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Storia del pensiero politico

ordini e funge da strumento di educazione alla virtù capacitàdi risolvere una situazione difficile verso il bene, che non

è mai privato ma sempre collettivo, poiché l’uomo che agisce per un potere personale è un tiranno.Con l’arrivo del

cristianesimo si è passati da un etica pubblica (ethos antico) ad una privata, con l’esaltazione dell’individualità =

individualismo moderno.Per questo motivo Machiavelli sostiene che gli ordini repubblicani non siano più attuabili in

epoca moderna, ma afferma che ci sia bisogno di affidare il potere ad un uomo reo, colui che mette davanti i suoi

interessi e che utilizza tutti i suoi poteri per riportare l’ordine.  M. guarda ad un ordine politico diverso per risolvere

l’emergenza.

il principe (1513-32): opera in cui vi sono esposte due diverse forme di potere: lo stato ed il principato che può essere

ereditario e “di tipo nuovo”, in cui M. riconosce la figura del duca Valentino. All’interno del testo M. indica cosa

dovrebbe fare il principe moderno per riorganizzare politicamente lo stato:

• Armare il popolo, la religione civile perde la sua funzione di unità e la lascia al nazionalismo, che attraverso la

partecipazione alla guerra, suscita negli uomini un sentimento di appartenenza.

• Badare al suo successo, poiché esso corrisponde a quello dello stato e del suo progetto politico; viene ripreso il

concetto di virtù, intesa come disposizione per avere efficacia in politica. Il principe deve essere golpe, volpe

(astuzia) elione, leone (violento ed efficacie).

Pareto, un autore sull’agire sociale neo machiavelliano, utilizza il termine “residui” per intendere ciò che è residuo

nell’uomo e che non è possibile modificare = elemento costruttivo (volpe) ed elemento conservativo (leone).

• Guardarsi dai grandi: l’aristocrazia rappresenta un pericolo per il potere del principe poiché guarda solamente

all’interesse privato e non pubblico (ciò comporta la nascita di fazioni in conflitto e lotte civili). Questa

preoccupazione deriva dal passato storico di M. poiché egli ha alle spalle il medioevo, periodo caratterizzato

dal potere frammentario, signori e baroni.

Principe: colui che non riconosce nessuno sopra di lui.

Istorie fiorentine: in quest’opera M. tratta delle lotte per l’uguaglianza politica a Firenze, egli afferma che i conflitti sono

positivi solamente quando sono presenti all’interno di un ordinamento in cui le leggi riescono a regolare la diversità e la

conflittualità tra le parti (devono avvenire solamente all’interno della sfera pubblica). Nel testo l’autore elabora un

progetto di ordinamento, una distribuzione dei poteri all’interno di tre organismi: la signoria, il consiglio dei duecento e

d il consiglio dei mille (corpo politico misto); è il loro mescolamento, sia come scontro che incontro che produce

l’equilibrio salutare all’interno della politica. i conflitti vanno messi al lavoro ed incanalati in strutture

istituzionalizzate, se non regolati sfociano in violenza bruta.

M. scrive altre due opere: arte delle guerra (1521) in cui esalta il valore della guerra per recuperare il lethos antico (il

senso di unità), storie fiorentine(1525) in cui è espressa la delusione per un rinnovamento, M. confronta le lotte di

Firenze con quelle della Roma antica

Domande: l’interpretazione della repubblica romana antica come “stato misto”, valore politico della religione, la nozione di virtù,

riflessione nel conflitto tra Firenze e repubblica romana antica.

BODIN teorico moderno della sovranità.

Contesto storico:Bodin vive in Francia durante le guerre di religione (le sue parti non si riconoscevano legittimamente)

che porteranno alla costruzione dello stato moderno; questi conflitti iniziano nel 1589 con la salita al trono di Enrico IV,

facente parte degli ugonotti (protestanti francesi di confessione calvinista). In questo periodo storico gli ugonotti

potevano professare solamente in alcuni luoghi, questa situazione portò quindi a numerosi conflitti e alla costituzione di

uno stato all’interno dello stesso stato francese, fedeltà ed appartenenza divennero ambivalenti. Emersero così in Francia

i politiques, un gruppo di intellettuali che misero al centro delle loro opere l’autorità politica considerandola autonoma

a quella religiosa; troviamo tra i principali esponenti di questo gruppo anche Bodinche scrive: sei libri sulla repubblica.

Il potere politico: come Machiavelli anche Bodin studia il potere politico e l’evoluzione dello stato, ma si differenzia da

esso per quanto riguarda il suo pensiero; ispirato dal pensiero aristotelico, sostiene che la politica si debba basare sulla

morale e sulla socievolezza, e che essa si debba concentrare sull’integrazione progressiva, partendo dal nucleo base

della famiglia arrivando fino allo stato (M. fa riferimento ad un potere senza principi, deciso e diretto). Grazie alla sua

formazione umanistica B. analizza diversi concetti e tesi come: l’interesse pubblico, ciò che è utile a tutti e non nuoce a

nessuno, la cui negligenza si rivela dannosa per lo stato; il principio di superiorità rispetto all’interesse privato ed il

bene pubblico, che corrisponde ad un ampia diffusione per gradi di un sapere multidisciplinare che porta alla felicità

individuale e collettiva.

Anche la politica secondo Bodin deve essere studiata con un metodo scientifico, bisogna prestare attenzione ai fenomeni

di mutamento politico (che dipendono dalla volontà degli uomini) ed confrontare le ragioni e le leggi che, in relazione ai

diversi tipi di stato, hanno portato alle rivoluzioni. B. studia la ragione che porta alla retta strada e le passini, le quali

spingono ad attuare azioni sulla basa dell’avidità e dell’ambizione, portando così ad oppressione, violenze, schiavitù e 3

Storia del pensiero politico

guerre; Bodincontrappone a quest’ultima la “disciplina” morale, che insegna al singolo a sottoporsi alla sovranità della

ragione e del capo famiglia lacivilis disciplina ha per oggetto l’imperiumdello stato.

Teoria della sovranità: B. spiega la sovranità in termini moderni, egli riconosce i cittadini come sudditi del sovrano ed

afferma che i poteri di quest’ultimo sono superiori a tutti gli altri  “non vi è stato senza sovrano”. Gli elementi

fondamentali per la sovranità sono: il possesso di un potere perpetuo e quindi non temporaneo, un potere non delegato

ed illegibussolutus, il sovrano non ha leggi umane al di sopra di sé, egli dà le leggi e non è limitato da esse, il suo unico

limite è la legge divina e naturale. I compiti a cui il sovrano deve dedicarsi (e che quindi lo limitano) sono il

mantenimento dei patti, poiché la ragione dell’uomo si deve basare sul rispetto della proprietà privata e sulla

socievolezza ed il dovere di impartire giustizia guardando al modello divino. Secondo B. è la totalità della sovranità a

definire uno stato, essa è indivisibile e quindi impedisce la costituzione di uno stato misto. + lo stato ben ordinato è

quello la cui legge di dio e la legge di natura sono rispettate dal sovrano, la legge del sovrano rispecchi i loro precetti ed

è applicata dai magistrati, che ne impongono il rispetto ai sudditi.

Forme di stato: B. analizza tre tipi di stati: la democrazia e l’aristocrazia secondo lui portano all’anarchia, in cui la

sovranità appare frammentata, quindi la forma migliore di governo è la monarchia perché il suo potere non può essere

frammentato. All’interno delle due opere Methoduse RepubliqueR. affronta il tema dello stato, nelle sue forme e nei suoi

mutamenti, in modo da individuare un regime ottimale; egli espone un ipotesi di stato mondiale (irreale), che si fonda

sul modello naturale: la comune e unitaria sovranità sotto lo stesso dio, in questo modo i popoli sono accomunati dalla

soggezione alla legge naturale e divina.  B. condanna esplicitamente le tesi razziste ed afferma la consanguineità del

genere umano, difatti afferma che la diversa distribuzione dei climi e delle risorse nel mondo ha comportato attitudini e

nature diverse tra i popoli; il dovere della solidarietà tra i popoli è quello di comunicare agli altri le proprie conoscenze

più avanzate.

La guerra: è una realtà inevitabile, derivante dalla facoltà dell’uomo di deviare dalla retta ragione e di abbandonarsi alla

natura inferiore che l’uomo ha in comune con gli animali. Bodlin giustifica le guerre solamente se in caso di estrema

necessità, infatti legittima la guerre difensive e preventive. Per questo motivo è indispensabile disporre di un apparato

militare efficiente, l’autore è il primo a trattare dell’importanza di alleanze e trattati, difatti ne precisa i diritti ed i doveri

reciproci, regolando i trattati tra gli stati forti e deboli, tra vinti e vincitori e quelli invece di neutralità. + con lo scopo di

sconfiggere il pericolo Bodlin sostiene l’opportunità di una lega comune tra tutti i principi.

