Storia del pensiero politico
La politica e gli stati
Contesto storico: sin dai tempi di Roma si sono delineati due tipi di poteri; quello politico e quello privato. Il modello imperiale romano fu fortemente caratterizzato da gerarchie che si svilupparono nel medioevo portando ad una vera e propria organizzazione del potere. La crisi che portò alla caduta dell’impero romano iniziò con la nascita della prima comunità cristiana, un elemento sociale di forte autonomia e presto accettato anche dall’aristocrazia.
Anche la chiesa, come l’impero romano, costituì una propria organizzazione interna, l’episcopato assunse un potere legittimo, vennero riutilizzati termini derivanti dalla cultura romana, come honor, dignitas, maiestas, auctoritas, potestas e Roma divenne il centro di coordinamento teologico. La forte influenza del cristianesimo modificò la concezione politica degli uomini del tempo, infatti sopra al concetto di polis prevalse quello di individualità, soggettività e coscienza (da qui nasce il liberalismo, capitalismo, socialismo). Successivamente si verificò anche una trasformazione della santità: i vescovi vengono considerati santi per la loro virtù attiva, convertire il popolo con anche l’utilizzo della violenza → militarizzazione della chiesa, ispirata dalla cultura germanica, popolo di guerrieri. Ad essa si contrappone una virtù passiva, espressa da monaci e martiri, che pur scontrandosi con la trasformazione attiva della chiesa vengono accettati nella società dell’impero.
Un altro fattore che portò alla crisi dell’impero romano fu l’invasione dei popoli germanici che riuscirono ad inserirsi nella società attraverso l’imitazione = fattore di emulazione sociale: i germanici si convertirono al cristianesimo e costituirono una nuova aristocrazia romana. Con al comando gli invasori il potere pubblico romano è destinato alla rovina: vi è la mancanza di un erario pubblico, di una corte itinerante e di un potere centrale ed organizzativo. Questa situazione contribuì alla crescita di poteri locali autonomi = i signori. Uno dei problemi principali che i germanici dovettero affrontare fu quello fiscale riguardante le spese militari: come pagare i generali? La concessione di terre avrebbe portato all’indebolimento dello stato, difatti si trovò un'altra soluzione, il beneficio medievale: mediante cui ai signori locali veniva ceduto un territorio a livello vitalizio o temporale → non è una proprietà definitiva, lo sarà più avanti il feudo.
Con questi cambiamenti l’ordinamento pubblico del passato diventa una multiforme di convivenza politica = una coesistenza di poteri pubblici e privati e la confusione tra le terre di allodio (private) con quelle fiscali (pubbliche); non essendovi più un unico potere, i benefici non erano più rivolti alla società ma bensì al privato → potevano esservi due poteri distinti su uno stesso territorio per assenza di confini. L’immunità che prima era attribuita al vassallo e che aveva un valore negativo, ora invece ne assume uno positivo, poiché affida al signore un maggior controllo e organizzazione su un territorio.
In questo periodo anche la chiesa prende una posizione; nascono chiese private che comportarono la creazione di una protesta ecclesiastica contro il miscuglio di sacro e profano, la corruzione dei vescovi e la trasgressione delle regole e delle norme religiose. Nel XI difatti nasce con la formazione del papato di Gregorio VII il movimento riformatore, che, con centro Roma, indicò norme, canoni e regole da rispettare. → nascita dell’assolutismo moderno = prima monarchia moderna. In questo modo si può affermare che il cristianesimo portò la politica passata alla modernità.
Nel XII in tutta Europa nascono i comuni, le coniurationes (congiure, coloro che partecipano giurando) che collaborano attraverso contratti e patti con l’obiettivo comune di autogovernarsi = prima forma di politica dal basso. Questo fenomeno permise lo sviluppo di un maggior dialogo tra re e comuni in modo da abbattere il potere privato, ciò però non accadde in Italia, difatti qui i comuni erano signorie, le quali miravano ad un potere assoluto e privato → frammentazione politica.
Machiavelli
Contesto storico: nel periodo del fine 400 vi è un fortissimo divario tra EU e IT, la prima è costituita da un mercato unificato e dalla collaborazione dei comuni, la seconda invece è composta da piccole signorie/tiranni (le principali: Venezia, Milano, Firenze, Vaticano, Napoli). M. commenta nelle sue opere la situazione italiana del tempo, attribuendo la causa della debolezza dello stato alla figura del papa: difatti egli affermò che il pontificio era troppo debole per instaurare l’unità d’Italiana ma anche troppo forte per permetterlo a qualcun altro.
