Potere privato, potere pubblico: partire dalle parole
Nei dizionari di momento in cui la nozione di vita privata raggiunge il suo pieno significato francese del XII secolo, scopriamo dei termini che ci chiariscono i concetti di pubblico e privato così come sono interpretati in quest’epoca: pubblico nel senso di "addomesticato" indica il sottrarre all’ambito del selvaggio e trasferire nello spazio familiare della casa. Si associa alle idee di famiglia, casa, interno.
Privato e pubblico
Privato → "priver, apprivoisier" è "un uccello addomesticato"; "la vita privata deve essere chiusa fra quattro mura" è "ciò che è sottratto alla conoscenza di tutti".
Pubblico → "che appartiene a tutto un popolo, ciò che concerne tutto un popolo, ciò che emana dal popolo" e dunque l’autorità e le istituzioni, ovvero lo Stato. Ma è anche ciò che è comune, che tutti possono usare, che è aperto, distribuito, manifesto. Si oppone da un lato a "proprio" (ciò che appartiene al tale o al tal altro), dall’altro a "nascosto", "segreto", "riservato".
Origine dei concetti di privato e pubblico
Nel francese e nel latino classico l’organizzazione del significato è la stessa: una radice, la nozione di comunità popolare, da cui procedono due rami, uno volto verso ciò che resta al di fuori dell’uso comune, uno verso ciò che è domestico, che riguarda l’individuo ma in quanto circondato dai suoi familiari.
La res publica include tutto il dominio appartenente alla collettività e che perciò è di diritto considerato extra commercium, non deve cioè essere oggetto di scambio sul mercato. La res privata è collocata all’opposto e rientra nel patrimonio, ossia nella sfera di un potere diverso, quello del pater familias, che si esercita soprattutto nel quadro chiuso, ripiegato su se stesso della domus, della casa.
Significato nel latino medievale
Nel latino delle cronache e dei documenti medievali, publicus si chiama ciò che rientra nella sfera della sovranità, delle prerogative regie, della magistratura incaricata di mantenere la pace e la giustizia tra il popolo. Quanto al verbo publicare, significa confiscare, portare via, sottrarre all’uso particolare, al possesso proprio.
In opposizione, privatus e i suoi derivati evocano il familiare e indicano anche ciò che non è festivo [privatis diebus: giorni non festivi]. Giunge anche a significare ciò che si trova in disparte. Agli inizi del XII secolo è chiamata privata la vita che il conte di Fiandra Roberto il Frisone conduce temporaneamente nel monastero di Saint-Bertin.
Lingue volgari e significato di privato
Nelle lingue volgari si vede che il termine ha pressappoco lo stesso significato: al privato appartengono gli esseri e le cose situati nella cerchia della famiglia, tutto ciò che è integrato al domestico e su cui il padrone di casa stende il suo potere. Il legame sussiste anche quando il gruppo è portato all’esterno della casa.
In epoca feudale resta chiara l’idea dell’esistenza di atti, esseri e oggetti che sfuggono di diritto all’autorità collettiva e sono situati in un dominio circoscritto da limiti precisi la cui funzione è di ostacolare qualunque tentativo di intrusione. Tuttavia esistono dei gradi e l’area della vita privata è lo spazio domestico circoscritto da un recinto.
Vita privata e ambito pubblico
La vita privata è relativa: si passa progressivamente dal foro, la strada, fino a quei recessi ultimi dove si custodiscono i beni o i pensieri più preziosi, o dove ci si chiude per assumere positure che le convenienze vietano di esibire. La res publica, il populus, il gruppo di uomini (le donne sfuggono a questo potere la cui unione costituisce lo Stato, comproprietari di beni comuni e corresponsabili del bene comune) forma un dominio inalienabile.
La res populi è la cui gestione spetta al magistrato, al rex, e alla lex. La res familiaris serve di supporto alla vita di una famiglia, comunità privata retta non dalla legge ma dal costume. La vita privata pertanto è vita di famiglia, non individuale ma conviviale, e fondata sulla reciproca fiducia.
