dalle intemperie.

spazzano le stanze e la difesa più antica è quella degli all’interno chiudere le imposte significa creare un riparo

scuri →

dalla luce e dalla pioggia; ma non dal freddo. Si comincia a parlare di o negli anni 1390-1400. Gli

sportelli gelosie

sportelli tuttavia non eliminano tutti gli inconvenienti degli scuri (semi-oscurità, correnti d’aria, …).

Un dispositivo più elaborato pare si diffonda lentamente: le A Firenze se ne scorge meglio la

finestre impannate.

diffusione (1370-80) negli ambienti ospedalieri. È una tela di lino impregnata d’olio per diventare traslucida inserita in

un telaio; il telaio viene bloccato nell’apertura della finestra di cui ha le dimensioni, per chiuderla senza accecarla. I

palazzi fiorentini della fine del Quattrocento ne fanno grande uso, soprattutto per le stanze nobili, sale, camere, uffici.

Le non sono molto più tarde. Se ne dà notizia a Bologna nel 1331, precisando che sono protette da un

finestre con vetri

intreccio di fili di rame. Il vetro, ricordiamolo, si presenta in piccole forme rotonde riunite da un reticolo di piombo.

Il procedimento meno

Resta da risolvere il problema della notte e delle poca luce dovuta all’addossarsi delle case.

costoso è la sistema di illuminazione nelle campagne dove si sono trovati dei mortai per frantumare il

candela di sego,

sego. Gli inventari contadini registrano anche le Ma solo la luce del può illuminare tutti i visi ed

lucerne ad olio. focolare

i gesti della comunità familiare. Il fuoco, il focolare è il grande centro di raccolta della notte contadina.

Le case di città, quelle dei borghesi, sono molto meglio equipaggiate, superiorità dovuta soprattutto alla profusione di

(lampade ad olio, lanterne, portalampade, candelieri multipli). Diversamente dai lumini campagnoli, i grandi lumi

lumi

delle case borghesi consentono di illuminare in una camera o in una sala le conversazioni e le riunioni delle famiglie o

delle brigate cittadine. Altri fanali fiammeggiano agli angoli dei palazzi più grandi.

Nelle campagne toscane del Tre e Quattrocento il destinato agli alimenti rappresenta l’unica fonte di calore.

fuoco

Focolare semplice, rustico, rudimentale, preparato direttamente sulla terra battuta, con qualche mattone per supporto.

Il fuoco è meglio adattato alle esigenze domestiche nelle città in cui il camino murale, con la sua cappa, il suo condotto,

il suo sfogo esterno non è più una novità nel XIV sec. Tuttavia non tutti ne godono allo stesso titolo né così presto. Certe

case, troppo strette o troppo poco solide, sono meno adatte ad accogliere il camino.

La diffusione del camino a muro si sviluppa nel Quattrocento. Le città ne sono investite le une dopo le altre. La tecnica è

abbastanza familiare ai muratori perché lo si faccia installare in parecchi ambienti di uno stesso appartamento.

IL DECORO DOMESTICO I tengono a casa il vestito da lavoro che dal XIV al XV sec. può variare

Il privato esclude il fasto nel vestire. contadini

attenendosi alla lontana alla moda cittadina, ma il cui tessuto preferito resta il stoffa grossolana bruna o

romagnolo,

grigia. Usare ed esibire i propri abiti festivi significa mescolarsi a una società esterna al privato in senso stretto. Anche in

ci si veste semplicemente in casa e nei rapporti confidenziali: i vestiti nuovi sono per i giorni di festa, quelli già

città

portati per la vita di tutti i giorni, quelli molto sciupati per casa.

Per casa una di qualunque ceto, si contenta della (XIV sec.), cioè di una tunica di lana, semplicissima e

donna, gonnella

provvista di maniche (staccabili dopo il 1450) che si infila sopra la una lunga camicia di lino o di cotone. Vestita

camicia,

così attende alle faccende di casa e fa anche nel vicinato le commissioni frettolose o le visite molto informali (quando

non porta un indumento supplementare per ripararsi dal freddo). Ma quando si esce dal privato in senso stretto per

toccare, anche alla lontana, la vita di società e gli aspetti rappresentativi, restare in gonnella sarebbe di cattivo gusto.

Allora si aprono i cassoni per estrarne gli abiti più ricchi destinati a conferire distinzione personale e sociale.

La vita in casa ammette una libertà anche più disinvolta: nonostante le raccomandazioni dei moralisti, lasciare

parzialmente o totalmente esposta la propria nudità, in certi momenti della vita privata, è una cosa che non urta.