Il pensiero di M. è ben lontano dai suoi predecessori, difatti Dante nel “De Monarca” sostenne che l’uomo, per avvicinarsi alla pace e alla serenità dovesse eliminare qualsiasi diversità (ragionamento idealizzato), al contrario M. sostiene che i conflitti e la violenza siano un dato ineliminabile della politica, poiché l’uomo è per natura egoista, guarda solamente ai propri interessi (uomo senza padrone = uomo moderno).
Firenze intorno al 1494-98 vede la repubblica savonarola che dopo quattro anni cede il posto alla repubblica filofrancese, in questi anni M. diventa segretario della seconda cancelleria, nel 1512 vi è il ritorno dei Medici (dal 1494) che comportano il ritiro di M. a San Casciano dove egli scrive le sue due opere più importanti: Il principe e I discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Con l’arrivo nel 527 di Lanzichenecchi (soldati senza soldi), Roma viene saccheggiata e termina la dinastia dei Medici; successivamente, nel 520 M. viene reintegrato nella vita fiorentina → scrive le Istorie fiorentine in cui descrive le fasi che ha passato Firenze in questi anni. + muore nel 1527.
Impianto machiavelliano
- I discorsi e Il principe sono due opere in contraddizione ma allo stesso tempo complementari, la prima prende spunto dal modello antico e ideale, cioè quello repubblicano romano, la seconda è la degenerazione di quello precedente, un'opera che esalta la necessità di un uomo solo al comando politico. → In questo periodo a causa della divisione politica non è possibile costruire una repubblica, c’è bisogno di un principe capace di mettere fine al disordine italiano.
- Per questo motivo M. viene considerato un teorico politico immorale, egli sostiene che la politica debba essere studiata a parte dal suo contesto. Si può parlare di “doppia morale” perché M. afferma che chi governi debba avere una morale spregiudicata, mentre le masse una più idealizzata.
- Antropologia machiavelliana = uomo reo, uomo senza padrone, colui che guarda solamente ai propri interessi in modo spregiudicato.
- Considerazione della politica come lotta e contrapposizione (Smith afferma che “quando non ci saranno più guerre allora non ci sarà più politica”). Secondo M. esistono due tipi di politiche:
- Lotta tra istituzioni politiche concorrenti, unite per il bene del paese, dal loro conflitto nasce l’ordine, l’armonia e la democrazia (es: lotta parlamentare).
- Lotta distruttiva tra parti che mettono al primo posto il loro interesse (situazione presente nell’epoca di M.).
- Importanza del legislatore, è fondamentale governare attraverso le leggi che vanno a plasmare la società, esse sono solamente degli strumenti, deve essere competente chi le fa, il legislatore.
- Elogio al dispotismo = soluzione in caso di emergenza, M. riconosce nel duca Valentino il “principe” → il despota, colui che non si fa scrupoli ad usare la violenza (ha la funzione di una medicina, è positiva se presa nel momento di malattia sociale).
- Partecipazione popolare, M. esalta il valore politico delle masse e del loro consenso, senza esprimere un giudizio etico/democratico poiché egli ha come obiettivo quello di sostenere il principe. Quest’ultimo deve garantire sicurezza attraverso lo strumento politico della guerra che ha la funzione di unire attraverso il patriottismo e il nazionalismo il popolo di fronte al pericolo (guerra = strumento di consenso delle classi dirigenti). + la pace è assenza di guerra nei confronti dei paesi esteri, non per questo è assenza totale di conflitto, poiché quello interno è ineliminabile dato che si fonda sulla divisione costitutiva della città stessa: tra i grandi ed il popolo.
- Disprezzo per la nobiltà, che nutre grandi ambizioni in contrasto con il principe.
- Disprezzo per le milizie mercenarie, Firenze aveva perso la sua libertà a causa di un deficit di organizzazione militare dovuto anche all’eccessivo impiego di truppe mercenarie, eserciti privati che combattevano per denaro, spinti da nessuna ambizione.