Privato nel diritto dell'alto medioevo
Intorno al 1000 si rivelano improvvisamente i rapporti di potere. Ma se questi rapporti non sono prima d’allora menzionati negli atti pubblici è proprio perché si sviluppano e si rafforzano al di fuori dell’ostensibile, sono dunque di carattere domestico, privato. Di fatto, la feudalizzazione esprime una privatizzazione del potere vista come uno spezzettamento del potere pubblico, i cui diritti vengono disseminati di casa in casa, trasformando ogni grande casa in un piccolo Stato sovrano dove si esercita un potere che, pur in una cornice ristretta, conserva il suo carattere originale che è pubblico.
Fasi della trasformazione del potere
- Prima fase – fino all’inizio del XII secolo: progressivo assottigliamento di ciò che nel potere è visto come pubblico.
- Seconda fase: la parte pubblica riguadagna terreno e gli Stati si ricostituiscono. Tuttavia in nessun momento va perduta l’idea che esiste un modo specificamente pubblico di esercitare il dominio, che ci sono dei diritti distinti dagli altri in quanto essenzialmente pubblici. L’opposizione privato-pubblico persiste.
Pubblico e privato
Pubblico → populus: alla base c’è ciò che in latino si chiama una comunità di uomini, di maschi adulti, contraddistinti dalla loro condizione (essere liberi). Alla fine del X secolo, al tempo in cui comincia la rivoluzione feudale, essere liberi significa partecipare di certi diritti e di certi doveri fissati per legge. Diritto e dovere di lavorare insieme alla conservazione della res publica; di difendere insieme la comunità e il paese in cui è insediata (patria) contro le aggressioni esterne e le discordie intestine, proteggendola dalla "rottura della pace", vendicando insieme i delitti che per la loro gravità macchiano tutto il popolo; di adoperarsi per riconciliare, riuniti in assemblee dette pubbliche, quelli fra gli uomini liberi che per disavventura si trovano in conflitto. Quest’attività è guidata da magistrati retribuiti con una parte delle ammende inflitte agli uomini liberi che hanno infranto la pace.
Competenza del potere pubblico
Una parte dello spazio è di competenza del potere pubblico: si tratta in primo luogo delle aree di circolazione ma, per estensione, di tutti gli esseri che sono considerati dei vagabondi in quanto estranei alla comunità. Sospetti dunque, sorvegliati, collocati naturalmente in zona di pericolo sia perché vengono dal di fuori [estranei, sconosciuti] sia perché le loro credenze e i loro riti li escludono [ebrei]. In secondo luogo si tratta delle zone selvagge, del saltus di ciò che non è coltivato, che non dà messi. L’area del pascolo, della caccia, delle raccolte, possesso collettivo di tutto il popolo.
Appropriazione del dominio privato
Il dominio del privato è quello che costituisce oggetto di appropriazione particolare, ed i suoi segni esprimono un diritto di possesso. Il maggior segno di appropriazione non è l’insegna ma lo steccato, la recinzione, la siepe (saepes). Cfr pertiche barbare (nelle leggi della Gallia franca): si conficcano nelle particelle che rientrano in un patrimonio, nei prati dove erba o grano cominciano a spuntare, quando questi pezzi di terra smettono di confondersi con gli spazi abbandonati al solo pascolo. Cfr. insegne che le compagnie militari piantano sulle loro conquiste per sottrarle all’avidità collettiva. La legge dei Borgognoni recita "quando una chiusura è asportata o rotta, se il colpevole è un uomo libero gli si tagli la mano, se è uno schiavo si uccida".
Regolamentazione dello spazio privato
A seconda che si tratti di ciò che i testi dell’epoca franca chiamano il chiuso (clausum – la particella piantata a vigna) o della siepe (haia), del parco (foresta), lo spazio così delimitato è regolato da un diverso regime giuridico. Tuttavia, questa singolarità è molto più rigorosamente affermata a proposito della corte. La recinzione circoscrive il luogo dove gli uomini si ritirano al riparo per dormire, dove chiudono ciò che hanno di più prezioso e dove devono trincerarsi dopo il coprifuoco. Può accadere che attorno alla casa non vi siano chiusure, ma tale assenza è accidentale o (più frequentemente) le abitazioni si trovano riunite in seno a un comune recinto che circonda il loro agglomerato.