Ciò che la tenuta di casa ha di semplice e anche di trascurato non deve nascondere la fresca gaiezza, animata o colorata

che le famiglie cercano spesso di conferire alla loro abitazione. L’elemento gaio può essere un fiore, un mazzolino, una

pianta, un uccello in gabbia, un gatto, un cane, un’oca o una scimmia. Agiatezza e fortuna permettono di spingersi più in

là e di ornare e rallegrare in modo più duraturo con le stanze principali. Solo i campioni di dimensioni più

tappezzerie

modeste con cui si coprono tavoli, sedili o panche sono di uso corrente e abbelliscono i momenti di vita strettamente

privata. I pezzi più grandi e gli arazzi, destinati alle pareti, alle testiere dei letti, alle porte, sono usati meno spesso: si

tirano fuori dai cassoni, dove sono riposti, solo nei giorni di festa. Accompagnano rialzandone il tono le ricche vesti, i

cosmetici, i gioielli, tutto il fasto di cui il privato si ammanta per esibirsi. Le o che dalla fine del

pitture, affreschi tempere

XIII sec. ornano le stanze in modo stabile e meno costoso delle tappezzerie sono anche più strettamente legate a un

privato di cui sono testimoni indefettibili. La moda e il modico costo hanno diffuso largamente affreschi dai motivi

semplici che hanno invaso le corti interne, la galleria a mezza altezza, le sale, le logge e perfino le latrine. Ma le infinite

possibilità della pittura si esprimono più ampiamente negli interni davvero facoltosi dove, dal Trecento in poi, si

diffondono le scene figurate: sono in voga specialmente gli alberi, elegantemente isolati su pannelli, ma anche i giardini

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pieni di fiori e di uccelli, e infine i personaggi, riuniti nelle scene di gioco, di caccia, o negli episodi di una storia cortese.

IL PRIVATO E I SUOI COMPITI ALIMENTARI

Un padre di famiglia accorto ha il dovere di premurarsi contro i rischi dell’approvvigionamento mettendo insieme

Paolo da Certaldo (XIV sec.) insegna a tenere costantemente in casa grano per 2 anni e altrettanto olio.

delle scorte.

Beninteso la povera gente non può uniformarsi a questa regola di prudenza, e numerose sono le famiglie di contadini

che, specie durante le carestie, vedono in erba il loro grano. Ma la minima possibilità di risparmio è messa a profitto per

cominciare a riempire, al prezzo più favorevole, i cassoni delle provviste. A questo fine sono previsti dei locali. I cassoni

per riporre i cereali sono allineati nelle sale, o piuttosto nelle camere, ma si ripongono sempre le botti in cantina

(“cella”, “volta”), locale sistemato al pianterreno di ciascuna casa borghese.

Dalla cantina alla tavola, naturalmente, gli alimenti devono subire una preparazione. La maggior parte degli

appartamenti e tutte le case borghesi dispongono di Diversi motivi le hanno confinate nelle soffitte (paura del

cucine.

fuoco, del fumo, degli odori), ma è possibile che per comodità se ne siano anche installate ai piani nobili. Nella cucina si

contano più oggetti, più variati e forse anche più costosi che in molte sale. Vi si trovano casse, madie, armadi, mensole,

utensili. La buona tavola raddolcisce gli umori del padrone di casa, ma è anche, quando il privato si apre al pubblico, una

delle armi principali dell’esibizione riuscita.

Questo progresso del comfort privato relativo alla vista e alla bocca è facilitato dal miglioramento dell’alimentazione

privata dal punto di vista del Il pozzo pubblico scavato ai crocevia e sulle piazze e mantenuto a

rifornimento dell’acqua.

spese dei vicini è d’uso comune del Duecento. Ma l’acqua che vi si attinge spesso non è sufficiente e non è sempre

buona, e l’acqua del fiume, quando ce n’è uno, non è migliore. Alcuni comuni, preoccupandosi di modificare le cose,

hanno preso l’affare nelle loro mani e hanno creato cisterne, canalizzazioni sotterranee, fontane pubbliche.

► C

OME VIVERE INSIEME

LE OCCUPAZIONI COLLETTIVE NEL PRIVATO FAMILIARE

A Firenze gli artigiani per lo più sono locatari dei loro laboratori e abitano altrove in città. Ci sono tuttavia alcuni mestieri

che per tradizione si esercitano a domicilio, come la tessitura e il filare. In campagna il quotidiano lavoro agricolo che si

esegue in famiglia non si separa dalla vita privata. Lavorare insieme in casa è invece situazione poco frequente in città.

La è la prima occasione opportuna di incontrarsi: toilette dei bambini, sorvegliata dalla madre, ma anche toilette

toilette

degli adulti, che non sempre ci si fa da soli né sempre di buon mattino. È normale che una donna aiuti il marito nelle sue

abluzioni. Le matrone pregano le domestiche di vestirle, imbellettarle, lavarle (almeno per quanto riguarda i piedi), e il

mutuo spidocchiamento è così diffuso tra le signore e le famiglie di Ravenna che una disposizione del XIII sec. deve

vietare di uscire in pubblico, sotto i portici, per dedicarcisi.

Con meno intimità ci si ritrova anche ai mangiare insieme è a un tempo un ideale (ricordato dall’Alberti) e una

pasti:

realtà. I novellieri ci presentano come un fatto normale che i mariti mangino con la moglie; probabilmente i bambini che

hanno raggiunto una certa età completano il giro della tavola. I domestici no, salvo forse in qualche caso (in campagna e

negli ambienti modesti).

Cominciano infine le che si aprono dopo cena per gli incontri familiari. Stare a veglia significa conversare e i

veglie

moralisti si lamentano del carattere sguaiato delle conversazioni private. Dalla conversazione si passa al Ai dadi

giuoco.

(ma sono guardati male), agli scacchi, più tardi alle carte. La struttura stessa delle case, ammobiliate e riscaldate in

modo non uniforme, si presta alle riunioni e veglie collettive. Una coppia e i suoi figli (la famiglia coniugale in senso

stretto) si riuniscono nella camera, più intima e accogliente. La grande sala delle case borghesi si apre soprattutto alle

persone più numerose del gruppo dei parenti e dei convitati.