Domande: punto di partenza aristotelico e l’idea di stato nel pensiero di B., storia della sovranità nel pensiero politico di B., teoria

dei limiti al potere del sovrano, i tre tipi di stato secondo B.

UGO GROZIO

L’opera più importante di Grozio è il “De jure belli acpacis” (sul diritto di guerra e pace), in cui egli tratta dei rapporti

internazionali tra gli stati, dei diritti che li regolano. Nel XIV secolo la religione rappresentava un terreno comune tra i

diversi stati, ma con la riforma protestante si spezzò quest’unità religiosa, anzi, la religione divenne un nuovo motivo di

contrasto all’interno ed all’esterno degli stati; da qui nasse in Gorzio la necessità di fondare un diritto che regolasse i

rapporti tra più nazioni o governi = il diritto internazionale / “diritto delle genti”. Il punto di partenza della riflessione

di Grozio è l’idea aristotelica-ciceroniana secondo cui l’uomo sia per natura portato a vivere in società, non vi è polis

senza uomo legge naturale, legge superiore ad ogni legge politica, costituita dai dettami della retta ragione che rende

possibile la socievolezza e che permette la costruzione della società.

Il diritto per G. trova il suo fondamento nella natura razionale e sociale dell’uomo, e cioè discende dalla natura umana,

dalla sua socialità e razionalità. Con i suoi studi G. divenne il padre del giusnaturalismo moderno, ossia il fondatore di

una concezione del diritto razionale e laico. Gorzio fa una distinzione tra diritto naturale, che deriva dalla legge

naturale e che si basa sull’obbligo di mantenere le promesse (stare pactis) e diritto volontario o positivo, un diritto

umano per chi non vuole seguire la retta via della ragione o la propria moralità, e che spinge i soggetti a scontrarsi con la

società; quest’ultimo al contrario del primo è un diritto che può essere punito poiché l’individuo è consapevole di essere

nel torto. Gorzio è il primo ad affrontare il tema del diritto penale, che secondo lui dovrebbe mirare a tre scopi:

correzione, deterrenza (proporzionata alla gravità della colpa) ed ammaestramento.

Sul principio fare pactis Grozio fonda la sua concezione sul diritto alla pace ed alla guerra; quest’ultima deve essere

intrapresa solamente per attuare il diritto e per restare nei limiti di esso; infatti tra nemici non valgono le leggi civili ma

le leggi non scritte, dettate dalla natura o istituita dal consenso dei popoli. Ci sono quindi guerre giuste ed ingiuste, le

prime costituiscono la sanzione conseguente alla violazione dell’ordine giuridico, fondato sugli accordi dei diversi

stati(guerra = diretta conseguenza della convivenza internazionale).

Domande: diritto naturale e positivo di G., il diritto della guerra .

HOBBES teorico dello stato

Hobbes nasce nel 1588 in Inghilterra, la sua filosofia sarà fortemente influenzata dalla sua esperienza nelle guerre civili

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Storia del pensiero politico

inglesi, che portarono all’instaurazione di una monarchia assoluta, sotto la quale Hobbes scrive due importanti opere: la

ragione ed i corpi. Egli visse anche a Parigi dove si svolsero le lotte di religione, in questo ambiente H. entrò in contatto

con diversi intellettuali e pensatori come Cartesio e iniziò la stesura delle opere filosofiche: De civile (1642) ed il

Leviatano (1651), termine biblico che indica un mostro comporto da tanti copri ed una sola testa simbolo dello stato.

La politica di Hobbes rappresenta il movimento di apertura della modernità politica, ne individua i concetti

fondamentali e ne anticipa il meccanismo strutturale che si afferma progressivamente nei secoli successivi.

- La ragione: opera che critica la metafisica (incentrata sul problema dell’essere/dio), H. la considera una

filosofia che come ogni altro sapere è al servizio di qualcosa o di qualcuno, infatti afferma che è utile ai preti.

Cartesio vede nella ragione una ragione universale (sostanza) mentre Hobbesuna individuale (funzione) la

ragione dell’uomo si fonda sul calcolo e sui segni artificiali (quelli naturali sono utilizzati dagli animali), i quali

sono parole e simboli che hanno un valore convenzionale (ragionare significa calcolare).

- I corpi: discorso sulla scienza considerata come “studio delle generazioni”, le dimostrazioni possono essere a

priori (causa-effetto), intese come ciò che può essere conosciuto dall’uomo come lo stato e la politica. Le

dimostrazioni a posteriori (effetto-causa), sono la fisica, che non usa la metafisica.

Hobbes considera l’uomo come un corpo dotato di movimento, caratterizzato da sensazione (corpi che muovendosi si

scontrano con i nostri organi di senso), immaginazione, appetito e istinto/desiderio che ci permettono di muoverci in un

determinato senso, ciò che la nostra ragione individuale ci dice di fare per gratificare i nostri interessi.

• Bene e male: sono nomi convenzionali, non indicano nulla di assoluto, ma ciò che per ognuno di noi

significano.

• Libertà, assenza di impedimento nel movimento, fare ciò che si vuole.

• Ragionare, deliberare, volontà: processo che porta alla decisione dell’uomo.

L’ordine politico: Hobbes ne esamina tre tipologie:

1. Tradizione aristotelica: derivante dallo studio di Tucidide che analizza la paura, l’onore e l’utile che spingono

l’uomo ad agire. All’interno di questa tradizione ritroviamo la

• concezione etica della politica (fondata sulla socievolezza).

• concezione evolutiva (dalla famiglia, tramite associazioni progressive nasce lo stato).

• etica del perfezionamento (visone positiva delle trasformazioni politiche e sociali).

2. Tradizione repubblicana: “il conflitto esclude l’ordine”.

• Antropologia realista

• Esaltazione di Roma e la concezione di conflitto della politica (se non c’è conflitto non c’è ordine e

quindi politica).

• Esaltazione di bruto, il potere è sempre legittimo.

3. Tradizione cristiana: Hobbes sostiene che non ci possono essere due poteri contemporaneamente (stato-

chiesa) poiché comporterebbe un assenza di potere.

All’interno dell’ordine politico Hobbes ne individua dei problemi:

• Ordine naturale: secondo H. in natura non c’è ordine ma solo disordine, anche i rapporti tra gli uomini

sono conflittuali.

• Ordine spontaneo: l’evoluzione ed il progresso portano all’ordine.

• Ordine artificiale: costruito attraverso un disegno razionale, l’uomo è un uomo faber, pratico ed operativo.

Hobbes sostiene un modello contrattualistico, che vede la politica come frutto di un contratto, di un disegno razionale

dell’uomo, questa sua visione si contrappone al modello aristotelico secondo cui non vi è un momento di disordine e poi

uno di ordine, la politica per nascere ha bisogno di un momento di passaggio dal caos all’ordine.

Ordine e la legittimazione del potere: Weber pensa che il potere sia legittimo quando il popolo sostiene che si debba

obbedire, egli ne individua tre tipologie:

• Tradizionale: si obbedisce perché è sempre stato così.

• Carismatica:convinzione che il capo sia dotato di qualità eccezionali (teoria che giustifica il due).

• Legale/razionale: dovuta alla ragione, ha un sistema legale. 5

Storia del pensiero politico

(Hobbes si riconosce in Weber nel terzo punto).

Prima dell’accordo razionale che ha creato lo stato, cosa c’era? Lo stato di natura. Esso secondo Lucrezio e Vico era

caratterizzato da uomini viaggiatori, felici ma lontani dalla civiltà (simili alle bestie), secondo Hobbes invece, esso

costituisce l’assenza di ordine politico = assenza di stato. condizione pre politica e non sociale.

De civile: all’interno di quest’opera H. si contra con la tradizione aristotelica; egli critica l’amicizia dimostrando che

l’uomo non è naturalmente sociale ma che essa si fonda su due principi: l’onore e l’utilità. Nel testo H. analizza anche il

rapporto tra egoismo e uguaglianza, due fattori presenti in tutti gli uomini allo stato naturale, poiché ogni individuo

pensa alla propria sopravvivenza; queste due condizioni comportano la formazione di un timore reciproco il timore

maggiore è la paura della morte. Gli uomini allo stato naturale sono uomini liberi, infatti hanno diritto su tutte le cose =

ius in omnia, il quale non si pone problemi né di giustizia né di equità, questa condizione comporta l’affermazione di

una guerra di tutti contro tutti = bellum omnium contra omnes. L’uomo allo stato di natura non è sottoposto ad alcun

potere, egli è sottomesso solamente ai suoi desideri. + Ciò che non è compiuto tramite la retta ragione è mosso dalla

giustizia.