- Il pragmatismo di M. = egli parla di politica affidandosi alla realtà del suo tempo.
Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio
Stesura (1513), pubblicazione (1531). All’interno di questa opera M. presenta due diversi modelli di politica, i principati e le repubbliche nobiliari e popolari. Inoltre definisce un circuito degenerativo che caratterizza il sistema politico del suo tempo (per M. tutte le forme di governo sono sottoposte a questa degenerazione):
- Principe → tiranno
- Ottomani → oligarchi
- Repubblica popolare → licenza (anarchia) → ritorno alla figura del principe.
Secondo M. l’unico modo per uscire da questo circolo è quello di istituire un governo misto, ideato in epoca romana da Tito Livio, il quale ai suoi tempi istituì un conflitto istituzionalizzato tra il senato (aristocrazia), consolato (consoli) e democrazia (plebe) in modo da garantire una lotta positiva che comportasse il raggiungimento dell’obiettivo comune, una stabilità politica senza un unico potere personale. In questo modo l’Italia dovrebbe prendere spunto dalla storia di Roma o Sparta che attraverso un solo uomo hanno dato vita allo stato ed in seguito ad ordinamenti misti → in M. non vi è sovranità in senso moderno perché sostiene che chi governa debba essere riconosciuto dai sudditi attraverso le sue capacità ed il consenso.
M. considera le religioni degli antichi come religioni civili, elemento ideologico di un immaginario collettivo che trasforma una moltitudine in un unità = società → capacità di amalgamare e tenere insieme il popolo, a Roma gli dei avevano una funzione pubblica, incitavano all’unità e alla nazione. La religione è necessaria, poiché istituisce buoni ordini e funge da strumento di educazione alla virtù → capacità di risolvere una situazione difficile verso il bene, che non è mai privato ma sempre collettivo, poiché l’uomo che agisce per un potere personale è un tiranno.
Con l’arrivo del cristianesimo si è passati da un etica pubblica (ethos antico) ad una privata, con l’esaltazione dell’individualità = individualismo moderno. Per questo motivo Machiavelli sostiene che gli ordini repubblicani non siano più attuabili in epoca moderna, ma afferma che ci sia bisogno di affidare il potere ad un uomo reo, colui che mette davanti i suoi interessi e che utilizza tutti i suoi poteri per riportare l’ordine. → M. guarda ad un ordine politico diverso per risolvere l’emergenza.
Il Principe (1513-32)
Opera in cui vi sono esposte due diverse forme di potere: lo stato ed il principato che può essere ereditario e “di tipo nuovo”, in cui M. riconosce la figura del duca Valentino. All’interno del testo M. indica cosa dovrebbe fare il principe moderno per riorganizzare politicamente lo stato:
- Armare il popolo, la religione civile perde la sua funzione di unità e la lascia al nazionalismo, che attraverso la partecipazione alla guerra, suscita negli uomini un sentimento di appartenenza.
- Badare al suo successo, poiché esso corrisponde a quello dello stato e del suo progetto politico; viene ripreso il concetto di virtù, intesa come disposizione per avere efficacia in politica. Il principe deve essere golpe, volpe (astuzia) e lione, leone (violento ed efficace).
- Pareto, un autore sull’agire sociale neo machiavelliano, utilizza il termine “residui” per intendere ciò che è residuo nell’uomo e che non è possibile modificare = elemento costruttivo (volpe) ed elemento conservativo (leone).
- Guardarsi dai grandi: l’aristocrazia rappresenta un pericolo per il potere del principe poiché guarda solamente all’interesse privato e non pubblico (ciò comporta la nascita di fazioni in conflitto e lotte civili). Questa preoccupazione deriva dal passato storico di M. poiché egli ha alle spalle il medioevo, periodo caratterizzato dal potere frammentario, signori e baroni.
Principe: colui che non riconosce nessuno sopra di lui.
Istorie Fiorentine
In quest’opera M. tratta delle lotte per l’uguaglianza politica a Firenze, egli afferma che i conflitti sono positivi solamente quando sono presenti all’interno di un ordinamento in cui le leggi riescono a regolare la diversità e la conflittualità tra le parti (devono avvenire solamente all’interno della sfera pubblica). Nel testo l’autore elabora un progetto di ordinamento, una distribuzione dei poteri all’interno di tre organismi: la signoria, il consiglio dei duecento ed il consiglio dei mille (corpo politico misto); è il loro mescolamento, sia come scontro che incontro che produce l’equilibrio salutare all’interno della politica. → I conflitti vanno messi al lavoro ed incanalati in strutture istituzionalizzate, se non regolati sfociano in violenza bruta.