IL “PATER FAMILIAS”

Soprattutto 2 ordini di problemi esigono una buona precisazione delle responsabilità: il patrimonio e i figli.

Nella tradizione italiana il potere appartiene prima di tutto e indiscutibilmente al Per assimilazione a

padre di famiglia.

quella del re, la sua autorità è ininterrottamente consolidata nei sec. XII-XIII dai giuristi. La è esercitata

patria potestas

sui figli ma anche sulla discendenza, qualunque siano le rispettive età. Oltre ai giuristi, anche gli statuti e le norme

consuetudinarie delle città dei sec. XII-XIV ripropongono tali idee. Il comincia con l’imporsi come il gerente

pater familias

unico del complesso dei beni del da lui governato. Gli spetta la gestione della dote della sposa (e talvolta di

ménage

tutte le doti, nuore comprese) che si trova nell’impossibilità di porre un freno alle iniziative rischiose per i suoi beni.

Unico padrone a casa sua, il marito comunica

Il padre è padrone delle cose, ma anche delle persone della sua famiglia.

alla sposa solo una parte dei segreti familiari. È lui che la forma al suo mestiere di donna, e tenuto conto della fragilità

del suo fisico e del suo carattere, non deve affidarle nella famiglia se non responsabilità minori. L’autorità conferitagli sui

figli dai testi giuridici, legislativi o morali è anche più completa. Al padre i figli devono profondo rispetto e completa

riverenza. Ogni mancanza, ribellione, offesa o negligenza sono legittimamente puniti o dal padre stesso o dalla pubblica

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giustizia. Il suo potere in materia economica è fortemente radicato anche nel mondo più modesto dei mezzadri.

La prima a farne le spese è la moglie: molti

Si vedono spesso i padri imporsi come i grandi responsabili dell’educazione.

sposi avranno inflitto alla loro giovanissima moglie attenta e intimidita i lunghi discorsi moralisteggianti e sentenziosi per

farne una perfetta padrona di casa. Ma le cure più tenere e più vigili vanno alla formazione morale e intellettuale dei

figli. La disciplina e il rispetto suscitano la soddisfazione del padrone di casa; la riottosità e l’arroganza la sua collera. La

legislazione lo autorizza a correggere i suoi e quanto ai bambini, non c’è buona educazione senza colpi: correzioni non

violente ma frequenti ottengono ottimi risultati.

il Sacchetti narra come in una famiglia di albergatori romagnoli una sera la moglie aiuti male e borbottando il marito.

ES. Un cliente, preso dall’indignazione, in seguito resta vedovo e decide di punire la donna, a sua volta rimasta vedova.

Fin dalla notte di nozze la picchia, la maltratta e lei giura con voce rotta che sarebbe stata una moglie modello

il carattere delle spose dipende esclusivamente dagli uomini. Se non sottoscrive il proverbio”che

→ sia una buona

ammette che per la moglie carogna ci vuole il bastone.

moglie o una carogna, ogni donna ha bisogno del bastone”,

SPOSA E MADRE

Picchiate e tenute soggette, le donne conservano tuttavia nella famiglia un potere che, se sono dotate di personalità,

può spingersi molto in là e che le riflessioni umanistiche in parte consolidano. Autorità per delega e sotto controllo

La donna per i moralisti deve limitarsi alla casa, ma in casa occupa il primo posto.

talvolta minuzioso, ma del tutto certa a livello di discussioni e decisioni quotidiane, e senza star sempre sotto l’occhio

del marito: è libera, per es., quando lui viaggia. Educazione dei figli, sostegno del marito e della famiglia, porta aperta ai

bisognosi, pace e buon accordo: presentare la donna come la vera garanzia del privato, ecco l’inizio di una riflessione

morale nuova sul senso e la finalità del lavoro domestico femminile. Nel quotidiano scorrere di una lunga vita coniugale,

quando una moglie ha carattere (e lo ha cattivo) e la lontananza del marito la obbliga a 1000 iniziative o decisioni, si

stabilisce un certo equilibrio a suo vantaggio. La brutale rottura del rimaner vedova la trova in posizione migliore per

affrontare lo choc delle sue nuove responsabilità (gestione, educazione), uguali in tutto e per tutto a quelle di un uomo.

Più giovane del marito da 7 a 10 anni, sposata a 16-18 anni,

La donna si realizza soprattutto nell’educazione dei figli.

occupa tra la generazione del padre e quella dei figli una posizione intermedia. La sua influenza come educatrice è

grande, eccessiva per certi moralisti: guardarsi dalla mollezza di un ambiente troppo femmineo.

Nel esiste una gerarchia teorica, idealizzata dai moralisti, anche se smentita nella realtà, in cui il padre ha la

ménage

preminenza sulla madre. Un es. è dato dagli appellativi: mai un marito dà del alla moglie, la moglie sì e se il marito ha

voi

un titolo (messer, maestro…) si guarda bene dal dimenticarlo.

TUTTAVIA UNA COPPIA

Ma questa gerarchia di dignità e deferenza è spesso alterata, specie nel popolino. Tutte le mogli danno del senza

tu,

cerimonie, ai mariti, e li apostrofano con crudezza e senza peli sulla lingua. Il sembra di fatto limitato a certi ambienti

voi

nobili o patrizi fedeli alla loro tradizione, o deliberatamente arcaicizzanti. Il dei figli sembra invece più diffuso, ma si

voi

ha l’impressione che si rivolga ai 2 genitori in blocco, e altrettanto dicasi per gli altri segni di riguardo (riverenze,

rispettoso silenzio, inchini…).