Secondo il pensiero di Hobbes, l’uomo egoista è costretto a vivere in cu contesto egualitario, poiché la natura ha dato

tutto a tutti  in quest’affermazione vi è il fondamento del comunismo e del cristianesimo = uguaglianza naturale.

Leggi di natura, derivante dal giusnaturalismo e da Gorzio che analizza i rapporti tra gli stati e sostiene l’esistenza di

guerre giuste ed ingiuste (per Hobbes invece sono tutte legittime), è una concezione oggettiva che permette all’uomo di

costruire rapporti in una comunità attraverso la socievolezza, esse“derivano da dio” e quindi sono universali; Hobbes

invece le riconosce come soggettive, poiché sono i dettami della retta ragione, una ragione che ha al centro i singoli ed i

suoi interessi. H. formula una prima legge di natura e le sue derivate:

1. “si deve ricercare la pace e se non la si trova bisogna cercare aiuti per la guerra”. (all’interno di questa

formulazione ritroviamo sia il diritto, cioè la libertà piena, sia la legge, vincolata da un autorità che la fa

rispettare).

2. “bisogna essere pronti a rinunciare parte della libertà per garantire la sopravvivenza”.

3. “bisogna stare ai patti, seguire la parola data in modo che lo facciano anche gli altri.”

4. “Non bisogna dimostrare disprezzo contro gli altri per evitare scontri e conflitti.”

In tutte queste leggi, ed in altre il fine comune è la sopravvivenza del singolo; queste leggi naturali non sono sufficienti

pergarantire la pace, difatti è possibile che qualcuno le violi per garantire la propria sopravvivenza, sulla base della

propria ragione naturale.Per ottenere uno stato di pace è necessario che tutti gli individui rinuncino al proprio diritto su

tutte le cose e che questa rinuncia sia duratura = assenza di guerra.

Lo stato politico è un organismo artificiale, poiché è stato costruito dall’uomo attraverso la ragione naturale, esso è un

patto irreversibile che punisce chi va a trasgredirlo; Per mettere fine allo stato di guerra tra gli uomini e quindi uscire

dallo stato di natura, Hobbes fa riferimento ad un pattopolitico, il quale consiste nella rinuncia di un determinato diritto

nella convinzione che nel futuro si otterrà la contropartita adeguata; esso va a creare un'unica volontà a partire da quelle

dei singoli, portando alla costituzione dello stato moderno (common wealth), un organismo in grado di imporre la sua

volontà attraverso la forza. Lo stato costituisce così un potere comune, poiché è composto da tutte le liberà e diritti a chi

gli individui hanno rinunciato per vedersi garantire pace e sicurezza.quandosi entra nello stato politico si esce da

quello naturale.

Un altro tipo di patto è il patto di unione (pactumunionis), il quale non rappresenta il rapporto tra singolo e sovrano

(poiché andrebbe a limitare il potere di quest’ultimo), ma è un patto che crea la sovranità, cioè il Leviatano, come un

assemblea che rispetta una volontà unica o un parlamento che detiene il potere assoluto, quello legislativo.

+ Hobbes differenzia la condizione dello schiavo da quella del servo, mentre il primo è sottomesso all’autorità del

padrone, il secondo accetta volontariamente di limitare la sua libertà per garantirsi la sopravvivenza  il servo è un uomo

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Storia del pensiero politico

libero.

Secondo il pensiero di Hobbes non esiste una pace duratura, poiché la guerra ha un importante funzione nel benessere

inverno degli stati; come detto in precedentemente, anche in guerra non esiste la necessità di distinguere giusto e

sbagliato: perché ogni sovrano è titolare del proprio diritto di natura, ed il nemico è chiunque venga considerato una

minaccia per la sicurezza dello stato la guerra è legittima. Nel caso in cui uno stato venga conquistato, Hobbes non

utilizza il termine dispotismo per intendere il tiranno, poiché secondo lui i sudditi dello stato conquistato si trovano nella

stessa condizione del servo, che per salvare la propria vita si è sottomesso volontariamente ad un autorità superiore.

La sovranità: fattore politico andatosi a creare con la stipulazione del patto, l’unificazione politica degli individui gli ha

permesso di esprimersi attraverso una sola persona, un rappresentante, cioè il sovrano; il rappresentante sovrano riceve

così il mandato di esercitare liberamente la forza comune per garantire la pace e la sicurezza dei suoi sudditi. I cittadini

diventano sudditi del loro potere comune. Il meccanismo di autorizzazione comporta una sovranità assoluta.

Per Hobbes la sovranità nel contesto civile:

• Sono possibili altri individui civili? Si, solo se lo stato lo consente; infatti H. considera il liberalismo una

società parziale, poiché lo stato non ne riconosce la totale legittimità.

• Società civile e politica per H. sono la stesa cosa, se non ci fosse lo stato esisterebbero solamente individui allo

stato di natura = se non c’è stato non c’è popolo.

L’unico individuo che detiene il diritto e quindi anche la libertà è il sovrano, la sovranità consiste nel non avere limiti e

quindi ad essere nel giusto; i diritti del sovrano sono:

1. La spada della giustizia: diritto di imporre pene di morte.

2. La spada della guerra: organizzare i Rapporti con gli stati attraverso guerre ed alleanze.

3. Potere legislativo: lo stato parla attraverso le leggi, ed instaura la nozione di bene e male, giusto e sbagliato.

 Non avrebbe senso opporsi a delle azioni che ogni individuo riconosce come proprie, in questo modo viene

negata alla radice la possibilità di qualsiasi forma di diritto di resistenza.

L’assolutezza del potere del sovrano:

• Legibussolutus: lo stato non è limitato da leggi è sciolto dal loro vincolo poiché è lui a farle.

• Potere sulle opinioni: è opportuno esprimersi in modo adeguato in luogo pubblico.

• Potere religioso

Le forme di governo:Hobbes individua tre forme di sovranità: assemblee democratiche, assemblee aristocratiche e

monarchie, i cui il potere è sempre sovrano; egli invece non riconosce come forma di governo il governo misto, poiché

esso porta solamente alla guerra civile (il potere sovrano deve essere solamente uno solo). Secondo H. anche le

assemblee hanno degli svantaggi, poiché possono prevalere interessi pubblici o politici, in caso di incompetenza dei

partiti i diversi compiti verrebbero assegnati a tecnici specializzati, si presenta una maggiore litigiosità e corruzione  se

ci fosse una sola figura, quella del sovrano queste problematiche non si presenterebbero.

Domande: concezione di stato di natura, diritto e leggi di natura, concezione delle guerra tra stati, patto e sovranità nel pensiero

politico di H. 7

Storia del pensiero politico

LOCKE fondatore del moderno liberalismo

Locke è uno studioso di Hobbes e Cartesio, egli vive nel periodo di guerre civili presenti in Inghilterra, infatti

collaborerà con Guglielmo Orange per l’instaurazione di una monarchia liberale ( L. è l’ideologo della

“gloriosrevolution”)in contrasto con il re Stuart, il quale voleva instaurare un modello monarchico assolutistico simile a

quello francese. Locke diventerà l’intellettuale di prestigio del nuovo governo inglese, scrive diverse opere:

1. Epistola de tolerantia (1689): tratta della tolleranza, essa deve essere garantita a tutti, tranne che al

cristianesimo, poiché esso si impone in modo intollerante.

2. Due trattati sul governo (1690): il primo trattato è una polemica contro il paternalismo politico, il secondo

tratta della teoria sull’origine della politica, ne descrive e delinea i limiti e giustifica le rivoluzioni e le

ribellioni.

La ragione:

• In Cartesio: è unica, infallibile (se segue il metodo), onnipotente, perché trae i principi da sé stessa.

• In Locke: non è unica, essa varia al variare dei soggetti e dai loro punti di vista ed esperienze, non è infallibile,

poiché si basa sulle esperienze che sono limitate e non è onnipotente perché i principi della ragione sono le idee

semplici che derivano dall’esperienza. Locke si scontra con l’entusiasmo e la difesa alla tolleranza (assolutismo

della ragione).