M. scrive altre due opere: Arte della guerra (1521) in cui esalta il valore della guerra per recuperare il lethos antico (il senso di unità), Storie fiorentine (1525) in cui è espressa la delusione per un rinnovamento, M. confronta le lotte di Firenze con quelle della Roma antica.
Domande
- L’interpretazione della repubblica romana antica come stato misto, valore politico della religione, la nozione di virtù, riflessione nel conflitto tra Firenze e repubblica romana antica.
Bodin: teorico moderno della sovranità
Contesto storico: Bodin vive in Francia durante le guerre di religione (le sue parti non si riconoscevano legittimamente) che porteranno alla costruzione dello stato moderno; questi conflitti iniziano nel 1589 con la salita al trono di Enrico IV, facente parte degli ugonotti (protestanti francesi di confessione calvinista). In questo periodo storico gli ugonotti potevano professare solamente in alcuni luoghi, questa situazione portò quindi a numerosi conflitti e alla costituzione di uno stato all’interno dello stesso stato francese, fedeltà ed appartenenza divennero ambivalenti. Emersero così in Francia i politiques, un gruppo di intellettuali che misero al centro delle loro opere l’autorità politica considerandola autonoma a quella religiosa; troviamo tra i principali esponenti di questo gruppo anche Bodin che scrive: Sei libri sulla repubblica.
Il potere politico: come Machiavelli anche Bodin studia il potere politico e l’evoluzione dello stato, ma si differenzia da esso per quanto riguarda il suo pensiero; ispirato dal pensiero aristotelico, sostiene che la politica si debba basare sulla morale e sulla socievolezza, e che essa si debba concentrare sull’integrazione progressiva, partendo dal nucleo base della famiglia arrivando fino allo stato (M. fa riferimento ad un potere senza principi, deciso e diretto). Grazie alla sua formazione umanistica B. analizza diversi concetti e tesi come: l’interesse pubblico, ciò che è utile a tutti e non nuoce a nessuno, la cui negligenza si rivela dannosa per lo stato; il principio di superiorità rispetto all’interesse privato ed il bene pubblico, che corrisponde ad un'ampia diffusione per gradi di un sapere multidisciplinare che porta alla felicità individuale e collettiva.
Anche la politica secondo Bodin deve essere studiata con un metodo scientifico, bisogna prestare attenzione ai fenomeni di mutamento politico (che dipendono dalla volontà degli uomini) ed confrontare le ragioni e le leggi che, in relazione ai diversi tipi di stato, hanno portato alle rivoluzioni. B. studia la ragione che porta alla retta strada e le passioni, le quali spingono ad attuare azioni sulla base dell’avidità e dell’ambizione, portando così ad oppressione, violenze, schiavitù e guerre; Bodin contrappone a quest’ultima la “disciplina” morale, che insegna al singolo a sottoporsi alla sovranità della ragione e del capo famiglia → civilis disciplina ha per oggetto l’imperium dello stato.
Teoria della sovranità
B. spiega la sovranità in termini moderni, egli riconosce i cittadini come sudditi del sovrano ed afferma che i poteri di quest’ultimo sono superiori a tutti gli altri → “non vi è stato senza sovrano”. Gli elementi fondamentali per la sovranità sono: il possesso di un potere perpetuo e quindi non temporaneo, un potere non delegato ed illegibus solutus, il sovrano non ha leggi umane al di sopra di sé, egli dà le leggi e non è limitato da esse, il suo unico limite è la legge divina e naturale. I compiti a cui il sovrano deve dedicarsi (e che quindi lo limitano) sono il mantenimento dei patti, poiché la ragione dell’uomo si deve basare sul rispetto della proprietà privata e sulla socievolezza ed il dovere di impartire giustizia guardando al modello divino. Secondo B. è la totalità della sovranità a definire uno stato, essa è indivisibile e quindi impedisce la costituzione di uno stato misto. + lo stato ben ordinato è quello la cui legge di dio e la legge di natura sono rispettate dal sovrano.
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