► I ’

L PRIVATO PERCONALE NELL AMBITO DEL PRIVATO FAMILIARE

A OGNUNO IL SUO COMPITO

Giannozzo d’Alberti avverte la moglie che deve distribuire a tutti un compito per cui ciascuno sia tagliato. Nell’alta

borghesia si tratta dei domestici, ma i membri delle famiglie modeste procedono tra loro a questa distribuzione,

specialmente in campagna.

UNO SPAZIO ADATTO ALL’ISOLAMENTO

Questa diversificazione delle attività si manifesta nel momento in cui scopriamo un gusto più accentuato per l’intimità

personale in seno alla stessa famiglia. Si trova la conferma di questo bisogno nella disposizione e nell’uso degli spazi

privati: le stanze dell’alloggio aumentano di numero, a vantaggio delle camere che si chiudono a chiave o col catenaccio,

ostacolo anche più inviolabile.

Boccaccio ci presenta gli addii di un marito geloso e della giovane moglie infedele. Il geloso dice (e mente) che se ne

ES. va altrove (in realtà si nasconde) quindi la sposa metterà accuratamente il catenaccio alla porta sulla strada

1)

(immette nello spazio destinato alle cose e agli ospiti) a quella del mezzanino (immette nello spazio per la famiglia)

2)

a quella della camera (immette nello spazio per la coppia).

3)

INTIMITÀ DELLA COPPIA

La camera coniugale è piena di calore e gli sposi vi si intrattengono spesso, per es. la sera dopo cena. Il marito istruisce

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la giovane moglie che lo ascolta deferente, lei gli lava i piedi, lo spidocchia. Si parla delle cose di casa, dei bambini, si

continuano a 2 i discorsi della veglia in famiglia.. Cominciano i preparativi per la notte (la preghiera), gli sposi si mettono

in libertà: il marito in maniche di camicia, la moglie più o meno svestita, se non nuda sotto la camicia, sbrigano le ultime

faccenduole. È l’ora del sonno o delle tenerezze e i preliminari hanno la loro importanza.

La promiscuità che regna nelle più povere capanne contadine (una stanza sola, se non un solo letto per tutta la famiglia)

deve aver profondamente mutato la maniera di vivere l’intimità della coppia e il pudore dei figli.

A OGNUNO LA SUA CAMERA

Nelle case borghesi il moltiplicarsi delle stanze permette spesso che vi sia una camera per gli scapoli e talvolta una per

ciascuno dei componenti della famiglia. Queste camere individuali sono arredate come quelle dei padroni di casa o

quasi: porta con chiavistello e catenaccio, cassoni con serrature, lumi, panche, sgabelli, talvolta un’immagine o un

focolare, e letto completo di tutto l’occorrente.

Alberti raccomanda agli sposi di avere ciascuno la propria camera (per evitare ai 2 di disturbarsi a vicenda) unite da una

porta. Una stanza propria, riscaldata e silenziosa, è indispensabile per un vecchio. Alla camera potrà essere annesso uno

luogo segreto e sacro, dove il padre fra l’altro redige le sue gelosamente riservate ai suoi discendenti.

studio, Memorie,

Anche la sposa ha i suoi momenti di solitudine, a volte forzata, a volte voluta. Per es. in caso di malattia, di parto… Nella

prospettiva di personale santificazione che certe patrizie (e/o il loro direttore spirituale) si propongono, la camera,

spazio mistico, tiene luogo di cappella, di cella di clausura e di rifugio contro il mondo.

toccata dalla grazia dopo una giovinezza peccaminosa, s.Margherita da Cortona si isola in camera sua per piangere

ES.

Altre donne, meno pie e meno ostili al mondo, trovano per questo recinto del loro privato usi più umani. La camera è in

La sposa nella sua

primo luogo il centro dei sentimenti e dei segreti, delle attività legate alle proprie responsabilità.

camera è meno sola del marito nella sua: figli, figlie, domestiche, balie formano una corte indiscreta e ingombrante che

tuttavia la tiene occupata, l’aiuta, le dà conforto.

IL POSTO DEI BAMBINI e passano i primi mesi

I bambini piccoli sono in genere affidati a balie che per lo più non vivono nella casa dei padroni,

(a volte più di 18) lontano da casa. Quando tornano hanno le loro culle, collocate vicino o sopra il letto. La culla pare

entrare nel privato della madre solo dopo che il bimbo è stato svezzato e insieme a lui; ne sparisce appena viene

promosso agli onori del letto, cioè molto presto. In ambiente popolare e contadino la mortalità dei lattanti è

considerevole durante le epidemie di peste (1348-1430). Poi, soprattutto dal XV sec., l’infanticidio (per soffocamento)

non è più un fatto eccezionale e i casi di abbandono diventano abbastanza numerosi da determinare la creazione di

ospizi, generando a sua volta nuovi casi di abbandono. Nei riguardi di un bambino in grado di camminare e di parlare

l’atteggiamento cambia: ha i suoi giochi e non gli si nega la tenerezza, ma come divide la camera ed il letto dei fratelli

maggiori, così ne divide occupazioni e preoccupazioni. Più è povero, prima vien meno la spensieratezza infantile.