Creazione di nuovi villaggi
Quando si intraprende la creazione di nuovi villaggi, sistemando gli spazi ove si installeranno i coloni, si ha molta cura di dire che i lotti fabbricativi sono delle "corti" e che converrà cominciare col circondarli di una recinzione. Questa recinzione respinge la violenza, e la legge pubblica garantisce a questo spazio, a quest’area (atrium) una salvaguardia, minacciando gravissimi castighi a chi osasse trasgredire la proibizione, specialmente di notte. Quindi furto, incendio, assassinio, se commessi da intrusi all’interno di un luogo chiuso, sono passibili di una pena doppia, perché doppia è la colpa (delitto + effrazione). Ma quando il colpevole è uno di quelli che legittimamente risiedono al riparo della chiusura, il magistrato non può intervenire o penetrare nella corte se non è chiamato dal capo di casa.
Corti dell'alto medioevo
Le corti dell’alto Medioevo si presentano come isole indipendenti che costellano come rifugi lo spazio su cui il popolo stende la sua azione e i suoi diritti collettivi. Chi decide di uscirne ha bisogno di un involucro ostensibile, di un emblema di protezione: per gli uomini liberi questo emblema è costituito dalle armi, le donne devono coprirsi la testa con un velo. In effetti, all’interno di ciascuno spazio cintato si trovano rinchiuse, confinate, tutte le res private, res familiares, i beni mobili, propri, privati, le riserve di cibi o di vestiario, il bestiario ma anche tutti gli esseri umani che non fanno parte del popolo: i maschi finché non sono adulti e in condizione di portare le armi, di partecipare alle spedizioni militari o di sedere in quelle assemblee dove si amministra la giustizia; le donne; i non liberi di qualunque età e sesso. Questi non rientrano direttamente nell’ambito della legge, dipendono dal potere domestico, quello del padrone di casa.
Transizione al potere pubblico
- Questa popolazione passa sotto un altro potere, quello pubblico, solo in tre circostanze: quando i suoi componenti penetrano nello spazio popolare e vengono a trovarsi sulle vie o sulle piazze pubbliche senza essere accompagnati dal capo della casa da cui dipendono o da uomini liberi della famiglia come per gli stranieri, spetta al magistrato assicurarne il "comportamento", inquadrarli, sostituendosi all’autorità paterna.
- Quando il capo famiglia non è più presente, quando nella casa non c’è più nessun adulto maschio di condizione libera capace di proteggere i "minori" della famiglia, il re delega ai suoi rappresentanti una sua funzione primitiva, di custodire la vedova e l’orfano.
- Quando il magistrato viene interpellato mediante un appello, una lagnanza, che si chiama clamore, il dolo, l’astio sono allora resi di pubblica ragione e i colpevoli vengono abbandonati all’autorità generale.
Modello di vita sociale organizzata
Alla città si sostituisce insensibilmente, come modello-tipo di ogni vita sociale organizzata, la corte. Certo, per lo meno nello spirito degli uomini di cultura, rimane l’idea che il compito del re consiste nel mantenere nella pace e nella giustizia una comunità di uomini liberi, che spetta al re promuovere "la pace nella sua pienezza", di realizzare "l’unanimità del popolo". Tuttavia, in seguito prima di tutto alla cristianizzazione della regalità, il re, considerato rappresentante di Dio padre, si presenta un po’ alla volta come un padre, investito di un potere analogo a quello dei padri che governano le singole case. D’altro lato i poteri di cui è depositario rivestono sempre più l’aspetto di una proprietà personale, ereditaria, patrimoniale: il moto di appropriazione della casa pubblica ha origine al sommo della gerarchia politica.
Publicus e curia
Publicus nella Roma antica indica ciò che è del popolo; nella Gallia franca ciò che è del re. Curia ha designato la curia del popolo romano, poi il Senato, dunque l’essenza stessa della magistratura pubblica; dal VIII secolo tende a confondersi con curtis, a indicare quello spazio chiuso da cui il potere pubblico è legittimamente respinto, mentre gli scribi e i migliori estensori usano il termine curtis quando devono parlare del palazzo del re.