 Empirismo: la ragione ha bisogno dell’esperienza.

Locke fa una critica al paternalismo politico di Filmer, il quale equiparava il potere politico a quello paterno (rispetto e

legittimità all’autorità) = paternalismo politico. L. è contro questo modo di concepire il potere politico e smonta il suo

pensiero attraverso quattro domande: Adamo sui suoi figli? Questo principio vale per i suoi eredi? Chi è il giusto re?

Qual è la linea della primogenitura?

Secondo L. lo stato di natura è uno stato di perfetta libertà caratterizzata dall’assenza di governo (come per Hobbes),

egli delinea il principio di uguaglianza e le regole della ragione attraverso una prima regola incentrata sull’individuo, la

legge di natura: non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te stesso (presupposto individualistico che vale anche

per Hobbes), un altro principio di cui parla L. rispetto la condizione naturale è il diritto di punire, secondo cui l’uomo

sia un individuo in grado di fare distinzione tra bene e male, egli ha in sé un idea di giustizia (con questo concetto Locke

si distanzia da Hobbes). quindi lo stato di natura non è uno stato di licenza (avere diritto su tutto), nemmeno uno stato

di guerra (degenerazione dello stato di natura), ma uno stato dove non c’è un potere politico ma ci sono leggi che

regolano la vita sociale.(l’atto fondativo della società civile consisterà in una duplice rinuncia, al potere di conservare sé

stessi e al potere di punire).

Lo stato di natura: la prima condizione per pensare alla propria sopravvivenza è il lavoro (punto di partenza per il

liberalismo).

Locke parte dal presupposto che tutti gli uomini hanno il diritto alla sopravvivenza ed afferma che il mondo è luogo a

totale disposizione degli uomini che lo possono “lavorare” dio ha donato il mondo ad Abramo. Con il termine

proprietà L. indica un individuo che è sé stesso; quando quest’ultimo cattura una preda, per farla propria non deve

ottenere un consenso universale (altrimenti morirebbe di fame), ma deve estendere la proprietà che è in sé stesso, su ciò

in cui egli lavora = il principio di legittimazione della proprietà e il lavoro. Questa appropriazione non è un danno per

gli altri, poiché è considerata legittima in quanto permette la sopravvivenza, non lo sarà più quando la produzione ed il

lavoro supereranno il bisogno effettivo dell’individuo(per Hobbes la proprietà è definita dal lavoro).

Secondo Locke la società politica nasce quando l’uomo non riesce ad imporre la sua giustizia e per questo istituisce lo

stato, un giudice sopra le parti che gode di una sovranità superiore; lo stato di natura è quindi imperfetto, poiché manca

una legge stabile, un giudice terzo che faccia giustizia  bisogno di una patto unionis. La società politica nasce dagli 8

Storia del pensiero politico

interessi degli individui.

La comunità politica per Locke nasce con un patto tra gli uomini liberi; attraverso il principio di maggioranza diviene

possibile trasformare la moltitudine di individui separati in un corpo politico in grado di obbligare tutti. In questo caso

l’uguaglianza originaria va abbandonata e va costruita una subordinazione politica, nel patto si esprime un’unica volontà

coincidente con l’istituzione del potere legislativo rappresentato dalla maggioranza.

Il potere del patto deriva dall’autorizzazione del singolo ad impegnare le proprie libertà, infatti il potere congiuntivo

della società non poterà mai essere maggiore del potere che gli individui detengono  l’elemento centrale del patto è il

trust, un contratto tra popolo e governo grazie al quale la società affida al legislativo il potere di fare leggi (la comunità

conserva il potere di rimuovere o alterare il legislativo).

I poteri dello stato:

1. Legislativo: potere supermo e fondamentale, i suoi doveri sono: il rispetto delle leggi naturali, leggi civili e

giudici, proprietà, intrasferibilità(per Hobbes sono i cittadini che devono attenersi ai doveri e non il potere).

2. Esecutivo

3. Federativo: derivante da fedus = patti; è il potere esecutivo della politica estera, ha il compito di intraprendere

guerre, trattati e patti con le altre nazioni. Questo potere non ha a che fare con la legge perché è affidato alla

prerogativa (potere che non è sottoposto a leggi). Esso è il solo potere che può essere considerato ‘naturale’

poiché risponde al potere naturale di conservarsi e punire le offensive.

La prima e fondamentale legge degli stati è l’istituzione del potere esecutivo.

Le cause di dissoluzione del governo:

• potere dispotico e conquista dello stato: non essendoci un patto o un consenso, non si può parlare di società politica

ma solamente di uno stato di guerra.

• Usurpazione: è un potere tolto all’organo responsabile, una conquista interna che dà luogo ad una condizione di

guerra.

• Il principe muta il potere legislativo: il principe non convoca più le camere del parlamento e cambia le prassi

elettorali a suo favore (Mussolini). + consegna del popolo ad un potere straniero.

Locke si confronta con William Barclay, un pubblicista cattolico difensore della sacralità regale. All’interno delle sue

opere Barclay si domanda cosa avviene quando il sovrano sbaglia a governare e mette a repentaglio la vita dei sudditi,

quest’ultimo si risponde affermando che i sudditi devono autodifendersi con reverenza. Ciò risulta impossibile per

Locke, poiché in questi casi non vi è più un rapporto sovrano-suddito, ma un rapporto tra pari, in cui il sovrano perde la

sua autorità. Per L. l’inferiore (suddito) non può punire il superiore, è il re che si spodesta da solo se vuole la rovina

dello stato (come esempio abbiamo la figura di Nerone). Successivamente l’intervento di Locke lo stesso Barclay

ammette che esistano dei casi in cui il sovrano possa perdere la sua autorità e legittimità. Da questo pensiero nasce

l’idea che ci sia un diritto di resistenza al sovrano quando egli non riconosce più i suoi doveri ed abbandona il suo

mandato iniziale = perdita di consenso e quindi di legittimità del suo potere. Il popolo che subisce un torto dal

sovrano ottiene un diritto di resistenza al potere. Locke con le sue teorie pone i limiti al potere sovrano.il popolo

emerge come unico giudice della violazione di fiducia del principe, ad esso spetta la decisione ultima, che tocca a tutti

gli uomini quando non vi è appello sulla terra, ossia giudicare se vi è un giusto motivo per un appello al cielo, in cui il

popolo prova a far coincidere il suo giudizio con il disegno provvidenziale, in modo da far coincidere l’appello del cielo

con quello della spada.

Domande: stato di natura e stato di guerra, l’origine della società moderna, distinzione tra poteri, resistenza e appello al cielo del

pensiero politico di L. 9

Storia del pensiero politico

MONTESQUIEU (1689-1755) teorico del costituzionalismo moderno

Importante autore illuminista che teorizza la limitazione del potere attraverso il diritto, le sue opere più importanti

sono: lettere persiane (1721) in cui si immagina il viaggio in Europa di un persiano, esaltandone il sentimento di

nostalgia verso la repubblica, spirito delle leggi (1748). + M. teme che il corso della storia faccia precipitare la Francia

nel dispotismo, ritenendo impossibile che questo mutamento potesse portare ad un governo liberale.

Gli studiosi del tempo consideravano le leggi di natura delle leggi innate,atemporali, messe nell’uomo da dio; secondo

invece M. esse si modificano nel corso del tempo da popolo a popolo, poiché ognuno di essi vive in diverse zone

geografiche, climatiche, storiche e culturali  le leggi umane dipendono da quelle naturali = questi rapporti costituiscono

nel loro insieme ciò che viene chiamato lo spirito delle leggi. Montesquieu ha una visione diversa della politica, non più

basata sul contrattualismo, ma su una visione storica evolutiva della politica.

La fondazione della civiltà comporta uno stato di guerra latente che dà origine a leggi positive, l’autore ne distingue tre

specie:

• diritto delle genti che regola i rapporti internazionali.

• diritto politico che riguarda i rapporti fra governanti e governati.

• diritto civile, che si concentra su i diritti reciproci fra i cittadini.

Attraverso l’analisi di queste tre forme di leggi, M. afferma che il governo è conforme alla natura solo quando concorda

con la disposizione del popolo per cui è stato creato, per questo motivo egli elenca tre tipologie di governi:

1. Repubblica: vede al suo interno due sottospecie, la democrazia e l’aristocrazia; nella prima il popolo è

sovrano ed esprime la sua volontà attraverso il potere legislativo, ma è anche suddito delle leggi alle quali si

deve sottoporre; la seconda invece vede solamente poche persone che detengono il potere sovrano. Il principio

su cui si fonda è lavirtù, poiché chi fa eseguire le leggi vi è lui stesso sottomesso, intesa è anche intesa come

amore per la frugalità (limitazione dei propri desideri in favore degli altri).