ADOLESCENTI E “GIOVANI”

Crescendo, ragazzi e ragazze acquistano una personalità: molti lavorano per tempo. I giovani celibi non hanno tutti

diritto a un letto personale. L’uso di dividere il letto è diffuso tra i poveri ed in campagna, mentre avere il proprio letto

sembra cosa naturale dagli artigiani in su. Questo inizio di privato giovanile non smembra il privato familiare. I figli

cresciuti sono utilizzati dai loro genitori, sbrigano dei servizi. Naturalmente servizi, vita di tutti i giorni, vita professionale

sono sotto il controllo dei genitori, soprattutto quando si tratta di ragazze.

La pressione familiare si fa più accentuata in occasione del matrimonio. Vari i problemi da affrontare: sposarsi o no? (la

famiglia deve dire la sua per ottenere o strappare il consenso del ragazzo o ragazza) e soprattutto con chi?

Nonostante tutto ci sono occasioni in cui rimasti celibi riescono ad ammorbidire o ad allentare l’autorità

i figli adulti

paterna, e in cui recuperano parzialmente le loro autonomie o sono associati all’autorità del Raggiungono

pater familias.

più facilmente lo scopo quando i giovani possono unirsi ad altri gruppi che costruiscono altrettanti succedanei del

privato: confraternite, bande giovanili, apprendistato delle botteghe. Per le la speranza di un’emancipazione

ragazze

attiva è tenue, quasi inesistente. A meno che non si rifugino nella preghiera, nel misticismo o nel rifiuto del matrimonio.

INVECCHIARE IN CASA PROPRIA E IN CASA D’ALTRI

La vecchiaia è una realtà elastica: per Dante inizia a 45 anni, per Palmieri a 56. La vera vecchiaia, la nostra, si colloca per

costoro a 70 anni. I memorialisti insistono perché si ascoltino con attenzione e se ne curi il comfort della camera. Nella

realtà l’atteggiamento della famiglia di fronte ai vecchi è più ambiguo. La situazione delle è certo più

donne vecchie

dura. Le vedove giovani hanno potere ed autorità, che devono tuttavia dividere con i tutori dei loro figli, spesso i fratelli

stessi del marito. Ma sono poche. La posizione delle vedove alla testa delle famiglie si deteriora quando sono più

anziane, caso di gran lunga più frequente. Invecchiare, per una donna, significa affrontare la vedovanza, l’isolamento e

15

la povertà, a meno che non trovino un misero ricovero in casa di un figlio. Significa vedere smembrarsi intorno a sé il

privato domestico. Significa, almeno nella casa che lo accoglie, sentirsi importuna, abbandonata, un oggetto tra gli altri.

IL PRIVATO DEI SERVITORI

Nel XV sec., nelle famiglie borghesi, i servitori sono pochi, molti meno rispetto al XVI sec. Il fatto di essere giovani è un

punto a favore: domestici di età vicina a quella dei bambini di casa sono trattati come loro. Con severità (si picchiano)

ma, per quanto è possibile, con giustizia, addirittura con magnanimità. Così almeno consigliano di fare i memorialisti.

Questi giovani sono adibiti a funzioni diversi, come sottolinea il vocabolario, ed è probabile che la diversità di funzione

comporti una diversa penetrazione di ciascuno di loro nel privato familiare.

A Firenze, alla fine del Trecento, i padroni offrono ai loro domestici un alloggio decente; spesso è riservata ai domestici

una camera accanto alla cucina o altrove. Questa camera talvolta serve da sgombero, ci si possono ammucchiare gli

oggetti più vari, ma c’è sempre un letto completo di tutto l’occorrente e spesso delle sedie. Le cose del letto e tutta la

biancheria dei domestici, più ordinarie e spesso più vecchie di quelle dei padroni, sono riposte nei cassoni della padrona.

Sorvegliati, talvolta puniti, i domestici hanno tuttavia diritto a modi gentili. Si stringono dei legami di reciproco affetto,

specialmente con le balie. Ci sono servitori che si affezionano, invecchiano in una casa, e il padrone non dimentica di

ricompensare questo attaccamento nel suo testamento.

L’inserzione dei domestici nel privato è troppo artificiale per aver luogo senza inconvenienti e per durare a lungo. I

padroni si lamentano per i domestici incapaci, pigri, sornioni e ladri, per le domestiche troppo civette o laide. Se

potessero i domestici rimprovererebbero ai padroni brutalità, tirchieria, lascivia… In genere un domestico si assume con

contratto notarile, in cui è prevista la durata del servizio (fino a 6 anni). In realtà il contratto non è né praticato né

rispettato dappertutto. Le domestiche restano allo stesso servizio fra i 3 e i 6 mesi, il soggiorno medio è di 4 mesi, e il

servitore si rivela un testimone privo di benevolenza la cui indiscrezione può divulgare parecchi segreti.

GLI SCHIAVI DOMESTICI

Una categoria inferiore di servitori coesiste nelle grandi case coi domestici liberi: gli Per più del 97% sono donne,

schiavi.

quasi tutte occupate come domestiche e spesso preferite alle domestiche libere per ragioni d’economia. Al momento

d’acquisto sono ancora giovani (spesso meno di 23 anni) e del tutto prive di orientamento: in casa tutti le sgridano, le

picchiano. Poi passano i mesi e, nonostante i colpi, diventano più sicure di sé e hanno una posizione di maggior rilievo,

soprattutto nella misura in cui si insinuano più a fondo nel privato della padrona. Infatti, senza sfuggire alla tutela

Alcune vengono prese come balie.

generale, le schiave dipendono prima di tutto dalla signora.