Palazzi imperiali e potere pubblico
Il Palazzo imperiale d’Aix è il prototipo di tutte le residenze principesche medievali: certi elementi di questa costruzione derivano dalla grande scenografia urbana/civica (porta monumentale; galleria; basilica a nord e oratorio a sud). La facciata si presenta come una curtis, una barriera stesa intorno allo spazio dove il re vive con i suoi familiari. I palazzi carolingi presentano i tratti di una villa rustica che ospita un numeroso gruppo domestico; i due servizi maggiori, cappella e camera, hanno invaso edifici in apparenza pubblici. Tutti i beni introdotti in casa, tranne i beveraggi e il foraggio dei cavalli, sono sotto la sorveglianza della sposa del re, una donna che, per la sua stessa condizione di donna, è esclusa dal popolo, confinata in casa. Il pasto ha tra i riti del potere un posto simbolico di primo piano. L’entourage del re è un gruppo riunito in primo luogo dalla mensa comune. Il legame di devozione si annoda attraverso certi gesti delle mani: il signore prende nelle sue quelle giunte di chi si mette nella posizione di un figlio davanti a suo padre.
Feudalità e potere privato
Nei decenni precedenti l’anno 1000 si vengono ad isolare dei nodi di autorità nella maggior parte dei palazzi locali visitati dai re nelle loro incessanti peregrinazioni e occupati nei periodi intercorrenti dai conti rivendicando per sé gli emblemi e le virtù della regalità, smettono un po’ alla volta di rendere visita regolarmente al sovrano: questo loro ritirarsi, come quello dei vescovi, sposta verso il passato il ricordo di ciò che sussiste di pubblico nella corte reale. Dopo il 1050-60 il re capetingio è assistito solo da parenti stretti, da qualche compagno di caccia e di combattimento, e dai capi dei suoi servizi domestici; quanto al potere di pace e giustizia è decisamente esercitato localmente da principi indipendenti che ogni tanto stringono amicizie ai confini del loro territorio: in queste occasioni ciascuno si presenta come un padrone che considera la porzione del regno soggetta al suo potere come un’appendice della propria casa, e in breve si finisce col pensare lo Stato come un organismo familiare.
Organizzazione delle case principesche
Landolfo il Vecchio, storico, parla di Milano, città e campagna, come della casa di S. Ambrogio, poiché il potere regio appartiene ora all’arcivescovo, successore del santo. Una casa ben ordinata, con le diverse funzioni domestiche divise in dieci uffici o gerarchizzati, diretti ciascuno da un capo di una squadra. Ai gradi più bassi, due si occupano degli affari profani: uno si estende ai servitori all’interno della casa, l’altro riunisce il popolo milanese, la comunità degli uomini liberi, dei cittadini per azioni giudiziarie o militari che si svolgono fuori della domus. Tutti sono considerati al servizio del principe, in compenso esigono il suo patronato, di essere difesi e, occasionalmente, mantenuti da lui.
Spedizione di Pisa contro Maiorca
Testo che celebra la spedizione vittoriosa di Pisa contro Maiorca (1113). Il campo dell’armata pisana è rappresentata come una dimora o una vasta sala allestita per i banchetti che il signore è tenuto ad offrire ai suoi commensali. I principi immaginano il loro potere come un incastro di autorità: immaginano la loro casa come un’entità che ripara sotto le sue ali un certo numero di case subalterne, governate ciascuna da un grande che esercita su una parte della popolazione un potere analogo al loro. Queste case satelliti sono dei castelli, edifici dove si trovano riuniti due simboli (del potere pubblico e del potere privato): la torre (il potere di assoggettamento), e il recinto (esenzione domestica).
Feudalizzazione e gerarchia del potere
La feudalizzazione sbriciola il potere pubblico attraverso le forme della vita privata, alla base dell’amicizia, dell’impegno, allo scambio di servigi, quindi della devoluzione del diritto di comandare. Si afferma l’immagine di una gerarchia con quattro gradi: la casa reale che abbraccia quelle dei principi; le case principesche che abbracciano i castelli; ogni torre infine che esercita il suo potere su quella parte della popolazione che risiede attorno ad essa. Di fatto, ci sono delle consuetudini per cui i capi delle famiglie subordinate sono costrette ad aggregarsi temporaneamente alla famiglia che le domina. Il popolo tuttavia, con l’avvento della feudalità, si trova ad essere diviso in due parti: solo alcuni maschi adulti hanno in sorte di esercitare pienamente l’ufficio civico primordiale, il servizio delle armi con un perfetto equipaggiamento. Per indicarli il latino dei testi usa il termine "guerriero" ma sotto spunta, latinizzato, un termine del linguaggio parlato.
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