2. Monarchia: si fonda sulla figura del principe, il quale è la fonte di ogni potere politico e civile che governa su

leggi stabili, delle leggi fondamentali che vanno a limitare il potere del monarca attraverso il clero, la nobiltà

ed il parlamento = barriere essenziali contro il dispotismo e il centralismo (osservato in Europa). Il principio su

cui si fonda è lamoderazione, la quale può mantenere una disuguaglianza tra governanti e governati el’onore,

poiché sollecita distinzioni e preferenze.

3. Dispotismo: si fonda sulla figura del sovrano che esercita un potere arbitrario, senza leggi (osservato nei paesi

orientali), ha come principio la paura, che spegne le ambizioni e le ribellioni attraverso la violenza.

La decadenza dei suddetti governi avviene quando vi è una trasformazione dei principi su cui si fondano = “la

corruzione di un governo comincia quasi sempre dalla corruzione del suo principio”:

1. Democrazia: perdita dello spirito di uguaglianza, che è essenziale. Esso però può anche in estremo, portando

così ognuno a voler diventare uguale a coloro che comandano, perdendo così di vista la distinzione dei ruoli

all’interno della società.

2. Monarchia: perdita di moderazione, il governo dei nobili si trasforma in un governo arbitrario, con

l’introduzione della successione ereditaria e perdita dell’onore che comporta l’annullamento dei privilegi.

3. Dispotismo: il principio su cui si basa è già corrotto per sua natura. 10

Storia del pensiero politico

In queste tre forme di governo si può notare una degradazione della moralità; vi è inoltre una polemica nei confronti

della modernità e dell’individualismo, poiché l’uomo moderno non è più virtuoso come un tempo; difatti secondo M.

non è possibile riproporre un governo repubblicano in epoca moderna, principalmente per due motivi: le dimensioni

troppo grandi (le repubbliche antiche erano più piccole) e la mentalità mercantile (egoistica ed individualistica).

L’immaginario repubblicano lo ritroviamo principalmente all’interno di due rivoluzioni, quella americana e francese

(non si parla di repubblica, non di democrazia).attraverso la preoccupazione per le trasformazioni dei diversi stati

emerge in M. uno spirito conservatore, egli non ripropone i modelli antichi ma raccomanda la conservazione dei principi

dei diversi governi.

Il problema di fondo che si pone M. è quello riguardante la libertà, che si traduce in una polemica contro il dispotismo,

difatti egli si chiede come sia possibile mantenere una libertà politica in epoca moderna  indica una contrapposizione

tra dispotismo (nega la libertà) e monarchia (garantisce la libertà). Per M. la libertà consiste nel diritto di fare tutto ciò

che le leggi permettono, il potere non è affidato al popolo ma alle leggi. Affinché la libertà sia assicurata, occorre porre

dei limiti costituzionali al potere, in modo da ostacolarne l’abuso  il fondamento della libertà dei singoli è la

costituzione.

M. esalta il modello politico e culturale inglese,che garantisce la libertà tramite la distinzione dei poteri e l’equilibrio

tra di essi, quello esecutivo, legislativo e giudiziario. la divisione dei poteri, ne comporta una limitazione e quindi un

minor rischio di instaurazione del dispotismo. Secondo la costituzione della GB i nobili ed il popolo devono partecipare

al potere legislativo attraverso una rappresentanza divisa in due diverse camere (a seconda del pensiero e degli

interessi), quella ereditaria e quella eletta; quando vi sono materie che toccano direttamente gli interessi di una

particolare camera, quella in opposizione avrà solamente il potere di veto. Per quanto riguarda il potere esecutivo, esso è

affidato al monarca, il quale attraverso la facoltà di impedire ha il diritto di bloccare le iniziative del legislativo

(impedendo il dispotismo).

La teoria sulla forma dei governi si fonda sul concetto di sovranità unica ed indivisibile, la costituzione inglese invece, è

una forma mista, in cui vi è la distribuzione dei poteri e la divisione del legislativo tra popolo, nobili e monarca. Questo

complesso meccanismo di freni reciproci ha come fine diretto la libertà politica. M. definisce il sistema inglese come

“un bel sistema” in contrapposizione a quello francese, caratterizzato dai corpi intermedi, parlamenti locali di origine

medievale, che avevano funzioni legislative; M. sostiene che suddetti organismi debbano essere rinforzati e diventare

delle forme di poteri che limitano il potere stesso, in modo da garantire un equilibrio simile a quello inglese. = potere

che limita il potere.

DOMANDE SU M. : rapporti tra leggi e popoli, i 3 tipi di governo e la loro natura, i tre tipi di governo e i loro principi, il problema

della libertà politica in fr e gb.

ROUSSEAU (1712-1778)

Rousseau è un autore del 700, pone le prime basi della democrazia (ancora assente in quel periodo), ma la sua visone è

ancora lontana dalla nostra, infatti si parla di democrazia diretta, egli non crede che sia possibile rappresentare il volere

del popolo poiché chi rappresenta tende a difendere i propri interessi.

R. scrive diverse opere educative tra cui l’Emilio, il contratto social, discorso sull’origine e i fondamenti

dell’ineguaglianza fra gli uomini. Queste ultime due opere analizzano i diversi stadi dell’evoluzione sociale dell’uomo,

dallo stato di natura alla società civile attraverso il contratto sociale; nella prima opera è descritto lo stadio pre sociale,

in cui vi è lo sviluppo delle relazioni reciproche al di fuori delle società politicamente organizzate (in una condizione

naturale). Nella seconda opera invece vi è l’analisi delle relazioni naturali considerate pure e positive.

- contratto sociale: opera in cui delinea i termini di uno stato che permetta all’uomo una vita autentica, libera da

qualsiasi scissione fra uomo e cittadino, fra privato e pubblico.R. afferma una dichiarazione di intenti = “

voglio considerare gli uomini come sono e le leggi come possono essere”; riprendere la tradizione aristotelica e

hobbesiana poiché evidenzia l’importanza dell’autorità del padre e del capo famiglia, che rappresenta il primo

modello di società politica il padre comanda tramite l’amore per i figli, lo stato invece esercita il potere per il

piacere di comandare = principio di polemica nei confronti della tradizione politica; secondo R. la storia di tutte

la società è una storia di disuguaglianza ed ingiustizia = c’è chi nasce per la schiavitù, chi suddito e chi con il

potere, come il sovrano. R. condanna la tradizione politica.

- Discorso dell’origine dell’ineguaglianza (1755): l’autore ricerca le origini delle difficoltà delle società

moderne e dell’angoscia esistenziale dell’uomo. Egli ricostruisce il processo evolutivo dell’uomo naturale,

individuando le tappe che hanno portato alla trasformazione dalla bontà originaria alla corruzione dell’uomo

civile. R. guarda allo stato di natura come un ipotesi, non la considera una fase di sviluppo ma un termine di

paragone razionalmente costruito, necessario in mancanza di conoscenze certe. Egli afferma che la

disuguaglianza è determinata dalla società, infatti nel processo storico gli uomini hanno valorizzato sempre più

le loro qualità, portando così ad una vasta differenzazione sociale, a rapporto conflittuali e alla costruzione di

11

Storia del pensiero politico

privilegi. Le prime qualità dell’uomo sono tutte positive: la pietà e l’amor di sé(per l’umanità),

successivamente si è acquisita la perfettibilità, la quale ha contribuitoallo sviluppo dell’ineguaglianza morale e

politica e allo sviluppo di una nuova qualità: l’amor proprio, un amore egoistico l’individuo perde sé stesso ed

acquisisce una posizione sociale.

L’ineguaglianza assente nello stato di natura si sviluppa parallelamente ai progressi dello sviluppo umano e

diviene stabile e legittima con l’instaurazione della proprietà privata e delle leggi = il primo che recintando il

suo terreno, ebbe l’dea di dire: questo è mio, e trovò persone ingenue che gli cedettero, fu il vero fondatore

delle società civile. Rousseau considera la proprietà come una portata civilizzatrice negativa, che contribuisce

alla determinazione di un ordine politico fondato sulle distinzioni sociali e sul conflitto nelle relazioni umane.