Anche alle schiave accade di costruirsi, in seno al privato familiare, un privato personale, impresa facilitata dalla durata

del servizio che, se non viene rivenduta, può legarla per lunghi anni a una stessa famiglia, contrariamente a ciò che

avviene per le domestiche libere (ma non sempre è così). Molte schiave sono relegate sotto il tetto, ma (soluzione già

preferibile) si può anche alloggiarle nella sala dove il loro letto sta accanto alla legnaia e a materiale da costruzione.

Notiamo che vi dormono da sole. Altre hanno diritto a un alloggio più decente, a una vera camera. Questa presenza

inserita nell’intimità familiare tuttavia dispiace molto spesso alle famiglie che stentano a sopportare un comportamento

strano, talvolta ostile. Si condanna ciò che vi è di esotico nel loro comportamento, le lacune di una educazione mai

ricevuta, i furtarelli, le bugie, i litigi, persino l’odore. Non è possibile mantenere per tutta la vita in casa propria, in una

dipendenza di tipo infantile, adulti avidi d’autonomia, di un privato che alla fine può esprimersi solo nella seduzione, la

contestazione, la violenza o, fenomeno frequente, la fuga. Molti schiavi, in fin dei conti, vengono affrancati.

► L

E ALTRE SOLIDARIETÀ PRIVATE

IL PRIVATO ALLARGATO: UN PROGRAMMA

Negli ambienti agiati non solo aristocratici, soprattutto in città, il sentimento del privato trabocca sul parentado, con più

vigore nei confronti del nucleo dei fratelli, dei cugini primi (fratelli degli zii e dei nipoti in compagnia dei quali

germani),

si è spesso trascorsa una parte dell’infanzia. Un distingue i lignaggi come un’etichetta che attesti il loro legame di

casato

sangue. Una piccola quantità di nomi propri si trasmette nel lignaggio (o nel ramo che è il suo segmento) nel corso delle

generazioni, poiché di ciascun nome proprio si ritiene che esprima il ricordo. Un blasone comune e che decora tutto

(armi, abiti, case…) ricorda ad ognuno l’antichità (supposta), la potenza, il valore della casa. Terre, immobili, beni di alto

valore simbolico (torri, strade, piazze…) posseduti in comune mantengono una solidarietà priva di grande importanza sul

piano economico ma fondamentale per la coscienza di sé che è quella della consanguineità. Il ricordo degli avi comuni

non muore nei discendenti, e nei sec. XIV-XV tutti i mezzi sono buoni per ravvivarlo e conservarlo. Dopo il 1450 le case si

riempiono di ritratti d’antenati (dipinti e busti), a cui si aggiungono dopo il 1480 un’infinità di maschere mortuarie.

Al contrario, amici che si vedono

La parentela ravvicina, crea delle solidarietà, ma non necessariamente un’intimità.

costantemente o vicini molto prossimi sono più immediatamente e più normalmente ammessi nel privato.

16

LO SPAZIO DEL PRIVATO ALLARGATO

La semplice configurazione dello spazio cittadino e anche quella dello spazio paesano sono favorevoli al costituirsi di

Sono favoriti

legami privati in senso largo che uniscono diverse famiglie di uno stesso lignaggio o di lignaggi differenti.

in primo luogo la nobiltà ed i magnati, ma ci sono famiglie contadine che imitano i nobili: in certi villaggi toscani si

possono trovare delle vere e proprie frazioni o quartieri di paese costruiti un po’ alla volta nel XIV sec. dai lignaggi che si

ampliano per consentir loro di restare raggruppati. Si formano così delle cellule individualizzate, talvolta realmente

isolate mediante muraglie o un dedalo di vicoli, che nel XIV sec. per la maggior parte conservano ancora il loro carattere

e la loro originalità. Una solidarietà fatta di familiarità, connivenze, parentele per via di matrimonio e di interessi comuni

e che comporta incontri, discussioni, chiacchierate che si svolgono a volte nell’ambito di strutture pubbliche, ma che

restano per lo più del tutto private per le occasioni, la spontaneità, i temi molto infornali della loro conversazione.

CONQUISTA GIOVANILE DI PRIVATI DIVERSI I

La familiarità amichevole che caratterizza il privato allargato nasce dai tempi dell’infanzia e fiorisce nei giuochi.

bambini del quartiere formano delle bande di cui i ragazzi fanno parte con le bambine, senza alcun riguardo al ceto. La

solidarietà degli adolescenti, dai 12-14 anni in poi, continua quella dei bambini con accenti di maggior forza ed

autonomia. Fra questi giovani sguaiati si organizzano delle vere e proprie bande. Talvolta durevoli, queste bande

costituiscono delle stupefacenti casse di risonanza per le emozioni degli adulti e dei temibili fermenti di sommossa.

in occasione dell’esecuzione di un ghibellino, si vede una banda di fanciulli impadronirsi del corpo, trascinarlo a casa

ES. sua, tagliargli le mani, giocare a palla con queste e impedire per 4 giorni che la tomba sia chiusa.

In maniera più posata e più conforme alla vita di tutti i giorni, i giovani lavorano e si guadagnano da vivere. Il loro

ambiente professionale li inizia a un privato diverso (il padrone, la padrona, gli apprendisti della bottega o del

laboratorio dove accade loro di abitare) e il loro salario stimola i loro gusti o le loro comuni aspirazioni: uscire, vestir

bene, essere alla moda. Come dappertutto la gran parte preoccupazione dei giovani sono le ragazze: la seduzione, le

esibizioni davanti alle case, le brigate in spedizione amorosa, le serenate, le vittorie assaporate e commentate in gruppo.

Situarsi mediante il mestiere o la festa al di fuori del controllo dei genitori è già una conquista del privato personale

Crescendo, gli adolescenti non cercano veramente di

senza dubbio essenziale, a partire da quest’epoca, per i giovani.

abbandonare il mondo privato che fin li ha costituito il loro ambiente esclusivo, ma moltiplicano piuttosto esperienze di

nuovi privati con la presenza dei compagni che sostiene l’affermazione personale senza imporle delle vessazioni.

LE RELAZIONI PRIVATE DELLE FAMIGLIE

Gli spazi esterni della dimora previsti per la socievolezza (logge di consorterie, sedili nelle piazze…) sono spesso per gli

Ai più famosi ci si

uomini un luogo d’appuntamento vespertino o mattutino a cui ci si dirige quando il tempo è buono.

reca da ogni parte, ma si preferisce spesso la semplice intimità dei sedili che costeggiano le proprie case. C’è anche la

Durante il giorno ci si parla da

consuetudine di ricevere in casa propria e volentieri ci si sposta da una casa all’altra.

una porta o finestra all’altra. Poi, venuta la sera, quando il tempo non si addice alle conversazioni all’aperto, delle veglie

alla buona riuniscono presso una famiglia alcune coppie e alcune donne. La premura si fa generale attorno ai malati.

Questa solidarietà è così radicata e prevista che spesso si colloca il letto del malato nella camera al pianterreno (che

esprime per eccellenza il livello del privato allargato) per farlo stare più vicino alla porta e ai visitatori. Solo il terrore

suscitato dalle epidemie di peste annulla (salvo eccezioni) quest’assistenza. E infine, bere e mangiare insieme sono

altrettante occasioni di manifestare e mantenere più strettamente le solidarietà del privato slargato.

Negli ambienti aristocratici la mobilità propria del genere di vita (coi suoi viaggi e villeggiature) e dell’epoca (coi suoi

spostamenti davanti agli eserciti in marcia e le epidemie di peste) comporta lo sviluppo di un’intimità più completa. Si dà

ospitalità per la notte e si vedono ospiti che restano in una casa per settimane. La pratica dell’ospitalità non è esclusiva

della borghesia; anche le persone di condizione modesta, in proporzione ai loro mezzi, aprono la casa ai parenti o agli

amici. In mancanza di una camera per gli ospiti offrono un letto in una stanza già occupata, un posto in un letto che

appartiene a un altro, oppure un semplice mucchio di paglia nella scuderia.

APOTEOSI DEL PRIVATO ALLARGATO

L’apoteosi del privato allargato coincide con gli avvenimenti più degni di rilievo di una vita personale e familiare, quelli

che esaltano le solidarietà: nascite, battesimi, matrimoni, lutti, vestizioni dei cavalieri… Dal XIII sec. in poi ci sono statuti

che regolano i cortei, specialmente allo scopo di limitare gli eventuali eccessi della preoccupante follia dei parenti.

MUTUI SERVIGI

Dai alla famiglia si stabilisce tutta una rete, banale ma vitale, di consigli e arbitrati, di interventi presso le

consortes

autorità o la giustizia, di testimonianze rivolte al reciproco aiuto; altrettanti servigi che permettono a molti di

consortes

penetrare nel privato di diverse famiglie mantenendo fra loro forme di solidarietà e un’affezione di tipo patriarcale. 17

► L

A SOLIDARIETÀ PRIVATA ALLA PROVA

La solidarietà delle famiglie è minacciata dal fatto che certi individui si spostano spesso (per lavoro o perché sono portati

a farlo o perché sono vittime degli imprevisti della vita politica - guerre, esili…); muoiono o vengono dimenticati.

DISPERSIONE FAMILIARE E CORRISPONDENZA PRIVATA

I mercanti da sec. vanno per mare e per terra; i bottegai perlustrano le campagne; i contadini devono andare in città

dove, in genere, sostano presso un parente o un vicino che ci si è stabilito. Le purghe politiche poi hanno moltiplicato gli

esili. Avere lontano, a 1 o più giorni di cammino, uno sposo, figlio, fratello, padre è cosa normale a cui le famiglie

A condizione di non rompere il rapporto con l’assente. La famiglia o uno dei suoi membri può

spesso devono adattarsi.

mettersi in viaggio per raggiungere l’assente, ma limitarsi agli spostamenti vuol dire alla fine perdere contatto.

Resta la scoperta e gioia degli italiani del Trecento. Prima per scambiare informazioni commerciali, poi

corrispondenza,

private. Un po’ alla volta ciascuna si familiarizza con la penna: uomini, donne, bambini. Solo limite è la mancanza

d’istruzione: più si scende nella scala sociale più le persone sono ignoranti. Gli ambienti italiani colti si fanno premura di

usare le lettere per mantenere, nella separazione, i legami privati, di famiglia o amicizia, che stanno loro tanto a cuore.