I mali dell’uomo non derivano quindi dalla sua natura malvagia, ma dello sviluppo dei rapporto conflittuali che si sono

legittimati attraverso un patto iniqui, un patto ingiusto che si fonda sulla legge del più forte e che ha portato

allaconversione dalla forza in dirittoe dall’obbedienza in dovere Il diritto lo fa il più forte ed la politica è un

rapporto tra sovrano e schiavo + visione dell’ homo homini lupus,secondo cui la società è sempre stata caratterizzata

dalla violenza.Per uscire da questa situazione R. propone un contratto sociale, applicabile solamente alla popolazioni

ancora incorrotte e libere, esso non deve creare un potere che sia al di sopra di tutti, ma deve creare una comunità

sovrano, una volontà generale, composta dall’unità di tutti i singoli = res pubblica Riprende il pensiero di Hobbes, ma

distingue il pactumuninisdal patto sociale.

Sovranità: (trattata all’interno del contratto sociale)

• È la volontà generale, poiché solo essa vuole l’interesse generale (la volontà particolare si riferisce agli

interessi del singolo, mentre quella di tutti è la somma delle volontà particolari).

• Non può avere limiti (come per Hobbes).

• Può fare uso della forza (come per Hobbes).

• La proprietà assume una sua legittimità ed una limitazione, da parte dalla sovranità.

• Inalienabile (la sovranità non può applicare un nuovo meccanismo di rappresentanza, affidare il potere a

qualcun altro  non concepisce l’idea di partiti, poiché essi spezzano la volontà generale, indivisibile ( R. è

contro la “volontà particolare” del governo  infatti distingue sovranità e governo) ed infallibile (ciò che si

decide non può essere mai sbagliato).

• Polemica contro le società parziali, poiché è necessario preservare la totalità della sovranità.

La ragione di fondo del limite della sovranità è la volontà generale, poiché è un potere assoluto che deve esprimersi

attraverso le leggi, e che attraverso la loro valenza generale vanno a limitare lo stesso potere. Questo pensiero non è

lontano da quello di Kant, poiché egli sostiene che durante la rivoluzione francese il popolo non aveva il diritto di

condannare a morte il re = popolo dispotico e non repubblicano che non funge da volontà generale. Un altro limite è

infatti il diritto di punire, poiché se le leggi generali si dovessero dedicare a singoli casi perderebbero la loro generalità.

Anche le leggi ed il legislatore pongo dei limiti. Il legislatore è il supremo interprete della volontà generale, egli usa la

sua superiorità morale per guidare la gente a prendere coscienza del proprio carattere e destino, trasformando gli uomini

naturali in membri di un tutto politico e morale (es: Mosè, Maometto  hanno ispirato i loro popoli ad istituzioni

durature, avvicinandoli al loro percorso). + il modello politico proposto dal legislatore deve essere accettato dal popolo

attraverso una votazione.

 L’uomo naturale è libero quando dipende solo da se stesso, l’uomo civile è libero quando dipende dalla sua

nuova volontà, che è quella dello stesso corpo politico.

Oggi il patto sociale crea un organismo politico, la repubblica;Rousseau evidenzia il legame sociale, un legame che

non può essere ridotto alla decisione degli individui di far parte di una comunità, esso è un legame che unisce popolo e

nazione, questa è una visione oggettivistica che va a prendere in considerazione gli usi, la cultura, la storia ed i costumi

di un popolo. R. ritiene che la repubblica si debba instaurare in uno stato di piccole dimensioni, in cui la sovranità sia

rispettata e riconosciuta da tutti, ed il popolo si riconosce come popolo tramite le sue usanze.

Rousseau è contro l’abolizione della proprietà privata, infatti afferma che essa debba essere regolata da parte della

repubblica con frugalità, una sorta di auto contenimento che ripristini l’uguaglianza naturale e dia la dimensione di far

parte di un corpo collettivo. L’autore assegna una notevole importanza delle leggi che danno base alle leggi = regole

generali:

1. Fondamentali: leggi a fondamento di una repubblica, hanno come oggetto il rapporto del tutto con il tutto,

danno ordinamento allo stato.

2. Civili: hanno a che fare dei rapporti tra i cittadini e dei cittadini e il tutto (es: rapporti privati)

3. Penali: hanno come oggetto il rapporto tra la disobbedienza e la pena, danno un peso diverso alle diverse 12

Storia del pensiero politico

trasgressioni.

4. Fondazioni e costumi: sono delle leggi non scritte che si ricollegano al legame sociale, avere dei valori e

credenze comuni.

Il governo: essendo la volontà generale, il suo oggetto e quindi le leggi devono essere generali, esiste però un potere,

quello esecutivo che inevitabilmente ha bisogno dell’oggetto particolare, esso corrisponde al governo, che produce

decreti. Le leggi generali sono universali ed astratte (non hanno riferimento ad un oggetto particolare), il governo

invece, all’interno di una repubblica può essere di diversi tipi:

• Democratica (R. non concepisce nei nostri termine l’idea di parlamento con il potere legislativo): coincidenza

tra volontà generale e governo, potere esecutivo e legislativo si sovrappongono.

• Aristocrazia: vi è un assemblea della volontà generale e a parte vi è un organismo minoritario di persone, che

viene sottoposto ad un mandato dell’assemblea.

• Monarchica: i cittadini assegnano il potere legislativo ad un singolo, il re.

Quando si parla di governo R. fa riferimento alla democrazia, in grado di prendere decisioni particolari, nonostante ciò

l’autore nono è considerato il padre della democrazia moderna, poiché sostiene che “non è bene che chi fa le leggi le

esegua”; se un assemblea si dovesse concentrare sul particolare, ne verrebbe influenzata e perderebbe la sua generalità.

Il governo migliore secondo R. è quello aristocratico elettivo  il governo si deve distaccare dal potere del sovrano, per

quanto riguarda invece la monarchia, essa ha una massima efficaciama tende ad esaltare l’individualità piuttosto che la

comunità. Uno stato per R. decade quando i cittadini non vogliono più esercitare il potere sovrano, delegandolo ad altri.

L’unica forma di rappresentanza che ammette è quella commissaria, in cui ci sono persone che hanno ottenuto un

mandato/delega ben preciso = riproposizione della democrazia diretta + critica contro i rappresentanti (commissari che

hanno una delega libera, in questo caso il cittadino è libero solamente il giorno delle elezioni, gli altri giorni è schiavo

perché i suoi rappresentanti hanno il potere nelle loro mani e non sono tenuti a mantenere determinate promesse).

L’istituzione del governo non è un contratto, ma è dato da un unico patto (Hobbes); l’istituzione del governo come atto

complesso avviene in due momenti: istituzione delle leggi (in cui la volontà generale si comporta anche da potere

esecutivo), e la loro esecuzione (a seconda del governo che si è instaurato). In ogni forma di governo la volontà generale

detiene sempre il potere, è superiore alle leggi dello stato = la forma di governo è sempre provvisoria. Potere sovrano =

potere costituente permanente, perché può cambiare in ogni momento la forma di governo.

Nel quarto libero di Rousseau, l’autore affronta il tema della religione civile, egli si domanda se un popolo abbia

bisogno di una religione che funga da “collante sociale”. R. vede nelle religioni pagane antiche una valenza pubblica

(avevano funzione di unione della collettività), esse erano però accompagnate da un alto tasso di superstizione, Il

cristianesimo nonostante avesse una bassa presenza di superstizione, era incentrato sul particolarismo dei sentimenti e

non sul legame sociale; per questo motivo R. propone una religione civile della patria, senza superstizione, incentrata

sulla santità del rapporto sociale.

La soluzione che R. propone non è il superamento della società, ma il sollevamento della tradizione e la prevenzione

dello sviluppo delle società moderne, da questo pensiero si nota uno spirito conservatore, non a caso all’interno dello

stato di Rousseau la libertà si realizza attraverso meccanismi che impediscono la ribellione.

Domande: condizione naturale dell’umanità e l’origine dell’ineguaglianza, concezione di patto sociale, l’importanza dei costumi

delle nazioni, la teoria di governo di R.

BENJAMIN COSTANT

Contesto storico: rivoluzione francese (1789), Costant ha avuto un importante ruolo in questo periodo storico della

Francia il quale si divide in diverse fasi:

1. fase liberale (1789-91): caratterizzata dal dibattito volto alla costruzione di una monarchia, con luigi XVI,

limitandone però i poteri attraverso una nuova costituzione, c entra in vigore nel 1791  assegnava al re il

diritto di veto.

2. fase della prima repubblica:vede la nascita dei girondini, un movimento politico democratico che mette al

centro l’uguaglianza e non la libertà.

3. fase di terrore (1793-94): prima dittatura assembleare della storia dominata dal partito dei giacobini, che

instaurano un regime basato sulla paura, sulla violenza e sull’eliminazione sistematica del avversario politico.

L’assemblea di quegli anni istituì una nuova costituzione nel 93, senza riuscire a farla entrare in vigore, a causa

dell’intervento del comitato di salute pubblica (organo di terrore, che decideva la sorte degli avversari) che

esercitava il potere legislativo.

Il pensiero di Rousseau, si fondava sull’ eguaglianza formale (tutti sono uguali davanti alla legge), i giacobini

ne presero spunto per dar luogo ad un uguaglianza sostanziale (uguaglianza economica = espropriazione totale

13

Storia del pensiero politico

dei poteri, ridistribuzione delle terre). I giacobini si rifanno ad un sistema di democrazia antica (tipica di Sparta

ed Atene), strumentalizzano il pensiero di Rousseau, il quale credeva nell’infallibilità della volontà generale,

mettendone in pratica letteralmente la sua ideologia. I giacobini mettono a repentaglio la rivoluzione stessa,

infatti alla fine anche Robert Spierre, uno dei principali esponenti verrà ucciso nel 1794 dal comitato di salute

pubblica.

4. fase termidoriana (1795-99): caratterizzata da un primo anno d’assestamento e transizione che mette fine

all’anciem regime, si lavora ad una nuova costituzione che entra in vigore nel 95 da il via ad un altro regime

politico che dura fino al 99, in cui il potere esecutivo viene affidato al direttorio che è composto da cinque

personalità, mentre il potere legislativo è affidato a due camere: il consiglio degli anziani e consiglio dei 500 

repubblica parlamentare.

5. Consolato: (1799- 1802, anno in cui Napoleone viene nominato unico console per due anni), il consolato si

instaura attraverso il colpo di stato di brumaio che mette fine al direttorio, ormai caratterizzato da una

mancanza di decisionismo, il potere esecutivo non era abbastanza forte; in questo modo quest’ultimo potere

passa dai 5 direttori a 3 consoli (tra i quali ritroviamo la figura di Napoleone).

6. Monarchia elettiva (1802-04): anni in cui Napoleone diventa l’unico console.

Monarchia assoluta ereditaria:1804 Napoleone diventa imperatore  il popolo è ancora presente attraverso i

plebisciti, che legittimano il potere di Napo.

7. Faserestaurazione: 1814

Benjamin Costant nasce nel 67 da una famiglia ugonotta, che scappa dalla FR a causa dell’editto di nantes (1768), che

sancì la libertà di confessione a tutte le religioni. Egli torna in Francia nel 95, nel periodo termidoriano, in cui conosce

Madame De Stael, in questo momento storico la scena politica era comporta da: giacobini, controrivoluzionari (che

volevano l’anciem regime) ed il partito repubblicano democratico che appoggia il regime del direttorio; Costant si

schiera da quest’ultima parte.

C. è il primo autore che da un interpretazione liberale della rivoluzione, le sue opere più importanti sono: la forza del

governo attuale, le reazioni politiche e gli effetti del terrore sostiene che le rivoluzioni avvengono là dove si rompe

l’equilibrio tra le istituzione di un popolo e le sue idee o aspirazioni, quando una rivoluzione va al di là dei suoi

obbiettivi iniziali avviene una degenerazione patologica che a sua volta produce una reazione.

Uno degli obbiettivi che C. si pone nelle sue opere è la comprendere come si è creato il terrore, egli lo considera come

una degenerazione patologia della rivoluzione; fa una distinzione tra due diverse rivoluzioni: quella del 89, nata da un

bisogno moderno, d’indipendenza individuale, di uguaglianza civile davanti alla legge e di libertà politica (possibilità di

scegliere chi governa). La seconda, invece, inizia nel 93 e nasce dall’aspirazione dell’uguaglianza forzata. C. considera

queste due rivoluzioni del tutto scollegate, la prima fa riferimento ad un ideologia fondata sulla libertà e sull’ordine (chi

appoggia il direttorio) e l’altra ad un ideologia fondata sull’ anarchia e il disordine (giacobini e rivoluzionari), queste due

forze politiche sono accumunate dalla visione per la sovranità, intesa come illimitata.

Nel periodo del consolato C. fa parte del tribunato, una camera consultiva per i tre consoli che non aveva alcun potere;

una volta diventato imperatore Napoleone esilia C. (figura troppo influente), in questi anni egli scrive: principi di

politica applicabili a tutti i governi, opera che critica Napoleone e che non pubblicherà mai. Nel 1806 l’autore ne

pubblicherà solamente la prima parte, riguardante il tema dei principi di politica, in cui affronta il problema della

sovranità, della libertà (anche in relazione al rapporto con l’autorità che detiene il potere), dei diritti civili e politici,

dell’economia e della differenza tra la libertà degli antichi e libertà dei moderni.

Rousseau è stato strumentalizzato dai giacobini e da Napoleone che hanno dato luogo a nuove forme di dispotismo,

fondate sulla strumentalizzazione della sovranità popolare. La critica di C.a Rousseau non è una critica teoria nei

confronti del pensatore, ma nei confronti di chi ha plasmato il suo pensiero: Egli afferma che la dottrina di R. si può

ridurre a due principi:

• Ogni autorità che governa una nazione deve emanare dalla volontà generale, anche secondo C. un regime

politico può stare in piedi solo grazie al consenso popolare, infatti egli non prende in considerazione la

derivazione divina del potere, la sua legittimazione può avvenire solamente attraverso la violenza o il consenso;

se il consenso ammettesse il governo di pochi uomini, quest’ultimo sarebbe dunque legittimo.

• Alienazione totale di ogni associato con i suoi diritti alla comunità, R. teorizzava che quando l’individuo

decide di entrare nel contratto sociale, rinunciava ai suoi diritti all’interno della comunità, in modo da

riacquisirli una volta diventato cittadino “l’individuo è costretto ad essere libero” = per C. questa è una

contraddizione, non è importante a chi appartiene il potere, ma fin dove esso può arrivare; secondo Rousseau

quando l’uomo rinuncia ai suoi diritti, li cede a chi detiene il potere, cioè il popolo, la comunità; per C. invece i

diritti dell’individuo finiscono nelle mani di chi rappresenta il potere, chi lo detiene concretamente, non alla 14

Storia del pensiero politico

comunità, quindi secondo C. l’individuo all’interno di questo processo perde completamente i suoi diritti =

distinzione tra democrazia diretta (in cui i consociati esercitano direttamente il potere)e rappresentativa (in cui

i consociati eleggono dei rappresentanti che esercitano il potere).

Quando l’uomo si spoglia dei suoi diritti, chi detiene il potere, ottiene un potere illimitato; per C. bisogna

trovare un modo per limitare il potere = teorizzare il fatto che l’individuo gode di diritti fondamentale

inalienabili, concezione in cui il potere finisce quando inizia la sfera individuale di ogni singola persona. Es:

garanzie giudiziarie, libertà di pensiero, di associazione, religiosa.

All’interno del: discorso sulla libertà degli antichi paragonata a quella dei modnerni = pronunciato nell’ 89

all’auditorio in cui erano raccolti gli elettori, egli fa una distinzione tra due tipi di libertà:

1. Uomo antico:la libertà consiste nella partecipazione alle decisioni prese all’interno dell’assemblea, questa

situazione è permessa dalle piccole dimensioni dello stato (era più semplice riunirsi), la presenza della

schiavitù che che permetteva al cittadino di occuparsi di politica, l’impiego della guerra per ottenere le risorse

= la vita dell’individuo è concentrata nella comunità.

2. Uomo moderno: la libertà è l’insieme dei diritti inalienabili, consiste nell’indipendenza del singolo dal potere

e dall’autorità; la guerra è stata sostituita dall’economia, lo stato ha acquisito dimensioni maggiori, non esiste

più la schiavitù = è messa al centro la dimensione privata ed individuale.

il sistema antico non si può più applicare nella modernità.

Domanda: libertà degli antichi e degli uomini moderni.