Spesso nello scrivere si mette più calore che nel parlare. Si cerca anche di tenere tranquilli, attenuando la gravità delle

indisposizioni. Si danno più informazioni possibile.

DISPERSIONE FAMILIARE E DIARI PRIVATI

Persino l’allontanamento definitivo della morte, precluso a qualunque corrispondenza, non è senza rimedio. L’occasione

di per i morti di famiglia si presenta spesso, specialmente in coincidenza con messe e cerimonie funebri

pregare

disposte dai defunti stessi per testamento e regolarmente (a volte in perpetuo) celebrate nelle loro chiese abituali o

nelle cappelle delle loro fondazioni. sugli gli antenati si trasmettono nei lignaggi talvolta fin dal sec. XII.

Tradizioni orali

Ma nei sec. XIV e XV si cerca di andare oltre, di migliorare le fonti consultando le carte di famiglia riposte nei forzieri

(contratti notarili, registri di conti, processi…) e dare degli antenati un ritratto più circostanziato, veridico e convincente.

Al tempo stesso, si tiene a lasciare su di sé e sui propri figli tutti i dati per una biografia esatta: età, padrino, ora data

giorno di nascita… Alberti è il primo a consigliare questa precauzione “per che poi non dà. Circoscritta agli

molte ragioni”

antenati in linea diretta e ai parenti più prossimi, oppure estesa ai cugini, questa galleria non ha necessariamente scopi

adulatori, ma si propone di mostrare come vive un lignaggio, valorizzando i momenti salienti del suo passato,

sottolineando l’antichità e la continuità (o i meandri) del suo impegno professionale, isolando in una parola tutti gli

elementi della solidarietà di lignaggio, senza per altro cancellare l’originalità degli orientamenti individuali e delle

personalità, senza mettere in ombra gli attriti e le inevitabili discordie.

Nessuna delle note è opera collettiva di un lignaggio. Gli autori sono padri di famiglia che pensano in primo

ricordanze

luogo ai loro familiari più accosti. Sono libri personali di memorie, conservati gelosamente e mostrati agli amici intimi,

eventualmente prestati ai fratelli o ai cugini. Ma il memoriale è destinato prima di tutto ai figli e ai discendenti in linea

diretta (che spesso la continuano). Appartiene alla famiglia, più precisamente ai maschi della famiglia: la stessa sposa è

guardata con diffidenza, appartiene ad un altro lignaggio e il segreto delle vale anche per lei.

ricordanze

Infine, nelle si giustappongono 2 prospettive: i ritratti degli antenati e dei maggiori d’età determinano un

1)

ricordanze

attaccamento più vivo al lignaggio e la volontà di prolungarne i costumi, gli orientamenti, l’originalità, di ispirarsi ai suoi

esempi evitandone le debolezze parlando dei suoi parenti prossimi, di quelli che lo circondano, il racconto del

2)

memorialista si fa più minuzioso, più preciso, più ricco di spirito d’osservazione, di calore, più strettamente privato.

CONFLITTO FRA PRIVATO PERSONALE E PRIVATO COLLETTIVO

Un’intima tensione oppone in forma stabile i diversi impegni privati vissuti contemporaneamente da ciascuno del suo

lignaggio, nel suo gruppo familiare o nei suoi gusti e preferenze individuali.

Questi attriti contrappongono in primo luogo i ci sono mogli che tollerano di mala voglia l’assenza del marito;

coniugi:

altri battibecchi nascono invece dalla coabitazione stessa… I problemi cominciano a volte con la nascita dei bambini (una

bocca in più è una catastrofe in una casa povera; un bastardo una grave fonte di noie ovunque; una giovane vedova non

può rimaritarsi tenendo con sé i bambini piccoli) e a volte portano all’infanticidio o all’abbandono (soprattutto nel caso

di femmine). In questi conflitti in cui sono in gioco il privato del lignaggio, quello della coppia legittima, quello delle

madri e infine quello dei bambini stessi, non è facile per gli interessati vedere le cose con chiarezza.

Le difficoltà si ripresentano coi figli adulti. Taluni portano le ferite della prima infanzia, resa cupa da una nutrice brutale,

una madre crudele o l’assenza frequente del padre. In altri l’insoddisfazione si traduce in insubordinazione. Accade

anche il contrario, che le iniziative dei padri irritino o esasperino i figli, che si tratti della gestione del patrimonio o di una

riconciliazione accordata a un lignaggio ostile. La personalità dei figli, dunque, affermandosi si fa più difficile. Sorvoliamo

sulle innumerevoli liti di successione (sulla dote, sul patrimonio maritale…) che riguardano tanto il lignaggio quanto la

famiglia coniugale e costituiscono anche uno degli aspetti del venir meno della solidarietà di lignaggio.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia Medievale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Vita Privata: Dal Feudalesimo al Rinascimento (p. 5-250) di Duby e Ariès, edizione Laterza anno 1993.
A proposito del concetto di pubblico e privato nel Medioevo e sul ruolo della donna all'interno della famiglia: spazi pubblici e spazi privati, il monastero, la casa, i rapporti interpersonali, la famiglia, la donna.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher moondrop di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Vallerani Massimo.

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