SIEYES teoricodel potere costituzionale

Sieyes fu un importante studioso degli stati generali che costituivano il parlamento francese, ossia l’assemblea che

rappresentava l’intero popolo. Nel 1789 scrive un importante opera: che cos’è il terzo stato, la quale accelererà la

nascita della rivoluzione francese, al suo interno S. esalta l’importanza del terzo stato affermando che esso non è niente,

ma dovrebbe essere tutto. Nell’opera l’autore ricostruisce il processo di formazione della società civile, la quale dipende

dal contratto sociale, secondo questa concezione la nazione è considerata il prodotto di un atto di associazione con il

quale i singoli individui danno vita ad un unione sociale dotata di volontà comune= le leggi sono l’espressione della

volontà civile. Affinché la nazione riesca a raggiungere i suoi fini, essa deve dotarsi di un vero corpo politico capace di

agire, possibile grazia alla costituzione, insieme di forme e leggi che impongono alla nazione di assolvere le funzioni

alle quali le si è voluto destinare. In questo caso le leggi sono considerate leggi fondamentali (dipendenti dalla volontà

nazionale), esse hanno una duplice funzione: regolano l’organizzazione e il funzionamento del corpo legislativo +

determinano il funzionamento dei corpi attivi.

Secondo Sieyes una nazione si costituisce sono in virtù di un diritto naturale, un governo invece, è frutto solamente del

diritto positivo distinzione tra potere costituente e potere costituito.

All’interno dell’interpretazione che Sieyes dà al rapporto tra nazione e costituzione emerge la necessità di un sistema

rappresentativo, l’unica forma politica adeguata alle esigenza delle nazioni moderne la rappresentanza riflette

l’organizzazione che domina tutte le società moderne, la divisione razionale del lavoro, che si fonda sull’ attività

specializzata e sull’impiego di persone competenti. Farsi rappresentare comporta un accrescimento della libertà dello

stato sociale, quindi in quest’ultimo tutto è rappresentanza, essa è presente ovunque.

Il potere costituente è un potere moderno, fonte di ogni legalità, esso corrisponde alla nazione che dà luogo e plasma

uno stato e le sue leggi; questo potere per poter funzionare deve essere organizzato sottoforma di assemblea

rappresentate del popolo vi sono due tipi di rappresentanza:

• Straordinaria, a mandato libero = rappresentanza moderna.

• Ordinaria, cioè commissaria, che non è a mandato libero (Rousseau).

S. sostiene che gli abitanti di un paese tutti devono godere dei diritti del cittadino passivo, come la protezione, la libertà

e la proprietà, mentre non tutti sono cittadini attivi, aventi il diritto di esercitare un ruolo attivo sulla formazione dei

poteri pubblici, un esempio sono le donne, gli stranieri ed i bambini che non contribuiscono a sostenere il sistema delle

pubbliche istituzioni.l’autore è convinto che esistano dei soggetti in grado di rappresentare ‘naturalmente’ la totalità

della nazione.

EDMUND BURKE padre del conservatorismo moderno (1729-1797)

Autore britannico di idee moderate, egli scrive le riflessioni sulla rivoluzione in Francia (1790), in cui vi è un confronto

tra le rivoluzioni di FR e GB, l’opera inizia con la definizione di questo fenomeno attraverso un lessico astronomico:

movimento di un pianeta che comporta il ritorno alla posizione iniziale, così è stato anche per la rivoluzione inglese, che

tentando di restaurare un ordine originale è tornata alla sua posizione originale. Quest’ultima è caratterizzata da un 15

Storia del pensiero politico

costante perfezionamento dell’equilibrio dei poteri, dall’indipendenza della camera dei comuni, la quale ha la possibilità

di trasformare la maggioranza parlamentare in una governativa, in grado di indirizzare la politica nazionale su obbiettivi

precisi approvati dal popolo. + un membro del parlamento agisce come un rappresentante dell’intera nazione e non di un

determinato distretto elettorale.

Nella rivoluzione francese questa definizione si modifica, infatti diviene una pretesa di ricostruzione dell’ordine di una

nuova società che porterà solamente ad un evento distruttivo ed innaturale; i francesi agirono come se non avessero mai

conosciuto la società civile, come se dovessero ricominciare tutto dai primi elementi , respingendo con disprezzo tutto

ciò che apparteneva alla loro storia. Questa rivoluzione si fonda sulla filosofia dell’illuminismo che secondo B. ha

smarrito ogni senso di limite, si rivela infatti la sua tendenza a sovvertire la naturale gerarchia di valori inscritta

nell’ordine sociale, in nome del ‘talento’ individuale ragione rivoluzionariaarrogante, la qualepretende di fare a

meno dall’esperienza e della tradizione, modifica la società sulla base dei suoi principi, senza fare affidamento sulle

esperienze del passato; l’autore invita al gradualismo, un maggior rispetto per i valori, le tradizioni, le religioni (ciò che

manca nella modernità).

domande: nazione e potere costituente di Sieyes + confronto tra rivfr e gb

IMMANUEL KANT (1724-1804)

Considera l’illuminismo come l’uscita dell’uomo dal suo stato di minorità.

Kant scrive tre opere politiche principali: critica della ragion pratica, per la pace perpetua, la metafisica del costumi.Il

punto di partenza del pensiero kantiano è la morale, una regola universale, razionale, laica che non si basa su un

qualcosa di ‘necessario’ agisci come se la tua massima della tua azione possa valere come principio di una

legislazione universale.

Idee = della ragione sono le basi della moralità e del nostro agire (l’idea di Dio è un idea regolativa, attraverso cui

possiamo regolare il nostro comportamento) + non hanno nulla a che fare con l’esperienza.

Secondo Kant il fondamento della morale è la ragione, poiché è assente ogni riferimento empirico, da essa si può

costruire un comportamento universale, tipico del mondo noumenico,in contrasto con quello fenomenico.

Imperativo categorico = tu devi principio universale, obbligo che noi poniamo a noi stessi, il mondo in cui viviamo è

un mondo fenomenico, composto da impulsi sensibili, desideri e violenze, per questo motivo è

necessariaun’obbligazione, che ci diriga incontro al regno dei fini, che ci faccia avvicinare al mondo noumenico 

l’autorità esterna (l’obbligazione esterna) ci obbliga a comportarci in un certo modo, ci avvicina ad un comportamento

morale.

Secondo il filosofo ogni uomo è dotato di diritti inalienabili e gli è lecito esprimere ciò che ritiene ingiusto nelle leggi

dello stato = libertà di penna, l’uso pubblico della ragione secondo cui è lecito opporsi all’ingiustizia della volontà

sovrana; difatti una legge è considerata giusta solo se garantisce il diritto di libertà, essa deve essere formulata come

espressione della volontà unita in un intero popolo “il diritto innato è uno solo, la libertà.”

In rapporto alla politica Kant afferma chela morale sta alla politica come l’ideale sta al reale(Morale : politica =

ideale : reale)  la morale rappresenta un ordine che ispira i nostri comportamenti ma che in realtà non si realizza mai; la

politica rappresenta una realtà reale non più idealizzata. Kant spiega l’origine della politica, da un punto di vista sia

ideale che reale: sulla base del primo egli afferma che la politica e la convivenza si debbano basare su un contratto, ma

sulla base del secondo egli si accorge che nel corso del tempo la politica si è affermata attraverso la violenza, con

rivoluzioni e guerre. L’obbiettivo di Kant è quello di connettere questi due elementi: forza e ideale (inteso come

contratto). Il compito di chi governa è quello di seguire unideale regolativo, basato sul fatto che la società si fondi su un

contratto originario (anche se esso non è mai esistito realmente). + Kant fonda concettualmente l’idea di rappresentanza:

la volontà di tutto il popolo.

Kant fa anche una distinzione tra stato paternalistico e stato di diritto: il primo tratta gli individui come sudditi senza

ragione, come oggetti di amministrazione, nel secondo invece gli individui sono padroni di loro stessi e godono del

diritto di penna, ovvero quello di espressione. Su questa base Kant individua due tipi di cittadinanza, una passiva in cui

l’individuo non ha la proprietà di sé stesso, infatti viene considerato come un individuo a metàed una cittadinanza attiva,

in cui l’uomo è dotato di ricchezza e proprietà = cittadino plenojure.k. riconosce come uniche forme di stato la

monarchia, l’aristocrazia e la democrazia, mentre come forma di governo: quello repubblicano e quello dispotico. il

primo è una forma in cui i poteri sono divisi e distinti ed è considerato dall’autore la prima necessaria condizione per la

pace perpetua (i cittadini sono responsabili delle loro scelte), mentre il secondo nasce quando il popolo non riconosce

più la divisione dei poteri (es: la morte del re di Francia durante la rivoluzione). Kant afferma che le tre forme di stato

possono essere coniugate con una delle due forme di governo.

All’interno dell’opera:Per la pace perpetua:kant parla dell’illuminismo, considerandolo come l’uscita dall’uomo dal 16


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

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